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venerdì 31 luglio 2015

Quintetto di Torino - La coppa del jazz (1960)













Dopo qualche giorno di vacanza, il blog ritorna con un EP del Quintetto di Torino, l'unica incisione di questa formazione che si mise in luce nel 1960 durante la prima edizione della "La coppa del jazz", concorso radiofonico indetto dalla Rai e trasmesso dal Secondo Programma dal 26 gennaio fino al 25 maggio e che si concluse con la vittoria del Quintetto del batterista milanese Gil Cuppini: i cinque di Torino, che al contrario del complesso di Cuppini non erano professionisti, arrivarono fino alla fase finale, presentando brani arrangiati dal fisarmonicista alessandrino Gianni Coscia, che era stato il deus ex machina del complesso, a volte tratti dalla tradizione popolare.
Il disco si apre con una versione di "Blues the most" del pianista statunitense Hampton Hawes (che lo incise nel 1955), mentre "Serenissima" è un tema di Coscia; il brano conclusivo, "Tributo a Frumento", è interessante perchè si tratta di una rielaborazione di alcuni motivi tradizionali che il fisarmonicista aveva sentito suonare in gioventù da un tale Frumento, musicista che si esibiva nei paesi del Piemonte.
Dei cinque musicisti quello destinato ad una notevole carriera è stato l'astigiano Dino Piana, che dopo aver inciso un album solista nel 1962 per la Ricordi, "Così con Dino Piana", e dopo aver suonato tra l'altro nelle orchestre di Gigi Cichellero, Gorni Kramer e Angel "Pocho" Gatti diventerà nel 1969 trombone solista dell'Orchestra della Rai di Roma, non tralasciando comunque il jazz (suonerà con svariati gruppi, creando anche un quintetto suo insieme ad Oscar Valdambrini).
Degli altri componenti il complesso, ricordiamo il contrabbassista Nando Amedeo, che suonò con il pianista Mario Rusca e poi con Riccardo Mazzanti nel Quartetto Swing, il sassofonista Gianni Dosio, attivo in molti complessi tra cui quello di Giulio Libano (suonando in moltissime incisioni di vari artisti per la Jolly) e il batterista Franco Tonani, in seguito con Romano Mussolini e Amedeo Tommasi, mentre Enrico Desià non continuò la carriera musicale.
Del "Quintetto di Torino" sono stati pubblicati altri brani, "I'll remember April", "Moritat" e "Dolce sogno", all'interno di una raccolta sulla Coppa del Jazz facente parte della serie "Via Asiago 10", molto interessante, e che contiene anche un'altra versione di "Blues the most" e "Bernie's blues", che il Quintetto suona insieme al gruppo di Cuppini, e "Roman blues", che i torinesi eseguono con il Trio di Enrico Intra.
E per finire un libro che vi consigliamo, pubblicato pochi mesi fa: "Torino la città del jazz", di Marco Basso, edito da SV Press, che ovviamente parla anche del Quintetto di Torino.

1) Blues the most (Hampton Hawes)
2) Serenissima (Gianni Coscia)
3) Tributo a Frumento (Gianni Coscia)

venerdì 10 luglio 2015

I Campanino - Luna lunera/Munastero 'e Santa Chiara (1962)













Chi segue il blog dagli inizi, sa che i Campanino sono stati uno dei primi complessi di cui abbiamo parlato, già nel febbraio del 2011; oggi ci ritorniamo per parlare di un altro 45 giri inciso nel 1962 per la Sahara, piccola etichetta milanese che, probabilmente per risparmiare sulle copertine, usa la stessa foto per questo e per il 45 giri successivo (di cui nel blog abbiamo già parlato).
Sul lato A "Luna lunera", il cui testo è firmato da Gian Carlo Testoni e da Larici, pseudonimo del paroliere piemontese Mario Gili: la cosa strana è che però i Campanino cantano questo brano con il testo originale in spagnolo.
"Luna lunera" è una celebre canzone cubana: l'autore, Antonio Fernández Gómez (che usa lo pseudonimo Tony Fergo, usando le iniziali dei due cognomi) è nato il 13 gennaio 1923 a Guanabacoa, in provincia de L'Avana, e da quel che ho letto nel suo sito ufficiale è ancora vivo.
Una delle prime versioni incise in Italia è stata quella di Alberto Rabagliati del 1949 (attribuita sull'etichetta del 78 giri a Tony Furdo....), seguito l'anno successivo da Nilla Pizzi, mentre più recentemente è stata incisa da Mina nel 1987 nel suo album "Rane supreme", sempre in spagnolo, ma devo dire che quella dei Campanino è decisamente più vivace.
Sicuramente, per esserci la firma di Testoni e Larici, un testo in italiano deve esistere: ma chi l'ha inciso? Si accettano ovviamente suggerimenti.
Nel retro vi è una versione della celeberrima "Munasterio 'e Santa Chiara", che chissà perchè sia in copertina che nell'etichetta è scritta senza la i: presentata a Piedigrotta nel 1945, la canzone ebbe subito un notevole successo, con svariate incisioni, ma quella dei Campanino si distingue per la modernità della ritmica, un po' come faceva nello stesso periodo Peppino di Capri quando riproponeva i successi della canzone classica napoletana rivestendoli con ritmi moderni.
Anche in queste due canzoni i fratelli napoletani con gli altri tre musicisti mettono in luce le loro doti, in particolare Franco che si occupa anche degli arrangiamenti e che in seguito diventerà un noto autore di colonne sonore.

1) Luna lunera (Gian Carlo Testoni-Mario Gili-Tony Fergo)
2) Munastero 'e Santa Chiara (Michele Galdieri-Alberto Barberis)

mercoledì 8 luglio 2015

Antonella Bellan - Il sole nuovo/Il sole nuovo (base) (1979)












Chi ha inventato il karaoke? E' opinione comune che siano stati i giapponesi, ma in Italia il primo ad introdurlo e a farlo conoscere potrebbe essere stato Pier Benito Greco, almeno stando a quel che si legge sul retro di copertina del disco di Antonella Bellan che presentiamo oggi: "Per la prima volta, in Italia, un discografico vi offre la possibilità di cantare o suonare su una base musicale".
Non so e non ho verificato, ma sono sicuro che anche prima qualcuno aveva pubblicato 45 giri con sul retro la base musicale del brano sul lato A....ma Greco, titolare della PBG (etichetta il cui nome è un acronimo delle sue generalità), si appropria di questo merito, con "Stampa Sera" che sponsorizza l'iniziativa.
Passando alla canzone, si tratta di un brano melodico, senza infamia e senza lode, scritto dallo stesso Greco con la collaborazione al testo del dentista paroliere Renato Scala: la bella voce di Antonella avrebbe, in questo caso, meritato qualcosa di meglio.

1) Il sole nuovo (Pier Benito Greco-Renato Scala-Pier Benito Greco)
2) Il sole nuovo (base) (Pier Benito Greco)

sabato 4 luglio 2015

Bruno Lauzi - Persone (1977)














Nella discografia di Bruno Lauzi, "Persone", il 33 giri del 1977, è senza dubbio un episodio minore: sia per la qualità delle canzoni, che in poche occasioni raggiunge i livelli a cui Lauzi ci ha abituati, sia per gli arrangiamenti curati dal Maestro Pippo Caruso (tranne "Nani", arrangiata da Claudio Pascoli), non sempre del tutto riusciti, ed anche per la cover di Paolo Conte, "Wanda", sicuramente meno immediata rispetto a quelle presenti nei dischi precedenti di Lauzi (e cioè "Onda su onda" e "Genova per noi").
Il brano iniziale, "Un uomo che va", ha una musica che richiama uno degli amori musicali di Lauzi, il Brasile; nel finale vi è un brano recitato in cui vengono richiamate altre canzoni del disco.
"Navigatore solitario" ha qualcosa di irrisolto, sembra una canzone con delle ambizioni ma non sviluppate adeguatamente; meglio senza dubbio "Briccofiore", una marcetta senza pretese, o "Accontentase", in dialetto genovese e con la musica di Ennio Ceseri, che è uno dei brani migliori del disco insieme a "Io canterò politico".
Il lato A si conclude con la cover di Paolo Conte, che rispetto all'incisione del 1974 dell'astigiano ha il titolo, chissà perchè, allungato.
Apre l'altro lato del disco forse la canzone più brutta del disco, "Adriano", storia di un tizio che si innamora di una donna per scoprire poi che si tratta di un travestito: evidentemente era un argomento che in quegli anni era molto gettonato, perchè nello stesso anno Fabio Concato pubblica "A Dean Martin", mentre due anni dopo abbiamo "Avventura con un travestito" di Califano e "Sbattiamoci" del notoriamente eterosessuale Renato Zero.
Un po' meglio "Il dubbio e la certezza", con un testo interessante ma con una musica sottotono, una marcetta che nell'intermezzo tra le strofe pare citare "Il pescatore" di De André e Franco Zauli, mentre "Nani", su musica di Dario Farina, è un altro trascurabile episodio minore.
"Io canterò politico" è, come detto, il brano migliore del disco, sia per il testo, sincero e sentito, in cui Lauzi esprime tutto quello che pensava dei suoi "colleghi cantautori, eletta schiera" che in quel periodo erano riusciti ad affermarsi coniugando spesso la musica con la politica, non sempre sinceramente ma, a volte, per convenienza: essere da una certa parte voleva dire essere chiamati a suonare ai vari Festival delle Unità o ai vari Festival del Proletariato Giovanile.
Anni dopo ho avuto modo di conoscere Lauzi, quando con i Powerillusi siamo andati a suonare alla Fiera di Milano nel corso di una rassegna di cui non ricordo il nome: ho chiacchierato non più di cinque minuti, ma gli ho chiesto (era una curiosità che avevo da tanto) il perchè della citazione di Guccini, che io avevo sempre interpretato in modo ironico: Lauzi invece mi disse che era sincero, nel senso che pensava veramente che Guccini fosse candido e poetico, ed apprezzava molto soprattutto i testi del pavanate, mentre la sua critica era diretta verso altri colleghi, più giovani, che secondo lui erano meno dotati e meno convinti dal punto di vista politico (e mi fece i nomi di un cantautore romano del giro RCA e di uno milanese che, in seguito, aveva anche citato in una canzone di due o tre anni dopo).
"Amico brasiliano" è una cover di "O mestre-sala dos mares" ("Il maestro di cerimonie dei mari"): l'originale, scritto dal cantautore Joao Bosco su musica di Aldir Blanc nel 1973 e portata al succeso l'anno dopo da Elis Regina, racconta la storia vera del soldato João Cândido Felisberto che nel 1910 capeggiò una rivolta di marinai, per poi finire in carcere prima e poi in ospedale psichiatrico; il testo di Lauzi parla però di tutt'altro.
Conclude il disco una ripresa del brano iniziale.

LATO A

1) Un uomo che va (Bruno Lauzi)
2) Navigatore solitario (Bruno Lauzi)
3) Briccofiore (Bruno Lauzi)
4) Accontentase (Bruno Lauzi-Ennio Ceseri)
5) Wanda, stai seria con la faccia ma però... (Paolo Conte)

LATO B

1) Adriano (Bruno Lauzi)
2) Il dubbio e la certezza (Bruno Lauzi)
3) Nani (Bruno Lauzi-Dario Farina)
4) Io canterò politico (Bruno Lauzi)
5) Amico brasiliano (O mestre-sala dos mares) (Bruno Lauzi-Aldir Blanc-Joao Bosco)
 6) Un uomo che va - II parte (Bruno Lauzi)

martedì 30 giugno 2015

Marco Carena - Il meglio di...(1990)












Quello di oggi è un repost; infatti avevamo già presentato il primo album di Marco Carena il 21 giugno 2011, in questo post : perchè quindi ritornare a parlare di questo disco?
E' presto detto....come i torinesi forse sanno, la sera del 24 giugno Marco ha tenuto un concerto gratuito in piazza Vittorio, presentando le sue canzoni più famose tra cui anche "Io ti amo", che nel 1990 vinse il festival di Sanscemo e che è presente in questo 33 giri......ora, il testo di questa canzone (che in 25 anni Carena ha presentato in spettacoli in tutta Italia e che ha anche cantato varie volte in televisione, spesso al "Maurizio Costanzo Show") è stato accolto dal Comitato SeNonOraQuando con molte polemiche (qui potete leggervi l'articolo completo de "La Stampa), manco si trattasse di Sid Vicious......il sottotitolo dell'articolo è "Il concerto diventa “un caso” per i testi estremi delle canzoni presentate".
Testi estremi quelli di Marco Carena??? Ma questo Comitato ha mai ascoltato i testi di Lou Reed? E conoscono il significato delle parole ironia e sarcasmo????
Mah.....che tempi......gli ayatollah sono già tra noi......ma passiamo al disco, che è meglio.
Vi rimandiamo al vecchio post per la recensione completa; qui ricordiamo solo che “Io ti amo”, il "pomo della discordia" odierna, è presente nell'album in una versione diversa rispetto a quella presente pochi mesi prima nella compilation del festival, che era stata pubblicata dalla Polygram prima che Carena firmasse con la Virgin.
I testi e le musiche sono di Carena, mentre gli arrangiamenti sono curati da Roberto Colombo, anche produttore del disco, e Massimo Luca.
Dopo la partecipazione con "Serenata" al Festival di Sanremo 1991 l'album fu ristampato con l'aggiunta della canzone nuova ed il titolo cambiato in "Serenata (il meglio di....)"; anche di questa canzone abbiamo già parlato in un altro post

LATO A

1) Che bella estate
2) Io ti amo
3) Blues delle mutande lunghe
4) Accessori auto

LATO B

1) Deandrata
2) Histoire du vol-au-vent
3) Bongustata
4) Ma tanto lo so
5) Buonanotte

lunedì 29 giugno 2015

Stefano Rosso - ...e allora senti cosa fò (1978)












A mio parere ci sono artisti che, dopo la scomparsa, vengono ricordati anche più di quelli che sono i loro reali meriti, ed altri che, invece, vengono dimenticati in fretta: Stefano Rosso fa parte di questi ultimi anche se, a dire il vero, era già stato purtroppo dimenticato anche in vita, ingiustamente.
Il blog ha contribuito a ricordarlo già in varie occasioni, ed oggi lo facciamo presentando il suo secondo album, "....e allora senti cosa fò", pubblicato nel 1978, due anni dopo il successo di "Una storia disonesta", di cui ricalca lo stile e le tematiche ma in modo sempre originale ed ironico: ad esempio nel brano di apertura, "Colpo di stato", ancora attuale, anche se ora non c'è più soltanto il calcio a distogliere la gente dal pensare (si sono aggiunti internet, cellulari vari e altro ancora).
La title track è un valzer che ricorda musicalmente lo stile delle classiche canzoni romane, con il violino del grande Tino Fornai in evidenza, e un testo che, sempre in maniera ironica, racconta le vicende di un uomo lasciato dalla ragazza....ma alla fine il brano si conclude con i versi "per fortuna che c'è la sessoautonomia che è come i blue-jeans: nun passa mai de moda!".
Vi è anche qualche brano più riflessivo, come "Bologna '77", con accenni alla vicenda di Giorgiana Masi ed una citazione di "Lilly" di Venditti, o "E intanto il sole si nasconde".
In "C'era una volta (e ancora c'è)" partecipa ai cori Ivano Fossati, che all'epoca era anche lui un artista RCA e che inoltre condivideva con Stefano Rosso il produttore, cioè Antonio Coggio, storico collaboratore e coautore di tanti successi del primo (il migliore) Baglioni.
Da citare anche "Odio chi", canzone strutturata ad elenco, che durante una puntata della trasmissione "Odeon" venne proposta dall'autore con il testo e il titolo cambiato in "Odeon chi" (con un elenco di alcuni servizi giornalistici effettuati dal programma).
L'album si conclude con una versione del suo primo successo, "Letto 26", con il testo modificato: devo dire però che ho sempre trovato più riuscita la prima versione, che potete ascoltare nella bonus track, una versione estesa del brano.
Gli arrangiamenti sono curati da Ruggero Cini, grande musicista del giro RCA, tranne "Letto 26" arrangiata da Piero Pintucci (la registrazione è del resto la stessa del 45 giri originale), mentre la produzione è, come abbiamo detto, di Antonio Coggio; la copertina è di Cesare Monti, cioè il da poco scomparso Cesare Montalbetti.
Oltre al già ricordato Fornai, i musicisti sono alcuni tra i nomi più noti del giro romano dell'RCA: Massimo Buzzi, ex dei Faraoni, alla batteria, Piero Ricci al basso, Luciano Ciccaglioni (oltre a Stefano Rosso) alle chitarre, mentre Cini suona le tastiere e Coggio la fisarmonica; ai cori vi è il gruppo dei Pandemonium.
I testi e le musiche sono tutti di Stefano Rossi, il vero nome di Stefano Rosso.

LATO 1

1) Colpo di stato
2) Libertà...e scusate se è poco
3) ...e allora senti cosa fò
4) Reichiana
5) E intanto il sole si nasconde

LATO 2

1) Odio chi
2) L'osteria del tempo perso
3) C'era una volta (e ancora c'è)
4) Bologna '77
5) Domani è un altro giorno
6) Letto 26 (seconda parte)

Bonus track: 1) Letto 26 (integrale)

venerdì 26 giugno 2015

The Juniors - Black night/I'll be blind (1970)













Ritorniamo dopo qualche tempo a parlare del gruppo vercellese The Juniors, che dopo essere stati il complesso di accompagnamento di Gianni Pettenati, avevano iniziato nel 1967 la carriera da solisti.
Dopo alcuni 45 giri incisi per la DKF Folklore di Happy Ruggiero e per la Fonit Cetra, approdano alla CGO, piccola etichetta milanese, e nell'autunno del 1970 pubblicano questo 45 giri.
Non ha bisogno di presentazioni la canzone sul lato A: si tratta di una cover della celeberrima "Black night" dei Deep Purple, e devo dire che all'ascolta i vercellesi se la cavano egregiamente, dimostrando di essere musicisti di buon livello (ovviamente non a quello di Lord, Blackmore e compagni).
La cosa però divertente è il lancio pubblicitario del disco, affidato ad un articolo intervista pubblicato su "Ciao 2001" n.4 del 18 novembre 1970 (alle pagine 56 e 57) in cui si vuol far credere all'ingenuo lettore che il gruppo, avendo soggiornato qualche tempo in Gran Bretagna, sia arrivato con il 45 giri di "Black night" al secondo posto della classifica inglese dei dischi più venduti....!
Peraltro, come potete vedere, anche il front della copertina giocava con questo equivoco, da un lato inserendo l'hit parade inglese con "Black night" in classifica (.....tanto, chi mai sarebbe andato a controllare, secondo la CGO?), e dall'altro con la scritta trasversale "versione originale"....e come no!
Quella dei Deep Purple era stata pubblicata in giugno: chissà, forse pensavano che, come in passato spesso accadeva, non sarebbe mai stata stampata in Italia.
Con il lato B invece non siamo in presenza di una cover ma di un quasi plagio: infatti "I'll be blind" ha più di una similitudine con "Sixty years on" di Elton John (in Italia conosciuta per la cover dei Nomadi, "Ala bianca"), tranne che per il ritornello.
Il testo è firmato Complex che, come un'altro post , è lo pseudonimo di Rinaldo Prandoni, mentre la musica è di Ennio Poggi.

1) Black night (Blackmore-Gillan-Glover-Lord-Paice)
2) I'll be blind (Complex-E.Poggi)

domenica 21 giugno 2015

Roberto Vecchioni - Messina/Appunti da "Il re non si diverte" (1974) e La farfalla giapponese (canzone per tutti gli amori)/Messina (1974)




Oggi presentiamo una vera e propria rarità di Roberto Vecchioni: un disco che non è mai stato citato in nessuna delle ormai numerose discografie del cantautore milanese (ma di origini partenopee).
Si tratta di un 45 giti campione (che riporta la scritta "Vietata la vendita"), forse usato per le trasmissioni radiofoniche, datato 1974; le due canzoni sono tratte dal 33 giri che il cantautore aveva pubblicato alla fine del 1973, "Il re non si diverte", e che vinse il premio della critica.
In entrambi i casi però le canzoni sono in versione diversa, come vedremo...partiamo dal lato A: rispetto all'album, "Messina" inizia con una chitarra acustica e delle percussioni, ed entra poi il basso (è quindi assente il pianoforte): dalla formazione si deduce quindi che non si tratta di una registrazione effettuata durante le sessioni di "Il re non si diverte", poichè in esse il basso era totalmente assente; infatti il disco fu registrato con Massimo Luca alla chitarra, Toni Esposito alle percussioni e Mario D'Amora al pianoforte e alle altre tastiere, questi ultimi due portati dal nuovo produttore di Vecchioni, il napoletano Michelangelo Romano, dal gruppo di Alan Sorrenti.
Presumibilmente questa nuova registrazione fu effettata in contemporanea con quella de "La farfalla giapponese", poichè questa incisione venne poi usata come lato B del 45 giri del brano con cui Vecchioni partecipò a "Un disco per l'estate 1974" (e il cui numero di catalogo, DUC 245, è immediatamente seguente a questo).
Di "Messsina" ricordo che la prima volta che l'ascoltai ero un bambino, durante la famosa "Schif Parade" presentata da Luciano Salce e Bice Valori, i Malalingua....pensate farla oggi una rubrica del genere!
Sul testo, che descrive la sensazione di straniamento che si può provare quando ci si trova al di fuori del proprio contesto abituale, copio quello che lo stesso Vecchioni scrisse nelle note interne del disco: «Mettiamo in chiaro che non ho niente contro Messina: nella canzone omonima è rappresentato quel senso d'insicurezza, quel sentirsi fuori posto che molti proverebbero svegliandosi all'improvviso in un luogo estraneo, contrario alle proprie abitudini. Così come Messina avrei potuto dire Sidney o New York».
"Il re non si diverte" è invece un edit della versione dell'LP, privata dell'introduzione al pianoforte e del finale, che sfuma; in questo modo la canzone passa da quasi dieci minuti di durata a 6'40'', più accettabili per un 45 giri, ed ha il titolo modificato in "Appunti da Il re non si diverte".
Il titolo del brano è tratto da quello del dramma "Il re si diverte" di Victor Hugo.

1) Messina
2) Appunti da "Il re non si diverte"














E visto che abbiamo parlato di "La farfalla giapponese", presentiamo anche questo 45 giri.
Se i discografici conoscessero un po' le cose di cui si occupano, i due brani sarebbero stati inseriti come bonus nella ristampa dell'LP: invece, mentre la versione qui presente di "Messina" è rimasta inedita, il brano sul lato A è stato pubblicato in...."Saldi di fine stagione", l'album di due anni prima, con sonorità completamente diverse, ed inoltre al posto di una canzone del disco, "La tua assenza".....ma perchè??
"La farfalla giapponese" ha il testo tratto da una poesia dell'uruguaiano Mario Benedetti; a "Un disco per l'estate" fu eliminata al primo turno, non classificandosi quindi per la fase finale, quella con cui si aveva il passaggio televisivo.
Interessante dal punto di vista cantautorale questa edizione del concorso estivo: oltre a Vecchioni, parteciparono infatti Lucio Dalla ("Anna bell'Anna"), Jannacci ("Brutta gente"), Renato Zero ("Inventi"), la brava Anna Melato ("Vola"), di cui presto parleremo e Luciano Rossi, l'unico di questi che ottenne successo, anche se alcuni mesi dopo, con "Ammazzate oh".
Tornando a cantautore milanese, Vecchioni è autore di tutti i testi e le musiche delle canzoni di questo post.
Come bonus track le versioni tratte dall'album di "Messina" e "Il re non si diverte".

1) La farfalla giapponese (Canzone per tutti gli amori)
2) Messina

Bonus tracks: 1) Il re non si diverte (versione album)
                        2) Messina (versione album)

giovedì 18 giugno 2015

Antonio Asquino - Canto bianconero-Juve bis '77 (1977)










 

Del cantautore torinese Toni Asquino abbiamo già parlato in questo post , in cui presentavamo un disco del Duo Fasano con due canzoni scritte anche da lui; oggi invece parliamo di un suo 45 giri, particolarmente d'attualità in questi giorni di sconfitte berlinesi....un disco che, come potete dedurre dalla copertina, fu pubblicato in occasione della mitica conquista della Coppa Uefa nel 1977 da parte della Juventus (nella cartina infatti sono localizzate le città delle squadre eliminate dai bianconeri in quel torneo, fino ad arrivare alle due finali contro i baschi dell'Atletico Bilbao).
Bei tempi e bei ricordi per me, almeno tanto belli quanto è invece tuttora negativo il ricordo di tal Magath.
Ma non divaghiamo e torniamo alla musica ed alle due canzoni di questo disco che il cantauore incise con il nome completo (e cioè Antonio Asquino).
Che dire di "Canto bianconero"? Si tratta di un inno che forse aveva l'ambizione di  sostituire quello che allora era l'inno della Juventus, il celebre "Juve Juve", ma è sicuro che l'andamento della canzone è molto...come dire? "paesano" (ricorda certe marcette estive pubblicate negli anni precedenti dalla Kansas, per capirci, stile "Militare non partire").
Nel testo vi è anche una citazione che, se fatta oggi, attirerebbe addosso a Toni le ire di qualche integralista: nella seconda strofa infatti si recita "Che venga anche Maometto vestito da portiere...."....ma pensate poi se al giorno d'oggi sarebbero ancora possibili canzoni come "Caravan petrol" di Carosone o "Allah! Allah" dei mitici Daniel Sentacruz Ensemble....
Forse è meglio il lato B, "Juve bis '77", con un arrangiamento musicale in cui sono presenti anche dei fiati....ma certo che, da juventino, devo ammettere che la vendittiana "Roma Roma (Roma non si discute, si ama)" è decidamente a un altro livello.

1) Canto bianconero (Tony Asquino)
2) Juve bis '77 (Tony Asquino)

sabato 13 giugno 2015

Goran Kuzminac - Contrabbandieri di musica (1987)












Oggi parliamo per la prima volta nel blog del cantautore italo-jugoslavo Goran Kuzminac, presentando il suo terzo album, "Contrabbandieri di musica", il primo inciso dopo l'abbandono della UNA, etichetta legata alla RCA e curata da Vincenzo Micocci, per la piccola Top Records (etichetta milanese distribuita dalla CGD).
Kuzminac, eccellente chitarrista acustico, è stato uno di quei personaggi venuti fuori in un periodo in cui l'attenzione sui cantautori era un po' in fase calante, un po' come Mario Castelnuovo o Marco Ferradini (con cui non a caso collaborò per un Q Disc che avrebbe dovuto agevolare il loro lancio), per cui vengono ricordati per alcune canzoni ("Teorema", "Sette fili di canapa", "Ehi ci stai" e poche altre) ma non sono riusciti ad imporsi come i colleghi diventati famosi in anni precedenti.
Proprio uno di questi colleghi, Antonello Venditti, è presente nel disco come produttore artistico di due canzoni, "Cosa ci fai nella mia vita" (bella canzone d'amore) e "Dove sei quando non ci sei" (entrambe infatti sono edite dalle edizioni musicali Stukas, di proprietà del cantautore romano), oltre che come corista.
Questo "Contrabbandieri di musica" ha dei suoni molto anni '80, che non si sposano con quella che era l'identità chitarristica dei dischi precedenti di Kuzminac: per intenderci, manca in questo disco un brano come "Stella del nord" o "Stasera l'aria è fresca", che con la già citata "Ehi ci stai" rimangono ancora oggi le canzoni più note del cantautore italo-jugoslavo.
Qualche arpeggio di chitarra acustica si ascolta solo in "Il barone rosso", sicuramente il brano migliore del disco, con il testo scritto in collaborazione con Gaio Chiocchio (peccato che poco dopo l'inizio entri una batteria invadente a rovinare tutto).
Al disco collabora Alberto Radius come produttore artistico (a parte i due ricordati prodotti da Venditti) e come chitarrista, mentre tra gli altri musicisti ci sono Fabio Piagnatelli e Rino Zurzolo al basso, Amedeo Bianchi al sax, Marco Rinalduzzi alle chitarre e Stefano Previsti alle tastiere.
Manca tra i musicisti un batterista.....e si sente, visto l'uso continuo di brutte batterie elettroniche.

LATO A

1) Contrabbandieri di musica (Goran Kuzminac)
2) Vogue (Goran Kuzminac)
3) Dove sei quando non ci sei (Goran Kuzminac)
4) Perfida Jonne (Goran Kuzminac)
5) Perchè mi telefoni ancora? (Goran Kuzminac)

LATO B

1) Malaria (Goran Kuzminac)
2) Gli specchi (Goran Kuzminac)
3) Cosa ci fai nella mia vita (Goran Kuzminac)
4) Il barone rosso (Goran Kuzminac-Gaio Chiocchio-Goran Kuzminac)


lunedì 8 giugno 2015

Statuto - Ci pensa Fonzie/In fabbrica (2014)




Il blog è fermo ormai da quasi un anno: abbiamo ricevuto parecchie mail e richieste di chiarimenti.
Sono tanti i motivi di questa attesa, una stanchezza generale ma anche una certa delusione per alcuni progetti su cui ho lavorato e che non sono poi andati in porto (in particolare un libro a cui tenevo moltissimo).
Dopo un po' di tempo però ho deciso che volevo ricominciare, e finalmente oggi il blog riprende la sua attività.
E, visto il periodo, ho pensato che questo nuovo 45 giri degli Statuto fosse l'ideale: ho apprezzato molto, in un'epoca in cui la musica è sempre più digitale, impalpabile ed eterea non solo per i supporti, la scelta del complesso torinese di pubblicare due nuove canzoni in vinile, una sul lato A ed una sul lato B.
Il brano sulla prima facciata, scritto dal cantante Oscar con la collaborazione per la parte musicale del chitarrista (bravissimo) Bumba, cioè Alex Loggia, è molto attuale: dietro la descrizione di Fonzie non è difficile individuare il personaggio politico a cui ci si riferisce....tra l'altro il gruppo è riuscito a coinvolgere, durante una sua visita in Italia, Henry Winkler, l'attore che in "Happy Days" impersonava Arthur Fonzarelli, nella foto di copertina, con in mano due cd del gruppo.
Sul lato B c'è invece la cover di una canzone dei Gang, scritta (come molte del gruppo marchigiano) dai fratelli Severini: Massimo partecipa alla registrazione, effettuata dal vivo in un locale torinese, ed è presente sul retro della foto di copertina.

1) Ci pensa Fonzie (Oscar Giammarinaro-Alex Loggia-Oscar Giammarinaro)
2) In fabbrica (Marino Severini-Sandro Severini)

mercoledì 9 luglio 2014

Ernesto Bassignano - Moby Dick (1975)












Torniamo dopo un po' di tempo a parlare di Ernesto Bassignano, presentando il suo secondo album (del primo ne abbiamo trattato in questo post) inciso per la RCA Italiana.
Come si sa, Bassignano è uno dei quattro ragazzi con la chitarra citato da Venditti in "Notte prima degli esami", e dei quattro era sicuramente quello più schierato politicamente.
Il disco per quel che riguarda la scrittura è a pieno titolo inseribile in quella che era la canzone d'autore di quel periodo: Bassignano scrive tutti i brani, tranne "Da terra arida", che è l'unico non inedito in quanto pubblicato su 45 giri nel 1972 (ne abbiamo parlato qui) e scritto insieme a Leo Capello, un amico di Enrico Manca che lavorava per il P.S.I.
Partecipano alle registrazioni Gianni Leone (Leo Nero) del Balletto di Brono alle tastiere, Franco Coletta (ex componente di Chetro & Co, in seguito negli Alunni del Sole) al basso e alle chitarre, Giorgio Battistelli alla batteria, Vito Contarini alle chitarre, suonate anche da Ettore De Carolis, che cura gli arrangiamenti.
La realizzazione è di Rino Gaetano che, secondo quel che mi ha raccontato lo stesso Bassignano nell'intervista pubblicata nel numero 3 di "Musica leggera" (di marzo/aprile 2009), sbagliò la velocità del nastro durante la messa a punto del master, rallentandolo leggermente, e questo spiega il tono della voce del cantautore, più bassa e cupa rispetto al suo solito.
Il disco non è mai stato ristampato in CD:


LATO A

1) Moby Dick
2) L'unica canzone
3) A Victor
4) Sole sulla gente
5) L'uomo col fucile

LATO B

1) Sto pensando
2) Da terra arida
3) Chiudere gli occhi
4) Non è stato Dio
5) Ninna nanna sorella

mercoledì 25 giugno 2014

Fiorella Giacon - Napulitano cha cha cha/Rimpianto d'amore (1959)












Ritorniamo a parlare di Fiorella Giacon, la cantante dell'orchestra Rosaclot di cui abbiamo già presentato un 45 giri a settembre 2013 ed un EP a settembre 2011, con questo 45 giri del 1959 (la matrice porta la data del 22 luglio) pubblicato dalla torinese Excelsius.
"Napulitano cha cha cha" è una canzone "made in Turin", visto che la musica è di Giovanni Rosa Clot ed il testo di Armando Costanzo: una melodia carina che riecheggia più il mambo che il cha cha cha, mentre il testo racconta una storia d'amore tra due ragazzi napoletani, e fa specie il fatto che né gli autori né l'interprete abbiano a che fare con Napoli.
"Rimpianto d'amore" è invece la cover di "(All of a sudden) My heart sings", un terzinato inciso nella versione originale da molti interpreti tra cui Duke Ellington (nel film "Anchors aweigh"), Johnnie Johnston e Paul Anka ed in francese da Charles Trenet con il titolo "En écoutant mon cœur chanter", con un testo d'amore abbastanza di maniera scritto da Decio Ardo (pseudonimo di Matteo Treppiedi).
Molti ascoltando questo brano riconosceranno la melodia di una canzone incisa qualche anno dopo da Fausto Leali, "Per un momento ho perso te", che è in effetti una cover di "My heart sings" con un testo diverso scritto da Mogol, e che trovate come bonus track (grazie Vampiro) insieme alla versione del 1959 di Paul Anka.
Bella la voce della Giacon, che si mette in evidenza in entrambi i brani, con un acuto nel finale di "Rimpianto d'amore".

1) Napulitano cha cha cha (Armando Costanzo-Giovanni Rosa Clot)
2) Rimpianto d'amore (Decio Ardo-Henri Herpin)
Bonus track: 3) Paul Anka - (All of a sudden) My heart sings (1959)
                    4) Fausto Leali - Per un momento ho perso te (1967)

sabato 21 giugno 2014

Corrado Castellari - Gente così come noi/La signora Sofia (1976)






















Tra i molti personaggi del mondo musicale che ci hanno lasciato in questi ultimi mesi, Corrado Castellari è stato sicuramente uno di quelli che è stato meno ricordato, sicuramente perché il grossodella sua attività è stato dietro le quinte, come autore, spesso in collaborazione con il fratello Camillo, per cantanti come Iva Zanicchi, Mina, Ornella Vanoni (e in questo blog ne abbiamo accennato a proposito di "La balordaggine", interpretata da Bruno Lauzi, e di "Se il giro del mondo", per la cantante torinese Laura Carlini); tuttavia ha avuto anche una carriera come cantautore, ed oggi presentiamo un suo 45 giri pubblicato dalla Ricordi nel 1976 con due canzoni scritte entrambe insieme a Camillo (la cui scrittura risale all'anno prima, come riportato sul retro di copertina).
"Gente così come noi" è una ballata musicalmente interessante e ben arrangiata, con un testo d'amore forse un po' debole: peccato perché sicuramente con altre parole la canzone avrebbe avuto tutt'altro peso.
"La signora Sofia" è, da questo punto di vista più interessante, raccontando con un linguaggio ricercato che spesso fa uso di metafore la vicenda di una signora matura ma ancora piacente che attira le attenzioni di un giovane, una storia un po' alla Ivan Graziani (avete presente "Signora bionda dei ciliegi"?).
In questo brano, che inizia con un accompagnamento di chitarra arpeggiata, è presente l'orchestra d'archi diretta da Claudio Fabi.
Il disco è prodotto da Sandro Colombini, che non ha certo bisogno di presentazioni.

1) Gente così come noi (Camillo e Corrado Castellari)
2) La signora Sofia  (Camillo e Corrado Castellari)

domenica 8 giugno 2014

Beppe d'Môncale' - Le canssôn d'Beppe d'Môncale' (1966)













Di Beppe Morano avevamo parlato presentando un suo 45 giri del 1970; quest'oggi invece recensiamo il suo primo album del 1966 (la matrice è datata 28 maggio) pubblicato dalla Cricket, che era una sottoetichetta della Fonit-Cetra.
In realtà la recensione vera e propria del disco la potete trovare in questi due articoli pubblicati ad agosto da "La Stampa" e da "Stampa Sera", per cui non ci dilunghiamo sull'analisi dei singoli brani, di cui evidenziamo solo "'L _Beatles_ d' Porta Pila" per il tema particolare (d'altronde si era in piena era beat...) e "La piola dij rubinet" perché è stata ripresa in seguito da Mario Piovano, che è anche citato nella copertina dell'album.
Piovano è del resto l'autore di quasi tutti i brani del disco, ed anche quelli tradizionali (che sono "I forestè", "'L ciocaton" e appunto "La piola dij rubinet") sono comunque rielaborati da lui, mentre i testi sono del giornalista Piero Novelli con la collaborazione in due brani di Franco Roberto.
Novelli firma anche la presentazione del disco che potete leggere nel retro di copertina.
Beppe Morano è accompagnato alla fisarmonica da Piovano e alla chitarra da Gino Luone.


LATO A

1) 'L tango dj' ajassin (Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La banda dij cioch (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
3) I forestè (tradizionale)
4) Che sumia (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
5) Pizzo alla greca (Sandro Gatti Goria)
6) Pautasso Lice (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) 'L bateur
2) 'L ciocaton (tradizionale)
3) La portiera dij Molass (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) 'L tombarel (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) La piola dij rubinet (tradizionale)
6) 'L _Beatles_ d' Porta Pila (Piero Novelli-Mario Piovano)

venerdì 30 maggio 2014

Sugar and Candies - Voulez vous danser/My woman (1977)




Dopo un periodo di varie attività molto intense che hanno di conseguenza fermato il blog, riprendiamo da oggi (e speriamo con rinnovata continuità) con un post di quelli che vanno a ripescare nel passato dei nomi noti, all'inizio della loro carriera quando ancora non erano stati raggiunti dalla fama.
Nel 1977 la UP, una delle tante etichette in cui Walter Gurtler ha organizzato il gruppo Saar (tra le tante ricordiamo le prime, la Celson e la Music, e poi la Jolly, la Joker, la Stella, l'Harmony, la Lotus...), pubblica questo 45 giri del complesso Sugar and Candies, il cui nome significa "zucchero e canditi".
Credo che a questo punto molti di voi avranno capito chi è il cantante e chitarrista del gruppo: si tratta di
Adelmo "Zucchero" Fornaciari che, prima di raggiungere la fama nel decennio successivo, ha affrontato lunghi anni di gavetta in varie formazioni toscane ed emiliane, a partire da Le Nuove Luci, con cui aveva debuttato discograficamente nel 1971 (con il 45 giri "Canto di maggio/Juanita").
I canditi in questione sono Bruno Mosti, alla voce e alle tastiere, Fabrizio, batterista di Prato, Alfonso, di Carrara, alla seconda chitarra, Gary alla seconda batteria (Sugar and Candies suonano infatti con due batterie) ed un bassista di cui non sono riuscito a reperire il nome.
Grazie al produttore Romolo Ferri, con cui Fornaciari ha già lavorato in passato, ottengono un contratto con la Saar per cui pubblicheranno quattro 45 giri che passeranno inosservati: questo è il primo, e contiene sul lato A una canzone scritta dallo stesso Ferri (che sull'etichetta si firma Roferri ed in SIAE con il suo vero nome, e cioè Albino Mammoliti), un brano di discomusic abbastanza dozzinale come se ne producevano tanti in quel periodo in Italia, cantato da Zucchero e da Mosti a due voci.
Molto più interessante la ballata sul lato B del disco, "My woman", firmata Uones-Capogh-Roferri nell'etichetta, ma depositata in SIAE da Albino Mammoliti per la musica e da Ronald Hugo Jones (cioè Ronnie Jones) per il testo: per cui è evidente che Uones è un errore di stampa, mentre invece Capogh è lo pseudonimo usato spesso da Carlo Poggiani (che in SIAE risulta come non amministrato).
In seguito Zucchero reinciderà la canzone con un nuovo testo, scritto da Gino Paoli (come ha raccontato lo stesso Fornaciari nel suo libro "Il suono della domenica"), ed il titolo "Bambino io, bambino tu", trasformandola in un bel brano reggae (tra le cose migliori del suo album best-seller "Blues"), ed anche Paoli la riproporrà in un suo disco dal vivo.
La cosa strana è che in Siae Paoli risulta, con Albino Mammoliti, autore della musica, mentre il testo è firmato da Zucchero e da Ronnie Jones (autore del testo originale).


1) Voulez vous danser (Albino Mammoliti)
2) My woman (Ronnie Jones-Carlo Pogggiani-Albino Mammoliti)
Bonus track:
3) Zucchero Fornaciari - Bambino io, bambino tu (Zucchero Fornaciari-Ronnie Jones-Albino Mammoliti-Gino Paoli)
4) Gino Paoli - Bambino io, bambino tu (Zucchero Fornaciari-Ronnie Jones-Albino Mammoliti-Gino Paoli)