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venerdì 21 novembre 2025


INTERVISTA AD ALFREDO ROSSI

Una delle prime interviste che ho realizzato è stata, nel 2008, al discografico ed editore musicale Alfredo Rossi, che mi accolse nel suo ufficio pieno di dischi d'oro appesi al muro e foto con dedica, tra cui una di Nat King Cole, che trovate nell'articolo che venne pubblicato solo nel 2013, nel numero 5 di Nuovo Ciao Amici, quando ormai il signor Alfredo ci aveva lasciato. Credo che oggi avrei fatto altre domande, approfondendo di più certe questioni e chiedendo anche cose su altri artisti; ci fu solo una cosa che mi chiese di omettere, il nome dell'artista di cui si parla in occasione delle esibizioni a New York per gli emigranti italiani. In occasione dei due incontri a Milano in cui realizzammo l'intervista (il 13 febbraio e il 25 marzo 2008) Alfredo Rossi mi regalò un bel po' di 45 giri, alcuni particolari e rari (e che anni fa ho anche pubblicato in alcuni post) che, insieme alle cose che mi raccontò, mi rimangono come ricordo di un grande personaggio della nostra musica leggera.
































lunedì 26 agosto 2013

Ornella Vanoni - Un gioco senza età (1972)





"Un gioco senza età", il disco di Ornella Vanoni pubblicato a marzo del 1972 che presentiamo oggi, è uno dei suoi più interessanti per tanti motivi: innanzitutto perché contiene un evergreen come "Domani è un altro giorno", uno dei testi più belli di Giorgio Calabrese (vi rimando a quello che in merito ha scritto qui il Vampiro, condividendo ogni parola) per la cover di "The wonders you perform", successo della cantante country Tammy Wynette (sconosciuta in Italia), ma anche per le altre cover presenti e per i brani originali di cui parleremo.
La title track è una canzone dei Genesis tratta da "Tresspass": il gruppo di Peter Gabriel aveva riscosso, almeno agli inizi, più successo in Italia che in patria, e "White mountain" era (insieme a "The knife") il brano migliore dell'album; il testo italiano è opera di Claudio Rocchi, che nel disco firma anche "Io volevo diventare" insieme a Gerardo Carmine Gargiulo, canzone che aveva già inciso Giovanna, che incideva anche lei per la Ariston come la Vanoni.
Il torinese Luciano Giacotto firma ivece "Natale ciao", una delle tante cover dei Bee Gees incise in quel periodo: l'originale è "First of May", ed era stata già incisa con un altro testo ed un altro titolo (ma sempre firmato Giacotto), "Un giorno come un altro", da Giano Ton, Patty Pravo e Mal nel 1969 e l'anno successivo da Lillian e Renato dei Profeti (....e spero di non essermi dimenticato nessuno!).
Sempre Renato aveva inciso anche "Il ponte", cover della celeberrima "Bridge over troubled water" di Simon & Garfunkel, che dava il titolo ad uno degli album migliori nella storia della musica; oltre all'ex leader dei Profeti, in questo caso la Vanoni era stata anticipata anche dai Flora Fauna Cemento.
"Un uomo molte cose non le sa" era invece già stata incisa da Nicola Di Bari e da Adriano Pappalardo; scritta da Elio Isola, musicista colto che spesso citava, diciamo così, brani di musica classica all'interno delle sue canzoni.
Ritorniamo alle cover con "Immagina che", a mio parere l'unico episodio debole del disco: sarà perché l'originale è ormai più un monumento che una canzone, ma il testo dei pur bravi Limiti e Piccarreda non regge se paragonato all'originale: peraltro di "Imagine" ho ascoltato altre versioni in italiano, di Fortis e di Paoli, e nemmeno i loro risultati mi sembrano migliori.
"Acqua di settembre" è la cover di "Four days in September", canzone del gruppo irlandese Andwella scritta da uno dei componenti del gruppo, Dave Lewis, mentre "Tempi duri" è la versione in italiano, nuovamente di Calabrese (che spesso ha tradotto autori brasiliani), di "Disparada" di Gerardo Vandrè (insieme a Theo De Barros), lanciata nel 1966 da Jair Rodrigues.
Chiude questo disco una bella canzone scritta da Andrea Lo Vecchio con Roberto Vecchioni, che la incide nello stesso anno nel suo secondo LP "Saldi di fine stagione", e che tuttora la interpreta dal vivo: "La leggenda di Olaf", che non era un brano nuovo perché era già stato inciso da Michele nel suo bell'album "Vivendo cantando" del 1971.

LATO A

1) Un gioco senza età (Claudio Rocchi-Tony Banks-Peter Gabriel-Anthony Philips-Mike Rutherford)
2) Natale ciao (Luciano Giacotto-Barry Gibb-Robin Gibb-Maurice Gibb)
3) Domani è un altro giorno (Giorgio Calabrese-Jerry Chesnut)
4) Il ponte (Alessandro Colombini-Paul Simon)
5) Io volevo diventare (Gerardo Carmine Gargiulo-Claudio Rocchi-Gerardo Carmine Gargiulo)

LATO B

1) Un uomo molte cose non le sa (Alberto Salerno-Elio Isola)
2) Immagina che (Paolo Limiti-Felice Piccarreda-John Lennon)
3) Acqua di settembre (Mario Coppola-David Lewis)
4) Tempi duri (Giorgio Calabrese-Geraldo Vandré-Théo De Barros)
5) La leggenda di Olaf (Roberto Vecchioni-Andrea Lo Vecchio)

mercoledì 3 luglio 2013

Claudio Rocchi - Grazie/Cerchi (1971)












Concludiamo la trilogia di post dedicati a Claudio Rocchi con il 45 giri pubblicato ad aprile del 1971, tra il primo album "Viaggio" e il secondo, quel "Volo magico n° 1" che è sicuramente il suo migliore (nonchè una delle cose migliori della discografia italiana di quel periodo, arricchito da due bonus tracks su cui ritorneremo più avanti.
Le due canzoni sono entrambe scritte da Claudio Rocchi, mentre gli arrangiamenti e la direzione d'orchestra sono curati da Franco Orlandini, ex componente dei bergamaschi Mat 65, che in quel periodo lavorò per la Ariston come arrangiatore.
Sicuramente interessanti tutte e due, a mio parere "Grazie", sia per il testo che per la musica, è tra le migliori scritte da Rocchi.
Per completare il post abbiamo inserito due bonus track: la prima, "La morte, la porta", risale alle sessioni di "Volo magico" e non venne inserita né nell'album né in "La norma del cielo" (in cui alcuni brani risalivano al disco precedente); Rocchi la recuperò solo nel 1996, nella raccolta di inediti "I think you heard me right".
Completamente inedita è invece il quarto brano, che proviene da una lacca di test con quattro brani risalenti al 1970, dalle sessioni di "Viaggio" con Mauro Pagani al flauto: mentre le altre tre canzoni sono state pubblicate, questa che è intitolata "Fame di pane (la colomba bianca)" (ma probabilmente si tratta di un titolo provvisorio) no, e non mi risulta che sia stata recuperata in seguito: è un peccato, perché la canzone è comunque bella, nel suo stile di quegli anni.

1) Grazie
2) Cerchi
Bonus track: 3) La morte, la porta (1971)
                      4) Fame di pane (la colomba bianca)  (1970, inedito)

sabato 29 giugno 2013

Claudio Rocchi - Indiscutibilmente/La televisione accesa (1970) e il primo Claudio Rocchi












Il secondo post dell'omaggio a Claudio Rocchi è costituito dal suo 45 giri di debutto da solista, pubblicato all'inizio del 1970 (la data sulla matrice è quella del 26 marzo), e da altri brani risalenti al primo periodo della sua attività discografica, sia con gli Stormy Six che da solista.
Cominciamo dalle due canzoni del singolo, "Indiscutibilmente" e "La televisione accesa", firmate entrambe da Alberto Salerno con Rocchi per i testi e da Massimo Salerno, che si occupa anche degli arrangiamenti, per le musiche: il primo brano è abbastanza lontano dallo stile consueto del cantautore, ed inizia con una melodia fischiata accompagnata addirittura da uno scacciapensieri; il ritmo può ricordare "Una storia d'amore" di Celentano.
"La televisione accesa", acustica, è invece più simile ai brani del Rocchi del primo periodo, sia musicalmente, sia per il testo che è d'amore ma descrittivo di piccole cose e situazioni.
Seguono quattro canzoni tratte dal primo album degli Stormy Six, "Le idee di oggi per la musica di domani": sono i quattro brani cantati da Rocchi e firmati sul disco da lui e da Fabbri (che si erano comunque accordati per firmare insieme le canzoni scritte in realtà da soli, un po' come Lennon e McCartney); in SIAE alle loro si affianca anche la firma di Nisa, Nicola Salerno, noto paroliere che però qui firma le musiche.
Di queste sicuramente "Ramo" e "Sotto i portici di marmo" sono quelle più facilmente ricollegabili allo stile di Rocchi: la prima è accompagnata da un sitar suonato da Aruna, un musicista indiano, e dalla tabla suonata dal batterista degli Stormy Six Toto Zanuso, mentre la seconda si ricollega ad una canzone di Roy Harper (come nel suo sito racconta lo stesso cantautore); Rocchi si accompagna con la chitarra acustica e con gli archi suonati da Maria Derseta (violino), Anna Jacobi (viola) e Aldo Amadi (violoncello).
Gli altri brani sono invece delle registrazioni risalenti al primo album, "Viaggio", con Mauro Pagani al flauto, Eugenio Pezza al pianoforte, Gianfranco Lombardi al basso e sempre Zanuso alla batteria e alle percussioni, che non furono inclusi in quel disco; successivamente Rocchi li ha pubblicati negli anni '90 nei due album "Sulla soglia" e " I think you heard me right" insieme ad altro materiale.
Alcune di queste canzoni sono interessanti e tra le migliori della sua produzione: in particolare "Il mio esistere", "L'aquilone" e "Coscienza".
Come sappiamo, poco più di un anno dopo queste registrazioni, nel 1972 Mauro Pagani dedicherà a Rocchi il testo di "Per un amico".

1) Indiscutibilmente (Alberto Salerno-Claudio Rocchi-Massimo Salerno)
2) La televisione accesa (Alberto Salerno-Claudio Rocchi-Massimo Salerno)
Bonus tracks:
   3)  La storia più bella del mondo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
   4) Ramo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
   5) I tuoi occhi sono tristi (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
   6) Sotto i portici di marmo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
   7) L'aquilone (Claudio Rocchi) (1970)
   8) Il mio esistere (Claudio Rocchi) (1970)
   9) Coscienza (Claudio Rocchi) (1970)
 10) I think you heard me right (Claudio Rocchi) (1970)
 11) Jane's lullaby (Claudio Rocchi) (1970)

lunedì 24 giugno 2013

Claudio Rocchi - Rocchi (1975)












Pare proprio che questo 2013 sia un anno nefasto per la musica: sono scomparsi finora esponenti dei generi più diversi, nomi come Jannacci, Califano, Little Tony a cui dal 18 giugno si è aggiunto anche Claudio Rocchi, senza dubbio uno dei cantautori più atipici del panorama musicale italiano.
I suoi lavori migliori (che sono anche i suoi più noti) li aveva incisi nei primi anni '70, ma anche in seguito qui e là aveva seminato gemme interessanti, e dopo la parentesi di una quindicina d'anni come Hare Krishna aveva ripreso l'attività musicale realizando alcuni buoni album.
Non ricorderemo Rocchi con "Volo magico n° 1", "Viaggio" o "La norma del cielo" (sicuramente lo hanno fatto altri) ma con una trilogia di suoi dischi, per un motivo o per l'altro, particolari.
Quello di oggi è il disco del 1975, "Rocchi", un 33 giri decisamente sperimentale, con abbondanza di improvvisazioni ("Zen session") ed elettronica: un lavoro senza dubbio difficile, che ricorda a mio parere il Battiato di "Clic" o "Mademoiselle Le Gladiator".
Decisamente profondi e ricercati i testi, come al solito.
Come tutti i suoi primi dischi, anche questo è stato pubblicato dalla Ariston di Alfredo Rossi.
Namasté, Claudio.

LATO A
1) Zen session
2) Zero

LATO B
1) Aijdmal
2) Il giorno di Malcom Azul
3) Chota sa balma
4) Certa Puglia