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mercoledì 29 agosto 2012

Ugolino - Meno male/La domenica (1969)

 










Quasi un anno fa avevamo presentato il 45 giri di Ugolino con “Ma che bella giornata”, sicuramente la sua canzone più celebre; ad esso seguì il disco che presentiamo oggi, con altri due brani tra i suoi più noti, “Meno male” e “La domenica”.
Mentre il precedente era stato pubblicato dalla RCA Talent, l’etichetta di questo è invece l’RCA Milano.
Entrambe scritte insieme a Pino Cappelletti, le due canzoni riprendono la struttura a filastrocca cantilenante del disco precedente, mentre i testi, come di consueto, ironizzano sul mondo moderno in cui tutto va bene (o così sembra….) e riprendono il discorso di “Ma che bella giornata” applicandolo alla domenica, che è sempre un’altra cosa (“…c’è chi si diverte, c’è chi si riposa…”).
Nei due brani, come mi ha raccontato Ugolino nell’intervista che gli ho fatto un anno fa, suonano i Quelli, e la voce di Franz Di Cioccio è quella che, in “Meno male”, ripete ossessivamente “questo va bene, questo va bene….”.
Detto Mariano arrangia e dirige l’orchestra in entrambi le canzoni.

1) Meno male (Guido Lamberti-Pino Cappelletti)
2) La domenica (Guido Lamberti-Pino Cappelletti)

domenica 26 agosto 2012

Franco Ganci - Vorrei essere Peter Pan/Un segreto tra noi (1970)












A giugno abbiamo dedicato un post ad un disco di Paulin, “Kentucky/Un sabato o l’altro”, pubblicato dalla casa discografica Rex 70, abbastanza misteriosa; in quell’occasione Cesare Borrometi (il gestore del blog Il focolare Radio-TV ) era intervenuto con un commento segnalando un 45 giri di un altro cantante torinese, Franco Ganci, pubblicato anch’esso dalla Rex 70 nel 1970, e finalmente oggi dedichiamo un post a questo disco.
Non ho praticamente nessuna notizia su Franco Ganci: dall’archivio de “La Stampa” si può dedurre che la sua carriera sia stata molto breve, perché le sue esibizioni dal vivo nei locali torinesi avvengono tutte nell’arco di tre anni, dal 1969 al 1971.
La canzone sul lato A, “Vorrei essere Peter Pan”, risulta non presente nell’Archivio Siae, e non ho nessuna informazione sui quattro autori (presumo che Lamorgese sia Guido Lamorgese): è una canzone lenta, con un tappeto orchestrale ed un testo in cui si dice di voler essere come Peter Pan per poter volare sopra la vita, senza pensieri, con una melodia piacevole.
“Un segreto tra noi” è la cover di “The fair is moving on”, successo di Elvis Presley, un lento terzinato; il testo italiano è stato scritto da Patrizia Alò, giornalista romana che, se ricordo bene, scriveva per “Ciao 2001”.
In entrambi i brani gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra sono curati dal Maesro Giulio Libano.

1) Vorrei essere Peter Pan (Serratrice-Nasi-Caprio-Lamorgese)
2) Un segreto tra noi (Patrizia Alò-Guy Fletcher-Douglas Jackson Flett)

giovedì 23 agosto 2012

Bruno Lauzi - Quella gente là (1975)












Da aprile non abbiamo più fatto aggiornamenti alla discografia di Bruno Lauzi, che stiamo lentamente ricostruendo nel blog: riprendiamo oggi con "Quella gente là", che è il terzo album pubblicato dal cantautore nel 1975, a settembre in questo caso (gli altri due, "Genova per noi" e "L'amore sempre", sono già stati trattati nel blog), mentre a dicembre 1974 era stato pubblicato "Lauzi oggi": quattro dischi nel giro di dieci mesi.
Bisogna però precisare che, come sappiamo, "L'amore sempre" riprendeva canzoni del primo repertorio di Lauzi, e la stessa cosa avviene anche per "Quella gente là", come peraltro spiega il cantautore stesso nel retro di copertina del disco (citando ironicamente De André e De Gregori....).
Con il passaggio alla Numero Uno avvenuto nel 1970 Lauzi aveva ottenuto il successo di massa, soprattutto con "Amore caro, amore bello", e dopo qualche anno decise di recuperare le canzoni incise per la CGD e l'Ariston e che erano passate per lo più inosservate (tranne eccezioni come "Il poeta" o "Ritornerai").
I nuovi arrangiamenti sono curati dal Maestro Ruggero Cini, che non si discosta molto dagli originali; alle percussioni vi è il compagno di casa discografica Tony Esposito.
Tutte le canzoni sono scritte da Lauzi, tranne la title track che è una traduzione di “Ces gens là” di Jacques Brel (canzone di cui abbiamo già parlato ricordando l’album di Herbert Pagani “Amicizia”, che ne conteneva una versione curata dal cantautore italosvizzeroisraeliano); tra gli altri brani, interessante la trilogia dedicata alla prostituzione ("Anna la rossa", "L'amore gratis" e soprattutto "La ballata di Innocenza"), di cui abbiamo già parlato nel post su Kabaret n° 2, il disco che conteneva in origine queste canzoni.

LATO A

1) Menica menica (Bruno Lauzi)
2) Vecchio paese (Bruno Lauzi)
3) La banda (Bruno Lauzi)
4) La ballata di Innocenza (Bruno Lauzi)
5) L'amore gratis (Bruno Lauzi)
6) I cargo (Bruno Lauzi)

LATO B

1) Quella gente là (Bruno Lauzi-Jacques Brel)
2) Anna la rossa (Bruno Lauzi)
3) Il casermone (Bruno Lauzi)
4) Ondina (Bruno Lauzi)
5) New York (Bruno Lauzi)
6) Gli acrobati (Bruno Lauzi)

sabato 18 agosto 2012

Edoardo Vianello – Windsurf (1982)












Anche quest’anno ferragosto è passato, e l’estate sta finendo, come cantavano i Righeira. Negli anni ’60, in musica, estate voleva dire Edoardo Vianello: e quindi questo è il momento giusto per parlare di un album torinese del cantautore romano, realizzato nel 1982 e cioè un anno dopo che la sua ex moglie, Wilma Goich, aveva inciso un album simile di cui abbiamo già parlato nel blog, "To Wilma G7" .
I collaboratori dei due dischi sono gli stessi, da Gualtiero Gatto a Valerio Liboni, da Guido Guglielminetti a Roberto Zanaboni, con in più Tore Melillo alla chitarra, il batterista e percussionista Louis Atzori e Cristina Gazzera ai cori con Ketty Saponara, Patrizia Piazzi (di cui tempo fa abbiamo pubblicato il 45 giri ‘’Stallone’’) e Silvana Di Donna: tutti musicisti torinesi, presenti in moltissime produzioni realizzate sotto la mole a cavallo tra gli anni ’70 e i primi anni ’80.
Il disco ripropone alcuni successi del passato di Vianello con alcune canzoni inedite, in realtà non memorabili: “Windsurf”, in cui Vianello ricostituisce l’accoppiata con Carlo Rossi, spensierata e tipicamente estiva, “Cantare”, con il testo di Gianfranco Baldazzi, più riflessiva, e due brani, “Cha cha cha ‘8’” e “Hully gully ‘80” che sono un pretesto per presentare due medley di altri successi degli anni ’60.
Un disco che sembra un preludio a tanti altri album simili realizzati da etichette come la Duck Record e la DVMore.

LATO A

1) Windsurf (Carlo Rossi-Edoardo Vianello)
2) Cha cha cha ’80 (Siamo due eschimesi-Abbronzatissima-Il capello) (Carlo Rossi-Gualtiero Gatto-Edoardo Vianello)
3) O mio Signore (Mogol-Edoardo Vianello)
4) Tremarella (Carlo Rossi-Gregorio Alicata-Edoardo Vianello)
5) Il peperone (Carlo Rossi-Edoardo Vianello)

LATO B

1) Guarda come dondolo (Carlo Rossi-Edoardo Vianello)
2) Pinne, fucile ed occhiali (Carlo Rossi-Edoardo Vianello)
3) Hully gully ’80 (Hully gully in 10-I Watussi-Prendiamo in affitto una barca) (Carlo Rossi-Franco Migliacci-Gualtiero Gatto-Edoardo Vianello)
4) Cantare (Gianfranco Baldazzi-Edoardo Vianello)

lunedì 13 agosto 2012

Giulia Shell - Vorrei, io vorrei/Stasera o mai (1965)












Giulia Shell, pseudonimo di Maria Giulia Valli (nata a Modena nel 1948) fa parte di quella folta schiera di personaggi che negli anni ’60 tentarono di entrare nel mondo dello spettacolo, dapprima come valletta nel programma di Mike Bongiorno "La fiera dei sogni", e poi come cantante, senza però alla fine riuscirci più di tanto e ritornando quindi nell'anonimato dopo qualche anno di attività.
Non si trattava sempre di demeriti in confronto ai colleghi vip, ma spesso di sovraffollamento perché in quel periodo esistevano così tante case discografiche, concorsi, manifestazioni (…nonché tantissimi aspiranti cantanti) che diventava veramente difficile riuscire a farsi notare ed apprezzare dal pubblico
Quello che presentiamo oggi è il suo primo 45 giri della Shell; la canzone sul lato A “Vorrei, io vorrei” è la cover di “I don’t understand” successo del 1962 di Nola York (anche coautrice della canzone), ed è il brano con cui nel 1965 partecipò alla "Caravella dei Successi", celebre manifestazione canora che si teneva a Bari.
“Stasera o mai” è invece una canzone italiana, firmata da Nisa, Pontiack (che non è lo pseudonimo di Guccini (come credono alcuni) ma del Maestro Mansueto De Ponti) e Tamburini, e non risulta il deposito SIAE.
In entrambi i brani l’orchestra è diretta da Tony De Vita.
Questo mese il blog proseguirà, anche se con una cadenza rallentata.

1) Vorrei, io vorrei (Mogol-Vito Pallavicini-Christian Nola York-Glen Stuart)
2) Stasera o mai (Nisa-Pontiack-Tamburini)

martedì 7 agosto 2012

Raf Cristiano - Al pianoforte (1970)












Di Raf Cristiano abbiamo già parlato in questo blog l'anno scorso, presentando un suo EP del 1971; oggi invece ne presentiamo uno dell'anno precedente (la matrice è datata 4 agosto 1970), con quattro brani strumentali, pubblicato come l'altro dalla Sides, acronimo di "Successi Internazionali Dischi Edizioni Spettacoli", casa discografica torinese che nel 1975 vincerà il Festival di Sanremo con "La ragazza del sud" di Gilda.
Il disco si apre con "L'uomo che amo", cioè "The man I love" di George Gershwin (con testo di suo fratello Ira), motivo celeberrimo inciso, tra gli altri, da Billie Holiday, Ella Fitzgerald e Mina.
"On the street where you live", scritta da Alan Jay Lerner per il testo e da Frederick Loewe per la musica, faceva parte della colonna sonora di "My fair lady", ed anche la canzone che apre il lato B, "Somewhere my love", proviene da una colonna sonora, quella del "Dottor Zivago" (e si tratta del celebre "Tema di Lara") di Maurice Jarre.
Chiude il disco "Hasta la vista...señora", successo di Don Marino Barreto Junior scritto da Fiorenzo Fiorentini per il testo e da Angelo Rossi (che si firma come di consueto con lo pseudonimo "Matanzas") per la musica, brano che in Siae è depositato solo come "Hasta la vista".

LATO A

01) L'uomo che amo (Ira Gershwin-George Gershwin)
02) On the street where you live (Alan Jay Lerner-Frederick Loewe)

LATO B

01) Somewhere, my love (Paul Francis Webster-Maurice Jarre)
02) Hasta la vista...señora (Fiorenzo Fiorentini-Angelo Rossi)

venerdì 3 agosto 2012

Raffaella Perruzzi - Cenerentola/Primo giorno di giugno (1972)













La genovese Raffaella Perruzzi è stata una delle due cantanti del quartetto i Protagonisti, nella prima formazione, prima di essere sostituita da Grazia Porcelli; da solista ha inciso solo questo 45 giri per la IT di Micocci, pubblicato a giugno del 1972, con due canzoni scritte da tre cantautori della stessa etichetta, Maurizio Bigio per la musica e Francesco De Gregori ed Edoardo De Angelis per i testi.
De Gregori e De Angelis sono anche i produttori del disco, mentre Bigio lo arrangia.
“Cenerentola” attualizza la favola di Perrault, ed è caratterizzata da una musica allegra ed orecchiabile, mentre “Primo giorno di giugno”, canzone d’amore, ha una musica più lenta.

1) Cenerentola (Edoardo De Angelis-Francesco De Gregori-Maurizio Bigio)
2) Primo giorno di giugno (Edoardo De Angelis-Francesco De Gregori-Maurizio Bigio)

martedì 31 luglio 2012

Umberto Tozzi - Gloria/Mamma Maremma (1980)












Due canzoni tratte dalll’album “Gloria” (in versione spagnola), che conferma il successo europeo del rosso torinese: ogni estate, nel periodo della mia adolescenza, si sapeva che sarebbe arrivata una canzone-tormentone di Tozzi, a partire da “Ti amo” (1977) fino a “Eva (1982), passando per “Tu” (1978), appunto “Gloria” (1979), “Stella stai” (1980) e “Notte rosa” (1981).
Il 1983 fu l’anno di “Nell’aria c’è”, che a me piaceva ancora ma che vendette molto meno rispetto ai precedenti, e che non fu seguita da nessun album, al contrario dei precedenti 45 giri.
E l’anno dopo fu la volta della francamente imbarazzante “Hurrah” (…alla marinara per te bella prigioniera…).
Ma ritorniamo indietro al 1979, e a queste due canzoni, “Gloria” e “Mamma Maremma”, tradotte in spagnolo da Oscar Gomez: sulla prima c’è poco da dire, è famosissima….mentre “Mamma Maremma” fa parte di quei brani di Tozzi meno conosciuti ma validi a volte anche più di quelli famosi.
Su una musica allegra e orecchiabile il testo, frutto evidentemente di ricordi di Bigazzi (“Grosseto è ormai metropoli…”), racconta di una contadina che prende a ben volere questo bimbo che arriva per le vacanze con la famiglia dalla città…la descrizione del treno che va sulla spiaggia si adatta a molti posti di vacanze, non ultima la Riviera di Ponente ligure….una canzone che per tanti motivi mi ha sempre fatto venire in mente la mia adolescenza e le estati a San Bartolomeo al Mare.
La traduzione mi pare tutto sommato fedele allo spirito dell’originale.
Ai cori, così come nella versione originale, Euro Cristiani.

1) Gloria (Oscar Gomez-Giancarlo Bigazzi-Umberto Tozzi)
2) Mamma Maremma (Oscar Gomez-Giancarlo Bigazzi-Umberto Tozzi)


lunedì 30 luglio 2012

AA.VV. - Ospedali & malattie

SERIE “LE GRANDI RACCOLTE PER LA GIOVENTU' “ - VOL. 7

Il blog riapre oggi, dopo qualche giorno di assenza per i motivi che sapete....ed a questo proposito ho pensato di ricominciare con il settimo volume della serie “Le grandi raccolte per la gioventù” (dal celebre slogan delle figurine Panini), raccolte (e non compilation, come si usa oggi) musicali virtuali, compilate in maniera tematica, per la gioventù in quanto si spera che possano essere utili per i più giovani lettori del blog....e, per rimanere in tema con l'assenza, ho pensato di trattare le canzoni che, in un modo o nell'altro, hanno a che fare con gli ospedali e le malattie.
Per chi fosse interessato, comunque: tutto è andato bene, c'erano più di cento calcoli, ed ora sono in convalescenza.












OSPEDALI & MALATTIE

La raccolta si apre con “L'amico” di Giorgio Gaber, tratto dall'album “I borghesi” del 1971, e racconta un dialogo con un amico malato terminale in ospedale; la canzone verrà ripresa anche dal vivo nello spettacolo “Dialogo tra un impiegato e un non so” l'anno successivo.
Gaber è l'unico autore di cui sono presenti due canzoni: l'altra è “Gildo”, successiva di dieci anni, in cui viene descritto il rapporto con un vicino di letto in ospedale.
Fabrizio De André è presente anch'egli come autore con due canzoni, “Un medico” e “Un malato di cuore”, ma di quest'ultima ho inserito la versione di Morgan nella reincisione dell'album “Non al denaro, non all'amore né al cielo”.
Jannacci, con "Natalia" (tratta da uno dei suoi capolavori, "Fotoricordo", del 1979) descrive un episodio di quella che è stata per anni la sua vera professione, il chirurgo, con un'operazione al cuore ad una bambina torinese.
In realtà non tutte le canzoni parlano di malattie in senso letterale: “Malatia” di Peppino Di Capri è, ad esempio, una canzone d'amore.
Pierdavide Carone e Dente sono due rappresentanti della nuova generazione della canzone d'autore, e la canzone di Carone in particolare ha un testo molto azzeccato; i Litfiba e i Prozac + sono due esponenti del rock italiano a cavallo tra gli '80 e i '90.
“No dottore” è uno dei testi di Mogol più particolari, trattando (seppur in maniera velata) di un omicidio, mentre il duetto di Mina e Beppe Grillo “Dottore” ha un elenco di medicinali (un ansiolitico, omeopatico, ecc...) che ben si adatta al tema.
Non poteva mancare “Pigliate 'na pastiglia” di Carosone (canta Napoli, Napoli in farmacia), mentre “Angelo Raffaeele” di Al Bano è l'inno ufficiale dell'ospedale San Raffaele di Milano (quello di don Verzé, per intenderci...).Completano la raccolta l'Equipe 84, la Berté, la Vanoni e Mal (quest'ultimo con una canzone tratta da un album del 1976), mentre la conclusione in chiave comica è affidata a Walter Chiari.

  1) Giorgio Gaber - L'amico (1971)
  2) Peppino Di Capri - Malatia (1958)
  3) Pierdavide Carone - La ballata dell'ospedale (2010)
  4) Equipe 84 - Clinica Fior di Loto SPA (1973)
  5) Enzo Jannacci - Natalia (1979)
  6) Fabrizio De André - Un medico (1971)
  7) Morgan - Un malato di cuore (2005)
  8) Litfiba - Febbre (1986).
  9) Lucio Battisti - No dottore (1976)
10) Mina & Beppe Grillo - Dottore (1996)
11) Giorgio Gaber - Gildo (1981)
12) Ornella Vanoni - Sto male (1973)
13) Renato Carosone - Pigliate 'na pastiglia (1958)
14) Mal - Una malattia (1976)
15) Prozac + - Pastiglie (1996)
16) Loredana Bertè - Quanto costa dottore (1983)
17) Dente - Pastiglie (2003)
18) Al Bano - Angelo Raffaele (2001)
19) Walter Chiari - La strana malattia di Ciccio (1963)

sabato 14 luglio 2012

Mosé - Auxilium/Come ho voluto io (1972)












Prima di parlare di dischi, voglio segnalare a tutti gli amici del blog questa importante raccolta firme (che mi è stata segnalata da Franco Settimo e Valerio D'Angelo) per impedire la chiusura della Discoteca di Stato: invece di effettuare i tagli dove sarebbe opportuno che fossero fatti, si chiude un ente prestigioso e storico che ha raccolto e continua a raccogliere la memoria sonora della nazione...maggiori informazioni in merito, con le modalità per la raccolta firme, le potete trovare qui:

http://www.unita.it/culture/salviamo-la-discoteca-di-stato-firma-l-appello-1.429071

Quello di oggi è l'ultimo post pre-ricovero, e non so dire al momento quando ci sarà il prossimo...come ha scritto Mogol, lo scopriremo solo vivendo. E lo vogliamo dedicare ad uno dei musicisti che nella Torino dei primi anni ’70 animavano le serate nei vari locali cittadini, Nereo Villa, cantante e tastierista del gruppo di rock progressivo “Nicosia & C. Industria Musicale”, fondato da Nuccio Nicosia di cui abbiamo già parlato nel blog qui e qui .
Villa ha anche collaborato con Misterbianco, altro artista già noto agli amici del blog, e proprio inserendo un commento nel tentativo di rintracciare Tony Ranieri Nereo Villa è entrato in contatto con il negozio di Euterpe.
A questo punto è ovvio procedere con la presentazione di un disco di Nereo Villa, inciso nel 1972 usando (chissà perché…) lo pseudonimo “Mosè”.
La canzone sul lato A, “Auxilium”, me la ricordo quando ero bambino: infatti mia madre seguiva, tutti i mercoledì, la trasmissione radiofonica “I Malalingua”, condotta da Luciano Salce e Bice Valori, al cui interno vi era la rubrica “Schif Parade”, dedicata alle canzoni peggiori della settimana.
E ricordo “Auxilium”, presente in molte puntate, peraltro in buona compagnia (a memoria ricordo “Messina” di Roberto Vecchioni, “38 luglio” degli Squallor, “Sugli sugli bane bane” delle Figlie del Vento, “Cara signora” di Selly e “Paleobarattolo” di Renato Zero).
Ascoltando oggi la canzone devo dire che Salce, al di là dell’ironia presente nell’idea della Schif Parade, in questo caso non ci aveva azzeccato: “Auxilium” è infatti un brano con influssi rhyrhm ‘n’ blues, mentre il testo è una richiesta di aiuto per guarire da una malattia d’amore; la voce di Mosè mi ricorda un po’ quella di Pappalardo, seppur meno roca.
La canzone sul retro, “Come ho voluto io”, con il piano e il basso in evidenza, è una canzone d’amore con un testo non banale ed una melodia un po’ battistiana.
Entrambe le canzoni, scritte dallo stesso Villa, sono arrangiate da Massimo Salerno, uno dei due figli di Nisa.

1) Auxilium (Nereo Villa)
2) Come ho voluto io (Nereo Villa)

venerdì 13 luglio 2012

Stefano Rosso - Letto 26/...ci siamo ancora noi (1976)












La prossima settimana sarò ricoverato in ospedale per un piccolo intervento...e quindi ho pensato di fare un post su una canzone nata appunto durante una degenza in ospedale di Stefano Rosso, "Letto 26" (che era il suo letto in ospedale). Nel suo caso l'intervento era una tonsillectomia, nel mio invece si tratta dell'asportazione della cistifelea e dei calcoli che contiene....d'altronde io le tonsille le ho già tolte nel 1971. Chissà che numero di letto mi daranno....
Passando alle canzoni di questo 45 giri, su "Letto 26" c'è poco da dire: è una bella canzone ed è, insieme ad "Una storia disonesta", è il brano più conosciuto di Stefano Rosso.
Mentre "Letto 26" verrà inserita pochi mesi dopo nel primo album del cantautore, il retro "...ci siamo ancora noi" rimarrà invece inedita su LP, ed è una canzone nello stile più meditativo di Stefano Rosso, che racconta di una passeggiata notturna e che nel ritornello diventa una canzone d'amore; sicuramente meno interessante rispetto al lato A.
Stefano Rosso è autore di entrambi i brani, mentre gli arrangiamenti sono curati da Piero Pintucci.
Nel 1978 Stefano Rosso inciderà una versione di "Letto 26" con un nuovo testo nell'album "E allora senti cosa fo"; come bonus track trovate una versione integrale della canzone (che poi sarebbero le due parti unite in sequenza).
Infine un'altra bonus track: la versione del 2001 contenuta nella raccolta "Il meglio"

1) Letto 26
2) ...ci siamo ancora noi
Bonus track: 3) Letto 26 (versione integrale)
                     4) Letto 26 (versione 2001)

mercoledì 11 luglio 2012

Dino Cassio e i Brutos - Uffà, nun me scuccià/Le mele (1971)












Riprendiamo dopo qualche giorno di pausa…questo è un periodo in cui sono occupato da molte cose (e non tutte piacevoli, in verità...) e quindi sto un po’ tralasciando il blog, ma per qualche giorno dovrei farcela ad inserire nuovi post, e comincio con un disco per ricordare un amico che ci ha lasciato.
Come forse sapete, lunedì è morto a Roma Dino Cassio, uno dei componenti dei Brutos dal 1964 (aveva sostituito Giorgio Astore); da alcuni anni era malato e, alla fine di giugno, le sue condizioni si erano aggravate.
Cassio aveva anche una discreta carriera come attore comico: molti lo ricorderanno nei due film da regista di Renzo Arbore, “Il papocchio” del 1980, in cui cantava il celebre brano “Non correre papà”, e “FF.SS” del 1983 in cui, in coppia con Gigi Proietti nella parte di Curtatone, interpretava Montanara, ma aveva anche lavorato spesso con Lino Banfi.
Per ricordarlo, ecco un 45 giri inciso nel 1971, il primo dopo l’abbandono di Gerry Bruno (che aveva lasciato il gruppo per lavorare con Garinei e Giovannini in “Alleluja brava gente”): la canzone sul lato A, “Uffà nun me scuccià”, scritta da Alberto Petrucci per il testo e da Armando Romeo per la musica, avrebbe dovuto partecipare al Festival di Napoli del 1971 (in abbinamento con Gloriana) ma, come si sa, quell’edizione non venne disputata dopo l’intervento del sostituto procuratore della repubblica (a seguito dell’esposto di alcuni autori esclusi dalla manifestazione, che ipotizzavano presunti brogli in fase di selezione).
Non si tratta di un brano memorabile: il testo racconta di un conflitto generazionale tra un figlio e una mamma, mentre la musica è quella che uno si immaginerebbe per il “Festival di Napoli”.
La canzone sul retro, “Le mele”, ha gli stessi autori di “Uffà nun me scuccià”, con in più come paroliere Espedito Barrucci, il fondatore e titolare della Zeus, l'etichetta che pubblicò il 45 giri: cantata in italiano, passa in rassegna vari tipi di frutta, manifestando poi un'avversione verso le mele (e, se per caso c'è qualche doppio senso, devo dire che non l'ho colto...).
Come bonus track “Non correre papà”, scritta da Arbore in collaborazione con De Crescenzo per il testo e con il maestro Paolo Ormi e Adriano Fabi (che usa lo pseudonimo “Cashin”) per la musica, e che Dino Cassio canta con la bambina Marzia Tornari.

1) Uffà nun me scuccià (Alberto Petrucci-Armando Romeo)
2) Le mele (Alberto Petrucci-Espedito Barrucci-Armando Romeo)

Bonus track: 3) Non correre papà (Renzo Arbore-Luciano De Crescenzo-Paolo Ormi-Adriano Fabi-Renzo Arbore)

giovedì 28 giugno 2012

Carmelita Gadaleta - Sandro trasportando/Naufragio a Milano (1976)












Due cantautori noti firmano le canzoni contenute in questo 45 giri della cantante tarantina Carmelita Gadaleta, una delle più importanti folksinger delle Puglie, Rino Gaetano e Paolo Conte.
Il calabrese è l’autore della musica di “Sandro trasportando”, il cui testo è scritto dal marito della cantante, Eugenio Gadaleta, che solitamente la accompagnava alla chitarra.
“Naufragio a Milano” era invece già stata incisa da Paolo Conte l’anno precedente, ed è una canzone che affronta il tema dell’emigrazione, in modo comunque ironico e con l’humor tipico del cantautore astigiano. 
Come bonus tracks, le versioni di questi due brani cantate dai loro autori: ma devo dire che l'interpretazione della Gadaleta non sfigura affatto.

1) Sandro trasportando (Eugenio Gadaleta-Rino Gaetano)
2) Naufragio a Milano (Paolo Conte)
Bonus tracks:
  3) Rino Gaetano - Sandro trasportando (Eugenio Gadaleta-Rino Gaetano)
  4) Paolo Conte - Naufragio a Milano (Paolo Conte)
 

mercoledì 27 giugno 2012

Paulin - Kentucky/Un sabato o l'altro (1970)












Paulin è lo pseudonimo di Paolo Penco, cantante e cabarettista torinese che aveva debuttato a trent’anni, dopo aver fatto il camionista, e che raggiunse una certa notorietà nei primi anni ’70, in cui appariva anche in televisione sulla Rai; ricordo di averlo visto da bambino, doveva essere il 1970 o il 1971, mentre presentava una sua versione tradotta in piemontese de “Lo straniero di Moustaki” (mi ricordo che iniziava “Con ‘sta faciasa da galera…”).
“Kentucky” racconta la storia d’amore tra una ragazza americana (proveniente appunto da quello stato) ed un operaio della Fiat “con un unico pullover ma targato latin-lover”: è impossibile non farsi venire in mente, ascoltandola, le storie cantate da Fred Buscaglione, anche a causa del forte accento torinese di Paulin, così simile a quello del suo predecessore.
Il testo è di Mauro Castagneri, mentre le musiche sono di Mario Piovano e Pino Pisano (quest’ultimo è il chitarrista del gruppo beat torinese degli Stereo, autori di un bel disco strumentale per la DKF nel 1966); l’etichetta riporta Castagneris al posto del cognome corretto, ed omette Piovano dagli autori.
“Un sabato o l’altro” è un valzer che racconta un sabato vissuto in una balera di periferia, di quelle vicine ai vecchi circoli Arci, con il quadro di Gaetano Bresci che ammazza re Umberto: il testo è di Leo Chiosso mentre la musica è di Mario Piovano ma, per un evidente errore, sull’etichetta il cognome del musicista di Cambiano è diventato “Pisano” (con riferimento forse al coautore del lato A)….ma ad errore si somma errore: infatti in Siae la canzone è depositata, per così dire, al femminile, con il titolo “Un sabata o l’altro”….mah!!!

1) Kentucky (Mario Castagneri-Pino Pisano-Mario Piovano)
2) Un sabato o l'altro (Leo Chiosso-Mario Piovano)

giovedì 14 giugno 2012

Luciano Rossi - Esaltarsi (1972)













Il blog si ferma per qualche settimana; riprenderà normalmente a fine giugno....ma prima di chiudere temporaneamente vi regaliamo un album di Luciano Rossi, e ne approfittiamo per aprire una parentesi. Non so se avete avuto modo di seguire, in questi giorni, uno scontro tra giganti, quello tra Vasco Rossi e il chitarrista Maurizio Solieri...il cantautore, piccato per alcune dichiarazioni rilasciate da Solieri in un'intervista, lo ha attaccato in uno di quei social network che non uso (non ricordo quale....) dicendo che, sostanzialmente, il chitarrista non si è rinnovato, non è cresciuto musicalmente, i suoi assoli sono sostanzialmente tutti uguali.....attenzione, tutto ciò scritto da Vasco Rossi: uno cioè che, se ascoltate una qualsiasi canzone dell'ultimo album e poi subito dopo una da un disco di vent'anni fa (che so, "Liberi liberi" o "Gli spari sopra"), potete credere che si tratti di due brani dello stesso LP....uno insomma che non si rinnova, né per i testi né per le musiche da decenni: insomma, la storia del bue che dà del cornuto all'asino. Intendiamoci, a volte ascolto anch'io Vasco, ma quando lo faccio mi sento canzoni come "Sono ancora in coma" o "Dimentichiamoci questa città", arrivo persino al 1986 di "Domani sì adesso no".....ma poi basta, vale per lui quello che aveva scritto Lucio Dalla in "Il cucciolo Alfredo": "la musica di Vasco Rossi, che noia mortale, sono più di vent'anni che si ripete sempre uguale....". Qualche canzone salvabile qui e là ci sarà anche (..."Vivere", ad esempio...), ma insomma, proprio lui che parla di rinnovarsi....che poi, sia detto, vale per quasi tutti quelli con carriere così lunghe, non è che gli ultimi album di Guccini, Ligabue, Baglioni o altri abbiamo chissà quali novità. Ed allora, visto che "la musica contemporanea mi butta giù" e siamo "sommersi soprattutto da immondizie musicali" (....tanto per citare Battiato), chiudiamo questa lunga parentesi e riscopriamo, a partire da oggi, la discografia di uno dei cantautori dimenticati degli anni ’70, Luciano Rossi, che ebbe alcuni anni di grande notorietà sia come autore per altri artisti (con “Se mi lasci non vale” per Julio Iglesias o “Un rapido per Roma” per Rosanna Fratello) che come interprete con canzoni come “Ammazzate oh!”, “Senza parole” e “Bambola”, che entrarono nelle posizioni alte delle classifiche tra il 1975 e il 1977; eppure oggi Rossi è ricordato da pochissimi, a parte ovviamente gli addetti ai lavori.
Recuperando alcuni album della sua discografia speriamo che si riaccenda un po’ di interesse verso questo cantautore, sicuramente un po’ appartato rispetto ad altri colleghi ma comunque dotato di buone doti come compositore e di una vena che a volte riusciva anche ad essere ironica con intelligenza.
Comiciamo dal suo album di debutto, “Esaltarsi”: il disco è datato novembre 1972 ed è pubblicato dalla Ariston, la casa discografica di Alfredo Rossi.
La canzone che apre il disco è anche quella che dà il titolo, ed il testo di “Esaltarsi” è un po’ sulla falsariga della battistiana “Emozioni”, descrivendo il vivere le esperienze della vita
In “Per i bambini si chiamano zio” affiora l’ironia che caratterizzerà Luciano Rossi in altre canzoni successive, anche di successo; il titolo è cantato da un coro di bambini.
Bella musicalmente “Chissà come andrà a finire”, con il flauto in evidenza; in altre canzoni, come “Oggi…o al massimo domani” si sente l’influsso dei cantautori della West Coast come James Taylor.
“Ritornerà” invece mi fa venire in mente un suo omonimo (solo per il cognome), e cioè Stefano Rosso (che come sappiamo di cognome in realtà si chiamava Rossi): infatti la melodia ha una cadenza popolare simile a quelle usate dal collega e concittadino.
“Amore bello” è l’unica canzone in dialetto romanesco dell’album, mentre “Un rapido per Roma”, come già scritto già interpretata da Rosanna Fratello, è l’unica canzone non inedita.
I testi e le musiche sono tutti di Luciano Rossi, con una collaborazione di Alessandro Colombini per i testi di “Chissà come andrà a a finire” e “Senza di te”
Gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra sono di Franco Orlandini e Gianfranco Lombardi.

LATO A

1) Esaltarsi (Luciano Rossi)
2) Per i bambini si chiamano zio (Luciano Rossi)
3) Mediterraneo…paese mio (Luciano Rossi)
4) Chissà come andrà a finire (Luciano Rossi-Alessandro Colombini-Luciano Rossi)
5) Oggi…o al massimo domani (Luciano Rossi)

LATO B

1) Ritornerà (Luciano Rossi)
2) Senza di te (Luciano Rossi-Alessandro Colombini-Luciano Rossi)
3) Amore bello (Luciano Rossi)
4) Un rapido per Roma (Luciano Rossi)
5) Foglie foglie (Luciano Rossi)

mercoledì 13 giugno 2012

Gipo Farassino - Serenata a Margherita/Quando capirai (1968)












La data di questo 45 giri di Gipo Farassino è 23 aprile 1968: è questo il periodo in cui la fama del cantautore torinese finalmente esce fuori dai confini piemontesi per diventare finalmente nazionale, e questo senza dubbio è dovuto al passaggio dalla lingua del Piemonte all’italiano, passaggio avvenuto sporadicamente già in qualche 45 giri per l’Italmusica (sul blog avevamo presentato tempo fa uno di questi, “L’appassionata”) ma realizzato compiutamente con il passaggio alla Fonit-Cetra e l’incisione di album come “Avere un amico” e “Due soldi di coraggio”, dischi tra i migliori della canzone d’autore italiana.
Proprio in “Due soldi di coraggio” viene inserita “Serenata a Margherita”, canzone vicina al repertorio dello stesso periodo di Gaber, con un testo che sembra quasi uscito dalla penna di Leo Chiosso; la musica, verso la fine, prende un andazzo bandistico.
Inedita su LP è invece “Quando capirai”, canzone sicuramente più interessante e più da cantautore, il cui testo risente delle atmosfere e degli ideali del periodo in cui è stata incisa.
Nel 1971 Donatella Moretti inciderà questa canzone nel suo bell’album “Storia di storie”.
Gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra sono curati dal maestro Giancarlo Chiaramello.

1) Serenata a Margherita (Gipo Farassino)
2) Quando capirai (Gipo Farassino)
Bonus track: 3) Donatella Moretti - Quando capirai (Gipo Farassino)