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sabato 29 settembre 2012

Luisella Guidetti - …e poi domani ancora (1969)










 
L'intervista a Corgnati su "La Stampa"
Abbiamo accennato a Luisella Guidetti quando abbiamo parlato pochi giorni fa dell’album “Torino cronaca” di Mario Piovano: oggi presentiamo il primo dei suoi tre album, “…e poi domani ancora”, che è stato anche il primo 33 giri pubblicato dalla Numero Uno ad ottobre del 1969 (come racconta Corgnati in un’intervista a “La Stampa” del luglio 1969).
La scheda sul disco della Guidetti in "Musica Leggera"
Nel numero 7 di “Musica leggera”, di dicembre 2009, vi è uno speciale dedicato all’etichetta di Mogol e Battisti, con varie interviste (di Michele Neri ad Alessandro Colombini, di Franco Zanetti a Mara Maionchi, di Maurizio Becker ad Antonella Camera, di Luciano Ceri a Patrizio Ihle oltre a due realizzate da me ad Umberto Tozzi e a Franco Daldello) ed una serie di schede scritte da Michele Neri, Christian Calabrese e da me sui dischi più importanti della casa discografica: tra gli altri io ho preparato quella sul disco della Guidetti.
Nata nel 1949, la cantante inizia l'attività nel 1965, a sedici anni: proprio in quell'anno infatti, a dicembre, il suo nome compare per la prima volta su "La Stampa" come 
La Stampa 16 dicembre 1965 pag.4
cantante, in un'esibizione alla sala danze Gaudio (insieme con altri due cantanti sconosciuti, tali Elio Grassidonio ed Ezio Gugliermetti), e negli anni successivi si succedono le sue apparizioni in vari locali cittadini e in festival.
A partire da marzo 1969 inizia la sua collaborazione con Mario Piovano, e pochi mesi dopo a luglio la Guidetti viene scoperta da Maurizio Corgnati, regista e all’epoca ancora marito di Milva, che diventa il suo produttore; a settembre “La Stampa” registra la sua partecipazione alla Festa dell’Uva di Caluso, insieme ad un'altra ragazza scoperta da Corgnati, Graziella Ciaiolo (di cui abbiamo presentato due anni fa un suo album).
Luisella Guidetti e Graziella Ciaiolo su "La Stampa"
Prima della fine dell’anno viene pubblicato il suo 33 giri “…e poi domani ancora”, prodotto da Maurizio Corgnati e da Alessandro Colombini, così recita la copertina: in realtà, come ha raccontato Colombini a Michele Neri, il disco venne portato all’etichetta già registrato, e Colombini inserì solo il nome.
Uno stralcio dell'intervista di Michele Neri a Colombini
In poco tempo, nei trafiletti su “La Stampa”, Luisella viene etichettata come “La cantante della mala torinese”: infatti le tematiche dei testi delle canzoni sono per lo più legate alla descrizione di vicende della malavita cittadina.
Apre il disco “Le balenghe”, che è la storia di una prostituta: per i non piemontesi spieghiamo che il garga (abbreviazione di gargagnano) citato nella canzone altri non è che quello che a Roma si chiama magnaccia, a Milano rocheté e a Napoli ricottaro; e la canzone successiva, “La legge d' la mala”, parla appunto di un garga accusato di omicidio ma scagionato dalla sua protetta.
“Si l'è vera” è un’altra storia di un omicidio in ambienti malavitosi.
Come abbiamo ricordato nel post su “Torino cronaca” di Piovano, “Requiem per 'na fija d'vita”, che è ispirato ad un fatto di cronaca nera che è ricordato a Torino ancora oggi, l’omicidio, rimasto impunito, della prostituta francese Martine Beauregard, uccisa il 18 giugno 1969; rispetto alla versione di Piovano, quella della Guidetti ha un’introduzione recitata che racconta del ritrovamento del cadavere di una prostituta, ed un ulteriore intermezzo parlato verso metà canzone.
“T'ses n'vigliacc” è la storia di una donna condannata per un delitto di gelosia…un chiarimento per i non torinesi: la via Catania di cui si parla nel finale della canzone è la strada che porta al Cimitero Monumentale.
“Balada dij pendù” è un adattamento in piemontese di Luigi Olivero della “Ballata degli impiccati” di François Villon, e non a caso precede “L'rondo' dla forca” (la rotonda della forca), che è la piazza all’incrocio tra corso Regina Margherita, via Cigna, corso principe Eugenio e corso Valdocco in cui venivano impiccati i malviventi, in cui ora vi è il monumento a san Giuseppe Cafasso, a sua volta seguita da “La cà dij maledet”, che chiude questa trilogia sugli impiccati e lascia spazio ad un ultima canzone, “L'valser del pensionà”.
In “L'rondo' dla forca” vi è un errore nei crediti: non è infatti citato il coautore del testo Riccardo Bellato, sostituito da Novelli (che invece non appare nel deposito Siae).
La Guidetti dimostra di avere una voce molto bella, ma soprattutto di avere delle grandi doti di interprete, che avrebbero meritato sicuramente maggior fortuna: sul mondo della mala raccontato nelle canzoni, invece, ormai è totalmente scomparso e sostituito da altre bande ed altri linguaggi.

LATO A

1) Le balenghe (Luciano Marocco- Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La legge d' la mala (Piero Novelli-Mario Piovano)
3) Si l'è vera (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) Requiem per ‘na fija d'vita (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) T'ses n'vigliacc (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) Balada dij pendù (Da Francois Villon) (Luigi Olivero-Mario Piovano)
2) L'rondo' dla forca (Franco Roberto-Riccardo Bellato-Mario Piovano)
3) La cà dij maledet (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) L'valser del pensionà (Piero Novelli-Mario Piovano)

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