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sabato 4 luglio 2015

Bruno Lauzi - Persone (1977)














Nella discografia di Bruno Lauzi, "Persone", il 33 giri del 1977, è senza dubbio un episodio minore: sia per la qualità delle canzoni, che in poche occasioni raggiunge i livelli a cui Lauzi ci ha abituati, sia per gli arrangiamenti curati dal Maestro Pippo Caruso (tranne "Nani", arrangiata da Claudio Pascoli), non sempre del tutto riusciti, ed anche per la cover di Paolo Conte, "Wanda", sicuramente meno immediata rispetto a quelle presenti nei dischi precedenti di Lauzi (e cioè "Onda su onda" e "Genova per noi").
Il brano iniziale, "Un uomo che va", ha una musica che richiama uno degli amori musicali di Lauzi, il Brasile; nel finale vi è un brano recitato in cui vengono richiamate altre canzoni del disco.
"Navigatore solitario" ha qualcosa di irrisolto, sembra una canzone con delle ambizioni ma non sviluppate adeguatamente; meglio senza dubbio "Briccofiore", una marcetta senza pretese, o "Accontentase", in dialetto genovese e con la musica di Ennio Ceseri, che è uno dei brani migliori del disco insieme a "Io canterò politico".
Il lato A si conclude con la cover di Paolo Conte, che rispetto all'incisione del 1974 dell'astigiano ha il titolo, chissà perchè, allungato.
Apre l'altro lato del disco forse la canzone più brutta del disco, "Adriano", storia di un tizio che si innamora di una donna per scoprire poi che si tratta di un travestito: evidentemente era un argomento che in quegli anni era molto gettonato, perchè nello stesso anno Fabio Concato pubblica "A Dean Martin", mentre due anni dopo abbiamo "Avventura con un travestito" di Califano e "Sbattiamoci" del notoriamente eterosessuale Renato Zero.
Un po' meglio "Il dubbio e la certezza", con un testo interessante ma con una musica sottotono, una marcetta che nell'intermezzo tra le strofe pare citare "Il pescatore" di De André e Franco Zauli, mentre "Nani", su musica di Dario Farina, è un altro trascurabile episodio minore.
"Io canterò politico" è, come detto, il brano migliore del disco, sia per il testo, sincero e sentito, in cui Lauzi esprime tutto quello che pensava dei suoi "colleghi cantautori, eletta schiera" che in quel periodo erano riusciti ad affermarsi coniugando spesso la musica con la politica, non sempre sinceramente ma, a volte, per convenienza: essere da una certa parte voleva dire essere chiamati a suonare ai vari Festival delle Unità o ai vari Festival del Proletariato Giovanile.
Anni dopo ho avuto modo di conoscere Lauzi, quando con i Powerillusi siamo andati a suonare alla Fiera di Milano nel corso di una rassegna di cui non ricordo il nome: ho chiacchierato non più di cinque minuti, ma gli ho chiesto (era una curiosità che avevo da tanto) il perchè della citazione di Guccini, che io avevo sempre interpretato in modo ironico: Lauzi invece mi disse che era sincero, nel senso che pensava veramente che Guccini fosse candido e poetico, ed apprezzava molto soprattutto i testi del pavanate, mentre la sua critica era diretta verso altri colleghi, più giovani, che secondo lui erano meno dotati e meno convinti dal punto di vista politico (e mi fece i nomi di un cantautore romano del giro RCA e di uno milanese che, in seguito, aveva anche citato in una canzone di due o tre anni dopo).
"Amico brasiliano" è una cover di "O mestre-sala dos mares" ("Il maestro di cerimonie dei mari"): l'originale, scritto dal cantautore Joao Bosco su musica di Aldir Blanc nel 1973 e portata al succeso l'anno dopo da Elis Regina, racconta la storia vera del soldato João Cândido Felisberto che nel 1910 capeggiò una rivolta di marinai, per poi finire in carcere prima e poi in ospedale psichiatrico; il testo di Lauzi parla però di tutt'altro.
Conclude il disco una ripresa del brano iniziale.

LATO A

1) Un uomo che va (Bruno Lauzi)
2) Navigatore solitario (Bruno Lauzi)
3) Briccofiore (Bruno Lauzi)
4) Accontentase (Bruno Lauzi-Ennio Ceseri)
5) Wanda, stai seria con la faccia ma però... (Paolo Conte)

LATO B

1) Adriano (Bruno Lauzi)
2) Il dubbio e la certezza (Bruno Lauzi)
3) Nani (Bruno Lauzi-Dario Farina)
4) Io canterò politico (Bruno Lauzi)
5) Amico brasiliano (O mestre-sala dos mares) (Bruno Lauzi-Aldir Blanc-Joao Bosco)
 6) Un uomo che va - II parte (Bruno Lauzi)

domenica 9 marzo 2014

Bruno Lauzi - Alla grande... (1979)













Oggi presentiamo un altro album di Bruno Lauzi: siamo alla fine degli anni '70, e "Alla grande..." è il terzultimo LP inciso per la Numero Uno (seguiranno un Q disc e nel 1983 "Palla al centro", di cui prima o poi ci occuperemo).
Il disco contiene anche due brani pubblicati nel 1978 su 45 giri, "Ah l'amore" e "Sconosciuto amore mio": il primo aveva partecipato al Festivalbar in quell'anno, ed è forse la canzone più nota dell'album, insieme a "Canzone d'amore" e la divertente "L'uomo bamba", entrambe pubblicate anch'esse su 45 giri poco prima dell'uscita dell'album.
Non vi sono novità particolari nelle canzoni: lo stile è quello tipico di Lauzi, ma vi sono molti brani interessanti e piacevoli, tra cui (come è ormai abitudine nei dischi del cantautore genovese) una cover di Paolo Conte, "Bartali", in cui l'avvocato suona il pianoforte; ricordiamo che nello stesso anno era stata pubblicata sia la versione originale sia la celeberrima cover di Jannacci (nell'album "Fotoricordo").
La title track contiene una citazione polemica verso Eugenio Finardi: nel disco precedente, in "Io canterò politico", veniva citato Guccini (in modo, bisogna dire, molto più amichevole), ed è con questo brano che "Alla grande" si colloca in continuità.
Da citare inolte "Pensa per te", con musica di Simonluca, e "La balordaggine", scritta dai fratelli Camillo e Corrado Castellari (come sapete, quest'ultimo ci ha lasciato qualche mese fa).
Tra i coristi è da citare Marco Ferradini, che poco prima ha iniziato la carriera come solista.
Produce Alessandro Colombini, che si occupa anche degli arrangiamenti (tranne che per "Bartali", che arrangia con Conte, e "Pensa per te", in cui collabora con Simonluca).

LATO A

1) Canzone d'amore (Bruno Lauzi)
2) Bartali (Paolo Conte)
3) Sconosciuto amore mio (Bruno Lauzi)
4) L'uomo bamba (Bruno Lauzi)
5) Canzone disperata (Bruno Lauzi)
6) Alla grande (Bruno Lauzi)
 
LATO B


1) Ah...l'amore (Bruno Lauzi)
2) Marianna (Bruno Lauzi)
3) Pensa per te (Bruno Lauzi-Simonluca)
4) La macchina (Bruno Lauzi)
5) La balordaggine (Camillo e Corrado Castellari)
6) Passatempo (Bruno Lauzi)

mercoledì 23 ottobre 2013

Enzo Jannacci - Jannacci Enzo (1972)



Continuiamo con la presentazione dei dischi di Jannacci inediti su CD con questo disco pubblicato a settembre del 1972 e che è sicuramente uno dei più rari tra quelli incisi dal cantautore, anche per le poche vendite, inferiori a quelle solitamente già basse degli altri album jannacciani.
Tre le canzoni nuove, mentre sei sono nuove versioni di vecchi brani: "La giostra" diventerà nota alcuni anni dopo cantata da Milva, con il titolo cambiato in "La rossa" ed alcune piccole modifiche al testo, "Una tristezza che si chiamasse Maddalena" (con un testo che fa riferimento alla strage di piazza Fontana) era già stata incisa da Nicola Arigliano e dai Domodossola, ed infine "Ragazzo padre", con il testo scritto da Bruno Lauzi, che è la canzone più nota, pubblicata anche su 45 giri, con un contrasto tra la strofa quasi tenchiana (....ascoltate in sequenza questa canzone e "Mi sono innamorato di te") ed il ritornello tipicamente jannacciano.
Le sei nuove versioni sono scelte tra il repertorio inciso per la Jolly, tralasciando quindi i primi brani per la Ricordi: sono canzoni storiche, da "Faceva il palo" a "El portava i scarp del tennis", ma in generale sono preferibili gli originali, specialmente per "Ti te se no" (con una tastierina di sottofondo spesso fastidiosa) e "Dona che te durmivet"; si tratta comunque in questi casi di un'opera di divulgazione che in altre occasioni Jannacci farà decisamente in modo migliore, e mi riferisco soprattutto al disco del 2004 "Milano 3.6.2005", arrangiato superbamente dal figlio Paolo.
Una citazione a parte per il brano di apertura, "E sapere", che è la traduzione in italiano di "E savè", tratta da "Sei minuti all'alba": Jannacci recita i versi mentre il coro in sottofondo canta la canzone in dialetto, come nell'originale.
Curata la grafica del disco, apribile, con una finestra vuota al centro che consente di vedere una parte dell'interno, con Jannacci in giacca e cravatta: aprendolo si scopre che il cantautore è in mutande.
La produzione è di Italo Greco e Paolo Dossena; Greco cura anche gli arrangiamenti con Alberto Baldan, e purtroppo non sono riportati i musicisti.

LATO A

1) E sapere (Enzo Jannacci)
2) La giostra (Enzo Jannacci)
3) El portava i scarp del tennis (Enzo Jannacci)
4) Dona che te durmivet (Enzo Jannacci)

LATO B

1) Una tristezza che si chiamasse Maddalena (Enzo Jannacci)
2) Faceva il palo (Walter Valdi-Enzo Jannacci)
3) Ti te se no (Enzo Jannacci)
4) Prendeva il treno (Enzo Jannacci)
5) Ragazzo padre (Bruno Lauzi-Enzo Jannacci)

martedì 18 giugno 2013

Bruno Lauzi - Amore caro amore bello...(1971)


A settembre del 1971, dopo il successo di "Amore caro, amore bello", Bruno Lauzi pubblica un doppio album intitolato quasi come il brano di Mogol e Battisti, con l'aggiunta di alcuni puntini di sospensione, e proprio da questo 33 giri riprendiamo la presentazione della discografia del cantautore genovese (ma nato, come sappiamo, ad Asmara).
Il primo disco è dal vivo, registrato al Teatro Filodrammatico di Milano con l'accompagnamento di Andrea Sacchi alla chitarra, e raccoglie alcune vecchie canzoni di Lauzi del periodo CGD e Ariston, con due inediti, "Coccodì coodà", canzone scritta da Walter Valdi e Armando Celso e "La mia solitudine", che Lauzi aveva tradotto qualche mese prima per l'album in italiano di Georges Moustaki (recentemente scomparso).
Tra gli altri brani d aricordare "Ritornerai", "Il tuo amore", "O frigideiro" (con il testo di Giorgio Calabrese) e "Menica, menica", a cui sicuramente si è ispirato Guccini per "Il bello".
Ovviamente, essendo la registrazione di uno spettacolo, vi sono anche alcuni interventi parlati, tra cui uno che è diventato particolarmente noto e che viene spesso citato anche da chi, magari, non sa che proviene da questo disco: "Mi chiedono perché io scrivo delle canzoni così serie e così tristi, la ragione è semplicissima perché quando sono allegro esco" (prima di "Il tuo amore").
Il secondo disco invece racchiude tutte canzoni nuove, compresa la già nota "Amore caro, amore bello"; altri due brani inoltre vengono pubblicati su 45 giri, "L'aquila" (ancora di Mogol e Lucio Battisti, che un anno dopo la includerà nell'LP "Il mio canto libero") e "Devo assolutamente sapere".
Tra le altre canzoni, da ricordare "Lei non è qui...non è là", in cui alla registrazione partecipa all'armonica a bocca e alla chitarra il coautore Edoardo Bennato (che la inciderà nel 1973 nel suo primo album, "Non farti cadere le braccia"), "Al mercato dei fiori" e "Il coniglio rosa" (che i fratelli La Bionda incideranno nel loro album di debutto "Fratelli La Bionda s.r.l."), "Un buon matrimonio" (scritta con Pino Donaggio) e "Stella, Stella" (su musica di Massimo Salerno); inoltre "Il tuo amore" è presente, oltre che dal vivo, anche in versione studio.
Tra i musicisti che partecipano alle registrazioni vi sono Di Cioccio e Mussida della Premiata Forneria Marconi, Damiano Dattoli, Ellade Bandini, Gianni Dall'Aglio, Mario Lavezzi, Claudio Fabi e Dario Baldan Bembo.
La copertina è realizzata da Caesar Monti (alias Cesare Montalbetti), che in quel periodo collaborava spesso con la Numero Uno, e di sua moglie Wanda Spinello.

LATO A
1) Menica, menica (Bruno Lauzi)
2) Vecchio paese (Bruno Lauzi)
3) La banda (Bruno Lauzi)
4) Gli acrobati (Bruno Lauzi)
5) La mia solitudine (Bruno Lauzi-Georges Moustaki)

LATO B
1) O frigideiro (Bruno Lauzi)
2) Il tuo amore (Bruno Lauzi)
3) Ritornerai (Bruno Lauzi)
4) When I meet Connie in cornfield (Harry Tilsley-Robert Hargreaves-Stanley Damerell)
5) Coccodì coccodà (Walter Valdi-Armando Celso)

LATO C 
1) Amore caro, amore bello (Mogol-Lucio Battisi)
2) Al mercato dei fiori (Bruno Lauzi-Carmelo e Michelangelo la Bionda)
3) 4.000.000 di anni fa (Bruno Lauzi-Carmelo e Michelangelo la Bionda)
4) Lei non è qui, non è là (Bruno Lauzi-Edoardo Bennato)
5) Il costruttore (Bruno Lauzi)
6) Giovedì speciale (Bruno Lauzi-Tito Fontana)

LATO D
1) L'aquila (Mogol-Lucio Battisi)
2) Un buon matrimonio (Pino Donaggio-Bruno Lauzi-Pino Donaggio)
3) Il coniglio rosa (Bruno Lauzi-Carmelo e Michelangelo la Bionda)
4) Stella, Stella (Bruno Lauzi-Massimo Salerno)
5) Devo assolutamente sapere (Bruno Lauzi)
6) Il tuo amore (Bruno Lauzi)

venerdì 22 marzo 2013

Enzo Jannacci - La mia gente (1970)












Recentemente sono stati ristampati in cd i quattro album di Jannacci incisi per l'Ultima Spiaggia dal 1975 al 1979; mancano però ancora all'appello molti LP, in particolare quelli del periodo Jolly e quelli incisi per la ARC e l'RCA, come il disco che presentiamo oggi, "La mia gente", pubblicato a marzo del 1970 e prodotto da Nanni Ricordi.
Il 33 giri è costituito tutto da canzoni inedite (tranne "Gli zingari", canzone che Jannacci aveva presentato a Canzonissima e che era stata già pubblicata su 45 giri l'anno precedente come retro di "Il terzino d'Olanda") ed è uno dei più interessanti del cantautore milanese, con alcuni piccoli capolavori quali "Il duomo di Milano", ingiustamente dimenticata.
"Il dritto", con musica scritta da Nando De Luca e con la collaborazione al testo di Anita Parenzo, verrà reincisa anni dopo nell'LP "Ci vuole orecchio" e da Milva nell'album "La rossa"; è una canzone in cui emerge la sarcastica rassegnazione al fato (il protagonista finisce la sua vita in un incidente d'auto contro un muro, ma la musica che accompagna il triste testo è allegra e ritmata). 
"E la marcia va" è uno dei brani, non inciso prima, dello spettacolo 22 canzoni, scritto da Fo e Jannacci e presentato dal cantautore nel 1965, mentre "El carrete" e "Il piantatore di pellame" sono state scritte insieme a Cochi e Renato (che le incideranno in seguito, e durante alcune partecipazioni televisive sono state eseguite dai tre insieme), e sono le due canzoni più nonsense dell'intero disco.
Altro brano divertente è "Il metrò" (poi inserito nel 1974 nella ristampa di "Vengo anch'io. No, tu no"): sia il testo, sia la musica de "Il metrò" sono di Bruno Lauzi, che la incise con il titolo "Sul metrò".
Completano il disco le due canzoni incluse, in versioni leggermente diverse, nel relativo 45 giri "Mexico e nuvole" e "Pensare che...", pubblicato poco tempo dopo: la musica di "Mexico e nuvole" è attribuita da tutti a Paolo Conte, ma se si verifica nel sito SIAE si vedrà che è invece firmata dal fratello Giorgio e dal musicista astigiano Michele Virano.
Gli arrangiamenti sono curati da Nando De Luca, tranne "Il duomo di Milano", "70 persone" e "La mia gente", arrangiata da Luis Enriquez Bacalov, e "Gli zingari", curata dallo stesso Jannacci.

LATO A

1) Maria me porten via (Enzo Jannacci)
2) Il dritto (Enzo Jannacci-Anita Parenzo-Nando De Luca)
3) E la marcia va (Dario Fo-Enzo Jannacci)
4) Il duomo di Milano (Enzo Jannacci)
5) Il metrò (Bruno Lauzi)
6) 70 persone (Enzo Jannacci)

LATO B

1) Pensare che... (Enzo Jannacci)
2) La mia gente (Enzo Jannacci)
3) El carrete (Enzo Jannacci-Aurelio Ponzoni-Renato Pozzetto-Enzo Jannacci)
4) Gli zingari (Enzo Jannacci)
5) Il piantatore di pellame (Enzo Jannacci-Aurelio Ponzoni-Renato Pozzetto-Enzo Jannacci)
6) Mexico e nuvole (Vito Pallavicini-Giorgio Conte-Michele Virano)

giovedì 8 novembre 2012

Bruno Lauzi - Lauzi al cabaret (1965)












Ritorniamo a parlare di Bruno Lauzi presentando uno dei due suoi album pubblicati dalla CGD nel 1965; proprio in questi giorni in cui, come molti di voi sanno, è stato distribuito dei negozi un doppio cd con un concerto dal vivo di Lauzi con Paoli, Bindi ed Endrigo, insomma quasi tutto il meglio della nostra canzone d'autore, registrato a Roma nel 1978 al Teatro Sistina: e da entrambi i dischi (l'odierno e quello del 1965) emergono le caratteristiche dello stile del cantautore nato all'Asmara, la mescolanza della malinconia con l'umorismo (ed anche per questo gli inizi di Lauzi annoverano molte esibizioni in locali di cabaret come il Derby a Milano o Los Amigos a Torino) e la cura nella scrittura dei testi e delle musiche.
Il disco racchiude molti brani notissimi, su tutti "Il poeta", che con "Ritornerai" è la sua canzone più famosa e che è una delle gemme della nostra canzone d'autore; nota è anche "Menica, menica" (presente anche nel live citato in precedenza), che ha nel testo alcune frasi che ispireranno qualche anno dopo Francesco Guccini per "Il bello" (in particolare la descrizione di questo personaggio con le scarpe di copale e la moto Gilera)...forse una citazione involontaria del pavanate?
La Stampa - 2 dicembre 1929 - n° 287 - pag 5
"I'm thirsty for kisses" e " When I met Connie in the cornfield" sono due canzoni che Lauzi presenta come facenti parte della colonna sonora del film "Gambette indiavolate" del 1932 (in realtà il film, titolo originale "Why be good?", per la regia di William A. Seiter e con protagonisti Colleen Moore e Neil Hamilton, uscì in Italia nel dicembre 1929), e di cui potete vedere lo spartito dell'epoca, compreso l'errore; dopo un'introduzione parlata le canta imitando le voci dei vecchi cantanti americani degli anni '30.
Nell'etichetta è presente un errore: infatti la seconda canzone è scritta da Robert Hargreaves, Harry Tilsley e Stanley J. Damerell, tuttavia i veri autori sono assenti e vengono riportati gli stessi di "I'm thirsty for kisses", e cioè ,J.Fred Coots e Lou Davis, ma come sappiamo negli anni '60 non c'era molta accuratezza nel riportare i dati corretti nelle copertine o nelle etichette dei dischi.
"La fretta" è sicuramente uno dei brani meno conosciuti di Lauzi, mi pare anche che sia uno dei pochissimi del primo periodo che non ha reinciso in seguito; musicalmente è eseguito con il solo accompagnamento della chitarra.
Anche "Il casermone", un valzer, è interessante, una "Murder song" alla Nick Cave che mi ricorda un po' "Via Broletto 34" di Sergio Endrigo.
Chiude il disco "Garibaldi", cover della celebre "Fever" (...ma sull'etichetta la canzone porta solo la firma di Lauzi), incisa da moltissimi artisti tra cui Elvis Presley, con un testo patriottico che racconta con l'humor di Lauzi la storia dell'Eroe dei Due Mondi.
Gli arrangiamenti dell'album sono curati da Franco Tadini.

LATO A

1) Gli acrobati (Bruno Lauzi)
2) La banda (Bruno Lauzi)
3) Menica, menica (Bruno Lauzi)
4) I'm thirsty for kisses (J.Fred Coots-Lou Davis)
5) When I met Connie in the cornfield ( Robert Hargreaves-Harry Tilsley-Stanley J. Damerell)
6) I cargo (Bruno Lauzi)

LATO B

1) Il poeta (Bruno Lauzi)
2) Vecchio paese (Bruno Lauzi)
3) La fretta (Bruno Lauzi)
4) Il casermone (Bruno Lauzi)
5) Garibaldi (Bruno Lauzi-Eddie Cooley-John Davenport)

venerdì 28 settembre 2012

Gerardo Carmine Gargiulo - Maria la bella/Per quattro soldi (1973)












Abbiamo già parlato di Gerardo Carmine Gargiulo, presentando il suo album (con la celeberrima “Una gita sul Po”, qui potete trovare il link al post), ed oggi ritorniamo sul cantautore avellinese spostandoci però quasi all’inizio della sua carriera (cominciata nel 1970 con le canzoni “Io vendo tutto e compro il sole” e “È soltanto illusione”), con questo 45 giri dell’aprile 1973, pubblicato con il solo cognome.
“Maria la bella” vede la collaborazione di Bruno Lauzi come coautore del testo, ed è una ballata d’amore che inizia con la chitarra acustica a cui si aggiunge presto l’orchestra d’archi; la melodia a mio parere ha in alcuni punti alcune reminiscenze battistiane (in particolare di “Anna”).
“Per quattro soldi” invece fa venire in mente certe cose dei Delirium con Fossati, a metà tra “Canto di Osanna” e “Jesahel”, forse anche per il flauto in evidenza; è comunque un brano piacevole, come del resto “Maria la bella”.
Ninni Carucci arrangia e dirige l’orchestra in entrambi i brani.

1) Maria la bella (Gerardo Carmine Gargiulo-Bruno Lauzi-Gerardo Carmine Gargiulo)
2) Per quattro soldi (Gerardo Carmine Gargiulo)


giovedì 23 agosto 2012

Bruno Lauzi - Quella gente là (1975)












Da aprile non abbiamo più fatto aggiornamenti alla discografia di Bruno Lauzi, che stiamo lentamente ricostruendo nel blog: riprendiamo oggi con "Quella gente là", che è il terzo album pubblicato dal cantautore nel 1975, a settembre in questo caso (gli altri due, "Genova per noi" e "L'amore sempre", sono già stati trattati nel blog), mentre a dicembre 1974 era stato pubblicato "Lauzi oggi": quattro dischi nel giro di dieci mesi.
Bisogna però precisare che, come sappiamo, "L'amore sempre" riprendeva canzoni del primo repertorio di Lauzi, e la stessa cosa avviene anche per "Quella gente là", come peraltro spiega il cantautore stesso nel retro di copertina del disco (citando ironicamente De André e De Gregori....).
Con il passaggio alla Numero Uno avvenuto nel 1970 Lauzi aveva ottenuto il successo di massa, soprattutto con "Amore caro, amore bello", e dopo qualche anno decise di recuperare le canzoni incise per la CGD e l'Ariston e che erano passate per lo più inosservate (tranne eccezioni come "Il poeta" o "Ritornerai").
I nuovi arrangiamenti sono curati dal Maestro Ruggero Cini, che non si discosta molto dagli originali; alle percussioni vi è il compagno di casa discografica Tony Esposito.
Tutte le canzoni sono scritte da Lauzi, tranne la title track che è una traduzione di “Ces gens là” di Jacques Brel (canzone di cui abbiamo già parlato ricordando l’album di Herbert Pagani “Amicizia”, che ne conteneva una versione curata dal cantautore italosvizzeroisraeliano); tra gli altri brani, interessante la trilogia dedicata alla prostituzione ("Anna la rossa", "L'amore gratis" e soprattutto "La ballata di Innocenza"), di cui abbiamo già parlato nel post su Kabaret n° 2, il disco che conteneva in origine queste canzoni.

LATO A

1) Menica menica (Bruno Lauzi)
2) Vecchio paese (Bruno Lauzi)
3) La banda (Bruno Lauzi)
4) La ballata di Innocenza (Bruno Lauzi)
5) L'amore gratis (Bruno Lauzi)
6) I cargo (Bruno Lauzi)

LATO B

1) Quella gente là (Bruno Lauzi-Jacques Brel)
2) Anna la rossa (Bruno Lauzi)
3) Il casermone (Bruno Lauzi)
4) Ondina (Bruno Lauzi)
5) New York (Bruno Lauzi)
6) Gli acrobati (Bruno Lauzi)

domenica 1 aprile 2012

Bruno Lauzi - Kabaret n° 2 (1966)












Dopo i primi due album per la CGD, entrambi pubblicati nel 1965, l’anno successivo Lauzi passa alla Ariston per cui pubblica il terzo album, con un doppio titolo: infatti in copertina è riportato “Kabaret n. 2”, mentre sull’etichetta è scritto invece “Cabaret n. 2”.
Il disco è interessante per la ricostruzione della carriera del cantautore, tuttavia non è tra i suoi migliori in quanto è disomogeneo sia come sonorità che come qualità delle canzoni: alcune di esse sono entrate tra i classici di Lauzi, come “La ballata di Innocenza”, una delle tre canzoni del disco dedicate a prostitute (le altre sono “L’amore gratis” e “Anna la rossa”), oppure “La zitella” e “Il testamento”, altre invece sono decisamente minori (“Ondina” e “La ballata medioevale”).
Interessanti le cover, presenti come d’abitudine per Lauzi anche in questo disco: una delle migliori è la divertente “El me gatt” di Ivan Della Mea, in cui il genovese si cimenta nel milanese; la canzone venne anche incisa dai Gufi.
Tra le altre vi è una traduzione di “Ces gens là” di Jacques Brel (canzone di cui abbiamo già parlato ricordando l’album di Herbert Pagani “Amicizia”, che ne conteneva un’altra versione), una canzone di Lino Toffolo in veneto non memorabile, ed il recupero delle celeberrime “Ma se ghe penso”, sicuramente la più celebre canzone in genovese, e di “Mille lire al mese”, successo di Gilberto Mazzi del 1939
Un altro tassello da aggiungere alla ricostruzione della discografia di Lauzi che lentamente stiamo portando avanti.

LATO A

1) La ballata medioevale (Bruno Lauzi)
2) La ballata d’Innocenza (Bruno Lauzi)
3) L’amore gratis (Bruno Lauzi)
4) Ondina (Bruno Lauzi)
5) Sulle nuvole (Lino Toffolo)
6) New York (Bruno Lauzi)
7) Mille lire al mese (Alessandro Sopranzi-Carlo Innocenzi)

LATO B

1) Il testamento (Bruno Lauzi)
2) Il caro estinto (Bruno Lauzi)
3) El me gatt (Ivan Della Mea)
4) Anna la rossa (Bruno Lauzi)
5) La zitella (Bruno Lauzi)
6) Ma se ghe penso (Attilio Margutti-Mario Capello)
7) Quella gente là (Bruno Lauzi-Jacques Brel)

venerdì 27 gennaio 2012

Una canzone, una storia – La donna del sud (1966) & Il treno che viene dal sud (1967)













Quest’anno il Treno del sole è stato abolito da Trenitalia…..chissà perché, ci saranno (forse) delle buone ragioni, anche se io non capisco quali.
La notizia mi ha fatto venire in mente una canzone, che mi ha dato lo spunto per la rubrica periodica “Una canzone, una storia”, che in realtà oggi parla di due canzoni: questo perché si tratta di due brani legati l’uno all’altro, in quanto il secondo è una specie di risposta al primo…una cosa che, nel mondo della canzone, è accaduta spesso, pensate a “La risposta al ragazzo della via Gluck” di Gaber, oppure a “L’anno che è venuto” di Roberto Vecchioni.
Ma andiamo con ordine….nel 1966 Bruno Lauzi pubblica un 45 giri con due canzoni: mentre quella sul lato B, “Domani ti diranno”, affronta tematiche di protesta un po’ sulla scia della linea verde di Mogol, la canzone sul lato A racconta l’amore verso una donna, Maria, che è arrivata con il treno dal sud:
Una donna di nome Maria
è arrivata stanotte dal Sud,
è arrivata col Treno del sole
ma ha portato qualcosa di più….
Ha portato due labbra corallo
e i suoi occhi son grandi così…
“La donna del sud” è sicuramente una delle canzoni più belle di Bruno Lauzi, intensa e poetica.
Sergio Endrigo ascolta il brano e ne scrive uno in cui il tema del sud viene affrontato da un punto di vista sociale: e per rendere evidente il richiamo alla canzone di Lauzi, il cantautore di Pola inserisce una citazione esplicita nei versi iniziali:
Il treno che viene dal sud non porta soltanto Marie
con le labbra di corallo e gli occhi grandi così.
Porta gente  nata tra gli ulivi,
porta gente che va a scordare il sole…
Ma è caldo il pane lassù nel nord.
“Il treno che viene dal sud” in origine è il lato B della canzone che Endrigo porta a Sanremo nel 1967, “Dove credi di andare”, ma dopo qualche mese viene pubblicata in abbinamento con una versione del brano di Lauzi cantato da Endrigo; la matrice è la stessa del primo disco, infatti “Il treno che viene dal sud” è datato 11 gennaio 1967 (come sul retro di “Dove credi di andare”), mentre “La donna del sud” è datata 14 aprile 1967.
Lauzi poi inciderà nel suo album del 1968 “I miei giorni” una canzone di Endrigo, “Girotondo intorno al mondo” (ma di questo 33 giri parleremo a tempo debito).
Come bonus tracks abbiamo inserito una versione di “La donna del sud”di Michele, dal suo album “Vivendo cantando” del 1971, una  di Maler, bravo cantautore veneto, contenuta nella raccolta del Club Tenco del 2008 dedicata a Bruno Lauzi e “Il treno che viene dal sud” nell’interpretazione di Marisa Sannia per un suo album del 1970.

Bruno Lauzi - La donna del sud-Domani ti diranno (1966)

1) La donna del sud (Bruno Lauzi)
2) Domani ti diranno (Bruno Lauzi)

Sergio Endrigo - La donna del sud-Il treno che viene dal sud (1967)

1) La donna del sud (Bruno Lauzi)
2) Il treno che viene dal sud (Sergio Endrigo)

Bonus tracks:

1) Michele – La donna del sud (1971)
2) Maler – La donna del sud (2008)
3) Marisa Sannia – Il treno che viene dal sud (1970)

sabato 3 settembre 2011

Bruno Lauzi - L'amore sempre (1975)












Riprendiamo con la discografia di Bruno Lauzi, una delle tante “Grandi Assenti” nel mercato discografico italiano: mi riferisco, con “Grandi Assenti”, alle discografie di artisti come Sergio Endrigo, Enzo Jannacci, Rosalino Cellamare pre-Ron e molti altri che, per la miopia dei discografici (cioè di quelli che dovrebbero avere come obiettivo la promozione dei dischi e la valorizzazione quindi del catalogo), sono assenti dai negozi, eccezion fatta per qualche raccolta o due o tre ristampe.
Qualcuno di loro può darmi una risposta convincente sul perché non siano MAI stati ristampati in CD album come “Foto ricordo”, “La voce dell’uomo”, “Dal nostro livello” o “Kabaret n° 2”?
Voce di uno che grida nel deserto…
Cambiamo discorso e parliamo del disco di oggi, andando avanti in questa ricostruzione della discografia del cantautore dell’Asmara.
Nel 1975 Lauzi pubblica ben tre album: il primo, “Genova per noi”, di cui abbiamo già parlato nel blog, a giugno, mentre a settembre escono sia “Lauzi oggi” che “L’amore sempre”, due dischi in cui vengono riarrangiate alcune vecchie canzoni del cantautore.
Le canzoni sono tutte scritte da Lauzi, tranne “A Calais”, la cui musica è stata composta dal cantautore insieme a Tito Fontana; inoltre per “Ritornerai” appare la firma di Mario Coppola, assente nel deposito Siae.
Gli arrangiamenti di Piero Pintucci (tranne ‘’Se tu sapessi’’ e ‘’Ti rubero’’, arrangiate da Claudio Fabi) sono curati, e questo è uno dei pochi casi in cui i rifacimenti non fanno rimpiangere le versioni originali.

LATO A

1) Ritornerai
2) Se tu sapessi
3) L’altra
4) A Calais
5) L’ultima domenica d’estate
6) La donna del sud

LATO B

1) Margherita
2) Il tuo amore
3) Poi sei venuta tu
4) I miei giorni
5) Sua signoria l’amore
6) Ti ruberò

sabato 23 aprile 2011

Bruno Lauzi - Genova per noi (1975)












Una delle (tante) vergogne della discografia italiana è, senza alcun dubbio, la mancata ristampa su CD degli album di Bruno Lauzi.
Bisogna dire che il cantautore nato ad Asmara è in buona compagnia: non sono mai stati ristampati, ad esempio, gli album di Rosalino Cellamare, quelli di Modugno per la Curci e la Carosello, molti di Endrigo (tanto per citarne alcuni).
Per questo motivo oggi parliamo di un album di Bruno Lauzi, del 1975, intitolato "Genova per noi" (dall'omonima celeberrima canzone di Paolo Conte che apre il disco).
Si tratta di un album in cui Lauzi rivisita alcuni suoi vecchi brani in genovese, aggiungendo alcuni inediti: oltre alla canzone scritta dal cantautore astigiano (che la incide nello stesso anno nel suo secondo album), che descrive come i Piemontesi vedono Genova, possiamo ricordare due canzoni scritte dal bravo cantautore dialettale ligure Sergio Alemanno (insieme a Franco Piccolo), "O strassé" e "Ostaie", e "La nostra spiaggia", cover di "C'était notre plage" di Frank Thomas (in copertina uno degli autori della canzone, Sainturat, viene trasformato in "Saintura".
Tra i vecchi brani riarrangiati meritano una citazione "O frigideiro" e "A bertoela", in assoluto le prime due incisioni effettuate da Lauzi come cantautore, pubblicate nel 1963 con lo pseudonimo "Miguel e i Caravana", con i testi scritti da Giorgio Calabrese.
Conclude l'album una rivisitazione del classico genovese "Ma se ghe penso".

LATO A

1) Genova per noi (Paolo Conte)
2) A bertoela (Giorgio Calabrese-Bruno Lauzi-Gian Franco Reverberi)
3) O scioco(Giorgio Calabrese-Bruno Lauzi-Gian Franco Reverberi)
4) Ostaie (Sergio Alemanno-Franco Piccolo)
5) Sto ciccheton de un Gioan (Franco Franchi-Gian Franco Reverberi )
6) Vicoli (Bruno Lauzi)

LATO B

1) La nostra spiaggia (C’ètait notre plage) (Bruno Lauzi-Frank Thomas-Christian Charles Sainturat)
2) A ‘rappa (Giorgio Calabrese-Roberto Livraghi)
3) Mae ben (Giorgio Calabrese-Roberto Livraghi)
4) O strasse (Sergio Alemanno-Franco Piccolo)
5) O frigideiro (Giorgio Calabrese-Bruno Lauzi-Gian Franco Reverberi)
6) Ma se ghe penso (Mario Cappello-Attilio Margutti)

martedì 5 aprile 2011

Andrea Lo Vecchio - Storie d'amore (1968)












Non abbiamo ancora dedicato un post, in questo blog, a Roberto Vecchioni, ma rimediamo oggi, a quasi due mesi dalla vittoria a Sanremo, presentando quest'album di....Lo Vecchio (e non Vecchioni....). Ma prima facciamo un passo indietro.
Anno scolastico 1975-1976....sono in prima media. Un giorno il professore di lettere venne in classe con il registratore e ci fece ascoltare una canzone: poi spiegò le guerre tra Persiani ed Ateniesi, e collegò, in qualche modo, il brano appena ascoltato, che si intitolava "La battaglia di Maratona", con la lezione.....passò il tempo, e mi rimase la curiosità di saperne di più su questo disco....non era così semplice, all'epoca internet non esisteva e, nonostante frequentassi abitualmente "Maschio" in piazza Castello e "Rock'n'Folk" in via Viotti (due celebri negozi di dischi torinesi, oggi il primo, dove ogni tanto capitava di incontrare Tonina Torrielli, non esiste più ed il secondo si è spostato) non trovai mai questa canzone.
Poi un giorno, dopo tanti anni, a casa di Franco Settimo (che definisco, senza tema di smentita, il maggior esperto in tutta la nazione sui cantautori italiani), vidi un disco di un personaggio che fino a quel momento conoscevo di nome come autore di molte canzoni (da "E poi" per Mina a "Help me" per i Dik Dik")....e lessi, tra i titoli, proprio quello di "La battaglia di Maratona", la canzone di tanti anni prima: in qualche mese Franco riuscì a procurarmi il disco, ed è a questo 33 giri che è dedicato il post di oggi.
Il primo album da solista di Andrea Lo Vecchio, ''Storie d'amore'', è scritto interamente con Roberto Vecchioni, autore dei testi, e la presenza del cantautore professore (in realtà in questo periodo non è ancora cantautore...) è addirittura rimarcata in copertina sul retro, anche se in quegli anni non è che si facesse molto caso agli autori delle canzoni.
Lo stile di Vecchioni è già, in nuce, quello che svilupperà a partire da "Parabola": vi è il rimpianto per gli amori passati ("Il bene di Luglio"), le riflessioni su Dio ("Quando Dio vincerà" si può collegare a "Per la cruna di un ago", "Giuda" o "Blumun") o quelle che utilizzano la storia o la mitologia per raccontare il presente ("La battaglia di Maratona" è la mamma di "Aiace", "Roland", "1099" et similia).
Musicalmente il disco è per lo più acustico, ed alla chitarra si affianca una tastiera in "Il bene di Luglio", una chitarra elettrica solista in "Di te" e "Il solito Dikinson", un pianoforte in "L'anniversario", un'armonica a bocca in "Quando Dio vincerà"; nel retro copertina viene citato come collaboratore il chitarrista Andrea Sacchi.
Le uniche due canzoni di questo disco che Vecchioni inciderà sono "Quello che non sai"; in un mini cd di quattro canzoni allegate al volume "Voci a San Siro", pubblicato da Arcana nel 1992, ed "Il bene di luglio", come bonus track nel CD del 2011 "Chiamami ancora amore".
Un'altra versione di ''Il bene di luglio'' è stata incisa da Bruno Lauzi nel 1970 nel suo album omonimo, che segna il suo debutto con la Numero Uno, con un arrangiamento curato da Elio Isola; e queste sono le tre bonus tracks del disco.
Lo Vecchio e Vecchioni comporranno ancora insieme per qualche anno, poi Vecchioni si affiancherà a Renato Pareti (scrivendo tra gli altri molti successi dei Nuovi Angeli), fino a diventare cantautore in toto; Lo Vecchio comporrà molti successi per altri ed inciderà anche lui alcuni album come cantautore....le strade dei due, però, non si incontreranno mai più.

LATO A
1) Il bene di luglio
2) L'erede dei Proof
3) Di te
4) Il solito Dikinson
5) L'anniversario
6) Quando Dio vincerà

LATO B
1) Non era il caso
2) Quello che non sai
3) La battaglia di Maratona
4) Il mio coraggio
5) La piazza
6) Poi vennero a cercarla

BONUS TRACKS:
1) Roberto Vecchioni - Quello che non sai (1992)
2) Roberto Vecchioni - Il bene di luglio (2011)
3) Bruno Lauzi - Il bene di luglio (1970)