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lunedì 16 maggio 2016

I Ragazzi del Sole - ...e la terra si allontana/Il gatto di notte (1967)













Dopo il successo di Atto di forza n° 10/So che tu non credi, di cui abbiamo parlato in questo post, oggi presentiamo il secondo 45 giri che i Ragazzi del Sole pubblicarono nel 1967.
Come per il precedente, abbiamo in un lato una canzone scritta dai frateli Salerno, "...e la terra si allontana"  (Alberto per il testo e Massimo per la musica) e una cover sull'altro, "Il gatto di notte", che è la versione in italiano (con testo di Mario Coppola, o meglio da lui firmato) di "Just a little bit of you" di Dallas Frazier, successo del 1966.
Abbiamo scritto che è firmata da Coppola perchè, a proposito di un'altra canzone, "So che tu non credi", così aveva Paolo Melfi, il cantante del complesso, aveva raccontato a Ursus (nell’intervista pubblicata sul fondamentale “Manifesto Beat”, a pag. 153): “Cercando qualcosa tra i pezzi nuovi che uscivano all’estero si poteva fare il solito testo in italiano, come nel caso di “So che tu non credi”, di cui io scrissi le parole ma senza riceverne un soldo perché non ero iscritto alla Siae. Infatti sul disco sta scritto Coppola, che era un autore dell’Ariston messo dietro a una scrivania, che mi disse: “Dai a me questo testo che ti iscrivo io”. Adesso deve essere scomparso, poveretto, un bravo cristo ma un po’ così sai…”.
Sarà successo così anche per "Il gatto di notte"? Potrà raccontarcelo lo stesso Paolo Melfi, se vorrà.
I due brani sono entrambi interessanti: "...e la terra si allontana" ha alcuni spunti melodici che rimandano al celeberrimo brano di Gilbert Becaud "Je t'appartiens", ma è il testo ad essere interessante perchè, ben due anni prima di "Space oddity", racconta di un gruppo di astronauti che si perdono nello spazio. "Il gatto di notte" ha invece alcuni richiami psichedelici, del resto quello era il periodo, dal punto di vista musicale, del "flower power" (siamo nel 1967), e si caratterizza anche per l'uso dei fiati.
Per la registrazione il gruppo ha utilizzato uno strumento inventato da loro, il tubifon (un tubo di alluminio piatto con una corda di metallo), come hanno raccontato ad Ursus.
Ricordiamo infine la formazione dei Ragazzi del Sole in questo disco, che era composta da Paolo Melfi alla voce solitsta (il sostituto di Pierfranco Colonna), Arcangelo Aluffi alla batteria, Carlo Marcoz al basso, Danilo Pennone alla chitarra e Piercarlo Bettini alle tastiere.
Concludo con un invito: il 17 novembre Paolo Melfi festeggerà i settant'anni: perchè non organizzare, con l'occasione, una reunion del gruppo, magari coinvolgendo anche altri musicisti torinesi disponibili? Pensateci, ragazzi...

1) ...e la terra si allontana (Alberto Salerno-Massimo Salerno)
2) Il gatto di notte (Mario Coppola-Dallas June Frazier)

domenica 8 maggio 2016

Marco Ferradini - ...ma quando Teresa verrà... (1978)












Oggi presentiamo il primo album del cantautore comasco Marco Ferradini, pubblicato nel 1978 dopo la sua partecipazione al Festival di Sanremo con "Quando Teresa verrà" (canzone che dà il titolo al disco).
Al momento dell'uscita dell'album Ferradini è già in attività da alcuni anni: i suoi esordi risalgono infatti agli anni '60 nel gruppo beat dei Balordi, che abbandonerà insieme ad un altro componente, Pino Matteucci, per formare la Drogheria di Solferino (insieme a Fabio Ritter), trio acustico con cui nel 1971 partecipa al primo Festival di Re Nudo.
Passa poi ad un'altra formazione a metà tra il folk e il prog, gli Yu Kung; grazie alla conoscenza di Alessandro Colombini ottiene il contratto discografico da solista con la Spaghetti, etichetta che il produttore (dopo le esperienze nel Clan Celentano, alla Ricordi e alla Numero Uno) ha fondato con Shel Shapiro e Silvio Crippa.
L'album risente delle esperienze passate di Ferradini: si tratta infatti di un disco essenzialmente acustico, influenzato da certe atmosfere West-Coast, arrangiato dallo stesso cantautore con Colombini (mentre Crippa e Shapiro sono i produttori).
Il disco viene registrato negli studi Ricordi di Milano e Stone Castle di Carimate (un brano, "Karkadé", è registrato nel parco del castello) da Ezio De Rosa, che segue anche il mixaggio dei brani con Colombini.
La busta interna, oltre ai testi delle canzoni, contiene delle brevi introduzioni di Ferradini alle tematiche dei singoli brani, da cui emerge un filo conduttore autobiografico, con la fine di un amore (quello verso Adriana) e la nascita di una nuova storia (con Teresa).
Il disco si apre con "Gatto", introdotta da un riff di chitarra acustica (che a partire dalla seconda strofa verrà ripetuto insieme al flauto), che attraverso l'uso delle metafore animali descrive vari personaggi (il testo è scritto insieme a Simon Luca, che collabora anche in altri brani); la voce di Ferradini è, per la prima metà, insolitamente bassa, per poi alzarsi di un'ottava nel finale.
"Mariù" è un terzinato non particolarmente significativo, storia di una contadina che scappa di casa a quindici anni, mentre senza dubbio più interessante è "Mezzanotte", un valzer country folk con un testo nostalgico in cui Ferradini ricorda le verdi valli nelle vicinanze di Como, la sua città di origine (che aveva abbandonato anni prima per trasferirsi a Milano).
Probabilmente "Marylou", con la sua ambientazione western a base di banjo e violino, è un brano che ha già qualche anno, visto che la musica è scritta insieme a Fabio Ritter, uno dei tre componenti della Drogheria di Solferino, mentre il lato A si conclude con un gioiellino, "Karkade", canzone acustica in cui ritorna il violino nel finale in  un assolo branduardiano.
Il lato B si apre con "Adriana", la canzone che venne pubblicata anche su 45 giri, con una musica a metà tra James Taylor e Jackson Browne, mentre "Coppia" descrive amaramente la routine abitudinaria della vita in due.
"San Martino" ha una bella musica acustica, non sorretta però da un testo adeguato (che si perde in metafore animali ma in maniera meno efficace rispetto a "Gatto"); conclude il lato e il disco "Quando Teresa verrà", che come abbiamo già ricordato Ferradini presento al Festival di Sanremo e che venne pubblicata come 45 giri (con sul retro "Coppia coppia", che come abbiamo visto qui sul 33 giri ha il titolo dimezzato), bella canzone d'amore,
Tra i musicisti troviamo molti nomi noti tra i session men milanesi, come Flaviano Cuffari alla batteria, Paolo Donnarumma al basso, Claudio Bazzari alle chitarre, Aldo Banfi alle tastiere, Lucio Fabbri al violino, Piero Milesi al violoncello, Hugo Heredia e Claudio Canevari ai fiati e Beppe Cantarelli alla chitarra elettrica in "Coppia", mentre Shel Shapiro suona il piano fender in "Quando Teresa verrà".
Il disco è comunque interessante per essere un disco di debutto, e ci mostra un aspetto musicale che Ferradini in seguito metterà in secondo piano, privilegiando atmosfere più elettriche e ritmate a partire dal disco successivo, il Q Disc "Schiavo senza catene" (che tutti ricordano per "Teorema).

LATO A

1) Gatto (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
2) Mariù (testo e musica di Marco Ferradini)
3) Mezzanotte (testo e musica di Marco Ferradini)
4) Marylou (testo di Marco Ferradini;  musica di Fabio Ritter e Marco Ferradini))
5) Karkadé (testo e musica di Marco Ferradini)

LATO B

1) Adriana (testo e musica di Marco Ferradini)
2) Coppia (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
3) San Martino (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
4) Quando Teresa verrà (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)

venerdì 29 aprile 2016

Enzo Maolucci - Immaginata (1982)



A quatto anni dal precedente "Barbari e bar", Enzo Maolucci (uno dei primi cantautori negli anni '70 a coniugare la canzone d'autore con il rock, insieme a Finardi e Ivan Graziani) pubblica il suo terzo album "Immaginata" per una piccola casa discografica torinese, la Studio Records di Romeo Ferrero, etichetta legata alle edizioni musicali Augusta e che aveva tra i suoi artisti gli Arti & Mestieri, i Cantambanchi e la Jambon Street Band: il disco ha una visibilità minore rispetto ai due precedenti, sicuramente per i minori mezzi della label rispetto a quelli della Vedette (per cui erano stati pubblicati gli altri due LP), ed è un peccato perchè si tratta di un disco con alcune belle canzoni come la stessa title track, "Una donna che sia" o "Amore sempre mio".
Inoltre "Immaginata" è un disco ben prodotto, con arrangiamenti vari e curati di Aldo Russo che suona anche la chitarra, con la partecipazione di alcuni dei migliori musicisti torinesi, come Louis Atzori (ex Circus 2000 e molti altri gruppi) alla batteria, Silvano Borgatta (Venegoni & Co, ma moltissime altre collaborazioni) alle tastiere, Gigi Venegoni alle chitarre, Roby Favaro (ex Living Life e Misterbianco Show, di cui abbiamo parlato in questo post) al basso, Maurizio Gianotti (Procession, Combo Jazz e Venegoni & Co) al sax, Johnny Capriuolo e Pierluigi Mucciolo (Nicosia & C ma entrambi con moltissime collaborazioni come session.man) ai fiati, Flavio Boltro (su cui non occorrono presentazioni) alla tromba.
Il disco è stato registrato ai "Dynamo Studio" (che ben conosco per motivi legati a "Il nostro primo 45 giri") con Venegoni e Marco Cimino come tecnici del suono.
Maolucci è autore di tutte le canzoni, con la collaborazione del poeta Vasco Are al testo di "Ad amarti ora".
Un disco da riscoprire.

LATO A

1) Immaginata
2) Aira
3) Dolce tenera signora
4) Barracuda

LATO B

1) Una donna che sia
2) Ad amarti ora
3) Come pioggia nel pineto
4) Amore sempre mio

domenica 24 aprile 2016

Rosemary & Garlic dal vivo a Torino




Segnalo per tutti gli amici del blog torinesi o che comunque hanno la possibilità i primi giorni di maggio di essere a Torino un concerto veramente interessante, soprattutto per gli amanti delle atmosfere acustiche, delicate ed intime: nella suggestiva cornice della Galleria Fogliato di via Mazzini 9 a Torino si esibirà il duo Rosemary & Garlic, composto dalla brava cantante Anne van den Hoogen e dal musicista Dolf Smolenaers.
L'Olanda è un paese lontano in genere dalle rotte della musica pop (credo che il gruppo più noto siano stati, ormai decenni fa, gli Shocking Blue di "Venus"), ma vi sono anche qui produzioni che non verranno mai trasmesse dalle varie radio ma che sono artisticamente rilevanti: di Rosemary & Garlic ho ascoltato sinora l'unico disco pubblicato, l'EP con cinque brani "The Kingfisher", e mi pare di individuare i loro riferimenti soprattutto in Donovan e Nick Drake, in misura minore anche in Leonard Cohen e nei primi album di Joni Mitchell.
Le canzoni sono accompagnate dalla chitarra acustica: in due brani, "California" e "Old now", c'è un accompagnamento leggero di percussioni, mentre nella title-track, che potete ascoltare qui, vi è il pianoforte (ed è questa la canzone che mi ricorda certe produzioni della cantante canadese).
Se vogliamo, certamente nulla di nuovo: ma piuttosto che fare cose nuove e brutte è meglio riferirsi ai grandi del passato, come dicevano gli Oasis quasi vent'anni fa (citando a loro volta Isaac Newton), "standing on the shoulder of giants".
Ricapitolando: il concerto si terrà martedì 3 maggio alle ore 21 alla Galleria Fogliato in via Mazzini 9, a Torino e presenteranno, oltre al loro minialbum, alcuni inediti del nuovo disco che verrà pubblicato in autunno; il duo sarà accompagnato da Laurens Neels al violoncello.
Rosemary & Garlic suoneranno il giorno prima, due maggio, a Genova, al Museo Lele Luzzati, Area del Porto Antico 6, alle 18.30.

martedì 19 aprile 2016

Vinile





L'editoriale di Coniglio su "Classic Rock"
Finalmente "Vinile"!! A partire da venerdì 22 aprile troverete in tutte le edicole italiane "Vinile. Storie di musica, collezioni, emozioni", la nuova rivista edita dalla Sprea S.p.A.  e dedicata alla musica del passato, non solo italiana, e che vuole porsi, pur con alcune differenze, in continuità con quella che è stata l'esperienza di "Musica leggera", il bimestrale fondato e diretto qualche anno fa da Francesco Coniglio, che qui ricopre il ruolo di direttore editoriale.
La redazione di "Vinile"
Proprio nell'ultimo numero di "Classic Rock", la rivista musicale più venduta in Italia, Coniglio aveva preannunciato nel suo editoriale l'uscita di "Vinile", anticipando già i nomi di alcuni componenti della redazione, che sono già noti ai lettori di "Musica leggera": Michele Neri (l'autore tra le altre cose del programma televisivo "Techetecheté"), Maurizio Becker (vincitore nel 2007 del premio SIAE per il miglior saggio sulla musica italiana con il suo fondamentale "C'era una volta la RCA"), Luciano Ceri (cantautore negli anni '70, attualmente responsabile del progetto della Discoteca di Stato sulla Discografia Nazionale della Canzone Italiana), Franco Brizi (autore di volumi fondamentali di ricerca sulla musica leggera quali "Le ragazze dei capelloni", "Volo magico. Storia illustrata del rock progressivo italiano", "The Beatles in Italy", anche molto curati graficamente), la brava Timisoara Pinto, il mio concittadino Franco Settimo, il cantautore Alessio Lega, Federico Guglielmi e il sottoscritto.
Avendo letto in anteprima il primo numero, molto interessante, vi consiglio il bell'articolo di Michele Neri sulle cause della fine del sodalizio tra Battisti e Mogol, l'analisi di Alessio Lega sulla produzione di Fabrizio De André, persona che odiava i santini e sicuramente non avrebbe approvato quello che hanno costruito su di lui, l'approfondimento sui dischi incisi da Pasolini o con la sua collaborazione, e, permettetemi di autocitarmi, la bella intervista che ho realizzato a Guido Guglielminetti.
Bimestrale, "Vinile" è in vendita al prezzo di 9,90 euro.
Attendo commenti, impressioni, critiche.

venerdì 15 aprile 2016

Natalino Otto - Têxo/Me son innamoôu de ti (1965)














Giorgio Calabrese ha scritto una quantità sterminata di belle canzoni, alcune famosissime: per ricordarlo qui nel blog abbiamo scelto di presentare un disco già trattato in un post circa tre anni fa, arricchendolo però con due bonus track: si tratta di un 45 giri di Natalino Otto in genovese, con i testi scritti proprio da Calabrese, presentando quindi un suo aspetto forse meno noto..
E sempre Calabrese è autore anche delle due canzoni aggiunte, e cioè "Ma a mi me o me piaxe" e "Baexinn-a" che, come si capisce dai titoli, sono anch'esse in genovese, lingua per me del tutto incomprensibile (per cui aspetto che qualcuno nato o vissuto all'ombra della Lanterna ci esponga il contenuto di queste due canzoni).
Gian Franco Reverberi è autore delle musiche mentre il fratello Gian Piero arrangia; peraltro la coppia Calabrese-Reverberi scrisse altre canzoni in genovese per Natalino Otto, come "Maddaenn-A" e "O pescou", e chissà che prima o poi non appaiono anche queste nel blog.

1) Têxo (Giorgio Calabrese-Gianfranco Reverberi)
2) Me son innamoôu de ti (Giorgio Calabrese-Natalino Otto)

Bonus tracks: 3) Ma a mi me o me piaxe(Giorgio Calabrese-Gianfranco Reverberi)
                          4) Baexinn-a"(Giorgio Calabrese-Gianfranco Reverberi)

venerdì 1 aprile 2016

Giorgio Calabrese

Il blog è vicino a Christian per la scomparsa di suo papà, il grandissimo autore di testi Giorgio Calabrese.

sabato 19 marzo 2016

Truzzi Broders - 'nzalla (1986)

   










"....Mi piacciono le radio, mi piace pure il rock'n'roll....''
Compie trent'anni quest'album che, a torto, non ho inserito nella lista dei venti dischi più rock della musica italiana, un errore a cui rimedio dedicandogli un intero post.
Ricordo (quasi) come fosse ieri quando ho visto per la prima volta dal vivo i Truzzi Broders, in un asilo dalle parti di via Pianezza credo nel 1985 (avevano solo pubblicato "Yankee go home"), e mi ricordo che mi colpirono per la carica musicale che mi faceva venire in mente un po' i Clash un po' gli Stones e per i testi che descrivevano, specialmente in alcuni brani, la realtà metropolitana torinese di quegli anni: mi riferisco, ad esempio, a "Kasamercato" (oggi non esistono più né Aiazzone né Granato...), a "Fuori zona" (in quegli anni veramente se eri di un quartiere, a caso San Donato, difficilmente osavi avventurarti da solo in posti come Le Vallette, Mirafiori o Barriera di Milano...) e a "Disoccupato rappo" (che credo sia stato il primo rap torinese, ma attendo smentite).
Tutto il disco comunque è caratterizzato dalle chitarre distorte e dai ritmi incalzanti: "Brigate rock", si intitola uno dei loro brani manifesto.
In seguito ho avuto modo di conoscere i Truzzi Broders e in particolare Armando Casaroli, il chitarrista (che ha poi in seguito è entrato nei Mirafiori Kids, con cui è capitato anche di suonare insieme); completano il gruppo Marcello Salvati alla batteria, Renzo Rolando la basso e Roberto Allazzetta alla voce e alle chitarre (in seguito la formazione avrà alcuni rimaneggiamenti).
Pubblica il disco, in vinile giallo, su etichetta Totò alle prese coi dischi, la Multimedia Attack di Bologna (la stessa che pubblicava, più o meno nello stesso periodo, i CCCP), fondata da Jumpy Velena (oggi Helena Velena), personaggio che abbiamo conosciuto due anni dopo quando rappresentammo la città di Torino alla Biennale delle Arti del Mediterraneo che a dicembre del 1988 si tenne a Bologna (e quando la Multimedia Attack ci inserì nella raccolta pubblicata l'anno dopo)..
Pazzesco, già trent'anni...noi ci siamo ancora, ed anche i Truzzi Broders, che continuano a suonare dal vivo, oggi come allora: rock'n'roll will never die.

LATO A

1) Disperato blus
2) Autoradio
3) Brigate rock
4) Fuori zona

LATO B

1) Disòccupato ràppo
2) Kasamercato
3) John Bull
4) Addavenì



martedì 8 marzo 2016

Tony Cucchiara e Nelly Fioramonti - Tony & Nelly (1966)












Uno degli artisti italiani ingiustamente dimenticati è senza dubbio Tony Cucchiara: cantautore originale e dotato, è poi approdato al teatro-canzone producendo alcuni spettacoli come "Caino e Abele" e "Storie di periferia" che hanno all'epoca avuto molto successo e che meriterebbero di essere riscoperti.
Ma oggi parliamo di un disco precedente a questa svolta, realizzato insieme alla moglie, la brava e sfortunata Nelly Fioramonti: l'album, datato 20 settembre 1966, si intitola semplicemente "Tony & Nelly".
Si tratta di una serie di canzoni tratte dal folklore nordamericano con alcuni brani di cantautori, tradotti in italiano da Cucchiara (tranne tre, come vedremo) ed una sola canzone originale scritta dal cantautore, "Quando l'amore muore", intenso brano acustico.
Sul retro della copertina trovate tutte le informazioni inerenti ai singoli brani; ricordiamo solo che
"Ma sto pagando" è "There but for fortune" di Phil Ochs, su cui Francesco Specchia scrive un testo poco attinente con il tema originale della canzone (sei anni dopo Maria Monti inciderà il brano con un'altra traduzione di Giordano Falzoni che cerca di rimanere più legato al senso originale).
Più riuscita la traduzione effettuata da Daniele Pace di "Where are all the flowers gone" di Pete Seeger, portata al successo (in versioni distanti) da Joan Baez e da Marlene Dietriche, che verrà ripresa l'anno successivo dal duo italo-francese Jonathan & Michelle nel loro album e da Patty Pravo nel 1976.
Devilli, che traduce la canzone "Lonesome polecat" dal film "Sette spose per sette fratelli", è lo pseudonimo di Alberto Curci.
Gli altri cantautori nordamericani tradotti sono Dave Van Ronk, Eric Andersen e il trio Peter Paul & Mary
Ovviamente anche di quest'album non esistono ristampe in CD.


LATO A

1) Sarà lunedì (Tony Cucchiara-tradizionale)
2) La donna del fiume rosso (Tony Cucchiara-tradizionale)
3) Quando l'amore muore (Tony Cucchiara)
4) La strada che porta a te (Tony Cucchiara-tradizionale)
5) Oh, Samuele non morire (Tony Cucchiara-Pino Paschetto-Tommy Scott-Bill Martin)
6) L'ultimo treno (Tony Cucchiara-Peter Yarrow-Paul Stookey) 

LATO B

1) La strada nel sole (Devilli-Johnny Mercer-Gene de Paul)
2) Ma sto pagando (Francesco Specchia-Phil Ochs)
3) La canna di bambù (Tony Cucchiara-Dave Van Ronk)
4) Le mie lacrime (Tony Cucchiara-Pino Paschetto-tradizionale)
5) Dove andranno i nostri fior (Daniele Pace- Pete Seeger)
6) Vieni (Tony Cucchiara-Eric Andersen)



sabato 27 febbraio 2016

Margot - Canzoni di una coppia (1963)












Il disco di oggi è sicuramente uno dei primi album pubblicati in Italia di una cantautrice, anzi direi che è proprio il primo (Giovanna Marini debutterà da solista solo due anni dopo): si tratta di "Canzoni di una coppia" di Margot, che in realtà era già attiva da qualche anno all'interno del gruppo torinese dei Cantacronache.
Ed è anche il primo concept album italiano, o comunque si gioca questo primato con "Diario di una sedicenne" di Donatella Moretti pubblicato nello stesso anno, in quanto tutte le canzoni sono legate da un filo conduttore, che è la storia di una coppia a partire dalla luna di miele della prima canzone attraverso le varie difficoltà e i momenti felici.
Figlia di Carlo Galante Garrone, senatore della Sinistra Indipendente, Margherita Galante Garrone nasce a Torino nel 1941, e proprio in città ha le sue prime esperienze musical, con l'incontro con musicisti come Sergio Liberovici, Michele Straniero, Fausto Amodei ed intellettuali come Italo Calvino, insieme ai quali darà vita alla già citata esperienza dei Cantacronache, che contribuiranno in maniera netta allo svecchiamento della canzone italiana, aprendo la strada ai cantautori della cosiddetta "scuola genovese".
Nelle canzoni dei Cantacronache infatti le tematiche si allargano non solo alla canzone politica (che era già patrimonio della canzone popolare, pensiamo ad esempio ai canti anarchici), ma anche alla vita quotidiana: non è certo questa la sede per fare un'analisi approfondita, ma se ad esempio si ascolta una canzone come "Qualcosa d'aspettare" di Fausto Amodei ci si rende subito conto che la descrizione dell'amore tra i due giovani protagonisti utilizza un linguaggio nuovo, quotidiano, che un cantautore come Paoli farà proprio facendolo diventare di massa.
Torniamo a Margot che, come abbiamo detto, aveva inciso 45 giri, EP e 33 giri con i Cantacronache: nel 1963 debutta come solista con questo LP, pubblicato dalla Ricordi (che all'epoca aveva come direttore artistico Lino Patruno) e di cui la cantautrice torinese è autrice di tutte le musiche e di tutti i testi tranne due, come vedremo.
Il disco si apre con "Ballata della luna di miele", che su  un ritmo di tre quarti inizia il racconto della storia della coppia; dopo una canzone più intimista, "L'armadio", c'è l'interessante "Canzone dei litigi", in cui Margot interpreta le parti di entrambi i personaggi durante un litigio, ed è il primo brano con il testo scritto da Franco Fortini.
"Ditemi voi" descrive una donna che guardandosi allo specchio triuccandosi e mettendosi il rossetto si scopre meno bella, cogliendo il tempo che passa, mentre il marito che fuma e legge il giornale di là non si accorge di nulla.
Il secondo lato si apre con "Pomeriggio di domenica" che descrive appunto un pomeriggio festivo, con l'inserimento anche della radio da cui si ascoltano le partite con il gol (e in questi punti il ritmo del brano diventa terzinato), mentre "Un giorno forse" è una canzone d'amore malinconica.
"Un giorno forse" è un tre quarti, con un testo in cui la coppia immagina il futuro, con i figli già cresciuti e i ricordi più dolci dietro le spalle.
La melodia di "Canzone della valigia" ha qualche reminiscenza jazz, e nel testo la valigia diventa una metafora del percorso della vita, e delle cose che si portano dietro nel viaggio o che al contrario vengono abbandonate...che Ligabue si sia "ispirato" a Margot  (ascoltate "Il peso della valigia")?
"Le nostre domande" conclude il disco, ed è la seconda canzone con il testo di Fortini; suona la chitarra in questa canzone Domenico Amerio, e conclude la storia con le domande che i due si fanno sul loro rapporto.
In copertina il disco viene presentato da Italo Calvino, che mette in evidenza le due anime della cantautrice, quella più "barricadera" e quella più intimista, mentre in un altro scritto la stessa Margot dedica l'album a George Brassens, suo ispiratore.
Gli arrangiamenti e la direzione dell'orchestra sono di Sergio Liberovici, all'epoca marito di Margot (prima o poi presenteremo sul blog un album del loro figlio, Andrea Liberovici).

LATO A

1) Ballata della luna di miele (Margherita Galante Garrone)
2) L'armadio forse (Margherita Galante Garrone)
3) Canzone dei litigi (Franco Fortini-Margherita Galante Garrone)
4) Ditemi voi (Margherita Galante Garrone)

LATO B

1) Pomeriggio di domenica (Margherita Galante Garrone)
2) Un giorno forse (Margherita Galante Garrone)
3) Canzone della valigia (Margherita Galante Garrone)
4) Le nostre domande (Franco Fortini-Margherita Galante Garrone)

sabato 20 febbraio 2016

Quartetto Cetra - Le canzoni del Festival di Sanremo 1956 viste dal Quartetto Cetra (1956)












Questo post viene pubblicato in ritardo: infatti era pronto per la scorsa settimana, in pieno festival di Sanremo, ma poi a causa di sopraggiunti impegni non sono riuscito a inserirlo fino ad oggi.
Si tratta di un disco del Quartetto Cetra del 1956, pubblicato il 14 aprile, cioè circa un mese dopo l'edizione di quell'anno del festival, che si tenne dall'8 al 10 marzo (ah che bello quando Sanremo durava solo tre giorni).
I quattro scelgono otto delle sedici canzoni partecipanti e le reinterpretano secondo il loro stile umoristico e ironico, a volte con siparietti recitati, spesso riarrangiando le musiche ed adattando le parti vocali alle quattro voci.
Non è peraltro questo l'unico album dedicato dai Cetra a Sanremo, ma abbiamo scelto questo perchè di cinquant'anni fa esatti, ed ascoltarlo oggi ci fa rendere conto di quanti cambiamenti abbia vissuto la musica leggera da allora....e non certo in meglio.
Il disco si apre con la canzone vincitrice, interpretata da Franca Raimondi: Aprite le finestre" all'inizio viene eseguita dai quattro come se fosse cantata da uno di quei cantanti con l'organetto che percorrevano le strade delle città dell'800; una famiglia, infastidita dal girovago, chiude la finestra ed accende la radio, e così parte una versione swingata del brano. Alla fine della canzone la famiglia riapre le finestre e risentono nuovamente il cantante dell'organetto.
"Albero caduto" e "Lucia e Tobia" sono due canzoni gradevoli, la seconda nello stile tipico del suo autore Mario Panzeri.
Il lato A si conclude con l'atipica "Il bosco innamorato", che ai nostri tempi verrebbe definita "world music", grazie ai suoni orientali che accompagnano il racconto del bosco di Hong-Kong.
Non ha bisogno di presentazioni "Musetto", celeberrima canzone di Modugno che la parodia del Quartetto renderà ancora più celebre.
"Amami se vuoi" è la canzone che rivela Tonina Torrielli, una dei sei cantanti selezionati da un concorso nazionale che debuttano in questa edizione del festival (gli altri sono la già citata vincitrice Franca Raimondi, Gianni Marzocchi, Luciana Gonzales, Ugo Molinari e Clara Vincenzi).
Credo che "La colpa fu" sia una delle due canzoni italiane esistenti che nel testo citano Pieve di Cadore (ridente località nota per la casa natale di Tiziano Vecellio), l'altra è "Scalo a Grado" di Franco Battiato....non credo che ne esistano altre.
Coclude il disco la celeberrima "La vita è un paradiso di bugie", che nell'interpretazione di Luciana Gonzales si classificò al terzo posto.
In tutte e otto le canzoni l'orchestra è diretta dal maestro Francesco Ferrari

LATO A

1) Aprite le finestre (Pinchi-Virgilio Panzuti)
2) Albero caduto (Giuseppe Fiorelli-Mario Ruccione)
3) Lucia e Tobia (Mario Panzeri-Giovanni D'Anzi)
4) Il bosco innamorato (Gian Carlo Testoni-Gorni Kramer)

LATO B

1) Musetto (Domenico Modugno)
2) Amami se vuoi (Mario Panzeri-Vittorio Mascheroni)
3) La colpa fu (Gippi-Luciano Beretta-Eros Sciorilli)
4) La vita è un paradiso di bugie (Diego Calcagno-Nino Oliviero)

domenica 7 febbraio 2016

I Brutos - Gina, amore mio.../Una bionda un po' scema per quattro scemi che vanno a remi (1970)












Oggi presentiamo un disco dei Brutos del 1970: si tratta dell'ultimo registrato da Gerry Bruno che, nello stesso anno, decide di lasciare il gruppo per recitare in "Alleluja brava gente", notissima commedia musicale di Garinei e Giovannini (con le musiche di Domenico Modugno), e da lì dedicarsi alla carriera solista.
Completano la formazione in questo disco il bello Nat Pioppi, Dino Cassio e Gianni Zullo.
Sul lato A vi è "Gina, amore mio", cover di "Gin gan goolie", successo degli Scaffold scritto come al solito dalla coppia Roger McGough e Mike McGear, con un testo in italiano di Leo Chiosso ed una musica molto allegra in levare.
Sul retro sempre Chiosso scrive il testo di una simpatica marcetta del maestro Mansueto De Ponti (che si firma come di consueto con lo pseudonimo Pontiack) e di Nino Tristano, cantautore (il cui vero nome è Nino Pirito) su cui avremo l'occasione di ritornare; la cosa particolare è che in SIAE la canzone porta anche la firma di un terzo musicista, Ico Cerutti (chissà se Gerry ci potrà chiarire questo punto).
In entrambi i brani l'orchestra è diretta da Angel "Pocho" Gatti, mentre la copertina , come si capisce dallo stile, è opera di Bruno Prosdocimi, conosciuto per le vignette degli album dei calciatori delle edizioni Panini di Modena.

1)  Gina, amore mio... (Leo Chiosso-Roger McGouch-Michael McGear)
2)  Una bionda un po' scema per quattro scemi che vanno a remi (Leo Chiosso-Pontiack-Nino Tristano-Ico Cerutti)


domenica 31 gennaio 2016

Orietta Berti - Non ci sarò/Franchezza (1962)












Come forse molti di voi sanno, Orietta Berti ha pubblicato da pochi mesi (a novembre) una raccolta in cinque CD con molti inediti, intitolata "Dietro un grande amore-50 anni di musica": disco che consigliamo non solo per le vecchie canzoni ma anche per le interessanti interpretazioni di classici della canzone italiana come "Grande grande grande", "Se telefonando..." (in quest'ultimo periodo incisa un po' da tutti, partendo da Nek per finire con Battiato), "Se non avessi più te", "E la chiamano estate" e "Arrivederci", successo di Bindi con testo di Giorgio Calabrese, cioè lo scopritore della Berti.
Ma il titolo è fuorviante: infatti la carriera della cantante comincia qualche anno prima del 1965, e cioè alla fine del 1962, quando incide due 45 giri (del primo abbiamo parlato qualche anno fa in un altro post) con numero di catalogo sequenziale (KN 122 l'altro e KN 121 questo) per la Karim, la piccola etichetta genovese di cui Calabrese per qualche tempo è direttore artistico.
Lo scatto di copertina del resto è identico, e i due dischi sono usciti praticamente in contemporanea.
"Non ci sarò" è un lento scritto da Elio Isola (che qualche anno più tardi scriverà un evergreen come "La voce del silenzio") con un testo d'amore di Giorgio Calabrese.
Sul retro vi è invece una cover di una canzone brasiliana, un samba intitolato "Franqueza" portato al successo da Nora Ney, scritto da  Osvaldo Guilherme per la musica (sull'etichetta però il cognome diventa Guilhermo....) e da Denis Brean (pseudonimo del giornalista paulista Augusto Duarte Ribeiro) per il testo, che Calabrese adatta in italiano: d'altronde è sempre stato molto attento alla musica brasiliana, come le molte cover realizzate confermano.
Anche "Franchezza" è una canzone d'amore, ma con una base ritmica assente invece nel primo brano; vi è un piccolo assolo di chitarra elettrica a metà canzone, mentre l'orchestra d'archi accompagna tutta la melodia.
In entrambi i brani l'orchestra è diretta da Attilio Donadio; la voce della Berti, nonostante la giovane età, è riconoscibilissima.

1) Non ci sarò (Giorgio Calabrese-Elio Isola)
2) Franchezza (Giorgio Calabrese-Denis Brean-Osvaldo Guilherme)

venerdì 22 gennaio 2016

La Mascherina d'Oro 1971, Antonella Bellan e altri ricordi musicali torinesi di Enrico Casali

 


Il post di oggi nasce da un contributo che abbiamo ricevuto qualche tempo fa via mail, e che ci è stato inviato da Enrico Casali, musicista torinese con varie esperienze nel corso dei decenni (vi consigliamo il suo sito con molte notizie interessanti).
Copio e incollo il suo intervento.

Gent.mo Sig, Vito,
ho letto recentemente l'articolo su Antonella Bellan (cui dedico un caro saluto), e mi ha fatto sinceramente piacere, a distanza di quasi 45 anni, risvegliare qualche flash della vita canora torinese giacente negli archivi.
Nel 1971, ventitreenne quasi agli sgoccioli di una attività musicale professionistica, ero alla ricerca di una occupazione più stabile. A quel tempo ero costantemente in conflitto con il mio buon papà che spesso mi rammentava tre parole sacre : il lavoro fisso (prerogativa immortalata da I Gufi nel '66 con il brano “Io vado in banca”), la mutua e le marchette!
Ma lo spirito inquieto e per certi vezzi scavezzacollo mi portavano a trascurare quei “consigli” che avrei poi apprezzato appieno dopo qualche decennio.
Allora il trova-lavoro traspariva quasi tutto dalle pagine de “La Stampa”; le offerte erano tantissime, con immediato colloquio e repentino inserimento.
Doveva essere inizio primavera, e rammento che risposi ad una inserzione mirata alla ricerca di persone con esperienza musicale da inserire in una nascente manifestazione.
Si trattava della filiale di una famosa casa editrice ubicata in via Cibrario, la Sansoni; seppi così che si trattava di un progetto denominato “Mascherina d'oro '71”, aperto ad aspiranti artisti di giovane età, cantanti o recitanti poesie.
Da quel momento maturai la qualifica di “maestro selezionatore”, e mi venne assegnato un ufficio con tanto di pianoforte. Attraverso una oculata pubblicità con la collaborazione dei funzionari della filiale, ben presto fioccarono richieste di audizione, che avvenivano per lo più nelle ore pomeridiane.
Iniziarono le serate a concorso, ogni venerdì sera al Club 84, con esibizione di almeno trenta piccoli aspiranti. Il clima era festoso per tutti sino al momento delle votazioni della giuria, allorché la gioia dei prescelti per il turno successivo e la disperazione con lacrime degli esclusi avrebbero movimentato la scena.
Nell'arco di qualche mese selezionai tantissimi ragazzi e ragazze di tutte le età. E ricordo perfettamente i nomi di due artisti in erba che si presentarono per il “provino” esibendo una bravura stupefacente: Albino Montisci ed Antonella Bellan. Nel frattempo era iniziata la collaborazione con il Maestro Pier Benito Greco, con il quale avevo in precedenza lavorato nella sua orchestra, e che faceva parte della giuria insieme al Dottor Renato Scala.

Per quanto concerne l'esperienza con il Maestro Greco, che tra l'altro ho cercato di contattare senza esito, mi ricordo nitidamente del bassista Franco Badagliacco, mentre degli altri componenti ho un vago ricordo, come per il sassofonista di cui ricordo solo il nome, Aroldo.
Con me c'era anche mio fratello Giorgio. Fu una esperienza breve e rammento che la serata di debutto fu al Columbia. Con il maestro Greco collaborai ancora alla incisione di un brano che mi pare si chiamasse "Ariel", e in quell'occasione incontrai Giansereno Raimondo che era un chitarrista strepitoso...pochissimi ricordi, rammento solo che il mio intervento strumentale prevedeva l'utilizzo di una Lap Steel Guitar della Hofner, alla Santo & Johnny.
Dopo numerose serate arrivò l'estate e la casa editrice promosse un'attività temporanea ad Alassio
dove i funzionari ed il sottoscritto avrebbero dovuto raccogliere nuovi talenti.
Il mio rapporto di lavoro, complice un carattere a quel tempo difficile, si interruppe in modo burrascoso in una notte nella quale io e un funzionario tagliammo letteralmente la corda.
Quando ci risentimmo con il Maestro Greco, anche se fuori dalla manifestazione volli confidargli quei due nomi come ipotetici vincitori della finale che si sarebbe tenuta qualche mese dopo.
Dopo la serata finale ci parlammo telefonicamente e ricordo la comunicazione della vittoria di Antonella Bellan e i complimenti per la profezia azzeccata in pieno! Nel tempo seppi poi che Antonella aveva iniziato una carriera professionale, ciò che mi fece ovviamente piacere.
Anche Albino Montisci è divenuto un grande personaggio della scena musicale piemontese, ma non ho più avuto modo di incontrarlo.

Io ebbi anche l'onore di una citazione su “La Stampa”, con tanto di riconoscimento “nobiliare” nel
senso che venni citato addirittura come il Maestro “Enrico Maria Casalis”.
Questo é il link che racconta una delle “serate”.
http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,vie
wer/Itemid,3/page,5/articleid,1518_02_1971_0116A_0021_23282150/
Ma vorrei anche regalarle, Egregio Sig. Vito, un reperto storico: si tratta dell'elenco ufficiale dei
pertecipanti alla prima serata della Mascherina d'Oro di Venerdì 26 Marzo 1971! Bei tempi...

 Ho trovato anche una foto che ha puramente valore per il sottoscritto, qui ripreso in un elegantissimo smoking nella serata del 14 maggio del 71, ricorrenza del 23° compleanno. Nell'occasione un attestato con auguri da parte di un funzionario della casa editrice (Francesco Carrata, se non ricordo male) durante la serata al Club 84; sto ancora cercando una fotografia di gruppo di una serata al Club 84 dove fu ospite d'onore Franco Tozzi (spero di trovarla).
I musicisti con cui ebbi contatto, anche breve, senza collaborare musicalmente, ma importanti per la formazione musicale e soprattutto umana di quel tempo furono i maestri Nuccio Nicosia, poi Carletto Spinardi, Bevione (avendo come punto di frequentazione la "Maison de Musique", il negozio musicale in corso Orbassano del compianto Marcellino Signetti). 
Nuccio Nicosia fu il mio insegnante di chitarra per più di un anno. Allora quindicenne, abitava a Santa Rita ed ogni domenica mi recavo a casa sua in via Stampatori per la lezione. Grande maestro e valente musicista, lo rividi ancora nei primi anni '80 nel negozio di musica di via Guala, il Salotto Musicale di Giuliano Merizzi.
In altro periodo collaborai con il maestro Antonino Mameli, oggi ottantenne, che vive a San Maurizio Canavese anch'egli infruttuosamente cercato, in un progetto con Sergio Buscaglione.
Al Florida avemmo la collaborazione del bravissimo sassofonista Silvano Morra.
Altri nomi, Ermenegildo "Gildo" Nadalin, leggenda per i giovani chitarristi in erba, il cantante Paolo Zavattero.

Mi sovvengono altri flash: una sostituzione di tastierista con il gruppo torinese Thomas e i Targets, bravi e simpatici, a Castelfranco Emilia forse nel 1970; e poi mi ricordo che nel 1964 con il nostro gruppo The Blue Stars ci esibimmo al Fortino e nell'occasione accompagnammo "The Bulgars", un quartetto solo vocale che interpretava magistralmente il repertorio nascente dei Beatles (Please please me, Misery, ecc.)
Un altro personaggio accompagnato in qualche occasione fu un cantante conosciuto come David, l'emulo di Adamo; durante una sostituzione presso la sala De Benedetti di Piazza Carignano, nel 1968 con obbi la brava cantante Gabriella DI Blasio, che fu ospite d'onore proprio durante una serata della Mascherina d'Oro.

Sperando di averle fatto cosa gradita, La ringrazio come sempre per l'attenzione e la saluto cordialmente.

                                                                     Enrico CASALI


martedì 12 gennaio 2016

Bowie in Italia (Giganti, Computers, Profeti, Dawn Vinci)












Come è giusto che sia, da ieri i giornali si sono riempiti di coccodrilli su David Bowie, rievocando le molteplici sfaccettature della sua arte.
E' giusto perchè indubbiamente con la scomparsa di David Jones il mondo è più povero: perde un artista che ha contribuito a rendere la vita e l'esistenza di tutti noi (anche di chi non lo ha mai ascoltato) migliore, creando melodie, armonie, ritmi e liriche che resteranno nel tempo perchè, come qualcuno ha detto, la musica classica del xx secolo è il rock, con il jazz, e come noi ricordiamo dopo secoli Bach, Vivaldi e Mozart come testimoni della loro epoca così tra secoli chi vorrà conoscere musicalmente il '900 dovrà farlo attraverso nomi come i Beatles, gli Stones, Miles Davis, Duke Ellington, ed anche David Bowie.
Personalmente sono contento di aver vissuto la mia giovinezza accompagnato da questi artisti, di aver vissuto in quell'epoca sicuramente tempi molto più interessanti di quelli attuali (che tristezza che mi fanno gli adolescenti di oggi, non certo per colpa loro)
Anche il blog vuole ricordare il Duca Bianco e, visto che in genere privilegiamo la musica italiana, presentiamo proprio alcuni dischi italiani legati a Bowie (e due canzoni straniere legate all'Italia).
Cominciamo partendo da un 45 giri dei Giganti datato 9 novembre 1970 che sul lato A riprende la notissima "Space oddity": come tutti sanno la canzone era stata incisa l'anno precedente dallo stesso autore con un testo scritto da Mogol e intitolato "Ragazzo solo ragazza sola", che trasformava il brano in una canzone d'amore non particolarmente originale, e la stessa versione venne anche incisa da un duo, i Computers (per notizie su di loro vi rimando al blog del Vampiro), versioni che trovate entrambe nel post.
La cosa particolare è che Mogol firma anche il testo cantato dai Giganti che, pur non essendo fedele letteralmente, mantiene il significato generale dell'originale; tra l'altro vi è anche un intermezzo
parlato con un dialogo tra la torre di controllo e il capitano John (che riprende il maggior Tom di Bowie): come sia possibile la stessa firma su testi diversi è un mistero che solo la SIAE potrebbe sciogliere...
Musicalemente l'arrangiamento ricalca quello originale, tranne nel finale con un assolo di organo suonato da Vince Tempera.
Sul retro vi sono due brani, il primo è "Mia cara ti odio", cover di "Little darling" dei "The Diamonds" (che a loro volta avevano ripreso un vecchio brano dei The Gladiolas (scritto dal pianista del gruppo Maurice Williams, autore qualche anno dopo della celeberrima "Stay" incisa anche dall'Equipe 84), mentre la secconda, "Tutta tutta", è una canzone di Fred Bongusto (tratta dal film dello stesso anno "Venga a prendere il caffé da noi" di Alberto Lattuada, autore del testo ) che i Giganti reinterpretano in maniera originale, con un inizio al limite del grottesco.
Un'altra cover in italiano di Bowie è "L'amore mi aiuterà", testo di Daniele Pace per "Starman", che viene incisa da Mara Cubeddu (che ricordiamo nei Flora Fauna Cemento e poi nei Daniel Sentacruz Ensemble) con lo pseudonimo Dawn Vinci e dai Profeti (che tra l'altro nello stesso periodo incidevano anche una cover in italiano di Hot Love dei T-Rex di Marc Bolan, tanto per rimanere in territori glam): anche in questo caso il testo italiano nulla ha in comune con l'originale.
Pochi sanno che, oltre a "Ragazzo solo ragazza sola" Bowie incise anche un altro brano in italiano, e cioè una deliziosa cover swing di "Nel blu dipinto di blu", inserita con il titolo "Volare" nella colonna sonora del film "Absolute beginners", con una pronuncia decisamente migliore rispetto a quella del 1969.
La canzone conclusiva è cantata dal chitarrista di Bowie, Mick Ronson, ed è tratta dal suo primo album da solista, si intitola "Music is lethal" e non è altro che una versione in inglese di "Io vorrei...non vorrei...ma se vuoi" di Lucio Battisti: il testo che sostituisce quello di Mogol è proprio opera di David Bowie, che peraltro nel corso degli anni ha sempre mostratto apprezzamento verso il musicista di Poggio Bustone.
I due in effetti, pur nelle evidenti diversità, sono accomunati da una cosa, e cioè dai "Changes", come cantava Bowie: provate ad ascoltare di seguito gli album "Ziggy Stardust", "Heroes" e "Let's dance": a parte la voce, sembrano l'opera di tre artisti diversi, e la stessa operazione si può fare, ad esempio, con "Umanamente uomo: il sogno", "Anima latina" e "Don Giovanni" (o con "A saucerful of secrets", "The dark side of the moon" e "The wall" o con "The freewhelin", "Blonde on blonde" e "Desire"): questo è quello che distingue gli artisti dagli imprenditori della canzone, che ogni due o tre anni pubblicano sempre lo stesso disco con la stessa musica con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione.

1) I Giganti - Corri uomo corri (Mogol-David Bowie) (1970)
2) I Giganti - Mia cara ti odio (Ermanno Parazzini-Maurice Williams) (1970)
3) I Giganti - Tutta tutta (Alberto Lattuada-Fred Bongusto) (1970)
4) David Bowie - Ragazzo solo ragazza sola (Mogol-David Bowie) (1969)
5) I Computers - Ragazzo solo ragazza sola (Mogol-David Bowie) (1969)
6) I Profeti - L'amore mi aiuterà (Daniele Pace-David Bowie) (1972)
7) Dawn Vinci - L'amore mi aiuterà (Daniele Pace-David Bowie) (1972)
8) David Bowie - Volare (Nel blu dipinto di blu) (Domenico Modugno-Franco Migliacci-Domenico Modugno)
9) David Bowie - Space oddity (David Bowie) (1969)
10) David Bowie - Space oddity (demo) (David Bowie) (1969)
11) David Bowie - Starman (David Bowie) (1972)
12) Mick Ronson - Music is lethal (David Bowie-Lucio Battisti) (1974)








lunedì 4 gennaio 2016

Vasso Ovale - Raffaella/Tu non sei lei (1971)













Iniziamo il nuovo anno con un artista di cui abbiamo parlato già alcune volte nel blog, e cioè Vasso Ovale, cantante torinese che ho conosciuto qualche anno fa grazie a Federico Sardo e che ho anche intervistato per "BEATi voi!". Nel 1971 Vasso incide un 45 giri per una piccola casa discografica emiliana, la Cobra Record (qualche informazione sull'etichetta la trovate nell'intervista). Il brano sul lato A,"Raffaella", è una bella canzone ritmata ed orecchiabile, credo che se fosse stata pubblicata con un'etichetta più importante, con il relativo lancio pubblictario, avrebbe anche potuto ottenere un discreto successo; interessante l'arrangiamento.
La musica è del padre del cantante, il maestro Achille Ovale, mentre i testi sono di Francesco Specchia e del medico torinese Renato Scala.
"Tu non sei lei" ha un flauto in evidenza in tutto il brano, con la ritmica scandita dalla batteria; come per il lato A, anche in questo caso si tratta di una canzone d'amore, con il testo sempre di Specchia mentre la musica è firmata Cherchireos (e nell'intervista è spiegato chi si nascondeva dietro a questo pseudonimo).
Il disco non otterrà alcun successo: ormai gli interessi di Vasso Ovale vanno in altre direzioni, non più verso la musica, e quindi dopo altri due 45 giri (che abbiamo già presentato) deciderà di ritirarsi.


 1) Raffaella (Francesco Specchia-Renato Scala-Achille Ovale)
2) Tu non sei lei (Francesco Specchia-Cherchireos)