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venerdì 5 gennaio 2018

Gipo Farassino - Aria di casa mia (1973)













Nei primi anni '70 Gipo Farassino abbandona la Fonit-Cetra per passare alla Polydor, con cui incide tre album per poi ritornare nuovamente con l'etichetta torinese: di questi dischi i primi due, "Lj bogianen" e "Uomini bestie e ragionieri" sono stati ristampati in CD mentre invece il terzo no. "Aria di casa mia", questo è il titolo, racchiude dieci brani della tradizione piemontese, tutti già incisi da Gipo negli anni '60 nei suoi primi dischi per la IPM e da lui riarrangiati per l'occasione. Tra le canzoni più note vi è "La mia mamma", che proprio in quel periodo era stata incisa da Ombretta Colli con un testo in italiano che riprendeva quello in torinese, e "La reusa bianca", che è poi "Mamma mia dammi cento lire" (lanciata dal Quartetto Cetra), mentre "Spunta il sol" e "La nostra cricca" erano state postate qualche anno fa nell'interpretazione di Carlo Pierangeli e Marta Tomelli, nell'album "16 cansôn piemônteise"."I poveri pellegrini" era stata recuperata invece dai Gufi, che vi avevano scritto un nuovo testo intitolato "I teddy boys", mentre "Al pocio" è l'unico brano inedito (che Farassino quindi incide per la prima volta). Ma tutti i brani sono degni di nota: purtroppo mi pare che a Torino la lingua piemontese si sia persa (non è così in provincia), le canzoni della nostra tradizione rischiano di non passare più alle giovani generazioni, e questa è una perdita non solo culturale, direi.

LATO A

1) La mia mamma (tradizionale)
2) Maria Giovanna (tradizionale)
3) La Brandolina (tradizionale)
4) La reusa bianca (tradizionale)
5) I rubinet (tradizionale)

LATO B

1) I poveri pellegrini (tradizionale)
2) Barun Litrun (tradizionale)
3) La nostra cricca (tradizionale)
4) Spunta il sol (tradizionale)
5) Al pocio (tradizionale)


sabato 2 settembre 2017

Gipo Farassino - Per la mia gente (1977)




Da parecchio tempo il blog non si occupa di Gipo Farassino: lo facciamo nuovamente oggi parlando di un album del 1977 inciso per la Feeling Record di Renato Pent. Farassino è stato per Torino un po' quello che Jannacci è stato per Milano, con la differenza però che la sua fama è rimasta circoscritta, tranne poche eccezioni, al Piemonte, e questo è veramente un peccato.
"Per la mia gente", questo è il titolo del disco, è uno dei pochi interamente in italiano, vede la partecipazione come autori dei fratelli Conte, ha molti motivi di interesse ed è un peccato che invece sia sconosciuto o quasi. Nel 2011 il blog aveva ricordato il 45 giri tratto dall'LP con i brani "Girano" e "Cuore", le due canzoni più conosciute dell'album che si apre con "La mia gente", un ritratto dei Piemontesi musicato da Giorgio Conte, che sfata tanti luoghi comuni "Ci dicono che siamo musoni, / e ci dicono che odiamo i terroni, / e ci dicono che siam piemontesi, / falsi e cortesi". Torna sul tema anche "Monticone", che è uno dei più bei brani scritti da Paolo Conte, in cui parla proprio uno di questi piemontesi, con un tipico cognome di queste parti ("Io sono Monticone, Gianoglio o Montà / Ferrero, Marinengo,...di quei là").
"Valzer" è, come dice il titolo, un bel valzer così come l'intensa "Folk", mentre più ritmata è "Pierina", storia di un'impiegata che sogna di viaggiare tra il Sudamerica e la Polinesia ma intanto passa le vacanze ad Albisola.
"Per ogni cinquantennio" era già stata incisa dal suo autore nel suo album "Paolo Conte" del 1975, e nel 1980 Nanni Svampa la riprenderà nel suo disco "Riflusso riflesso" (prossimamente su questo blog); mentre è del fratello Giorgio "Virginia nel bagno".
Conclude il disco l'intensa "Corso Savona", brano nostalgico su una zona del lungo Dora vicino a quella via Cuneo dove Farassino è cresciuto ("Corso Savona, Lungo Dora, / chissà se ti ricordi ancora / di un ragazzo, uno dei tanti / che si nutrivano di te" " il chiodo fisso: un’occasione / che ci portasse oltre il rione").
Romano Farinatti, autore delle musiche di "Cuore" e "Pierina", si è occupato anche degli arrangiamenti; negli anni '90 Gipo reinciderà con nuovi arrangiamenti alcuni di questi brani nei dischi "1996" e "El 6 ed via Coni ed altre storie".
La copertina apribile contiene all'interno i testi.

LATO A

1) La mia gente (Gipo Farassino-Giorgio Conte)
2) Cuore (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
3) Monticone (Paolo Conte)
4) Valzer (Gipo Farassino)
5) Girano (Gipo Farassino-Giorgio Conte)

LATO B

1) Folk (Gipo Farassino)
2) Pierina (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
3) Per ogni cinquantennio (Paolo Conte)
4) VIrginia nel bagno (Giorgio Conte)
5) Corso Savona (Gipo Farassino)

domenica 6 settembre 2015

Gipo Farassino - Ij mè amor dij vint'ani (1976)

 










La Feeling Record Italiana è stata un'etichetta discografica torinese fondata da Renato Pent nel 1976, attiva per circa una decina di anni e che ha avuto tra i suoi artisti Egisto Macchi (che pubblicò con la Feeling alcune colonne sonore tra cui quella di "Padre padrone"), Raffaella De Vita, i redivivi Delfini, Valerio Liboni e Gipo Farassino: se a Milano hanno avuto Enzo Jannacci, noi abbiamo avuto Gipo, la differenza forse è che qui da noi non è stato così valorizzato come il medico cantautore sotto la Madonnina, ma le cose in comune (dall'uso del dialetto all'attenzione agli ultimi, fino a certi riferimenti alla musica d'oltralpe o al cabaret) sono moltissime.
L'album che presentiamo oggi, "Ij mè amor dij vint'ani", è il primo che la Feeling pubblicò: registrato negli studi dell'etichetta nel settembre 1976, come è riportato in copertina, ha gli arrangiamenti curati da Romano Farinatti, collaboratore abituale di Gipo.
Il disco si apre con "Gipo a Paris", che è la cover del celebre successo di Yves Montand (scritto da Francis Lemarque, anche se sull'etichetta appare erroneamente il nome di Lafarge), naturalmente con un testo in piemontese scritto da Giacomo Mario Gili (che si firma con il suo consueto pseudonimo, Larici) che ben si adatta alla melodia sottolineata dalla fisarmonica.
"Tango se-mai" descrive una serata in un night su una nave da crociera: mi rendo conto che per i non piemontesi la lingua può essere un ostacolo, ma credo che sapendo che "ciospa" significa racchia e "crin" maiale, il resto della canzone sia abbastanza comprensibile.
Notissima è "Ij Wahha Put-hanga", divertente canzone scritta da Walter Valdi che Farassino ha tradotto direi fedelmente in piemontese, mentre "Ël dehòrs del marghé" mette in luce l'aspetto più malinconico di Farassino; la poesia "Tèra 'd Piemônt" chiude il lato A.
La seconda facciata si apre con "La principessa Sukay-Peté", uno di quei ritratti spiritosi spesso presenti nel suo repertorio, seguita da una canzone particolare, " Ël paisan", il cui testo è la traduzione in piemontese de "Il pensionato" di Francesco Guccini, pubblicato pochi mesi prima in "Via Paolo Fabbri 43", adattata su un'altra musica, altrettanto malinconica di quella originale (il cantautore di Pavana non è però citato).
Più allegra "Ël baloss", che significa sciocco (c'è un proverbio in piemontese che recita "Grand e gros ,ciula e baloss") e che è anch'essa una traduzione da Walter Valdi.
"Mè bel amor" è una ballata, tra le canzoni migliori di Farassino, in cui la voce mi ricorda un po' quella di Fabrizio De André (che, come si sa, era amico di Gipo), mentre la title track conclude il disco ed è, anche in questo caso, una poesia.
Un bel disco che andrebbe ricuperato e ristampato in CD.
E mi piace concludere questo post, io che arrivo dal "tach", proprio con alcuni versi presi dal testo della poesia conclusiva:

Ah gineuria ampestà
ch'im sopate ij ciochin
an disend che Turin
l'é na pòvra sità,
sensa sol, sensa mar,
con ël cel sempre scur!
...
Ma përchè i dise nen
che sto cel a l'é 'n cel
che a fa tut lòn ch'a peul
e chi 'j pias nen giuro mach:
noi i-j doma 'l përmess
d'andé piess-lo 'nt ël frach!
E sto sol a l'é 'n sol
ch'a picrà nen tant fòrt
com a pica 'nt ël tach
ma për chi a veul rusché
e sgairene 'd sudor
sto sol-sì a peul basté!


LATO A

1) Gipo a Paris (Gipo Farassino-Larici- Francis Lemarque)
2) Tango se-mai (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
3) Ij Wahha Put-hanga (Gipo Farassino-Walter Valdi)
4) Ël dehòrs del marghé (Gipo Farassino)
5) Tèra 'd Piemônt (Gipo Farassino-Romano Farinatti)

LATO B

1) La principessa Sukay-Peté (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
2) Ël paisan (Gipo Farassino-Francesco Guccini-Romano Farinatti)
3) Ël balòss (Gipo Farassino-Walter Valdi)
4) Mè bel amor (Gipo Farassino)
5) Ij mè amor dij vint'ani (Gipo Farassino-Romano Farinatti)

venerdì 14 marzo 2014

Gipo Farassino - Turin bel cheur (1979)












Nel 1979 Gipo Farassino ritorna per la terza volta alla Fonit-Cetra, dopo la prima parentesi alla Polydor e la seconda alla Feeling Record, piccola etichetta distribuita dalla CGD: è l'ultimo periodo in cui la casa discografica ha ancora la sede torinese in via Bertola, che di lì a poco verrà chiusa ed accorpata a Milano.
Il disco, registrato in un'unica seduta il 4 settembre, si apre con la title track, un motivo allegro che rende omaggio alla città natale di Gipo
"La prima volta" è un valzer che racconta l'amore giovanile per una certa Monica, con cui il protagonista della canzone (paragonato dalla ragazza a John Travolta) vorrebbe vivere la sua prima volta, ma giunto al momento cruciale ha un'amara sorpresa, mentre "Barrierante's night" è un blues in cui la voce di Gipo ricorda alcune cose di Buscaglione.
"Per Valentina" è una fiaba dedicata ad una delle due figlie del cantautore (l'altra è Caterina), mentre "El temp dle fiur" conclude il lato A.
"Campa la ciav" che apre il lato B è una tarantella, con tanto di mandolino, che in alcuni passaggi strumentali fa venire in mente "Don Raffae'" di Fabrizio De André (posteriore però di più di dieci anni), mentre "Serenada a mama", "Mia solitudine" e "Stà libertà" sono canzoni nate all'interno di due spettacoli teatrali di Gipo, e sono tre canzoni molto poetiche (per quei pochi ahimè che riescono a capire i testi).
"Turin 78" inizia come una marcia per poi trasformarsi in ballata, con un testo particolare che paragonando la Torino del passato con quella della fine degli anni '70 cita anche l'assassinio di Carlo Casalegno da parte delle Brigate Rosse.
Sul retro di copertina vi è una presentazione del disco scritta dal regista Massimo Scaglione (il marito della celebre ballerina Loredana Furno).
L'album è arrangiato da Romano Farinatti, collaboratore abituale di Gipo ed autore delle musiche di due canzoni, "Barrierante's night" e "Turin 78"; tra i musicisti che partecipano all'incisione ricordiamo il noto chitarrista Luigi Catalano, oltre al contrabbassista Giorgio Marotti e a Claudio Farinatti, fratello di Romano, alla batteria e alle percussioni.

LATO A

1) Turin bel cheur (Gipo Farassino)
2) La prima volta (Gipo Farassino)
3) Barrierante's night (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
4) Per Valentina (Gipo Farassino)
5) El temp dle fiur (Gipo Farassino)

LATO B

1) Campa la ciav (Gipo Farassino)
2) Serenada a mama (Gipo Farassino)
3) Turin 78 (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
4) Stà libertà (Gipo Farassino)
5) Mia solitudin (Gipo Farassino)

venerdì 13 dicembre 2013

Gipo Farassino - Due soldi di coraggio (1969)












Agli inizi di ottobre avevamo prenotato (con alcuni amici) per lo spettacolo che Gipo Farassino doveva tenere al Folkclub: pochi giorni prima però ci è stato comunicato dal locale che lo spettacolo era stato annullato per problemi di salute del cantautore.
Una quindicina di giorni dopo lo avevo chiamato per un'intervista che dovevo fargli a proposito di una canzone di Enzo Jannacci, ma mi ha detto che non stava ancora bene e di richiamare dopo qualche settimana.
Purtroppo però il suo nome si è aggiunto alla già lunga lista di musicisti che ci hanno lasciato in questo 2013: il blog è vicino a Valentina, e vuole ricordare il suo papà (di cui altre volte abbiamo presentato dischi) con un album del 1969 (la matrice porta la data del 6 ottobre), "Due soldi di coraggio", sicuramente uno dei suoi più riusciti, completamente in italiano.
Mentre il milanese, almeno negli anni '60 e '70, è stato più accettato su scala nazionale e quindi si potevano vedere in televisione nomi quali i Gufi o Jannacci, per il torinese la strada è stata più difficoltosa e Gipo e Roberto Balocco sono stati spesso relegati ad una popolarità regionale, ed è un peccato viste le loro qualità (e quelle del resto di altri loro colleghi).
Ora la situazione è del resto peggiorata, e sia in Rai che in Mediaset che sugli altri canali, anche digitali, gli unici dialetti tollerati sono il napoletano e il romanesco.
Ma torniamo al disco: il brano di apertura è una delle descrizioni più riuscite della Torino degli anni '60: "Un mare di fredde ciminiere, / un fiume di soldatini blu, / un cielo scordato dalle fiabe, / un sole che non ti scalda mai". Una città che non esiste più: le ciminiere le hanno spostate in Romania, i soldatini blu sono diventati tutti impiegati e l'unica cosa che è rimasta uguale è il sole che non ti scalda mai.
Sempre della Torino del periodo è la descrizione del "Bar del mio rione", sostituito per lo più dai pub e dalle birrerie.
Due canzoni del disco sono cover di canzoni francesi, "Fanette" di "La Fanette" di Jacques Brel e "Le scarpe nuove" da "Les ballons rouges" di Serge Lama; "Non puoi capire" è scritta insieme a Vanni Moretto e Carlo Cordara, mentre Moretto (che Farassino aveva conosciuto anni prima all'Italmusica, durante i suoi dischi icisi per la IPM, la Pig e la Silver) scrive da solo la musica di "Remo la barca", una delle canzoni più note del disco, con la triste storia di Remo Guidotti.
Altri brani entrati nel meglio del repertorio di Farassino (che li ha continuati ad interpretare dal vivo fino a poco tempo fa) sono la title track "Due soldi di coraggio" e "Ballata per un eroe", canzone antimilitarista.
Tra le altre canzoni da citare almeno "Cella 21", che descrive le ultime ore di un condannato a morte, "America" sul dramma dell'emigrazione e la poetica  e conclusiva "L'eco".
Gli arrangiamenti e la direzione dell'orchestra sono curati da Giancarlo Chiaramello, che lega i vari brani con degli intermezzi musicali, sul modello di ciò che aveva fatto l'anno prima Gian Piero Reverberi per i New Trolls in "Senza orario, senza bandiera".
Ovviamente questo disco non è mai stato ristampato fino ad oggi in CD

LATO A

1) La mia città (Gipo Farassino)
2) L'organo di Barberia (Gipo Farassino)
3) Il bar del mio rione (Gipo Farassino)
4) Serenata a Margherita (Gipo Farassino)
5) Fanette (Gipo Farassino-Jacques Brel)
6) Non puoi capire (Gipo Farassino-Vanni Moretto-Carlo Cordara)
7) Le scarpe nuove (Gipo Farassino-Yves Gilbert-Serge Lama)

LATO B

1) Due soldi di coraggio (Gipo Farassino)
2) Remo la barca (Gipo Farassino-Vanni Moretto)
3) America (Gipo Farassino)
4) Cella 21 (Gipo Farassino)
4) Ballata per un eroe (Gipo Farassino)
5) L'eco (Gipo Farassino)

mercoledì 13 giugno 2012

Gipo Farassino - Serenata a Margherita/Quando capirai (1968)












La data di questo 45 giri di Gipo Farassino è 23 aprile 1968: è questo il periodo in cui la fama del cantautore torinese finalmente esce fuori dai confini piemontesi per diventare finalmente nazionale, e questo senza dubbio è dovuto al passaggio dalla lingua del Piemonte all’italiano, passaggio avvenuto sporadicamente già in qualche 45 giri per l’Italmusica (sul blog avevamo presentato tempo fa uno di questi, “L’appassionata”) ma realizzato compiutamente con il passaggio alla Fonit-Cetra e l’incisione di album come “Avere un amico” e “Due soldi di coraggio”, dischi tra i migliori della canzone d’autore italiana.
Proprio in “Due soldi di coraggio” viene inserita “Serenata a Margherita”, canzone vicina al repertorio dello stesso periodo di Gaber, con un testo che sembra quasi uscito dalla penna di Leo Chiosso; la musica, verso la fine, prende un andazzo bandistico.
Inedita su LP è invece “Quando capirai”, canzone sicuramente più interessante e più da cantautore, il cui testo risente delle atmosfere e degli ideali del periodo in cui è stata incisa.
Nel 1971 Donatella Moretti inciderà questa canzone nel suo bell’album “Storia di storie”.
Gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra sono curati dal maestro Giancarlo Chiaramello.

1) Serenata a Margherita (Gipo Farassino)
2) Quando capirai (Gipo Farassino)
Bonus track: 3) Donatella Moretti - Quando capirai (Gipo Farassino)

lunedì 16 aprile 2012

Gipo Farassino - Ninna nanna quel che non c'era/La canzone dei perché (1975)













Dopo una parentesi di un paio d'anni con la Polydor, per cui incide tre album di cui uno, "Uomini, bestie e ragionieri", di recente è stato ristampato in cd, Gipo ritorna alla Fonit Cetra e nel 1975 incide un 45 giri di cui parliamo oggi.
Sul lato A c’è una ninna nanna (come peraltro si evince dal titolo), che vede tra gli autori lo scrittore torinese Nico Orengo e Romano Farinatti (che si occupa anche degli arrangiamenti); in Siae la canzone è però depositata solo a nome di Farassino e Farinatti e solo per quel che riguarda la musica.
Il testo è tratto da una filastrocca per bambini pubblicata qualche anno prima da Orengo, e che Gozzi aveva adattato alla musica di Farassino e Farinatti. 
Sul retro La canzone dei perché” è un bel brano che ricorda forse certe cose di Giorgio Gaber, e meriterebbe di essere riscoperta; Farassino l’aveva incisa per la prima volta nel 1971, e questa è la stessa versione di quattro anni prima.

1) Ninna nanna quel che non c'era (Alberto Gozzi-Nico Orengo-Gipo Farassino-Romano Farinatti)
2) La canzone dei perché (Gipo Farassino)

mercoledì 16 novembre 2011

Giuseppe Farassino, Giuanin d' Porta Pila, Riz Samaritano - Le canssôn d' Porta Pila (1962)












Il disco di oggi è il primo album di Gipo Farassino, anche se in realtà si tratta di una raccolta di canzoni già pubblicate su 45 giri e da lui incisi sia come Giuseppe Farassino che con il nom de plume “Giuanin d’Porta Pila"; vi sono infine due canzoni cantate da Riz Samaritano e da lui scritte (il suo vero nome, come è noto, è Lorenzo Schellino) su musica di Vanni Moretto (anche se in realtà all’ascolto anche in questi due brani sono evidenti i riferimenti alla tradizione, sia nei testi che nelle musiche)
“Porta Pila” è il nome in dialetto piemontese di Porta Palazzo, nota soprattutto per il celebre mercato; il nome deriva da una delle porte di ingresso ad Augusta Taurinorum, la Porta Palatina, che potete vedere nella copertina del disco.
Delle quattro porte sono conservate solo due, appunto la Porta Palatina e la Porta Decumana, che è stata inserita nella struttura di Palazzo Madama (è il lato che guarda verso via Po):
Ma dopo questo excursus passiamo al disco: racchiude quasi tutti brani tradizionali, tranne le due canzoni di Riz Samaritano già ricordate.
“Marieme voei marieme” è una canzone il cui testo si ritrova in vari altri dialetti del nord Italia: racconta perché sposare una donna sia “una gran disperassiôn”, facendo un elenco dei tipi di donna e dei vari motivi (ad esempio una donna grassa perché ti sfonda la pajassa, cioè il letto: Avej na fomna grassa, a l'è na gran disperassion: a m'sfonda la pajassa, a m'sfonda la pajassa., una donna bionda perché i preti le fan la ronda, e così via). Quando abbiamo presentato due settimane fa il disco “16 cansôn piemônteise”, se vi ricordate, vi era un’altra versione di questo brano, cantato da Carlo Pierangeli, come del resto per “Spunta ‘l sol”, che Pierangeli cantava con Marta Tomelli.
Anche “La balila” si ritrova in altri dialetti: ho in mente le incisioni in milanesi dei Gufi, di Gaber e di Jannacci, mentre è invece piemontese al 100% “La monferrina”.
Farassino recita, con lo pseudonimo, in “L' parcô d' me pais”, di cui avevamo già presentato il 45 giri: si tratta della predica di un parroco di paese, che riprenderà in seguito in altri dischi.
Infine una nota su “I pouri pelegrin”: la musica infatti è celeberrima ed è servita come ispirazione a molti altri artisti, dai “Gufi” per “I teddy boys” a Fausto Amodei per “Se non li conoscete”.

LATO A
1) Giuseppe Farassino - Marieme voei marieme (tradizionale)
2) Giuseppe Farassino - Lassela pa pi scapè (tradizionale)
3) Giuseppe Farassino - Tume e tumin(tradizionale)
4) Giuanin d' Porta Pila - Spunta ‘l sol (tradizionale)
5) Giuseppe Farassino - I rubinet (tradizionale)
6) Riz Samaritano – Chila (Lorenzo Schellino-Vanni Moretto)
7) Giuanin d' Porta Pila - L' parcô d' me pais (tradizionale)

LATO B
1) Giuseppe Farassino - La balilla (tradizionale)
2) Giuseppe Farassino - I pouri pelegrin (tradizionale)
3) Giuseppe Farassino - La monferrina (tradizionale)
4) Giuseppe Farassino - La congiuntura (tradizionale)
5) Giuanin d' Porta Pila - Quand jera giôvô (tradizionale)
6) Riz Samaritano - A la duminica (Lorenzo Schellino-Vanni Moretto)
7) Giuanin d' Porta Pila - Me amis Giacö (tradizionale)

venerdì 13 maggio 2011

Ecco chi è Giuanin d' Porta Pila....












 Vi ricordate il post del 25 aprile sul disco di Giuanin d' Porta Pila? Ad un certo punto ci chiedevamo chi si nascondesse dietro a questo pseudonimo, ed avanzavamo due ipotesi: la prima è che fosse Gipo Farassino, che nel 1964 era sotto contratto con la Pig (per cui incideva anche con lo pseudonimo "Tony D'Angelo"), la seconda invece è che fosse Vanni Moretto, direttore artistico dell'etichetta, piemontese.
Ebbene, ora possiamo dirvi chi è Giuanin d'Porta Pila: grazie a Michele Neri, che è in contatto con Vanni Moretto e che gli ha chiesto delucidazioni in merito...Giuanin d'Porta Pila è proprio Farassino.
Sarà interessante sapere, quando lo intervisteremo, il perché dell'uso di questo pseudonimo...per adesso accontentiamoci di aver risolto questo piccolo mistero!

giovedì 24 marzo 2011

Gipo Farassino - Cuore/Girano (1977)












Questo è il terzo post che il blog dedica a Gipo Farassino, e finora non abbiamo ancora trattato alcun disco in piemontese: quello di oggi risale al 1977, ed è stato inciso dal cantautore per una piccola etichetta torinese, la Feeling Record Italiana, fondata nel 1976 da Renato Pent.
Si tratta di un 45 giri con due canzoni estratte dall'album "Per la mia gente"; la canzone sul lato A, "Cuore", è scritta da Farassino per il testo e da Romano Farinatti, che è anche l'arrangiatore dei due brani, per la musica, e descrive situazioni che spingono il protagonista della canzone a mandare tutto a quel paese (usando un eufemismo....). Più nota è la canzone sul lato B, "Girano", che ricordo essere stata trasmessa moltissimo in quegli anni, almeno qui a Torino. Il testo racconta di un tizio in bicicletta che, mentre pedala, pensa alle disgrazie del mondo ed a quelle sue personali, mentre le ruote della bicicletta girano...e non solo quelle! La musica è scritta da Giorgio Conte.
Due canzoni simpatiche e da riscoprire.

giovedì 10 marzo 2011

Giuseppe Farassino – Porta Romana/La povera Rosetta (1962)


 









 
Questo è uno dei primi 45 giri in assoluto inciso da Gipo Farassino, quando ancora si firmava con il suo vero nome, Giuseppe. Ma rispetto agli altri dello stesso periodo questo ha una particolarità: è stato stampato sia da quella che all’epoca era la casa discografica del cantautore, la Pig di Pasquale Pigini, sia dalla Fonola, che era un’etichetta che pubblicava per lo più dischi di musica popolare.
La Pig e la Fonola però avevano proprietari diversi: per questo motivo mi pare strano un disco stampato in entrambe le versioni con una copertina quasi identica e con le versioni identiche dei due brani, che sono due canzoni popolari lombarde (in questi primi 45 giri Farassino non è ancora cantautore, e speso interpreta brani del folklore piemontese e lombardo).....chissà che tipo di accordo c'era.
Passando ai due brani, “Porta Romana” è una canzone popolare molto nota, a cui si ispirò Giorgio Gaber per scrivere con Umberto Simonetta l’omonima canzone; il testo è basato su alcuni doppi sensi, come nei versi iniziali “Porta Romana bella, porta Romana, ci stan le ragazzine che te la danno….prima la buonasera e poi la mano”.
“La povera Rosetta” racconta invece la vicenda (vera, accaduta i primi anni del ‘900) di una prostituta, uccisa dagli agenti in questura: ma i suoi amici della malavita giurano vendetta, e “a chi ti ha pugnalato noi ci farem la guerra.
Entrambe le canzoni, notissime, sono state interpretate da molti artisti lombardi, come Maria Monti, Nanni Svampa e i Gufi.

1) Porta Romana (anonimo)
2) La povera Rosetta (anonimo)

sabato 18 dicembre 2010

Gipo Farassino - L'appassionata/Celeste Pautasso (1966)












Gipo Farassino è stato, tra gli anni '60 e i '70, il cantore di una città, Torino, che si stava vistosamente trasformando, perdendo per strada alcune caratteristiche (sociali, urbane, umane) che Gipo cantava nelle sue canzoni, raccontando episodi della vita quotidiana come la gita al Sangone, le proprie origini al 6 di via Cuneo («El 6 ed via Coni, l'e' na ca veja / che gnanca na volta l'era nen bela...»), il tempo libero al bar del rione ed anche i rapporti tra i Torinesi e quelli che nel resto del Norditalia si chiamano terroni ma che qui all'epoca quasi nessuno chiamava così: a Torino, da qualsiasi parte del sud si provenisse, si veniva chiamati "Napuli".
La Torino di Gipo è quella che mio padre trovò, bambino di sei anni, nel 1939: e la cosa divertente è che passò dal dialetto brindisino di San Vito dei Normanni che parlava in casa al piemontese, per comunicare con gli altri "masnà", imparando poi l'italiano a scuola. Al di là dei luoghi comuni sulla freddezza della città, penso che invece non esista in Italia un altro luogo dove sia così facile integrarsi: c'è molta più chiusura in altre comunità cittadine che qui.
In "Me cit Turin" Farassino canta "Sarà 'n teron, ma l'è gentil, l'è ormai d'i nosti, l'ha l'nost stil".
Prima però di incidere, per la Fonit-Cetra, le sue canzoni di maggior successo, per molti anni Gipo ha pubblicato i suoi dischi con le varie etichette, facenti parte del gruppo Italmusica, di proprietà della famiglia Pigini: IPM, SIR, PIG e, in un caso (di cui trattiamo in questo post) Silver: si tratta di un 45 giri in italiano, con due canzoni: "L'appassionata" e "Celeste Pautasso", entrambe arrangiate dal maestro Sauro Sili.
"L’appassionata" è una cover (tradotta dal chierese Leo Chiosso, storico paroliere di Fred Buscaglione) di una canzone di Guy Marchand, pubblicata in Francia l’anno precedente ed intitolata "La passionata". Incisa nello stesso anno da Enzo Jannacci (che la incluse nell'album "Sei minuti all'alba"), è uno di quei quadretti d'ambiente (in questo caso spagnolo...) che Chiosso ogni tanto amava disegnare....Farassino si produce, al termine di ogni strofa, in una specie di falsetto che (per fortuna) non ha più ripetuto in seguito.
Una curiosità: mentre nella versione di Jannacci il protagonista lavorava alla Olivetti, in questa lavora invece alle Ferriere, gli stabilimenti Fiat di via Livorno che oggi non esistono più, sostituiti dal nuovo quartiere Spina 3.
"Celeste Pautasso" è invece scritta da Gipo con Chiosso per quel che riguarda il testo, mentre la musica è del maestro Vanni Moretto, arrangiatore e direttore artistico delle etichette dell'Italmusica.
Musicalmente influenzata dal jazz, vecchio amore di Farassino, e in particolare dallo swing anni '40, è una lettera che Pautasso scrive al suo capo per giustificare una sua assenza dal lavoro dovuta a mutua e non, come pensa il padrone, per un'adesione a uno sciopero.
In definitiva Celeste Pautasso è un altro dei personaggi di quella Torino, l'operaio....chissà se, in quegli anni, il Pautasso ha mai conosciuto Matilde Pellissero, detta "Tilde"?

1) L'appassionata (Leo Chiosso - Guy Marchand)
2) Celeste Pautasso (Leo Chiosso - Gipo Farassino - Vanni Moretto)