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sabato 3 dicembre 2016

Banda Osiris - Volume 1.2.3.4.5.6.7.8.9.10.11.12 (1987)












La Banda Osiris (di cui non sto nemmeno a spiegarvi l'origine del nome....) è un gruppo musicale piemontese, per la precisione di Vercelli, nato nei primi anni '80, che mescolando intuizioni musicali, cabaret, demenziale, musica classica, teatro ed umorismo ha trovato una sua formula espressiva che nella seconda metà del decennio lo ha portato alla notorietà a livello nazionale; nel corso degli anni sono seguiti dischi, apparizioni televisive e radiofoniche, spettacoli teatrali e sigle, di cui la più nota è quella di Caterpillar.
Il loro primo album risale al 1987, è intitolato "Volume 1.2.3.4.5.6.7.8.9.10.11.12" e venne pubblicato dalla Esagono, una sottoetichetta della Dischi Ricordi; mette in evidenza il loro stile, sia con i brani proprii che con alcune cover particolari, come "Fumo en el agua" (sì, proprio lei, "Smoke on the water " in spagnolo a metà tra mambo e cha-cha-cha) e "Quando fumo", scritta da Arturo Casadei ed incisa tra gli altri da Natalino Otto e Flo Sandon's, mentre "Say La" è una canzone dei Costabravo (gruppo composto da Marco Costantini alla voce e batteria, Emiliano Coppo alla chitarra e Stefano Balma al basso), che suonano in questo brano. 
La Banda Osiris è composta da Sandro Berti alle chitarre, al banjo e al trombone, Gianluigi Carlone alle chitarre, al sax e al flauto, Roberto Carlone al basso e al trombone e Giancarlo Macrì alla batteria, alle percussioni e al basso tuba; tutti e quattro cantano.

LATO A

1) Introduzione (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)
2) Zimbabwe (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)
3) L'ornitologo (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)
4) Sexy Marina (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)
5) Canto da solo (Robero Bagini-Gian Luigi Carlone)

LATO B

1) Tighidighidi (Giancarlo Macrì-Gian Luigi Carlone)
2) Horse my sweet horse (Giancarlo Macrì-Gian Luigi Carlone)
3) Quando fumo (Arturo Casadei)
4) Fumo en el agua (Ian Gillan-Ian Paice-Jon Lord-Roger Glover-Ritchie Blackmore)
5) Say "La" (Marco Costantini-Stefano Balma-Emiliano Coppo)

giovedì 20 ottobre 2016

E' uscito il nuovo numero di Vinile


E' in edicola il nuovo numero di "Vinile", con Lucio Battisti in copertina. Molti gli articoli interessanti: segnalo in particolare lo studio di Alessio Lega su "Bella ciao", con alcune scoperte inedite, quello di Federico Guglielmi sui primi dischi punk italiani dei primi anni '80 e le interviste della brava Elisabetta Malantrucco a Enrico De Angelis sul Club Tenco, di Lucio Mazzi a Guido Elmi (storico produttore di Vasco Rossi) e di Renato Marengo a Tullio De Piscopo. Michele Neri celebra il cinquantennale della pubblicazione di "Per una lira/Dolce di giorno" (il primo 45 giri di Lucio Battisti), mentre Franco Settimo (con la collaborazione di Neri) tratta la discografia completa di Edoardo Bennato. Francesco Donadio e Franco Brizi ripercorrono il percorso artistico di David Bowie tra il 1969 e il 1974. Infine le recensioni di Luciano Ceri, Maurizio Becker, Annunziato Cangemi, Ermanno Labianca, John N. Martin, Innocenzo Reni e Mario Giammetti.

giovedì 6 ottobre 2016

I Campanino - EP (1958)













Come forse qualcuno di voi avrà saputo, qualche giorno fa è mancato Gigi Campanino (qui l'articolo de "Il Mattino" di Napoli), fondatore con il fratello minore Franco del complesso "I Campanino", attivi tra la fine degli anni '50 e il decennio successivo nei locali di tutta la penisola, con una trentina di dischi pubblicati per varie etichette (tra cui la Jolly, l'RCA e la Durium) ma nessun album.
Uno spartito dei Campanino
Nelle file del gruppo (tra i primi in Italia a suonare rock'n'roll, anche se nel repertorio non disdegnavano i ritmi sudamericani e qualche lento) hanno militato anche un giovanissimo Alberto Radius (che ne ha parlato di recente in un'intervista pubblicata su "Vinile") e Claudio Mattone, in seguito cantautore in proprio ma soprattutto compositore di molti successi (uno su tuti, "Ancora" per Edoardo De Crescenzo).
Vogliamo ricordare Gigi Campanino con un EP del 1958 dalla Jolly; i quattro brani vennero anche pubblicati su 45 giri nello stesso periodo, ed il primo di essi è il notissimo "Buonasera signorina", cover di un successo di Louis Prima del 1950 con lo stesso titolo, che venne incisa da moltissimi altri artisti (tra cui Fred Buscaglione, Adriano Celentano, Tony Cucchiara, Enzo Amadori e, negli anni '80, da Beppe Starnazza alias Freak Antoni con i suoi Vortici) e che di recente è stata usata anche in una pubblicità.
I Campanino in tour con Modugno, a Torino l'11 aprile 1960
Anche il terzinato "Ci vedremo domani", scritto dal giornalista toscano Aldo Valleroni con la collaborazione di Piero Leonardi (che usa lo pseudonimo Deani)  venne incisa da molti artisti, tra cui Elio Mauro e Natalino Otto.
Sul lato B troviamo invece "Concerto d'autunno", arrangiata in "stile Platters", scritta da Danpa (Dante Panzuti) e Camillo Bargoni ed incisa da Arturo Testa e Fiorella Bini (e qualche anno dopo da Shirley Bassey e Nancy Cuomo) e "'O sarracino", il celebre successo di Carosone con testo di Nisa, che i Campanino arrangiano aggiungendo un'introduzione arabeggiante e che viene cantata nel ritornello non solo da Franco ma da tutto il complesso..


LATO A
1) Buonasera signorina (Pinchi - Carl Sigman-Peter De Rose- Pinchi)
2) Ci vedremo domani (Aldo Valleroni - Deani)

LATO B
1) Concerto d'autunno (Danpa - Camillo Bargoni)
2) 'O sarracino (Nisa - Renato Carosone)

martedì 27 settembre 2016

Mino e i suoi New Flippers - Solo/Non sei per me (1970)












Niente a che vedere con i Flippers, quelli famosi di Catalano, Bracardi, Forlai, Zampa: questo è invece un gruppo piemontese sconosciutissimo, che mi risulta aver pubblicato solo questo 45 giri per l'etichetta torinese Prince.
La cosa particolare di questo disco è che in copertina ha lo stesso numero di catalogo di un 45 giri dei Los Gildos di cui abbiamo parlato tempo fa nel blog, NP 1006, mentre l'etichetta riporta invece NP 1007 (che è evidentemente il numero corretto) per cui credo che l'anno di uscita possa essere lo stesso dell'altro disco, e cioè il 1970 (non essendo in questo riportata alcuna data).
Del gruppo non so praticamente nulla (e quel poco che so l'ho ricavato da una pagina curata dal figlio di uno dei componenti): erano attivi nel cuneese, l'organista, Gian Maria Cravero (di Racconigi), è l'autore delle musiche, mentre il Mino che dàil nome al complesso è il fratello, Giacomo Cravero detto Mino, cantante solista e in primo piano in copertina (la foto a fianco è la stessa).
Credo che l'altro autore, S. Bertero, sia uno degli altri componenti.
Passando invece alle due canzoni, "Solo" è una canzone melodica introdotta dal sassofono, che mi ricorda un po' Nico & i Gabbiani, con un testo d'amore alquanto banalotto, mentre più interessante è "Non sei per me", un rhythm 'n' blues introdotto dalla batteria a cui si affiancano organo e sassofono, con addirittura un assolo di basso dopo la prima strofa ed uno di batteria dopo la seconda, in cui i sei comunque dimostrano di essere dei buoni professionisti.
 
1) Solo (S. Bertero-Gian Maria Cravero)
2) Non sei per me (S. Bertero-Gian Maria Cravero)

martedì 13 settembre 2016

Nilla Pizzi - Dopo di noi/Resta come sei (1966)












Nel 1966 Nilla Pizzi era un nome di secondo piano nella musica leggera italiana: pur continuando ad incidere con continuità per varie etichette (dal 1960, al termine del contratto con l'RCA, per la Titanus, la Sprint, la SIR e la Pig) i suoi dischi non entrano più in classifica.
Come per altri cantanti melodici italiani, il successo invece continua in Sudamerica, dove la cantante effettuerà numerose tournée; in Messico, ad Acapulco, la Pizzi apre anche un night chiamandolo "Portofino".
Nel 1966 firma un contratto con un'etichetta fondata l'anno precedente dal celebre pianista Arturo Benedetti Michelangeli con due soci, Giuseppe Boccanegra e Nicola Di Matteo, la BDM (dalle iniziali dei tre fondatori), con cui pubblicherà due 45 giri che sostanzialmente passano inosservati.
Il primo di essi lo presentiamo oggi: le due canzoni sono entrambe scritte per quel che riguarda la musica da Ettore Ballotta, pianista di estrazione jazzistica che si occupa anche degli arrangiamenti: "Dopo di noi", con il testo di Giorgio Calabrese, è sì una canzone melodica ma è moderna nelle sonorità, lontana dai brani del passato della Pizzi ("L'edera" o "Grazie dei fior"), e avrebbe meritato maggiori riscontri, così come "Resta come sei", meno interessante.
Anche nell'uso della voce la cantante cerca di staccarsi dagli stereotipi del suo stesso repertorio, con buoni risultati.


1) Dopo di noi (Giorgio Calabrese-Ettore Ballotta)
2) Resta come sei (Gualdi-Ettore Ballotta)

sabato 10 settembre 2016

Mau Mau - Paseo Colòn/Singh-sent ani (1992)













I Mau Mau nascono a Torino nel 1991 (quest'anno quindi hanno festeggiato i venticinque anni di attività con un nuovo album pubblicato qualche mese fa) dalle ceneri dei Loschi Dezi, gruppo attivo alla fine degli anni '80 con un album all'attivo: Luca Morino e Fabio Barovero provengono infatti da quell'esperienza, e l'incontro con il camerunense Tatè Nsongan porta alla nascita di questa nuova band che già nel nome mette in evidenza le sue doppie radici: i Mau Mau infatti sono i combattenti per l'indipendenza del Kenya negli anni '50, ma in dialetto piemontese è anche uno dei nomi con cui si indicano (in senso dispregiativo) i meridionali e, in generale, gli stranieri, e i tre musicisti mescolano  le ritmiche africane con le sonorità del folk (con la fisarmonica di Fabio) e con molte altre influenze, dal rap al reggae, utilizzano inoltre la lingua piemontese.
Il disco che presentiamo oggi è un disco mix con quattro tracce: si tratta di due canzoni tratte dal loro album di debutto "Sauta rabel" presenti sia nella versione dell'album sia in versione dub (queste ultime realizzate con la collaborazione di Bunna e Madasky degli Africa Unite).
Sia "Paseo Colòn" che "Singh-sent ani" nascono dall'anniversario dei cinquecento anni della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo: sul retro di copertina sono riportati i testi con la traduzione in italiano.
Oltre a Morino (voce solista e chitarra), Barovero (fisarmonica e tastiere) e Nsongan (percussioni) collaborano al disco altri musicisti tra cui Davide Graziano alla batteria, Davide Rossi al violino ed Andrea  Ceccon (in seguito ne Le Voci Atroci) alla tromba e alle nacchere.

LATO A

1) Paseo Colòn (Fabio Barovero-Luca Morino)
2) Paseo Colòn dub (Fabio Barovero-Francesco Caudullo-Luca Morino)

LATO B

1) Singh-sent ani (Fabio Barovero-Luca Morino)
2) Singh-sent aniddub (Fabio Barovero-Francesco Caudullo-Luca Morino)

sabato 3 settembre 2016

Mario De Luigi - Punto a capo (1978)













Mario De Luigi è conosciuto come lo storico direttore di "Musica e dischi" dal 1968, a seguito della morte del padre (che fondò la rivista); negli anni '70 ha avuto però un ruolo attivo in prima persona nella musica innanzitutto come discografico, fondando con Sergio Lodi la Divergo alla fine del 1974, e poi pubblicando per la sua etichetta un disco nel 1978; in realtà l'album è un disco collettivo, che esce a suo nome in quanto realizzatore del progetto, che coinvolge alcuni artisti di cui alcuni poco noti ed altri, come Lo Cascio o Nebbia, più conosciuti.
"Punto a capo", questo è il titolo, vuole essere una sorta di bilancio  del 1968 dieci anni dopo, o almeno questa è la base di partenza del disco, anche se lo svolgimento delle canzoni poi si dirama verso molteplici strade, non tutte strettamente legate all'idea originale.
 Il disco si apre con Franco Nebbia, che i più forse ricordano come presentatore de "Il gambero", quiz radiofonico domenicale, ma che è stato anche musicista, collaboratore negli anni '50 di Modugno e in seguito cantautore in proprio con una vena umoristica (uno dei suoi brani più noti è "Vademecum tango", provate ad ascoltarlo); accompagnandosi con il pianoforte, propone "Dopo il Vietnam" in cui le vicende della guerra in Indocina si intersecano con quelle di una storia d'amore....d'altronde proprio in quegli anni Eugenio Finardi cantava che "ciò che è politico è anche personale". Il finale del brano, di cui De Luigi è autore del testo, è amaro: "Avevi diciott'anni e in te io mi smarrivo: / di te mi resta solo un distintivo".
Di Alessandro Carrera avevamo già parlato presentando  il suo disco del 1981, "Le cartoline", e l'analisi presentata lì vale anche per questa "Gli imbianchini della statale", di cui è autore.
Mario De Luigi canta in "Se non l'avesse fatto lui", canzone interessante per il testo che analizza il percorso, purtroppo comune a tanti personaggi non solo di quel periodo, che porta all'omologazione (da essere uno dei leader nelle manifestazioni al lavoro in televisione fino all'ingresso in un partito e alla candidatura come deputato): a mio parere De Luigi aveva un talento nello scrivere canzoni in certi casi anche superiore a quello di alcuni artisti che produceva.
Il lato A si conclude con un recitativo del poeta Giulio Stocchi, "Di tutta una generazione"; Stocchi come è noto ha collaborato spesso con musicisti (un nome per tutti, Gaetano Liguori in "Cantata rossa per Tall el Zataar").
"Song della colla" di Giancarlo Cabella è accompagnata solo dalla chitarra; non vi svelo quale sia la colla del testo (e quindi nemmeno la tematica della canzone); credo che Cabella abbia cantato solo in questa occasione, in seguito si è dedicato principalmente alla scrittura, eppure almeno un'altra volta la sua strada si è incrociata con la canzone d'autore: come potete leggere in questa intervista a Luigi Grechi infatti fu proprio lui che fece conoscere al cantautore la vicenda dell'amicizia di Girardengo e Pollastri che sta alla base de "Il bandito e il campione".
Giorgio Lo Cascio in quel periodo incideva per la Divergo, e "Il primo punto", forse la canzone più interessante del disco, riflette lo stile de "Il poeta urbano" e "Cento anni ancora", con un testo che cerca, facendo un'analisi della situazione del movimento dieci anni dopo, di tracciare le basi (sotto forma di dieci punti, da cui il titolo, dell'azione futura).
"Tazebao" dell'attore e doppiatore Ruggero Dondi è un'improvvisazione scenica (di cui manca il testo nella camicia interna); conclude il disco "Lascia il ruolo", cantata da Sonia Milan (cantante in un gruppo dal nome curioso, "Mamma non piangere", e in un duo, "Strumentoconcerto",  pubblicati entrambi da l'Orchestra), un invito a riappropriarsi della vera identità, abbandonando i ruoli precostituiti in cui ci si è ingabbiati, magari da anni.
Tra i musicisti coinvolti nel disco da ricordare il bravo e sfortunato Stefano Cerri, figlio di Franco, al basso, Mario Arcari all'oboe, George Aghedo alle percussioni, Mauro Spina alla batteria e Gianmaria Dacrema (che si occupa anche delle registrazioni) alle chitarre.

LATO A

1) Franco Nebbia - Dopo il Vietnam (Mario De Luigi-Giovanni Del Giudice)
2) Alessandro Carrera - Gli imbianchini della statale (Alessandro Carrera)
3) Mario De Luigi - Se non l'avesse fatto lui (Mario De Luigi)
4) Giulio Stocchi - Di tutta una generazione (Giulio Stocchi)

LATO B

1) Giancarlo Cabella - Song della colla (Giancarlo Cabella)
2) Giorgio Lo Cascio - Il primo punto (Giorgio Lo Cascio)
3) Ruggero Dondi - Tazebao (Ruggero Dondi)
4) Sonia Milan - Lascia il ruolo (Mario De Luigi)


domenica 28 agosto 2016

The Ander's Quartet - Salomon/Quando la luna (1960)












Se vi ricordate, quasi un anno fa avevamo dedicato un post al primo 45 giri del The Ander's Quartet, il gruppo con cui ha debuttato Claudio Cavallaro, noto musicista autore di alcuni grandi successi come  "Lisa dagli occhi blu" per Mario Tessuto o "Applausi" per i Camaleonti.
Non avevamo notizie più precise sul gruppo, ma intervistando per il numero 2 di "Vinile" Louis Atzori il batterista mi ha parlato di Armandino, suo padre, batterista anche lui (entrambi hanno suonato nel secondo album di Paolo Conte); vi riporto il passo che ci interessa:

<<Tra i gruppi in cui ha suonato ricordo The Ander's Quartet di Sergio Andorno, pianoforte, con il veronese Claudio Cavallaro alla voce e alla chitarra (è poi diventato un compositore molto noto, ha scritto anche "Lisa dagli occhi blu"), mio padre alla batteria e un quarto elemento di cui non ricordo il nome al basso>>.

Sergio Andorno era il capoorchestra, come si diceva allora, e dal suo cognome ha preso il nome il gruppo; chissà se, con altre ricerche, non si riesca anche a risalire al nome del quarto componente, il bassista.
Presentiamo quindi oggi il secondo 45 giri dei quatto, pubblicato sempre a novembre del 1960 dall'etichetta torinese Excelsius. Passando all'analisi dei due brani, sul lato A troviamo un mambo, "Salomon", con il sassofono (evidentemente suonato da un quinto musicista) in evidenza; il brano era già stato inciso da Arturo Testa con il titolo "A las minas del roy Salomon" e, nonostante il titolo, è italianissimo in quanto in Siae il brano è firmato da Piero Soffici per la musica e dallo stesso Soffici con Aldo Locatelli per il testo. Nell'etichetta del disco è del resto riportato come autore Ardiente che, come sappiamo, è lo pseudonimo che Piero Soffici usava per "spacciarsi" come latinoamericano e depositare alla SIAE rumbe, mambi e cha cha cha.
Sul retro vi è "Quando la luna": anche questa canzone è già edita, era stata infatti già incisa da Rossella Masseglia Natali (come potete leggere nel blog di Christian il Vampiro qui) ed è scritta da Alberto Testa per le parole e da Piero Leonardi (che usa lo pseudonimo Deani) per la musica; l'etichetta riporta come genere "rumba rock", ed in effetti il ritmo è quello.
Ritorneremo su questo quartetto in occasione della presentazione dei dischi successivi.

1) Salomon (Ardiente)
2) Quando la luna (Alberto Testa-Deani)

lunedì 22 agosto 2016

E' uscito il nuovo numero di Vinile


Da alcuni giorni è in edicola il nuovo numero di "Vinile"; molti gli articoli interessanti, in particolare un'intervista di Maurizio Becker a Francesco Logoluso (da poco scomparso), una di Renato Marengo ad Alberto Radius, con molte notizie interessanti sui suoi esordi con i Campanino e Simon & Penny, un resoconto di John N. Martin sul Parco Lambro del 1976, una bella intervista di Susanna Schimperna a Simone Dessì (no, mi son sbagliato, volevo scrivere Luigi Manconi) e last but not least (come dicono gli inglesi che se ne intendono) la discografia italiana degli Who preparata da Franco Brizi ed introdotta da.....chi altri poteva presentare i dischi pubblicati nella penisola da Daltrey, Townshend, Entwistle e Moon se non Eleonora Bagarotti? Sempre a proposito di discografie, quella dei Litfiba degli anni '80 (cioè I Litfiba) è raccontata da Federico Guglielmi (anche qui....chi altro?), mentre Franco Settimo e Michele Neri si occupano di quella di Lucio Dalla. Per appassionati la vicenda del Tefifon raccontata da Carlo Posio. Infine le recensioni di dischi e libri vecchi e nuovi di Annunziato Cangemi, Elisabetta Malantrucco, Luciano Ceri, Timisoara Pinto, Federico Fiume, Francesco Donadio e altri ancora

sabato 30 luglio 2016

Michèle Sécher - J'attends/Balliamo il blue beat (1965)













Già in altre occasioni abbiamo parlato di Michèle Sécher, moglie del maestro Carenni, che ha inciso alcuni 45 giri per la BDS, la CGD e la City tra gli anni '60 e i primi anni '70: oggi parliamo di un 45 giri del 1965 (la data sul vinile è quella del 9 marzo).
Con l'occasione vorremmo presentare un articolo di Adele Gallotti pubblicato su "Stampa Sera del 21 giugno 1963, in cui si parla del concorso "Ribalta per Sanremo", in cui presentati da Pippo Baudo e Anna Maria D'Amore gareggiano diciotto giovani cantanti tra cui Ricky Gianco, Pina Arbato, Cristiano Metz, Fiammetta Tombolato, Iva Zanicchi, Fausto Leali, Guido Russo, Jo Fedeli, Vasso Ovale, Sergio Prandelli, Nella Bellero, Mario Nallin e Michèle Sécher (curiosamente nessuno di questi nomi appare tra i partecipanti al Festival di Sanremo successivo, nel 1964)
E' interessante il fatto che, nell'articolo, vengono anche citati alcuni musicisti dell'orchestra che accompagna i cantanti, diretta di volta in volta da maestri come Pino Calvi, Gianni Fallabrino, Ezio Leoni e Detto Mariano: vi sono tra essi alcuni piemontesi come Oscar Valdambrini, Gianni Basso, Dino Piana e Glauco Masetti.
Ma ho anche trovato un altro articolo, sempre su "Stampa Sera", questa volta risalente al 1960, in cui viene data la notizia del matrimonio tra Carenni e la francese, di cui vengono riportate alcune notizie: che ha studiato per otto anni ritmica e a Nantes (forse la sua città di origine) ha lavorato al Teatro Graslin; in Italia è arrivata invece a seguito di un balletto sudamericano (e infatti i due si sono conosciuti in una sala da ballo).
L'articolo non parla di Michèle come di una cantante ma soltanto come ballerina.
Passando al disco, "J'attends", la canzone sul lato A, è ovviamente in francese (tranne nel secondo ritornello) e la Sécher si trova ovviamente più a suo agio rispetto ai vari dischi incisi in precedenza tutti in italiano; pur avendo Carlo Donida come autore della musica (e tutti conosciamo la sua importanza nella Storia della musica leggera) la canzone è melodicamente banale, e i pur pregevoli interventi di sassofono e di batteria non la migliorano più di tanto.
Più interessante invece la ritmata "Balliamo il blue beat", in cui il maestro genovese Giuseppe Cappelletti (che in seguito lavorerà per molti anni con Guido Lamberti alias Ugolino) si dedica allo ska, che in quel periodo andava di moda in Italia (vi ricordate di  "Tu sei pallido" di Margherita, di cui abbiamo parlato nel blog anni fa?)
Interessante notare che nel sito della Warner Chappell, la casa editrice che detiene attualmente i diritti del brano, la musica è firmata anche da Arrigo Amadesi. In entrambi i brani l'orchestra è quella della BDS, mentre i testi sono di Ambrogio Carenni che, come abbiamo già ricordato, era il titolare della BDS


1) J'attends (aspetto) (Ambrogio Carlo Carenni-Carlo Donida)
2) Balliamo il blue beat (Ambrogio Carlo Carenni-Giuseppe Cappelletti)

lunedì 18 luglio 2016

La Lionetta - Il gioco del diavolo (1981)



Ritorniamo a parlare de La Lionetta, gruppo folk piemontese di cui avevamo presentato il primo album, pubblicato dalla Shirak, l'etichetta fondata da Johnny Betti dei Circus 2000, come del resto anche questo che è il secondo, di tre anni successivi.
Il disco si apre con uno strumentale suddiviso in due parti, "Il matto il diavolo e il bagatto" e "La fiera", la cruenta e il balet, e sorretto dalla ghironda, seguito da quello che è uno dei più noti canti popolari del Norditalia, e cioé "Cecilia" (la vicenda raccontata ha alcune similitudini con la trama dell'opera di Puccini "Tosca"), la n° 3 della raccolta di Costantino Nigra; vi rimando a questo link
per un approfondimento sul brano.
"Rocastalda" è un altro strumentale molto vivace, mentre "La Lionetta", che chiude il lato A e che è la Nigra n° 108, è una vicenda di origine militare che si conclude a tempo di polka..
Il lato B si apre con "Muran dell'Inghilterra" (Nigra n° 42), che racconta una storia diffusa in tutta Europa e cioé quella di una ragazza data in moglie ad un giovane che dopo pochi giorni parte per la guerra e non torna più; la prima parte è eseguita solo dalle voci, mentre nella seconda entra un dolce arpeggio di chitarra.
"La monferrina di Napoleone" è uno strumentale con un solo verso cantato nel finale, mentre "Leandra" (Nigra n° 43) è un tre quarti che narra la storia di una ragazza povera che diventa la sposa del re, seguita da due strumentali, una bourrée e un valzer.
Conclude il disco "Povra mi", lamento di una madre per il figlio che deve partire per la Russia al seguito di Napoleone, con una triste coda strumentale basata sulla ghironda e il violino.
La formazione de La Lionetta è la stessa del disco precedente, e cioé Laura Malaterra alla voce, alla chitara e al dulcimer, Roberto Aversa alla voce, alla chitarra acustica, al flauto e alla cornamusa, Maurizio Bertani alla voce, al mandolino, al flauto dolce e al violino, Marco Ghio alla voce, al violino e al violoncello e Vincenzo Gioanola alla ghironda, al dulcimer e alla voce; Bertani e Aversa sono gli autori dei brani originali, nonché i rielabolatori dei tradizionali.. 
Al disco, registrato al Minirec di Gigi Guerrieri,  collaborano anche Louis Atzori alle percussioni e Gianni Cinti all'oboe; la foto dell'interno di copertina è di Vincenzo Reda.


LATO A

1) a) Il matto, il diavolo, il bagatto (Roberto Aversa)
    b) La fiera (Maurizio Bertani)
2) a) Cecilia (tradizionale)
     b) Il sogno di Cecilia (Roberto Aversa)
3) Rocastalda (tradizionale)
4) La Lionetta (Roberto Aversa)

LATO B

1) a) Muran dell'Inghilterra (tradizionale)
     b) Canzone della bella (Roberto Aversa)
2) La monferrina di Napoleone (tradizionale)
3) Leandra (Maurizio Bertani)
4) a) Bourrée d'Auvergne (tradizionale)
     b) Valzer della montagna (tradizionale)
5) a) Povra mi (Roberto Aversa)
     b) Tema della madre (Maurizio Bertani)

martedì 21 giugno 2016

E' uscito il nuovo numero di Vinile



E' in edicola il nuovo numero di Vinile, molto interessante: la copertina è dedicata ai Beatles ed alla famosa "butcher cover", trattata in un esauriente articolo di Michele Neri che non può non incuriosire tutti i numerosi beatlesiani, visto che tra l'altro riproduce i documenti originali della Capitol che motivano la censura e racconta molti particolari poco noti o sconosciuti qui da noi.
Oltre alle mie interviste a cinque componenti dei Circus 2000, Silvana Aliotta, Johnny Betti, Spooky, Gianni Bianco e Louis Atzori, che espongono cinque versioni della storia di questa gloria del prog torinese degli anni '70 e che sono introdotte da John N. Martin con un excursus sull'attività del gruppo, sono molti gli articoli da ricordare in questo numero.
Maurizio Becker ricostruisce la fondazione dell'RCA Italiana intervistando il figlio di Giuseppe Biondo, il principale artefice della nascita dell'etichetta, mentre Alessio Lega racconta la scoperta di un 33 giri del 1972 di un giovanissimo Roberto Benigni, che tentava la fortuna come cantautore (disco sconosciuto fino ad oggi).
Luciano Ceri in un'interessante intervista a Maria Monti ricostruisce i primi anni della carriera di questa artista, in compagnia di Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci, mentre Franco Brizi si occupa della discografia italiana dei Pink Floyd (con alcune chicche interessanti).
Franco Settimo, oltre a completare con Michele Neri la trattazione della discografia di Domenico Modugno, approfondisce in un articolo l'incontro tra tre grandi artisti, Ennio Morricone, Luigi Tenco e Fabrizio De André, in occasione del film di Luciano Salce "La cuccagna" del 1962.
In tema di discografie Alberto Quartu ci fa conoscere le rarità internazionali di Renato Zero; non mancano poi le recensioni delle nuove uscite discografiche ad opera delle sempre preparatissime Timisoara Pinto (Peppe Voltarelli, Niccolò Fabi, Roberta Carrieri) ed Elisabetta Malantrucco (Stefano Saletti, Claudia Crabuzza) e di Francesco Donadio (Brian Eno, Radiohead), Innocenzo Reni (Paul Simon, Milva), Annunziato Cangemi (Cream, Creedence Clearwater Revival), Michele Neri (Agorà) e Maurizio Becker (Bobo Rondelli).
Insomma, correte in edicola......oppure, se siete così pigri da non volervi alzare dal computer, andate a questo link: http://www.sprea.it/scheda.php?id_riv=1799

domenica 19 giugno 2016

Mario degli Showmen - Primavera/Verso le nove di sera (1974)













Posso affermare, senza timore di essere smentito, che Mario Musella, il cantante degli Showmen, è stato una delle migliori voci italiane: non certo a caso Pino Daniele gli aveva dedicato forse il suo album migliore, "Nero a metà": era il 1980, e Musella era morto da poco, il 6 ottobre 1979, a soli trentaquattro anni per cirrosi epatica.
E Musella nero a metà lo era veramente, essendo figlio di un soldato americano di origine pellerossa e di una ragazza napoletana, e in questo accomunato all'amico James Senese, anche lui figlio di un soldato (nel suo caso afroamericano) e di una giovane di Napoli; i due hanno condiviso anche la prima parte della loro carriera musicale, dapprima in piccoli complesssini come "Gigi e i suoi Aster", poi con Vito Russo nella sua formazione, i "4 Con", ed infine negli Showmen, vale a dire in uno dei più preparati gruppi italiani degli anni '60, che dalle origini beat si avvicinarono al rhyhm and blues (genere che in Italia non è stato importato da Zucchero Fornaciari, come ahimè molti credono).
Poi le loro strade si divisero: quella di James, come tutti sappiamo, continuò attraverso il jazz-rock dei Napoli Centrale con tre album interessanti per la Ricordi e moltissimi altri dischi negli anni a venire (pochi anni fa ho avuto modo di assistere ad un suo spettacolare concerto al Folkclub qui a Torino in cui con il sax ha fatto magie), senza dimenticare la sua lunga collaborazione con Pino Daniele.
Musella invece fu meno fortunato: incise alcuni 45 giri con poco riscontro, partecipò nel 1972 a "Un disco per l'estate" (venendo subito eliminato), incise un album con fior di musicisti napoletani (tra cui Pino Daniele alla chitarra ed Enzo Avitabile al sax) rimasto inedito ed uscito solo postumo.
Avrebbe meritato sicuramente di più: ne parliamo solo oggi per la prima volta nel blog, presentando un suo 45 giri del 1974 pubblicato come Mario degli Showmen, evidentemente sperando di attirare l'attenzione citando il suo mai dimenticato gruppo.
"Primavera" è una canzone melodica ben costruita, in cui la voce di Musella è sì in evidenza, ma non  è certo questo lo stile che gli è più congeniale; il sassofono che si ascolta in sottofondo dovrebbe essere suonato da Enzo Avitabile (ma il nome non è riportato sull'etichetta).
"Verso le nove di sera" è più interessante: la musica è scritta dal chitarrista degli Showmen Giuseppe Botta, mentre il testo è di Luigi Gnolo, paroliere attivo negli anni '60 e '70 in Durium e in RCA, ed è un brano più ritmato con il sax in evidenza.
Entrambe le canzoni sono arrangiate da Giacomo Simonelli autore della musica di "Primavera", mentre il testo è di Emilio Iarrusso.
La produzione è di Antonio Taccogna, che era anche il proprietario e fondatore dell'etichetta BBB (per cui il 45 giri è uscito) e di altre case discografiche napoletane di cui la più nota è la ATA.

1) Primavera (Emilio Iarrusso-Giacomo Simonelli)
2) Verso le nove di sera (Luigi Gnolo-Giuseppe Botta)

domenica 12 giugno 2016

Fiamma - J'irai par les rues du monde/Douze jolies roses rouges (1970)













Abbiamo già parlato, qualche anno fa, di Fiamma: nel 2011 parlando del suo primo 45 giri  e due anni dopo presentando il secondo: in quei post potete trovare le poche e scarne notizie su questa cantante, che risulta nata a Venaria Reale e che si dovrebbe chiamare Vittorina Bertolazzi.
Quello di oggi è il terzo disco inciso, e contiene due canzoni cantate, stranamente, in francese.
"J'irai par les rues du monde" è una canzone melodica che ricorda un po' lo stile di Aznavour, mentre il retro, "Douze jolies roses rouges", è un po' più ritmata.
Per quel poco che capisco di francese, i testi sono d'amore, e in entrambe le canzoni la bella voce della cantante è in evidenza.
Però dietro questo disco si nasconde un mistero...innanzitutto le due canzoni non risultano depositate alla SIAE, e degli autori citati il solo che ho identificato con certezza è Federico Bergamini, il maestro genovese nato nel 1906 e scomparso a Milano qualche anno fa. Esiste però una canzone intitolata "Dodici rose rosse", titolo abbastanza simile a "Douze jolies roses rouges",  il cui autore della musica è il maestro Walter Rizzati: che si tratti della stessa canzone ma con il testo in italiano?
Nell'Archivio SIAE questo brano ha anche un autore indicato come "Avente diritto non amministrato", che è la formula usata o per chi non è iscritto o per chi lo era ma poi non ha più rinnovato l'iscrizione....potrebbe trattarsi dell'altra firma, Rivelli?
Ma non è finita qui....infatti per i due brani l'etichetta riporta una quarta firma, Lo Turco.
Proprio ieri, cercando informazioni sul disco, ho trovato un articolo riportato nel blog dell'amico John Nicolò Martin dove si parla di Fiamma, identificandola con la cantante degli Jacula ed affermando che il suo vero nome sia Vittoria Lo Turco: quindi lei sarebbe anche coautrice, ma....come la mettiamo con l'altro trafiletto, quello di "Giovani", che invece dice che il suo vero nome è Vittorina Bertolazzi?
La situazione si complica, e va chiarita...chiunque avesse notizie in merito, ce le faccia conoscere.

1) J'irai par les rues du mond (Rivelli-Rizzati-Lo Turco-Bergamini)
2) Douze jolies roses rouges (Rivelli-Rizzati-Lo Turco-Bergamini)

venerdì 3 giugno 2016

Carmelo Pagano - Io non vivrò/Tu sei lì che mi aspetti (1972)













Di Carmelo Pagano avevamo presentato, tempo fa, il suo disco di debutto (con la celeberrima "L'amore se ne va", vincitrice nel 1966 del Festival dellle Rose), mentre oggi invece parliamo dell'ultimo 45 giri che incise nel 1972, uno dei suoi dischi meno noti anche perché pubblicato da una piccola etichetta romana, la Picci, che era distribuita dalle Messaggerie Musicali ma sicuramente non aveva i mezzi delle precedenti etichette del cantante siciliano, l'RCA Italiana e l'Ariston.
Il brano sul lato A è "Io non vivrò", che inizia con un arpeggio di pianoforte a cui, dopo il rumore di un incidente, si aggiunge la batteria e poi gli altri strumenti; il testo racconta infatti di un'automobile che sbandando esce fuoristrada nel fiume, lasciando il protagonista solo poichè la compagna muore.
Una voce femminile, forse una corista, canta insieme a Carmelo in un dialogo fra i due in cui lui afferma di non poter più vivere senza di lei, che invece lo incoraggia a continuare.
Il brano sul retro è più ritmato, con i fiati in evidenza, e forse avrebbe funzionato di più come lato A; il testo racconta la fine di un amore.
Entrambi i brani sono arrangiati da Giacomo Dell'Orso; le parole sono di Giuseppe Cassia, che era anche il titolare della Picci, mentre le musiche sono dello stesso Pagano, che si firma, chissà perché, Victor.

1) Io non vivrò (Giuseppe Cassia-Carmelo Pagano)
2) Tu sei lì che mi aspetti (Giuseppe Cassia-Carmelo Pagano)

venerdì 27 maggio 2016

Archensiel (1987)




Quello che presentiamo oggi è un disco veramente in anticipo con i tempi: prima del neo folk-rock degli anni '90, prima dei Mau Mau e dei Lou Dalfin ci sono stati gli Archensiel, più vicini al folk rispetto agli esempi citati ma comunque seminali....ecco, se volessimo dare una definizione del gruppo si potrebbe dire che gli Archensiel sono l'anello di congiunzione tra i Cantovivo e la Lionetta da una parte e appunto Mau Mau e Lou Dalfin dall'altra..
Complesso nato ad Asti, il debutto avviene nel 1987 con un 33 giri omonimo autoprodotto, a cui seguirà prima dello scioglimento nel 1990 un secondo album, "Piöva" (nel 1989, ristampato qualche anno fa dalla Akarma); la presentazione sul retro di copertina è di un giovane giornalista loro concittadino ancora poco conosciuto, Massimo Cotto.
Il lato A si apre con "Margaritina", canzone che fa già capire la direzione del lavoro: ad una linea melodica con reminiscenze folk (alla Brandurardi, per capirci) si sovrappongono assoli di chitarra elettrica, mentre il testo in lingua piemontese racconta la storia di una bella ragazza (gli ultimi due veris recitano "non si trova da Cuneo a Torino / più bella ragazza di Margheritina): non credo che in Italia nel 1987, con il proliferare di band new wave e dark, ci fossero molti gruppi con questo tipo di sonorità e musicalità, e forse questo può averli penalizzati nel confronto con il pubblico meno attento.
"La ragazza di Leandra" ha molti richiami al folk piemontese, mentre "Poche parole" ha un bel lavoro delle chitarre acustiche e del violino; "Lasuma parti er treno" parla dei pendolari su una delle musiche più rock del disco, mentre il lato si conclude con il bel brano strumentale "La bandura".
Il retro si apre con un'incitazione alla lotta, "Cumbat na bataja", a cui segue "Cansun sfiduciaja", la più lunga del disco, con un finale che cita apertamente il Santana di "Samba pa ti", mentre "Pensa" ritorna alle atmosfere consuete.
Concludono il lato B e il disco "Masca Maria", più rock, con tanto di chitarra distorta, e "Vivere naturalmente", più tranquilla.
Tra i componenti degli Archensiel ricordo in particolare  Maria Rosa Negro alla voce, molto brava: ho scoperto grazie a google che canta ancora, trovando in questo articolo della Stampa anche la notizia di un album inciso con il suo gruppo, la Palmarosa Band, nel 2014, mentre in quest'altro sito vi sono notizie sulla sua attività. Gli altri musicisti sono Massimo Brignolo alla chitarra elettrica, Roberta Tuis al violino, Marco Maldarizzi alla chitarra e al mandolino, Sergio Pesce alla chitarra acustica, al mandolino dobro e al bouzouki Vito Nicolò al basso e Pietro Ponzone alla batteria; vi sono inoltre alcuni ospiti, e cioè Carlo Francesco Conti al violoncello in "Pensa", Marco Soria al sax in "Cansun sfiduciaja", Paolo Crosa al violino in "Poche parole", "Lasuma parti er treno" e "La bandura" e Laura Sasso, voce in "Vivere naturalmente".
I testi sono di Sergio Pesce (tranne "Vivere naturalmente", scritta da Laura Sasso e "Lasuma parti er treno", "Cumbat na bataja" e "Cansun sfiduciaja", scritti da Armando Brignolo, anche disegnatore della copertina) mentre le musiche di Marco Maldarizzi; gli arrangiamenti sono invece collettivi.
Nel retro di copertina viene ringraziato Stefano Giaccone dei Franti: non è specificato il motivo, sarebbe interessante che ce lo raccontasse lo stesso Stefano, se passa da queste parti...
Il tecnico del suono è Vincenzo Penna, che continua tuttora l'attività in uno studio che prende il nome dal gruppo (chi fossse interessato può visitare il  loro sito ).


LATO A

Margaritina (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
La ragazza di Leandra (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Poche parole (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Lasuma parti er treno (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
La bandura (Marco Maldarizzi)

LATO B
  
Cumbat na bataja (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
Cansun sfiduciaja (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
Pensa (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Masca Maria (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Vivere naturalmente (Laura Sasso-Marco Maldarizzi)