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venerdì 9 agosto 2013

The Rogers - Tam tam/Vorrei davvero (1969)












Dopo quello del gruppo di Tempera, Bandini e Tavolazzi, il secondo post beatlesiano è questo di oggi, in cui presentiamo una delle innumerevoli cover dei Beatles con un testo in italiano, "Come together" che con le parole scritte da Franco Migliacci  e Sergio Bardotti diventa "Tam tam" per i piemontesi Rogers.
Il gruppo ne fa una versione ben suonata e non dissimile dall'originale: ad essere un po' sottotono è invece il testo, che probabilmente Bardotti e Migliacci hanno scritto con la mano sinistra.
A proposito dei Rogers, abbiamo ricevuto qualche tempo fa alcune notizie da un'amica del blog, Valentina Viola, sul sassofonista Nunzio Arcidiacono, che riporto qui:

Il compianto Nunzio Arcidiacono, voce e sax del complesso, talento puro anche con le chitarre, era di padre siciliano, anche lui musicista di valore; è nato e vissuto sempre a Savona fino al matrimonio e s'è sposato a Roma, dove è morto nel 1999...
Ha sempre coltivato la passione musicale e ve n'è traccia certa nelle note in collegamento:


a Borrello (CH) aveva una casa e tanti amici e vi si ritirava nei periodi di riposo.
Io da bimba piccina giocavo con i suoi strumenti e lui mi insegnava la musica! bei ricordi...
mi sentivo in dovere per ricordare una persona splendida che non c'è più! (è morto di leucemia nel 1999)
So che ha suonato, occasionalmente, in altri contesti di ottimo livello, ma non saprei essere più precisa, non ricordo bene...
Grazie ancora per l'attenzione
Valentina
I Rogers con Arcidiacono al sax (foto fornita da Valentina Viola)

Possiamo solo aggiungere che uno dei motivi per cui esiste questo blog è proprio quello di ricordare personaggi che hanno fatto la musica italiana e che sono stati dimenticati (e a volte, come per Arcidiacono, non ci sono più), e di raccogliere informazioni su di essi per ricordarli meglio, con contributi come quello di Valentina.
E come aveva anticipato un altro amico del blog, Annunziato Cangemi, in un commento a questo post , i Rogers e "Vorrei davvero" incrociano nuovamente le loro strade, sul lato B di "Tam Tam", e vi rimando al post originale per i commenti su questo brano.

1) Tam tam (Franco Migliacci-Sergio Bardotti-John Lennon-Paul McCartney)
2) Vorrei davvero (Maria Evangelista Tumminelli-Bill Crompton-Morgan Jones)

sabato 3 agosto 2013

The Pleasure Machine - The long and winding road/A song (1970)












Due post beatlesiani: il primo oggi, il secondo fra qualche giorno.....e cominciamo con The Pleasure Machine, il gruppo composto da Vince Tempera alla voce e alle tastiere, Ares Tavolazzi al basso ed Ellade Bandini alla batteria, con la collaborazione alle chitarre di Gigi Rizzi (non il playboy scomparso di recente, ma il noto musicista dei Califfi di Clem Sacco).
Nel 1970 (la matrice riporta la data del 18 giugno) incidono una cover di "The long and winding road", pubblicata pochi mesi prima in quello che sarà l'ultimo album dei quattro di Liverpool: molte furono le canzoni dei Beatles incise da solisti o da gruppi italiani nel periodo, alcuni famosi come i Camaleonti ("Norvegian wood") o i Nuovi Angeli ("Obladì obladà"), altri sconosciuti come i Castellani ("Penny Lane") o i Birilli ("I want to hold your hand"), ma erano quasi tutte con testi (a volte improbabili....) in italiano, mentre pochissime sono quelle cantate in lingua originale, e questa dei Pleasure Machine è una di queste.
La cosa paradossale è che in effetti "The long and winding road" fu incisa in italiano, ma da.....un inglese! Abbiamo già parlato qui nel blog di  Day Costello , il padre di Elvis, e della sua "La lunga strada che" (inserita come bonus track in questo post).
Il retro, "A song", è un brano strumentale eseguito dai tre, con il pianoforte di Tempera, che ne è l'autore, come strumento solista.

1) The long and winding road (John Lennon-Paul McCartney)
2) A song (Vince Tempera)
Bonus track: 3) Day Costello - La lunga strada che (Felice Piccarreda-John Lennon-Paul McCartney)

lunedì 29 luglio 2013

Rica Pereno - EP (1957)













La cantante torinese Rica Pereno fu scoperta dal maestro Carlo Prato, ed iniziò la carriera nel "Quartetto Stars", gruppo vocale formato dallo stesso Prato e composto da Mariuccia Barbesini, Mariolina Gai e Santina Della Ferrera oltre che dalla Pereno; con il quartetto debuttò nelle trasmissioni della Rai di Torino cantando con le orchestre di Angelini, Fragna, Barzizza e Ferrari e partecipò al Festival di Sanremo nel 1953 con quattro canzoni, "Campanaro" (che si classificò al secondo posto), "Il passerotto", "Sussurrando buonanotte" e "Papà Pacifico".
Scioltosi il gruppo, iniziò la carriera solista nel 1954, incidendo alcuni 78 giri per la Cetra, ed entrò poi nell'orchestra di Nini Rosso come cantante, effettuando anche un tour in India
Il disco di Rica Pereno che presentiamo è un EP datato 18 giugno 1957; le canzoni però erano già state pubblicate su 78 giri  nel 1954.
La cantante è raffigurata in copertina, ed è accompagnata dall'orchestra di Cinico Angelini in "Ninì Pampan" (è superfluo ovviamente dire a chi sia dedicata questa canzone), dal complesso di Canzio Allegriti in "Ballata selvaggia", dall'orchestra di Francesco Ferrari in "O mein papà" e infine da quella di Armando Fragna in "A francesa"
Sull'etichetta è riportato che nell'orchestra di Ferrari suonano Nini Rosso alla tromba e Piero Filanci al violino; quest'ultimo aveva suonato per alcuni anni nell'orchestra di Pippo Barzizza.
Rica Pereno concluderà la sua carriera con il matrimonio con l'inglese John Halbert, trasferendosi in Inghilterra dove morirà nel 2004; con questo disco il blog la ripropone, anche perché tra le cantanti dell'epoca è una di quelle, a torto, meno ricordate.

LATO A
1) Ninì Pampan (Stefano Canzio-Pasquale Frustaci)
2) Ballata selvaggia (Calibi- Dimitri Tiomkin)

LATO B
1) O mein papà (Decio Ardo-Paul Burkhard)
2) 'a francesa (Mario Pasquale Costa)

venerdì 26 luglio 2013

Johnny Dorelli - 30 anni di canzoni d'amore (1966)





Il post di oggi è dedicato ad un album del 1966 di Johnny Dorelli, in cui reinterpreta alcune tra le più note canzoni d'amore a partire dagli anni '30 fino ad arrivare agli anni '60, da cui il titolo "30 anni di canzoni d'amore".
Il disco si apre con la notissima "Parlami d'amore Mariù", che non ha certo bisogno di presentazioni, lanciata da Vittorio De Sica nel 1932 (e che quindi è la canzone più vecchia tra quelle di quest'album).
"Nostalgico slow" è un celebre brano scritto da Mario Bonavita (che si firmava Marf) per il testo e da Vittorio Mascheroni per la musica.
"Melodie al chiar di luna" è scritta da Eldo Di Lazzaro, che però per il testo usa uno pseudonimo, Dale.
Un piccolo mistero su "Il giovanotto matto": se controllate, in qualsiasi pubblicazione che questo brano ha avuto (dall'originale di Ernesto Bonino in avanti) vedrete che ha sempre avuto la firma del solo Lelio Luttazzi;: in Siae però alla sua firma si affianca, come compositore, quella di Stanislao Gastaldon: c'è un famoso compositore torinese (figlio di padre veneto, come testimonia il suo cognome), celebre per la romanza "Musica proibita", che ha questo nome, ma morì nel 1939, e peraltro è a lui che si riferisce il deposito SIAE visto e considerato che è l'unico iscritto con questo nome....rimane il fatto che Luttazzi ha sempre raccontato di aver composto la canzone quando ancora si trovava a Trieste.
Resta quindi il mistero sulla firma di Gastaldon, che risolviamo subito: avete presente il ritornello del brano di Luttazzi, ai versi "Vorrei baciare i tuoi capelli neri, le labbra tue, gli occhioni tuoi sinceri" che la nonna Carolina racconta che ai suoi tempi dicevano gli innamorati? Bene, quei versi (....e quella melodia) sono tratti proprio da "Musica proibita", e quindi Luttazzi per questa citazione ritenne di aggiungere alla sua firma quella di Gastaldon.
Vittorio Mascheroni firma il testo di "Quando piange il ciel" con lo pseudonimo Gargantino, mentre la musica di "Che musetto!" è del maestro Enzo Ceragioli, che è anche l'arrangiatore dell'album.
"T'ho voluto bene" è in realtà "Non dimenticar che ti ho voluto tanto bene", con il titolo accorciato forse per evitare confusione con la precedente "Non dimenticar le mie parole".
I tre brani conclusivi sono anche i più recenti e non hanno bisogno di presentazioni, essendo le celeberrime "Arrivederci Roma" e "Roma non far la stupida stasera", di Garinei e Giovannini, e una canzone dal repertorio di Tenco, "Angela".
Un disco sicuramente da riscoprire, e con cui inauguriamo la ricostruzione della discografia su LP di Johnny Dorelli, che riprenderemo tra qualche mese con un altro album degli anni '60.

LATO A

1) Parlami d'amore Mariù (Ennio Neri-Cesare Andrea Bixio)
2) Nostalgico slow (Marf-Vittorio Mascheroni)
3) Non dimenticar...(le mie parole) (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
4) Un giorno ti dirò (Umberto Bertini-Gorni Kramer)
5) Bambina innamorata (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
6) Silenzioso slow (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
7) Melodie al chiaro di luna (Eldo Di Lazzaro)
8) Il giovanotto matto (Lelio Luttazzi)

LATO B

1) Quando piange il ciel (Vittorio Mascheroni-Carlo Alberto Rossi)
2) Che musetto! (Giancarlo Testoni-Enzo Ceragioli)
3) Scalinatella (Enzo Bonagura-Giuseppe Cioffi)
4) Amore baciami (Giancarlo Testoni-Carlo Alberto Rossi)
5) T'ho voluto bene (Michele Galdieri-Gino Redi)
6) Arrivederci Roma (Pietro Garinei-Sandro Giovannini-Renato Rascel)
7) Angela (Luigi Tenco)
8) Roma non far la stupida stasera (Pietro Garinei-Sandro Giovannini-Armando Trovajoli)


martedì 23 luglio 2013

Raffaella De Vita - Brecht-Eisler (1979)












Torino è una città strana, a volte ingrata soprattutto verso gli artisti: una cantante e attrice come Raffaella De Vita, nata a Napoli ma che ha trascorso tutta la sua vita artistica a Torino, la città in cui è scomparsa nel 2006, sembra quasi dimenticata.
C'è sì un'associazione a suo nome, e sicuramente il suo numeroso pubblico la ricorda, ma quello che manca è l'aspetto istituzionale: perché, ad esempio, non dedicarle una via o un corso, magari in centro nelle vicinanze di uno dei teatri in cui ha lavorato?
La tomba di Raffaella De Vita
O perchè non curare un po' di più la sua tomba, magari spostandola nella parte storica del Cimitero Monumentale (quella dove sono sepolti Isa Bluette e Buscaglione)?
In attesa di avere risposta (figurati......) presentiamo nel blog un album di Raffaella (artista che ho conosciuto negli anni '90 in occasione di uno spettacolo tenuto al Conservatorio Giuseppe Verdi insieme all'immensa Gabriella Ferri).
Si tratta di un disco del 1979 dedicato ad alcune canzoni scritte da Bertolt Brecht e musicate da Hanns Eisler (tranne una, "Moritat", musicata da Kurt Weill); i testi sono come si sa di argomento politico e sociale ed alcuni, come "Mio fratello aviatore", sono notissimi e non hanno certo bisogno di presentazioni.
Non è riportato alcun dato in merito agli autori dei testi in italiano.
Espressiva come sempre la voce della De Vita, e Raf Cristiano (che per gli amici del blog non ha bisogno di presentazioni) accompagna Raffaella al pianoforte e si occupa degli adattamenti musicali, che risentono della sua impostazione classica (è stato per trent'anni docente di pianoforte al Conservatorio di Torino).
Un disco da riscoprire ed ovviamente introvabile in CD.


LATO A

1) Ballata del soldato
2) Canzone del rattoppo e del vestito
3) Rapporto sulla morte di un compagno
4) Lode dell'imparare
5) Canzone del vivificante effetto del danaro
6) Canzone di Nanni

LATO B

1) Ballata della grande ruota
2) Ballata del gioco del bottone
3) Mio fratello aviatore
4) Canto di una madre tedesca
5) Moritat

venerdì 19 luglio 2013

Bruno Pallini – Guarda (1972)



Nato a Monza nel 1941, Bruno Pallini è noto soprattutto come autore per altri artisti: pianista con studi classici, tra le sue canzoni più note vi sono "Malgrado ciò ti voglio bene" per Donatella Moretti (con testo di Dino Sarti), "Ma chissà", incisa dalla Vanoni nel 1978, "Senza Salomé" per Gerry Bruno (di cui abbiamo già parlato nel blog), "Un amore di seconda manO" e "A chi vendo la luna" per Gino Paoli che la portò a "Un disco per l'estate" (tutte con testi di Luciano Raggi), e "Non è un capriccio d'agosto" per Fred Bongusto (scritta con Rino Gionchetta e Sarti).
Morì per un male incurabile l'11 ottobre del 2009 a Minorca, dove si era trasferito nel 1996 per gestire un pianobar.
Pochi sanno però che Bruno Pallini è stato anche un cantautore, e che nel 1972 ha inciso un intero album per la Produttori Associati, album di cui parliamo oggi e che con un eufemismo potremmo dire che è poco conosciuto.
Il brano iniziale, “Fiori di plastica”, mette in evidenza quello che è lo stile dominante del disco: canzoni che musicalmente si rifanno ai francesi come Aznavour o Becaud (citato del resto in un'altra canzone, “Quando canti tu Gilbert Becaud”) e che ricordano anche i genovesi, soprattutto Paoli e Lauzi.
I testi sono d'amore, raccontato in tutte le sue sfaccettature; in due di essi, “La fortuna” e “Se tuo marito”, troviamo la firma di Giorgio Calabrese, mentre negli altri collaborano tra gli altri Vito Pallavicini, Luciano Beretta, Luciano Giacotto e Leo Chiosso.
Le musiche sono tutte di Pallini, con la collaborazione in tue canzoni di Bruno Stecca, che si firma con lo pseudonimo “Beryno”. Gli arrangiamenti e la direzione d'orchestra sono di Sergio Parisini, mentre la produzione è di Giancarlo Arosio in collaborazione con Roberto Dané.

 LATO A

1) Fiori di plastica (Bruno Pallini-Alberico Gentile-Bruno Pallini)
2) ...e te ne vai (Bruno Pallini-Angelo Rovati-Bruno Pallini)
3) La fortuna (Giorgio Calabrese-Bruno Pallini)
4) Guarda (Edoardo Cena-Bruno Pallini)
5) Sento le voci (Edoardo Cena-Bruno Pallini)
6) L'ultima cena (Luciano Beretta-Bruno Pallini)

LATO B

1) Stava piovendo e non me n'ero accorto (Vito Pallavicini-Bruno Pallini)
2) Sua moglie come sta (Bruno Pallini-Alberico Gentile-Bruno Pallini)
3) Dopo (Luciano Giacotto-Bruno Pallini)
4) Se tuo marito (Giorgio Calabrese-Bruno Stecca-Bruno Pallini)
5) Quando canti tu Gilbert Becaud (Alberico Gentile-Giancarlo Arosio-Bruno Pallini)
6) Il tuo caffè (Leo Chiosso-Bruno Stecca-Bruno Pallini)

domenica 14 luglio 2013

Alfredo Cohen - Valery/Roma (1979)












Il disco torinese di oggi è il 45 giri di Alfredo Cohen, che segue di due anni il suo unico album, "Come barchette dentro un tram".
Alfredo Cohen è lo pseudonimo di Alfredo D'Aloisio (Cohen è il cognome della madre), cantautore gay, direi con Ivan Cattaneo (che debutta nello stesso periodo) il primo che si caratterizza per la sua identità sessuale; inizia la sua attività artistica nel 1974 a Torino, proponendo uno spettacolo di cabaret intitiolato "Dove vai stasera amico?", in cui interpreta alcuni personaggi gay.
Continua poi per alcuni anni con spettacoli di teatro-canzone sempre su queste tematiche, fino ad arrivare all'incisione del già ricordato primo e unico album per la IT di Vincenzo Micocci, disco in cui collabora Franco Battiato, che ritroviamo (con Giusto Pio) anche nel 45 giri che proponiamo oggi.
"Valery" è una canzone che senza dubbio vi ricorderà qualcosa: infatti è la prima versione di "Alexander Platz", lanciata tre anni dopo da Milva, con un testo quasi del tutto diverso.
"Roma" invece, mai più riproposta, ricorda comunque lo stile del periodo di Battiato (che, in quell'anno, incideva l'album "L'era del cinghiale bianco").
Come bonus track, "Alexander Platz" sia cantata da Milva (anche in francese) che dal coautore.

1) Valery (Alfredo Cohen-Franco Battiato-Giusto Pio)
2) Roma (Alfredo Cohen-Franco Battiato-Giusto Pio)

Bonus track: 3) Milva - Alexander Platz (1982) (Alfredo Cohen-Franco Battiato-Giusto Pio)
                    4) Franco Battiato - Alexander Platz (1989) (Alfredo Cohen-Franco Battiato-Giusto Pio)
                    5) Milva - Alexander Platz (in francese; 1982) (Massimo Gallerani-Franco Battiato-Giusto Pio)

mercoledì 10 luglio 2013

I Cugini di Campagna - Di di yammy/La ragazza italiana (1971)













Il secondo 45 giri dei Cugini di Campagna pre-Anima mia e pre-falsetto, dopo il celeberrimo "Il balllo di Peppe", è quello che presentiamo oggi, pubblicato a maggio del 1971.
La formazione, come potete vedere in copertina, non vede ancora la presenza di Giorgio Brandi alle tastiere ma quella di Gianni Fiori, il primo tastierista del gruppo; inoltre Flavio Paulin non si è ancora tinto i capelli di biondo.
Passando alle canzoni, "Di di Yammy" è una canzoncina in stile chewing-gum, ricorda certe cose dei Nuovi Angeli e il testo è poco più di un pretesto; curioso l'assolo di kazoo verso la metà del brano.
Il deposito SIAE riporta come autori del testo Gianni Meccia e Audrey Stainton (sull'etichetta è presente con lo pseudonimo Nohra), mentre la musica è di Giampaolo Donà e Fabio Germani (ma quest'ultimo, figlio del grande organista Fernando, è assente sull'etichetta).
"La ragazza italiana" ha per lo meno un testo più curioso: un elenco di varie ragazze con le loro caratteristiche ("La ragazza giapponese ti ama per un mese...la ragazza finlandese è piena di pretese....la ragazza americana non fila mai la lana...."), per arrivare alla conclusione che la migliore è, ovviamente, la ragazza italiana "che è quella che ti ama".
Che dire? L'autore, Giancarlo Guardabassi, sull'etichetta non si è firmato con il suo nome ma ha usato lo pseudonimo Anassandro, e il motivo mi pare evidente...forse peggio di loro hanno fatto i Pooh, con quell'obbrobrio intitolato "Le donne italiane".
La musica è ancora di Fabio Germani (che questa volta appare anche nella label) e di Bruno Zambrini, che era il titolare con Gianni Meccia della casa discografica Pull.
Entrambe le canzoni sono arrangiate dal riccioluto Ivano Michetti.

1) Di di yammy (Audrey Stainton-Gianni Meccia-Fabio Germani-Giampaolo Donà)
2) La ragazza italiana (Giancarlo Guardabassi-Fabio Germani-Bruno Zambrini)

domenica 7 luglio 2013

AA. VV. - Sôta i pônt del Po (1964)












E' da un po' di tempo che non presentiamo dischi in lingua piemontese, per cui oggi rimediamo con un album pubblicato nel 1964 ma che racchiude canzoni pubblicate su EP e su vari 45 giri negli anni precedenti.
I cantanti sono quelli che, tra la fine degli anni '50 e i primi anni '60, riportarono in auge la canzone piemontese, prima di Balocco e Farassino, e cioè principalmente Carlo Pierangeli, Marta Tomelli e Franca Frati (quest'ultima avrà poi una discreta carriera come cantante di operetta), oltre al Duo Fasano.
L'orchestra è diretta per lo più dal Maestro Lorenzo Gardino, di cui abbiamo già parlato nel blog, e che è anche autore di due canzoni, “Sôta i pônt del Po”, che è un testo di Paolo Bernard (pseudonimo di Paolo Belfiore) e "Piemônt", con testo di Oger; in due canzoni, quella del Duo Fasano e "Turin, t'ën cônosse pi nen" di Carlo Pierangeli vi è inoltre Cinico Angelini
Vi sono nel disco anche alcuni brani tradizionali, come la celeberrima "La Monferrina", "Vinassa", "La villanella", ed una delle più note canzoni nate sotto la Mole, e cioè "Piemontesina", un valzer di Giovanni Raimondo con il testo di Enrico Frati (padre della cantante Franca), in cui vi è tutto ciò che caratterizzava una certa vita universitaria torinese descritta ad esempio in "Addio giovinezza!": il giovane studente universitario innamorato della sartina con cui passa le sere al Valentino, e che poi, diventato dottore, cura la povera gente ma non riesce a guarire il suo cuor...un classico.
“Me ciabôtin” è un testo del poeta Arnaldo Soddanino, uno dei più noti esponenti della poesia dialettale piemontese del '900, messo in musica da Rissone; un altro grande poeta piemontese è Nino Costa, autore del testo di “ La biondina d'la Val San Martin”.
Un disco che spero sia gradito non solo agli amici più anziani del blog ma anche ai più giovani (....e non necessariamente solo ai Torinesi!).

LATO A

1) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - Viva Torino (tradizionale)
2) Franca Frati e Sante Andreoli – Piemontesina (Enrico Frati-Giovanni Raimondo)
3) Franca Frati e Carlo Pierangeli - Bela murfela (Prunotto-Secondo Gallizio)
4) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - La pulajera (la va al merca') (tradizionale)
5) Franca Frati - Turin, (t'ses la mia vita) (Enrico Maria Chiappo-Eugenio Testa)
6) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - La Monferrina (Maria Catlina) (tradizionale)
7) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - Vinassa (tradizionale)
8) Duo Fasano - Bôndì mia Turin (Bixio Cherubini-Carlo Concina)

LATO B

1) Coro Alpino Val Sangone - Maria Giôana (tradizionale)
2) Franca Frati e Carlo Pierangeli - Sôta i pônt del Po (Paul Bernard-Lorenzo Gardino)
3) Franca Frati e Carlo Pierangeli - Per 'na stra del Bôrg Vanchija (Claudio Provera)
4) Franca Frati e Carlo Pierangeli - La biondina d'la Val San Martin (Nino Costa-Croce)
5) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - Me ciabôtin (Arnaldo Soddanino-Rissone)
6) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli – Piemônt (Oger-Lorenzo Gardino)
7) Franca Frati e Carlo Pierangeli - La villanella (tradizionale)
8) Carlo Pierangeli - Turin, t'ën cônosse pi nen (Armando Costanzo-Stefano Baima Besquet)

mercoledì 3 luglio 2013

Claudio Rocchi - Grazie/Cerchi (1971)












Concludiamo la trilogia di post dedicati a Claudio Rocchi con il 45 giri pubblicato ad aprile del 1971, tra il primo album "Viaggio" e il secondo, quel "Volo magico n° 1" che è sicuramente il suo migliore (nonchè una delle cose migliori della discografia italiana di quel periodo, arricchito da due bonus tracks su cui ritorneremo più avanti.
Le due canzoni sono entrambe scritte da Claudio Rocchi, mentre gli arrangiamenti e la direzione d'orchestra sono curati da Franco Orlandini, ex componente dei bergamaschi Mat 65, che in quel periodo lavorò per la Ariston come arrangiatore.
Sicuramente interessanti tutte e due, a mio parere "Grazie", sia per il testo che per la musica, è tra le migliori scritte da Rocchi.
Per completare il post abbiamo inserito due bonus track: la prima, "La morte, la porta", risale alle sessioni di "Volo magico" e non venne inserita né nell'album né in "La norma del cielo" (in cui alcuni brani risalivano al disco precedente); Rocchi la recuperò solo nel 1996, nella raccolta di inediti "I think you heard me right".
Completamente inedita è invece il quarto brano, che proviene da una lacca di test con quattro brani risalenti al 1970, dalle sessioni di "Viaggio" con Mauro Pagani al flauto: mentre le altre tre canzoni sono state pubblicate, questa che è intitolata "Fame di pane (la colomba bianca)" (ma probabilmente si tratta di un titolo provvisorio) no, e non mi risulta che sia stata recuperata in seguito: è un peccato, perché la canzone è comunque bella, nel suo stile di quegli anni.

1) Grazie
2) Cerchi
Bonus track: 3) La morte, la porta (1971)
                      4) Fame di pane (la colomba bianca)  (1970, inedito)

lunedì 1 luglio 2013

Loredana Faby - Non amo che te/Resta qui (1965)












Loredana Faby (pseudonimo di Loredana Favaretto) è una di quelle cantanti degli anni '60 di cui si hanno pochissime notizie, e che hanno avuto una carriera molto breve: torinese, incide per la Cromaphon, piccola etichetta che aveva sede a Torino in via Benevento 34.
Quello che presentiamo nel post di oggi sicuramente non è il suo primo 45 giri: infatti abbiamo trovato su "Stampa Sera" la notizia di un altro disco pubblicato a ottobre del 1964 per la stessa etichetta.
Ad aprile come potete vedere vengono pubblicizzate alcune sue esibizioni dal vivo con il complesso V.R.5, di cui non sappiamo nulla (ma che immaginiamo essere torinese): da notare come il suo nome sia più in evidenza rispetto a quello di Lauzi, che nello stesso giorno si esibiva in un altro locale e che era evidentemente più noto (tra l'altro aveva appena partecipato a Sanremo).
Nello stesso mese la Faby partecipa al "Festival Cento Torri", noto anche come "Festival di Chieri", che era noto a livello regionale e che aveva proprio la Cromaphon tra i promotori-organizzatori.
Qualche mese dopo infine troviamo la Faby al "Festival di Ancona" (su cui potete trovare qualche informazione in più in questo sito ), abbastanza noto a livello nazionale, in cui nella prima edizione si era messo in luce Adriano Celentano; a seguito di questa partecipazione ha anche un'apparizione televisiva....e questa è l'ultima notizia su di lei che abbiamo reperito.
Passando ora alle canzoni,  "Non amo che te" è una canzone orecchiabile e ben arrangiata, che però ricorda un po' lo stile che andava di moda due anni prima: ormai nel 1965 stava prendendo piede il beat con le nuove sonorità provenienti da oltremanica e da oltreoceano, ed in questo senso la canzone era sicuramente un po' fuori tempo, pur essendo comunque gradevole.
Mentre in SIAE il testo è firmato da Carmelo Alessi e la musica da Guido Bassetti e Alfonso Corsini, sull'etichetta non appare il nome di quest'ultimo e vi è due volte quello di Alessi.
Quest'ultimo è un compositore e paroliere calabrese, di Taurianova, titolare della casa discografica Colossal e delle edizioni musicali Bruzia; più noto Alfonso Corsini, fiorentino nato nel 1928, che ha usato spesso nella sua carriera lo pseudonimo "Agicor" e che, titolare di un negozio di dischi a Firenze e collaboratore di Carlo Alberto Rossi (come distributore in Toscana della casa discografica CAR Juke-Box), ha iniziato la carriera di compositore nel 1956.
Rodolfo Cirio nel 2006
"Resta qui" è invece di Gennaro Vassallo per il testo (con sull'etichetta lo pseudonimo Vassagen) mentre la musica è di Aldo Tonini; si tratta di un 3/4 orecchiabile.
Loredana Faby nel 2006
In entrambe le canzoni, l'orchestra è quella di Rodolfo Cirio: quest'ultimo è un personaggio interessante, perché era stato musicista dell'Orchestra della Rai (violinista e pianista), dopodichè aveva fondato il complesso Les Douphins con cui aveva suonato in tutto il mondo; negli anni '70 Rodolfo Cirio (tipico cognome piemontese, come si sa) si dedicherà alla radiofonia, e fu il fondatore di Radio Stereo Piemonte, di cui una delle voci principali sarà proprio la Favaretto, diventata nel frattempo la moglie del musicista.
Lo stile della Faby in queste due canzoni, entrambe con l'orchestra di Rodolfo Cirio, può far venire in mente la sua più illustre concittadina Rita Pavone.

1) Non amo che te (Carmelo Alessi-Guido Bassetti-Alfonso Corsini)
2) Resta qui (Gennaro Vassallo-Aldo Tonini)

sabato 29 giugno 2013

Claudio Rocchi - Indiscutibilmente/La televisione accesa (1970) e il primo Claudio Rocchi












Il secondo post dell'omaggio a Claudio Rocchi è costituito dal suo 45 giri di debutto da solista, pubblicato all'inizio del 1970 (la data sulla matrice è quella del 26 marzo), e da altri brani risalenti al primo periodo della sua attività discografica, sia con gli Stormy Six che da solista.
Cominciamo dalle due canzoni del singolo, "Indiscutibilmente" e "La televisione accesa", firmate entrambe da Alberto Salerno con Rocchi per i testi e da Massimo Salerno, che si occupa anche degli arrangiamenti, per le musiche: il primo brano è abbastanza lontano dallo stile consueto del cantautore, ed inizia con una melodia fischiata accompagnata addirittura da uno scacciapensieri; il ritmo può ricordare "Una storia d'amore" di Celentano.
"La televisione accesa", acustica, è invece più simile ai brani del Rocchi del primo periodo, sia musicalmente, sia per il testo che è d'amore ma descrittivo di piccole cose e situazioni.
Seguono quattro canzoni tratte dal primo album degli Stormy Six, "Le idee di oggi per la musica di domani": sono i quattro brani cantati da Rocchi e firmati sul disco da lui e da Fabbri (che si erano comunque accordati per firmare insieme le canzoni scritte in realtà da soli, un po' come Lennon e McCartney); in SIAE alle loro si affianca anche la firma di Nisa, Nicola Salerno, noto paroliere che però qui firma le musiche.
Di queste sicuramente "Ramo" e "Sotto i portici di marmo" sono quelle più facilmente ricollegabili allo stile di Rocchi: la prima è accompagnata da un sitar suonato da Aruna, un musicista indiano, e dalla tabla suonata dal batterista degli Stormy Six Toto Zanuso, mentre la seconda si ricollega ad una canzone di Roy Harper (come nel suo sito racconta lo stesso cantautore); Rocchi si accompagna con la chitarra acustica e con gli archi suonati da Maria Derseta (violino), Anna Jacobi (viola) e Aldo Amadi (violoncello).
Gli altri brani sono invece delle registrazioni risalenti al primo album, "Viaggio", con Mauro Pagani al flauto, Eugenio Pezza al pianoforte, Gianfranco Lombardi al basso e sempre Zanuso alla batteria e alle percussioni, che non furono inclusi in quel disco; successivamente Rocchi li ha pubblicati negli anni '90 nei due album "Sulla soglia" e " I think you heard me right" insieme ad altro materiale.
Alcune di queste canzoni sono interessanti e tra le migliori della sua produzione: in particolare "Il mio esistere", "L'aquilone" e "Coscienza".
Come sappiamo, poco più di un anno dopo queste registrazioni, nel 1972 Mauro Pagani dedicherà a Rocchi il testo di "Per un amico".

1) Indiscutibilmente (Alberto Salerno-Claudio Rocchi-Massimo Salerno)
2) La televisione accesa (Alberto Salerno-Claudio Rocchi-Massimo Salerno)
Bonus tracks:
   3)  La storia più bella del mondo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
   4) Ramo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
   5) I tuoi occhi sono tristi (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
   6) Sotto i portici di marmo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
   7) L'aquilone (Claudio Rocchi) (1970)
   8) Il mio esistere (Claudio Rocchi) (1970)
   9) Coscienza (Claudio Rocchi) (1970)
 10) I think you heard me right (Claudio Rocchi) (1970)
 11) Jane's lullaby (Claudio Rocchi) (1970)

venerdì 28 giugno 2013

BEATi voi! n.14

L'amico del blog Alessio Marino, ci informa che da qualche giorno è uscito il n° 14 della rivista "BEATi voi!", completamente incentrata su interviste, reportages e discografie sui complessi italiani anni 50/60/70 (rock and roll, beat, progressive, psichedelia, pop...); scritta e diretta dallo stesso Alessio Marino con alcuni collaboratori ed edita dalla Beat Boutique 67 al prezzo di 13 euro.
In questo numero, tra le altre cose, potete trovare interviste a Le Sensazioni, Richard Last Group, i Nuovi Laser, Vasso Ovale ed altri articoli interessanti su Massimo Boldi batterista, sulla scena hard rock italiana, sulla scena psichedelica e molto altro.
Per ordini o maggiori informazioni potete visitare il sito della BEAT BOUTIQUE 67:http://xoomer.virgilio.it/bvfvma/index_file/Page351.htm

mercoledì 26 giugno 2013

I Ragazzi del Sole - Il suono del sole (1970)












Prima di continuare con la trilogia dedicata a Claudio Rocchi, presentiamo il secondo album dei Ragazzi del Sole, che vede solo Danilo Pennone ancora presente tra i componenti originali del complesso: vi era stata infatti, a seguito di alcuni dissidi, una causa giudiziaria sull'utilizzo del nome, vinta proprio da Pennone, che come abbiamo visto in altri post aveva formato il gruppo con dei nuovi elementi.
Il disco è interamente strumentale (anche se in SIAE pare che i testi siano depositati...), con qualche vocalizzo qui e là (ad esempio in "Black label" e "Rally").
Lo stile è tra il rock psichedelico e il progressivo, e i brani musicali potrebbero benissimo far parte di una colonna sonora di uno dei tanti film di serie B del periodo.
Come si può leggere nelle note di copertina, partecipano alla registrazione due batteristi, Valerio Liboni e Cesare Plantulli: nella sua autobiografia "Crash! Storie e curiosità dell'Italia della canzone a ritmo di musica, viaggi e amore" Liboni ha spiegato che, mentre stavano registrando l'album fu chiamato per il serivizio militare, e quindi lasciò il posto nel gruppo a Piantuilli, e una volta congedato poi fondò, con altri ex componenti dei Ragazzi del Sole, un nuovo complesso, la Strana Società.
Tra i brani (tutti firmati da Pennone con Vic Nocera ed Happy Ruggiero, tranne "Summertime"), oltre a quelli già citati, possiamo ricordare "Color sound" e "Underground" , due brani rock, "With you", più melodico e lo psichedelico "Neige".
Il disco è introvabile e rarissimo, e quindi le poche volte che lo si vede in vendita in genere ha dei prezzi abbastanza alti.

LATO A
1) Voom-Voom (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
2) Color sound (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
3) Black label (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
4) Underground (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
5) With you (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
6) Rally (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)

LATO B
1) Summertime (George Gershwin)
2) Neige (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
3) Psycology (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
4) Schun schun schun (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
5) ...in life (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)
6) Warm (Vic Nocera-Danilo Pennone-Happy Ruggiero)

lunedì 24 giugno 2013

Claudio Rocchi - Rocchi (1975)












Pare proprio che questo 2013 sia un anno nefasto per la musica: sono scomparsi finora esponenti dei generi più diversi, nomi come Jannacci, Califano, Little Tony a cui dal 18 giugno si è aggiunto anche Claudio Rocchi, senza dubbio uno dei cantautori più atipici del panorama musicale italiano.
I suoi lavori migliori (che sono anche i suoi più noti) li aveva incisi nei primi anni '70, ma anche in seguito qui e là aveva seminato gemme interessanti, e dopo la parentesi di una quindicina d'anni come Hare Krishna aveva ripreso l'attività musicale realizando alcuni buoni album.
Non ricorderemo Rocchi con "Volo magico n° 1", "Viaggio" o "La norma del cielo" (sicuramente lo hanno fatto altri) ma con una trilogia di suoi dischi, per un motivo o per l'altro, particolari.
Quello di oggi è il disco del 1975, "Rocchi", un 33 giri decisamente sperimentale, con abbondanza di improvvisazioni ("Zen session") ed elettronica: un lavoro senza dubbio difficile, che ricorda a mio parere il Battiato di "Clic" o "Mademoiselle Le Gladiator".
Decisamente profondi e ricercati i testi, come al solito.
Come tutti i suoi primi dischi, anche questo è stato pubblicato dalla Ariston di Alfredo Rossi.
Namasté, Claudio.

LATO A
1) Zen session
2) Zero

LATO B
1) Aijdmal
2) Il giorno di Malcom Azul
3) Chota sa balma
4) Certa Puglia

venerdì 21 giugno 2013

Vasso & Father - Hawayan guitars (1972)













Ascoltando questo disco, pubblicato nel 1972 dalla Napoleon (piccola etichetta milanese distribuita dalla Durium) non possono che venire in mente Santo & Johnny: quest'album strumentale è infatti basato sulla slide guitar (e del resto il titolo, riportato solo nell'etichetta e non in copertina, è appunto "Hawayan guitars") suonata dal maestro torinese (che, come sapete, ha inciso alcuni dischi per la Ariston con lo pseudonimo The Guitar Men).
Come in genere si usava in questo tipo di dischi, per lo più i brani sono riproposizioni di classici della musica del passato, da "Cuando calienta el sol" a "Love is a many splendoured thing", da "Over the rainbow" a "Ebb tide", con l'aggiunta di qualche successo più recente come "Love story" e di tre brani inediti.
La voce di Vasso si ascolta in "Santa Monica", canzone che è stata poi reincisa nel 1983 dai Ragazzi del Sole, e in "Sogno californiano"; entrambi i brani sono firmati sull'etichetta da Cherchireos, che altro non è che uno pseudonimo di Achille Ovale.

LATO A

1) I'm in the mood for love (Jimmy McHugh)
2) Ebb tide (Robert Maxwell)
3) Cuando calienta el sol (Carlos Rodriguez Rigual-Carlos Alberto Martinoli)
4) Santa Monica (Achille Ovale)
5) Green leaves of summer (Dimitri Tiomkin)
6) Sogno californiano (Achille Ovale)

LATO B

1) Over the rainbow (Harold Arlen-E. Y. Hamburg)
2) The shadow of your smile (Johnny Mandell)
3) Love is a many splendoured thing (Sammy Fain)
4) Love story (Francis Lai)
5) Three coins in the fountain (Jule Styne)
6) E' inutile (Achille Ovale)