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giovedì 24 dicembre 2015

Roberto Balocco - Le canssôn dla piola 2 (1965)












Nonostante i tanti anni di attività, credo che in questo blog non abbiamo mai parlato di Roberto Balocco, ed è un peccato, perchè si tratta senza alcun dubbio di uno dei massimi esponenti della canzone in lingua piemontese, che si è dedicato per molti anni sia a recuperare il vecchio patrimonio popolare folk sia ad arricchire con nuove composizioni questo repertorio.
Negli anni '60, quando la sede della Fonit-Cetra era in via Bertola 34 a Torino, Balocco ha pubblicato una serie di 33 giri intitolati "Le canssôn dla piola", traducibile come "Le canzoni dell'osteria": quello che presentiamo oggi è il secondo, pubblicato nel 1965.
Sul retro di copertina vi è una presentazione del disco e dell'artista, curata da Guido Boursier, e delle note per ogni brano che, per chi non capisce il piemontese, consentono di seguire l'argomento della canzone.
Il disco contiene alcuni brani che sono diventati molto noti nel repertorio di Balocco, ad esempio "Tango dla soma d'aj" (per gli amici del blog del Centro Italiam, la "soma d'aj" è l'equivalente della bruschetta con l'aglio), con il testo di Piero Novelli, "Neto Paracchi" e "La rampa d' Cavôret", già presentata nel blog nell'interpretazione di Mario Piovano: quest'ultimo è in realtà un brano popolare, ma se provate a cercare nell'Archivio Siae potete trovare ben tre depositi....
La canzone che preferisco io è invece "Sôn ses meis", un triste brano d'amore.
Balocco è accompagnato al basso da Gino Luone (già incontrato nel blog in un post su Beppe d'Môncale') mentre collabora agli arrangiamenti il Maestro Giancarlo Chiaramello, anche alle tastiere, musicista in forze alla Fonit-Cetra.

 LATO A

1) Tango dla soma d'aj (Piero Novelli-Roberto Balocco)
2) Giacôlin (Roberto Balocco)
3) Capôral Trômbetta (tradizionale)
4) Sôn ses meis (Roberto Balocco)
5) 'l blagheur (Roberto Balocco)
6) 'l marziano (Piero Novelli-Roberto Balocco)

LATO B

1) La rampa d' Cavôret (Roberto Balocco)
2) La famija numerôsa (tradizionale)
3) 'l filobôs (Piero Novelli-Roberto Balocco)
4) Mi sai tut (Roberto Balocco)
5) Gioanin pe' d bosch (Roberto Balocco)
6) Neto Paracchi (Piero Novelli-Roberto Balocco) 

domenica 8 giugno 2014

Beppe d'Môncale' - Le canssôn d'Beppe d'Môncale' (1966)













Di Beppe Morano avevamo parlato presentando un suo 45 giri del 1970; quest'oggi invece recensiamo il suo primo album del 1966 (la matrice è datata 28 maggio) pubblicato dalla Cricket, che era una sottoetichetta della Fonit-Cetra.
In realtà la recensione vera e propria del disco la potete trovare in questi due articoli pubblicati ad agosto da "La Stampa" e da "Stampa Sera", per cui non ci dilunghiamo sull'analisi dei singoli brani, di cui evidenziamo solo "'L _Beatles_ d' Porta Pila" per il tema particolare (d'altronde si era in piena era beat...) e "La piola dij rubinet" perché è stata ripresa in seguito da Mario Piovano, che è anche citato nella copertina dell'album.
Piovano è del resto l'autore di quasi tutti i brani del disco, ed anche quelli tradizionali (che sono "I forestè", "'L ciocaton" e appunto "La piola dij rubinet") sono comunque rielaborati da lui, mentre i testi sono del giornalista Piero Novelli con la collaborazione in due brani di Franco Roberto.
Novelli firma anche la presentazione del disco che potete leggere nel retro di copertina.
Beppe Morano è accompagnato alla fisarmonica da Piovano e alla chitarra da Gino Luone.


LATO A

1) 'L tango dj' ajassin (Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La banda dij cioch (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
3) I forestè (tradizionale)
4) Che sumia (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
5) Pizzo alla greca (Sandro Gatti Goria)
6) Pautasso Lice (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) 'L bateur
2) 'L ciocaton (tradizionale)
3) La portiera dij Molass (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) 'L tombarel (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) La piola dij rubinet (tradizionale)
6) 'L _Beatles_ d' Porta Pila (Piero Novelli-Mario Piovano)

sabato 29 settembre 2012

Luisella Guidetti - …e poi domani ancora (1969)










 
L'intervista a Corgnati su "La Stampa"
Abbiamo accennato a Luisella Guidetti quando abbiamo parlato pochi giorni fa dell’album “Torino cronaca” di Mario Piovano: oggi presentiamo il primo dei suoi tre album, “…e poi domani ancora”, che è stato anche il primo 33 giri pubblicato dalla Numero Uno ad ottobre del 1969 (come racconta Corgnati in un’intervista a “La Stampa” del luglio 1969).
La scheda sul disco della Guidetti in "Musica Leggera"
Nel numero 7 di “Musica leggera”, di dicembre 2009, vi è uno speciale dedicato all’etichetta di Mogol e Battisti, con varie interviste (di Michele Neri ad Alessandro Colombini, di Franco Zanetti a Mara Maionchi, di Maurizio Becker ad Antonella Camera, di Luciano Ceri a Patrizio Ihle oltre a due realizzate da me ad Umberto Tozzi e a Franco Daldello) ed una serie di schede scritte da Michele Neri, Christian Calabrese e da me sui dischi più importanti della casa discografica: tra gli altri io ho preparato quella sul disco della Guidetti.
Nata nel 1949, la cantante inizia l'attività nel 1965, a sedici anni: proprio in quell'anno infatti, a dicembre, il suo nome compare per la prima volta su "La Stampa" come 
La Stampa 16 dicembre 1965 pag.4
cantante, in un'esibizione alla sala danze Gaudio (insieme con altri due cantanti sconosciuti, tali Elio Grassidonio ed Ezio Gugliermetti), e negli anni successivi si succedono le sue apparizioni in vari locali cittadini e in festival.
A partire da marzo 1969 inizia la sua collaborazione con Mario Piovano, e pochi mesi dopo a luglio la Guidetti viene scoperta da Maurizio Corgnati, regista e all’epoca ancora marito di Milva, che diventa il suo produttore; a settembre “La Stampa” registra la sua partecipazione alla Festa dell’Uva di Caluso, insieme ad un'altra ragazza scoperta da Corgnati, Graziella Ciaiolo (di cui abbiamo presentato due anni fa un suo album).
Luisella Guidetti e Graziella Ciaiolo su "La Stampa"
Prima della fine dell’anno viene pubblicato il suo 33 giri “…e poi domani ancora”, prodotto da Maurizio Corgnati e da Alessandro Colombini, così recita la copertina: in realtà, come ha raccontato Colombini a Michele Neri, il disco venne portato all’etichetta già registrato, e Colombini inserì solo il nome.
Uno stralcio dell'intervista di Michele Neri a Colombini
In poco tempo, nei trafiletti su “La Stampa”, Luisella viene etichettata come “La cantante della mala torinese”: infatti le tematiche dei testi delle canzoni sono per lo più legate alla descrizione di vicende della malavita cittadina.
Apre il disco “Le balenghe”, che è la storia di una prostituta: per i non piemontesi spieghiamo che il garga (abbreviazione di gargagnano) citato nella canzone altri non è che quello che a Roma si chiama magnaccia, a Milano rocheté e a Napoli ricottaro; e la canzone successiva, “La legge d' la mala”, parla appunto di un garga accusato di omicidio ma scagionato dalla sua protetta.
“Si l'è vera” è un’altra storia di un omicidio in ambienti malavitosi.
Come abbiamo ricordato nel post su “Torino cronaca” di Piovano, “Requiem per 'na fija d'vita”, che è ispirato ad un fatto di cronaca nera che è ricordato a Torino ancora oggi, l’omicidio, rimasto impunito, della prostituta francese Martine Beauregard, uccisa il 18 giugno 1969; rispetto alla versione di Piovano, quella della Guidetti ha un’introduzione recitata che racconta del ritrovamento del cadavere di una prostituta, ed un ulteriore intermezzo parlato verso metà canzone.
“T'ses n'vigliacc” è la storia di una donna condannata per un delitto di gelosia…un chiarimento per i non torinesi: la via Catania di cui si parla nel finale della canzone è la strada che porta al Cimitero Monumentale.
“Balada dij pendù” è un adattamento in piemontese di Luigi Olivero della “Ballata degli impiccati” di François Villon, e non a caso precede “L'rondo' dla forca” (la rotonda della forca), che è la piazza all’incrocio tra corso Regina Margherita, via Cigna, corso principe Eugenio e corso Valdocco in cui venivano impiccati i malviventi, in cui ora vi è il monumento a san Giuseppe Cafasso, a sua volta seguita da “La cà dij maledet”, che chiude questa trilogia sugli impiccati e lascia spazio ad un ultima canzone, “L'valser del pensionà”.
In “L'rondo' dla forca” vi è un errore nei crediti: non è infatti citato il coautore del testo Riccardo Bellato, sostituito da Novelli (che invece non appare nel deposito Siae).
La Guidetti dimostra di avere una voce molto bella, ma soprattutto di avere delle grandi doti di interprete, che avrebbero meritato sicuramente maggior fortuna: sul mondo della mala raccontato nelle canzoni, invece, ormai è totalmente scomparso e sostituito da altre bande ed altri linguaggi.

LATO A

1) Le balenghe (Luciano Marocco- Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La legge d' la mala (Piero Novelli-Mario Piovano)
3) Si l'è vera (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) Requiem per ‘na fija d'vita (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) T'ses n'vigliacc (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) Balada dij pendù (Da Francois Villon) (Luigi Olivero-Mario Piovano)
2) L'rondo' dla forca (Franco Roberto-Riccardo Bellato-Mario Piovano)
3) La cà dij maledet (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) L'valser del pensionà (Piero Novelli-Mario Piovano)

martedì 25 settembre 2012

Mario Piovano - Torino cronaca (1972)












Ritorniamo a parlare di canzone d’autore, in questo caso dialettale, con un album del 1972 di Mario Piovano (la data della matrice è il 16 maggio): in realtà Piovano, noto fisarmonicista e compositore (sua è la celeberrima “Cimitero di rose”), non è un vero e proprio cantautore, visto che compone solo le musiche, mentre i testi sono scritti dal giornalista Piero Novelli.
La coppia aveva avuto due anni prima un precedente importante: i due infatti avevano scritto quasi tutte le canzoni dell’album di Luisella Guidetti “E poi domani ancora”, album che, come si sa, fu il primo pubblicato dalla Numero Uno di Mariano Rapetti, Mogol, Alessandro Colombini, Franco Daldello e Lucio Battisti; il disco, prodotto da Maurizio Corgnati, racchiudeva alcune canzoni in piemontese con tematiche legate al mondo della malavita torinese.
Anche “Torino cronaca” trae spunto da questi temi, come si può notare anche solo leggendo la presentazione del disco che Piero Novelli fa sul retro della copertina.
Tra le canzoni possiamo ricordare “Sôn andait a Casablanca”, una delle prime canzoni a raccontare la storia di un transessuale, “'l gat gris”, la spagnoleggiante “Marijuana” e il brano conclusivo, “Requiem per 'na fija d'vita”, che è ispirato ad un fatto di cronaca nera che è ricordato a Torino ancora oggi, l’omicidio, rimasto impunito, della prostituta francese Martine Beauregard, uccisa il 18 giugno 1969; questa inoltre l'unica canzone già conosciuta, in quanto pubblicata nel citato disco della Guidetti.
I musicisti che accompagnano Piovano, che suona il pianoforte e la celeste, sono i solisti di Gino Luone, contrabbassista, composti dal batterista Renato Avidano, da Franco Corsi alla Tromba, Riccardo Ducci alla fisarmonica e al mandolino, mentre alla chitarra c’è, direttamente dagli Asternovas di Fred Buscaglione, Oreste Corrado.
Luone e Ducci avevano in passato accompagnato Roberto Balocco nei vari dischi “Le canssôn dla piola”, pubblicati a partire dal 1965, a cui del resto aveva collaborato lo stesso Novelli come autore di alcuni testi.

LATO A

1) La donna pavone
2) Sôn andait a Casablanca
3) La mia fisa (Paris l'è sì...)
4) Mi, chiel e 'l merlô
5) E l'Po s'na frega
6) 'l gat gris

LATO B

1) La canssôn dij lofi
2) Ah le fômne d' Turin
3) Marijuana
4) L'ultim amis
5) La côlpa l'è del tubô
6) Requiem per 'na fija d'vita