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venerdì 5 gennaio 2018

Gipo Farassino - Aria di casa mia (1973)













Nei primi anni '70 Gipo Farassino abbandona la Fonit-Cetra per passare alla Polydor, con cui incide tre album per poi ritornare nuovamente con l'etichetta torinese: di questi dischi i primi due, "Lj bogianen" e "Uomini bestie e ragionieri" sono stati ristampati in CD mentre invece il terzo no. "Aria di casa mia", questo è il titolo, racchiude dieci brani della tradizione piemontese, tutti già incisi da Gipo negli anni '60 nei suoi primi dischi per la IPM e da lui riarrangiati per l'occasione. Tra le canzoni più note vi è "La mia mamma", che proprio in quel periodo era stata incisa da Ombretta Colli con un testo in italiano che riprendeva quello in torinese, e "La reusa bianca", che è poi "Mamma mia dammi cento lire" (lanciata dal Quartetto Cetra), mentre "Spunta il sol" e "La nostra cricca" erano state postate qualche anno fa nell'interpretazione di Carlo Pierangeli e Marta Tomelli, nell'album "16 cansôn piemônteise"."I poveri pellegrini" era stata recuperata invece dai Gufi, che vi avevano scritto un nuovo testo intitolato "I teddy boys", mentre "Al pocio" è l'unico brano inedito (che Farassino quindi incide per la prima volta). Ma tutti i brani sono degni di nota: purtroppo mi pare che a Torino la lingua piemontese si sia persa (non è così in provincia), le canzoni della nostra tradizione rischiano di non passare più alle giovani generazioni, e questa è una perdita non solo culturale, direi.

LATO A

1) La mia mamma (tradizionale)
2) Maria Giovanna (tradizionale)
3) La Brandolina (tradizionale)
4) La reusa bianca (tradizionale)
5) I rubinet (tradizionale)

LATO B

1) I poveri pellegrini (tradizionale)
2) Barun Litrun (tradizionale)
3) La nostra cricca (tradizionale)
4) Spunta il sol (tradizionale)
5) Al pocio (tradizionale)


giovedì 2 febbraio 2017

EP Cromaphon (1964)













Dopo un bel po' di tempo, ritorniamo a pubblicare qualcosa nel blog: ci soffermiamo a presentare un EP decisamente particolare, di un'etichetta piemontese pubblicato nel 1964 (la matrice è datata 6 aprile 1964 e la recensione di "Stampa Sera" che vedete qui sotto è datata 5 maggio), la Cromaphon, di cui avevamo parlato tempo fa in questo post dedicato a Loredana Faby, che aveva sede a Torino in via Benevento 34 e che aveva tra i suoi artisti anche i Birilli, che incisero un 45 giri con due cover dei Beatles sicuramente tra le più rare esistenti (su un lato "Tutti per uno", cioé "A hard day's night" e dall'altro "Ti voglio come sei", "I want to hold your hand").
Da "Stampa Sera" del 5 maggio 1964, n° 105,  pagina 11
Questo disco è sponsorizzato dall'Impresa Teatrale Fissore, e presenta come si può vedere quattro cantanti: i due sul lato A, Vanna e Paolo, sono accompagnati dal complesso dei Cappellani, mentre quelli sul retro sono accompagnati dai Gherol Besy, entrambi due gruppi attivi in Piemonte negli anni '60.
Tenete a mente il nome di Vanna: questa artista infatti, di cui non so nulla, incise un 45 giri alla fine degli anni '70 per la Drums, disco di cui parleremo fra qualche tempo (e confrontando la copertina potrete verificare che si tratta della stessa cantante-chitarrista); il brano "A mani vuote" era stato già inciso da Ricky Gianco, un terzinato caratterizzato dal sax.
Paolo Tomalino è l'autore e il cantante di "Oggi", brano inedito, mentre Luciana canta sul lato B "Anche se", scritta da Gino Paoli e pienamente nel suo stile.
Conclude il disco Giorgio con "Pietà", il successo di Vasso Ovale scritto dal maestro Piero Soffici.
Le registrazioni dei brani, pur ben suonate (si sente il professionismo dei musicisti) hanno però un carattere amatoriale nel suono, che denota quindi la povertà dei mezzi di registrazione.
Sono riuscito a prendere contatto con un musicista dei Gherol Besy, Massimo Bizzo, che ora vive nei Paesi Bassi: vi riporto qui i suoi ricordi
I Gherol Besy

Di colpo mi riporti indietro nel tempo: avevo 18 anni quando entrai a far parte della band.
L'inizio è stato un po' complicato perché loro erano bravi musicisti con esperienza ed io un esordiente che fino ad allora cantava le musiche che scriveva.
Dopo un po di prove l'avventura Gherol Besy ebbe inizio: per me fu un esperienza fantastica fatta di momenti esaltanti e di scelte difficili. Sono ancora in contatto co i fondatori della band Renato Brocche e Bruno Rizzieri che vivono nel Biellese e con George Montagner, il cantante che io avrei dovuto sostituire.
L'esperienza Gherol durò quattro anni: i primi due abbiamo suonato dal Piemonte alla Sicilia, poi la svolta quando decidemmo di accettare l'offerta di Perez Prado.Re del mambo.
Con lui imparai come si lavorava in teatro e nelle grandi feste di piazza al Sud.
Dopo due anni di serate e concerti, un 45 giri scritto da me su un idea di Prado - "Barugio barugio" - decisi di lasciare la band e mettermi in gioco come solista e qui comincia tutta un altra storia.
Da anni vivo in Olanda dove ancora oggi canto, scrivo e porto avanti la mia vita tra arte e famiglia: due figli, una moglie Olandese, un grosso cane Vangi, tanti amici e tanti tanti bei ricordi.
Dopo che lasciai la band i Gherol provarono ancora con altri musicisti, ma dopo pochi mesi tutto finì e ognuno seguì la propria strada, chi nella musica, chi nell'insegnamento, chi nel commercio.
Spero di essere stato utile alla tua ricerca.



LATO A

1) Vanna - A mani vuote (Miki Del Prete-Ricky Gianco)
2) Paolo - Oggi (Paolo Tomalino)

LATO B

1) Luciana - Anche se (Gino Paoli)
2) Giorgio - Pietà (Piero Soffici)

martedì 27 settembre 2016

Mino e i suoi New Flippers - Solo/Non sei per me (1970)












Niente a che vedere con i Flippers, quelli famosi di Catalano, Bracardi, Forlai, Zampa: questo è invece un gruppo piemontese sconosciutissimo, che mi risulta aver pubblicato solo questo 45 giri per l'etichetta torinese Prince.
La cosa particolare di questo disco è che in copertina ha lo stesso numero di catalogo di un 45 giri dei Los Gildos di cui abbiamo parlato tempo fa nel blog, NP 1006, mentre l'etichetta riporta invece NP 1007 (che è evidentemente il numero corretto) per cui credo che l'anno di uscita possa essere lo stesso dell'altro disco, e cioè il 1970 (non essendo in questo riportata alcuna data).
Del gruppo non so praticamente nulla (e quel poco che so l'ho ricavato da una pagina curata dal figlio di uno dei componenti): erano attivi nel cuneese, l'organista, Gian Maria Cravero (di Racconigi), è l'autore delle musiche, mentre il Mino che dàil nome al complesso è il fratello, Giacomo Cravero detto Mino, cantante solista e in primo piano in copertina (la foto a fianco è la stessa).
Credo che l'altro autore, S. Bertero, sia uno degli altri componenti.
Passando invece alle due canzoni, "Solo" è una canzone melodica introdotta dal sassofono, che mi ricorda un po' Nico & i Gabbiani, con un testo d'amore alquanto banalotto, mentre più interessante è "Non sei per me", un rhythm 'n' blues introdotto dalla batteria a cui si affiancano organo e sassofono, con addirittura un assolo di basso dopo la prima strofa ed uno di batteria dopo la seconda, in cui i sei comunque dimostrano di essere dei buoni professionisti.
 
1) Solo (S. Bertero-Gian Maria Cravero)
2) Non sei per me (S. Bertero-Gian Maria Cravero)

sabato 10 settembre 2016

Mau Mau - Paseo Colòn/Singh-sent ani (1992)













I Mau Mau nascono a Torino nel 1991 (quest'anno quindi hanno festeggiato i venticinque anni di attività con un nuovo album pubblicato qualche mese fa) dalle ceneri dei Loschi Dezi, gruppo attivo alla fine degli anni '80 con un album all'attivo: Luca Morino e Fabio Barovero provengono infatti da quell'esperienza, e l'incontro con il camerunense Tatè Nsongan porta alla nascita di questa nuova band che già nel nome mette in evidenza le sue doppie radici: i Mau Mau infatti sono i combattenti per l'indipendenza del Kenya negli anni '50, ma in dialetto piemontese è anche uno dei nomi con cui si indicano (in senso dispregiativo) i meridionali e, in generale, gli stranieri, e i tre musicisti mescolano  le ritmiche africane con le sonorità del folk (con la fisarmonica di Fabio) e con molte altre influenze, dal rap al reggae, utilizzano inoltre la lingua piemontese.
Il disco che presentiamo oggi è un disco mix con quattro tracce: si tratta di due canzoni tratte dal loro album di debutto "Sauta rabel" presenti sia nella versione dell'album sia in versione dub (queste ultime realizzate con la collaborazione di Bunna e Madasky degli Africa Unite).
Sia "Paseo Colòn" che "Singh-sent ani" nascono dall'anniversario dei cinquecento anni della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo: sul retro di copertina sono riportati i testi con la traduzione in italiano.
Oltre a Morino (voce solista e chitarra), Barovero (fisarmonica e tastiere) e Nsongan (percussioni) collaborano al disco altri musicisti tra cui Davide Graziano alla batteria, Davide Rossi al violino ed Andrea  Ceccon (in seguito ne Le Voci Atroci) alla tromba e alle nacchere.

LATO A

1) Paseo Colòn (Fabio Barovero-Luca Morino)
2) Paseo Colòn dub (Fabio Barovero-Francesco Caudullo-Luca Morino)

LATO B

1) Singh-sent ani (Fabio Barovero-Luca Morino)
2) Singh-sent aniddub (Fabio Barovero-Francesco Caudullo-Luca Morino)

lunedì 16 maggio 2016

I Ragazzi del Sole - ...e la terra si allontana/Il gatto di notte (1967)













Dopo il successo di Atto di forza n° 10/So che tu non credi, di cui abbiamo parlato in questo post, oggi presentiamo il secondo 45 giri che i Ragazzi del Sole pubblicarono nel 1967.
Come per il precedente, abbiamo in un lato una canzone scritta dai frateli Salerno, "...e la terra si allontana"  (Alberto per il testo e Massimo per la musica) e una cover sull'altro, "Il gatto di notte", che è la versione in italiano (con testo di Mario Coppola, o meglio da lui firmato) di "Just a little bit of you" di Dallas Frazier, successo del 1966.
Abbiamo scritto che è firmata da Coppola perchè, a proposito di un'altra canzone, "So che tu non credi", così aveva Paolo Melfi, il cantante del complesso, aveva raccontato a Ursus (nell’intervista pubblicata sul fondamentale “Manifesto Beat”, a pag. 153): “Cercando qualcosa tra i pezzi nuovi che uscivano all’estero si poteva fare il solito testo in italiano, come nel caso di “So che tu non credi”, di cui io scrissi le parole ma senza riceverne un soldo perché non ero iscritto alla Siae. Infatti sul disco sta scritto Coppola, che era un autore dell’Ariston messo dietro a una scrivania, che mi disse: “Dai a me questo testo che ti iscrivo io”. Adesso deve essere scomparso, poveretto, un bravo cristo ma un po’ così sai…”.
Sarà successo così anche per "Il gatto di notte"? Potrà raccontarcelo lo stesso Paolo Melfi, se vorrà.
I due brani sono entrambi interessanti: "...e la terra si allontana" ha alcuni spunti melodici che rimandano al celeberrimo brano di Gilbert Becaud "Je t'appartiens", ma è il testo ad essere interessante perchè, ben due anni prima di "Space oddity", racconta di un gruppo di astronauti che si perdono nello spazio. "Il gatto di notte" ha invece alcuni richiami psichedelici, del resto quello era il periodo, dal punto di vista musicale, del "flower power" (siamo nel 1967), e si caratterizza anche per l'uso dei fiati.
Per la registrazione il gruppo ha utilizzato uno strumento inventato da loro, il tubifon (un tubo di alluminio piatto con una corda di metallo), come hanno raccontato ad Ursus.
Ricordiamo infine la formazione dei Ragazzi del Sole in questo disco, che era composta da Paolo Melfi alla voce solitsta (il sostituto di Pierfranco Colonna), Arcangelo Aluffi alla batteria, Carlo Marcoz al basso, Danilo Pennone alla chitarra e Piercarlo Bettini alle tastiere.
Concludo con un invito: il 17 novembre Paolo Melfi festeggerà i settant'anni: perchè non organizzare, con l'occasione, una reunion del gruppo, magari coinvolgendo anche altri musicisti torinesi disponibili? Pensateci, ragazzi...

1) ...e la terra si allontana (Alberto Salerno-Massimo Salerno)
2) Il gatto di notte (Mario Coppola-Dallas June Frazier)

venerdì 29 aprile 2016

Enzo Maolucci - Immaginata (1982)



A quatto anni dal precedente "Barbari e bar", Enzo Maolucci (uno dei primi cantautori negli anni '70 a coniugare la canzone d'autore con il rock, insieme a Finardi e Ivan Graziani) pubblica il suo terzo album "Immaginata" per una piccola casa discografica torinese, la Studio Records di Romeo Ferrero, etichetta legata alle edizioni musicali Augusta e che aveva tra i suoi artisti gli Arti & Mestieri, i Cantambanchi e la Jambon Street Band: il disco ha una visibilità minore rispetto ai due precedenti, sicuramente per i minori mezzi della label rispetto a quelli della Vedette (per cui erano stati pubblicati gli altri due LP), ed è un peccato perchè si tratta di un disco con alcune belle canzoni come la stessa title track, "Una donna che sia" o "Amore sempre mio".
Inoltre "Immaginata" è un disco ben prodotto, con arrangiamenti vari e curati di Aldo Russo che suona anche la chitarra, con la partecipazione di alcuni dei migliori musicisti torinesi, come Louis Atzori (ex Circus 2000 e molti altri gruppi) alla batteria, Silvano Borgatta (Venegoni & Co, ma moltissime altre collaborazioni) alle tastiere, Gigi Venegoni alle chitarre, Roby Favaro (ex Living Life e Misterbianco Show, di cui abbiamo parlato in questo post) al basso, Maurizio Gianotti (Procession, Combo Jazz e Venegoni & Co) al sax, Johnny Capriuolo e Pierluigi Mucciolo (Nicosia & C ma entrambi con moltissime collaborazioni come session.man) ai fiati, Flavio Boltro (su cui non occorrono presentazioni) alla tromba.
Il disco è stato registrato ai "Dynamo Studio" (che ben conosco per motivi legati a "Il nostro primo 45 giri") con Venegoni e Marco Cimino come tecnici del suono.
Maolucci è autore di tutte le canzoni, con la collaborazione del poeta Vasco Are al testo di "Ad amarti ora".
Un disco da riscoprire.

LATO A

1) Immaginata
2) Aira
3) Dolce tenera signora
4) Barracuda

LATO B

1) Una donna che sia
2) Ad amarti ora
3) Come pioggia nel pineto
4) Amore sempre mio

sabato 19 marzo 2016

Truzzi Broders - 'nzalla (1986)

   










"....Mi piacciono le radio, mi piace pure il rock'n'roll....''
Compie trent'anni quest'album che, a torto, non ho inserito nella lista dei venti dischi più rock della musica italiana, un errore a cui rimedio dedicandogli un intero post.
Ricordo (quasi) come fosse ieri quando ho visto per la prima volta dal vivo i Truzzi Broders, in un asilo dalle parti di via Pianezza credo nel 1985 (avevano solo pubblicato "Yankee go home"), e mi ricordo che mi colpirono per la carica musicale che mi faceva venire in mente un po' i Clash un po' gli Stones e per i testi che descrivevano, specialmente in alcuni brani, la realtà metropolitana torinese di quegli anni: mi riferisco, ad esempio, a "Kasamercato" (oggi non esistono più né Aiazzone né Granato...), a "Fuori zona" (in quegli anni veramente se eri di un quartiere, a caso San Donato, difficilmente osavi avventurarti da solo in posti come Le Vallette, Mirafiori o Barriera di Milano...) e a "Disoccupato rappo" (che credo sia stato il primo rap torinese, ma attendo smentite).
Tutto il disco comunque è caratterizzato dalle chitarre distorte e dai ritmi incalzanti: "Brigate rock", si intitola uno dei loro brani manifesto.
In seguito ho avuto modo di conoscere i Truzzi Broders e in particolare Armando Casaroli, il chitarrista (che ha poi in seguito è entrato nei Mirafiori Kids, con cui è capitato anche di suonare insieme); completano il gruppo Marcello Salvati alla batteria, Renzo Rolando la basso e Roberto Allazzetta alla voce e alle chitarre (in seguito la formazione avrà alcuni rimaneggiamenti).
Pubblica il disco, in vinile giallo, su etichetta Totò alle prese coi dischi, la Multimedia Attack di Bologna (la stessa che pubblicava, più o meno nello stesso periodo, i CCCP), fondata da Jumpy Velena (oggi Helena Velena), personaggio che abbiamo conosciuto due anni dopo quando rappresentammo la città di Torino alla Biennale delle Arti del Mediterraneo che a dicembre del 1988 si tenne a Bologna (e quando la Multimedia Attack ci inserì nella raccolta pubblicata l'anno dopo)..
Pazzesco, già trent'anni...noi ci siamo ancora, ed anche i Truzzi Broders, che continuano a suonare dal vivo, oggi come allora: rock'n'roll will never die.

LATO A

1) Disperato blus
2) Autoradio
3) Brigate rock
4) Fuori zona

LATO B

1) Disòccupato ràppo
2) Kasamercato
3) John Bull
4) Addavenì



sabato 27 febbraio 2016

Margot - Canzoni di una coppia (1963)












Il disco di oggi è sicuramente uno dei primi album pubblicati in Italia di una cantautrice, anzi direi che è proprio il primo (Giovanna Marini debutterà da solista solo due anni dopo): si tratta di "Canzoni di una coppia" di Margot, che in realtà era già attiva da qualche anno all'interno del gruppo torinese dei Cantacronache.
Ed è anche il primo concept album italiano, o comunque si gioca questo primato con "Diario di una sedicenne" di Donatella Moretti pubblicato nello stesso anno, in quanto tutte le canzoni sono legate da un filo conduttore, che è la storia di una coppia a partire dalla luna di miele della prima canzone attraverso le varie difficoltà e i momenti felici.
Figlia di Carlo Galante Garrone, senatore della Sinistra Indipendente, Margherita Galante Garrone nasce a Torino nel 1941, e proprio in città ha le sue prime esperienze musical, con l'incontro con musicisti come Sergio Liberovici, Michele Straniero, Fausto Amodei ed intellettuali come Italo Calvino, insieme ai quali darà vita alla già citata esperienza dei Cantacronache, che contribuiranno in maniera netta allo svecchiamento della canzone italiana, aprendo la strada ai cantautori della cosiddetta "scuola genovese".
Nelle canzoni dei Cantacronache infatti le tematiche si allargano non solo alla canzone politica (che era già patrimonio della canzone popolare, pensiamo ad esempio ai canti anarchici), ma anche alla vita quotidiana: non è certo questa la sede per fare un'analisi approfondita, ma se ad esempio si ascolta una canzone come "Qualcosa d'aspettare" di Fausto Amodei ci si rende subito conto che la descrizione dell'amore tra i due giovani protagonisti utilizza un linguaggio nuovo, quotidiano, che un cantautore come Paoli farà proprio facendolo diventare di massa.
Torniamo a Margot che, come abbiamo detto, aveva inciso 45 giri, EP e 33 giri con i Cantacronache: nel 1963 debutta come solista con questo LP, pubblicato dalla Ricordi (che all'epoca aveva come direttore artistico Lino Patruno) e di cui la cantautrice torinese è autrice di tutte le musiche e di tutti i testi tranne due, come vedremo.
Il disco si apre con "Ballata della luna di miele", che su  un ritmo di tre quarti inizia il racconto della storia della coppia; dopo una canzone più intimista, "L'armadio", c'è l'interessante "Canzone dei litigi", in cui Margot interpreta le parti di entrambi i personaggi durante un litigio, ed è il primo brano con il testo scritto da Franco Fortini.
"Ditemi voi" descrive una donna che guardandosi allo specchio triuccandosi e mettendosi il rossetto si scopre meno bella, cogliendo il tempo che passa, mentre il marito che fuma e legge il giornale di là non si accorge di nulla.
Il secondo lato si apre con "Pomeriggio di domenica" che descrive appunto un pomeriggio festivo, con l'inserimento anche della radio da cui si ascoltano le partite con il gol (e in questi punti il ritmo del brano diventa terzinato), mentre "Un giorno forse" è una canzone d'amore malinconica.
"Un giorno forse" è un tre quarti, con un testo in cui la coppia immagina il futuro, con i figli già cresciuti e i ricordi più dolci dietro le spalle.
La melodia di "Canzone della valigia" ha qualche reminiscenza jazz, e nel testo la valigia diventa una metafora del percorso della vita, e delle cose che si portano dietro nel viaggio o che al contrario vengono abbandonate...che Ligabue si sia "ispirato" a Margot  (ascoltate "Il peso della valigia")?
"Le nostre domande" conclude il disco, ed è la seconda canzone con il testo di Fortini; suona la chitarra in questa canzone Domenico Amerio, e conclude la storia con le domande che i due si fanno sul loro rapporto.
In copertina il disco viene presentato da Italo Calvino, che mette in evidenza le due anime della cantautrice, quella più "barricadera" e quella più intimista, mentre in un altro scritto la stessa Margot dedica l'album a George Brassens, suo ispiratore.
Gli arrangiamenti e la direzione dell'orchestra sono di Sergio Liberovici, all'epoca marito di Margot (prima o poi presenteremo sul blog un album del loro figlio, Andrea Liberovici).

LATO A

1) Ballata della luna di miele (Margherita Galante Garrone)
2) L'armadio forse (Margherita Galante Garrone)
3) Canzone dei litigi (Franco Fortini-Margherita Galante Garrone)
4) Ditemi voi (Margherita Galante Garrone)

LATO B

1) Pomeriggio di domenica (Margherita Galante Garrone)
2) Un giorno forse (Margherita Galante Garrone)
3) Canzone della valigia (Margherita Galante Garrone)
4) Le nostre domande (Franco Fortini-Margherita Galante Garrone)

venerdì 22 gennaio 2016

La Mascherina d'Oro 1971, Antonella Bellan e altri ricordi musicali torinesi di Enrico Casali

 


Il post di oggi nasce da un contributo che abbiamo ricevuto qualche tempo fa via mail, e che ci è stato inviato da Enrico Casali, musicista torinese con varie esperienze nel corso dei decenni (vi consigliamo il suo sito con molte notizie interessanti).
Copio e incollo il suo intervento.

Gent.mo Sig, Vito,
ho letto recentemente l'articolo su Antonella Bellan (cui dedico un caro saluto), e mi ha fatto sinceramente piacere, a distanza di quasi 45 anni, risvegliare qualche flash della vita canora torinese giacente negli archivi.
Nel 1971, ventitreenne quasi agli sgoccioli di una attività musicale professionistica, ero alla ricerca di una occupazione più stabile. A quel tempo ero costantemente in conflitto con il mio buon papà che spesso mi rammentava tre parole sacre : il lavoro fisso (prerogativa immortalata da I Gufi nel '66 con il brano “Io vado in banca”), la mutua e le marchette!
Ma lo spirito inquieto e per certi vezzi scavezzacollo mi portavano a trascurare quei “consigli” che avrei poi apprezzato appieno dopo qualche decennio.
Allora il trova-lavoro traspariva quasi tutto dalle pagine de “La Stampa”; le offerte erano tantissime, con immediato colloquio e repentino inserimento.
Doveva essere inizio primavera, e rammento che risposi ad una inserzione mirata alla ricerca di persone con esperienza musicale da inserire in una nascente manifestazione.
Si trattava della filiale di una famosa casa editrice ubicata in via Cibrario, la Sansoni; seppi così che si trattava di un progetto denominato “Mascherina d'oro '71”, aperto ad aspiranti artisti di giovane età, cantanti o recitanti poesie.
Da quel momento maturai la qualifica di “maestro selezionatore”, e mi venne assegnato un ufficio con tanto di pianoforte. Attraverso una oculata pubblicità con la collaborazione dei funzionari della filiale, ben presto fioccarono richieste di audizione, che avvenivano per lo più nelle ore pomeridiane.
Iniziarono le serate a concorso, ogni venerdì sera al Club 84, con esibizione di almeno trenta piccoli aspiranti. Il clima era festoso per tutti sino al momento delle votazioni della giuria, allorché la gioia dei prescelti per il turno successivo e la disperazione con lacrime degli esclusi avrebbero movimentato la scena.
Nell'arco di qualche mese selezionai tantissimi ragazzi e ragazze di tutte le età. E ricordo perfettamente i nomi di due artisti in erba che si presentarono per il “provino” esibendo una bravura stupefacente: Albino Montisci ed Antonella Bellan. Nel frattempo era iniziata la collaborazione con il Maestro Pier Benito Greco, con il quale avevo in precedenza lavorato nella sua orchestra, e che faceva parte della giuria insieme al Dottor Renato Scala.

Per quanto concerne l'esperienza con il Maestro Greco, che tra l'altro ho cercato di contattare senza esito, mi ricordo nitidamente del bassista Franco Badagliacco, mentre degli altri componenti ho un vago ricordo, come per il sassofonista di cui ricordo solo il nome, Aroldo.
Con me c'era anche mio fratello Giorgio. Fu una esperienza breve e rammento che la serata di debutto fu al Columbia. Con il maestro Greco collaborai ancora alla incisione di un brano che mi pare si chiamasse "Ariel", e in quell'occasione incontrai Giansereno Raimondo che era un chitarrista strepitoso...pochissimi ricordi, rammento solo che il mio intervento strumentale prevedeva l'utilizzo di una Lap Steel Guitar della Hofner, alla Santo & Johnny.
Dopo numerose serate arrivò l'estate e la casa editrice promosse un'attività temporanea ad Alassio
dove i funzionari ed il sottoscritto avrebbero dovuto raccogliere nuovi talenti.
Il mio rapporto di lavoro, complice un carattere a quel tempo difficile, si interruppe in modo burrascoso in una notte nella quale io e un funzionario tagliammo letteralmente la corda.
Quando ci risentimmo con il Maestro Greco, anche se fuori dalla manifestazione volli confidargli quei due nomi come ipotetici vincitori della finale che si sarebbe tenuta qualche mese dopo.
Dopo la serata finale ci parlammo telefonicamente e ricordo la comunicazione della vittoria di Antonella Bellan e i complimenti per la profezia azzeccata in pieno! Nel tempo seppi poi che Antonella aveva iniziato una carriera professionale, ciò che mi fece ovviamente piacere.
Anche Albino Montisci è divenuto un grande personaggio della scena musicale piemontese, ma non ho più avuto modo di incontrarlo.

Io ebbi anche l'onore di una citazione su “La Stampa”, con tanto di riconoscimento “nobiliare” nel
senso che venni citato addirittura come il Maestro “Enrico Maria Casalis”.
Questo é il link che racconta una delle “serate”.
http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,vie
wer/Itemid,3/page,5/articleid,1518_02_1971_0116A_0021_23282150/
Ma vorrei anche regalarle, Egregio Sig. Vito, un reperto storico: si tratta dell'elenco ufficiale dei
pertecipanti alla prima serata della Mascherina d'Oro di Venerdì 26 Marzo 1971! Bei tempi...

 Ho trovato anche una foto che ha puramente valore per il sottoscritto, qui ripreso in un elegantissimo smoking nella serata del 14 maggio del 71, ricorrenza del 23° compleanno. Nell'occasione un attestato con auguri da parte di un funzionario della casa editrice (Francesco Carrata, se non ricordo male) durante la serata al Club 84; sto ancora cercando una fotografia di gruppo di una serata al Club 84 dove fu ospite d'onore Franco Tozzi (spero di trovarla).
I musicisti con cui ebbi contatto, anche breve, senza collaborare musicalmente, ma importanti per la formazione musicale e soprattutto umana di quel tempo furono i maestri Nuccio Nicosia, poi Carletto Spinardi, Bevione (avendo come punto di frequentazione la "Maison de Musique", il negozio musicale in corso Orbassano del compianto Marcellino Signetti). 
Nuccio Nicosia fu il mio insegnante di chitarra per più di un anno. Allora quindicenne, abitava a Santa Rita ed ogni domenica mi recavo a casa sua in via Stampatori per la lezione. Grande maestro e valente musicista, lo rividi ancora nei primi anni '80 nel negozio di musica di via Guala, il Salotto Musicale di Giuliano Merizzi.
In altro periodo collaborai con il maestro Antonino Mameli, oggi ottantenne, che vive a San Maurizio Canavese anch'egli infruttuosamente cercato, in un progetto con Sergio Buscaglione.
Al Florida avemmo la collaborazione del bravissimo sassofonista Silvano Morra.
Altri nomi, Ermenegildo "Gildo" Nadalin, leggenda per i giovani chitarristi in erba, il cantante Paolo Zavattero.

Mi sovvengono altri flash: una sostituzione di tastierista con il gruppo torinese Thomas e i Targets, bravi e simpatici, a Castelfranco Emilia forse nel 1970; e poi mi ricordo che nel 1964 con il nostro gruppo The Blue Stars ci esibimmo al Fortino e nell'occasione accompagnammo "The Bulgars", un quartetto solo vocale che interpretava magistralmente il repertorio nascente dei Beatles (Please please me, Misery, ecc.)
Un altro personaggio accompagnato in qualche occasione fu un cantante conosciuto come David, l'emulo di Adamo; durante una sostituzione presso la sala De Benedetti di Piazza Carignano, nel 1968 con obbi la brava cantante Gabriella DI Blasio, che fu ospite d'onore proprio durante una serata della Mascherina d'Oro.

Sperando di averle fatto cosa gradita, La ringrazio come sempre per l'attenzione e la saluto cordialmente.

                                                                     Enrico CASALI


giovedì 24 dicembre 2015

Roberto Balocco - Le canssôn dla piola 2 (1965)












Nonostante i tanti anni di attività, credo che in questo blog non abbiamo mai parlato di Roberto Balocco, ed è un peccato, perchè si tratta senza alcun dubbio di uno dei massimi esponenti della canzone in lingua piemontese, che si è dedicato per molti anni sia a recuperare il vecchio patrimonio popolare folk sia ad arricchire con nuove composizioni questo repertorio.
Negli anni '60, quando la sede della Fonit-Cetra era in via Bertola 34 a Torino, Balocco ha pubblicato una serie di 33 giri intitolati "Le canssôn dla piola", traducibile come "Le canzoni dell'osteria": quello che presentiamo oggi è il secondo, pubblicato nel 1965.
Sul retro di copertina vi è una presentazione del disco e dell'artista, curata da Guido Boursier, e delle note per ogni brano che, per chi non capisce il piemontese, consentono di seguire l'argomento della canzone.
Il disco contiene alcuni brani che sono diventati molto noti nel repertorio di Balocco, ad esempio "Tango dla soma d'aj" (per gli amici del blog del Centro Italiam, la "soma d'aj" è l'equivalente della bruschetta con l'aglio), con il testo di Piero Novelli, "Neto Paracchi" e "La rampa d' Cavôret", già presentata nel blog nell'interpretazione di Mario Piovano: quest'ultimo è in realtà un brano popolare, ma se provate a cercare nell'Archivio Siae potete trovare ben tre depositi....
La canzone che preferisco io è invece "Sôn ses meis", un triste brano d'amore.
Balocco è accompagnato al basso da Gino Luone (già incontrato nel blog in un post su Beppe d'Môncale') mentre collabora agli arrangiamenti il Maestro Giancarlo Chiaramello, anche alle tastiere, musicista in forze alla Fonit-Cetra.

 LATO A

1) Tango dla soma d'aj (Piero Novelli-Roberto Balocco)
2) Giacôlin (Roberto Balocco)
3) Capôral Trômbetta (tradizionale)
4) Sôn ses meis (Roberto Balocco)
5) 'l blagheur (Roberto Balocco)
6) 'l marziano (Piero Novelli-Roberto Balocco)

LATO B

1) La rampa d' Cavôret (Roberto Balocco)
2) La famija numerôsa (tradizionale)
3) 'l filobôs (Piero Novelli-Roberto Balocco)
4) Mi sai tut (Roberto Balocco)
5) Gioanin pe' d bosch (Roberto Balocco)
6) Neto Paracchi (Piero Novelli-Roberto Balocco) 

lunedì 19 ottobre 2015

Il Ritorno dei Powerillusi (e selfie con i Beatles)


Ciao a tutti,
rubo un po' di spazio al blog per un po' di pubblicità.
Esce il 21 Ottobre 2015 "Il Ritorno dei Powerillusi", il nuovo album della band torinese che nel 1988 ha debuttato con "Il Nostro Primo 45 Giri" (presentata su RaiTre a "Jeans") e con "Lato B", (cover in italiano di "Let It Be" dei Beatles e pubblicata anche in una raccolta in Inghilterra).
Nel 1991 hanno vinto il “Festival di Sanscemo” con “Il Bambino Povero” (pubblicata nella compilation PolyGram).
Il nuovo disco contiene 10 brani originali e sarà disponibile su CD, download digitale e streaming.
La copertina è un "selfie" con i Beatles mentre attraversano la strada in Abbey Road, complice la "macchina del tempo" di "Ritorno al Futuro" (trasformata in maggiolino) che proprio il 21 Ottobre è di passaggio (come da film).
Il tutto è "provato" nel divertente video che promozionale dell'album che potete vedere qui:


Il vostro gradimento e l'eventuale diffusione sono fondamentali per un gruppo che da 28 anni è in attività, avviandosi a diventare uno dei più longevi complessi italiani.
Non ci sono più i Pooh, ma per fortuna ci sono ancora i Powerillusi!





sabato 3 ottobre 2015

Quartetto Hohner - L'onore del cowboy/Lella rag time (1960)












Nel lontano 2011, presentando in questo post  il catalogo dell'etichetta torinese Emanuela Records fornitoci da Gerry Bruno dei Brutos, amico di lunga data del blog, avevamo accennato ad un gruppo strumentale, il Quartetto Hohner, caratterizzato, come si capisce dal nome, dal fatto di essere costituito da quattro armonicisti, per la precisione Sergio Castelli  ed Alberto Magnaghi all'armonica cromatica, Paolo Vernetti all'armonica ritmica e Beppe Conti all'armonica bassa.
Un articolo da Stampa Sera sul Quartetto Hohner
Oggi presentiamo un loro 45 giri pubblicato però non dall'Emanuela ma dalla Sabrina, casa discografica del cantante Bruno Rosettani, con la partecipazione sul lato A del cantante Luciano Bonfiglioli.
Il quartetto si era formato all'interno dell'Hot Club torinese, e si era distinto nel 1959 vincendo il Campionato Mondiale di Armonica a Bocca, tenuto in quell'anno ad Innsbruck, ed ottenendo così alcune apparizioni televisive alla televisione austriaca.
L'Emanuela non era ancora nata come casa discografica, ma esisteva già come edizioni musicali, pubblicando infatti gli spartiti dei brani, scritti peraltro da due autori, il musicista Giovanni Marabotto ed il paroliere Giampiero Barone, che abbiamo già incontrato nel blog come autori di canzoni per i Brutos ed Henrj Ferraris.
"L'onore del cow-boy" è un brano in cui tre armoniche creano la base musicale mentre la quarta suona la melodia solista, fino all'inizio del cantato di Bonfiglioli, ricreando un'atmosfera musicale western a cui ben si adatta il testo: ricorda forse un po' "La ballata del west" del Quartetto Cetra.
Il retro, "Lella rag time", è uno strumentale.
Cercando su internet ho trovato anche alcuni video dei quattro che, tuttora, suonano per divertimento l'armonica a bocca.

1) L'onore del cow-boy (Giampiero Barone-Giovanni Marabotto)
2) Lella rag-time (Giovanni Marabotto)

sabato 19 settembre 2015

Marco Carena - Carena 2 il ritorno (1991)













Ritorniamo a parlare di Marco Carena presentando il suo secondo album, pubblicato nel 1991 ad un anno di distanza dal precedente e a pochi mesi dalla partecipazione con "Serenata" al Festival di Sanremo.
Il disco si apre con una delle sue canzoni più famose, "Questione di sfiga", che come spiega il titolo elenca una serie di situazioni in cui si presenta nella vita quotidiana la sfiga; ricordo che venne presentata spesso in versione acustica solo con la chitarra al "Maurizio Costanzo Show".
"La ballata di Gennaro" è la triste storia di un licantropo, e musicalmente fa venire in mente certi brani di De André, mentre in "Amarsi" emerge anche un sottofondo serio e malinconico, malinconia che è presente anche in "Carnivalada", in cui sono presi in giro tutti gli stereotipi del Carnevale, con richiami all'umorismo nero di "Questione di sfiga" (e che musicalmente non poteva che essere un samba).
Chissà se le donne di "Se non ora quando" che hanno attaccato Carena dopo il concerto del 24 giugno (e di cui abbiamo parlato in questo post) hanno mai ascoltato "Vorrei": credo di no, altrimenti avrebbero protestato sicuramente, visto il sarcasmo del testo (che non vi anticipo).
"Arbre magique" si può collegare ad "Accessori auto" del disco precedente, descrivendo con un accento francese esasperato questo importantissimo oggetto "nemico de le tanf".
Si prosegue con "Il blues del pelo superfluo", il cui titolo dice tutto sia sulla musica sia sull'argomento del testo, in cui Carena si immedesima in uno di questi peli.
La penultima canzone è "Buon Natale", pubblicata anche su 45 giri, che prende in giro gli stereotipi del Natale, dai regali riciclati all'essere buoni in apparenza.
Conclude il disco " ....... gli inglesi", frammento di qualche anno precedente realizzato con Le Vecchie Pellacce, il gruppo di cui Carena faceva parte prima di intraprendere la carriera solista.
I testi e le musiche di tutte le canzoni sono di Marco Carena.
Tra i musicisti che suonano nel disco sono da ricordare Massimo Luca e Paolo Costa alle chitarre, mentre Roberto Colombo suona le tastiere e si occupa, come nell'album precedente, degli arrangiamenti.

Lato A

1) Questione di sfiga
2) La ballata di Gennaro
3) Amarsi
4) Carnivalada

Lato B

1) Io vorrei (parte 1: cantico dell'emarginato; parte 2: cantico degli esasperati)
2) Arbre magique
3) Il blues del pelo superfluo
4) Buon Natale
5) ....... gli inglesi

lunedì 10 agosto 2015

Rita Arnoldi - Quel ragazzo del bar/Ciò che mi importa (sapere) ( 1964)












Di Rita Arnoldi avevamo già parlato nel blog nel 2011, in questo post in cui ipotizzavamo per la cantante una probabile origine milanese; e invece grazie al contributo di Enrico Casali e di Happy Ruggiero abbiamo appurato che era una cantante torinese, figlia di un impresario cittadino all'epoca noto, e che aveva anche inciso un altro 45 giri per la Scat, etichetta satellite della DKF.
Stampa Sera,  31 ottobre 1958, n° 259, pag. 2
Da una ricerca nell'archivio de "La Stampa" abbiamo ritrovato le prime notizie di sue esibizioni dal vivo già nell'ottobre del 1958 con il complesso di Gianni Armand, mentre qualche anno dopo si esibisce con il complesso dei Pino's, di cui nulla sappiamo.
Ma abbiamo anche ritrovato un ulteriore 45 giri, che allo stato attuale delle ricerche è il primo dei tre (essendo la matrice datata 10 aprile 1964), ma che non siamo affatto sicuri che sia il primo inciso dalla cantante, visto e considerato che cercando e ricercando vengono sempre fuori cose nuove...la casa discografica è la milanese Combo, fondata da Gorni Kramer con Trevisan, fondatore della Fonit e da essa fuoriuscito al momento della fusione con la Cetra.
La Stampa, 13 febbraio 1966, n° 37, pag. 4.
Tornando a questo disco, vi è una particolarità: mentre in copertina pare che il lato A sia "Quel ragazzo del bar", sull'etichetta invece i brani sono etichettati all'inverso, e questo diventa il lato B; peraltro la canzone, scritta da Nisa per il testo e dal maestro torinese Eugenio Calzia per la musica, era già stata presentata da Wilma De Angelis al Festival Europeo di Saint Vincent (non mi risulta però che poi la De Angelis l'abbia incisa).
Si tratta di un tipico brano anni '60 , ben arrangiato con i fiati in sottofondo e un testo d'amore, mentre "Ciò che importa (sapere)" è più melodico rispetto a "Quel ragazzo del bar" e il testo, anch'esso d'amore, è però decisamente meno moderno, più sullo stile che andava di moda negli anni '50, un po' alla Nilla Pizzi (per capirci).
La musica è sempre di Calzia, in collaborazione con il maestro canavesano Modesto Vironda, personaggio all'epoca noto nella zona, mentre il testo è di Angelo Lazzaretti, autore di canzoni per Nilla Pizzi ("Sei troppo timido"), Marino Marini (L'amuleto magico"),  Fred Bullo ("Il tango della malavita") e Alvaro Amici ("Carrozzella romana").
In entrambi i brani è presente l'orchestra di Gen Kelzy, che non è l'inesistente Gennaro Kelzy (come hanno scritto in questo sito), ma è uno pseudonimo di Eugenio Calzia.
Bella la voce della Arnoldi, un'altra cantante che con qualche chance in più avrebbe forse potuto raggiungere risultati maggiori.
Chissà che fine ha fatto e se, un giorno o l'altro, riusciremo a rintracciarla.

1) Quel ragazzo del bar (Nisa-Eugenio Calzia)
2) Ciò che importa (sapere) (Angelo Lazzaretti-Modesto Vironda- Eugenio Calzia) t

venerdì 31 luglio 2015

Quintetto di Torino - La coppa del jazz (1960)













Dopo qualche giorno di vacanza, il blog ritorna con un EP del Quintetto di Torino, l'unica incisione di questa formazione che si mise in luce nel 1960 durante la prima edizione della "La coppa del jazz", concorso radiofonico indetto dalla Rai e trasmesso dal Secondo Programma dal 26 gennaio fino al 25 maggio e che si concluse con la vittoria del Quintetto del batterista milanese Gil Cuppini: i cinque di Torino, che al contrario del complesso di Cuppini non erano professionisti, arrivarono fino alla fase finale, presentando brani arrangiati dal fisarmonicista alessandrino Gianni Coscia, che era stato il deus ex machina del complesso, a volte tratti dalla tradizione popolare.
Il disco si apre con una versione di "Blues the most" del pianista statunitense Hampton Hawes (che lo incise nel 1955), mentre "Serenissima" è un tema di Coscia; il brano conclusivo, "Tributo a Frumento", è interessante perchè si tratta di una rielaborazione di alcuni motivi tradizionali che il fisarmonicista aveva sentito suonare in gioventù da un tale Frumento, musicista che si esibiva nei paesi del Piemonte.
Dei cinque musicisti quello destinato ad una notevole carriera è stato l'astigiano Dino Piana, che dopo aver inciso un album solista nel 1962 per la Ricordi, "Così con Dino Piana", e dopo aver suonato tra l'altro nelle orchestre di Gigi Cichellero, Gorni Kramer e Angel "Pocho" Gatti diventerà nel 1969 trombone solista dell'Orchestra della Rai di Roma, non tralasciando comunque il jazz (suonerà con svariati gruppi, creando anche un quintetto suo insieme ad Oscar Valdambrini).
Degli altri componenti il complesso, ricordiamo il contrabbassista Nando Amedeo, che suonò con il pianista Mario Rusca e poi con Riccardo Mazzanti nel Quartetto Swing, il sassofonista Gianni Dosio, attivo in molti complessi tra cui quello di Giulio Libano (suonando in moltissime incisioni di vari artisti per la Jolly) e il batterista Franco Tonani, in seguito con Romano Mussolini e Amedeo Tommasi, mentre Enrico Desià non continuò la carriera musicale.
Del "Quintetto di Torino" sono stati pubblicati altri brani, "I'll remember April", "Moritat" e "Dolce sogno", all'interno di una raccolta sulla Coppa del Jazz facente parte della serie "Via Asiago 10", molto interessante, e che contiene anche un'altra versione di "Blues the most" e "Bernie's blues", che il Quintetto suona insieme al gruppo di Cuppini, e "Roman blues", che i torinesi eseguono con il Trio di Enrico Intra.
E per finire un libro che vi consigliamo, pubblicato pochi mesi fa: "Torino la città del jazz", di Marco Basso, edito da SV Press, che ovviamente parla anche del Quintetto di Torino.

1) Blues the most (Hampton Hawes)
2) Serenissima (Gianni Coscia)
3) Tributo a Frumento (Gianni Coscia)

mercoledì 8 luglio 2015

Antonella Bellan - Il sole nuovo/Il sole nuovo (base) (1979)












Chi ha inventato il karaoke? E' opinione comune che siano stati i giapponesi, ma in Italia il primo ad introdurlo e a farlo conoscere potrebbe essere stato Pier Benito Greco, almeno stando a quel che si legge sul retro di copertina del disco di Antonella Bellan che presentiamo oggi: "Per la prima volta, in Italia, un discografico vi offre la possibilità di cantare o suonare su una base musicale".
Non so e non ho verificato, ma sono sicuro che anche prima qualcuno aveva pubblicato 45 giri con sul retro la base musicale del brano sul lato A....ma Greco, titolare della PBG (etichetta il cui nome è un acronimo delle sue generalità), si appropria di questo merito, con "Stampa Sera" che sponsorizza l'iniziativa.
Passando alla canzone, si tratta di un brano melodico, senza infamia e senza lode, scritto dallo stesso Greco con la collaborazione al testo del dentista paroliere Renato Scala: la bella voce di Antonella avrebbe, in questo caso, meritato qualcosa di meglio.

1) Il sole nuovo (Pier Benito Greco-Renato Scala-Pier Benito Greco)
2) Il sole nuovo (base) (Pier Benito Greco)

martedì 30 giugno 2015

Marco Carena - Il meglio di...(1990)












Quello di oggi è un repost; infatti avevamo già presentato il primo album di Marco Carena il 21 giugno 2011, in questo post : perchè quindi ritornare a parlare di questo disco?
E' presto detto....come i torinesi forse sanno, la sera del 24 giugno Marco ha tenuto un concerto gratuito in piazza Vittorio, presentando le sue canzoni più famose tra cui anche "Io ti amo", che nel 1990 vinse il festival di Sanscemo e che è presente in questo 33 giri......ora, il testo di questa canzone (che in 25 anni Carena ha presentato in spettacoli in tutta Italia e che ha anche cantato varie volte in televisione, spesso al "Maurizio Costanzo Show") è stato accolto dal Comitato SeNonOraQuando con molte polemiche (qui potete leggervi l'articolo completo de "La Stampa), manco si trattasse di Sid Vicious......il sottotitolo dell'articolo è "Il concerto diventa “un caso” per i testi estremi delle canzoni presentate".
Testi estremi quelli di Marco Carena??? Ma questo Comitato ha mai ascoltato i testi di Lou Reed? E conoscono il significato delle parole ironia e sarcasmo????
Mah.....che tempi......gli ayatollah sono già tra noi......ma passiamo al disco, che è meglio.
Vi rimandiamo al vecchio post per la recensione completa; qui ricordiamo solo che “Io ti amo”, il "pomo della discordia" odierna, è presente nell'album in una versione diversa rispetto a quella presente pochi mesi prima nella compilation del festival, che era stata pubblicata dalla Polygram prima che Carena firmasse con la Virgin.
I testi e le musiche sono di Carena, mentre gli arrangiamenti sono curati da Roberto Colombo, anche produttore del disco, e Massimo Luca.
Dopo la partecipazione con "Serenata" al Festival di Sanremo 1991 l'album fu ristampato con l'aggiunta della canzone nuova ed il titolo cambiato in "Serenata (il meglio di....)"; anche di questa canzone abbiamo già parlato in un altro post

LATO A

1) Che bella estate
2) Io ti amo
3) Blues delle mutande lunghe
4) Accessori auto

LATO B

1) Deandrata
2) Histoire du vol-au-vent
3) Bongustata
4) Ma tanto lo so
5) Buonanotte

giovedì 18 giugno 2015

Antonio Asquino - Canto bianconero-Juve bis '77 (1977)










 

Del cantautore torinese Toni Asquino abbiamo già parlato in questo post , in cui presentavamo un disco del Duo Fasano con due canzoni scritte anche da lui; oggi invece parliamo di un suo 45 giri, particolarmente d'attualità in questi giorni di sconfitte berlinesi....un disco che, come potete dedurre dalla copertina, fu pubblicato in occasione della mitica conquista della Coppa Uefa nel 1977 da parte della Juventus (nella cartina infatti sono localizzate le città delle squadre eliminate dai bianconeri in quel torneo, fino ad arrivare alle due finali contro i baschi dell'Atletico Bilbao).
Bei tempi e bei ricordi per me, almeno tanto belli quanto è invece tuttora negativo il ricordo di tal Magath.
Ma non divaghiamo e torniamo alla musica ed alle due canzoni di questo disco che il cantauore incise con il nome completo (e cioè Antonio Asquino).
Che dire di "Canto bianconero"? Si tratta di un inno che forse aveva l'ambizione di  sostituire quello che allora era l'inno della Juventus, il celebre "Juve Juve", ma è sicuro che l'andamento della canzone è molto...come dire? "paesano" (ricorda certe marcette estive pubblicate negli anni precedenti dalla Kansas, per capirci, stile "Militare non partire").
Nel testo vi è anche una citazione che, se fatta oggi, attirerebbe addosso a Toni le ire di qualche integralista: nella seconda strofa infatti si recita "Che venga anche Maometto vestito da portiere...."....ma pensate poi se al giorno d'oggi sarebbero ancora possibili canzoni come "Caravan petrol" di Carosone o "Allah! Allah" dei mitici Daniel Sentacruz Ensemble....
Forse è meglio il lato B, "Juve bis '77", con un arrangiamento musicale in cui sono presenti anche dei fiati....ma certo che, da juventino, devo ammettere che la vendittiana "Roma Roma (Roma non si discute, si ama)" è decidamente a un altro livello.

1) Canto bianconero (Tony Asquino)
2) Juve bis '77 (Tony Asquino)

lunedì 8 giugno 2015

Statuto - Ci pensa Fonzie/In fabbrica (2014)




Il blog è fermo ormai da quasi un anno: abbiamo ricevuto parecchie mail e richieste di chiarimenti.
Sono tanti i motivi di questa attesa, una stanchezza generale ma anche una certa delusione per alcuni progetti su cui ho lavorato e che non sono poi andati in porto (in particolare un libro a cui tenevo moltissimo).
Dopo un po' di tempo però ho deciso che volevo ricominciare, e finalmente oggi il blog riprende la sua attività.
E, visto il periodo, ho pensato che questo nuovo 45 giri degli Statuto fosse l'ideale: ho apprezzato molto, in un'epoca in cui la musica è sempre più digitale, impalpabile ed eterea non solo per i supporti, la scelta del complesso torinese di pubblicare due nuove canzoni in vinile, una sul lato A ed una sul lato B.
Il brano sulla prima facciata, scritto dal cantante Oscar con la collaborazione per la parte musicale del chitarrista (bravissimo) Bumba, cioè Alex Loggia, è molto attuale: dietro la descrizione di Fonzie non è difficile individuare il personaggio politico a cui ci si riferisce....tra l'altro il gruppo è riuscito a coinvolgere, durante una sua visita in Italia, Henry Winkler, l'attore che in "Happy Days" impersonava Arthur Fonzarelli, nella foto di copertina, con in mano due cd del gruppo.
Sul lato B c'è invece la cover di una canzone dei Gang, scritta (come molte del gruppo marchigiano) dai fratelli Severini: Massimo partecipa alla registrazione, effettuata dal vivo in un locale torinese, ed è presente sul retro della foto di copertina.

1) Ci pensa Fonzie (Oscar Giammarinaro-Alex Loggia-Oscar Giammarinaro)
2) In fabbrica (Marino Severini-Sandro Severini)

venerdì 14 marzo 2014

Gipo Farassino - Turin bel cheur (1979)












Nel 1979 Gipo Farassino ritorna per la terza volta alla Fonit-Cetra, dopo la prima parentesi alla Polydor e la seconda alla Feeling Record, piccola etichetta distribuita dalla CGD: è l'ultimo periodo in cui la casa discografica ha ancora la sede torinese in via Bertola, che di lì a poco verrà chiusa ed accorpata a Milano.
Il disco, registrato in un'unica seduta il 4 settembre, si apre con la title track, un motivo allegro che rende omaggio alla città natale di Gipo
"La prima volta" è un valzer che racconta l'amore giovanile per una certa Monica, con cui il protagonista della canzone (paragonato dalla ragazza a John Travolta) vorrebbe vivere la sua prima volta, ma giunto al momento cruciale ha un'amara sorpresa, mentre "Barrierante's night" è un blues in cui la voce di Gipo ricorda alcune cose di Buscaglione.
"Per Valentina" è una fiaba dedicata ad una delle due figlie del cantautore (l'altra è Caterina), mentre "El temp dle fiur" conclude il lato A.
"Campa la ciav" che apre il lato B è una tarantella, con tanto di mandolino, che in alcuni passaggi strumentali fa venire in mente "Don Raffae'" di Fabrizio De André (posteriore però di più di dieci anni), mentre "Serenada a mama", "Mia solitudine" e "Stà libertà" sono canzoni nate all'interno di due spettacoli teatrali di Gipo, e sono tre canzoni molto poetiche (per quei pochi ahimè che riescono a capire i testi).
"Turin 78" inizia come una marcia per poi trasformarsi in ballata, con un testo particolare che paragonando la Torino del passato con quella della fine degli anni '70 cita anche l'assassinio di Carlo Casalegno da parte delle Brigate Rosse.
Sul retro di copertina vi è una presentazione del disco scritta dal regista Massimo Scaglione (il marito della celebre ballerina Loredana Furno).
L'album è arrangiato da Romano Farinatti, collaboratore abituale di Gipo ed autore delle musiche di due canzoni, "Barrierante's night" e "Turin 78"; tra i musicisti che partecipano all'incisione ricordiamo il noto chitarrista Luigi Catalano, oltre al contrabbassista Giorgio Marotti e a Claudio Farinatti, fratello di Romano, alla batteria e alle percussioni.

LATO A

1) Turin bel cheur (Gipo Farassino)
2) La prima volta (Gipo Farassino)
3) Barrierante's night (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
4) Per Valentina (Gipo Farassino)
5) El temp dle fiur (Gipo Farassino)

LATO B

1) Campa la ciav (Gipo Farassino)
2) Serenada a mama (Gipo Farassino)
3) Turin 78 (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
4) Stà libertà (Gipo Farassino)
5) Mia solitudin (Gipo Farassino)