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martedì 8 marzo 2016

Tony Cucchiara e Nelly Fioramonti - Tony & Nelly (1966)












Uno degli artisti italiani ingiustamente dimenticati è senza dubbio Tony Cucchiara: cantautore originale e dotato, è poi approdato al teatro-canzone producendo alcuni spettacoli come "Caino e Abele" e "Storie di periferia" che hanno all'epoca avuto molto successo e che meriterebbero di essere riscoperti.
Ma oggi parliamo di un disco precedente a questa svolta, realizzato insieme alla moglie, la brava e sfortunata Nelly Fioramonti: l'album, datato 20 settembre 1966, si intitola semplicemente "Tony & Nelly".
Si tratta di una serie di canzoni tratte dal folklore nordamericano con alcuni brani di cantautori, tradotti in italiano da Cucchiara (tranne tre, come vedremo) ed una sola canzone originale scritta dal cantautore, "Quando l'amore muore", intenso brano acustico.
Sul retro della copertina trovate tutte le informazioni inerenti ai singoli brani; ricordiamo solo che
"Ma sto pagando" è "There but for fortune" di Phil Ochs, su cui Francesco Specchia scrive un testo poco attinente con il tema originale della canzone (sei anni dopo Maria Monti inciderà il brano con un'altra traduzione di Giordano Falzoni che cerca di rimanere più legato al senso originale).
Più riuscita la traduzione effettuata da Daniele Pace di "Where are all the flowers gone" di Pete Seeger, portata al successo (in versioni distanti) da Joan Baez e da Marlene Dietriche, che verrà ripresa l'anno successivo dal duo italo-francese Jonathan & Michelle nel loro album e da Patty Pravo nel 1976.
Devilli, che traduce la canzone "Lonesome polecat" dal film "Sette spose per sette fratelli", è lo pseudonimo di Alberto Curci.
Gli altri cantautori nordamericani tradotti sono Dave Van Ronk, Eric Andersen e il trio Peter Paul & Mary
Ovviamente anche di quest'album non esistono ristampe in CD.


LATO A

1) Sarà lunedì (Tony Cucchiara-tradizionale)
2) La donna del fiume rosso (Tony Cucchiara-tradizionale)
3) Quando l'amore muore (Tony Cucchiara)
4) La strada che porta a te (Tony Cucchiara-tradizionale)
5) Oh, Samuele non morire (Tony Cucchiara-Pino Paschetto-Tommy Scott-Bill Martin)
6) L'ultimo treno (Tony Cucchiara-Peter Yarrow-Paul Stookey) 

LATO B

1) La strada nel sole (Devilli-Johnny Mercer-Gene de Paul)
2) Ma sto pagando (Francesco Specchia-Phil Ochs)
3) La canna di bambù (Tony Cucchiara-Dave Van Ronk)
4) Le mie lacrime (Tony Cucchiara-Pino Paschetto-tradizionale)
5) Dove andranno i nostri fior (Daniele Pace- Pete Seeger)
6) Vieni (Tony Cucchiara-Eric Andersen)



martedì 12 gennaio 2016

Bowie in Italia (Giganti, Computers, Profeti, Dawn Vinci)












Come è giusto che sia, da ieri i giornali si sono riempiti di coccodrilli su David Bowie, rievocando le molteplici sfaccettature della sua arte.
E' giusto perchè indubbiamente con la scomparsa di David Jones il mondo è più povero: perde un artista che ha contribuito a rendere la vita e l'esistenza di tutti noi (anche di chi non lo ha mai ascoltato) migliore, creando melodie, armonie, ritmi e liriche che resteranno nel tempo perchè, come qualcuno ha detto, la musica classica del xx secolo è il rock, con il jazz, e come noi ricordiamo dopo secoli Bach, Vivaldi e Mozart come testimoni della loro epoca così tra secoli chi vorrà conoscere musicalmente il '900 dovrà farlo attraverso nomi come i Beatles, gli Stones, Miles Davis, Duke Ellington, ed anche David Bowie.
Personalmente sono contento di aver vissuto la mia giovinezza accompagnato da questi artisti, di aver vissuto in quell'epoca sicuramente tempi molto più interessanti di quelli attuali (che tristezza che mi fanno gli adolescenti di oggi, non certo per colpa loro)
Anche il blog vuole ricordare il Duca Bianco e, visto che in genere privilegiamo la musica italiana, presentiamo proprio alcuni dischi italiani legati a Bowie (e due canzoni straniere legate all'Italia).
Cominciamo partendo da un 45 giri dei Giganti datato 9 novembre 1970 che sul lato A riprende la notissima "Space oddity": come tutti sanno la canzone era stata incisa l'anno precedente dallo stesso autore con un testo scritto da Mogol e intitolato "Ragazzo solo ragazza sola", che trasformava il brano in una canzone d'amore non particolarmente originale, e la stessa versione venne anche incisa da un duo, i Computers (per notizie su di loro vi rimando al blog del Vampiro), versioni che trovate entrambe nel post.
La cosa particolare è che Mogol firma anche il testo cantato dai Giganti che, pur non essendo fedele letteralmente, mantiene il significato generale dell'originale; tra l'altro vi è anche un intermezzo
parlato con un dialogo tra la torre di controllo e il capitano John (che riprende il maggior Tom di Bowie): come sia possibile la stessa firma su testi diversi è un mistero che solo la SIAE potrebbe sciogliere...
Musicalemente l'arrangiamento ricalca quello originale, tranne nel finale con un assolo di organo suonato da Vince Tempera.
Sul retro vi sono due brani, il primo è "Mia cara ti odio", cover di "Little darling" dei "The Diamonds" (che a loro volta avevano ripreso un vecchio brano dei The Gladiolas (scritto dal pianista del gruppo Maurice Williams, autore qualche anno dopo della celeberrima "Stay" incisa anche dall'Equipe 84), mentre la secconda, "Tutta tutta", è una canzone di Fred Bongusto (tratta dal film dello stesso anno "Venga a prendere il caffé da noi" di Alberto Lattuada, autore del testo ) che i Giganti reinterpretano in maniera originale, con un inizio al limite del grottesco.
Un'altra cover in italiano di Bowie è "L'amore mi aiuterà", testo di Daniele Pace per "Starman", che viene incisa da Mara Cubeddu (che ricordiamo nei Flora Fauna Cemento e poi nei Daniel Sentacruz Ensemble) con lo pseudonimo Dawn Vinci e dai Profeti (che tra l'altro nello stesso periodo incidevano anche una cover in italiano di Hot Love dei T-Rex di Marc Bolan, tanto per rimanere in territori glam): anche in questo caso il testo italiano nulla ha in comune con l'originale.
Pochi sanno che, oltre a "Ragazzo solo ragazza sola" Bowie incise anche un altro brano in italiano, e cioè una deliziosa cover swing di "Nel blu dipinto di blu", inserita con il titolo "Volare" nella colonna sonora del film "Absolute beginners", con una pronuncia decisamente migliore rispetto a quella del 1969.
La canzone conclusiva è cantata dal chitarrista di Bowie, Mick Ronson, ed è tratta dal suo primo album da solista, si intitola "Music is lethal" e non è altro che una versione in inglese di "Io vorrei...non vorrei...ma se vuoi" di Lucio Battisti: il testo che sostituisce quello di Mogol è proprio opera di David Bowie, che peraltro nel corso degli anni ha sempre mostratto apprezzamento verso il musicista di Poggio Bustone.
I due in effetti, pur nelle evidenti diversità, sono accomunati da una cosa, e cioè dai "Changes", come cantava Bowie: provate ad ascoltare di seguito gli album "Ziggy Stardust", "Heroes" e "Let's dance": a parte la voce, sembrano l'opera di tre artisti diversi, e la stessa operazione si può fare, ad esempio, con "Umanamente uomo: il sogno", "Anima latina" e "Don Giovanni" (o con "A saucerful of secrets", "The dark side of the moon" e "The wall" o con "The freewhelin", "Blonde on blonde" e "Desire"): questo è quello che distingue gli artisti dagli imprenditori della canzone, che ogni due o tre anni pubblicano sempre lo stesso disco con la stessa musica con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione.

1) I Giganti - Corri uomo corri (Mogol-David Bowie) (1970)
2) I Giganti - Mia cara ti odio (Ermanno Parazzini-Maurice Williams) (1970)
3) I Giganti - Tutta tutta (Alberto Lattuada-Fred Bongusto) (1970)
4) David Bowie - Ragazzo solo ragazza sola (Mogol-David Bowie) (1969)
5) I Computers - Ragazzo solo ragazza sola (Mogol-David Bowie) (1969)
6) I Profeti - L'amore mi aiuterà (Daniele Pace-David Bowie) (1972)
7) Dawn Vinci - L'amore mi aiuterà (Daniele Pace-David Bowie) (1972)
8) David Bowie - Volare (Nel blu dipinto di blu) (Domenico Modugno-Franco Migliacci-Domenico Modugno)
9) David Bowie - Space oddity (David Bowie) (1969)
10) David Bowie - Space oddity (demo) (David Bowie) (1969)
11) David Bowie - Starman (David Bowie) (1972)
12) Mick Ronson - Music is lethal (David Bowie-Lucio Battisti) (1974)








domenica 27 dicembre 2015

Giusy Balatresi - Giusy Balatresi (1970)












 Una cantante che sicuramente avrebbe meritato maggior fortuna, Giusy Balatresi: un solo album inciso, quello di cui parliamo oggi, più tre 45 giri, tutti realizzati in un paio d'anni.
Pur non essendo una cantautrice, il suo 33 giri è però un disco che è dedicato alla canzone d'autore, italiana e straniera: il primo paragone che mi viene, pur nelle inevitabili differenze stilistiche, è con un LP di Donatella Moretti, "Storia di storie" (che però, al contrario di questo della Balatresi, è stato ristampato in CD).
Pisana, Giusy si mette in luce nel 1967 al Cantapiper, manifestazione organizzata dall'RCA Italiana per individuare nuovi talenti, ed ottiene un contratto con questa casa discografica; l'album arriva nel 1970, ed è prodotto da Vincenzo Micocci, che sappiamo attento alla canzone d'autore.
La canzone di apertura (che però ritorna nel corso del disco, anche se ciò non è indicato né nel retro di copertina né sull'etichetta) è una sorta di annuncio programmatico dell'album, scritta da Giuseppe Lo Bianco per il testo e dai fratelli De Angelis (che si occupano anche degli arrangiamenti del disco) per la musica, si intitola "Canzoni" e sfuma nel brano successivo, "Magnifica età" di Ugolino (con la musica del suo collaboratore dell'epoca, Pino Cappelletti), che fu pubblicato anche su 45 giri (sul retro "Mi piace la tua faccia"); l'altra canzone di Ugolino, il valzer "Come per miracolo", si trova sul lato B.
"Sola in città" è la versione (con testo di Lo Bianco, come peraltro quasi tutte le cover di canzoni straniere) di "I guess the Lord must be in New York City" di Harry Nillson, canzone che ricorda molto nell'arrangiamento un suo successo precedente, "Everybody's talking" (che però era stata scritta da Fred Neil), nota per essere stata inserita nella colonna sonora di "Un uomo da marciapiede".
"Sole", canzone scritta da Mickey Newbury, era stata incisa da Gene Vincent, mentre nel 1973 la inciderà anche il suo autore (nell'album "Heaven help the child") e nel 1975 Ray Charles ne darà una sua versione.
Con "Gira la terra" inizia una trilogia di canzoni di Donovan, il cui cognome sul retro di copertina è storpiato in Leitche: la prima è una versione di "Sun", mentre "Lo sai" è "Oh gosh!", entrambi i brani tratti dall'album del 1967 "A gift from a flower to a garde", uno dei dischi più belli dello scozzese; infine "Lalena", con il testo di Daniele Pace, sfuma nella ripresa di "Canzoni", mentre gli altri due brani di Donovan sono "il granchio e il vagabondo", cioè "The thinker and the crab" (dal già citato disco del 1967) e "Colori", cioè "Colours", con il testo di Herbert Pagani già inciso da altri artisti (i Corvi, ad esempio). 
Il lato B si apre con una cover di "Leabvin' on a jet plane", uno dei primi successi di John Denver, seguito dalla celeberrima "Amore che vieni, amore che vai", una delle poche canzoni di Fabrizio De André di cui è autore unico, sia del testo che della musica.
Il Don Powell autore della musica della bella "La donna del lago" non è il batterista degli Slade, ma un omonimo, cantante dei Folkstudio Singers, celebre gruppo gospel che partecipò anche al Festival delle Rose nel 1967 e che si dedicò poi alla carriera da solista.
Bob Dylan è presente con "Lay lady lay", su cui Luigi Albertelli scrive un testo che si allontana dall'originale e intitolato "Sei come sei"; il brano sfuma nella terza ed ultima parte di "Canzoni", che conclude il bel disco della Balatresi.


LATO A

1) Canzoni (Giuseppe Lo Bianco-Guido e Maurizio De Angelis)
2) Magnifica età (Guido Lamberti-Giuseppe Cappelletti)
3) Sola in città (Giuseppe Lo Bianco-Harry Nillson)
4) Sole (Giuseppe Lo Bianco-Mickey Newbury)
5) Gira la terra (Giuseppe Lo Bianco-Donovan Leitch)
6) Lo sai (Giuseppe Lo Bianco-Donovan Leitch)
7) Lalena (Daniele Pace-Donovan Leitch)
8) Canzoni (ripresa) (Giuseppe Lo Bianco-Guido e Maurizio De Angelis)

LATO B

1) Tra poco volerò via (Giuseppe Lo Bianco-John Denver)
2) Amore che vieni, amore che vai (Fabrizio De André)
3) Il granchio e il vagabondo (Giuseppe Lo Bianco-Donovan Leitch)
4) La donna del lago (Giuseppe Lo Bianco-Don Powell)
5) Colori (Herbert Pagani-Donovan Leitch)
6) Come per miracolo (Guido Lamberti-Giuseppe Cappelletti)
7) Sei come sei (Luigi Albertelli-Bob Dylan)
8) Canzoni (finale) (Giuseppe Lo Bianco-Guido e Maurizio De Angelis)

martedì 15 gennaio 2013

Rosanna Fratello - Rosanna (1970)





Non lo avrei mai detto, ma la cantante su cui sono arrivate più richieste al blog non è Mina, non è Rita Pavone, non è Patty Pravo, non è Gigliola Cinquetti, non è Mia Martini, ma è Rosanna Fratello: mi sono stati richiesti gli album folk, la compilation di Sanremo 1967, i dischi esteri....ed anche il primo album, che è quello a cui dedichiamo il post di oggi (.....pian pianino arriverà tutto).
Pubblicato nel 1970 dalla Ariston, racchiude quasi tutte le canzoni che la cantante pugliese aveva inciso dopo il passaggio a questa etichetta, a partire da "Il treno", scritta da Vito Pallavicini per il testo e dal Maestro Elio Isola per la musica, il brano che doveva essere presentato al Festival di Sanremo del 1969 da Anna Identici ma che poi, a causa del tentativo di suicidio della cantante lombarda per fortuna fallito, venne interpretato dalla Fratello, che quindi dopo due anni dal suo debutto alla Arlecchino in un disco in cui interpretava tre canzoni del Festival del 1967, si ritrovava su quel palcoscenico al suo debutto televisivo (manca però il retro de "Il treno", "La nostra città", e i due brani del 45 giri successivo "Lacrime nel mare" e "Dove finisce il mare").
Vi è poi "Non sono Maddalena", che apre il disco e che era la canzone scritta ancora da Pallavicini per il testo e da Giorgio Conte e Michele Nino Virano per la musica (anche se la firma di Virano, coautore di moltissime musiche dei fratelli astigiani, non appare) con cui la fratello partecipò alla "Mostra Internazionale di Musica Leggera" di Venezia, con il suo lato B "La vita è rosa" (ovviamente cover di "La vie en rose", con il testo di Piero Leonardi che sostituisce l'originale della Piaf).
Del 45 giri successivo è presente il lato A, "Piango d'amore" (testo di Antonio Balducci e musica di Guido Lombardi ed Ettore Lombardi D'Aquino, con però un solo Lombardi nell'etichetta), ma non il retro "La nostra città", così come per "Il mio sguardo è uno specchio" (manca "Pane e gioventù"), che era la sigla dello sceneggiato televisivo "I giovedì della signora Giulia" e che è firmata in SIAE da Luciano Rossi ma sull'etichetta dell'album (e del resto anche nel 45 giri) da Pietro Germi.
Con "Ciao anni verdi" (ancora un testo di Pallavicini con musica di Nando De Luca e Alessandro Celentano, fratello di Adriano) la cantante di San Severo partecipa nuovamente a Sanremo (il retro, "Il foulard blu", non è incluso), mentre con "Una rosa e una candela" è in gara a "Un disco per l'estate".
Quest'ultima canzone, come il suo retro "Io non so dirti di no", vede scomparire dall'etichetta e dalla copertina la firma della coautrice del testo, Flavia Arrigoni (che è poi l'autrice di "Fin che la barca va") e dei due coautori della musica, Pace e Panzeri.......ennesimo mistero della discografia italiana.
Completano l'album alcuni evergreen come "Fascination", "Il nostro concerto", "Avventura a Casablanca" (successo di Gino Latilla del 1954) e "Tornerai" (lanciata dal Trio Lescano: in quest'ultimo brano però il paragone con le Lescano non è a favore della Fratello).
Un disco piacevole e ben realizzato, anche dal punto di vista grafico: in copertina vi è un primo piano della bella cantante, ed all'interno una presentazione del disco opera di Emio Donaggio, il noto critico dell'epoca de "La Stampa".
Gli arrangiamenti sono curati da Pino Calvi, Massimo Salerno, Nando De Luca e Gianfranco Lombardi.

LATO A

1) Non sono Maddalena (Vito Pallavicini-Giorgio Conte-Michele Virano)
2) Tornerai (Nino Rastelli-Dino Olivieri)
3) Piango d'amore (Antonio Balducci-Guido Lombardi-Ettore Lombardi D'Aquino)
4) La vita è rosa (Piero Leonardi-Luis Guglielmi)
5) Io non so dirti di no (Flavia Arrigoni-Gianni Argenio-Corrado Conti-Daniele Pace-Mario Panzeri)
6) Il treno (Vito Pallavicini-Elio Isola)

LATO B

1) Il mio sguardo è uno specchio (Luciano Rossi-Carlo Rustichelli)
2) Il nostro concerto (Giorgio Calabrese-Umberto Bindi)
3) Ciao anni verdi (Vito Pallavicini-Nando De Luca-Alessandro Celentano)
4) Fascination (Giacomo Mario Gili-Dante Fermo Marchetti)
5) Una rosa e una candela (Flavia Arrigoni-Gianni Argenio-Corrado Conti-Daniele Pace-Mario Panzeri)
6) Avventura a Casablanca (Nisa-Carlo Alberto Rossi)

domenica 9 dicembre 2012

Dominga - Sto con te/Una ragazza sola (1970)












Dominga è un personaggio di cui abbiamo già parlato partendo dagli esordi con un altro "look" ed un'altra casa discografica, prima di passare alla Decca e ad un abbigliamento a base di minigonne e stivali, con l'intento di ammiccare (nell'aspetto ma non nelle canzoni) ad atteggiamenti sexy che la porteranno poi a servizi per riviste come "ABC" (che, visti con gli occhi di oggi, sono in effetti molto casti: Dominga si spoglia solo a mezzobusto, diciamo così, e spesso coperta da foglie e fiori).
Nel 1970 pubblica questo 45 giri, con sul lato A "Sto con te", una cover dal repertorio di Neil Sedaka con il testo italiano scritto da Daniele Pace, melodica e con orchestra d'archi in abbondanza.
"Una ragazza sola" è scritta da Ermanno Parazzini per il testo e da Alberto Baldan Belmbo, fratello di Dario, per la musica, ed è più nello stile di quegli anni, con i fiati in sottofondo; entrambi i brani sono canzoni d'amore come ne venivano pubblicate tante in quel periodo, senza quel qualcosa in più che le poteva far emergere ed in effetti le vendite di Dominga non furono mai esaltanti: forse ha avuto più soddisfazioni nella seconda parte della sua carriera, come cantante di liscio.

1) Sto con te (Daniele Pace-Neil Sedaka-Howard Greenfield)
2) Una ragazza sola (Ermanno Parazzini-Alberto Baldan Bembo)

venerdì 18 maggio 2012

Daniele Pace - Le tue ciglia/Come in un valzer (1962)












E’ da un po’ di tempo che non parliamo qui nel blog di Daniele Pace, e riprendiamo oggi: molto particolari queste due canzoni incise da Pace nel 1962: sono due brani nello stile tipico dei cantautori dei primi anni ’60, i vari Paoli, Bindi, Endrigo, Lauzi o il primo De André, due canzoni d’amore di cui è autore sia del testo che della musica.
Come in un valzer” in particolare riecheggia molto certe atmosfere francesi.

1) Le tue ciglia
2) Come in un valzer

sabato 11 febbraio 2012

Sandro Giacobbe - Bimba (1977)












“Bimba” è il quarto album di Sandro Giacobbe, il secondo che presentiamo qui sul blog, e l’ultimo che incide per la CBS; dal successivo “Lenti a contatto” Giacobbe passerà alla CGD.
Il disco non presenta novità rispetto allo stile melodico già presente nelle precedenti incisioni del cantautore, e i testi sono tutti d’amore, raccontando la nascita e le varie fasi di una storia.
Tra le canzoni più interessarti c’è “Se vuoi nasconderti”, in cui la protagonista è scappata di casa, “Il tempo dell’amore” e la conclusiva “E Silvia”, oltre ai due brani pubblicati su 45 giri, “Bimba” e “Ieri”.
Tutte le canzoni sono scritte da Giacobbe per la musica e da Daniele Pace con Oscar Avogadro per i testi.
Tra i musicisti che partecipano all’incisione sono da citare i due chitarristi, Massimo Luca ed Alberto Radius,
Ma…secondo voi oggi, nel 2012, lo farebbero pubblicare a un cantante un disco con una copertina come questa?

LATO A

1) Preludio
2) Il vecchio Antonio
3) Chissà però
4) Amici
5) Se vuoi nasconderti
6) Bimba

LATO B

1) Il tempo dell’amore
2) Quel gioco stupido
3) Che cosa rimane
4) Ieri
5) Silvia

domenica 16 ottobre 2011

Dominga - Olì olè olì olà/Sì monsieur, no monsieur (1971)




Oggi è domenica e quindi facciamo un post su Domenica....Domenica Torno, in arte Dominga, di cui abbiamo già parlato su questo blog, presentando una delle sue prime incisioni, il disco tris del 1966 inciso per la New Star Records del Maestro Angelo Camis.
Con il passaggio alla Decca, Dominga cambia il suo look (anche se nessuno in quegli anni lo chiamava così), tagliando i capelli con la frangia e il caschetto ed iniziando ad indossare delle minigonne cortissime, come abbiamo ricordato l’altro giorno parlando di Lolita e come potete vedere da soli nella copertina del 45 giri di oggi, tra l’altro apribile e con una presentazione all’interno.
La canzone sul lato A fu presentata a “Un disco per l’estate 1971”, ed è un valzerone che ricorda un po’ lo stile di Orietta Berti di quegli anni: ma se leggiamo i nomi degli autori ci spieghiamo tutto, la canzone infatti è scritta da Pace e Panzeri, che si fanno aiutare da Gianni Argenio per il testo e da Corrado Conti, musicista dell’Orchestra della Scala, per la musica, gli stessi autori di “Via dei Ciclamini”.
E in effetti Dominga è una specie di Orietta Berti sexy (in seguito farà delle foto sexy per la rivista “ABC”, lamentandosi poi di essere stata boicottata dalla televisione a causa di ciò).
Per la canzone sul retro, “Sì monsieur, no monsieur”, Pace e Panzeri fanno da soli, ed il risultato è simile, con qualche arditezza in più nel testo (“No monsieur” è infatti la risposta di Dominga ad un tizio che le chiede di fare l’amore, mentre “Si monsieur” è la risposta alla stessa domanda che le fa questa volta il re del Perù…).
Chissà che fine ha fatto Dominga….per qualche anno ha proseguito come cantante di liscio, ma negli ultimi anni non si è più sentito parlare di lei nemmeno in quei circuiti…si sarà probabilmente ritirata a vita privata, ma sarebbe interessante rintracciarla e intervistarla.

1) Olì olè olì olà (Gianni Argenio-Daniele Pace-Mario Panzeri-Corrado Conti)
2) Sì monsieur, no monsieur (Daniele Pace-Mario Panzeri)

lunedì 6 giugno 2011

Daniele Pace - Vitamina C (1979)












Nel blog di Paola & Charly potete trovare un post su questo disco : il fatto è che lo avevo preparato anche io, doveva essere pubblicato in questi giorni, e quando ho visto il loro lavoro avevo due possibilità: o buttare via il mio, e mi spiaceva, oppure pubblicarlo ugualmente spiegando che, per coincidenza (....ed evidente comunanza di interessi) i nostri lavori erano stati, nel periodo, uguali.
Non mi dilungo sulla figura di Daniele Pace, di cui abbiamo già parlato varie volte, né sul disco, che è l'unico suo album da solista; Pace aveva comunque già cantato sia nei suoi 45 giri dei primi anni '60, con i Marcellini e da solista, che negli album degli Squallor: per chi non la conosce consiglio una sua versione di "Sono una donna, non sono una santa" spassosissima (nell'album del 1974 "Palle").
Tra l'altro alcune delle canzoni di questo disco non avrebbero sfigurato affatto in un LP degli Squallor: penso a "Vaffanculo", ma non soltanto.
Una cosa da precisare su quest'album: venne anche pubblicato in Germania, con una diversa copertina ed una diversa scaletta, infatti rispetto alla versione italiana in questa manca una canzone, proprio quella "Che t'aggia fà" (di cui abbiamo già parlato tempo fa).
Mentre il disco in Italia fu pubblicato dalla Baby Records, in Germania invece fu stampato dalla RCA.
Una curiosità: dietro allo pseudonimo "Ondar", che firma alcune musiche, si nasconde Gian Piero Reverberi, anche arrangiatore del disco: in Siae appare anche con lui la firma di Laura Giordano, eliminata dall'etichetta (per i soliti motivi ignoti).
I testi sono tutti di Pace (in tre brani, "Chiano chiano", "Donna Maddalena" e "S. Gennaro", con Panzeri ed in uno, "Che t'aggia fà", con Francesco Grossi, abbreviato sull'etichetta, chissà perché, con la G), mentre le musiche sono di vari autori (dalla coppia Panzeri-Conti a quella Pace-Conti alla già citata Reverberi-Giordano a quella Reverberi-Pace)

LATO A

1) La spirale (Daniele Pace-Gian Piero Reverberi-Laura Giordano)
2) Ma che casino (Daniele Pace-Corrado Conti-Mario Panzeri)
3) Che t'aggia fà (Daniele Pace-Francesco Grossi-Corrado Conti-Daniele Pace)
4) S. Gennaro (Daniele Pace-Mario Panzeri-Corrado Conti-Daniele Pace)
5) Mamma Margherita (Daniele Pace-Corrado Conti-Mario Panzeri)

LATO B

1) Piccere' (Daniele Pace-Corrado Conti-Mario Panzeri)
2) Vaffanculo (Daniele Pace-Gian Piero Reverberi-Daniele Pace)
3) Donna Maddalena (Daniele Pace-Mario Panzeri-Corrado Conti-Daniele Pace)
4) Chiano chiano (Daniele Pace-Mario Panzeri-Corrado Conti-Daniele Pace)
5) Orgasmo (Daniele Pace-Gian Piero Reverberi-Laura Giordano)

mercoledì 1 giugno 2011

Renato Dei Profeti - Lady Barbara/L’université (1970)












“Un disco per l’estate” nel 1970 viene vinto, abbastanza inaspettatamente, da Renato Brioschi, separatosi momentaneamente dal suo gruppo, i Profeti (ma la separaazione diventerà definitiva entro l’anno) con la canzone "Lady Barbara".
La canzone, scritta da Giancarlo Bigazzi e Toto Savio, collaboratori abituali (e di lì a poco fondatori degli Squallor, con Daniele Pace e con altri due personaggi presenti nel disco come produttori, Elio Gariboldi e Alfredo Cerruti), vende molto più di quanto Renato abbia mai venduto con il gruppo, spingendolo così a tentare definitivamente la carriera solista….viene anche pubblicata in Francia, tradotta da Ralph Bernet, con il titolo invariato, e Bernet si occupa anche del retro, che diventa “L’université”: sono proprio questi due brani l'oggetto nel post di oggi, quindi non le versioni originali, reperibili abbastanza facilmente, ma queste in francese.
Gli arrangiamenti di entrambe le canzoni sono di Alberto Baldan, fratello (....mi pare maggiore) di Dario.

1) Lady Barbara (Ralph Bernet-Giancarlo Bigazzi-Toto Savio)
2) L’université (Ralph Bernet-Giancarlo Bigazzi-Toto Savio)

sabato 7 maggio 2011

Daniele Pace – Al km. 121/Dice una leggenda (1962)












Dopo lo scioglimento del complesso “I Marcellini”, con cui ha iniziato la sua attività nel mondo musicale, e prima di dedicarsi a quella di autore, Daniele Pace incide alcuni 45 giri come cantautore per una piccola etichetta, la Acquario, di cui non so molto: oltre a quelli di Pace ho, pubblicati da questa casa discografica, quelli di Franca Alinti, dalle cui copertine leggo che la distribuzione era affidata alla CGD, per cui del resto incidevano “I Marcellini”.
Il disco di cui parliamo oggi è appunto uno di questi 45 giri, con due canzoni particolari, che si staccano dallo stile spensierato del gruppo di origine di Pace.
“Al km 121” (ma sull’etichetta il titolo è riportato erroneamente come “Al km. 21”) è una canzone d’amore che ricorda un po’ certe cose di Jannacci come “Passaggio a livello” o alcune canzoni del primo Lauzi, con un organo di sottofondo (probabilmente suonato da Gian Franco Reverberi) ed un assolo dei fiati verso la metà.
“Dice una leggenda” ha invece un arrangiamento che mi ha fatto venire in mente il De André de “Il fannullone” e di “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, arrangiate del resto dal fratello di Gianfranco, Gian Piero Reverberi.
Purtroppo di questo disco non ho la copertina, ma ritengo che sia in ogni caso interessante anche così, per riscoprire un aspetto forse meno conosciuto del notissimo autore milanese ma di origine pugliese (una cosa che ho notato è che, per lo più, i musicisti milanesi sono quasi tutti di origine meridionale: pugliesi come Celentano o Jannacci, napoletani come Vecchioni, calabresi come Lino Patruno, molisani come Dallara...).

1) Al km. 121 (Daniele Pace)
2) Dice una leggenda (Daniele Pace)

lunedì 2 maggio 2011

Sandro Giacobbe – Metto all’asta…(1976)












Pochi giorni fa gli amici P. & C. nel loro blog hanno parlato del primo LP di Sandro Giacobbe, "Signora mia": combinazione anche noi avevamo preparato un post sul cantautore genovese (post che pubblichiamo oggi), ma sul terzo album.....album che segue il successo sanremese di “Gli occhi di tua madre”: è un periodo fortunato questo per il cantautore genovese, dopo alcuni 45 giri per la Ricordi, il passaggio alla CBS è coinciso con il successo di “Signora mia” e dell’album omonimo, la storia di un amore tra un ragazzo ed una donna sposata.
Anche il disco successivo, “Il giardino proibito”, trascinato dalla canzone eponima è stato un successo, ed in settembre con “Io prigioniero” ha partecipato alla “Mostra Internazionale di Musica Leggera” di Venezia”.
“Gli occhi di tua madre” si rifà, come tipo di storia, a “Signora mia”: il protagonista, lasciato dalla ragazza da solo con la madre di lei, guardando gli occhi verdi della signora scopre di esserne innamorato, ed al ritorno della ragazza prova a spiegarglielo.
Pubblicato su 45 giri con sul retro la nostalgica “Dieci anni fa”, la canzone fu uno dei maggiori successi del 1976,; entrambi i brani vennero inclusi nell’album, così come quelli del 45 giri precedente “Io prigioniero” e “Marie Claire”.
Oltre alle canzoni già ricordate, sono da citare anche “Prendi”, con un arrangiamento in crescendo cocciantiano, e la title track “Metto all’asta”.
I testi sono tutti di Daniele Pace ed Oscar Avogadro, mentre le musiche sono di Sandro Giacobbe, gli arrangiamenti di Danilo Vaona e la produzione di Bob Lumbroso.

LATO A

1) Gli occhi di tua madre
2) Prendi
3) Dieci anni fa
4) Io prigioniero
5) Metto all’asta

LATO B

1) Se caso mai…
2) Ma ci pensi
3) Mary Claire
4) La stanza dei ricordi

lunedì 11 aprile 2011

Daniele Pace – Che t’aggia fà/Dimme che t’aggia fa (1979)












....e dopo qualche giorno, ritorniamo a parlare di musica e dischi...
Daniele Pace, nato a Milano da genitori pugliesi, è una di quelle figure rilevanti della storia della musica leggera italiana, la cui importanza è stata forse recuperata solo post mortem: per anni la critica seria e paludata ha accostato il suo nome, insieme a quelli di Mario Panzeri e Lorenzo Pilat, come simboli della canzonetta orecchiabile e leggera di bassa qualità, mentre invece la storia di Pace, a partire dall’esperienza con i Marcellini per passare a quella di autore (senza tralasciare peraltro quella come componente degli Squallor), è la storia di un paroliere e compositore sempre personale, spesso ironico e giocoso ma anche profondo, con una capacità di scrittura non comune.
Su Pace sono in preparazione molti post, anche su alcune incisioni risalenti ai primi anni ’60; tuttavia iniziamo con quella che è sicuramente la sua canzone da solista più nota, “Che t’aggia fa”, che era la sigla della trasmissione televisiva “La sberla” nel 1979.
Il brano, in napoletano, non avrebbe sfigurato all’interno di uno degli album degli Squallor, e ricorda lo stile di Totò Savio, per intenderci; il testo è di Pace e Francesco Grossi, mentre la musica di Pace e Corrado Conti, maestro del teatro La Scala di Milano e spesso collaboratore di Pace.
Sul retro vi è la versione strumentale del brano.

1) Che t'aggia fà (Daniele Pace-Francesco Grossi-Corrado Conti-Daniele Pace)
2) Dimme che t'aggia fà (Corrado Conti-Daniele Pace)

martedì 8 marzo 2011

I Baronetti – Se le cose stanno così/E il treno va (1963)












Moltissimi sono i gruppi italiani che si sono chiamati Baronetti negli anni ’60: uno di questi, romano, aveva al sax un amico del blog, Michele Bovi…quelli di cui presentiamo oggi questo disco non sono i Baronetti romani (come ci conferma lo splendido doppio volume di Maurizio Maiotti).
Dal cognome del cantante riportato sull’etichetta, Bruno Schiavon (…chissà chi è dei quattro), direi che potrebbero essere veneti, ma non ho informazioni e non le ho reperite nemmeno nelle riviste di quegli anni che ho.
Passiamo alle canzoni: ‘’Se le cose stanno così’’ è notissima per l’incisione che ne ha fatto Sergio Endrigo, ed è uno dei pochissimi casi in cui il cantautore istriano è stato soltanto interprete; una bella canzone d’amore (il testo è del drammaturgo, attore e regista Alessandro Fersen, pseudonimo di Aleksander Fajrajzen), introdotta da una tromba solista.
La versione dei Baronetti è più che dignitosa, ricalca l’arrangiamento originale (vi è anche la tromba iniziale), e la voce di Schiavon è, a mio parere, di impostazione un po’ antica.
Molto nota è anche “E il treno va”, canzone che mi è sempre piaciuta molto, ma sull’etichetta il titolo perde la congiunzione: si tratta infatti della cover di ‘’500 miles’’’, scritta dal folksinger Hedy West insieme al cantante country Bobby Bare (…pare che si siano ispirati ad una brano folk americano intitolato ‘’900 miles’’) e lanciata dai Journeymen nel 1961, canzone che ha avuto nel corso degli anni innumerevoli versioni, da quella di Elvis nello stesso anno a quella del trio Peter, Paul & Mary nel 1962 (con il titolo ‘’Five Hundred’’) a quella del Kingston Trio dello stesso anno.
Hugues Aufray la incise in francese come ‘’J’entend siffler le train’’, con il testo scritto da Jacques Plante, e questa versione fu anche registrata da Richard Anthony con molto successo, e proprio quest’ultimo la lanciò in Italia, tradotta da Pace e Testoni (alla Siae però non risulta Pace come coautore del testo, bensì tale Roberta Leonardi, probabilmente legata all’omonima casa di edizioni musicali), come ‘’E il treno va’’; di recente la incisa Battiato, ma con il testo in francese.
Anche in questo caso i Baronetti non sfigurano, nell’arrangiamento si sente la presenza del sax; curiosamente sull’etichetta sono inseriti solo i nomi dei traduttori, quello francese e i due italiani, ma non i nomi degli autori originali.

1) Se le cose stanno così (Alessandro Fersen-Luis Enriquez Bacalov)
2) E il treno va (Daniele Pace-Gian Carlo Testoni-Hedy West-Bobby Bare)

Bonus track:
3) Peter, Paul & Mary - 500 miles (Hedy West-Bobby Bare) (1962)
4) Richard Anthony -  E il treno va (Hedy West-Bobby Bare) (1963)
5) Franco Battiato - J'entends siffler le train (Jacques Plante-Hedy West-Bobby Bare) (1999)