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martedì 18 gennaio 2011

Gina Gey - Aggiornamento

Nel post che abbiamo dedicato a Gina Gey   il 6 gennaio scorso avevamo scritto, in merito alla canzone "Qualcosa di blu": "dovrebbe essere una cover, vista la firma McDaniels, ma non so, ahimè, dirvi di cosa.....se qualcuno per caso lo sapesse me lo faccia sapere; il testo italiano è di Renato Scala".
Ci ha scritto uno degli utenti iscritti alla mailing list, Andrea Mortara, che ha effettuato delle ricerche in merito: "Complimenti per il blog, stai inserendo una rarità dopo l'altra (mi ha sorpreso non poco il disco "cantautorale" di Enrico Riccardi!). Bellissima anche la compilation sul Natale, ne farai altre prossimamente? 
A proposito ... la canzone "Qualcosa di blu" cantata da Gina Gey è una cover di "Something blue" di Gene McDaniels, autore americano da cui all'epoca furono tradotti in italiano anche altri due brani "Tower of strange" (la "Stai lontana da me" cantata da Celentano) e "It's a lonely town" ("Città vuota" cantata da Mina), l'originale c'è anche su YouTube".
Ringraziamo Andrea per i complimenti e, soprattutto, per la precisazione in merito a Gina Gey su cui, comunque, le indagini per l'identificazione continuano....!

Dominga – Disco Tris (1966)

 










Cerchiamo, come di consueto, di alternare post dedicati a cantanti e musicisti torinesi (o comunque legati a Torino) con altri che invece parlano di rarità o curiosità discografiche…in questo caso, la prima incisione di Dominga.
Dominga è il nome d’arte di Domenica Torno, nata nel 1950 a Turbigo, in provincia di Milano.
Forse molti di voi la ricordano nel periodo in cui incideva per la Decca, tra il 1969 e il 1973, partecipando a manifestazioni come “Un disco per l’estate” (1970, 1971 e 1972) o a trasmissioni televisive come “Settevoci”, e mettendosi in luce per le minigonne ultracorte che sfoggiava in ogni occasione.
Ma pochi sanno che gli esordi di Dominga sono stati del tutto diversi, all’insegna di un look decisamente più tradizionale, come quello che potete vedere nella copertina del suo disco d’esordio, e di una musica ancora più tradizionale: si tratta di un disco tris, cioè un 45 giri contenente tre canzoni, pubblicato nel 1966 (la data sul vinile è quella del 12 febbraio) dalla New Star Record, l’etichetta fondata l’anno prima dal Maestro Angelo Camis (che i più attenti di voi ricorderanno come autore della musica di “Qua qua quando”, cantata da Francesco Baccini).
La prima, “Ho dimenticato per te” è un terzinato con in evidenza il sassofono e l’organo, ed è la canzone con cui Dominga aveva vinto la seconda edizione della Fiera della Canzone Italiana di Milano, nel 1965, ottenendo così il contratto discografico con la New Star; nulla sappiamo dell’autrice della canzone, Avelina Bottiani.
“Te ne sei andato”, brano orecchiabile, pur presentando sull’etichetta le firme di due autori sconosciuti (Condello e Mozzatesta) risulta invece alla Siae come scritta dal maestro Angelo Camis (che, oltre a essere il patron della casa discografica, è anche l’arrangiatore delle tre canzoni)….un’ipotesi potrebbe essere che i due autori non fossero iscritti alla Siae e che, quindi, Camis l’abbia depositata a suo nome.
La terza canzone, “L’amore tornerà”, non risulta nemmeno essere depositata, ed è un melodico tradizionale.
In definitiva un disco interessante sicuramente più dal punto di vista storico che non da quello artistico.

Dominga ha poi cantato, a partire dagli anni ’80, in un’orchestra di liscio: destino comune a molte cantanti di medio successo tra gli anni ’60 e ’70 (come Edda Ollari)

1) Ho dimenticato per te (Avelina Bottiani)
2) Te ne sei andato (Condello-Mozzatesta)
3) L’amore tornerà (Tozzi-Quequeb)

domenica 16 gennaio 2011

Carlo Credi - Chi è Carlo Credi (1976)

 










Molti, davanti a questo post, si chiederanno: "Chi è Carlo Credi?".....e questo è anche il titolo di questo disco, l'unico album del cantautore torinese Carlo Credi, pseudonimo di Carlo Caddia, nato a Torino il 4 luglio del 1947.
In via Bogino, una traversa di via Po, esisteva (ed esiste tuttora) una piola (tipica osteria piemontese, molti forse ricorderanno le “Le canson dla piòla“di Roberto Balocco) che si chiama “Da Betty”, dove si potevano incontrare personaggi come Maurizio Corgnati (regista e produttore discografico, nonché ex marito di Milva).
In questo locale venne anche registrata una canzone di questo disco, quella che lo apre, "Shiva al metrò"; il resto dell'album è stato invece registrato allo studio "Format" di Happy Ruggiero, in via Ventimiglia, con Giancarlo Fracasso come tecnico del suono.
Due anni fa ho intervistato Johnny Betti, ex batterista dei Circus 2000 e dei Living Life nonché fondatore e titolare della Shirak, etichetta torinese attiva per una quindicina d’anni: Betti (che ora vive in Spagna) mi ha raccontato com’era nato l’album (il secondo pubblicato dalla casa discografica), e mi ha detto di essere in possesso di altre registrazioni inedite di Carlo Credi, chissà che, un giorno o l’altro, non decida di pubblicarle in qualche modo.
La Shirak, in questo periodo, era distribuita dall’Editoriale Sciascia di Armando Sciascia, il titolare della celeberrima Vedette.
Carlo Credi purtroppo è morto molto giovane, l'8 maggio del 1986 (è sepolto all'Ossario del Cimitero Monumentale di corso Novara): aveva dei seri problemi legati all’alcool ed alla droga; però, cercando in internet, mi è sembrato che qualcuno ancora se lo ricordi, almeno qui a Torino…..non parlo di ebay (dove ho visto quest’album in vendita a prezzi veramente assurdi…) ma di facebook, dove pare che ci sia una pagina a lui dedicata da alcuni fan.
Il disco è acustico, gli unici strumenti sono la chitarra, suonata dallo stesso cantautore, e le percussioni, suonate da Giancarlo Fracasso solo in alcune canzoni, come la già citata “Shiva al metrò”, che apre il disco: questa potrebbe essere una canzone del Claudio Rocchi mistico (come del resto altri brani del disco come “Il Tao”, molto bella, con le strofe recitate), ma un po’ più ritmato.
“Il serraglio” e “La canzone del carceriere” sono tratte da due poesie di Jacques Prévert, in entrambe le canzoni hanno una rilevanza particolare i testi, come è ovvio.
Due le cover, non scontate, entrambe di Duilio Del Prete: “L’isola” è un racconto umoristico sulla colonizzazione da parte di un missionario di un’isola selvaggia, per portare la cosiddetta “civiltà”, che si conclude però con un colpo di scena, mentre “Dove correte”, che chiude l’album, dava il titolo all’album del 1968 di Del Prete pubblicato dalla Bluebell.
Tra le canzoni scritte da Credi, oltre a quelle già citate, molto particolare è “Giobbe”, che racconta la vicenda del personaggio biblico.
Il disco, ovviamente, non è mai stato ristampato in cd, ma sarebbe ora che qualcuno ci pensasse.

LATO A

1) Shiva al metrò (Carlo Credi)
2) Il serraglio (Jacques Prévert-Carlo Credi)
3) Giobbe (Carlo Credi)
4) L’isola (Duilio Del Prete)
5) La canzone del carceriere (Jacques Prévert-Carlo Credi)
6) La regina (Carlo Credi)

LATO B

7) Signore guardi (Carlo Credi)
8) Vaquità (Carlo Credi)
9) Il Tao (Carlo Credi)
10) Il tempo del vento (Carlo Credi)
11) La tosse (Carlo Credi)
12) Dove correte (Duilio Del Prete)

venerdì 14 gennaio 2011

Ci scrive Gerry dei Brutos a proposito di Torquato e i Quattro....

Tra le persone che si sono iscritte alla mailing list e che seguono il blog ci sono anche alcuni personaggi noti, ed uno di questi è il leader dei Brutos, Gerry Bruno....ai Brutos, uno dei più noti gruppi musicali torinesi, dedicheremo un post speciale tra qualche giorno.
Gerry ci ha scritto oggi, a proposito del gruppo di cui si parlava nel post di ieri, Torquato e i Quattro....ecco la sua mail:

Ciao Vito,
come sempre...OTTIMO LAVORO!
Questa volta però...ancora di più...perchè con la musica e le immagini di "Torquato e i 4" mi hai fatto tornare indietro di ben 53 anni quando, a quell'epoca per sbarcare il lunario e per una grande passione che mi coinvolgeva sino alle viscere, con altri tre "disgraziati" come me, si girava per il nord Italia in cerca di scritture con il nostro numero di Rock'n'Roll ballato e cantato dal nostro solista (che in realtà all'epoca lavorava ufficialmente alla Centrale del Latte di Torino) Nick Ambros, al secolo Nicola Ambrosacchio. Le foto allegate ti mostrano una delle nostre tante esibizioni al
"Roof Garden" di Alassio (Bar-Pasticceria della famiglia Berrino, uno dei quali padre delle mitica Luisella di Radio Montecarlo) che, in quella occasione ci vedeva accompagnati proprio da loro..i Torquato...Ma non solo. Come vedi, vista la somiglianza fra me, il cantante e Jerry Lewis, io e Mauro, il bassista, eravamo diventati amici anche fuori dal "lavoro" per cui durante i lunghi pomeriggi di sole si andava molto spesso insieme a prendere la tintarella.
Poi, di sera, all'aperto si prendeva anche quella chiamata "Tintarella di Luna"!!! (Sob!).
Ti mando questo documento nella speranza che ti faccia piacere (nella continuità della nostra lunga chiacchierata iniziata qualche tempo fa e mai finita) il sapere che hai un amico che ti stima, non solo per il lavoro che  diligentemente porti avanti con così tanto amore ma che, malgrado la tua "giovane età", tu riesca a capirlo e spiegarlo così bene sino in fondo. Per questo, e anche per altre ragioni, continuerò a seguirti e donarti elementi utili, e a volte anche piacevoli, per le tue ricerche, affinché anche tu possa vivere in qualche modo attraverso quelle foto quegli anni fantastici ma, ahimè!...irripetibili.
A presto con altre emozioni,
ciao


Gerry B.

giovedì 13 gennaio 2011

Torquato e i Quattro - Ep (1961)

 










Mentre in Italia erano rimasti relegati al ruolo di complesso musicale da balera, con serate in riviera durante l’estate e qualche esibizione nella loro città, Cremona, nei mesi invernali, “Torquato e i Quattro”, grazie ad alcune serate in giro per l’Europa, riuscirono ad ottenere un contratto con la Philips iberica, a stabilirsi quindi in Spagna e ad incidere alcuni 45 giri ed EP dal 1960 al 1963 con la denominazione “Torquato y Los Cuatro”.
Se però vi capita di guardare le copertine dei loro dischi, vedrete che i componenti erano, in effetti, quattro…ma….allora….chi era Torquato?
Torquato era il soprannome che era stato dato dal contrabbassista Mauro Sacchini (e non Sachinni, come si legge in alcuni siti….) al suo strumento; gli altri componenti del complesso erano Giulio Franzini alla batteria, Piero Parodi alla chitarra (omonimo del cantautore genovese) e Giorgio Duchi (Giorgio Palmiro Duchi Arcari, come recita il sito della Siae) alle tastiere.
Duchi era anche l’autore del materiale originale del quartetto, che per lo più proponeva cover (a volte tradotte).

Nell’EP che presentiamo oggi, ad esempio, ‘’Baby night’’ e ‘’Baby in blue jeans’’ sono due rock’n’roll scritti da Duchi, mentre gli altri due brani sono cover di Celentano, “Ribelle” (che è “Il ribelle”, in cui sull'etichetta scompare, chissà perchè, il nome dell'autore del testo Gian Carlo Testoni) e “Enloquecì por ti” (cioè “Impazzivo per te”), l’unica canzone non in italiano; non è indicato il nome dell’autore del testo spagnolo.
Un’occasione per riscoprire uno dei tanti complessi, nati in quegli anni con il rock’n’roll, e che sono poi scomparsi dopo pochi anni.

1) Baby in “blue jeans” (Giorgio Duchi)
2) Enloquecì por ti (Impazzivo per te) (Miki Del Prete-Adriano Celentano)
3) Baby night (Giorgio Duchi)
4) Ribelle (Gian Carlo Testoni-Adriano Celentano)

mercoledì 12 gennaio 2011

Vasso Ovale - Innamorati/Oasi (1979)

 











Oggi pomeriggio mi vedrò con Vasso Ovale per realizzare un'intervista, a casa sua (in un paese fuori Torino)…per cui ho pensato di dedicargli un post, questo, con l’ultimo 45 giri che ha pubblicato prima di ritirarsi, inciso per la Kansas, altra etichetta torinese.
In realtà la Kansas era nata a Milano, fondata da Domenico Seren Gay, attore dialettale, cantante, paroliere e compositore torinese, e da Miki Del Prete del Clan Celentano (che, per i primi anni, distribuì l’etichetta).
Quando Del Prete si ritirò dalla società, Seren Gay trasferì, dopo pochi anni, la sede della Kansas a Torino, in Galleria Subalpina (dove già avevano sede le sue edizioni musicali), e continuò l’attività per una decina d’anni, affidandosi per la distribuzione prima alla Ricordi e poi alla Phonogram.
Domenico Seren Gay, personaggio alquanto eclettico, è stato anche autore di un’importante “Storia del teatro dialettale piemontese”, pubblicata nel 1971, ed attore in alcuni film tra cui alcuni con Celentano: forse molti di voi lo ricordano in “Geppo il folle”, quando insieme ad Alberto Carisch (che, ma guarda un po’, interpreta un editore musicale…), recita nella parte del paroliere che si reca da Geppo/Celentano per convincerlo ad incidere una loro canzone….essendo disposto a cambiare ogni parola del testo che non piaccia al cantante pur di fargliela incidere (…e chissà quanto di vero ha messo nel personaggio!).
Ma torniamo ad Ovale, visto che di Seren Gay avremo altre occasioni per parlare.

“Innamorati” è una canzone melodica, niente di che, già vecchia all’epoca della sua uscita; l’etichetta del disco cita come autori “Serengay-Ovale-Zauli”; consultando il sito Siae scopriamo che l’Ovale autore della canzone non è Vasso, ma il padre Achille, noto direttore d'orchestra, e che i Seren Gay sono in realtà due,  Domenico autore della musica (con il maestro Achille Ovale).e suo fratello Giorgio autore del testo (con Franco Zauli) .
“Oasi” ha, per lo meno,una melodia più interessante, che ad un certo punto cita anche il sirtaki, il celebre ballo nazionale della Grecia; anch’essa in Siae è firmata per il testo da Franco Zauli e Giorgio Seren Gay, mentre per la musica da Achille Ovale e Domenico Seren Gay…ma sull’etichetta, chissà perché, il nome di Zauli scompare.
Manca nel disco ogni indicazione su chi abbia arrangiato le canzoni e sui musicisti che vi hanno suonato.

1) Innamorati (G. Seren Gay-F. Zauli-A. Ovale-D. Seren Gay)
2) Oasi (G. Seren Gay-F. Zauli-A. Ovale-D. Seren Gay)

martedì 11 gennaio 2011

Nanni Svampa - Si Può Morire/Il mio funerale (1964)













In corso Unione Sovietica c’era, negli anni ’60, un locale di cabaret che si chiamava “Los Amigos”: nel 1965 la parte del leone come numero di esibizioni in questo locale la fecero i Gufi, che proprio in quell’anno avevano anche debuttato sia discograficamente che in televisione.
Tutti e quattro avevano però alle spalle già varie attività nel mondo musicale, ad esempio Patruno come jazzista e Svampa come cantautore.
Tra i 45 giri che quest’ultimo aveva pubblicato vi è anche quello oggetto di questo post, che contiene due brani, “Si può morire” e “Il mio funerale”.
La prima canzone, scritta da Svampa ed arrangiata da Marcello Minerbi dei Los Marcellos Ferial (lo stesso Minerbi che troveremo anni dopo come arrangiatore di Claudio Lolli) è una ballata, ripresa in seguito anche dai Gufi, densa di riferimenti all’attualità storico-politico dell’epoca: e se “Si può morire facendo il presidente” è intuibile ancora oggi che si riferisca a John Kennedy, forse non sono più così immediati i riferimenti a Marcinelle (“Si può morire scavando una miniera”) o a Dag Hammarskjöld (“Si può morire attraversando il Congo”).
La canzone sul lato B era già stata incisa un paio d’anni prima dai Peos, gruppo lombardo ora dimenticato, che era composto da Enrico Amodio alla voce, Giampiero “Peo” Borella (che dava il nome al gruppo) al basso, Antonio Recchia alla batteria, Roberto Di Matteo al pianoforte e Lorenzo Longhini al sax e al flauto; e proprio Di Matteo e Borella sono gli autori della canzone, arrangiata dal Maestro Franco Cassano.

1) Si può morire (Nanni Svampa)
2) Il mio funerale (Roberto Di Matteo-Giampiero Borella)

sabato 8 gennaio 2011

I Campanino - Telstar/I got no money (1963)












Tra i complessi che suonano nei molti locali torinesi tra la fine degli anni '50 e i primi anni '60 ci sono i  napoletani Campanino: l'11 aprile 1960 suonano addirittura al Teatro Alfieri, aprendo lo spettacolo di Domenico Modugno con Wanna Ibba ed altri artisti.
All'inizio del 1963 incidono, anche loro, "Telstar", brano strumentale che quell'anno ha avuto innumerevoli versioni (a partire da quella dei Tornados, che ha scalato le classifiche di mezzo mondo, se non di tutto....).
Dopo i primi 45 giri ed EP incisi per la Jolly,il gruppo dei fratelli Franco e Luigi Campanino (figli di Mino Campanino, collaboratore di Sergio Bruni ed Aurelio Fierro) era passato alla Sahara per poi approdare, nel 1962, alla Galleria del Corso, la nuova etichetta fondata da Teddy Reno e diretta da Mimma Gaspari (che ha raccontato le vicende della casa discografica nei primi capitoli del suo bel "Penso che un mondo così non ritorni mai più").
Questo è il secondo disco per la Galleria del Corso (che aveva la sua sede, ma guarda un po', proprio in Galleria del Corso a Milano), la data impressa sul vinile è 18 gennaio 1963, la cosa particolare è che in copertina sono presenti solo i due fratelli Franco e Luigi, e mancano del tutto gli altri tre componenti, che dovrebbero essere, in quel periodo, Aldo Sassone alle chitarre, Ugo Fiorenzano alla batteria ed Alvaro Vicencio al sax, oltre naturalmente a Franco al basso e alla voce e a Luigi alle tastiere.
Di "Telstar" si sa già tutto.....mentre il lato B, "I got no money" è un brano ritmato il cui titolo è, in pratica, tutto il testo, ed era stato inciso anche da Bruno De Filippi nel suo disco dal vivo al Santa Tecla; chi volesse ascoltare la versione di Carl Holmes & The Commanders la può trovare qui .
In seguito i Campanino cambieranno formazione, vi entreranno anche Claudio Mattone ed Alberto Radius, e per un certo periodo, quando si avvicineranno al beat e Luigi si assenterà per il servizio militare, cambieranno anche il nome diventando i "Big Ben's".
I due fratelli Campanino sono ancora in attività nel mondo musicale: Franco è autore di molte colonne sonore, mentre Luigi ha messo a frutto gli studi al Conservatorio diventando direttore d'orchestra di musica lirica.....sarebbe interessante un'intervista a Franco e Luigi per ricostruire le lontane vicende di quegli anni, penso proprio che qualcuno dovrebbe pensarci....!

1) Telstar (Joe Meek)
2) I got no money (Millinder-Glover-Mundy)

venerdì 7 gennaio 2011

Grazia Vitale - Torna/La mia stagione (1975)













Se il post di oggi fosse una trasmissione di Carlo Lucarelli, comincerebbe più o meno così....: questa è una storia della Torino dei primi anni ’70.
I miei genitori, pensando che io sia portato per la musica, decidono di mandarmi a lezione di chitarra, e scelgono un maestro che dà lezioni in casa nelle vicinanze, in via Drovetti: si chiama Adriano De Grandis; da lui vedo, per la prima volta, un pianoforte a coda, un contrabbasso, una chitarra elettrica….in breve inizio ad imparare un po’ di teoria musicale, a leggere le note solfeggiandole ed anche a strimpellare i primi accordi.
Ogni tanto passa da lì un suo ex-allievo, pare che abbia avuto un certo successo qualche anno prima, ora è un po’ fermo (ma anni dopo, cambiando genere, riavrà nuovamente qualche disco in hit parade): si chiama Umberto Napolitano (nessuna parentela con il presidente), come cantante è conosciuto con il solo nome di battesimo….ma questa è un’altra storia (e un altro post).
Torniamo a noi….all’inizio e al termine delle lezioni, il De Grandis ha l’abitudine di far suonare qualche canzone insieme agli allievi: c’è una ragazza che prende lezioni di canto da lui, si chiama Grazia Sanvitale…a volte quindi il maestro si mette al pianoforte, io alla chitarra e Grazia canta una o due canzoni.
Pur essendo io ancora un bimbo (ho 9 anni, lei 14), parlo un po’ di musica, e scopro che canta con un complesso che si chiama “Le Forme Aldeidi”, un nome che mi rimarrà impresso per anni, senza capire che cosa significhi.
Ora, anni dopo, ho provato a cercare qualche notizia nell’archivio della Stampa, ed ho trovato parecchie esibizioni di “Grazia e le Forme Aldeidi” in vari locali della città…ma torniamo al 1973.
Mi ricordo che conosco anche il chitarrista del gruppo, ora non ricordo più il nome, ma mi pare bravo con la chitarra elettrica, molto veloce…..passa il tempo, e qualche mese dopo Grazia ci comunica che parteciperà al Festival di Castrocaro…..siamo nel settembre del 1975.
Ebbene….partecipa cantando una canzone di Suzi Quatro e vince….da lì ha un contratto con la Philips (che le accorcia il cognome, chissà perché….) e partecipa alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia, gareggiando per la Gondola d’Argento, che vince con “Torna”, canzone scritta da Cristiano Minellono e Renato Brioschi (sì, proprio Renato dei Profeti); gli arrangiamenti sono curati dal maestro Pinuccio Pirazzoli.
Come potete vedere sulla copertina, Grazia mi firmò l’autografo nel mese di novembre: infatti continuò a prendere lezioni di canto dal maestro De Grandis anche in seguito.
La sua carriera ha una battuta d’arresto qualche mese dopo: a gennaio del 1976, poco prima di iniziare un giro di serate, viene rubato il furgone del gruppo, con gli strumenti (il valore è 15 milioni dell’epoca)….quest’episodio me lo ricordavo, ma non sapevo della lettera a Specchio dei Tempi (trovata anch’essa nell’archivio della Stampa).
Poi capita che, avendo io iniziato le medie ed avendo di più da studiare, ed inoltre affrontando una fase di “rigetto” (….chiamiamolo così) verso i metodi del maestro (ho iniziato ad ascoltare la musica rock….) insisto con i miei per smettere di andare a lezione: siamo a dicembre del 1976 (oggi, col senno di poi, rimpiango di aver smesso: avrei potuto migliorare la tecnica, studiando ed applicandomi ancora per qualche anno…).
Così perdo di vista anche Grazia: so che nel 1977 ha inciso un altro 45 giri (ma di questo ha giù parlato il mio amico Vampiro nel suo blog ).
Ascoltando ora le due canzoni del suo primo 45 giri, che cosa posso dire? Grazia a Castrocaro aveva portato una canzone di Suzi Quatro, ed era la cantante di un gruppo (mi viene in mente Silvana Aliotta dei Circus 2000), quindi forse una canzone così melodica come “Torna” non era propriamente nelle sue corde….se la Philips avesse magari puntato su tutto il gruppo, con un repertorio un po’ più moderno, chissà, magari il successo sarebbe anche potuto arrivare….quelli erano anni in cui Torino sembrava produrre molte cantanti , nessuna però con un successo, se non sporadico: a partire dal 1970 abbiamo Graziella Ciaiolo, Laura Franchini, Antonella Bellan ed anche Rosangela Scalabrino che vive a Torino da anni e che forse qualcuno ricorderà come vincitrice di Sanremo nel 1975 con il nome d’arte “Gilda”….oltre, appunto, a Grazia.
Tramite internet, qualche mese fa, ho scoperto che non vive più a Torino, ma a Firenze: chissà se canta ancora, magari per hobby, in qualche locale fiorentino?


1) Torna (Cristiano Minellono-Renato Brioschi)
2) La mia stagione (Cristiano Minellono-Renato Brioschi)

giovedì 6 gennaio 2011

BEATi voi! n.6

....visto che nel post precedente abbiamo parlato di una cantante tardo-beat, con l'occasione ne approfittiamo per segnalarvi che, tra pochi giorni, verrà pubblicato "BEATi voi! n.6 ", il volume-periodico curato dalla Beat Boutique '67 di Alessio Marino.
Alessio è, senza ombra di smentita, il massimo conoscitore del beat italiano, e la Beat Boutique '67 (che ha la sua sede a Viguzzolo, in provincia di Alessandria) è la sua creatura; non solo un archivio, ma un vero e proprio Centro Studi, chiuso al pubblico ma aperto agli ex-musicisti ed agli studiosi di musica beat italiana.
Inoltre Alessio pubblica, periodicamente, i volumi della serie "BEATi voi!", in cui raccoglie (ultimamente in collaborazione con Massimiliano Bruno, altro esperto) interviste, dati, discografie sui gruppi e sui solisti beat italiani.
In questo sesto volume troverete, tra l'altro, interviste agli Scooters, ai Chiodi, a Paolo Siani (J Plep, Nuova Idea, Equipe 84 e molti altri...), Nino Smeraldi delle Orme e tanti altri; maggiori notizie sul volume le potete trovare qui, mentre invece per chiarirsi le idee sugli scopi e gli obiettivi della Beat Boutique '67 potete consultare l'home page .
E adesso.....aspettiamo il volume 7!


Gina Gey - Due occhi fra noi/Qualcosa di blu (1967)













Chi è Gina Gey? Quando sono venuto in possesso del 45 giri oggetto del post di oggi me lo sono chiesto, ed ho iniziato a sfogliare tutte le riviste musicali degli anni '60 che ho, da "Big" a "Ciao amici", da "Sorrisi e canzoni" a "Giovani".....ma niente: venivo sommerso da Patty Pravo, da Caterina Caselli, persino da Niky e Ivana Borgia.....ma nulla su Gina Gey.
Anche nel libro pubblicato dalla Coniglio lo scorso anno, "Le ragazze dei capelloni" di Franco Brizi, di Gina Gey non c'è traccia: e lo capisco, in effetti pare aver inciso un solo disco, questo....almeno con questo pseudonimo (e tra poco saprete perché uso questa parola).
Io non mi arrendo, però.....ed ho deciso di indagare, anche se vi anticipo che ancora non so chi sia questa Gina Gey.
Ma andiamo con ordine......il disco, come potete vedere dalla copertina, è stato pubblicato dalla DKF Folklore, un'altra  casa discografica torinese, che aveva sede in via Pietro Micca 17.....se per caso ci passate, vedrete che è un normalissimo condominio.
Felice Ruggiero (che tutti conoscono come Happy, dai tempi in cui suonava nei Fauni alla fine degli anni '50), il titolare dell'etichetta, da me intervistato poco più di un anno fa, mi ha spiegato che lì c'era la sede e gli uffici, ma che le registrazioni dei dischi venivano effettuate a qualche isolato da lì, in via Bertola 34, in quelli che erano gli studi della Fonit-Cetra....questo, almeno, negli anni '60 perchè poi Ruggiero decise di aprire anche uno studio di registrazione, il Format (che molti di voi conosceranno perché vi ha registrato i suoi primi due album Paolo Conte).
Ovviamente gli ho chiesto notizie su Gina Gey (mi ero portato anche il 45 giri dietro, insieme ad altri...): mi ha detto che, al contrario degli altri dischi pubblicati, questa era una produzione esterna, nel senso che qualcuno (ma non si ricordava chi....) gli aveva portato le due canzoni già incise.
La cosa di cui era sicuro, però, era che ''Gina Gey'' fosse uno pseudonimo: si ricordava inoltre che doveva essere torinese.
Apro una parentesi: la DKF aveva anche altri artisti che pubblicava con l'uso di pseudonimi: prima o poi farò qualche post su una tale Silva Grissi, che molti conoscono come componente, negli anni '70, di un bravo gruppo di rock progressivo con il suo vero nome....(e magari, chissà, anche questa Gina Gey ha poi usato in seguito il suo vero nome o magari uno pseudonimo).
Ma non mi sono fermato: sull'etichetta ho visto i nomi degli autori di ''Due occhi fra noi'', Dunn e Valgiust....allora ho cercato nel sito della Siae il deposito della canzone, ed ho trovato Gilberto Valgiusti come autore della musica, mentre l'autore del testo non era evidenziato (la dicitura è ''Avente diritto non amministrato", tipica di chi era iscritto ma poi, per vari motivi, ha fatto decadere l'iscrizione, magari non pagando la quota annuale).
A questo punto ho cercato nelle "Pagine bianche", scoprendo che in Italia esistono due Gilberto Valgiusti registrati, uno abitante a Forlimpopoli ed uno in provincia a Pistoia....ed è proprio quest'ultimo l'autore della canzone!
Persona molto disponibile, che tuttora suona in giro per la Toscana, mi ha raccontato che, in quel periodo, si trovava a Torino, città in cui stava studiando pianoforte al Conservatorio.....suonava inoltre in un complesso, che si chiamava "I Cinque Toscani", e componeva canzoni, su cui poi un'autrice di testi milanese, Bruna Giorgini, scriveva i testi....tra cui "Due occhi fra noi" (Dunn è il cognome del marito della signora Giorgini, che all'epoca era un medico, e lei l'aveva usato per firmarsi).
Mi ha poi detto che era questa Bruna Giorgini che conosceva Gina Gey, mi ha confermato che si trattava di uno pseudonimo e che era torinese....purtroppo lui da una quindicina d'anni non è più in contatto con la Giorgini, e non avendo più il telefono non sa come rintracciarla: si ricorda che aveva una sorella, Maretta Giorgini, segretaria delle edizioni musicali Alfiere.
Ora sto cercando di individuare questa signora, per capire finalmente chi sia Gina Gey.....un'ultima cosa: quando il quotidiano "La Stampa" ha messo in rete tutto il suo archivio, tra le mille e mille ricerche che ho fatto c'è anche quella su questa cantante, ed ho trovato una recensione di questo 45 giri e varie sue esibizioni in locali torinesi nel biennio 1967-1968....tra cui una al "Garden Danze" proprio la stessa sera (25 gennaio 1968) in cui al Piper (parlo del "nostro" Piper, non di quello in via Tagliamento....) suonavano le mitiche "Le Stelle di Mario Schifano".....chissà chi ha fatto più pubblico!!!
Passando, finalmente, alle canzoni...."Due occhi fra noi" è una canzone che mi piace molto, un Rhythm 'n' Blues con i fiati in sottofondo, peccato non conoscere i nomi dei musicisti...ed anche Gina Gey dimostra di avere una voce tutto sommato adatta al brano e certamente non peggiore di quella di altre cantanti che hanno inciso persino uno o due 33 giri (come Niky, Dominga o Barbara Lory).
"Qualcosa di blu", canzone più lenta, dovrebbe essere una cover, vista la firma McDaniels, ma non so, ahimè, dirvi di cosa.....se qualcuno per caso lo sapesse me lo faccia sapere; il testo italiano è di Renato Scala.

1) Due occhi fra noi (testo di Bruna Giorgini Dunn; musica di Gilberto Valgiusti)
2) Qualcosa di blu (testo di Renato Scala; musica di McDaniels)

mercoledì 5 gennaio 2011

Adriano Pappalardo - Mi basta così (1975)














Il terzo album di Adriano Pappalardo, al contrario dei primi due, non è mai stato ristampato in CD; Si tratta del disco che segna il suo passaggio dalla Numero Uno alla RCA Italiana, il che significa anche un certo distacco dall'ìinflusso di Mogol-Battisti, che avevano seguito il cantante leccese all'inizio della carriera discografica.
La title track ed altri due brani sono scritti da Bruno Tavernese, l'autore che qualche anno dopo scriverà la canzone più nota di Pappalardo, e cioè "Ricominciamo".
Sono anche da ricordare tre cover: la prima, "Ai miei figli che dirò", è la versione in italiano di "Knockin' on heaven's door" di Bob Dylan (e non dei Guns N' Roses, come ho sentito affermare anni fa da qualcuno...) con il testo curato da Amerigo Paolo Cassella, "Dolcemente", cover di "Love me tender", il celebre successo di Elvis Presley adattato da Mario Panzeri, e "Il suono del silenzio", traduzione effettuata da Bruno Lauzi di "The sound of silence" di Paul Simon, che probabilmente era stata preparata da Lauzi per il suo 33 giri dedicato al cantautore americano e poi non era stata inclusa (.....apro una parentesi: su Lauzi, prossimamente, ho intenzione di realizzare alcuni post, spero interessanti).
Particolare è "No signori", l'unica canzone di cui Pappalardo è coautore, con un ritmo indiavolato nella strofa, scandito da batteria e basso.
Tra i musicisti che suonano nel disco sono da citare Luciano Ciccaglioni e Roberto Rosati alle chitarre, Adriano Giordanella alle percussioni ed Edda Dell'Orso, nota soprattutto per le sue partecipazioni alle colonne sonore di Morricone, alla voce in "Dolcemente" e "Non si può".
Dopo quest'album Pappalardo inciderà ancora album interessanti, in particolare "Immersione" e "Oh!Era ora", poi....il vuoto, dal punto di vista musicale, qualche apparizione cinematografica e, infine, "L'isola dei famosi".....dopo essere partiti da Lucio Battisti.
Penso proprio che si adatti alla perfezione il detto "Dalle stelle alle stalle"......


LATO A

1) Mi basta così (testo di Luigi Albertelli; musica di Bruno Tavernese)
2) Ai miei figli che dirò (testo di Amerigo Paolo Cassella; musica di Bob Dylan)
3) No signori! (testo di Alberto Salerno; musica di Adriano Pappalardo e Claudio Fabi)
4) Dolcemente (testo di Mario Panzeri; musica di Vera Matson)

LATO B

1) Non si può (testo di Luigi Albertelli; musica di Bruno Tavernese)
2) Schik-na-na Schik-na-ue (testo di Luigi Albertelli; musica di Bruno Tavernese)
3) Il suono del silenzio (testo di Bruno Lauzi; musica di Paul Simon)

Ricordando...Norma Bruni

Il 3 gennaio è stata la ricorrenza del quarantesimo anniversario della scomparsa di Norma Bruni, brava cantante che aveva avuto il suo momento di notorietà tra la fine degli anni '30 e i primi anni '40, per poi finire (come molti artisti di quel periodo identificati, nel dopoguerra, con il regime e quindi messi da parte troppo in fretta) nel dimenticatoio.
Ma i dischi incisi all'epoca sono rimasti, ed alla fine, anche a distanza di anni, riescono ad affascinare qualche giovane di oggi: ad esempio Manuel Carrera, che è uno dei collaboratori del sito sul Trio Lescano (che trovate a destra tra i siti che seguo)....proprio Manuel ha ricordato Norma Bruni, in un interessante articolo che, se avete voglia, potete leggere qui.
E, già che ci sono, vi consiglio la pagina su Norma Bruni curata dal mio amico Max Baldino sul suo sito "Il Discobolo" (anche questo lo trovate a destra), questa,
Buona lettura!

martedì 4 gennaio 2011

Camaleunti - Cecilia ti amavo/Me ne ritorno a Gassino (1990)














No, non ho sbagliato a scrivere: questi NON sono i Camaleonti di Livio Macchia e Tonino Cripezzi in un rarissimo 45 giri, ma sono proprio Camaleunti con la U.....uno dei gruppi storici del rock demenziale italiano; nel 2007 il periodico musicale "XL" li ha inseriti, con gli Skiantos, gli Squallor, Latte e i suoi derivati, Elio e le Storie Tese e (ultimi ma non ultimi....) i Powerillusi tra i gruppi fondamentali del demenziale italiano.
Questo è il loro unico disco a 45 giri, su etichetta Dracma: prima di dedicarsi esclusivamente a metal e al punk dei vari "Linea 77", "Elektradrive", "Medusa" ed affini la "Dracma Records" aveva pubblicato anche dischi di alti generi, come il demenziale di Marco Carena e di Marco Giecson & i Camaleunti, da questo disco in poi solo con il nome abbreviato.
"Cecilia ti amavo" è un terzinato, e nel 1990 partecipò al primo Festival di Sanscemo, classificandosi al secondo posto (proprio dietro a Carena); "Me ne ritorno a Gassino" è qui in una registrazione diversa rispetto a quella contenuta in "L'importante è partecipare" (il debutto del gruppo).
In copertina, nei panni di Cecilia, vi è un amico dei Camaleunti, Nico Bono.
Anche se sull'etichetta vi sono le firme di Valerio Gualandi come autore dei testi e di Roberto Padovan come autore delle musiche, gli autori delle canzoni sono gli stessi Camaleunti, i quali però, non essendo iscritti alla Siae, si rivolsero per il deposito ai due titolari (all'epoca) della Dracma, ben contenti di accontentare il gruppo per questa richiesta.
L'anno successivo i Camaleunti vinsero, a pari merito con i Powerillusi, il Festival di Sanscemo con l'esilarante "Giapponesi Giapponesi", a cui seguì la pubblciazione dell'album "Mario": poteva essere l'inizio di una folgorante carriera ed invece, un anno dopo, il gruppo già non esisteva più.
Chissà....se fossero nati a Milano, invece che a Torino, forse i Camaleunti sarebbero al posto di Elio e le Storie Tese...e invece ora fanno gli odontotecnici e gli impiegati sotto la Mole.....sic transit gloria mundi!

1) Cecilia ti amavo (V. Gualandi - R. Padovan)
2) Me ne ritorno a Gassino (V. Gualandi - R. Padovan)

lunedì 3 gennaio 2011

Enrico Riccardi - Parapapà (1980)










 



Il secondo album di cui parliamo nel negozio di Euterpe, dopo quello di Daiano di qualche giorno fa, è un 33 giri che possiamo definire "bizzarro", già a partire dal titolo: "Parapapà".
Tutti (o quasi....) conoscono Enrico Riccardi come autore, spesso in coppia con Luigi Albertelli, di canzoni storiche come "Zingara", "Io mi fermo qui", tutte quelle del primo periodo di Drupi (da "Vado via" a "Sambariò", da "Piccola e fragile" a "Sereno è"), "Uappa" per Mina....ma Riccardi, piemontese di Tortona (città in provincia di Alessandria dove è nato il 7 marzo 1934) ha inciso anche quest'album come cantautore, prodotto da Roberto Dané, che si discosta notevolmente dal suo stile come autore, per le musiche ma soprattutto per i testi, che percorrono una via umoristica e satirica.
A dire il vero già tre anni prima, nel 1977, Riccardi aveva scritto una celeberrima canzone per Mina, che la incluse nel suo "Mina con bigné": si tratta di "Ma che bontà", in cui la Tigre di Cremona nel testo assaggia una serie di piatti cercando di riconoscerne gli ingredienti e mettendo in luce, nel finale, tutta la sua ignoranza gastronomica....almeno secondo l'estro di Riccardi, che qui la reinterpreta.
Tra le altre canzoni, da citare "Il pistolino", il cui tema è evidente sin dal titolo, "Marlene Dietrich", storia di un innamoramento per una cantante bellissima da night, che poi si scopre essere un travestito, per la precisione il commesso della ditta dove lavora il protagonista (il tema, evidentemente, andava di moda in quegli anni, con esiti alterni dal punto di vista artistico, che andavano da "Sbattiamoci" di Zero ad "Avventura con un travestito di Califano....), "Che bestia" e l'ultima,  "La televisione", in cui il coro intona il ritornello "La televisione rincoglionisce tutta la nazione".
Enrico Riccardi....un profeta??

LATO A

1) Hawai Hawai
2) Tandem
3) Marlene Dietrich
4) Sospiro d'amore
5) Il pistolino

LATO B

6) Napoli
7) Che bestia
8) Giro di blues
9) Ma che bontà
10) La televisione

sabato 1 gennaio 2011

Fiorella Bini - EP Emanuela Records (1960)














Per il primo post di questo nuovo anno avevo alcune scelte a disposizione....alla fine ha vinto questo EP di Fiorella Bini, inciso nel 1960 per l'Emanuela Records.
Nel post sugli Arti e Mestieri avevo accennato ad alcune case discografiche torinesi attive tra la fine degli anni '70 ed i primi anni '80; vent'anni prima, oltre al colosso Cetra, a Torino vi erano alcune piccole etichette, e l'Emanuela, nata nel 1959 ed attiva per circa tre anni, era tra queste.
Gerry dei Brutos, intervistato da Vito Vita per "Musica leggera", ha raccontato che la casa discografica era stata fondata da un industriale, Emanuel, che aveva brevettato un tipo di ponteggio meccanico, tutt'ora usato nelle carrozzerie; la sede era in piazza Castello 51, ma vi era anche un ufficio a Milano, in Galleria del Corso 2.
I vecchi numeri di "Musica e dischi" ci forniscono ulteriori informazioni: l'Emanuela aveva aperto anche nel 1961 un negozio di dischi in via Lagrange a Torino; dopo aver cessato l'attività discografica nel 1962 era però continuata quella delle edizioni musicali, in una nuova sede in corso Unione Sovietica 28, sempre a Torino.
Oltre ai citati Brutos, per l'Emanuela Records incisero, tra gli altri artisti, Nella Colombo, il gruppo Poker di Voci, il Quartetto Hohner, Arrigo Amadesi, Henry Ferraris e Fiorella Bini, a cui è dedicato questo post.
La Bini, che si chiamava in realtà Fiorella Cherubini, era la figlia di Bixio Cherubini, ed era nata a Milano il 2 dicembre del 1933; aveva cantato prima con l'Orchestra di Pippo Barzizza e poi con quella di Angelini, e nel 1955 aveva vinto il concorso "La maschera d'oro". A Sanremo 1957 aveva presentato due brani, ''Estasi'', abbinata a Flo Sandon's e ''Raggio nella nebbia'' con Jula de Palma; tre anni dopo però la sua carriera era già entrata in una fase calante.
Tra gli autori delle canzoni di questo EP vi è Leo Chiosso.

1) Dolcissima (Barone-Giovanni Marabotto)
2) A te (Chiosso-Pellati-Marabotto)
3) Mai più (Barone-Marabotto)
4) Ti aspetterò stanotte (Rovatti-Amadesi)