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martedì 18 marzo 2014

Sergio Endrigo - Canzoni venete (1976)




Oggi esaudiamo una delle richieste che sono pervenute al blog con questo bel disco di Sergio Endrigo, che inaspettatamente è stato richiesto da più utenti in più occasioni: inaspettatamente perché si tratta di un disco di canzoni folk dell'area veneta, e non è certo uno dei dischi più noti di Endrigo, pur essendo sicuramente uno dei più interessanti.
Non è mai stato stampato in CD, come peraltro altri LP del cantautore: qualche tempo fa la figlia Claudia, che con caparbietà e costanza porta avanti la memoria del suo papà, si era data da fare per fare pressioni sulla Warner (che, se non vado errato, detiene i diritti della Fonit-Cetra) per ristampare in digitale i dischi del padre, ed in effetti qualcosa era stato pubblicato, compresa una doppia raccolta dei 45 giri: non sono stati invece stampati i dischi registrati per la Vanilla, quelli per l'RCA e quelli per la Ricordi, tra cui appunto questo "Canzoni venete".
Tra l'altro con l'occasione di questo post possiamo festeggiare il compleanno (o per meglio dire l'anniversario del suo acquisto da parte del cantautore)  di Paco, il pappagallo brasiliano a cui Endrigo in collaborazione con Vinicius dedicò una celebre canzone, recentemente riproposta da Alessio Lega.
E al pappagallo si collega la canzone che apre il disco, "El merlo", non solo perché si tratta in entrambi i casi di volatili, ma perché l'arrangiamento del brano lo ricorda, ed è anch'essa una canzone per bambini.
Tutt'altra l'atmosfera di "El ben che te voj", delicata canzone d'amore acustica arrangiata (come tutti gli altri brani, che sono tradizionali) da Gianfranco Lombardi.
Mia Martini canta con il cantautore in "O dona lombarda" e in "Cecilia", che in realtà sono due brani che si ritrovano in molte tradizioni del Nord Italia, non solo in Veneto: ne esistono versioni in lombardo e in piemontese (la prima è stata incisa tra gli altri anche dai Cantovivo nel disco "Leva la gamba" e da Angelo Branduardi nell'album "Futuro antico III"); in "O dona lombarda" inoltre suona la chitarra Ettore Cenci.
"La dona grassa" è un altro tema presente in moltissime tradizioni, anche al sud: basta pensare che negli ultimi versi del brano veneto di parla della donna riccia che per ogni riccio ha un capriccio, e viene in mente il pugliese Domenico Modugno con "La donna riccia"; la canzone è poi stata modificata nel testo alla fine dell'800 dagli anarchici, diventando la celeberrima "Bandiera nera", e così versi come "La donna grassa non la voglio no, perché de notte la me sconquassa, la donna grassa non la voglio no" sono sostituiti da "Bandiera nera non la voglio no, perché l'è il simbolo della galera, bandiera nera non la voglio no".
"Fa la nana bel bambin" e "Nana bobò" sono due ninnenanne delicate, seguite da una canzone in cimbro, e che per questo motivo è l'unica di cui all'interno della copertina sia riportata la traduzione, "Da orch in Martal", che nel finale si trasforma in una marcetta.
Molto conosciute sono "O Dio del cielo" e "Me compare Giacometo", in cui il protagonista è in realtà il suo gallo, a cui la padrona tira il collo.
"Che bele tetine che ga la Marianna" è un valzer lento, mentre conclude il disco "No la sa cusir".
Un album con cui probabilmente Sergio Endrigo, che come sappiamo era istriano di Pola, si riappropria in un certo modo delle sue radici musicali popolari, essendo per motivi storici l'Istria da sempre legata a Venezia (ricordiamo che storicamente il territorio della Repubblica Marinara di Venezia, la Serenissima, ha avuto un'unità politica, economica e linguistica di poco più di 700 anni).

LATO A

1) El merlo
2) a) El ben che te voj
    b) O dona lombarda
3) El Mario de Pagia
4) a) La dona grassa
    b) Se te tol 'na dona grassa
5) a) Longa longa
    b) Vilota
6) Questa è la note che non dormo in leto

LATO B

1) Cecilia
2) a) Fa la nana bel bambin
    b) Nana bobò
3) Da orch in martal
4) a) O Dio del cielo
    b) Che bele tetine che ga la Marianna
5) Me compare Giacometo
6) No la sa cusir

martedì 24 maggio 2011

Antonello Venditti, Adriana Asti e Ninetto Davoli - Addavenì (quer giorno e quella sera) (1979)












Nell’autunno del 1979 la Rai propone una film musicale, intitolato “Addavenì (quer giorno e quella sera)”, con Ninetto Davoli ed Adriana Asti, scritto per quel che riguarda i testi da un misterioso “Anonimo romano”, mentre le musiche sono curate da Antonello Venditti; la trama ripercorre un po’ alcuni cliché pasoliniani, raccontando il tragico amore tra una prostituta ed un borgataro romano.
Il regista del programma televisivo è Giorgio Ferrara, ed il testo era stato pubblicato l’anno precedente in volume dalle edizioni Capelli; dietro lo pseudonimo “Anonimo romano” si nasconde Maurizio Ferrara, padre del regista ed anche di Giuliano Ferrara, nonché esponente di rilievo del P.C.I. romano..
Le canzoni però risultano in Siae essere scritte interamente da Venditti, anche per quel che riguarda i testi.
Il disco di oggi è la colonna sonora di “Addavenì (quer giorno e quella sera)”, pubblicato dalla Philips, che era la casa discografica del cantautore dopo l’abbandono della RCA Italiana (e prima della fondazione, con Colombini, della Heinz Music).
La canzone che apre il disco, “Scusa devo andare via”, è l’unica eseguita da Venditti, ed è in una versione diversa rispetto a quella presente nell’album “Buona domenica”; viene inoltre ripresa, in una breve coda strumentale, alla fine del lato 2.
Sulle altre canzoni c’è poco da dire: nelle sonorità si riconoscono le caratteristiche del cantautore romano, ma non giova loro l’interpretazione di Davoli (che, come cantante, forse qualcuno ricorderà nella vecchia pubblicità dei cracker Saiwa, in cui la mattina presto percorreva una Roma deserta cantando a squarciagola i successi del periodo) e, soprattutto, della Asti.
I più attenti di voi noteranno che la musica di “Quanno che Roma schiatta” è la stessa di “Ruba”, incisa da Venditti nel disco “Che fantastica storia è la vita”, del 2003, ma in realtà è il brano in italiano che è antecedente, in quanto scritto nei primi anni ’70 ed inciso, in quel periodo, da Mia Martini.
“Me piacerebbe tanto” è invece il primo reggae scritto dal cantautore romano, alcuni anni prima della più conosciuta “Piero e Cinzia”.
La produzione del disco è curata da Michelangelo Romano, che in quel periodo seguiva Venditti, mentre gli arrangiamenti sono curati dallo stesso cantautore con gli Stradaperta, il suo gruppo di accompagnamento del periodo (che suona anche in tutti i brani); l’orchestra d’archi è arrangiata e diretta da Peppino Mazzucca e Nicola Samale.

LATO A

1) Antonello Venditti – Scusa, devo andare via (un’altra canzone)
2) Ninetto Davoli – Ho fatto un sogno
3) Adriana Asti – Quanno che Roma schiatta
4) Ninetto Davoli – Me piacerebbe tanto

LATO B

1) Adriana Asti e Ninetto Davoli – Addavenì
2) Adriana Asti e Ninetto Davoli – Amore dillo sottovoce
3) Ninetto Davoli – Oddio moro
4) Adriana Asti – Così è venuto
5) Stradaperta – Scusa, devo andare via (un’altra canzone)

Bonus tracks: 1) Mia Martini - Ruba
                      2) Antonello Venditti - Ruba