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lunedì 29 giugno 2015

Stefano Rosso - ...e allora senti cosa fò (1978)












A mio parere ci sono artisti che, dopo la scomparsa, vengono ricordati anche più di quelli che sono i loro reali meriti, ed altri che, invece, vengono dimenticati in fretta: Stefano Rosso fa parte di questi ultimi anche se, a dire il vero, era già stato purtroppo dimenticato anche in vita, ingiustamente.
Il blog ha contribuito a ricordarlo già in varie occasioni, ed oggi lo facciamo presentando il suo secondo album, "....e allora senti cosa fò", pubblicato nel 1978, due anni dopo il successo di "Una storia disonesta", di cui ricalca lo stile e le tematiche ma in modo sempre originale ed ironico: ad esempio nel brano di apertura, "Colpo di stato", ancora attuale, anche se ora non c'è più soltanto il calcio a distogliere la gente dal pensare (si sono aggiunti internet, cellulari vari e altro ancora).
La title track è un valzer che ricorda musicalmente lo stile delle classiche canzoni romane, con il violino del grande Tino Fornai in evidenza, e un testo che, sempre in maniera ironica, racconta le vicende di un uomo lasciato dalla ragazza....ma alla fine il brano si conclude con i versi "per fortuna che c'è la sessoautonomia che è come i blue-jeans: nun passa mai de moda!".
Vi è anche qualche brano più riflessivo, come "Bologna '77", con accenni alla vicenda di Giorgiana Masi ed una citazione di "Lilly" di Venditti, o "E intanto il sole si nasconde".
In "C'era una volta (e ancora c'è)" partecipa ai cori Ivano Fossati, che all'epoca era anche lui un artista RCA e che inoltre condivideva con Stefano Rosso il produttore, cioè Antonio Coggio, storico collaboratore e coautore di tanti successi del primo (il migliore) Baglioni.
Da citare anche "Odio chi", canzone strutturata ad elenco, che durante una puntata della trasmissione "Odeon" venne proposta dall'autore con il testo e il titolo cambiato in "Odeon chi" (con un elenco di alcuni servizi giornalistici effettuati dal programma).
L'album si conclude con una versione del suo primo successo, "Letto 26", con il testo modificato: devo dire però che ho sempre trovato più riuscita la prima versione, che potete ascoltare nella bonus track, una versione estesa del brano.
Gli arrangiamenti sono curati da Ruggero Cini, grande musicista del giro RCA, tranne "Letto 26" arrangiata da Piero Pintucci (la registrazione è del resto la stessa del 45 giri originale), mentre la produzione è, come abbiamo detto, di Antonio Coggio; la copertina è di Cesare Monti, cioè il da poco scomparso Cesare Montalbetti.
Oltre al già ricordato Fornai, i musicisti sono alcuni tra i nomi più noti del giro romano dell'RCA: Massimo Buzzi, ex dei Faraoni, alla batteria, Piero Ricci al basso, Luciano Ciccaglioni (oltre a Stefano Rosso) alle chitarre, mentre Cini suona le tastiere e Coggio la fisarmonica; ai cori vi è il gruppo dei Pandemonium.
I testi e le musiche sono tutti di Stefano Rossi, il vero nome di Stefano Rosso.

LATO 1

1) Colpo di stato
2) Libertà...e scusate se è poco
3) ...e allora senti cosa fò
4) Reichiana
5) E intanto il sole si nasconde

LATO 2

1) Odio chi
2) L'osteria del tempo perso
3) C'era una volta (e ancora c'è)
4) Bologna '77
5) Domani è un altro giorno
6) Letto 26 (seconda parte)

Bonus track: 1) Letto 26 (integrale)

4 commenti:

  1. Mi ero proprio scordato di questo disco..molto bello. Grazie ;-)

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  2. "Non pago più le tasse e giuro mi cascasse se dopo non lo fò". Indimenticabile. Un bel disco, lo avevo preso all'epoca e poi anche il successivo "Bioradiofotografie". La storia di "Odeon chi" non la sapevo, interessante.

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    1. "Bioradiofotografie"....aspetta e prima o poi lo troverai nel blog!

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  3. Ironico e dissacrante, talvolta autobiografico, mai banale, a modo suo , almeno per chi quegli anni li ha visuuti, ha lasciato il segno.
    Enrico VIII

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