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domenica 6 agosto 2017

Carlo Pierangeli e il Trio Aurora, con Gianni Armand e il suo complesso - "Ciao Turin" n. 1 (1957)









Oggi propongo uno di quei dischi in piemontese che in generale riscuotono meno consensi rispetto a quelli in italiano: e invece sono proprio questi i dischi che mi piace riscoprire, quelli che nessuno ricorda ma che tramandano la memoria di cantanti come Carlo Pierangeli, che vedete nella foto qui a destra (a proposito: la Tina a cui è dedicato all'autografo è mia mamma, grandissima appassionata di musica leggera e collezionista di foto autografate dei cantanti della sua gioventù....eh sì, da qualcuno dovevo pur prendere...).
Proprio di Carlo Caniggia (questo è infatti il suo vero nome) è l'EP di oggi, realizzato con il complesso di Gianni Armand e la collaborazione ai cori del Trio Aurora, pubblicato dalla Columbia nell'agosto 1957. Tre canzoni di questo disco sono tra le più celebri della nostra tradizione: la prima, "Ciao Turin", fu scritta da Carlo Prato, il celeberrimo scopritore del Trio Lescano, di Ernesto Bonino e del Duo Fasano, poco prima della sua scomparsa, il 4 febbraio 1949 (il musicista era nato a Susa il 15 aprile 1909). Il testo è firmato da Prato, che è lo pseudonimo dell'attore Luigi Lampugnani, ed è più attuale che mai oggi, perché ci ricorda un periodo in cui i migranti eravamo noi torinesi: "Ciaô Turin, mi vadu via, / vad luntan a travaié". Come al solito, in internet si trovano spesso autentiche castronerie: una di queste, ad esempio, è che la canzone sia stata in origine in italiano e che poi l'abbia tradotta in italiano Gipo Farassino (potete ad esempio leggere questa bufala qui), ma in realtà già la prima versione, incisa da Tino Vailati, è in piemontese. Nel 2007 Marco Carena ha reinterpretato la canzone, dando anche il titolo a un album che racchiudeva canzoni folk piemontesi (lo potete trovare qui). "Sciass, sciass, sciass" è, come dice la definizione in copertina, un valzer moderato; il termine significa stretto. Il lato B si apre con "Me ideal", che è una delle canzoni piemontesi più belle, scritta nel 1906 dal chitarrista e mandolinista Ermenegildo Carosio (nato ad Alessandria nel 1866 e morto a Torino nel 1928) con il testo di Giacinto Ferrero.
Da "La Stampa" di sabato 19 maggio 1928
Ecco, Ermenegildo Carosio è un altro personaggio da scoprire: fu infatti uno dei primi italiani (se non il primo) a suonare il ragtime, nato in America a fine '800, che fu uno dei generi precursori del jazz: infatti Carosio incise in Germania ai primi del '900 in trio con il fratello Ettore e il figlio Ermenegildo junior tre sue composizioni intitolate "Ragtime", "Flirtation Rag" e "Detective Rag", usando lo pseudonimo E. Oisorak. Ma non solo: un suo arrangiamento di un'aria della "Traviata" venne inserito con il titolo "Hear my song Violetta" nella colonna sonora del "Pinocchio" della Disney e poi incisa da Frank Sinatra (ed è stata recentemente ristampata in CD, leggete gli autori in copertina).Insomma, merita o no di essere riscoperto Carosio? Sempre lui inoltre è stato il rielaboratore della celeberrima "La monferrina", con cui si chiude l'EP.

LATO A

1) Ciao Turin (Lampo-Carlo Prato)
2) Sciass, sciass, sciass (tradizionale; elaborazione di Gianni Armand)

LATO B

1) Me ideal (Giacinto Ferrero-Ermenegildo Carosio)
2) La monferrina (riduzione di Ermenegildo Carosio)

lunedì 18 luglio 2016

La Lionetta - Il gioco del diavolo (1981)



Ritorniamo a parlare de La Lionetta, gruppo folk piemontese di cui avevamo presentato il primo album, pubblicato dalla Shirak, l'etichetta fondata da Johnny Betti dei Circus 2000, come del resto anche questo che è il secondo, di tre anni successivi.
Il disco si apre con uno strumentale suddiviso in due parti, "Il matto il diavolo e il bagatto" e "La fiera", la cruenta e il balet, e sorretto dalla ghironda, seguito da quello che è uno dei più noti canti popolari del Norditalia, e cioé "Cecilia" (la vicenda raccontata ha alcune similitudini con la trama dell'opera di Puccini "Tosca"), la n° 3 della raccolta di Costantino Nigra; vi rimando a questo link
per un approfondimento sul brano.
"Rocastalda" è un altro strumentale molto vivace, mentre "La Lionetta", che chiude il lato A e che è la Nigra n° 108, è una vicenda di origine militare che si conclude a tempo di polka..
Il lato B si apre con "Muran dell'Inghilterra" (Nigra n° 42), che racconta una storia diffusa in tutta Europa e cioé quella di una ragazza data in moglie ad un giovane che dopo pochi giorni parte per la guerra e non torna più; la prima parte è eseguita solo dalle voci, mentre nella seconda entra un dolce arpeggio di chitarra.
"La monferrina di Napoleone" è uno strumentale con un solo verso cantato nel finale, mentre "Leandra" (Nigra n° 43) è un tre quarti che narra la storia di una ragazza povera che diventa la sposa del re, seguita da due strumentali, una bourrée e un valzer.
Conclude il disco "Povra mi", lamento di una madre per il figlio che deve partire per la Russia al seguito di Napoleone, con una triste coda strumentale basata sulla ghironda e il violino.
La formazione de La Lionetta è la stessa del disco precedente, e cioé Laura Malaterra alla voce, alla chitara e al dulcimer, Roberto Aversa alla voce, alla chitarra acustica, al flauto e alla cornamusa, Maurizio Bertani alla voce, al mandolino, al flauto dolce e al violino, Marco Ghio alla voce, al violino e al violoncello e Vincenzo Gioanola alla ghironda, al dulcimer e alla voce; Bertani e Aversa sono gli autori dei brani originali, nonché i rielabolatori dei tradizionali.. 
Al disco, registrato al Minirec di Gigi Guerrieri,  collaborano anche Louis Atzori alle percussioni e Gianni Cinti all'oboe; la foto dell'interno di copertina è di Vincenzo Reda.


LATO A

1) a) Il matto, il diavolo, il bagatto (Roberto Aversa)
    b) La fiera (Maurizio Bertani)
2) a) Cecilia (tradizionale)
     b) Il sogno di Cecilia (Roberto Aversa)
3) Rocastalda (tradizionale)
4) La Lionetta (Roberto Aversa)

LATO B

1) a) Muran dell'Inghilterra (tradizionale)
     b) Canzone della bella (Roberto Aversa)
2) La monferrina di Napoleone (tradizionale)
3) Leandra (Maurizio Bertani)
4) a) Bourrée d'Auvergne (tradizionale)
     b) Valzer della montagna (tradizionale)
5) a) Povra mi (Roberto Aversa)
     b) Tema della madre (Maurizio Bertani)

venerdì 27 maggio 2016

Archensiel (1987)




Quello che presentiamo oggi è un disco veramente in anticipo con i tempi: prima del neo folk-rock degli anni '90, prima dei Mau Mau e dei Lou Dalfin ci sono stati gli Archensiel, più vicini al folk rispetto agli esempi citati ma comunque seminali....ecco, se volessimo dare una definizione del gruppo si potrebbe dire che gli Archensiel sono l'anello di congiunzione tra i Cantovivo e la Lionetta da una parte e appunto Mau Mau e Lou Dalfin dall'altra..
Complesso nato ad Asti, il debutto avviene nel 1987 con un 33 giri omonimo autoprodotto, a cui seguirà prima dello scioglimento nel 1990 un secondo album, "Piöva" (nel 1989, ristampato qualche anno fa dalla Akarma); la presentazione sul retro di copertina è di un giovane giornalista loro concittadino ancora poco conosciuto, Massimo Cotto.
Il lato A si apre con "Margaritina", canzone che fa già capire la direzione del lavoro: ad una linea melodica con reminiscenze folk (alla Brandurardi, per capirci) si sovrappongono assoli di chitarra elettrica, mentre il testo in lingua piemontese racconta la storia di una bella ragazza (gli ultimi due veris recitano "non si trova da Cuneo a Torino / più bella ragazza di Margheritina): non credo che in Italia nel 1987, con il proliferare di band new wave e dark, ci fossero molti gruppi con questo tipo di sonorità e musicalità, e forse questo può averli penalizzati nel confronto con il pubblico meno attento.
"La ragazza di Leandra" ha molti richiami al folk piemontese, mentre "Poche parole" ha un bel lavoro delle chitarre acustiche e del violino; "Lasuma parti er treno" parla dei pendolari su una delle musiche più rock del disco, mentre il lato si conclude con il bel brano strumentale "La bandura".
Il retro si apre con un'incitazione alla lotta, "Cumbat na bataja", a cui segue "Cansun sfiduciaja", la più lunga del disco, con un finale che cita apertamente il Santana di "Samba pa ti", mentre "Pensa" ritorna alle atmosfere consuete.
Concludono il lato B e il disco "Masca Maria", più rock, con tanto di chitarra distorta, e "Vivere naturalmente", più tranquilla.
Tra i componenti degli Archensiel ricordo in particolare  Maria Rosa Negro alla voce, molto brava: ho scoperto grazie a google che canta ancora, trovando in questo articolo della Stampa anche la notizia di un album inciso con il suo gruppo, la Palmarosa Band, nel 2014, mentre in quest'altro sito vi sono notizie sulla sua attività. Gli altri musicisti sono Massimo Brignolo alla chitarra elettrica, Roberta Tuis al violino, Marco Maldarizzi alla chitarra e al mandolino, Sergio Pesce alla chitarra acustica, al mandolino dobro e al bouzouki Vito Nicolò al basso e Pietro Ponzone alla batteria; vi sono inoltre alcuni ospiti, e cioè Carlo Francesco Conti al violoncello in "Pensa", Marco Soria al sax in "Cansun sfiduciaja", Paolo Crosa al violino in "Poche parole", "Lasuma parti er treno" e "La bandura" e Laura Sasso, voce in "Vivere naturalmente".
I testi sono di Sergio Pesce (tranne "Vivere naturalmente", scritta da Laura Sasso e "Lasuma parti er treno", "Cumbat na bataja" e "Cansun sfiduciaja", scritti da Armando Brignolo, anche disegnatore della copertina) mentre le musiche di Marco Maldarizzi; gli arrangiamenti sono invece collettivi.
Nel retro di copertina viene ringraziato Stefano Giaccone dei Franti: non è specificato il motivo, sarebbe interessante che ce lo raccontasse lo stesso Stefano, se passa da queste parti...
Il tecnico del suono è Vincenzo Penna, che continua tuttora l'attività in uno studio che prende il nome dal gruppo (chi fossse interessato può visitare il  loro sito ).


LATO A

Margaritina (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
La ragazza di Leandra (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Poche parole (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Lasuma parti er treno (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
La bandura (Marco Maldarizzi)

LATO B
  
Cumbat na bataja (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
Cansun sfiduciaja (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
Pensa (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Masca Maria (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Vivere naturalmente (Laura Sasso-Marco Maldarizzi)



martedì 8 marzo 2016

Tony Cucchiara e Nelly Fioramonti - Tony & Nelly (1966)












Uno degli artisti italiani ingiustamente dimenticati è senza dubbio Tony Cucchiara: cantautore originale e dotato, è poi approdato al teatro-canzone producendo alcuni spettacoli come "Caino e Abele" e "Storie di periferia" che hanno all'epoca avuto molto successo e che meriterebbero di essere riscoperti.
Ma oggi parliamo di un disco precedente a questa svolta, realizzato insieme alla moglie, la brava e sfortunata Nelly Fioramonti: l'album, datato 20 settembre 1966, si intitola semplicemente "Tony & Nelly".
Si tratta di una serie di canzoni tratte dal folklore nordamericano con alcuni brani di cantautori, tradotti in italiano da Cucchiara (tranne tre, come vedremo) ed una sola canzone originale scritta dal cantautore, "Quando l'amore muore", intenso brano acustico.
Sul retro della copertina trovate tutte le informazioni inerenti ai singoli brani; ricordiamo solo che
"Ma sto pagando" è "There but for fortune" di Phil Ochs, su cui Francesco Specchia scrive un testo poco attinente con il tema originale della canzone (sei anni dopo Maria Monti inciderà il brano con un'altra traduzione di Giordano Falzoni che cerca di rimanere più legato al senso originale).
Più riuscita la traduzione effettuata da Daniele Pace di "Where are all the flowers gone" di Pete Seeger, portata al successo (in versioni distanti) da Joan Baez e da Marlene Dietriche, che verrà ripresa l'anno successivo dal duo italo-francese Jonathan & Michelle nel loro album e da Patty Pravo nel 1976.
Devilli, che traduce la canzone "Lonesome polecat" dal film "Sette spose per sette fratelli", è lo pseudonimo di Alberto Curci.
Gli altri cantautori nordamericani tradotti sono Dave Van Ronk, Eric Andersen e il trio Peter Paul & Mary
Ovviamente anche di quest'album non esistono ristampe in CD.


LATO A

1) Sarà lunedì (Tony Cucchiara-tradizionale)
2) La donna del fiume rosso (Tony Cucchiara-tradizionale)
3) Quando l'amore muore (Tony Cucchiara)
4) La strada che porta a te (Tony Cucchiara-tradizionale)
5) Oh, Samuele non morire (Tony Cucchiara-Pino Paschetto-Tommy Scott-Bill Martin)
6) L'ultimo treno (Tony Cucchiara-Peter Yarrow-Paul Stookey) 

LATO B

1) La strada nel sole (Devilli-Johnny Mercer-Gene de Paul)
2) Ma sto pagando (Francesco Specchia-Phil Ochs)
3) La canna di bambù (Tony Cucchiara-Dave Van Ronk)
4) Le mie lacrime (Tony Cucchiara-Pino Paschetto-tradizionale)
5) Dove andranno i nostri fior (Daniele Pace- Pete Seeger)
6) Vieni (Tony Cucchiara-Eric Andersen)



giovedì 24 dicembre 2015

Roberto Balocco - Le canssôn dla piola 2 (1965)












Nonostante i tanti anni di attività, credo che in questo blog non abbiamo mai parlato di Roberto Balocco, ed è un peccato, perchè si tratta senza alcun dubbio di uno dei massimi esponenti della canzone in lingua piemontese, che si è dedicato per molti anni sia a recuperare il vecchio patrimonio popolare folk sia ad arricchire con nuove composizioni questo repertorio.
Negli anni '60, quando la sede della Fonit-Cetra era in via Bertola 34 a Torino, Balocco ha pubblicato una serie di 33 giri intitolati "Le canssôn dla piola", traducibile come "Le canzoni dell'osteria": quello che presentiamo oggi è il secondo, pubblicato nel 1965.
Sul retro di copertina vi è una presentazione del disco e dell'artista, curata da Guido Boursier, e delle note per ogni brano che, per chi non capisce il piemontese, consentono di seguire l'argomento della canzone.
Il disco contiene alcuni brani che sono diventati molto noti nel repertorio di Balocco, ad esempio "Tango dla soma d'aj" (per gli amici del blog del Centro Italiam, la "soma d'aj" è l'equivalente della bruschetta con l'aglio), con il testo di Piero Novelli, "Neto Paracchi" e "La rampa d' Cavôret", già presentata nel blog nell'interpretazione di Mario Piovano: quest'ultimo è in realtà un brano popolare, ma se provate a cercare nell'Archivio Siae potete trovare ben tre depositi....
La canzone che preferisco io è invece "Sôn ses meis", un triste brano d'amore.
Balocco è accompagnato al basso da Gino Luone (già incontrato nel blog in un post su Beppe d'Môncale') mentre collabora agli arrangiamenti il Maestro Giancarlo Chiaramello, anche alle tastiere, musicista in forze alla Fonit-Cetra.

 LATO A

1) Tango dla soma d'aj (Piero Novelli-Roberto Balocco)
2) Giacôlin (Roberto Balocco)
3) Capôral Trômbetta (tradizionale)
4) Sôn ses meis (Roberto Balocco)
5) 'l blagheur (Roberto Balocco)
6) 'l marziano (Piero Novelli-Roberto Balocco)

LATO B

1) La rampa d' Cavôret (Roberto Balocco)
2) La famija numerôsa (tradizionale)
3) 'l filobôs (Piero Novelli-Roberto Balocco)
4) Mi sai tut (Roberto Balocco)
5) Gioanin pe' d bosch (Roberto Balocco)
6) Neto Paracchi (Piero Novelli-Roberto Balocco) 

sabato 5 settembre 2015

Julie Byrne

Abbiamo ricevuto da Giovanni, un amico del blog, la segnalazione allegata, che ci permettiamo di consigliare a tutti quelli che ci seguono e che si trovano a Torino il 19 settembre.
Per chi non la conosce, possiamo aggiungere che Julie Byrne si rifà un po', a nostro parere, ai cantautori acustici e intimisti come Donovan o Nick Drake, con una ricerca melodica originale ed atmosfere soffuse e malinconiche: brava, e sicuramente in controtendenza con le direzioni attuali della musica.

Ringraziandola per le sempre preziose proposte di Euterpe, le comunico che mia sorella ed io abbiamo organizzato un mini tour italiano per la cantautrice folk americana Julie Byrne.

http://juliemariebyrne.com/tour

Presenterà il suo disco d'esordio "Rooms with walls and windows" 7° nella classifica dei migliori album del 2014 stilata dalla rivista Mojo.
Le invio in allegato la locandina del concerto che si terrà a Torino al Circolo dei Lettori sabato 19 settembre alle ore 21.00.
Ingresso 10 euro, è consigliata prenotazione a:

info@officinanaturalis.com oppure al 333 6395831

Se gentilmente potesse diffondere la notizia girando la locandina, dato che lei è una calamita per moltissimi appassionati di musica, musicisti, giornalisti, ci farebbe davvero un grandissimo piacere.

domenica 8 giugno 2014

Beppe d'Môncale' - Le canssôn d'Beppe d'Môncale' (1966)













Di Beppe Morano avevamo parlato presentando un suo 45 giri del 1970; quest'oggi invece recensiamo il suo primo album del 1966 (la matrice è datata 28 maggio) pubblicato dalla Cricket, che era una sottoetichetta della Fonit-Cetra.
In realtà la recensione vera e propria del disco la potete trovare in questi due articoli pubblicati ad agosto da "La Stampa" e da "Stampa Sera", per cui non ci dilunghiamo sull'analisi dei singoli brani, di cui evidenziamo solo "'L _Beatles_ d' Porta Pila" per il tema particolare (d'altronde si era in piena era beat...) e "La piola dij rubinet" perché è stata ripresa in seguito da Mario Piovano, che è anche citato nella copertina dell'album.
Piovano è del resto l'autore di quasi tutti i brani del disco, ed anche quelli tradizionali (che sono "I forestè", "'L ciocaton" e appunto "La piola dij rubinet") sono comunque rielaborati da lui, mentre i testi sono del giornalista Piero Novelli con la collaborazione in due brani di Franco Roberto.
Novelli firma anche la presentazione del disco che potete leggere nel retro di copertina.
Beppe Morano è accompagnato alla fisarmonica da Piovano e alla chitarra da Gino Luone.


LATO A

1) 'L tango dj' ajassin (Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La banda dij cioch (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
3) I forestè (tradizionale)
4) Che sumia (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
5) Pizzo alla greca (Sandro Gatti Goria)
6) Pautasso Lice (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) 'L bateur
2) 'L ciocaton (tradizionale)
3) La portiera dij Molass (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) 'L tombarel (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) La piola dij rubinet (tradizionale)
6) 'L _Beatles_ d' Porta Pila (Piero Novelli-Mario Piovano)

martedì 18 marzo 2014

Sergio Endrigo - Canzoni venete (1976)




Oggi esaudiamo una delle richieste che sono pervenute al blog con questo bel disco di Sergio Endrigo, che inaspettatamente è stato richiesto da più utenti in più occasioni: inaspettatamente perché si tratta di un disco di canzoni folk dell'area veneta, e non è certo uno dei dischi più noti di Endrigo, pur essendo sicuramente uno dei più interessanti.
Non è mai stato stampato in CD, come peraltro altri LP del cantautore: qualche tempo fa la figlia Claudia, che con caparbietà e costanza porta avanti la memoria del suo papà, si era data da fare per fare pressioni sulla Warner (che, se non vado errato, detiene i diritti della Fonit-Cetra) per ristampare in digitale i dischi del padre, ed in effetti qualcosa era stato pubblicato, compresa una doppia raccolta dei 45 giri: non sono stati invece stampati i dischi registrati per la Vanilla, quelli per l'RCA e quelli per la Ricordi, tra cui appunto questo "Canzoni venete".
Tra l'altro con l'occasione di questo post possiamo festeggiare il compleanno (o per meglio dire l'anniversario del suo acquisto da parte del cantautore)  di Paco, il pappagallo brasiliano a cui Endrigo in collaborazione con Vinicius dedicò una celebre canzone, recentemente riproposta da Alessio Lega.
E al pappagallo si collega la canzone che apre il disco, "El merlo", non solo perché si tratta in entrambi i casi di volatili, ma perché l'arrangiamento del brano lo ricorda, ed è anch'essa una canzone per bambini.
Tutt'altra l'atmosfera di "El ben che te voj", delicata canzone d'amore acustica arrangiata (come tutti gli altri brani, che sono tradizionali) da Gianfranco Lombardi.
Mia Martini canta con il cantautore in "O dona lombarda" e in "Cecilia", che in realtà sono due brani che si ritrovano in molte tradizioni del Nord Italia, non solo in Veneto: ne esistono versioni in lombardo e in piemontese (la prima è stata incisa tra gli altri anche dai Cantovivo nel disco "Leva la gamba" e da Angelo Branduardi nell'album "Futuro antico III"); in "O dona lombarda" inoltre suona la chitarra Ettore Cenci.
"La dona grassa" è un altro tema presente in moltissime tradizioni, anche al sud: basta pensare che negli ultimi versi del brano veneto di parla della donna riccia che per ogni riccio ha un capriccio, e viene in mente il pugliese Domenico Modugno con "La donna riccia"; la canzone è poi stata modificata nel testo alla fine dell'800 dagli anarchici, diventando la celeberrima "Bandiera nera", e così versi come "La donna grassa non la voglio no, perché de notte la me sconquassa, la donna grassa non la voglio no" sono sostituiti da "Bandiera nera non la voglio no, perché l'è il simbolo della galera, bandiera nera non la voglio no".
"Fa la nana bel bambin" e "Nana bobò" sono due ninnenanne delicate, seguite da una canzone in cimbro, e che per questo motivo è l'unica di cui all'interno della copertina sia riportata la traduzione, "Da orch in Martal", che nel finale si trasforma in una marcetta.
Molto conosciute sono "O Dio del cielo" e "Me compare Giacometo", in cui il protagonista è in realtà il suo gallo, a cui la padrona tira il collo.
"Che bele tetine che ga la Marianna" è un valzer lento, mentre conclude il disco "No la sa cusir".
Un album con cui probabilmente Sergio Endrigo, che come sappiamo era istriano di Pola, si riappropria in un certo modo delle sue radici musicali popolari, essendo per motivi storici l'Istria da sempre legata a Venezia (ricordiamo che storicamente il territorio della Repubblica Marinara di Venezia, la Serenissima, ha avuto un'unità politica, economica e linguistica di poco più di 700 anni).

LATO A

1) El merlo
2) a) El ben che te voj
    b) O dona lombarda
3) El Mario de Pagia
4) a) La dona grassa
    b) Se te tol 'na dona grassa
5) a) Longa longa
    b) Vilota
6) Questa è la note che non dormo in leto

LATO B

1) Cecilia
2) a) Fa la nana bel bambin
    b) Nana bobò
3) Da orch in martal
4) a) O Dio del cielo
    b) Che bele tetine che ga la Marianna
5) Me compare Giacometo
6) No la sa cusir

sabato 28 dicembre 2013

Mario Piovano - La rampa 'd Cavôret/La famija numerôsa (1966)












Anche Mario Piovano se n'è andato, in questo 2013 decisamente funesto per la musica (tra l'altro qualche giorno fa ho saputo che a novembre è morto anche Corrado Castellari, e la notizia è passata decisamente sotto silenzio).
Di Piovano avevamo presentato tempo fa un album, mentre oggi lo ricordiamo con un 45 giri del 1966, registrato con Mauro Mauri alla voce per una piccola e sconosciuta etichetta, la Zog Records, distribuita dalla Zoggia di Cumiana: si tratta quindi, come si può ben capire, di un disco distribuito solo a livello locale. Questa è una delle cose che rendono la ricostruzione della discografia di Mario Piovano particolarmente difficoltosa: infatti oltre ai dischi incisi per l'RCA e la Fonit-Cetra, ci sono moltissimi altri 45 e 33 giri pubblicati da etichette spesso distribuite solo in Piemonte o, al massimo, nel Nord Italia, con canzoni reincise anche tre o quattro volte (è lo stesso tipo di difficoltà che si riscontra con altri cantanti legati al folk, come ad esempio il pugliese Matteo Salvatore).
Passando alle due canzoni di questo disco, "La rampa 'd Cavôret" è la canzone più nota, anche perchè era stata incisa l'anno precedente da Roberto Balocco nel suo secondo LP, "Le canssôn dla piola 2", pubblicato dalla Fonit-Cetra.

Per chi non lo sapesse, Cavoretto è un borgo che si trova sulle colline torinesi, ed è una frazione della città.
Il brano sul retro, "La famija numerôsa", è sulla falsariga de "La rampa 'd Cavôret".
Entrambe le canzoni sono firmate in SIAE da Roberto Balocco, mentre la firma sull'etichetta è Zoggia (cognome che in SIAE non risulta tra gli iscritti).

1) La rampa 'd Cavôret
2) La famija numerôsa


giovedì 25 aprile 2013

Yves Montand - Bella ciao/Amor dammi quel fazzolettino (1963)












Quale post migliore oggi, 25 aprile, di questo 45 giri del francese/toscano Ivo Livi, alias Yves Montand?
Il lato A è la sua celeberrima versione del noto canto partigiano che, senza fare disquisizioni filologiche, pare che derivi da un canto tradizionale di lavoro delle mondine, ed una delle bonus track è la versione di Giovanna Marini, dall'album del 2002 "Sento il fischio del vapore", con il testo originario.
Sul lato B invece vi è "Amor dammi quel fazzolettino", canzone del folklore dell'Italia del nord ripresa in seguito anche da Gigliola Cinquetti.
Completano il post altre due versioni della canzone di poco successive, quella dei Gufi tratta dallo spettacolo del 1965 "I Gufi cantano due secoli di Resistenza" e quella di Giorgio Gaber incisa in un mini 45 giri abbinato alla rivista "POP" (sul retro vi era "Let's dance" interpretata dai Ravers), versione che, come arrangiamento, mi ricorda molto "Io non mi sento italiano".

1) Bella ciao (tradizionale)
2) Amor dammi quel fazzolettino (tradizionale)
Bonus track: 3) I Gufi - Bella ciao (1965)
                      4) Giorgio Gaber - O Bella ciao (1966)
                      5) Giovanna Marini - Bella ciao (2002)

martedì 26 marzo 2013

La Lionetta - Danze e ballate dell'area celtica italiana (1978)




E' da parecchio tempo che non presentiamo nel blog un disco di musica folk piemontese, e rimediamo oggi con un gruppo, La Lionetta, che sono stati con i Cantovivo i maggiori artefici della riscoperta della tradizione musicale subalpina della seconda metà degli anni '70.
Quest'album pubblicato nel 1978 dalla Shirak (l'etichetta di Johnny Betti) è il loro disco di debutto, molto curato anche graficamente: la copertina è apribile e all'interno vi sono i testi e le presentazioni di ogni brano.
La quasi totalità di essi proviene dal repertorio raccolto da Costantino Nigra, il politico italiano che si dedicò alla riscoperta ed alla conservazione del patrimonio popolare della sua regione, il Piemonte.
I componenti del gruppo sono Roberto Aversa (voce, chitarra acustica, thin wistle, cornamusa, percussioni),
Maurizio Bertani (mandolino, flauto dolce, bombarde, metallofono, violino, voce), Marco Ghio (violino, tablas, voce), Vincenzo Gioanola (melodeon, accordeon, dulcimer, banjo, percussioni, voce) e Laura Malaterra (voce, chitarra classica, dulcimer, percussioni); Aversa e Bertani sono gli unici rimasti nella formazione attuale de La Lionetta.

LATO A

1) Papà demi la bela (tradizionale - Nigra 41)
2) Suite per cornamusa
    a) Magna Giuvana (tradizionale - Nigra 87)
    b) Ballo della banda dei gobbi (tradizionale)
3) Le vioire (La canzone di Martin) (tradizionale - Nigra 132)
4) La bergera (tradizionale - Nigra 90)
5) Curenta occitana
    a) Curenta (tradizionale)
    b) Balet (tradizionale)
6) Un'eroina (tradizionale - Nigra 13)

LATO B

1) Dona bianca (tradizionale - Nigra 1)
2) Giga di Sampeyre
    a) Introduzione (tradizionale)
    b) Giga (tradizionale)
    c) Balet (tradizionale)
3) Prinsi Raimundu (tradizionale - Nigra 6)
4) Saltarello (anonimo XIV secolo)
5) Danze di Coumboscuro (tradizionale)

sabato 23 febbraio 2013

Pino Caruso & Duo di Piadena (PSI - 1972)














Dopo la DC passiamo al PSI, presentando un disco curato dalla Sezione Stampa e Propaganda del PSI, probabilmente la più attiva, soprattutto negli anni '70, nella pubblicazione di dischi elettorali.
Quello di oggi venne pubblicato nel 1972 per le elezioni politiche del 5 maggio.
Sul lato A vi è un monologo dell'attore siciliano Pino Caruso, divertente (tranne che per la battuta finale), mentre la canzone sul retro, eseguita dal Duo di Piadena (Delio Chittò e Amedeo Merli, che ricordo da bambino per l'Uva Fogarina con il suo dirindindin ad Alto Gradimento), ricalca gli schemi della musica folk e popolare del periodo, con un testo ovviamente a favore del socialismo: "Vogliamo andare avanti, avanti, avanti / nella democrazia / e il mondo socialista / è la tua garanzia" recita il ritornello.
Interessante il simbolo del partito, sul retro della copertina, che non era ancora il garofano rosso craxiano ma il simbolo storico, con il Sole dell'Avvenire.
Un reperto storico, ormai.

1) Pino Caruso - Basta con la libertà (Pino Caruso)
2) Duo di Piadena - Dobbiamo andare avanti (Amedeo Merli-Delio Chittò)

lunedì 21 gennaio 2013

Beppe d' Môncale' - Me môngardin/Ingenuità (1970)












Giuseppe Morano nacque nel 1919 a Moncalieri (morì a Boves, dove si era trasferito gli ultimi anni, il 19 luglio 2003), da cui il nome d'arte, scritto con grafia variabile a seconda delle incisioni: Beppe d' Môncale' o Beppe 'd Môncale', come nel disco di cui parliamo oggi.
Beppe debutta su disco molto tardi, incide il suo primo album per la Cricket (sottoetichetta della Fonit-Cetra) a quarantasette anni, dopo essere stato scoperto da Mario Piovano e Piero Novelli: ma è da alcuni anni che propone nelle piole e nei locali torinesi il suo repertorio, costituito da rielaborazioni di canti popolari e da motivi originali scritti da vari autori.
Il 45 giri del post di oggi è pubblicato dalla Cedi, casa discografica torinese che aveva alcune sottoetichette come la Moon, specializzata in beat, e Il Falò, che si occupava di folk e per cui hanno inciso anche Renzo Gallo e il genovese Piero Parodi tra gli altri.
"Me môngardin" proviene dal repertorio di Carlo Artuffo, celebre attore piemontese specializzato in commedie ed autore anche di molte canzoni a carattere umoristico, come questa; per chi non lo sapesse, Mongardino (in piemontese Mongardin) è un comune in provincia di Asti, e forse può essere d'aiuto per capire il testo sapere che "crin" significa maiale.
"Ingenuità" è scritta invece da Angelo Gay, ed il testo è abbastanza comprensibile anche da quelli nati oltre Ticino e dall'Appennino Ligure in giù.
Accompagna il complesso del maestro Claudio Valle.

1) Me môngardin (Carlo Artuffo)
2) Ingenuità (Angelo Gay)

venerdì 1 giugno 2012

Renzo Gallo - Dal minicabaret Renzo Gallo n° 2 (1974)












Mercoledì è morto Renzo Gallo, il noto cantante e cabarettista torinese (ma di origini pugliesi), a 84 anni, e giovedì si sono svolti i funerali ad Avigliana, il paese dove Gallo viveva da molti anni.
Non ho trovato nemmeno un trafiletto su "La Stampa": ora, se è vero che ormai da molti anni non era più attivo in campo artistico, è pur vero anche che negli anni '60 e '70 era stato uno degli animatori delle serate torinesi con il suo locale, il Minicabaret, in cui si sono esibiti molti nomi del teatro umoristico piemontese, ed era stato inoltre con i suoi dischi incisi per la Fonit-Cetra prima e per la Rengall, la sua etichetta, poi, uno dei maggiori esponenti della canzone dialettale torinese.
Mi stupisce quindi il totale silenzio del quotidiano della mia città, segno evidente di una memoria che sta scomparendo giorno dopo giorno: ma noi, forse utopisticamente, vogliamo proprio conservare questa memoria e quindi proponiamo un album di Renzo Gallo, disco che peraltro era già programmato e la cui pubblicazione anticipiamo di qualche settimana.
Il disco è registrato dal vivo, ma l'esibizione avviene su basi musicali arrangiate dal maestro Antonio Simonetti (di cui mi pare abbiamo già parlato in questo blog): dà comunque l'idea di quello che era uno spettacolo di Gallo, con l'alternarsi alle canzoni di brani recitati.
Oltre a quelle di cui Gallo è autore, voglio segnalare in maniera particolare alcune cover: la prima è "Ma gnanca n'can", che è la versione in piemontese di "La complainte de la Butte", scritta da George Van Parys per la musica e dal regista Jean Renoir per il testo e cantata da Anna Amendola nel film "French cancan" dello stesso Renoir del 1955, in cui veniva ripercorsa tutta la storia del Moulin Rouge e del varietà francese.
Una delle versioni più celebri è quella di Mouloudj, dello stesso anno, ma recentemente la canzone è stata ripresa anche da Rufus Wainwright, nel 2001, nel film "Moulin Rouge".
La seconda cover è invece quella che apre il lato B, "Monsû car general", che è la celeberrima "Le déserteur" di Boris Vian, ripresa recentemente in italiano da Ivano Fossati nella traduzione che Giorgio Calabrese scrisse per la Vanoni (un altro testo è stato invece scritto ed interpretato da Luigi Tenco e pubblicato postumo in una raccolta di inediti curata dal Club Tenco).
 Vi è poi "Tim ciamave prosot"; che è stata lanciata da Gipo Farassino nel suo album "Me cit Turin" del 1963, con il titolo scritto "T'in' ciamave prossot": non mi avventuro certo in disquisizioni filologiche su quale sia l'esatta grafia piemontese...ma per i non piemontesi spiego che il "prossot" è una piccola pera, ed il testo della canzone, scritto da Leo Chiosso (la musica è di Giovanni Moretto ma sull'etichetta, evidentemente per un errore, è riportato come compositore Enrico Simonetti), è la storia di un tradimento perpetrato dalla più bella del Lingotto ai danni del più fesso di Nichelino.
Infine "Picun", il cui titolo originale è "Piccun dagghe cianin", che è una celebre canzone del 1957 che Gallo traduce dal genovese in piemontese, e che è la storia struggente di un uomo che assiste alla demolizione della casa della sua infanzia: il testo è di Ottavio De Santis, l'autore della celeberrima "Lungo il viale", successo di Natalino Otto.
Per chi fosse interessato, qui si può trovare un articolo con la storia della nascita della canzone.
Due sono le poesie recitate da Gallo sulla base musicale del pianoforte: "An can a la Crusetta" (la Crocietta è il noto quartiere bene torinese) e "Cor del gas", scritta insieme a Franco Roberto (che abbiamo già incontrato nel blog come collaboratore di Mario Ferrero).
Un disco che restituisce l'immagine di una Torino, quella delle piole di Balocco e della canzone dialettale, che è forse ormai irrimediabilmente scomparsa, pare nell'indifferenza generale.

LATO A

1) Ghitin (Renzo Gallo)
2) Parlato (Renzo Gallo)
3) Tim ciamave prosot (Leo Chiosso-Giovanni Moretto)
4) Ho tambussato alla tua porta (Renzo Gallo)
5) Ma gnanca n'can (Renzo Gallo-Jean Renoir-Georges Van Parys)
6) An can a la Crusetta (Renzo Gallo-Nando Francia)

LATO B

1) Monsû car general (Renzo Gallo-Boris Vian)
2) Cor del gas (Franco Roberto-Renzo Gallo-Nando Francia)
3) Mama che noit (Renzo Gallo)
4) Picun (piccon dagghe cianin) (Renzo Gallo-Ottavio De Santis-Gino Pesce)

giovedì 26 aprile 2012

Orchestra Gardino con Savino Jannone e Gianni Cucco - Piemonte canta vol. 1 (1958)












Oggi presentiamo un EP di canzoni piemontesi, inserendo un altro tassello nel percorso che stiamo facendo di riscoperta della tradizione musicale in lingua piemontese: un disco curato dal Maestro Lorenzo Gardino, con i cantanti Savino Jannone e Gianni Cucco.
La copertina ritrae uno dei luoghi più caratteristici della nostra città: il celeberrimo Borgo Medioevale al Valentino, che si affaccia sul Po, nato dall’ingegno di Alfonso D’Andrade.
Apre il disco “Turin t' ses la mia vita”, scritta da Eugenio Testa, attore e regista torinese su cui potete trovare notizie http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Testa qui, e da Enrico Maria Chiappo, commediografo e musicista della nota famiglia di costruttori di pianoforti.
Il testo cita addirittura Zanzibar e il Madagascar, oltre ad altri luoghi esotici, e la conclusione è che nessuno di questi vale quanto Torino: d’altronde lo aveva già capito Salgari, che da Torino immaginava Mompracem e la Malesia senza muoversi dal Po.
Non ha bisogno di presentazioni “Ciao Turin”, canzone scritta da Lampo (pseudonimo dell’attore Luigi Lampugnani) e dal Maestro Carlo Prato, uno dei più importanti musicisti torinesi, scopritore del Trio Lescano e di molti altri artisti: il testo descrive con accenti vivissimi l’emigrazione da Torino in cerca di lavoro all’estero, pochi anni prima che la città diventasse invece centro d’immigrazione.
Di “ Per 'na stra del borgh Vanchija” e del suo autore Claudio Provera abbiamo già parlato qui e non ci ripetiamo
“Me ideal” è la canzone più antica del disco, risale infatti al 1906 e fu scritta dal chitarrista e mandolinista Ermenegildo Carosio (nato ad Alessandria nel 1866 e morto a Torino nel 1928) con il testo di Giacinto Ferrero; venne incisa anche dal Trio Lescano.

LATO A

1) Savino Jannone - Turin t' ses la mia vita (Eugenio Testa-Enrico Maria Chiappo)
2) Gianni Cucco - Ciao Turin (Lampo-Carlo Prato)

LATO B

1) Savino Jannone - Per 'na stra del borgh Vanchija (Claudio Provera)
2) Gianni Cucco – Me ideal (Giacinto Ferrero-Ermenegildo Carosio)

sabato 17 marzo 2012

Pino Cerruti e i Diapason - Arie del vecchio Piemonte (1966)













Il primo EP pubblicato dalla DKF Folklore, l’etichetta nata nel 1965 su iniziativa di Happy Ruggiero, è questo di Pino Cerruti, che inaugura la serie folk dell’etichetta.
Datato 7 febbraio, il retro di copertina ci informa che la registrazione è antecedente di una quindicina di giorni, infatti il disco è stato registrato il 14 gennaio negli studi “Fonit-Cetra” di via Bertola, a due passi dalla sede della DKF Folklore, che era in via Micca.
Gli arrangiamenti sono curati da Happy Ruggiero; accompagna Cerruti il complesso dei Diapason.
All’interno vi è un inserto con i testi.
Le quattro canzoni sono dei tradizionali piemontesi molto noti: “Maria Gioana” in particolare è stata incisa da molti altri artisti.
Dall'articolo a destra, tratto da "Stampa Sera" del 15 luglio 1966, vengo a conoscenza che esiste anche un album inciso da Pino Cerruti con lo stesso titolo (e che contiene anche queste quattro canzoni), album che però non ho mai visto.

LATO A

1) Polenta e barbera
2) Maria Gioana

LATO B

1) Chi ch’a monta, chi ch’a cala
2) Giulia la cicolatera

giovedì 17 novembre 2011

Concerto per Alberto Cesa - 4 dicembre 2011


Ci ha scritto Ita, sorella di Alberto Cesa, il leader dei Cantovivo di cui abbiamo già parlato nel blog, purtroppo scomparso quasi due anni fa.
Ita è anche lei un'artista come il fratello, si occupa tra le altre cose di regia, ma si dedica anche al ricordo delle ricerche musicali di suo fratello, con i Cantovivo e da solo, e proprio per questo motivo la serata pubblicizzata nella locandina qui sopra è particolarmente rilevante.

Ciao, 
spero di farti cosa gradita inviandoti la locandina del concerto dedicato ad Alberto il prossimo 4 dicembre al Conservatorio di Torino.
Spero che potrai partecipare e magari anche a diffondere la notizia...
Grazie, 
                                                              Ita

Gli amici del blog di Torino ci saranno....e spero che anche qualche non torinese riesca ad organizzarsi e ad esserci: con l'occasione verrà anche presentato il volume "Il Canzoniere del Piemonte".
Ci vediamo il 4 dicembre!

mercoledì 16 novembre 2011

Giuseppe Farassino, Giuanin d' Porta Pila, Riz Samaritano - Le canssôn d' Porta Pila (1962)












Il disco di oggi è il primo album di Gipo Farassino, anche se in realtà si tratta di una raccolta di canzoni già pubblicate su 45 giri e da lui incisi sia come Giuseppe Farassino che con il nom de plume “Giuanin d’Porta Pila"; vi sono infine due canzoni cantate da Riz Samaritano e da lui scritte (il suo vero nome, come è noto, è Lorenzo Schellino) su musica di Vanni Moretto (anche se in realtà all’ascolto anche in questi due brani sono evidenti i riferimenti alla tradizione, sia nei testi che nelle musiche)
“Porta Pila” è il nome in dialetto piemontese di Porta Palazzo, nota soprattutto per il celebre mercato; il nome deriva da una delle porte di ingresso ad Augusta Taurinorum, la Porta Palatina, che potete vedere nella copertina del disco.
Delle quattro porte sono conservate solo due, appunto la Porta Palatina e la Porta Decumana, che è stata inserita nella struttura di Palazzo Madama (è il lato che guarda verso via Po):
Ma dopo questo excursus passiamo al disco: racchiude quasi tutti brani tradizionali, tranne le due canzoni di Riz Samaritano già ricordate.
“Marieme voei marieme” è una canzone il cui testo si ritrova in vari altri dialetti del nord Italia: racconta perché sposare una donna sia “una gran disperassiôn”, facendo un elenco dei tipi di donna e dei vari motivi (ad esempio una donna grassa perché ti sfonda la pajassa, cioè il letto: Avej na fomna grassa, a l'è na gran disperassion: a m'sfonda la pajassa, a m'sfonda la pajassa., una donna bionda perché i preti le fan la ronda, e così via). Quando abbiamo presentato due settimane fa il disco “16 cansôn piemônteise”, se vi ricordate, vi era un’altra versione di questo brano, cantato da Carlo Pierangeli, come del resto per “Spunta ‘l sol”, che Pierangeli cantava con Marta Tomelli.
Anche “La balila” si ritrova in altri dialetti: ho in mente le incisioni in milanesi dei Gufi, di Gaber e di Jannacci, mentre è invece piemontese al 100% “La monferrina”.
Farassino recita, con lo pseudonimo, in “L' parcô d' me pais”, di cui avevamo già presentato il 45 giri: si tratta della predica di un parroco di paese, che riprenderà in seguito in altri dischi.
Infine una nota su “I pouri pelegrin”: la musica infatti è celeberrima ed è servita come ispirazione a molti altri artisti, dai “Gufi” per “I teddy boys” a Fausto Amodei per “Se non li conoscete”.

LATO A
1) Giuseppe Farassino - Marieme voei marieme (tradizionale)
2) Giuseppe Farassino - Lassela pa pi scapè (tradizionale)
3) Giuseppe Farassino - Tume e tumin(tradizionale)
4) Giuanin d' Porta Pila - Spunta ‘l sol (tradizionale)
5) Giuseppe Farassino - I rubinet (tradizionale)
6) Riz Samaritano – Chila (Lorenzo Schellino-Vanni Moretto)
7) Giuanin d' Porta Pila - L' parcô d' me pais (tradizionale)

LATO B
1) Giuseppe Farassino - La balilla (tradizionale)
2) Giuseppe Farassino - I pouri pelegrin (tradizionale)
3) Giuseppe Farassino - La monferrina (tradizionale)
4) Giuseppe Farassino - La congiuntura (tradizionale)
5) Giuanin d' Porta Pila - Quand jera giôvô (tradizionale)
6) Riz Samaritano - A la duminica (Lorenzo Schellino-Vanni Moretto)
7) Giuanin d' Porta Pila - Me amis Giacö (tradizionale)

sabato 12 novembre 2011

Rosanna Fratello - Canti e canzoni dei nostri cortili (1974)



  








Questo disco è una richiesta che mi è stata fatta da uno degli amici del blog, Attilio Dalla Libera, che ci ha richiesto tre album di Rosanna Fratello: questo è il primo, a seguire (con i soliti tempi lunghi che caratterizzano le richieste al blog, visti i post già preparati e in lista d'attesa) ci saranno gli altri due, di cui non anticipo i titoli per non rovinare la sorpresa.
Questo "Canti e canzoni dei nostri cortili" è una raccolta di canti popolari, tranne alcune, come quella che apre il disco, il cui titolo è riportato come “Quanto sei bella Roma”: in realtà il titolo depositato alla Siae è “Canta se la vuoi cantar”, ed è una canzone di Cesare Andrea Bixio (che per il testo si fa aiutare da Bonagura e da De Torres).
“La verità” è invece una canzone tratta dalla colonna sonora del film “Virilità” di Paolo Cavara, uscito anch’esso nel 1974, scritta da Daniele Patucchi su testo del messinese Turi Vasile.
Non so nulla di “Mare nostro”, firmata sull’etichetta da due misteriosi Torio e Illuminati.
“Sciummo” è l’evergreen del Maestro Carlo Concina (l’autore di “Vola coloba”), con testo di Bonagura, inciso anche qualche anno prima da Mina e che è una delle canzoni napoletane più belle in assoluto.
In “Miezz’a la piazza” si può ascoltare la voce di Toni Santagata, che non è citato nella copertina.
Decisamente non memorabile la versione della Fratello di “’o surdato ‘nnammurato’’.
In definitiva un disco che ripercorrendo con due o tre anni di ritardo la strada di Orietta Berti e Gigliola Cinquetti, nulla aggiunge e nulla toglie alla carriera della bella cantante pugliese, che ha inciso sicuramente brani più memorabili di questi.

LATO A

1) Quanto sei bella Roma (Cesare Andrea Bixio-Enzo Bonagura-Alvaro Ferrante De Torres-Cesare Andrea Bixio)
2) Calabria terra mia (tradizionale)
3) Lacreme napulitane (Libero Bovio-Francesco Buongiovanni)
4) La verità (Turi Vasile-Daniele Patucchi)
5) Mare nostro (Torio-Illuminati)
6) Canto dei carcerati (Setacciuolo-Ignoto)

LATO B

1) Quanto è bello lu primm’ammore (tradizionale)
2) Lu suli sinni va (tradizionale)
3) Sciummo (Enzo Bonagura-Carlo Concina)
4) Miezz’a la piazza (tradizionale)
5)’a gulia (tradizionale)
6)’o surdato ‘nnamurato (Aniello Califano-Enrico Cannio)

martedì 1 novembre 2011

Orchestre Gardino, Rosaclot, Signetti (con Carlo Pierangeli, Marta Tomelli, Sergio Gariglio, Arnolfo Valli) - 16 cansôn piemônteise (1961)












L’album di oggi è una raccolta di canzoni cantate in lingua piemontese pubblicata nel 1961 (anche se in realtà i brani erano tutti stati pubblicati nel biennio precedente in Ep e 45 giri): sono quasi tutte tradizionali, tranne alcune come la notissima “Ciribiribin”, successo che risale al 1898, scritto dai torinesi Carlo Tiochet (pseudonimo di Carlo Alfredo Occhetti, paroliere nato a Firenze nel 1863 e morto suicida a Torino nel 1912) ed Alberto Pestalozza (1851-1934) e lanciato dall'austriaca Mitzi Kirchner….pochi sanno che il testo originale di questo brano non è in italiano ma in piemontese!
“O mia mole Antonelliana”, successo di Carlo Pierangeli, fu scritta da Agostino Augusto Cortesi per il testo e da Silvio Chenna (titolare dell'omonima casa di edizioni musicali e del celebre negozio di strumenti musicali torinese, oggi gestito dai discendenti in via Cibrario) e Lorenzo Borgione per la musica.
“Pocionin” (che significa “nespolina”) è una canzone d’amore notissima, incisa ancora di recente da Marco Carena; Carlo Pierangeli l’aveva incisa nel 1957 con il Trio Aurora, mentre un’altra versione conosciuta è quella di Mario Piovano, in un suo album del 1974 per l’RCA che, prima o poi, presenteremo qui nel blog.
“La caplina” è invece scritta da Umberto Bonfante (paroliere ed impresario teatrale) su musica di Eugenio Calzia, mentre “Me ideal” fu scritta nel 1906 dal chitarrista e mandolinista Ermenegildo Carosio (nato ad Alessandria nel 1866 e morto a Torino nel 1928) con il testo di Giacinto Ferrero.
I cantanti sono accompagnati dall’orchestra di Lorenzo Gardino, da quella di Giovanni Rosa Clot e dai “Music Men” di Marcellino Signetti, tre nomi molto noti a livello cittadino e che hanno lavorato spesso per l'etichetta torinese.

LATO A

1) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - La nostra crica (tradizionale)
2) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - Sponta ‘l sol (tradizionale)
3) Arnolfo Valli - La Marianna la va in campagna (tradizionale)
4) Franca Frati e Carlo Pierangeli - Ciribiribin (Carlin Tiôchet-Alberto Pestalozza)
5) Carlo Pierangeli - O mia mole Antonelliana (Agostino Augusto Cortesi-Silvio Chenna-Lorenzo Borgione)
6) Carlo Pierangeli - Marieme veuj marieme (tradizionale)
7) Sergio Gariglio – Pocionin (V. Clerici-R. De Magistris)
8) Carlo Pierangeli - La caplina (Umberto Bonfante-Eugenio Calzia)

LATO B

1) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - A la moda dij montagnon (tradizionale)
2) Arnolfo Valli - Me ideal (Giacinto Ferrero-Ermenegildo Carosio)
3) Sergio Gariglio - Sai nen perché (tradizionale)
4) Carlo Pierangeli - Canson d’amor (Umberto Bonfante-Eugenio Calzia)
5) Arnolfo Valli - Quand ch’i j’ero a Pampalu (Paolo Bernard-Lorenzo Gardino)
6) Coro Alpino Val Sangone - Canson d'j alpin (tradizionale)
7) Sergio Gariglio - I fieuj ‘d Gianduia (tradizionale)
8) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - Ciao ciao ciao (tradizionale)