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giovedì 19 maggio 2016

Lino Toffolo - Lino Toffolo (1970)



Questo post dedicato al secondo LP di Lino Toffolo era programmato già da alcune settimane, e rientra nella serie di album mai ristampati in CD: il fato ha voluto che proprio ieri l'attore e cantautore veneziano ci abbia lasciato a ottantun'anni, compiuti a dicembre.
Ho intervistato Lino Toffolo cinque o sei anni fa per il libro su Enzo Jannacci: come spesso accade il dialogo aveva poi spaziato su tutta la sua carriera e non solo sulla collaborazione tra i due, e mi ricordo anche che mi era sembrato che fosse un po' malinconico per il fatto di ritenersi dimenticato, e non fosse così contento di ripercorrere i momenti principali della sua carriera, ma forse era solo una mia impressione.
Parlammo anche di questo disco pubblicato nel 1970 dalla RCA Italiana, che tra le altre contiene "Gastu ma pensà": questa canzone in origine era inserita nel primo album di Toffolo, intitolato anche questo con il suo nome e cognome e pubblicato nel 1966 dalla Fonit-Cetra, ma poi Enzo Jannacci, che aveva ascoltato il brano e se n'era innamorato, chiese a Toffolo di poterla incidere in italiano, cosa che fece nel 1968 nel suo 33 giri "Vengo anch'io. No, tu no", intitolandola "Hai pensato mai".
Vi riporto questa parte dell'intervista:
 
«”Hai pensato mai” è stato il primo punto di collaborazione tra Jannacci e me, perché con Enzo dopo abbiamo fatto anche serate in due, alla Capannina... anche con Gaber ho fatto serate. Io questa canzone la cantavo tutte le sere, ed era una canzone delicata, di quelle più incisive diciamo... ne avevo anche altre, ma questa aveva particolarmente successo. E una sera Enzo mi ha detto “Senti, ti dispiace se la incido in italiano?” “No, non mi dispiace, anzi mi fa piacere”. Mi era già capitato anche con Lauzi, che aveva inciso un altro mio brano, “Su le nuvole”, che è un po' più melodica: sono cose che fanno sempre piacere. Enzo mi ha detto appunto che la voleva fare in italiano: bisogna dire che il testo è in un veneziano facile, abbastanza comprensibile, quindi il testo lo ha scritto lui. Gli unici due punti che gli ho tradotto io sono stati proprio il titolo ed una riga in cui ci sono le parole “de bombaso”, che in veneto è il cotone idrofilo, e venne fuori “scalini di bambagia”. Non sapevo però che la cosa sarebbe stata depositata in SIAE, e così mi sono ritrovato in uno dei rendiconti semestrali “Hai pensato mai”, versione in italiano di “Gastu mai pensà”, ma in realtà l'ha tradotta lui. Poi in seguito, durante le serate insieme, me l'ha fatta cantare. Enzo era un grande artista ed era facile collaborare, c'era una stima reciproca massima ed infatti abbiamo fatto molte serate insieme: in genere io facevo una parte ed Enzo un'altra, ma c'è stato un pezzo che lui mi ha chiesto di fare insieme, si trattava di un duetto in cui facevamo due barboni che venivano assunti al Derby, infatti avevamo iniziato a farlo lì, poi lo facemmo in giro. In questo pezzo tra l'altro io suonavo il violino e lui suonava il trombone, ma davvero, ed andava sempre a finire che poi ci mandavano via. Io suonavo bene il violino ed un po' il pianoforte, Enzo invece suonava benissimo il piano mentre col trombone faceva giusto due o tre note.
Io invece facevo un brano da “Sherazade” di Rimskij Korsakov, che ha un pezzo di violino virtuosistico, facevo solo due battute ma faceva effetto sulla gente perché nessuno pensava che lo suonassi: ma anche se è un pezzetto corto per farlo devi saper suonare
».

Questo è il motivo per cui il cantautore e attore veneto decise di reinserire nuovamente la canzone in questo disco, che complessivamente si differenzia dal primo che era molto più vicino al folk ed era cantato tutto in lingua veneta perchè, oltre ad avere la maggioranza dei brani in italiano, ha anche arrangiamenti, curati da Luciano Michelini, più vicini al gusto dell'epoca.
Molto nota è la canzone che apre il disco, "Ah lavorare è bello", che Toffolo presentò anche in televisione e il cui testo mette alla berlina il consumismo, già allora dilagante; il brano seguente, "Tu sei", è una delicata canzone d'amore, con l'armonica in evidenza, mentre "I chierichetti" è un breve bozzetto tra i più conosciuti di Toffolo, con un testo poetico  e una musica da madrigale.
Con "Ma che vuoi Luisa" si torna al Toffolo spiritoso, che descrive una di quelle donne sempre insoddisfatte del loro uomo; "Voglio un sole che sia sole" è una canzone d'autore in cui Toffolo fa un'analisi della società dell'epoca mettendone in luce le ipocrisie; il testo risulta essere ancora attuale.
La bella "Senza dire una parola" ricorda certe tristi canzoni d'amore di Jannacci, mentre "E tu vuoi tu" è un dialogo di Toffolo con Dio, cantato con la voce da ubriaco. credo sia la prima canzone che parla (anche) delle truffe alimentari, profetizzando lo scandalo del vino al metanolo.
"Ciumbalailà" è l'unico brano con un testo non di Toffolo, è infatti una ripresa di alcune strofe tradizionali popolari ("chi vuol bere per dimenticare deve pagarmi prima di bere"), ed è seguito da una versione strumentale per flauto de "I chierichetti".
In "Già che son di passaggio" Toffolo ritorna ad interpretare l'ubriaco che si rivolge all'amata; di "Gastu mai pensà" abbiamo già parlato, mentre il conclusivo "Il tango dell'amore" è un tango che rifà il verso al folk da ballo ed è forse l'episodio più dimenticabile del disco.
Collaborano ai cori i "Cantori Moderni" di Alessandro Alessandroni e i "4+4" di Nora Orlandi, mentre Roberto Formentini è l'assistente musicale.
In definitiva un altro album che, se esistesse una discografia seria in Italia, sarebbe da ristampare subito in CD.

LATO A

1) Ah, lavorare è bello
2) Tu sei
3) I chierichetti
4) Ma che vuoi Luisa
5) voglio un sole che sia sole
6) Senza dire una parola

LATO B

1) E tu vedi tu
2) Ciumbailalà
3) I chierichetti (strumentale)
4) Già che son di passaggio
5) Gastu mai pensà
6) Il tango dell'amore

domenica 23 agosto 2015

Rita Pavone - Otra vez Rita (1964)













Come forse sapete, oggi Rita Pavone compie settant'anni: tra chi segue il blog c'è un parente molto stretto della cantante, speriamo che non sia in vacanza, e che possa far arrivare alla zia i nostri auguri.
Pel di Carota è una delle cantanti italiane più famose nel mondo, e sicuramente è, con Umberto Tozzi, uno dei due torinesi che hanno portato il nome della nostra città ai vertici delle hit parade di tutti i continenti, quindi abbiamo pensato di presentare uno dei suoi numerosi dischi pubblicati all'estero, un album del 1964 intitolato "Otra vez Rita" (credo che in spagnolo significhi "Un'altra volta Rita").
Questo LP è la versione argentina del secondo 33 giri pubblicato dalla Pavone, "Non è facile avere 18 anni", da cui però differisce, a parte per la copertina, per la sostituzione di "Bianco Natale", terza traccia del lato B, con "Datemi un martello", canzone che viene inserita all'apertura dello stesso lato (con qualche cambiamento quindi nella scaletta).
"Datemi un martello", versione di "If I had a hammer" di Pete Seeger (ma il testo di Migliacci non ha nulla da spartire con quello originale), era d'altronde stato pubblicato su 45 giri poco tempo dopo l'uscita italiana dell'album.
La maggior parte di queste canzoni sono molto note: "Non è facile avere 18 anni", "Son finite le vacanze", "Cuore" (cover di "Heart", successo di Wayne Newton), "Ti vorrei parlare" (scritta da Roberto Ferrante) e "Che m'importa del mondo" sono state pubblicate su 45 giri, mentre "Se fossi un uomo" è la versione italiana di un brano,  "Wenn Ich Ein Junge War", che la Pavone aveva inciso in Germania nel 1963 su un 45 giri, arrivato al secondo posto della classifica tedesca dei dischi più venduti; la canzone in originale è firmata da Rudolf Günter Loose per il testo e da Heinz Bucholz, che è uno pseudonimo del direttore d'orchestra Werner Muller, per la musica.
Vi sono poi alcuni inediti di cui uno scritto da Gianni Meccia, "Non c'è un po' di pentimento" (che però in SIAE risulta depositata anche, per la musica, da Enrico Polito).
Pelleschi, che firma la musica di "Son finite le vacanze", è lo pseudonimo di Mario Cantini.
Tra le cover è presente anche una, con testo in italiano, di "On the sunny side of the street" (celebre canzone incisa anche da Louis Armstrong); Gagis, il traduttore, è lo pseudonimo di Giuseppe Gallazzi, titolare delle edizioni musicali Francis Day; "Somigli ad un'oca" è invece "Your baby's gone surfin" di Duane Eddy.
Luis Enriquez Bacalov, autore di tre canzoni, si occupa degli arrangiamenti e dirige l'orchestra, tranne in "Se fossi un uomo", in cui è diretta da Werner Muller (poichè la base è la stessa dell'originale tedesco).
Al disco partecipano i 4+4 di Nora Orlandi.


LATO A

1) Non è facile avere 18 anni (Andreea Bernabini)
2) Somigli ad un'oca (Franco Migliacci-Duane Eddy-Lee Hazlewood)
3) Ti vorrei parlare (Carlo Rossi-Roberto Ferrante)
4) Se fossi un uomo  (Carlo Rossi-Heinz Bucholz-Rudolf Günter Loose-Werner Müller)
5) Quando sogno (Gagis-Dorothy Fields-Jimmy McHugh)
6) Cuore (Carlo Rossi-Cynthia Weil-Barry Mann)

LATO B

1) Datemi un martello (Sergio Bardotti-Lee Hays-Pete Seeger)
2) Son finite le vacanze (Carlo Rossi-Pelleschi)
3) Che m'importa del mondo (Franco Migliacci-Luis Enriquez Bacalov)
4) Non c'è un po' di pentimento (Gianni Meccia)
5) Sotto il francobollo (Carlo Rossi-Luis Enriquez Bacalov)
6) Auguri a te (Carlo Rossi-Luis Enriquez Bacalov)