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domenica 8 giugno 2014

Beppe d'Môncale' - Le canssôn d'Beppe d'Môncale' (1966)













Di Beppe Morano avevamo parlato presentando un suo 45 giri del 1970; quest'oggi invece recensiamo il suo primo album del 1966 (la matrice è datata 28 maggio) pubblicato dalla Cricket, che era una sottoetichetta della Fonit-Cetra.
In realtà la recensione vera e propria del disco la potete trovare in questi due articoli pubblicati ad agosto da "La Stampa" e da "Stampa Sera", per cui non ci dilunghiamo sull'analisi dei singoli brani, di cui evidenziamo solo "'L _Beatles_ d' Porta Pila" per il tema particolare (d'altronde si era in piena era beat...) e "La piola dij rubinet" perché è stata ripresa in seguito da Mario Piovano, che è anche citato nella copertina dell'album.
Piovano è del resto l'autore di quasi tutti i brani del disco, ed anche quelli tradizionali (che sono "I forestè", "'L ciocaton" e appunto "La piola dij rubinet") sono comunque rielaborati da lui, mentre i testi sono del giornalista Piero Novelli con la collaborazione in due brani di Franco Roberto.
Novelli firma anche la presentazione del disco che potete leggere nel retro di copertina.
Beppe Morano è accompagnato alla fisarmonica da Piovano e alla chitarra da Gino Luone.


LATO A

1) 'L tango dj' ajassin (Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La banda dij cioch (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
3) I forestè (tradizionale)
4) Che sumia (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
5) Pizzo alla greca (Sandro Gatti Goria)
6) Pautasso Lice (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) 'L bateur
2) 'L ciocaton (tradizionale)
3) La portiera dij Molass (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) 'L tombarel (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) La piola dij rubinet (tradizionale)
6) 'L _Beatles_ d' Porta Pila (Piero Novelli-Mario Piovano)

sabato 28 dicembre 2013

Mario Piovano - La rampa 'd Cavôret/La famija numerôsa (1966)












Anche Mario Piovano se n'è andato, in questo 2013 decisamente funesto per la musica (tra l'altro qualche giorno fa ho saputo che a novembre è morto anche Corrado Castellari, e la notizia è passata decisamente sotto silenzio).
Di Piovano avevamo presentato tempo fa un album, mentre oggi lo ricordiamo con un 45 giri del 1966, registrato con Mauro Mauri alla voce per una piccola e sconosciuta etichetta, la Zog Records, distribuita dalla Zoggia di Cumiana: si tratta quindi, come si può ben capire, di un disco distribuito solo a livello locale. Questa è una delle cose che rendono la ricostruzione della discografia di Mario Piovano particolarmente difficoltosa: infatti oltre ai dischi incisi per l'RCA e la Fonit-Cetra, ci sono moltissimi altri 45 e 33 giri pubblicati da etichette spesso distribuite solo in Piemonte o, al massimo, nel Nord Italia, con canzoni reincise anche tre o quattro volte (è lo stesso tipo di difficoltà che si riscontra con altri cantanti legati al folk, come ad esempio il pugliese Matteo Salvatore).
Passando alle due canzoni di questo disco, "La rampa 'd Cavôret" è la canzone più nota, anche perchè era stata incisa l'anno precedente da Roberto Balocco nel suo secondo LP, "Le canssôn dla piola 2", pubblicato dalla Fonit-Cetra.

Per chi non lo sapesse, Cavoretto è un borgo che si trova sulle colline torinesi, ed è una frazione della città.
Il brano sul retro, "La famija numerôsa", è sulla falsariga de "La rampa 'd Cavôret".
Entrambe le canzoni sono firmate in SIAE da Roberto Balocco, mentre la firma sull'etichetta è Zoggia (cognome che in SIAE non risulta tra gli iscritti).

1) La rampa 'd Cavôret
2) La famija numerôsa


lunedì 21 gennaio 2013

Beppe d' Môncale' - Me môngardin/Ingenuità (1970)












Giuseppe Morano nacque nel 1919 a Moncalieri (morì a Boves, dove si era trasferito gli ultimi anni, il 19 luglio 2003), da cui il nome d'arte, scritto con grafia variabile a seconda delle incisioni: Beppe d' Môncale' o Beppe 'd Môncale', come nel disco di cui parliamo oggi.
Beppe debutta su disco molto tardi, incide il suo primo album per la Cricket (sottoetichetta della Fonit-Cetra) a quarantasette anni, dopo essere stato scoperto da Mario Piovano e Piero Novelli: ma è da alcuni anni che propone nelle piole e nei locali torinesi il suo repertorio, costituito da rielaborazioni di canti popolari e da motivi originali scritti da vari autori.
Il 45 giri del post di oggi è pubblicato dalla Cedi, casa discografica torinese che aveva alcune sottoetichette come la Moon, specializzata in beat, e Il Falò, che si occupava di folk e per cui hanno inciso anche Renzo Gallo e il genovese Piero Parodi tra gli altri.
"Me môngardin" proviene dal repertorio di Carlo Artuffo, celebre attore piemontese specializzato in commedie ed autore anche di molte canzoni a carattere umoristico, come questa; per chi non lo sapesse, Mongardino (in piemontese Mongardin) è un comune in provincia di Asti, e forse può essere d'aiuto per capire il testo sapere che "crin" significa maiale.
"Ingenuità" è scritta invece da Angelo Gay, ed il testo è abbastanza comprensibile anche da quelli nati oltre Ticino e dall'Appennino Ligure in giù.
Accompagna il complesso del maestro Claudio Valle.

1) Me môngardin (Carlo Artuffo)
2) Ingenuità (Angelo Gay)

sabato 29 settembre 2012

Luisella Guidetti - …e poi domani ancora (1969)










 
L'intervista a Corgnati su "La Stampa"
Abbiamo accennato a Luisella Guidetti quando abbiamo parlato pochi giorni fa dell’album “Torino cronaca” di Mario Piovano: oggi presentiamo il primo dei suoi tre album, “…e poi domani ancora”, che è stato anche il primo 33 giri pubblicato dalla Numero Uno ad ottobre del 1969 (come racconta Corgnati in un’intervista a “La Stampa” del luglio 1969).
La scheda sul disco della Guidetti in "Musica Leggera"
Nel numero 7 di “Musica leggera”, di dicembre 2009, vi è uno speciale dedicato all’etichetta di Mogol e Battisti, con varie interviste (di Michele Neri ad Alessandro Colombini, di Franco Zanetti a Mara Maionchi, di Maurizio Becker ad Antonella Camera, di Luciano Ceri a Patrizio Ihle oltre a due realizzate da me ad Umberto Tozzi e a Franco Daldello) ed una serie di schede scritte da Michele Neri, Christian Calabrese e da me sui dischi più importanti della casa discografica: tra gli altri io ho preparato quella sul disco della Guidetti.
Nata nel 1949, la cantante inizia l'attività nel 1965, a sedici anni: proprio in quell'anno infatti, a dicembre, il suo nome compare per la prima volta su "La Stampa" come 
La Stampa 16 dicembre 1965 pag.4
cantante, in un'esibizione alla sala danze Gaudio (insieme con altri due cantanti sconosciuti, tali Elio Grassidonio ed Ezio Gugliermetti), e negli anni successivi si succedono le sue apparizioni in vari locali cittadini e in festival.
A partire da marzo 1969 inizia la sua collaborazione con Mario Piovano, e pochi mesi dopo a luglio la Guidetti viene scoperta da Maurizio Corgnati, regista e all’epoca ancora marito di Milva, che diventa il suo produttore; a settembre “La Stampa” registra la sua partecipazione alla Festa dell’Uva di Caluso, insieme ad un'altra ragazza scoperta da Corgnati, Graziella Ciaiolo (di cui abbiamo presentato due anni fa un suo album).
Luisella Guidetti e Graziella Ciaiolo su "La Stampa"
Prima della fine dell’anno viene pubblicato il suo 33 giri “…e poi domani ancora”, prodotto da Maurizio Corgnati e da Alessandro Colombini, così recita la copertina: in realtà, come ha raccontato Colombini a Michele Neri, il disco venne portato all’etichetta già registrato, e Colombini inserì solo il nome.
Uno stralcio dell'intervista di Michele Neri a Colombini
In poco tempo, nei trafiletti su “La Stampa”, Luisella viene etichettata come “La cantante della mala torinese”: infatti le tematiche dei testi delle canzoni sono per lo più legate alla descrizione di vicende della malavita cittadina.
Apre il disco “Le balenghe”, che è la storia di una prostituta: per i non piemontesi spieghiamo che il garga (abbreviazione di gargagnano) citato nella canzone altri non è che quello che a Roma si chiama magnaccia, a Milano rocheté e a Napoli ricottaro; e la canzone successiva, “La legge d' la mala”, parla appunto di un garga accusato di omicidio ma scagionato dalla sua protetta.
“Si l'è vera” è un’altra storia di un omicidio in ambienti malavitosi.
Come abbiamo ricordato nel post su “Torino cronaca” di Piovano, “Requiem per 'na fija d'vita”, che è ispirato ad un fatto di cronaca nera che è ricordato a Torino ancora oggi, l’omicidio, rimasto impunito, della prostituta francese Martine Beauregard, uccisa il 18 giugno 1969; rispetto alla versione di Piovano, quella della Guidetti ha un’introduzione recitata che racconta del ritrovamento del cadavere di una prostituta, ed un ulteriore intermezzo parlato verso metà canzone.
“T'ses n'vigliacc” è la storia di una donna condannata per un delitto di gelosia…un chiarimento per i non torinesi: la via Catania di cui si parla nel finale della canzone è la strada che porta al Cimitero Monumentale.
“Balada dij pendù” è un adattamento in piemontese di Luigi Olivero della “Ballata degli impiccati” di François Villon, e non a caso precede “L'rondo' dla forca” (la rotonda della forca), che è la piazza all’incrocio tra corso Regina Margherita, via Cigna, corso principe Eugenio e corso Valdocco in cui venivano impiccati i malviventi, in cui ora vi è il monumento a san Giuseppe Cafasso, a sua volta seguita da “La cà dij maledet”, che chiude questa trilogia sugli impiccati e lascia spazio ad un ultima canzone, “L'valser del pensionà”.
In “L'rondo' dla forca” vi è un errore nei crediti: non è infatti citato il coautore del testo Riccardo Bellato, sostituito da Novelli (che invece non appare nel deposito Siae).
La Guidetti dimostra di avere una voce molto bella, ma soprattutto di avere delle grandi doti di interprete, che avrebbero meritato sicuramente maggior fortuna: sul mondo della mala raccontato nelle canzoni, invece, ormai è totalmente scomparso e sostituito da altre bande ed altri linguaggi.

LATO A

1) Le balenghe (Luciano Marocco- Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La legge d' la mala (Piero Novelli-Mario Piovano)
3) Si l'è vera (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) Requiem per ‘na fija d'vita (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) T'ses n'vigliacc (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) Balada dij pendù (Da Francois Villon) (Luigi Olivero-Mario Piovano)
2) L'rondo' dla forca (Franco Roberto-Riccardo Bellato-Mario Piovano)
3) La cà dij maledet (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) L'valser del pensionà (Piero Novelli-Mario Piovano)

martedì 25 settembre 2012

Mario Piovano - Torino cronaca (1972)












Ritorniamo a parlare di canzone d’autore, in questo caso dialettale, con un album del 1972 di Mario Piovano (la data della matrice è il 16 maggio): in realtà Piovano, noto fisarmonicista e compositore (sua è la celeberrima “Cimitero di rose”), non è un vero e proprio cantautore, visto che compone solo le musiche, mentre i testi sono scritti dal giornalista Piero Novelli.
La coppia aveva avuto due anni prima un precedente importante: i due infatti avevano scritto quasi tutte le canzoni dell’album di Luisella Guidetti “E poi domani ancora”, album che, come si sa, fu il primo pubblicato dalla Numero Uno di Mariano Rapetti, Mogol, Alessandro Colombini, Franco Daldello e Lucio Battisti; il disco, prodotto da Maurizio Corgnati, racchiudeva alcune canzoni in piemontese con tematiche legate al mondo della malavita torinese.
Anche “Torino cronaca” trae spunto da questi temi, come si può notare anche solo leggendo la presentazione del disco che Piero Novelli fa sul retro della copertina.
Tra le canzoni possiamo ricordare “Sôn andait a Casablanca”, una delle prime canzoni a raccontare la storia di un transessuale, “'l gat gris”, la spagnoleggiante “Marijuana” e il brano conclusivo, “Requiem per 'na fija d'vita”, che è ispirato ad un fatto di cronaca nera che è ricordato a Torino ancora oggi, l’omicidio, rimasto impunito, della prostituta francese Martine Beauregard, uccisa il 18 giugno 1969; questa inoltre l'unica canzone già conosciuta, in quanto pubblicata nel citato disco della Guidetti.
I musicisti che accompagnano Piovano, che suona il pianoforte e la celeste, sono i solisti di Gino Luone, contrabbassista, composti dal batterista Renato Avidano, da Franco Corsi alla Tromba, Riccardo Ducci alla fisarmonica e al mandolino, mentre alla chitarra c’è, direttamente dagli Asternovas di Fred Buscaglione, Oreste Corrado.
Luone e Ducci avevano in passato accompagnato Roberto Balocco nei vari dischi “Le canssôn dla piola”, pubblicati a partire dal 1965, a cui del resto aveva collaborato lo stesso Novelli come autore di alcuni testi.

LATO A

1) La donna pavone
2) Sôn andait a Casablanca
3) La mia fisa (Paris l'è sì...)
4) Mi, chiel e 'l merlô
5) E l'Po s'na frega
6) 'l gat gris

LATO B

1) La canssôn dij lofi
2) Ah le fômne d' Turin
3) Marijuana
4) L'ultim amis
5) La côlpa l'è del tubô
6) Requiem per 'na fija d'vita

mercoledì 27 giugno 2012

Paulin - Kentucky/Un sabato o l'altro (1970)












Paulin è lo pseudonimo di Paolo Penco, cantante e cabarettista torinese che aveva debuttato a trent’anni, dopo aver fatto il camionista, e che raggiunse una certa notorietà nei primi anni ’70, in cui appariva anche in televisione sulla Rai; ricordo di averlo visto da bambino, doveva essere il 1970 o il 1971, mentre presentava una sua versione tradotta in piemontese de “Lo straniero di Moustaki” (mi ricordo che iniziava “Con ‘sta faciasa da galera…”).
“Kentucky” racconta la storia d’amore tra una ragazza americana (proveniente appunto da quello stato) ed un operaio della Fiat “con un unico pullover ma targato latin-lover”: è impossibile non farsi venire in mente, ascoltandola, le storie cantate da Fred Buscaglione, anche a causa del forte accento torinese di Paulin, così simile a quello del suo predecessore.
Il testo è di Mauro Castagneri, mentre le musiche sono di Mario Piovano e Pino Pisano (quest’ultimo è il chitarrista del gruppo beat torinese degli Stereo, autori di un bel disco strumentale per la DKF nel 1966); l’etichetta riporta Castagneris al posto del cognome corretto, ed omette Piovano dagli autori.
“Un sabato o l’altro” è un valzer che racconta un sabato vissuto in una balera di periferia, di quelle vicine ai vecchi circoli Arci, con il quadro di Gaetano Bresci che ammazza re Umberto: il testo è di Leo Chiosso mentre la musica è di Mario Piovano ma, per un evidente errore, sull’etichetta il cognome del musicista di Cambiano è diventato “Pisano” (con riferimento forse al coautore del lato A)….ma ad errore si somma errore: infatti in Siae la canzone è depositata, per così dire, al femminile, con il titolo “Un sabata o l’altro”….mah!!!

1) Kentucky (Mario Castagneri-Pino Pisano-Mario Piovano)
2) Un sabato o l'altro (Leo Chiosso-Mario Piovano)

martedì 20 settembre 2011

Domi Serengay – Bel Canavese/Donne e whisky (1962)












Ritorniamo a parlare di Domenico Serengay, il titolare della Kansas, non come discografico ma come cantante: questo 45 giri, con la matrice datata 1 febbraio 1962, è inciso per un’etichetta sconosciuta, “Serma International Record”, di cui non so nulla, se non che, più o meno nello stesso periodo, ha pubblicato un 45 giri con una canzone sul Bologna, come potete veder qui.
Sul retro copertina, però, leggo che la distribuzione è della “Arti-Plast” di Torino, che non so cosa sia…ma conosco invece l’indirizzo, via Bologna 9, che era quello che, in seguito, diventerà il recapito torinese della Kansas…probabilmente quindi l’eclettico Serengay (che, ricordiamo, oltre che cantante e poi discografico fu, in gioventù, attore di teatro ed anche un pittore di talento) era già attivo nel campo della distribuzione discografica…chissà.
Passando alle canzoni, “Bel Canavese” è un valzerone tradizionale non particolarmente originale; meglio il retro, “Donne e whisky”, che è un twist allegro e con un testo spensierato.
Sul retro di copertina è citata l’orchestra di Mario Piovano, presente in realtà solo sul lato A, mentre sul retro accompagna il complesso di Mario Marcucci, autore della musica del brano.
Come al solito vi è una discrepanza fra l’etichetta e la Siae: al deposito infatti vi è, oltre a quella di Marcucci, anche la firma come coautore della musica di Mario Barigazzi, cioè il celebre fisarmonicista Barimar.

1) Bel Canavese (Domenico Serengay-Mario Piovano)
2) Donne e whisky (Domenico Serengay-Mario Marcucci)

giovedì 23 giugno 2011

Delia - Anche se tu tornerai/Io protesto (1967)











Tutti sanno che, ad inizio carriera, Delia Gualtiero aveva inciso i primi 45 giri usano solo il nome, Delia; ma pochi sanno che, qualche anno prima, un'altra cantante aveva usato lo stesso nome (che poi anche nel suo caso era il suo nome di battesimo) per incidere quello che dovrebbe essere il suo unico disco, e di cui parliamo in questo post.
Pubblicato all'inizio del 1967, la data sul bordo del vinile è 30 dicembre 1966; come si può vedere dalla copertina del disco (che raffigura la cantante seduta sul bordo della famosissima "Fontana del melograno", all'interno del borgo medievale del Parco del Valentino), si trattava di una cantante torinese, Delia Corleto, nata nel 1947 a Torino.
Aveva iniziato la carriera di cantante partecipando a vari concorsi musicali, ottenendo poi un contratto discografico con la Kansas; la canzone sul lato A, "Anche se tu ritornerai", scritta da Luigi Menegazzi, Miki Del Prete e Domenico Serengay per il testo e da Mario Piovano ed Alfonso Corsini per la musica, è una canzone d'amore melodica.Il brano sul lato B, "Io protesto", era invece scritto da Luigi Menegazzi e Domenico Serengay per il testo e da Mario Piovano per la musica e non è una canzone di protesta, nonostante il titolo (all'inizio il testo recita "Io protesto fermamente / contro chi protesta sempre").Delia ebbe anche l'occasione di presentare il disco in televisione, nel corso di "Settevoci"; in seguito partecipò anche alla "Crociera Beat", organizzata dalla Davoli nell'ambito del Torneo EuroDavoli e dalla rivista "Giovani", ed al musicarello "Playboy" di Enzo Battaglia, che venne girato durante la Crociera.

1) Anche se tu ritornerai (Luigi Menegazzi-Miki Del Prete-Domenico Serengay-Mario Piovano-Alfonso Corsini)
2) Io non protesto (Luigi Menegazzi-Domenico Serengay-Mario Piovano

martedì 22 marzo 2011

Graziella Ciaiolo - La strada che porta in città (1970)












Mario Piovano è stato sicuramente uno degli artefici più importanti della rinascita della canzone in lingua piemontese degli anni ’60, quella che ha prodotto artisti notissimi come Gipo Farassino e Roberto Balocco ed altri meno conosciuti ma altrettanto interessanti come Luisella Guidetti, Domenico Seren Gay e Graziella Ciaiolo, oltre allo stesso Piovano che, a parte la sua produzione come solista, ha collaborato con tutti e tre questi ultimi artisti. Per la Guidetti e la Ciaiolo ha scritto infatti molte canzoni per due loro album (quello della Ciaiolo è l’argomento del post di oggi), mentre con Seren Gay ha scritto canzoni per molti artisti della Kansas (come i Camaleonti e i Cavernicoli), scoprendone e lanciandone alcuni (ad esempio i Rogers).
Passiamo a Graziella Ciaiolo, cantante nata a Cambiano nel 1949: nel retro di copertina del disco è raccontata la sua biografia, che ripercorriamo per sommi capi. Inizia ad esibirsi giovanissima come cantante di operetta in vari spettacoli scolastici; dopo la qualifica di segretaria d'azienda, si dedica a tempo pieno all'attività di cantante, partecipando a vari concorsi, ed imparando a suonare la chitarra e la fisarmonica dedicandosi all’inizio al folk. Si specializza poi in un repertorio di canzoni popolari piemontesi, partecipando nell'agosto 1969 al Festival Nazionale dei Cantastorie di Piacenza, in cui ottiene un buon successo e, in conseguenza di ciò, viene notata dalla Fonit-Cetra, etichetta tra le più attente alla musica popolare, che le propone un contratto discografico. Incide così il primo album, con canzoni scritte, come abbiamo detto, da Mario Piovano per le musiche e da Piero Novelli e Luigi Olivero per i testi.
Gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra sono di Romano Farinatti, collaboratore di Gipo Farassino ed Ivano Fossati (e, con lo pseudonimo “Nat Romano”, dell’etichetta DKF di Heppy Ruggiero); in alcuni casi, come “L’amour di Bersalie”, si ispirano al liscio, in altri, come “Cansôn di Brasabosc”, al folk delle valli alpine.
Dopo questo disco la carriera della Ciaiolo continua con canzoni in italiano, come “Vedo lui”, con cui partecipa al Festivalbar nel 1970 o “Lontano vicino”, con cui gareggia al Disco per l’estate del 1972. Dopo altri dischi Graziella si ritira dall’attività nel mondo musicale ed apre un’azienda che produce abbigliamento a Moncalieri, azienda tuttora esistente.

LATO A

01) L'amour di Bersalie (Piero Novelli-Mario Piovano)
02) Cansôn di Brasabosc (Luigi Olivero-Mario Piovano)
03) La nascita di Giandôja (Luigi Olivero-Mario Piovano)
04) L'sogn d'Giacô Trôss (Luigi Olivero-Mario Piovano)
05) L'amour an ti gran (Luigi Olivero-Mario Piovano)
06) Wiener vine valz (Luigi Olivero-Mario Piovano)

LATO B

01) La cômessa (Piero Novelli-Mario Piovano)
02) Mi chiel e l'merlô (Piero Novelli-Mario Piovano)
03) La scômssa (Piero Novelli-Mario Piovano))
04) I cimiteri dla mala sort (Piero Novelli-Mario Piovano)
05) Balada miloz dij mort ed lofoten (Luigi Olivero-Mario Piovano)