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domenica 22 dicembre 2013

Mirella Visconti - Tu che m'hai preso il cuor/Triana Morena (1961)












La cantante torinese Mirella Visconti, nata nel 1938, si mette in luce a partire dalla metà degli anni '50 esibendosi in vari locali piemontesi e della Liguria; studia canto lirico al Conservatorio, ed infatti al termine della sua carriera nella musica leggera proseguirà l'attività come soprano.
Alla fine degli anni '50 diventa la cantante solista del complesso di Renzo Gallo, che diventa suo marito.
Mirella Visconti su ''Musica e dischi'' n. 181 di luglio 1961
Il disco che presentiamo oggi risale al 1961 (la matrice è datata 16 febbraio) e fu pubblicato dall'Excelsius, etichetta torinese legata alla Fonit-Cetra (con cui in seguito la cantante pubblicherà altri dischi): abbiamo trovato un articolo su "Musica e dischi" di poco successivo con la stessa fotografia della Visconti utilizzata per la copertina del 45 giri.
Sul lato A vi è la celeberrima "Tu che m'hai preso il cuor", la romanza di Franz Lehar tratta dall'operetta "Il paese del sorriso", con il testo in italiano di Mario Panzeri e Nino Rastelli, brano musicale che dal 1929 ha avuto innumerevoli versioni: Mirella Visconti mette qui in luce la sua preparazione lirica.
"Triana Morena" è invece un cha cha cha che all'epoca venne inciso da molti cantanti, tra cui il Quartetto Cetra; la canzone è firmata Laredo, che è lo pseudonimo del musicista spagnolo Vicente Mari Bas (nato ad Alicante il 10 febbraio 1912 e morto a Madrid il 19 agosto 1980), uno dei più noti compositori spagnoli di musica leggera, autore di tante canzoni che all'epoca ebbero una popolarità mondiale.
In entrambi i brani la Visconti è accompagnata dal complesso del marito.

1) Tu che m'hai preso il cuor (Mario Panzeri-Nino Rastelli-Franz Lehar)
2) Triana Morena (Laredo)

venerdì 1 giugno 2012

Renzo Gallo - Dal minicabaret Renzo Gallo n° 2 (1974)












Mercoledì è morto Renzo Gallo, il noto cantante e cabarettista torinese (ma di origini pugliesi), a 84 anni, e giovedì si sono svolti i funerali ad Avigliana, il paese dove Gallo viveva da molti anni.
Non ho trovato nemmeno un trafiletto su "La Stampa": ora, se è vero che ormai da molti anni non era più attivo in campo artistico, è pur vero anche che negli anni '60 e '70 era stato uno degli animatori delle serate torinesi con il suo locale, il Minicabaret, in cui si sono esibiti molti nomi del teatro umoristico piemontese, ed era stato inoltre con i suoi dischi incisi per la Fonit-Cetra prima e per la Rengall, la sua etichetta, poi, uno dei maggiori esponenti della canzone dialettale torinese.
Mi stupisce quindi il totale silenzio del quotidiano della mia città, segno evidente di una memoria che sta scomparendo giorno dopo giorno: ma noi, forse utopisticamente, vogliamo proprio conservare questa memoria e quindi proponiamo un album di Renzo Gallo, disco che peraltro era già programmato e la cui pubblicazione anticipiamo di qualche settimana.
Il disco è registrato dal vivo, ma l'esibizione avviene su basi musicali arrangiate dal maestro Antonio Simonetti (di cui mi pare abbiamo già parlato in questo blog): dà comunque l'idea di quello che era uno spettacolo di Gallo, con l'alternarsi alle canzoni di brani recitati.
Oltre a quelle di cui Gallo è autore, voglio segnalare in maniera particolare alcune cover: la prima è "Ma gnanca n'can", che è la versione in piemontese di "La complainte de la Butte", scritta da George Van Parys per la musica e dal regista Jean Renoir per il testo e cantata da Anna Amendola nel film "French cancan" dello stesso Renoir del 1955, in cui veniva ripercorsa tutta la storia del Moulin Rouge e del varietà francese.
Una delle versioni più celebri è quella di Mouloudj, dello stesso anno, ma recentemente la canzone è stata ripresa anche da Rufus Wainwright, nel 2001, nel film "Moulin Rouge".
La seconda cover è invece quella che apre il lato B, "Monsû car general", che è la celeberrima "Le déserteur" di Boris Vian, ripresa recentemente in italiano da Ivano Fossati nella traduzione che Giorgio Calabrese scrisse per la Vanoni (un altro testo è stato invece scritto ed interpretato da Luigi Tenco e pubblicato postumo in una raccolta di inediti curata dal Club Tenco).
 Vi è poi "Tim ciamave prosot"; che è stata lanciata da Gipo Farassino nel suo album "Me cit Turin" del 1963, con il titolo scritto "T'in' ciamave prossot": non mi avventuro certo in disquisizioni filologiche su quale sia l'esatta grafia piemontese...ma per i non piemontesi spiego che il "prossot" è una piccola pera, ed il testo della canzone, scritto da Leo Chiosso (la musica è di Giovanni Moretto ma sull'etichetta, evidentemente per un errore, è riportato come compositore Enrico Simonetti), è la storia di un tradimento perpetrato dalla più bella del Lingotto ai danni del più fesso di Nichelino.
Infine "Picun", il cui titolo originale è "Piccun dagghe cianin", che è una celebre canzone del 1957 che Gallo traduce dal genovese in piemontese, e che è la storia struggente di un uomo che assiste alla demolizione della casa della sua infanzia: il testo è di Ottavio De Santis, l'autore della celeberrima "Lungo il viale", successo di Natalino Otto.
Per chi fosse interessato, qui si può trovare un articolo con la storia della nascita della canzone.
Due sono le poesie recitate da Gallo sulla base musicale del pianoforte: "An can a la Crusetta" (la Crocietta è il noto quartiere bene torinese) e "Cor del gas", scritta insieme a Franco Roberto (che abbiamo già incontrato nel blog come collaboratore di Mario Ferrero).
Un disco che restituisce l'immagine di una Torino, quella delle piole di Balocco e della canzone dialettale, che è forse ormai irrimediabilmente scomparsa, pare nell'indifferenza generale.

LATO A

1) Ghitin (Renzo Gallo)
2) Parlato (Renzo Gallo)
3) Tim ciamave prosot (Leo Chiosso-Giovanni Moretto)
4) Ho tambussato alla tua porta (Renzo Gallo)
5) Ma gnanca n'can (Renzo Gallo-Jean Renoir-Georges Van Parys)
6) An can a la Crusetta (Renzo Gallo-Nando Francia)

LATO B

1) Monsû car general (Renzo Gallo-Boris Vian)
2) Cor del gas (Franco Roberto-Renzo Gallo-Nando Francia)
3) Mama che noit (Renzo Gallo)
4) Picun (piccon dagghe cianin) (Renzo Gallo-Ottavio De Santis-Gino Pesce)

domenica 13 maggio 2012

Domenico Serengay - Juventus (1961 e 1973)













Domenico Serengay – Juventus/Maria (1961)

Penso che molti di voi avranno capito che in questi giorni sto usando la Juventus come "scusa" per presentare, come di consueto, alcuni dischi particolari accomunandoli da questo tema: un'occasione per fare post su John Charles, il Poker di Voci, Don Marino Barretto e Domenico Serengay, come ci apprestiamo a fare oggi con due 45 giri.
In realtà la canzone sul lato A è la stessa per entrambi, come vedremo.
Il primo disco risale al 1961 ed è pubblicato dalla Phonocolor, etichetta di cui era direttore artistico il Maestro Gino Mescoli e che si trasformerà alla fine di quell'anno nella Style.
Domenico Seren Gay (questo il suo vero nome e cognome) all'epoca non aveva ancora fondato la Kansas: aveva avuto un passato come attore dialettale in piemontese, sin dagli inizi degli anni '50, e dalla fine del decennio aveva intrapreso anche l'attività di cantante con il nome d'arte Domi Serengay.
Juventino (come abbiamo visto in un post di qualche giorno fa), questo è il suo primo disco dedicato alla bianca signora: “Juventus” è un brano introdotto da un finto cronista che annuncia l'ingresso in campo della Juventus; la musica è di Gino Mescoli, che si firma con lo pseudonimo “Sonago” (vi ricordate la firma in "Ho scritto t'amo sulla sabbia" di Franco IV e Franco I?).
Maria” cita all'inizio la celebre “Oi Marì”, un po' più avanti “'O surdato 'nnammurato”, ed è una canzone d'amore di stampo tradizionale, su musica di Giovanni Fiori.

1) Juventus (Domenico Seren Gay-Gino Mescoli)
2) Maria (Domenico Seren Gay-Giovanni Fiori)













 Domenico Serengay e Renzo Gallo - Juventus/Tango de carota (1973)

Questo invece è un disco del 1973 pubblicato dalla Kansas: “Juventus” è la stessa canzone del 45 giri precedente, e devo dire che anche la registrazione mi sembra uguale, con la sola sovrapposizione della ritmica: infatti batteria e basso sono, in questo disco, molto più in evidenza.
Mescoli qui usa un altro pseudonimo, Scotland.
Sul retro c'è Renzo Gallo, un personaggio su cui avremo sicuramente modo di ritornare, che è una delle colonne della musica folk piemontese di stampo comico: qui gioca a fare il pugliese, ma Gallo è un torinese doc.
Il testo è dello stesso Gallo con Giorgio Seren Gay, mentre la musica è di Gallo con Achille Ovale e Bernestin, pseudonimo di Domenico Serengay.

1) Juventus (Domenico Seren Gay-Gino Mescoli)
2) Tango de carota (Lorenzo Gallo-Giorgio Seren Gay-Bernestin-Achille Ovale-Lorenzo Gallo)