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sabato 17 ottobre 2015

Claretta - Fuoco di paglia/Dimmelo piano (1967)












Quando nel 2013 abbiamo presentato il post su Ella Cellaro, avevamo raccontato che domenica 11 settembre 1966 a Sanremo si era svolta la serata finale dela prima edizione del Canteuropa, una manifestazione canora ideata da Ezio Radaelli sulla falsariga del Cantagiro; oltre alle esibizioni dei vari big (Bobby Solo, la Cinquetti, Modugno, la Pavone, i Rokes, Mario Zelinotti ed altri) nella stessa sera si erano svolte le fasi finali di un concorso per voci nuove (uno dei tanti che in quel periodo si tenevano in Italia) organizzato dalla Ciak-Set di Sanremo con nove cantanti scelti dalla commissione presieduta dal celeberrimo Maestro Pippo Barzizza: la giuria composta da alcuni giornalisti scelse i vincitori.
Tra i partecipanti vi sono anche due ragazzine tredicenni: Claretta, di Diano Marina, scoperta da Giorgio Santiano, ed Ella Cellaro di Torino: in realtà anche Clara Bracco (questo il vero nome di Claretta) era nata a Torino, ma si era trasferita da piccola con la famiglia nella località dell'Imperiese, dove Santiano, come abbiamo raccontato in un post a lui dedicato, si esibiva nella Taverna Fieramosca, di proprietà della zia di Alberto Fortis, Dina.
E nella copertina di questo disco, il primo inciso da Claretta per la Kansas di Domenico Serengay, potete osservare com'era il lungomare di Diano Marina nel 1967, con sullo sfondo San Bartolomeo del Cervo, l'odierna San Bartolomeo al Mare, e sulla destra Cervo Ligure; inoltre in basso a sinistra c'è un adesivo pubblicitario della Taverna Fieramosca, definita "Night club".
Passiamo ora alle canzoni: "Fuoco di paglia" è una canzone ritmata, con un sax che segue la melodia del cantato ed un testo d'amore, mentre "Dimmelo piano" è invece più lento, con un inizio con la chitarra arpeggiata sugli accordi dell'organo; complessivamente meno interessante rispetto al lato A.
La voce della giovanissima Claretta è ben impostata, anche se si sente che è ancora giovane e un po' immatura: ma con altri mezzi discografici, chissà, avrebbe potuto essere una Nada (di cui, del resto, è coetanea) con qualche anno di anticipo.
Per concludere, a fianco pubblichiamo un trafiletto su Claretta tratto dalla rivista "Giovani" (n° 19 dell'11 maggio 1967, pagina 61) ed una piccola intervista che abbiamo realizzato all'autore dei testi delle due canzoni, il poliedrico Claudio Nobbio e che alleghiamo in basso.

1) Fuoco di paglia (Claudio Nobbio-Giorgio Santiano)
2) Dimmelo piano (Claudio Nobbio-Giorgio Santiano)


INTERVISTA A CLAUDIO NOBBIO


Come è iniziata la sua attività come paroliere?

Tutto nasce a Diano Marina, poco dopo il 1960: io ero direttore all'hotel Palace e Giorgio Santiano era sia caporchestra che socio al dancing Fieramosca, il locale principale della cittadina, dove Alberto Fortis da ragazzino ha iniziato a cantare e a suonare la batteria, essendo nipote della socia di Santiano, Dina Fortis.
Sicuramente Alberto ha materiale su Santiano ed anche foto...iniziai quindi a collaborare con Giorgio scrivendo i testi sulle sue musiche.
 

Santiano aveva avuto proprio nel 1960 un buon successo con "Auf Wiedersehen a Diano Marina"...

Certo, direi un grosso successo, visto che era entrato anche in classifica.
"Auf Wiedersehen a Diano Marina" era vendutissimo, in particolare ai tedeschi, che invadevano la riviera ligure in quegli anni: la cantava Paolo Comorio, personaggio interessante, che aveva lavorato con Santiano sulle navi con la sua orchestra.
Giorgio poi decise di produrre i suoi dischi con la Artis, una sua etichetta, perchè ci guadagnava molto di più che con la Fonit-Cetra: Giorgio aveva a Pinerolo un fratelllo che era titolare di un negozio di musica e di strumenti musicali, e questo ne divenne la sede.
 

E come continuò la sua attività?

Premetto che fu sempre un'attività, pur piacevole e comunque con cui avevo anche qualche incasso, che non divenne mai il mio lavoro: infatti continuavo a lavorare nel settore alberghiero nella Riviera di Ponente, inoltre collaboravo con il "Casinò" di Sanremo, all'Ufficio Stampa,  e scrivevo su "l'Eco della Riviera" (sono giornalista pubblicista).
Tramite Santiano conobbi Domenico Serengay. che era torinese (e per questo amico dei piemontesi, a cui faceva incidere parecchi dischi) ma la sua Kansas era a Milano in Galleria del Corso: in breve, scrivemmo canzoni per altri artisti dell'etichetta.
Avevo conosciuto sempre a Diano Mario Scrivano di Pinerolo, con cui anche lavorai parecchio; ora ci siamo persi di vista, saranno almeno quindici anni che non lo vedo più. Scrivano aveva una piccola band e scriveva delle bellissime musiche: ci si trovava o a Diano o a Pinerolo, dove avevamo un grande amico pittore, Mario Borgna, che poi è diventato molto famoso.
In pratica questo gruppo, Santiano, Scrivano ed altri come Sergio Nanni, che era il caporchestra del Casinò di Sanremo (in cui suonava anche Nicolò Corsale, che era un bravo compositore), Piero Lanteri che aveva una sua orchestrina giovane, suonava d'estate al Fieramosca e d'inverno ci si trasferiva tutti al Sestriere, dove Giorgio ed io avevamo aperto un dancing, il Paips, ispirato al Piper e che abbiamo gestito insieme per un po' di anni, e si suonava lì.
Lanteri tra l'altro è poi diventato un grosso dirigente della Costa Crociere, e credo che abbia molto materiale del periodo.
 

Ritornando alle canzoni, quali ricorda in particolare tra quelle scritte?

Ce ne sono molte, ma voglio ricordare una che avevamo scritto Scrivano ed io per Armando Stula e Maria Sole: si intitolava
"Le rondini bianche" ed era stata scritta in onore di Martin Luther King quando fu ammazzato nel 1968, e per la quale si ebbi anche una lettera dal papa Paolo VI.
Armando Stula ci fece un disco (inserendo la sua firma come autore) e si fece una grande pubblicità sui rotocalchi dell'epoca.
Poi ci sono quelle scritte con Scrivano ed incise nei suoi dischi, poi quelle scritte con Giorgio per Claretta, che era una ragazzina di Diano, amica di famiglia di Fortis.
 

Come mai ha poi interrotto questa attività?

Io non ho mai smesso di scrivere: ora pubblico libri, ne ho scritto uno raccontando la storia di John Martin, il trombettiere del generale Custer, che era un italiano, Giovanni Martini, insieme a David Riondino che ha ottenuto un certo successo, altri ne ho scritti con Staino, il disegnatore di Bobo, libri di storia locale ligure, uno su Dolceacqua...poi ho scritto poesie, mi sono dedicato alla pittura, insomma ho fatto un po' di tutto ma ricordo con nostalgia quel periodo e quelle persone, purtroppo molti come Borgna o Santiano non ci sono più.


sabato 21 settembre 2013

Gli Uh! – Dormi qui/Più nessuno al campo (1972)

 










Nel 1972 i biellesi Uh! pubblicano il loro primo ed unico album, da cui viene estratta per il 45 giri la cover di “Stay with me” dei Faces, tradotta dal solito Domenico Seren Gay ed intitolata “Dormi qui”, un bel pezzo rock (e d'altronde l'originale è un grande brano).
Il periodo però non è più favorevole per le cover, come pochi anni prima, in cui praticamente quasi tutti i gruppi avevano la maggior parte del loro repertorio costituito da brani stranieri cantati in italiano: ormai con lo sviluppo del prog (che all'epoca era chiamato pop) i complessi italiani suonano solo materiale di propria composizione.
Sul lato B "Più nessuno al campo",  scritta da Vic Nocera e Giorgio Seren Gay per il testo (ma nell'etichetta il nome di quest'ultimo è assente) e da Franco Zauli e Alfonso Corsini, che si firma con lo pseudonimo “Agicor”; si tratta di una canzone lenta con le tipiche sonorità di quel periodo.
Un 45 giri piacevole che però passa inosservato e che segna la fine del complesso, che inciderà ancora un 45 giri per la Fonit-Cetra (anche se in realtà dei quattro componenti l'unico presente è il solo Attilio) per poi sciogliersi e ricostituirsi anni dopo.

1) Dormi qui (Stay with me) (Domenico Seren Gay–Ron Wood–Rod Stewart)
2) Più nessuno al campo (Vic Nocera–Giorgio Seren Gay–Alfonso Corsini–Franco Zauli)

martedì 20 agosto 2013

I Vocalmen - La paloma blanca/Da te era bello restar (1969)












In questo 2013 funesto per la musica sono scomparsi personaggi notissimi come Little Tony, Jannacci, Califano, Emilio Pericoli ed altri meno conosciuti: uno di questi è Benito Farruggio, il batterista dei Vocalmen, che è scomparso agli inizi di agosto (come potete leggere nell'articolo de "La Stampa" qui a destra) e che ricordiamo con un post dedicato al gruppo torinese e ad un loro 45 giri del 1969, pubblicato dalla Kansas.
Sui Vocalmen esiste una pagina abbastanza complesta su Wikipedia, e ad essa quindi vi rimando per approfondire un po' la storia e la carriera del gruppo torinese dei fratelli Farruggio
La canzone sul lato A si intitola "La paloma blanca" ed è un brano del 1946 scritta da Bixio Cherubini per il testo e da Vincenzo Falcomatà per la musica; quest'ultimo era un noto compositore di musica per le riviste, e la canzone proviene infatti da quel repertorio, come del resto si può capire ascoltando il testo, pieno di battute e doppi sensi.
La canzone, musicalmente ispirata ai ritmi latinoamericani di moda nel secondo dopoguerra, venne incisa tra gli altri dal torinese Gigi Beccaria e da Natalino Otto, e nel 1984 fu ripresa da Renzo Arbore e Monica Vitti nel programma televisivo "Cari amici vicini e lontani".
Sul lato B troviamo "Da te era bello restar", cover di "Bei dir war es immer so schön" (dall'omonimo film di Hans Wolff del 1954), canzone che era stata incisa in italiano da innumerevoli artisti, tra cui Luciano Tajoli, Natalino Otto, Wilma De Angelis, Germana Caroli, Giorgio Gaber e Anita Traversi; gli autori del testo italiano sono Giovanni Sordi e Luigi Martelli (mentre il testo originale è di Hans Fritz Beckmann), la musica invece è del pianista e compositore tedesco Theo Mac Keben.
Ritorneremo certamente in futuro sui Vocalmen.

1) La paloma blanca (Bixio Cherubini-Vincenzo Falcomatà)
2) Da te era bello restar (Luigi Martelli-Giovanni Sordi-Theo Mac Keben)

mercoledì 6 giugno 2012

Mario Scrivano – Doppio 45 giri (1970)


Il disco di oggi è una pubblicazione molto particolare di Mario Scrivano: si tratta infatti di un doppio 45 giri, inserito in una copertina apribile (come quelle di molti LP), un esperimento della Kansas che, per l'etichetta di Domenico Serengay, rimase un caso isolato.
Il naufrago” è un brano lento con un testo triste, scritto da Franco Clivio e Giorgio Seren Gay, in cui il cantautore si definisce come un battello alla deriva, un naufrago smarrito; curato l’arrangiamento (non è riportato purtroppo chi l’abbia seguito), con la chitarra acustica in evidenza.
Una favola chiusa”, “Dimenticar” e “I miei amici” sono scritte da Claudio Nobbio (le prime due con Domenico Serengay), di cui abbiamo già parlato in questo blog; la prima è un valzer d’amore, mentre “Dimenticar” è una canzone d’amore che mi ricorda Salvatore Adamo, infine “I miei amici” ha un assolo di tromba in evidenza a metà canzone.

Come capita spesso per i dischi Kansas, anche in questo caso vi sono alcune incongruenze tra gli autori scritti nell’etichetta e quelli del deposito Siae.
Scrivano è accompagnato dal complesso “I Mack 4” che, nella presentazione all’interno della copertina, sono definiti il suo gruppo di accompagnamento nelle serate: rimangono però ignoti i nomi dei componenti.

Disco 1

1) Il naufrago (Franco Clivio-Giorgio Seren Gay-Mario Scrivano)
2) Una favola chiusa (Claudio Nobbio-Domenico Seren Gay-Mario Scrivano-Franco Zauli)

Disco 2

1) Dimenticar (Claudio Nobbio-Domenico Seren Gay-Mario Barigazzi-Mario Scrivano-Franco Zauli)
2) I miei amici (Claudio Nobbio-Mario Scrivano)

giovedì 19 aprile 2012

Gioia Mariani - L'amore l'amore/Se fossi tua madre (1971)












Del tutto sconosciuta questa Gioia Mariani che partecipa nel 1971 a “Un disco per l’estate” con “L’amore l’amore”: incide per la Kansas di Domenico Serengay, e la voce, all’ascolto di queste che risultano essere le uniche due canzoni incise, è di stampo tradizionale, senza infamia e senza lode.
Non aiutano certamente le due canzoni, scritte da quattro autori tra cui due piemontesi, il paroliere-farmacista torinese Franco Clivio e il maestro di musica novarese Mario Mellier: sia “L’amore l’amore” che “Se fossi tua madre” sono infatti due brani melodici non particolarmente originali, che scorrono via senza lasciare traccia.

1) L'amore l'amore (Luciana Medini-Franco Clivio-Mario Mellier-Franco Zauli)
2) Se fossi tua madre (Luciana Medini-Franco Clivio-Mario Mellier-Franco Zauli)

venerdì 30 marzo 2012

The Rogers - Cristina/In questa città (1970)












Torniamo a riparlare dei Rogers, il complesso della provincia torinese di cui abbiamo già presentato alcuni dischi e di cui oggi proponiamo un 45 giri dell’aprile 1970 inciso per la Kansas, l’etichetta con cui avevano pubblicato i primi dischi ed a cui erano appena ritornati dopo la parentesi con la Bentler.
“Cristina” è un bel rhythm ‘n’blues con un assolo di chitarra elettrica verso la metà, mentre “In questa città” è un po’ più melodico ed è caratterizzato da un assolo di sax..
Entrambi i brani sono scritti da Turi Golino (di cui abbiamo già parlato) ed Antonio Simonetti (musicista che nasce come chitarrista jazz) per la musica e dai fratelli Giorgio e Domenico Serengay per il testo; nel deposito Siae compare come compositore anche Franco Zauli, assente nell'etichetta.

1) Cristina (Domenico Serengay-Giorgio Serengay-Turi Golino-Antonio Simonetti-Franco Zauli)
2) In questa città (Domenico Serengay-Giorgio Serengay-Turi Golino-Antonio Simonetti-Franco Zauli)

giovedì 2 febbraio 2012

Mario Scrivano - Ho provato a morire (1969)












Dopo il lavoro di Herbert Pagani, oggi parliamo di un altro album pubblicato nello stesso periodo, anche se questa è forse l'unica cosa in comune che hanno i due lavori: il primo album inciso da Mario Scrivano.
Dopo aver presentato alcuni 45 giri del cantautore pinerolese, finalmente ci occupiamo del suo 33 giri, intitolato “Ho provato a morire”, dal brano di cui abbiamo parlato qualche tempo fa; oltre a questo, nel disco sono raccolti anche le altre canzoni pubblicate su 45 giri, ed inoltre altre (come “I miei amici” o “Dimenticar”) verranno pubblicate in seguito.
Lo stile è comunque quello che abbiamo già conosciuto nei dischi precedenti, basato su costruzioni melodiche non banali ed arrangiamenti con in evidenza il sax e l’organo; molte banalità invece in quasi tutti i testi, tutti d’amore.
Da citare “E’ la solita storia”, “Dimentica me” e l’intensa “Dimenticar”.
Come al solito, quando si parla di dischi pubblicati dalla Kansas, ci sono discrepanze tra gli autori scritti sull’etichetta e quelli risultanti dal deposito SIAE: sono comunque presenti nomi noti come Franco Zauli, Vic Nocera, Barimar, Claudio Nobbio, i fratelli Serengay, Giorgio Santiano.....ed a proposito di Santiano: indovinate in quale notissima spiaggia della Liguria è stata scattata la foto di copertina?
Ovviamente a Diano Marina....

LATO A

1) Ho provato a morire (Domenico Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Alfonso Corsini-Franco Zauli)
2) Sole in città (Giorgio Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Giorgio Santiano-Mario Barigazzi)
3) E' la solita storia (Domenico Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Franco Zauli)
4) Dimentica me (Domenico Serengay-Vic Nocera-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Franco Zauli-Mario Barigazzi)
5) Il ritorno (Giorgio Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Franco Zauli)
6) Se tu sapessi amare (Giorgio Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Giorgio Santiano-Mario Barigazzi)

LATO B

1) I miei amici (Claudio Nobbio-Mario Scrivano)
2) Rido (Giorgio Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Giorgio Santiano-Mario Barigazzi)
3) Maria (Giorgio Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Giorgio Santiano-Mario Barigazzi)
4) Grazie amore ((Domenico Serengay-Vic Nocera-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Franco Zauli)
5) Dimenticar (Giorgio Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Franco Zauli-Mario Barigazzi)
6) Come il vento (Giorgio Serengay-Claudio Nobbio-Mario Scrivano-Franco Zauli-Mario Barigazzi)

venerdì 9 settembre 2011

Cristina Gamba - Peccato/Sola (1974)












Il post di oggi nasce da una richiesta di un amico del blog, Gabriele.
Qualche settimana fa mi ha mandato questa mail:
"Mi permetto di farti una richiesta. Al Disco per l'Estate 1974 partecipò una canzone dal titolo "Peccato", interprete Cristina Gamba. Da allora non l'ho più sentita (non sono nemmeno mai riuscito a trovare il 45 giri) eppure, nonostante siano passati 37 anni, ricordo perfettamente un pezzo del testo
("giorni e giorni giù in città, / tutto il grigio dell'inverno, / mesi di lavoro e di tran tran, / attimi che durano in eterno... / Poi l'estate tornerà, / stesso posto per vacanza / e chissà che effetto mi farà / rivederti ancora in lontananza... / Peccato è già finito, ecc, ecc....").
E' stranissimo perché allora la sentii alla radio al massimo due volte e da allora, come già detto, mai più. A volte stento a ricordare i testi di canzoni sentite trilioni di volte... Comunque, sarebbe possibile dedicare eventualmente un post a questo disco? Fra l'altro 'sta Cristina Gamba mi sembrava fosse una piemontese. Ma forse mi sbaglio. Grazie per l'attenzione. I complimenti dovrei risparmiarli perché sono pleonastici, ma te li rifaccio ugualmente per l'interesse che ogni volta destano le tue proposte e la dedizione con cui ti occupi del blog e che traspare con sincera passione e senza maniacale pedanteria.


 Ringrazio per i complimenti: Cristina Gamba, però, non era torinese ma veronese (a proposito di pedanteria...!), ed il disco in questione fu pubblicato dalla Kansas, questa sì torinese, nel 1974.
Con la canzone sul lato A, “Peccato”, la Gamba partecipà a “Un disco per l’estate”: si tratta di una samba allegra, scritta da Luciana Medini per il testo e da Mario Mellier con Franco Zauli per la musica.
Più lento il brano sul retro, “Sola”, che ha dei frequenti cambi di atmosfera e di ritmo, come si usava all’epoca; in questo caso il testo è di Vic Nocera e Mellier, mentre la musica sempre di Zauli, questa volta in collaborazione con il musicista padovano Roberto Lipari.
Ultimamente mi sono giunte alcune richieste: piano piano cercherò di esaudirle quasi tutte (quelle su dischi che ho....), compatibilmente con gli altri post programmati.

1) Peccato (Luciana Medini-Mario Mellier-Franco Zauli)
2) Sola (Vic Nocera-Mario Mellier-Roberto Lipari-Franco Zauli)

giovedì 23 giugno 2011

Delia - Anche se tu tornerai/Io protesto (1967)











Tutti sanno che, ad inizio carriera, Delia Gualtiero aveva inciso i primi 45 giri usano solo il nome, Delia; ma pochi sanno che, qualche anno prima, un'altra cantante aveva usato lo stesso nome (che poi anche nel suo caso era il suo nome di battesimo) per incidere quello che dovrebbe essere il suo unico disco, e di cui parliamo in questo post.
Pubblicato all'inizio del 1967, la data sul bordo del vinile è 30 dicembre 1966; come si può vedere dalla copertina del disco (che raffigura la cantante seduta sul bordo della famosissima "Fontana del melograno", all'interno del borgo medievale del Parco del Valentino), si trattava di una cantante torinese, Delia Corleto, nata nel 1947 a Torino.
Aveva iniziato la carriera di cantante partecipando a vari concorsi musicali, ottenendo poi un contratto discografico con la Kansas; la canzone sul lato A, "Anche se tu ritornerai", scritta da Luigi Menegazzi, Miki Del Prete e Domenico Serengay per il testo e da Mario Piovano ed Alfonso Corsini per la musica, è una canzone d'amore melodica.Il brano sul lato B, "Io protesto", era invece scritto da Luigi Menegazzi e Domenico Serengay per il testo e da Mario Piovano per la musica e non è una canzone di protesta, nonostante il titolo (all'inizio il testo recita "Io protesto fermamente / contro chi protesta sempre").Delia ebbe anche l'occasione di presentare il disco in televisione, nel corso di "Settevoci"; in seguito partecipò anche alla "Crociera Beat", organizzata dalla Davoli nell'ambito del Torneo EuroDavoli e dalla rivista "Giovani", ed al musicarello "Playboy" di Enzo Battaglia, che venne girato durante la Crociera.

1) Anche se tu ritornerai (Luigi Menegazzi-Miki Del Prete-Domenico Serengay-Mario Piovano-Alfonso Corsini)
2) Io non protesto (Luigi Menegazzi-Domenico Serengay-Mario Piovano

sabato 2 aprile 2011

Franco Tozzi Off Sound - Ricordi/Il mio amore per Jusy (1971)












Questo è il secondo post che dedichiamo al fratello maggiore di Umberto Tozzi, Franco, ed anche in questo caso ci occupiamo di un disco della fase finale della sua carriera, quella con la Kansas, l’etichetta di Domenico Seren Gay.
Come per gli altri, anche in questo Franco Tozzi è accompagnato dagli Off Sound, il complesso in cui hanno suonato, in vari periodi, Tore Melillo, Guido Guglielminetti ed Umberto Tozzi: questo disco è del 1971, l’anno in cui questi ultimi due lasciarono gli Off Sound per entrare nel gruppo di Patrick Samson, per cui non si sa se Guido ed Umberto parteciparono a questa incisione o se fossero già stati sostituiti.
Le due canzoni, che non ebbero alcun successo, non sono però musicalmente male; sono un po’ carenti i testi, tutto sommato banalotti, scritti dai fratelli Seren Gay (nel caso di “Il mio amore per Jusy” con la collaborazione di Franco Clivio) , mentre le musiche sono di Franco Zauli (coautore, tra le tante, con Gian Piero Reverberi della musica di “Il pescatore” di De André) in collaborazione con il cantautore Mario Scrivano.
“Ricordi” inizia con un’introduzione strumentale di organo, per poi proseguire sulla linea del pop melodico di quei primi anni ’70, con un assolo di organo a metà canzone e nel finale; in “Il mio amore per Jusy” è in evidenza la chitarra elettrica, sulla base di organo, anche qui presente come sull’altro lato.

1) Ricordi (Giorgio Seren Gay - Domenico Seren Gay – Mario Scrivano – Franco Zauli)
2) Il mio amore per Jusy (Giorgio Seren Gay – Franco Clivio – Domenico Seren - Gay – Mario Scrivano – Franco Zauli)

lunedì 31 gennaio 2011

Domi Serengay - Turin 'd seira-Gioanin Pet Pet Sigala (1967)












Di Domenico Seren Gay abbiamo parlato già alcune volte: personaggio che definire eclettico è poco, è stato il fondatore della casa discografica Kansas (agli inizi con Miki del Prete), compositore, autore, attore ed anche pittore; inoltre ha scritto nel 1971 il volume “Storia del teatro dialettale piemontese”, opera ancora oggi non superata per completezza.
Scomparso nel 2003, è uno dei tanti personaggi di cui Torino si dimentica in fretta, ed ovviamente nessuno pensa di dedicargli una via o un corso....ma non importa, noi intanto lo ricordiamo qui, postando un suo 45 giri con due canzoni tratte entrambe dall’album "Torino piange e ride", inciso con il complesso di Barimar (pseudonimo di Mario Barigazzi, fisarmonicista, compositore ed arrangiatore).
"Turin ‘d seira", di cui allego per tutti i Napuli (detto ironicamente, visto che chi scrive è uno dei cosiddetti "Piemontesi del tacco") una traduzione in italiano, descrive la nostra città in termini che tutto sommato potrebbero essere attuali ancora oggi, con un misto di malinconia che però, anche quando rievoca alcune cose del passato (dal Teatro Balbo alle sartine) non diventa mai rimpianto, apprezzando comunque la città del presente.
La canzone sul retro vede invece come protagonista Gioanin Pet Pet Sigala, che è un personaggio tipico della tradizione popolare piemontese: un tizio un po’ lento, che passeggia fumando il sigaro mentre passeggia…..c’è una nota filastrocca che recita "Gioanin Pet Pet Sigala a fasia l'aviator, mancaie la bensina pisaie nt'al motor" (….ma questa non ve la traduco!).
Mi rendo conto che oggi, in tempi in cui persino nelle fiction ambientate sotto la Mole ci sono attori con quel fastidioso accento romanesco (intendiamoci, mi riferisco all'accento televisivo, non certo al glorioso dialetto di Trilussa e Gabriella Ferri!), il piemontese possa sembrare un po’ ostico, ma penso che tuttavia sia invece necessario non disperdere (ed anzi, se possibile, rilanciare) tutto un patrimonio (culturale prima ancora che linguistico) su cui si basa la storia ed in cui affonda le radici questa città.

Torino di sera

Ai piedi di questa collina si stende la nostra città,
che assomiglia a una gran dama,
una dama ingioiellata.
Una stella, una gran stella sulla sua fronte,
una stella tutta illuminata.
Torino, Torino di sera,
tu ci fai sognare.
Al vecchio teatro Balbo c'era Isa Bluette,
con lei cantava anche un'altro bel musetto,
un musetto che ho rivisto per tanti anni
mentre vendeva i fiori agli angoli delle strade.
Torino, Torino di sera,
tu ci fai sognare.
Passeggio sotto i portici all'università:
purtroppo non c'è Dorina, e Mario non c'è più.
Gli studenti non guardano più le sartine,
ed io borbotto "Ciao gioventù".
Torino, Torino di sera,
tu ci fai sognare.
E quando vado al cine penso che un bel giorno
il cinema italiano è nato proprio qui,
e la Mole ha lanciato anche la Bertini,
e poi Maciste, Collo e Za la Mort.
Torino, Torino di sera,
tu ci fai sognare.
Ai piedi c'è un poeta che canta le canzoni:
è il fiume, che mai si stanca di cantare canzoni d'amor,
è il Po, che come noi è innamorato,
innamorato di questa gran città.
Torino, Torino di sera,
tu ci fai sognare,
Torino, Torino di sera,
tu ci fai sognare.

1) Turin ‘d seira (Domenico Serengay)
2) Gioanin Pet Pet Sigala (Domenico Serengay)

mercoledì 12 gennaio 2011

Vasso Ovale - Innamorati/Oasi (1979)

 











Oggi pomeriggio mi vedrò con Vasso Ovale per realizzare un'intervista, a casa sua (in un paese fuori Torino)…per cui ho pensato di dedicargli un post, questo, con l’ultimo 45 giri che ha pubblicato prima di ritirarsi, inciso per la Kansas, altra etichetta torinese.
In realtà la Kansas era nata a Milano, fondata da Domenico Seren Gay, attore dialettale, cantante, paroliere e compositore torinese, e da Miki Del Prete del Clan Celentano (che, per i primi anni, distribuì l’etichetta).
Quando Del Prete si ritirò dalla società, Seren Gay trasferì, dopo pochi anni, la sede della Kansas a Torino, in Galleria Subalpina (dove già avevano sede le sue edizioni musicali), e continuò l’attività per una decina d’anni, affidandosi per la distribuzione prima alla Ricordi e poi alla Phonogram.
Domenico Seren Gay, personaggio alquanto eclettico, è stato anche autore di un’importante “Storia del teatro dialettale piemontese”, pubblicata nel 1971, ed attore in alcuni film tra cui alcuni con Celentano: forse molti di voi lo ricordano in “Geppo il folle”, quando insieme ad Alberto Carisch (che, ma guarda un po’, interpreta un editore musicale…), recita nella parte del paroliere che si reca da Geppo/Celentano per convincerlo ad incidere una loro canzone….essendo disposto a cambiare ogni parola del testo che non piaccia al cantante pur di fargliela incidere (…e chissà quanto di vero ha messo nel personaggio!).
Ma torniamo ad Ovale, visto che di Seren Gay avremo altre occasioni per parlare.

“Innamorati” è una canzone melodica, niente di che, già vecchia all’epoca della sua uscita; l’etichetta del disco cita come autori “Serengay-Ovale-Zauli”; consultando il sito Siae scopriamo che l’Ovale autore della canzone non è Vasso, ma il padre Achille, noto direttore d'orchestra, e che i Seren Gay sono in realtà due,  Domenico autore della musica (con il maestro Achille Ovale).e suo fratello Giorgio autore del testo (con Franco Zauli) .
“Oasi” ha, per lo meno,una melodia più interessante, che ad un certo punto cita anche il sirtaki, il celebre ballo nazionale della Grecia; anch’essa in Siae è firmata per il testo da Franco Zauli e Giorgio Seren Gay, mentre per la musica da Achille Ovale e Domenico Seren Gay…ma sull’etichetta, chissà perché, il nome di Zauli scompare.
Manca nel disco ogni indicazione su chi abbia arrangiato le canzoni e sui musicisti che vi hanno suonato.

1) Innamorati (G. Seren Gay-F. Zauli-A. Ovale-D. Seren Gay)
2) Oasi (G. Seren Gay-F. Zauli-A. Ovale-D. Seren Gay)