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sabato 3 settembre 2016

Mario De Luigi - Punto a capo (1978)













Mario De Luigi è conosciuto come lo storico direttore di "Musica e dischi" dal 1968, a seguito della morte del padre (che fondò la rivista); negli anni '70 ha avuto però un ruolo attivo in prima persona nella musica innanzitutto come discografico, fondando con Sergio Lodi la Divergo alla fine del 1974, e poi pubblicando per la sua etichetta un disco nel 1978; in realtà l'album è un disco collettivo, che esce a suo nome in quanto realizzatore del progetto, che coinvolge alcuni artisti di cui alcuni poco noti ed altri, come Lo Cascio o Nebbia, più conosciuti.
"Punto a capo", questo è il titolo, vuole essere una sorta di bilancio  del 1968 dieci anni dopo, o almeno questa è la base di partenza del disco, anche se lo svolgimento delle canzoni poi si dirama verso molteplici strade, non tutte strettamente legate all'idea originale.
 Il disco si apre con Franco Nebbia, che i più forse ricordano come presentatore de "Il gambero", quiz radiofonico domenicale, ma che è stato anche musicista, collaboratore negli anni '50 di Modugno e in seguito cantautore in proprio con una vena umoristica (uno dei suoi brani più noti è "Vademecum tango", provate ad ascoltarlo); accompagnandosi con il pianoforte, propone "Dopo il Vietnam" in cui le vicende della guerra in Indocina si intersecano con quelle di una storia d'amore....d'altronde proprio in quegli anni Eugenio Finardi cantava che "ciò che è politico è anche personale". Il finale del brano, di cui De Luigi è autore del testo, è amaro: "Avevi diciott'anni e in te io mi smarrivo: / di te mi resta solo un distintivo".
Di Alessandro Carrera avevamo già parlato presentando  il suo disco del 1981, "Le cartoline", e l'analisi presentata lì vale anche per questa "Gli imbianchini della statale", di cui è autore.
Mario De Luigi canta in "Se non l'avesse fatto lui", canzone interessante per il testo che analizza il percorso, purtroppo comune a tanti personaggi non solo di quel periodo, che porta all'omologazione (da essere uno dei leader nelle manifestazioni al lavoro in televisione fino all'ingresso in un partito e alla candidatura come deputato): a mio parere De Luigi aveva un talento nello scrivere canzoni in certi casi anche superiore a quello di alcuni artisti che produceva.
Il lato A si conclude con un recitativo del poeta Giulio Stocchi, "Di tutta una generazione"; Stocchi come è noto ha collaborato spesso con musicisti (un nome per tutti, Gaetano Liguori in "Cantata rossa per Tall el Zataar").
"Song della colla" di Giancarlo Cabella è accompagnata solo dalla chitarra; non vi svelo quale sia la colla del testo (e quindi nemmeno la tematica della canzone); credo che Cabella abbia cantato solo in questa occasione, in seguito si è dedicato principalmente alla scrittura, eppure almeno un'altra volta la sua strada si è incrociata con la canzone d'autore: come potete leggere in questa intervista a Luigi Grechi infatti fu proprio lui che fece conoscere al cantautore la vicenda dell'amicizia di Girardengo e Pollastri che sta alla base de "Il bandito e il campione".
Giorgio Lo Cascio in quel periodo incideva per la Divergo, e "Il primo punto", forse la canzone più interessante del disco, riflette lo stile de "Il poeta urbano" e "Cento anni ancora", con un testo che cerca, facendo un'analisi della situazione del movimento dieci anni dopo, di tracciare le basi (sotto forma di dieci punti, da cui il titolo, dell'azione futura).
"Tazebao" dell'attore e doppiatore Ruggero Dondi è un'improvvisazione scenica (di cui manca il testo nella camicia interna); conclude il disco "Lascia il ruolo", cantata da Sonia Milan (cantante in un gruppo dal nome curioso, "Mamma non piangere", e in un duo, "Strumentoconcerto",  pubblicati entrambi da l'Orchestra), un invito a riappropriarsi della vera identità, abbandonando i ruoli precostituiti in cui ci si è ingabbiati, magari da anni.
Tra i musicisti coinvolti nel disco da ricordare il bravo e sfortunato Stefano Cerri, figlio di Franco, al basso, Mario Arcari all'oboe, George Aghedo alle percussioni, Mauro Spina alla batteria e Gianmaria Dacrema (che si occupa anche delle registrazioni) alle chitarre.

LATO A

1) Franco Nebbia - Dopo il Vietnam (Mario De Luigi-Giovanni Del Giudice)
2) Alessandro Carrera - Gli imbianchini della statale (Alessandro Carrera)
3) Mario De Luigi - Se non l'avesse fatto lui (Mario De Luigi)
4) Giulio Stocchi - Di tutta una generazione (Giulio Stocchi)

LATO B

1) Giancarlo Cabella - Song della colla (Giancarlo Cabella)
2) Giorgio Lo Cascio - Il primo punto (Giorgio Lo Cascio)
3) Ruggero Dondi - Tazebao (Ruggero Dondi)
4) Sonia Milan - Lascia il ruolo (Mario De Luigi)


domenica 8 maggio 2016

Marco Ferradini - ...ma quando Teresa verrà... (1978)












Oggi presentiamo il primo album del cantautore comasco Marco Ferradini, pubblicato nel 1978 dopo la sua partecipazione al Festival di Sanremo con "Quando Teresa verrà" (canzone che dà il titolo al disco).
Al momento dell'uscita dell'album Ferradini è già in attività da alcuni anni: i suoi esordi risalgono infatti agli anni '60 nel gruppo beat dei Balordi, che abbandonerà insieme ad un altro componente, Pino Matteucci, per formare la Drogheria di Solferino (insieme a Fabio Ritter), trio acustico con cui nel 1971 partecipa al primo Festival di Re Nudo.
Passa poi ad un'altra formazione a metà tra il folk e il prog, gli Yu Kung; grazie alla conoscenza di Alessandro Colombini ottiene il contratto discografico da solista con la Spaghetti, etichetta che il produttore (dopo le esperienze nel Clan Celentano, alla Ricordi e alla Numero Uno) ha fondato con Shel Shapiro e Silvio Crippa.
L'album risente delle esperienze passate di Ferradini: si tratta infatti di un disco essenzialmente acustico, influenzato da certe atmosfere West-Coast, arrangiato dallo stesso cantautore con Colombini (mentre Crippa e Shapiro sono i produttori).
Il disco viene registrato negli studi Ricordi di Milano e Stone Castle di Carimate (un brano, "Karkadé", è registrato nel parco del castello) da Ezio De Rosa, che segue anche il mixaggio dei brani con Colombini.
La busta interna, oltre ai testi delle canzoni, contiene delle brevi introduzioni di Ferradini alle tematiche dei singoli brani, da cui emerge un filo conduttore autobiografico, con la fine di un amore (quello verso Adriana) e la nascita di una nuova storia (con Teresa).
Il disco si apre con "Gatto", introdotta da un riff di chitarra acustica (che a partire dalla seconda strofa verrà ripetuto insieme al flauto), che attraverso l'uso delle metafore animali descrive vari personaggi (il testo è scritto insieme a Simon Luca, che collabora anche in altri brani); la voce di Ferradini è, per la prima metà, insolitamente bassa, per poi alzarsi di un'ottava nel finale.
"Mariù" è un terzinato non particolarmente significativo, storia di una contadina che scappa di casa a quindici anni, mentre senza dubbio più interessante è "Mezzanotte", un valzer country folk con un testo nostalgico in cui Ferradini ricorda le verdi valli nelle vicinanze di Como, la sua città di origine (che aveva abbandonato anni prima per trasferirsi a Milano).
Probabilmente "Marylou", con la sua ambientazione western a base di banjo e violino, è un brano che ha già qualche anno, visto che la musica è scritta insieme a Fabio Ritter, uno dei tre componenti della Drogheria di Solferino, mentre il lato A si conclude con un gioiellino, "Karkade", canzone acustica in cui ritorna il violino nel finale in  un assolo branduardiano.
Il lato B si apre con "Adriana", la canzone che venne pubblicata anche su 45 giri, con una musica a metà tra James Taylor e Jackson Browne, mentre "Coppia" descrive amaramente la routine abitudinaria della vita in due.
"San Martino" ha una bella musica acustica, non sorretta però da un testo adeguato (che si perde in metafore animali ma in maniera meno efficace rispetto a "Gatto"); conclude il lato e il disco "Quando Teresa verrà", che come abbiamo già ricordato Ferradini presento al Festival di Sanremo e che venne pubblicata come 45 giri (con sul retro "Coppia coppia", che come abbiamo visto qui sul 33 giri ha il titolo dimezzato), bella canzone d'amore,
Tra i musicisti troviamo molti nomi noti tra i session men milanesi, come Flaviano Cuffari alla batteria, Paolo Donnarumma al basso, Claudio Bazzari alle chitarre, Aldo Banfi alle tastiere, Lucio Fabbri al violino, Piero Milesi al violoncello, Hugo Heredia e Claudio Canevari ai fiati e Beppe Cantarelli alla chitarra elettrica in "Coppia", mentre Shel Shapiro suona il piano fender in "Quando Teresa verrà".
Il disco è comunque interessante per essere un disco di debutto, e ci mostra un aspetto musicale che Ferradini in seguito metterà in secondo piano, privilegiando atmosfere più elettriche e ritmate a partire dal disco successivo, il Q Disc "Schiavo senza catene" (che tutti ricordano per "Teorema).

LATO A

1) Gatto (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
2) Mariù (testo e musica di Marco Ferradini)
3) Mezzanotte (testo e musica di Marco Ferradini)
4) Marylou (testo di Marco Ferradini;  musica di Fabio Ritter e Marco Ferradini))
5) Karkadé (testo e musica di Marco Ferradini)

LATO B

1) Adriana (testo e musica di Marco Ferradini)
2) Coppia (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
3) San Martino (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
4) Quando Teresa verrà (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)

domenica 24 aprile 2016

Rosemary & Garlic dal vivo a Torino




Segnalo per tutti gli amici del blog torinesi o che comunque hanno la possibilità i primi giorni di maggio di essere a Torino un concerto veramente interessante, soprattutto per gli amanti delle atmosfere acustiche, delicate ed intime: nella suggestiva cornice della Galleria Fogliato di via Mazzini 9 a Torino si esibirà il duo Rosemary & Garlic, composto dalla brava cantante Anne van den Hoogen e dal musicista Dolf Smolenaers.
L'Olanda è un paese lontano in genere dalle rotte della musica pop (credo che il gruppo più noto siano stati, ormai decenni fa, gli Shocking Blue di "Venus"), ma vi sono anche qui produzioni che non verranno mai trasmesse dalle varie radio ma che sono artisticamente rilevanti: di Rosemary & Garlic ho ascoltato sinora l'unico disco pubblicato, l'EP con cinque brani "The Kingfisher", e mi pare di individuare i loro riferimenti soprattutto in Donovan e Nick Drake, in misura minore anche in Leonard Cohen e nei primi album di Joni Mitchell.
Le canzoni sono accompagnate dalla chitarra acustica: in due brani, "California" e "Old now", c'è un accompagnamento leggero di percussioni, mentre nella title-track, che potete ascoltare qui, vi è il pianoforte (ed è questa la canzone che mi ricorda certe produzioni della cantante canadese).
Se vogliamo, certamente nulla di nuovo: ma piuttosto che fare cose nuove e brutte è meglio riferirsi ai grandi del passato, come dicevano gli Oasis quasi vent'anni fa (citando a loro volta Isaac Newton), "standing on the shoulder of giants".
Ricapitolando: il concerto si terrà martedì 3 maggio alle ore 21 alla Galleria Fogliato in via Mazzini 9, a Torino e presenteranno, oltre al loro minialbum, alcuni inediti del nuovo disco che verrà pubblicato in autunno; il duo sarà accompagnato da Laurens Neels al violoncello.
Rosemary & Garlic suoneranno il giorno prima, due maggio, a Genova, al Museo Lele Luzzati, Area del Porto Antico 6, alle 18.30.

martedì 1 dicembre 2015

Sergio Caputo - Sergio Caputo (1981)












L'RCA aveva lanciato nel 1980 il Q Disc, che come ricorderete aveva le dimensioni di un normale 33 giri ma soltanto quattro canzoni, due per lato, con una durata, più o meno, la metà di un normale LP; la Ricordi rispose con gli Ep30, una serie di vinili che avevano la caratteristica di essere incisi da un solo lato; il primo fu quello di Ettore Sciorilli, il figlio del maestro Eros, un altro fu quello dei Divieto di Sosta.....ma avremo modo di ritornarci in seguito
Stando alla copertina, Ep sta per "estremamente pallido", mentre 30 era, più o meno, la durata del disco.
Sergio Caputo era reduce da un contratto con la IT di Micocci, per cui aveva inciso un 45 giri in stile cantautore (maggiori notizie le potete trovare nel blog del Vampiro), dopodichè aveva deciso di trasferirsi a Milano, città in cui lavorava come grafico pubblicitario e in cui era riuscito ad ottenere un contratto con la Ricordi, per cui pubblicò solo questo disco prima di raggiungere il meritato successo passando alla CGD con "Un sabato italiano".
Parliamo delle quattro canzoni: "Ehi ehi tu" ricorda ancora lo stile del periodo romano, ed è sicuramente il momento più dimenticabile del minialbum, mentre il brano successivo, "Meglio così", è invece la canzone più riuscita del disco, ed è quella che forse ricorda di più il Caputo dei dischi CGD, almeno musicalmente.
"Il professore" è  basato su una chitarra acustica, mentre il testo descive un personaggio solitario che frequenta i bar, probabilmente conosciuto da Caputo nel corso delle sue scorribande romane notturne tra night ed Hemingway Caffè Latino; il sax è in evidenza (ma purtroppo non sappiamo chi lo suona, mancando i crediti dei musicisti in copertina).
"Mentre il sole se ne andava via" ha una ritmica quasi reggae, raccontando le vicende di una serie di personaggi, ma in questo senso in seguito Caputo farà di meglio.
Gli arrangiamenti sono di Roberto Puleo  (che presumibilmente suona le chitarre) e la produzione di Kiko Fusco (della Schola Cantorum) e Riccardo Rinetti, il Rino di cui Caputo (autore dei testi e delle musiche di tutti e quattro i brani) racconterà le gesta in "Io e Rino" e in altre canzoni.
Curata la grafica: in una busta trasparente vi è il disco, che dal lato non inciso ha una fotografia di Caputo con i capelli lunghi in un quadrifoglio, ed una copertina con da un lato i testi delle canzoni e dall'altro, il retro, una "autobiografia muriatica" dell'artista.

1) Ehi ehi tu
2) Meglio così
3) Il professore
4) Mentre il sole se ne andava via

sabato 19 settembre 2015

Marco Carena - Carena 2 il ritorno (1991)













Ritorniamo a parlare di Marco Carena presentando il suo secondo album, pubblicato nel 1991 ad un anno di distanza dal precedente e a pochi mesi dalla partecipazione con "Serenata" al Festival di Sanremo.
Il disco si apre con una delle sue canzoni più famose, "Questione di sfiga", che come spiega il titolo elenca una serie di situazioni in cui si presenta nella vita quotidiana la sfiga; ricordo che venne presentata spesso in versione acustica solo con la chitarra al "Maurizio Costanzo Show".
"La ballata di Gennaro" è la triste storia di un licantropo, e musicalmente fa venire in mente certi brani di De André, mentre in "Amarsi" emerge anche un sottofondo serio e malinconico, malinconia che è presente anche in "Carnivalada", in cui sono presi in giro tutti gli stereotipi del Carnevale, con richiami all'umorismo nero di "Questione di sfiga" (e che musicalmente non poteva che essere un samba).
Chissà se le donne di "Se non ora quando" che hanno attaccato Carena dopo il concerto del 24 giugno (e di cui abbiamo parlato in questo post) hanno mai ascoltato "Vorrei": credo di no, altrimenti avrebbero protestato sicuramente, visto il sarcasmo del testo (che non vi anticipo).
"Arbre magique" si può collegare ad "Accessori auto" del disco precedente, descrivendo con un accento francese esasperato questo importantissimo oggetto "nemico de le tanf".
Si prosegue con "Il blues del pelo superfluo", il cui titolo dice tutto sia sulla musica sia sull'argomento del testo, in cui Carena si immedesima in uno di questi peli.
La penultima canzone è "Buon Natale", pubblicata anche su 45 giri, che prende in giro gli stereotipi del Natale, dai regali riciclati all'essere buoni in apparenza.
Conclude il disco " ....... gli inglesi", frammento di qualche anno precedente realizzato con Le Vecchie Pellacce, il gruppo di cui Carena faceva parte prima di intraprendere la carriera solista.
I testi e le musiche di tutte le canzoni sono di Marco Carena.
Tra i musicisti che suonano nel disco sono da ricordare Massimo Luca e Paolo Costa alle chitarre, mentre Roberto Colombo suona le tastiere e si occupa, come nell'album precedente, degli arrangiamenti.

Lato A

1) Questione di sfiga
2) La ballata di Gennaro
3) Amarsi
4) Carnivalada

Lato B

1) Io vorrei (parte 1: cantico dell'emarginato; parte 2: cantico degli esasperati)
2) Arbre magique
3) Il blues del pelo superfluo
4) Buon Natale
5) ....... gli inglesi

sabato 4 luglio 2015

Bruno Lauzi - Persone (1977)














Nella discografia di Bruno Lauzi, "Persone", il 33 giri del 1977, è senza dubbio un episodio minore: sia per la qualità delle canzoni, che in poche occasioni raggiunge i livelli a cui Lauzi ci ha abituati, sia per gli arrangiamenti curati dal Maestro Pippo Caruso (tranne "Nani", arrangiata da Claudio Pascoli), non sempre del tutto riusciti, ed anche per la cover di Paolo Conte, "Wanda", sicuramente meno immediata rispetto a quelle presenti nei dischi precedenti di Lauzi (e cioè "Onda su onda" e "Genova per noi").
Il brano iniziale, "Un uomo che va", ha una musica che richiama uno degli amori musicali di Lauzi, il Brasile; nel finale vi è un brano recitato in cui vengono richiamate altre canzoni del disco.
"Navigatore solitario" ha qualcosa di irrisolto, sembra una canzone con delle ambizioni ma non sviluppate adeguatamente; meglio senza dubbio "Briccofiore", una marcetta senza pretese, o "Accontentase", in dialetto genovese e con la musica di Ennio Ceseri, che è uno dei brani migliori del disco insieme a "Io canterò politico".
Il lato A si conclude con la cover di Paolo Conte, che rispetto all'incisione del 1974 dell'astigiano ha il titolo, chissà perchè, allungato.
Apre l'altro lato del disco forse la canzone più brutta del disco, "Adriano", storia di un tizio che si innamora di una donna per scoprire poi che si tratta di un travestito: evidentemente era un argomento che in quegli anni era molto gettonato, perchè nello stesso anno Fabio Concato pubblica "A Dean Martin", mentre due anni dopo abbiamo "Avventura con un travestito" di Califano e "Sbattiamoci" del notoriamente eterosessuale Renato Zero.
Un po' meglio "Il dubbio e la certezza", con un testo interessante ma con una musica sottotono, una marcetta che nell'intermezzo tra le strofe pare citare "Il pescatore" di De André e Franco Zauli, mentre "Nani", su musica di Dario Farina, è un altro trascurabile episodio minore.
"Io canterò politico" è, come detto, il brano migliore del disco, sia per il testo, sincero e sentito, in cui Lauzi esprime tutto quello che pensava dei suoi "colleghi cantautori, eletta schiera" che in quel periodo erano riusciti ad affermarsi coniugando spesso la musica con la politica, non sempre sinceramente ma, a volte, per convenienza: essere da una certa parte voleva dire essere chiamati a suonare ai vari Festival delle Unità o ai vari Festival del Proletariato Giovanile.
Anni dopo ho avuto modo di conoscere Lauzi, quando con i Powerillusi siamo andati a suonare alla Fiera di Milano nel corso di una rassegna di cui non ricordo il nome: ho chiacchierato non più di cinque minuti, ma gli ho chiesto (era una curiosità che avevo da tanto) il perchè della citazione di Guccini, che io avevo sempre interpretato in modo ironico: Lauzi invece mi disse che era sincero, nel senso che pensava veramente che Guccini fosse candido e poetico, ed apprezzava molto soprattutto i testi del pavanate, mentre la sua critica era diretta verso altri colleghi, più giovani, che secondo lui erano meno dotati e meno convinti dal punto di vista politico (e mi fece i nomi di un cantautore romano del giro RCA e di uno milanese che, in seguito, aveva anche citato in una canzone di due o tre anni dopo).
"Amico brasiliano" è una cover di "O mestre-sala dos mares" ("Il maestro di cerimonie dei mari"): l'originale, scritto dal cantautore Joao Bosco su musica di Aldir Blanc nel 1973 e portata al succeso l'anno dopo da Elis Regina, racconta la storia vera del soldato João Cândido Felisberto che nel 1910 capeggiò una rivolta di marinai, per poi finire in carcere prima e poi in ospedale psichiatrico; il testo di Lauzi parla però di tutt'altro.
Conclude il disco una ripresa del brano iniziale.

LATO A

1) Un uomo che va (Bruno Lauzi)
2) Navigatore solitario (Bruno Lauzi)
3) Briccofiore (Bruno Lauzi)
4) Accontentase (Bruno Lauzi-Ennio Ceseri)
5) Wanda, stai seria con la faccia ma però... (Paolo Conte)

LATO B

1) Adriano (Bruno Lauzi)
2) Il dubbio e la certezza (Bruno Lauzi)
3) Nani (Bruno Lauzi-Dario Farina)
4) Io canterò politico (Bruno Lauzi)
5) Amico brasiliano (O mestre-sala dos mares) (Bruno Lauzi-Aldir Blanc-Joao Bosco)
 6) Un uomo che va - II parte (Bruno Lauzi)

martedì 30 giugno 2015

Marco Carena - Il meglio di...(1990)












Quello di oggi è un repost; infatti avevamo già presentato il primo album di Marco Carena il 21 giugno 2011, in questo post : perchè quindi ritornare a parlare di questo disco?
E' presto detto....come i torinesi forse sanno, la sera del 24 giugno Marco ha tenuto un concerto gratuito in piazza Vittorio, presentando le sue canzoni più famose tra cui anche "Io ti amo", che nel 1990 vinse il festival di Sanscemo e che è presente in questo 33 giri......ora, il testo di questa canzone (che in 25 anni Carena ha presentato in spettacoli in tutta Italia e che ha anche cantato varie volte in televisione, spesso al "Maurizio Costanzo Show") è stato accolto dal Comitato SeNonOraQuando con molte polemiche (qui potete leggervi l'articolo completo de "La Stampa), manco si trattasse di Sid Vicious......il sottotitolo dell'articolo è "Il concerto diventa “un caso” per i testi estremi delle canzoni presentate".
Testi estremi quelli di Marco Carena??? Ma questo Comitato ha mai ascoltato i testi di Lou Reed? E conoscono il significato delle parole ironia e sarcasmo????
Mah.....che tempi......gli ayatollah sono già tra noi......ma passiamo al disco, che è meglio.
Vi rimandiamo al vecchio post per la recensione completa; qui ricordiamo solo che “Io ti amo”, il "pomo della discordia" odierna, è presente nell'album in una versione diversa rispetto a quella presente pochi mesi prima nella compilation del festival, che era stata pubblicata dalla Polygram prima che Carena firmasse con la Virgin.
I testi e le musiche sono di Carena, mentre gli arrangiamenti sono curati da Roberto Colombo, anche produttore del disco, e Massimo Luca.
Dopo la partecipazione con "Serenata" al Festival di Sanremo 1991 l'album fu ristampato con l'aggiunta della canzone nuova ed il titolo cambiato in "Serenata (il meglio di....)"; anche di questa canzone abbiamo già parlato in un altro post

LATO A

1) Che bella estate
2) Io ti amo
3) Blues delle mutande lunghe
4) Accessori auto

LATO B

1) Deandrata
2) Histoire du vol-au-vent
3) Bongustata
4) Ma tanto lo so
5) Buonanotte

lunedì 29 giugno 2015

Stefano Rosso - ...e allora senti cosa fò (1978)












A mio parere ci sono artisti che, dopo la scomparsa, vengono ricordati anche più di quelli che sono i loro reali meriti, ed altri che, invece, vengono dimenticati in fretta: Stefano Rosso fa parte di questi ultimi anche se, a dire il vero, era già stato purtroppo dimenticato anche in vita, ingiustamente.
Il blog ha contribuito a ricordarlo già in varie occasioni, ed oggi lo facciamo presentando il suo secondo album, "....e allora senti cosa fò", pubblicato nel 1978, due anni dopo il successo di "Una storia disonesta", di cui ricalca lo stile e le tematiche ma in modo sempre originale ed ironico: ad esempio nel brano di apertura, "Colpo di stato", ancora attuale, anche se ora non c'è più soltanto il calcio a distogliere la gente dal pensare (si sono aggiunti internet, cellulari vari e altro ancora).
La title track è un valzer che ricorda musicalmente lo stile delle classiche canzoni romane, con il violino del grande Tino Fornai in evidenza, e un testo che, sempre in maniera ironica, racconta le vicende di un uomo lasciato dalla ragazza....ma alla fine il brano si conclude con i versi "per fortuna che c'è la sessoautonomia che è come i blue-jeans: nun passa mai de moda!".
Vi è anche qualche brano più riflessivo, come "Bologna '77", con accenni alla vicenda di Giorgiana Masi ed una citazione di "Lilly" di Venditti, o "E intanto il sole si nasconde".
In "C'era una volta (e ancora c'è)" partecipa ai cori Ivano Fossati, che all'epoca era anche lui un artista RCA e che inoltre condivideva con Stefano Rosso il produttore, cioè Antonio Coggio, storico collaboratore e coautore di tanti successi del primo (il migliore) Baglioni.
Da citare anche "Odio chi", canzone strutturata ad elenco, che durante una puntata della trasmissione "Odeon" venne proposta dall'autore con il testo e il titolo cambiato in "Odeon chi" (con un elenco di alcuni servizi giornalistici effettuati dal programma).
L'album si conclude con una versione del suo primo successo, "Letto 26", con il testo modificato: devo dire però che ho sempre trovato più riuscita la prima versione, che potete ascoltare nella bonus track, una versione estesa del brano.
Gli arrangiamenti sono curati da Ruggero Cini, grande musicista del giro RCA, tranne "Letto 26" arrangiata da Piero Pintucci (la registrazione è del resto la stessa del 45 giri originale), mentre la produzione è, come abbiamo detto, di Antonio Coggio; la copertina è di Cesare Monti, cioè il da poco scomparso Cesare Montalbetti.
Oltre al già ricordato Fornai, i musicisti sono alcuni tra i nomi più noti del giro romano dell'RCA: Massimo Buzzi, ex dei Faraoni, alla batteria, Piero Ricci al basso, Luciano Ciccaglioni (oltre a Stefano Rosso) alle chitarre, mentre Cini suona le tastiere e Coggio la fisarmonica; ai cori vi è il gruppo dei Pandemonium.
I testi e le musiche sono tutti di Stefano Rossi, il vero nome di Stefano Rosso.

LATO 1

1) Colpo di stato
2) Libertà...e scusate se è poco
3) ...e allora senti cosa fò
4) Reichiana
5) E intanto il sole si nasconde

LATO 2

1) Odio chi
2) L'osteria del tempo perso
3) C'era una volta (e ancora c'è)
4) Bologna '77
5) Domani è un altro giorno
6) Letto 26 (seconda parte)

Bonus track: 1) Letto 26 (integrale)

domenica 21 giugno 2015

Roberto Vecchioni - Messina/Appunti da "Il re non si diverte" (1974) e La farfalla giapponese (canzone per tutti gli amori)/Messina (1974)




Oggi presentiamo una vera e propria rarità di Roberto Vecchioni: un disco che non è mai stato citato in nessuna delle ormai numerose discografie del cantautore milanese (ma di origini partenopee).
Si tratta di un 45 giti campione (che riporta la scritta "Vietata la vendita"), forse usato per le trasmissioni radiofoniche, datato 1974; le due canzoni sono tratte dal 33 giri che il cantautore aveva pubblicato alla fine del 1973, "Il re non si diverte", e che vinse il premio della critica.
In entrambi i casi però le canzoni sono in versione diversa, come vedremo...partiamo dal lato A: rispetto all'album, "Messina" inizia con una chitarra acustica e delle percussioni, ed entra poi il basso (è quindi assente il pianoforte): dalla formazione si deduce quindi che non si tratta di una registrazione effettuata durante le sessioni di "Il re non si diverte", poichè in esse il basso era totalmente assente; infatti il disco fu registrato con Massimo Luca alla chitarra, Toni Esposito alle percussioni e Mario D'Amora al pianoforte e alle altre tastiere, questi ultimi due portati dal nuovo produttore di Vecchioni, il napoletano Michelangelo Romano, dal gruppo di Alan Sorrenti.
Presumibilmente questa nuova registrazione fu effettata in contemporanea con quella de "La farfalla giapponese", poichè questa incisione venne poi usata come lato B del 45 giri del brano con cui Vecchioni partecipò a "Un disco per l'estate 1974" (e il cui numero di catalogo, DUC 245, è immediatamente seguente a questo).
Di "Messsina" ricordo che la prima volta che l'ascoltai ero un bambino, durante la famosa "Schif Parade" presentata da Luciano Salce e Bice Valori, i Malalingua....pensate farla oggi una rubrica del genere!
Sul testo, che descrive la sensazione di straniamento che si può provare quando ci si trova al di fuori del proprio contesto abituale, copio quello che lo stesso Vecchioni scrisse nelle note interne del disco: «Mettiamo in chiaro che non ho niente contro Messina: nella canzone omonima è rappresentato quel senso d'insicurezza, quel sentirsi fuori posto che molti proverebbero svegliandosi all'improvviso in un luogo estraneo, contrario alle proprie abitudini. Così come Messina avrei potuto dire Sidney o New York».
"Il re non si diverte" è invece un edit della versione dell'LP, privata dell'introduzione al pianoforte e del finale, che sfuma; in questo modo la canzone passa da quasi dieci minuti di durata a 6'40'', più accettabili per un 45 giri, ed ha il titolo modificato in "Appunti da Il re non si diverte".
Il titolo del brano è tratto da quello del dramma "Il re si diverte" di Victor Hugo.

1) Messina
2) Appunti da "Il re non si diverte"














E visto che abbiamo parlato di "La farfalla giapponese", presentiamo anche questo 45 giri.
Se i discografici conoscessero un po' le cose di cui si occupano, i due brani sarebbero stati inseriti come bonus nella ristampa dell'LP: invece, mentre la versione qui presente di "Messina" è rimasta inedita, il brano sul lato A è stato pubblicato in...."Saldi di fine stagione", l'album di due anni prima, con sonorità completamente diverse, ed inoltre al posto di una canzone del disco, "La tua assenza".....ma perchè??
"La farfalla giapponese" ha il testo tratto da una poesia dell'uruguaiano Mario Benedetti; a "Un disco per l'estate" fu eliminata al primo turno, non classificandosi quindi per la fase finale, quella con cui si aveva il passaggio televisivo.
Interessante dal punto di vista cantautorale questa edizione del concorso estivo: oltre a Vecchioni, parteciparono infatti Lucio Dalla ("Anna bell'Anna"), Jannacci ("Brutta gente"), Renato Zero ("Inventi"), la brava Anna Melato ("Vola"), di cui presto parleremo e Luciano Rossi, l'unico di questi che ottenne successo, anche se alcuni mesi dopo, con "Ammazzate oh".
Tornando a cantautore milanese, Vecchioni è autore di tutti i testi e le musiche delle canzoni di questo post.
Come bonus track le versioni tratte dall'album di "Messina" e "Il re non si diverte".

1) La farfalla giapponese (Canzone per tutti gli amori)
2) Messina

Bonus tracks: 1) Il re non si diverte (versione album)
                        2) Messina (versione album)

giovedì 18 giugno 2015

Antonio Asquino - Canto bianconero-Juve bis '77 (1977)










 

Del cantautore torinese Toni Asquino abbiamo già parlato in questo post , in cui presentavamo un disco del Duo Fasano con due canzoni scritte anche da lui; oggi invece parliamo di un suo 45 giri, particolarmente d'attualità in questi giorni di sconfitte berlinesi....un disco che, come potete dedurre dalla copertina, fu pubblicato in occasione della mitica conquista della Coppa Uefa nel 1977 da parte della Juventus (nella cartina infatti sono localizzate le città delle squadre eliminate dai bianconeri in quel torneo, fino ad arrivare alle due finali contro i baschi dell'Atletico Bilbao).
Bei tempi e bei ricordi per me, almeno tanto belli quanto è invece tuttora negativo il ricordo di tal Magath.
Ma non divaghiamo e torniamo alla musica ed alle due canzoni di questo disco che il cantauore incise con il nome completo (e cioè Antonio Asquino).
Che dire di "Canto bianconero"? Si tratta di un inno che forse aveva l'ambizione di  sostituire quello che allora era l'inno della Juventus, il celebre "Juve Juve", ma è sicuro che l'andamento della canzone è molto...come dire? "paesano" (ricorda certe marcette estive pubblicate negli anni precedenti dalla Kansas, per capirci, stile "Militare non partire").
Nel testo vi è anche una citazione che, se fatta oggi, attirerebbe addosso a Toni le ire di qualche integralista: nella seconda strofa infatti si recita "Che venga anche Maometto vestito da portiere...."....ma pensate poi se al giorno d'oggi sarebbero ancora possibili canzoni come "Caravan petrol" di Carosone o "Allah! Allah" dei mitici Daniel Sentacruz Ensemble....
Forse è meglio il lato B, "Juve bis '77", con un arrangiamento musicale in cui sono presenti anche dei fiati....ma certo che, da juventino, devo ammettere che la vendittiana "Roma Roma (Roma non si discute, si ama)" è decidamente a un altro livello.

1) Canto bianconero (Tony Asquino)
2) Juve bis '77 (Tony Asquino)

sabato 13 giugno 2015

Goran Kuzminac - Contrabbandieri di musica (1987)












Oggi parliamo per la prima volta nel blog del cantautore italo-jugoslavo Goran Kuzminac, presentando il suo terzo album, "Contrabbandieri di musica", il primo inciso dopo l'abbandono della UNA, etichetta legata alla RCA e curata da Vincenzo Micocci, per la piccola Top Records (etichetta milanese distribuita dalla CGD).
Kuzminac, eccellente chitarrista acustico, è stato uno di quei personaggi venuti fuori in un periodo in cui l'attenzione sui cantautori era un po' in fase calante, un po' come Mario Castelnuovo o Marco Ferradini (con cui non a caso collaborò per un Q Disc che avrebbe dovuto agevolare il loro lancio), per cui vengono ricordati per alcune canzoni ("Teorema", "Sette fili di canapa", "Ehi ci stai" e poche altre) ma non sono riusciti ad imporsi come i colleghi diventati famosi in anni precedenti.
Proprio uno di questi colleghi, Antonello Venditti, è presente nel disco come produttore artistico di due canzoni, "Cosa ci fai nella mia vita" (bella canzone d'amore) e "Dove sei quando non ci sei" (entrambe infatti sono edite dalle edizioni musicali Stukas, di proprietà del cantautore romano), oltre che come corista.
Questo "Contrabbandieri di musica" ha dei suoni molto anni '80, che non si sposano con quella che era l'identità chitarristica dei dischi precedenti di Kuzminac: per intenderci, manca in questo disco un brano come "Stella del nord" o "Stasera l'aria è fresca", che con la già citata "Ehi ci stai" rimangono ancora oggi le canzoni più note del cantautore italo-jugoslavo.
Qualche arpeggio di chitarra acustica si ascolta solo in "Il barone rosso", sicuramente il brano migliore del disco, con il testo scritto in collaborazione con Gaio Chiocchio (peccato che poco dopo l'inizio entri una batteria invadente a rovinare tutto).
Al disco collabora Alberto Radius come produttore artistico (a parte i due ricordati prodotti da Venditti) e come chitarrista, mentre tra gli altri musicisti ci sono Fabio Piagnatelli e Rino Zurzolo al basso, Amedeo Bianchi al sax, Marco Rinalduzzi alle chitarre e Stefano Previsti alle tastiere.
Manca tra i musicisti un batterista.....e si sente, visto l'uso continuo di brutte batterie elettroniche.

LATO A

1) Contrabbandieri di musica (Goran Kuzminac)
2) Vogue (Goran Kuzminac)
3) Dove sei quando non ci sei (Goran Kuzminac)
4) Perfida Jonne (Goran Kuzminac)
5) Perchè mi telefoni ancora? (Goran Kuzminac)

LATO B

1) Malaria (Goran Kuzminac)
2) Gli specchi (Goran Kuzminac)
3) Cosa ci fai nella mia vita (Goran Kuzminac)
4) Il barone rosso (Goran Kuzminac-Gaio Chiocchio-Goran Kuzminac)


mercoledì 9 luglio 2014

Ernesto Bassignano - Moby Dick (1975)












Torniamo dopo un po' di tempo a parlare di Ernesto Bassignano, presentando il suo secondo album (del primo ne abbiamo trattato in questo post) inciso per la RCA Italiana.
Come si sa, Bassignano è uno dei quattro ragazzi con la chitarra citato da Venditti in "Notte prima degli esami", e dei quattro era sicuramente quello più schierato politicamente.
Il disco per quel che riguarda la scrittura è a pieno titolo inseribile in quella che era la canzone d'autore di quel periodo: Bassignano scrive tutti i brani, tranne "Da terra arida", che è l'unico non inedito in quanto pubblicato su 45 giri nel 1972 (ne abbiamo parlato qui) e scritto insieme a Leo Capello, un amico di Enrico Manca che lavorava per il P.S.I.
Partecipano alle registrazioni Gianni Leone (Leo Nero) del Balletto di Brono alle tastiere, Franco Coletta (ex componente di Chetro & Co, in seguito negli Alunni del Sole) al basso e alle chitarre, Giorgio Battistelli alla batteria, Vito Contarini alle chitarre, suonate anche da Ettore De Carolis, che cura gli arrangiamenti.
La realizzazione è di Rino Gaetano che, secondo quel che mi ha raccontato lo stesso Bassignano nell'intervista pubblicata nel numero 3 di "Musica leggera" (di marzo/aprile 2009), sbagliò la velocità del nastro durante la messa a punto del master, rallentandolo leggermente, e questo spiega il tono della voce del cantautore, più bassa e cupa rispetto al suo solito.
Il disco non è mai stato ristampato in CD:


LATO A

1) Moby Dick
2) L'unica canzone
3) A Victor
4) Sole sulla gente
5) L'uomo col fucile

LATO B

1) Sto pensando
2) Da terra arida
3) Chiudere gli occhi
4) Non è stato Dio
5) Ninna nanna sorella

venerdì 13 dicembre 2013

Gipo Farassino - Due soldi di coraggio (1969)












Agli inizi di ottobre avevamo prenotato (con alcuni amici) per lo spettacolo che Gipo Farassino doveva tenere al Folkclub: pochi giorni prima però ci è stato comunicato dal locale che lo spettacolo era stato annullato per problemi di salute del cantautore.
Una quindicina di giorni dopo lo avevo chiamato per un'intervista che dovevo fargli a proposito di una canzone di Enzo Jannacci, ma mi ha detto che non stava ancora bene e di richiamare dopo qualche settimana.
Purtroppo però il suo nome si è aggiunto alla già lunga lista di musicisti che ci hanno lasciato in questo 2013: il blog è vicino a Valentina, e vuole ricordare il suo papà (di cui altre volte abbiamo presentato dischi) con un album del 1969 (la matrice porta la data del 6 ottobre), "Due soldi di coraggio", sicuramente uno dei suoi più riusciti, completamente in italiano.
Mentre il milanese, almeno negli anni '60 e '70, è stato più accettato su scala nazionale e quindi si potevano vedere in televisione nomi quali i Gufi o Jannacci, per il torinese la strada è stata più difficoltosa e Gipo e Roberto Balocco sono stati spesso relegati ad una popolarità regionale, ed è un peccato viste le loro qualità (e quelle del resto di altri loro colleghi).
Ora la situazione è del resto peggiorata, e sia in Rai che in Mediaset che sugli altri canali, anche digitali, gli unici dialetti tollerati sono il napoletano e il romanesco.
Ma torniamo al disco: il brano di apertura è una delle descrizioni più riuscite della Torino degli anni '60: "Un mare di fredde ciminiere, / un fiume di soldatini blu, / un cielo scordato dalle fiabe, / un sole che non ti scalda mai". Una città che non esiste più: le ciminiere le hanno spostate in Romania, i soldatini blu sono diventati tutti impiegati e l'unica cosa che è rimasta uguale è il sole che non ti scalda mai.
Sempre della Torino del periodo è la descrizione del "Bar del mio rione", sostituito per lo più dai pub e dalle birrerie.
Due canzoni del disco sono cover di canzoni francesi, "Fanette" di "La Fanette" di Jacques Brel e "Le scarpe nuove" da "Les ballons rouges" di Serge Lama; "Non puoi capire" è scritta insieme a Vanni Moretto e Carlo Cordara, mentre Moretto (che Farassino aveva conosciuto anni prima all'Italmusica, durante i suoi dischi icisi per la IPM, la Pig e la Silver) scrive da solo la musica di "Remo la barca", una delle canzoni più note del disco, con la triste storia di Remo Guidotti.
Altri brani entrati nel meglio del repertorio di Farassino (che li ha continuati ad interpretare dal vivo fino a poco tempo fa) sono la title track "Due soldi di coraggio" e "Ballata per un eroe", canzone antimilitarista.
Tra le altre canzoni da citare almeno "Cella 21", che descrive le ultime ore di un condannato a morte, "America" sul dramma dell'emigrazione e la poetica  e conclusiva "L'eco".
Gli arrangiamenti e la direzione dell'orchestra sono curati da Giancarlo Chiaramello, che lega i vari brani con degli intermezzi musicali, sul modello di ciò che aveva fatto l'anno prima Gian Piero Reverberi per i New Trolls in "Senza orario, senza bandiera".
Ovviamente questo disco non è mai stato ristampato fino ad oggi in CD

LATO A

1) La mia città (Gipo Farassino)
2) L'organo di Barberia (Gipo Farassino)
3) Il bar del mio rione (Gipo Farassino)
4) Serenata a Margherita (Gipo Farassino)
5) Fanette (Gipo Farassino-Jacques Brel)
6) Non puoi capire (Gipo Farassino-Vanni Moretto-Carlo Cordara)
7) Le scarpe nuove (Gipo Farassino-Yves Gilbert-Serge Lama)

LATO B

1) Due soldi di coraggio (Gipo Farassino)
2) Remo la barca (Gipo Farassino-Vanni Moretto)
3) America (Gipo Farassino)
4) Cella 21 (Gipo Farassino)
4) Ballata per un eroe (Gipo Farassino)
5) L'eco (Gipo Farassino)

sabato 8 giugno 2013

Alessandro Carrera - Le cartoline (1981)














Negli anni '70, soprattutto nella seconda metà,  i cantautori nascevano come funghi, e molti di essi sono arrivati ad incidere almeno un album, grazie anche al proliferare di molte piccole case discografiche, spesso indipendenti (Ultima Spiaggia, Intingo, Divergo, ecc....) con distribuzione curata dalle grandi etichette nazionali o multinazionali: Alessandro Carrera, oggi conosciuto come saggista e scrittore, è uno di questi.
Nato a Lodi nel 1954, debutta nel 1978 in un disco collettivo (di cui presto ci occuperemo nel blog) intitolato "Punto a capo" e curato dal direttore di "Musica e dischi", Mario De Luigi, che vede anche la partecipazione di Giorgio Lo Cascio; l'album è pubblicato dalla casa discografica di De Luigi, la Divergo.
Qualche anno dopo Carrera, passato nel frattempo all'Orchestra, cooperativa fondata da alcuni musicisti tra cui Fabbri e Fiori degli Stormy Six, il batterista  Andrea Centazzo, Moni Ovadia ed altri, pubblica il suo unico 33 giri come solista, intitolato "Le cartoline" (come uno dei brani più significativi contenuti in esso).
Sicuramente la qualità maggiore del disco è la scrittura dei testi, effettivamente ben curati; le musiche, come succede spesso per alcuni cantautori, sono meno curate dal punto di vista melodico, ma vengono sorrette dagli arrangiamenti di Marco Milanese, che in certi brani si affidano anche a soluzioni sperimentali grazie anche al contributo di musicisti come Mario Arcari, Aldo De Scalzi (fratello del più noto Vittorio), Piero Milesi, oltre allo stesso Milanese.
Il vero punto debole del disco è, a mio parere, la voce dello stesso Carrera (autore dei testi e delle musiche di tutti i brani), monocorde e a volte decisamente inespressiva; forse è proprio per questo motivo che l'accoglienza del pubblico è stata quasi nulla e che Carrera ha abbandonato l'attività di cantautore.

LATO A
1) Piazza Sant'Ambrogio
2) La collina dei treni
3) Le cartoline
4) I miei cani

LATO B

1) Aznavour (popolo sogna)
2) La divisa
3) Aspettando i barbari
4) La traversata del disattento

venerdì 15 marzo 2013

Giorgio Lo Cascio - Il poeta urbano (1976)












Dopo quasi due anni torniamo a presentare un album di Giorgio Lo Cascio, il secondo, che segue di tre anni "La mia donna", pubblicato dalla IT; il cantautore romano passa alla Divergo, nuova etichetta fondata dal direttore di "Musica & Dischi", Mario De Luigi jr, e nella primavera del 1976 registra "Il poeta urbano".
L'album è composto da nove canzoni di impostazione acustica e da un brano strumentale, "Pegaso" (basato sul flauto e la chitarra classica); Lo Cascio è autore di tutte le musiche e di tutti i testi tranne uno, "La baracca del vino a via Imbonati", scritto da Arnaldo Picchi.
Tra i musicisti presenti nel disco è da citare Pablo Romero, collaboratore nello stesso periodo di Antonello Venditti, che suonando molti strumenti come la quena, il flauto di pan o il charango, arricchisce gli scarni arrangiamenti.
Apre il disco la title track, che penso sia l'unica canzone nella storia della musica leggera italiana in cui nel testo si cita la filologia romanza; segue "Primo messaggio", cantata insieme a Diana Corsini.
"Per te che mi sei compagna", dedicata alla moglie del cantautore Ivana Piacentini (autrice della foto di copertina) è l'unica canzone d'amore del disco, mentre "Sull'orlo del vulcano" ricorda un po' il primo De Gregori, con cui peraltro come sappiamo Lo Cascio aveva iniziato l'attività musicale.
"Rotolando per le scale" racconta di un uomo, un professore, che fugge dal suo paese (che potrebbe essere il Cile o l'Argentina di quegli anni, o anche la Grecia del 1967) in cui si è instaurata una dittatura militare: la canzone si collega alla successiva, "Lo stadio e l'isola", in cui il riferimento ai lupi dell'isola di Dawson fa capire che ci si riferisce al Cile, ed al brano conclusivo, "Per liberare la mia terra".
Al disco è allegato un inserto con i testi e gli spartiti delle canzoni.
Il limite del disco sta negli arrangiamenti dei brani, un po' troppo monocordi (tranne poche eccezioni) e nella voce di Lo Cascio, che è la tipica voce da cantautore italiano degli anni '70, più attento al contenuto dellle cose che sta cantando che non alla forma in cui le sta esprimendo.

LATO A

1) Il poeta urbano (Giorgio Lo Cascio)
2) Primo messaggio (Giorgio Lo Cascio)
3) Per te che mi sei compagna (Giorgio Lo Cascio)
4) Sull'orlo del vulcano (Giorgio Lo Cascio)
5) La baracca del vino a via Imbonati (Arnaldo Picchi-Giorgio Lo Cascio)

LATO B

1) Nebbia artificiale (Giorgio Lo Cascio)
2) Rotolando per le scale (Giorgio Lo Cascio)
3) Lo stadio e l'isola (Giorgio Lo Cascio)
4) Pegaso (Giorgio Lo Cascio)
5) Per liberare la mia terra (Giorgio Lo Cascio)

lunedì 4 marzo 2013

Carlo Credi - Chi è Carlo Credi (1976)

 




L'occcasione di questo repost di un disco di cui abbiamo parlato nel lontano gennaio 2011 mi è stata data (oltre che dalle molte richieste ricevute in tal senso) dalla lettura di un libro di Sergio Astrologo intitolato "Briciole sparse su una tovaglia da scuotere", che mi è stato prestato da Andrea, un mio amico (e un amico del blog).
Si tratta di un romanzo ambientato negli anni '70 a Torino, e ricostruisce in maniera dettagliata un certo clima e un modo di vivere dei giovani del periodo; ad un certo punto la protagonista ha modo di conoscere Carlo, un cantautore che suona nei locali cittadini canzoni sue e cover di Brassens e Brel, e questo Carlo non è altro che Carlo Credi.
Per una recensione approfondita del disco vi rimando alla prima presentazione di due anni fa; spero che chi non lo conosce ancora riesca a scoprire piccoli gioielli come la psichedelica "Shiva al metrò" e come le altre canzoni dell'album..

LATO A

1) Shiva al metrò (Carlo Credi)
2) Il serraglio (Jacques Prévert-Carlo Credi)
3) Giobbe (Carlo Credi)
4) L’isola (Duilio Del Prete)
5) La canzone del carceriere (Jacques Prévert-Carlo Credi)
6) La regina (Carlo Credi)

LATO B

7) Signore guardi (Carlo Credi)
8) Vaquità (Carlo Credi)
9) Il Tao (Carlo Credi)
10) Il tempo del vento (Carlo Credi)
11) La tosse (Carlo Credi)
12) Dove correte (Duilio Del Prete)

domenica 3 febbraio 2013

Stefano Rosso - Com'è difficile/Gira il mondo (1987)












Nel 1987 Stefano Rosso pubblica un 45 giri per una piccola etichetta romana, la Silver Records (nulla a che vedere con la Silver, casa discografica del gruppo Italmusica attiva negli anni '60): il disco avrà una distribuzione molto limitata.
Per Rosso sono già lontani i tempi dei dischi per l'RCA e della partecipazione a Sanremo: probabilmente ha pagato il fatto che, rispetto ad altri colleghi cantautori, ha un carattere un po' particolare che non si lega facilmente con le varie scuole o club, oppure il fatto di privilegiare spesso nei suoi testi l'ironia, che non sempre viene capita dal grande pubblico, gli ha limitato il successo di massa.
Fatto sta che, da qui in poi, Stefano Rosso pubblicherà dischi per etichette minori (e negli ultimi anni se li autoprodurrà), con l'unica eccezione di "Miracolo italiano", antologia RCA con qualche inedito.
Passando alle due canzoni, riflettono bene quelle che sono le due anime del cantautore: "Com'è difficile" è un brano d'amore, romantico e "serio", mentre "Gira il mondo", più orecchiabile, fa parte del filone ironico di cui parlavamo prima.

1) Com'è difficile (Stefano Rosso)
2) Gira il mondo (Stefano Rosso)

lunedì 8 ottobre 2012

Ferruccio - Treno vai/Di questo nostro amore (1966)












Oggi ritorniamo a parlare di un cantautore, il genovese Ferruccio Vitacchio, di cui avevamo presentato l’anno scorso il suo primo 45 giri , “Il funerale/Ero un bambino”: questo dovrebbe essere il suo secondo, ma non so se ne abbia inciso anche altri, prima di morire suicida….sicuramente alla Siae risultano depositate a suo nome 30 canzoni, ma ignoro se siano state tutte effettivamente incise.
Una di queste, “Il sole delle sei”, fu incisa ma non da lui, da Giusy Balatresi, una cantante che avrebbe meritato maggior fortuna.
Passando alle canzoni, “Treno vai” è una ballata che affronta il tema del viaggio, con una ritmica che imita il rumore di un treno in corsa.
La canzone sul retro, “Di questo nostro amore” è una ballata d’amore, musicalmente un po’ alla De André, con un assolo di flauto verso la metà.
Come per il precedente 45 giri, anche in questo Willy Brezza cura gli arrangiamenti e scrive le musiche; l’etichetta è la stesssa del disco precedente, la Starlet.


1) Treno vai (Ferruccio Vitacchio-Willy Brezza)
2) Di questo nostro amore (Ferruccio Vitacchio-Willy Brezza)


venerdì 21 settembre 2012

Duilio Del Prete - L'isola/Pan (1969)












Sempre in tema di cantautori quasi sconosciuti, oggi parliamo di un cantautore piemontese, il cuneese Duilio Del Prete, che in realtà non è per nulla sconosciuto: solo che è stato famoso principalmente come attore (tutti lo ricordano in "Amici miei", ma anche in molti altri film degli anni '70 e '80), pur avendo avuto un'attività iniziale come cantautore.
I primi 45 giri Del Prete li incide per la DNG, l'etichetta dei Cantacronache, nel 1963; nel 1968 incide l'album "Dove correte" per la Off, un'etichetta fondata da Tony Casetta (il noto patron della Belldisc e, in seguito, della Produttori Associati) e da lui affidata a Roberto Dané, con l'obiettivo di pubblicare dischi di autori poco commerciali, con tematiche per l'epoca non scontate: oltre a Del Prete la Off pubblicò l'album di Beppe Chierici "Beppe canta Brassens".
Il 45 giri che presentiamo fu pubblicato nell'ottobre del 1969, come è riportato nella copertina; mentre la canzone sul lato B, la bucolica "Pan", è tratta dall'album dell'anno precedente, "L'isola" è invece una canzone inedita.
Abbiamo già parlato di questo brano quando abbiamo presentato il 33 giri di Carlo Credi, "Chi è Carlo Credi" , in cui era presente una cover di questo brano (ed anche una di "Dove correte"): si tratta di un racconto umoristico sulla colonizzazione da parte di un missionario di un’isola selvaggia, per portare la cosiddetta “civiltà”, che si conclude però con un colpo di scena.
Torneremo ad occuparci di Duilio Del Prete (che non ha nessuna parentela con Miki) quando presenteremo i suoi 33 giri.

1) L'isola (Duilio Del Prete)
2) Pan (Duilio Del Prete)
Bonus tracks: 3) Carlo Credi - L'isola (Duilio Del Prete)
                       4) Carlo Credi - Dove correte (Duilio Del Prete)



mercoledì 19 settembre 2012

Andro Cecovini - Canzone d'autore (1978)













Continuando a prendere spunto dal Club Tenco, che quest'anno è saltato, parliamo di un altro cantautore, uno di quelli che non hanno raggiunto il successo per vari motivi, come vedremo (e in questo periodo parleremo anche di altri nomi sconosciuti)....i pregi e i difetti che ha questo disco del triestino Andro Cecovini, figlio di Manlio Cecovini (sindaco di Trieste dal 1978 al 1983), sono quelli simili di molti dischi di cantautori minori dei tardi anni ’70: una poca originalità espressiva con un rifarsi a modelli già affermati (in questo caso, soprattutto a Francesco De Gregori, che collabora anche al disco), ed una sottovalutazione dell’aspetto musicale (basato per lo più su chitarre arpeggiate, peraltro suonate molto bene, e poco altro), mentre un pregio è senza dubbio l’abilità di Cecovini nello scrivere i testi.
Gli inizi artistici del cantautore triestino, ma trasferitosi a Roma nella seconda metà degli anni ’60, furono in realtà non nel mondo musicale ma nel teatro: nella stagione 1968-1969 aveva recitato con Edmonda Aldini in “Un quarto di vita”, spettacolo di Giorgio Gaslini con i Nuovi Angeli e i Funamboli di cui abbiamo già parlato in un altro post, e nel 1970 era entrato nel cast di “Orfeo 9 “ di Tito Schipa jr”.
Ritornando al disco, tra le canzoni più interessanti vi sono “Il tavolino", "Clementina” e “Sogni diurni”; Cecovini è autore di tutti i testi e le musiche, e suona le chitarre, mentre De Gregori suona le percussioni e, in "Clementina", il pianoforte, e due musicisti collaboratori del periodo del cantautore romano, Mario Scotti e Alberto Visentin dei Cyan suonano rispettivamente il basso e le tastiere.
Un disco che si fa ascoltare come specchio di "un periodo in cui tutto era cantautore, non si poteva neanche camminare che inciampavi su uno che aveva scritto una canzone" (cit.)

LATO A

1) Il tavolino
2) Carillon
3) Notte stellata
4) Serenate

LATO B

1) Per le tue dolci labbra
2) Clementina
3) I tuoi colori
4) Sogni diurni
5) Porta alle spall