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domenica 12 giugno 2016

Fiamma - J'irai par les rues du monde/Douze jolies roses rouges (1970)













Abbiamo già parlato, qualche anno fa, di Fiamma: nel 2011 parlando del suo primo 45 giri  e due anni dopo presentando il secondo: in quei post potete trovare le poche e scarne notizie su questa cantante, che risulta nata a Venaria Reale e che si dovrebbe chiamare Vittorina Bertolazzi.
Quello di oggi è il terzo disco inciso, e contiene due canzoni cantate, stranamente, in francese.
"J'irai par les rues du monde" è una canzone melodica che ricorda un po' lo stile di Aznavour, mentre il retro, "Douze jolies roses rouges", è un po' più ritmata.
Per quel poco che capisco di francese, i testi sono d'amore, e in entrambe le canzoni la bella voce della cantante è in evidenza.
Però dietro questo disco si nasconde un mistero...innanzitutto le due canzoni non risultano depositate alla SIAE, e degli autori citati il solo che ho identificato con certezza è Federico Bergamini, il maestro genovese nato nel 1906 e scomparso a Milano qualche anno fa. Esiste però una canzone intitolata "Dodici rose rosse", titolo abbastanza simile a "Douze jolies roses rouges",  il cui autore della musica è il maestro Walter Rizzati: che si tratti della stessa canzone ma con il testo in italiano?
Nell'Archivio SIAE questo brano ha anche un autore indicato come "Avente diritto non amministrato", che è la formula usata o per chi non è iscritto o per chi lo era ma poi non ha più rinnovato l'iscrizione....potrebbe trattarsi dell'altra firma, Rivelli?
Ma non è finita qui....infatti per i due brani l'etichetta riporta una quarta firma, Lo Turco.
Proprio ieri, cercando informazioni sul disco, ho trovato un articolo riportato nel blog dell'amico John Nicolò Martin dove si parla di Fiamma, identificandola con la cantante degli Jacula ed affermando che il suo vero nome sia Vittoria Lo Turco: quindi lei sarebbe anche coautrice, ma....come la mettiamo con l'altro trafiletto, quello di "Giovani", che invece dice che il suo vero nome è Vittorina Bertolazzi?
La situazione si complica, e va chiarita...chiunque avesse notizie in merito, ce le faccia conoscere.

1) J'irai par les rues du mond (Rivelli-Rizzati-Lo Turco-Bergamini)
2) Douze jolies roses rouges (Rivelli-Rizzati-Lo Turco-Bergamini)

venerdì 3 giugno 2016

Carmelo Pagano - Io non vivrò/Tu sei lì che mi aspetti (1972)













Di Carmelo Pagano avevamo presentato, tempo fa, il suo disco di debutto (con la celeberrima "L'amore se ne va", vincitrice nel 1966 del Festival dellle Rose), mentre oggi invece parliamo dell'ultimo 45 giri che incise nel 1972, uno dei suoi dischi meno noti anche perché pubblicato da una piccola etichetta romana, la Picci, che era distribuita dalle Messaggerie Musicali ma sicuramente non aveva i mezzi delle precedenti etichette del cantante siciliano, l'RCA Italiana e l'Ariston.
Il brano sul lato A è "Io non vivrò", che inizia con un arpeggio di pianoforte a cui, dopo il rumore di un incidente, si aggiunge la batteria e poi gli altri strumenti; il testo racconta infatti di un'automobile che sbandando esce fuoristrada nel fiume, lasciando il protagonista solo poichè la compagna muore.
Una voce femminile, forse una corista, canta insieme a Carmelo in un dialogo fra i due in cui lui afferma di non poter più vivere senza di lei, che invece lo incoraggia a continuare.
Il brano sul retro è più ritmato, con i fiati in evidenza, e forse avrebbe funzionato di più come lato A; il testo racconta la fine di un amore.
Entrambi i brani sono arrangiati da Giacomo Dell'Orso; le parole sono di Giuseppe Cassia, che era anche il titolare della Picci, mentre le musiche sono dello stesso Pagano, che si firma, chissà perché, Victor.

1) Io non vivrò (Giuseppe Cassia-Carmelo Pagano)
2) Tu sei lì che mi aspetti (Giuseppe Cassia-Carmelo Pagano)

venerdì 27 maggio 2016

Archensiel (1987)




Quello che presentiamo oggi è un disco veramente in anticipo con i tempi: prima del neo folk-rock degli anni '90, prima dei Mau Mau e dei Lou Dalfin ci sono stati gli Archensiel, più vicini al folk rispetto agli esempi citati ma comunque seminali....ecco, se volessimo dare una definizione del gruppo si potrebbe dire che gli Archensiel sono l'anello di congiunzione tra i Cantovivo e la Lionetta da una parte e appunto Mau Mau e Lou Dalfin dall'altra..
Complesso nato ad Asti, il debutto avviene nel 1987 con un 33 giri omonimo autoprodotto, a cui seguirà prima dello scioglimento nel 1990 un secondo album, "Piöva" (nel 1989, ristampato qualche anno fa dalla Akarma); la presentazione sul retro di copertina è di un giovane giornalista loro concittadino ancora poco conosciuto, Massimo Cotto.
Il lato A si apre con "Margaritina", canzone che fa già capire la direzione del lavoro: ad una linea melodica con reminiscenze folk (alla Brandurardi, per capirci) si sovrappongono assoli di chitarra elettrica, mentre il testo in lingua piemontese racconta la storia di una bella ragazza (gli ultimi due veris recitano "non si trova da Cuneo a Torino / più bella ragazza di Margheritina): non credo che in Italia nel 1987, con il proliferare di band new wave e dark, ci fossero molti gruppi con questo tipo di sonorità e musicalità, e forse questo può averli penalizzati nel confronto con il pubblico meno attento.
"La ragazza di Leandra" ha molti richiami al folk piemontese, mentre "Poche parole" ha un bel lavoro delle chitarre acustiche e del violino; "Lasuma parti er treno" parla dei pendolari su una delle musiche più rock del disco, mentre il lato si conclude con il bel brano strumentale "La bandura".
Il retro si apre con un'incitazione alla lotta, "Cumbat na bataja", a cui segue "Cansun sfiduciaja", la più lunga del disco, con un finale che cita apertamente il Santana di "Samba pa ti", mentre "Pensa" ritorna alle atmosfere consuete.
Concludono il lato B e il disco "Masca Maria", più rock, con tanto di chitarra distorta, e "Vivere naturalmente", più tranquilla.
Tra i componenti degli Archensiel ricordo in particolare  Maria Rosa Negro alla voce, molto brava: ho scoperto grazie a google che canta ancora, trovando in questo articolo della Stampa anche la notizia di un album inciso con il suo gruppo, la Palmarosa Band, nel 2014, mentre in quest'altro sito vi sono notizie sulla sua attività. Gli altri musicisti sono Massimo Brignolo alla chitarra elettrica, Roberta Tuis al violino, Marco Maldarizzi alla chitarra e al mandolino, Sergio Pesce alla chitarra acustica, al mandolino dobro e al bouzouki Vito Nicolò al basso e Pietro Ponzone alla batteria; vi sono inoltre alcuni ospiti, e cioè Carlo Francesco Conti al violoncello in "Pensa", Marco Soria al sax in "Cansun sfiduciaja", Paolo Crosa al violino in "Poche parole", "Lasuma parti er treno" e "La bandura" e Laura Sasso, voce in "Vivere naturalmente".
I testi sono di Sergio Pesce (tranne "Vivere naturalmente", scritta da Laura Sasso e "Lasuma parti er treno", "Cumbat na bataja" e "Cansun sfiduciaja", scritti da Armando Brignolo, anche disegnatore della copertina) mentre le musiche di Marco Maldarizzi; gli arrangiamenti sono invece collettivi.
Nel retro di copertina viene ringraziato Stefano Giaccone dei Franti: non è specificato il motivo, sarebbe interessante che ce lo raccontasse lo stesso Stefano, se passa da queste parti...
Il tecnico del suono è Vincenzo Penna, che continua tuttora l'attività in uno studio che prende il nome dal gruppo (chi fossse interessato può visitare il  loro sito ).


LATO A

Margaritina (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
La ragazza di Leandra (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Poche parole (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Lasuma parti er treno (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
La bandura (Marco Maldarizzi)

LATO B
  
Cumbat na bataja (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
Cansun sfiduciaja (Armando Brignolo-Marco Maldarizzi)
Pensa (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Masca Maria (Sergio Pesce-Marco Maldarizzi)
Vivere naturalmente (Laura Sasso-Marco Maldarizzi)



giovedì 19 maggio 2016

Lino Toffolo - Lino Toffolo (1970)



Questo post dedicato al secondo LP di Lino Toffolo era programmato già da alcune settimane, e rientra nella serie di album mai ristampati in CD: il fato ha voluto che proprio ieri l'attore e cantautore veneziano ci abbia lasciato a ottantun'anni, compiuti a dicembre.
Ho intervistato Lino Toffolo cinque o sei anni fa per il libro su Enzo Jannacci: come spesso accade il dialogo aveva poi spaziato su tutta la sua carriera e non solo sulla collaborazione tra i due, e mi ricordo anche che mi era sembrato che fosse un po' malinconico per il fatto di ritenersi dimenticato, e non fosse così contento di ripercorrere i momenti principali della sua carriera, ma forse era solo una mia impressione.
Parlammo anche di questo disco pubblicato nel 1970 dalla RCA Italiana, che tra le altre contiene "Gastu ma pensà": questa canzone in origine era inserita nel primo album di Toffolo, intitolato anche questo con il suo nome e cognome e pubblicato nel 1966 dalla Fonit-Cetra, ma poi Enzo Jannacci, che aveva ascoltato il brano e se n'era innamorato, chiese a Toffolo di poterla incidere in italiano, cosa che fece nel 1968 nel suo 33 giri "Vengo anch'io. No, tu no", intitolandola "Hai pensato mai".
Vi riporto questa parte dell'intervista:
 
«”Hai pensato mai” è stato il primo punto di collaborazione tra Jannacci e me, perché con Enzo dopo abbiamo fatto anche serate in due, alla Capannina... anche con Gaber ho fatto serate. Io questa canzone la cantavo tutte le sere, ed era una canzone delicata, di quelle più incisive diciamo... ne avevo anche altre, ma questa aveva particolarmente successo. E una sera Enzo mi ha detto “Senti, ti dispiace se la incido in italiano?” “No, non mi dispiace, anzi mi fa piacere”. Mi era già capitato anche con Lauzi, che aveva inciso un altro mio brano, “Su le nuvole”, che è un po' più melodica: sono cose che fanno sempre piacere. Enzo mi ha detto appunto che la voleva fare in italiano: bisogna dire che il testo è in un veneziano facile, abbastanza comprensibile, quindi il testo lo ha scritto lui. Gli unici due punti che gli ho tradotto io sono stati proprio il titolo ed una riga in cui ci sono le parole “de bombaso”, che in veneto è il cotone idrofilo, e venne fuori “scalini di bambagia”. Non sapevo però che la cosa sarebbe stata depositata in SIAE, e così mi sono ritrovato in uno dei rendiconti semestrali “Hai pensato mai”, versione in italiano di “Gastu mai pensà”, ma in realtà l'ha tradotta lui. Poi in seguito, durante le serate insieme, me l'ha fatta cantare. Enzo era un grande artista ed era facile collaborare, c'era una stima reciproca massima ed infatti abbiamo fatto molte serate insieme: in genere io facevo una parte ed Enzo un'altra, ma c'è stato un pezzo che lui mi ha chiesto di fare insieme, si trattava di un duetto in cui facevamo due barboni che venivano assunti al Derby, infatti avevamo iniziato a farlo lì, poi lo facemmo in giro. In questo pezzo tra l'altro io suonavo il violino e lui suonava il trombone, ma davvero, ed andava sempre a finire che poi ci mandavano via. Io suonavo bene il violino ed un po' il pianoforte, Enzo invece suonava benissimo il piano mentre col trombone faceva giusto due o tre note.
Io invece facevo un brano da “Sherazade” di Rimskij Korsakov, che ha un pezzo di violino virtuosistico, facevo solo due battute ma faceva effetto sulla gente perché nessuno pensava che lo suonassi: ma anche se è un pezzetto corto per farlo devi saper suonare
».

Questo è il motivo per cui il cantautore e attore veneto decise di reinserire nuovamente la canzone in questo disco, che complessivamente si differenzia dal primo che era molto più vicino al folk ed era cantato tutto in lingua veneta perchè, oltre ad avere la maggioranza dei brani in italiano, ha anche arrangiamenti, curati da Luciano Michelini, più vicini al gusto dell'epoca.
Molto nota è la canzone che apre il disco, "Ah lavorare è bello", che Toffolo presentò anche in televisione e il cui testo mette alla berlina il consumismo, già allora dilagante; il brano seguente, "Tu sei", è una delicata canzone d'amore, con l'armonica in evidenza, mentre "I chierichetti" è un breve bozzetto tra i più conosciuti di Toffolo, con un testo poetico  e una musica da madrigale.
Con "Ma che vuoi Luisa" si torna al Toffolo spiritoso, che descrive una di quelle donne sempre insoddisfatte del loro uomo; "Voglio un sole che sia sole" è una canzone d'autore in cui Toffolo fa un'analisi della società dell'epoca mettendone in luce le ipocrisie; il testo risulta essere ancora attuale.
La bella "Senza dire una parola" ricorda certe tristi canzoni d'amore di Jannacci, mentre "E tu vuoi tu" è un dialogo di Toffolo con Dio, cantato con la voce da ubriaco. credo sia la prima canzone che parla (anche) delle truffe alimentari, profetizzando lo scandalo del vino al metanolo.
"Ciumbalailà" è l'unico brano con un testo non di Toffolo, è infatti una ripresa di alcune strofe tradizionali popolari ("chi vuol bere per dimenticare deve pagarmi prima di bere"), ed è seguito da una versione strumentale per flauto de "I chierichetti".
In "Già che son di passaggio" Toffolo ritorna ad interpretare l'ubriaco che si rivolge all'amata; di "Gastu mai pensà" abbiamo già parlato, mentre il conclusivo "Il tango dell'amore" è un tango che rifà il verso al folk da ballo ed è forse l'episodio più dimenticabile del disco.
Collaborano ai cori i "Cantori Moderni" di Alessandro Alessandroni e i "4+4" di Nora Orlandi, mentre Roberto Formentini è l'assistente musicale.
In definitiva un altro album che, se esistesse una discografia seria in Italia, sarebbe da ristampare subito in CD.

LATO A

1) Ah, lavorare è bello
2) Tu sei
3) I chierichetti
4) Ma che vuoi Luisa
5) voglio un sole che sia sole
6) Senza dire una parola

LATO B

1) E tu vedi tu
2) Ciumbailalà
3) I chierichetti (strumentale)
4) Già che son di passaggio
5) Gastu mai pensà
6) Il tango dell'amore

lunedì 16 maggio 2016

I Ragazzi del Sole - ...e la terra si allontana/Il gatto di notte (1967)













Dopo il successo di Atto di forza n° 10/So che tu non credi, di cui abbiamo parlato in questo post, oggi presentiamo il secondo 45 giri che i Ragazzi del Sole pubblicarono nel 1967.
Come per il precedente, abbiamo in un lato una canzone scritta dai frateli Salerno, "...e la terra si allontana"  (Alberto per il testo e Massimo per la musica) e una cover sull'altro, "Il gatto di notte", che è la versione in italiano (con testo di Mario Coppola, o meglio da lui firmato) di "Just a little bit of you" di Dallas Frazier, successo del 1966.
Abbiamo scritto che è firmata da Coppola perchè, a proposito di un'altra canzone, "So che tu non credi", così aveva Paolo Melfi, il cantante del complesso, aveva raccontato a Ursus (nell’intervista pubblicata sul fondamentale “Manifesto Beat”, a pag. 153): “Cercando qualcosa tra i pezzi nuovi che uscivano all’estero si poteva fare il solito testo in italiano, come nel caso di “So che tu non credi”, di cui io scrissi le parole ma senza riceverne un soldo perché non ero iscritto alla Siae. Infatti sul disco sta scritto Coppola, che era un autore dell’Ariston messo dietro a una scrivania, che mi disse: “Dai a me questo testo che ti iscrivo io”. Adesso deve essere scomparso, poveretto, un bravo cristo ma un po’ così sai…”.
Sarà successo così anche per "Il gatto di notte"? Potrà raccontarcelo lo stesso Paolo Melfi, se vorrà.
I due brani sono entrambi interessanti: "...e la terra si allontana" ha alcuni spunti melodici che rimandano al celeberrimo brano di Gilbert Becaud "Je t'appartiens", ma è il testo ad essere interessante perchè, ben due anni prima di "Space oddity", racconta di un gruppo di astronauti che si perdono nello spazio. "Il gatto di notte" ha invece alcuni richiami psichedelici, del resto quello era il periodo, dal punto di vista musicale, del "flower power" (siamo nel 1967), e si caratterizza anche per l'uso dei fiati.
Per la registrazione il gruppo ha utilizzato uno strumento inventato da loro, il tubifon (un tubo di alluminio piatto con una corda di metallo), come hanno raccontato ad Ursus.
Ricordiamo infine la formazione dei Ragazzi del Sole in questo disco, che era composta da Paolo Melfi alla voce solitsta (il sostituto di Pierfranco Colonna), Arcangelo Aluffi alla batteria, Carlo Marcoz al basso, Danilo Pennone alla chitarra e Piercarlo Bettini alle tastiere.
Concludo con un invito: il 17 novembre Paolo Melfi festeggerà i settant'anni: perchè non organizzare, con l'occasione, una reunion del gruppo, magari coinvolgendo anche altri musicisti torinesi disponibili? Pensateci, ragazzi...

1) ...e la terra si allontana (Alberto Salerno-Massimo Salerno)
2) Il gatto di notte (Mario Coppola-Dallas June Frazier)

domenica 8 maggio 2016

Marco Ferradini - ...ma quando Teresa verrà... (1978)












Oggi presentiamo il primo album del cantautore comasco Marco Ferradini, pubblicato nel 1978 dopo la sua partecipazione al Festival di Sanremo con "Quando Teresa verrà" (canzone che dà il titolo al disco).
Al momento dell'uscita dell'album Ferradini è già in attività da alcuni anni: i suoi esordi risalgono infatti agli anni '60 nel gruppo beat dei Balordi, che abbandonerà insieme ad un altro componente, Pino Matteucci, per formare la Drogheria di Solferino (insieme a Fabio Ritter), trio acustico con cui nel 1971 partecipa al primo Festival di Re Nudo.
Passa poi ad un'altra formazione a metà tra il folk e il prog, gli Yu Kung; grazie alla conoscenza di Alessandro Colombini ottiene il contratto discografico da solista con la Spaghetti, etichetta che il produttore (dopo le esperienze nel Clan Celentano, alla Ricordi e alla Numero Uno) ha fondato con Shel Shapiro e Silvio Crippa.
L'album risente delle esperienze passate di Ferradini: si tratta infatti di un disco essenzialmente acustico, influenzato da certe atmosfere West-Coast, arrangiato dallo stesso cantautore con Colombini (mentre Crippa e Shapiro sono i produttori).
Il disco viene registrato negli studi Ricordi di Milano e Stone Castle di Carimate (un brano, "Karkadé", è registrato nel parco del castello) da Ezio De Rosa, che segue anche il mixaggio dei brani con Colombini.
La busta interna, oltre ai testi delle canzoni, contiene delle brevi introduzioni di Ferradini alle tematiche dei singoli brani, da cui emerge un filo conduttore autobiografico, con la fine di un amore (quello verso Adriana) e la nascita di una nuova storia (con Teresa).
Il disco si apre con "Gatto", introdotta da un riff di chitarra acustica (che a partire dalla seconda strofa verrà ripetuto insieme al flauto), che attraverso l'uso delle metafore animali descrive vari personaggi (il testo è scritto insieme a Simon Luca, che collabora anche in altri brani); la voce di Ferradini è, per la prima metà, insolitamente bassa, per poi alzarsi di un'ottava nel finale.
"Mariù" è un terzinato non particolarmente significativo, storia di una contadina che scappa di casa a quindici anni, mentre senza dubbio più interessante è "Mezzanotte", un valzer country folk con un testo nostalgico in cui Ferradini ricorda le verdi valli nelle vicinanze di Como, la sua città di origine (che aveva abbandonato anni prima per trasferirsi a Milano).
Probabilmente "Marylou", con la sua ambientazione western a base di banjo e violino, è un brano che ha già qualche anno, visto che la musica è scritta insieme a Fabio Ritter, uno dei tre componenti della Drogheria di Solferino, mentre il lato A si conclude con un gioiellino, "Karkade", canzone acustica in cui ritorna il violino nel finale in  un assolo branduardiano.
Il lato B si apre con "Adriana", la canzone che venne pubblicata anche su 45 giri, con una musica a metà tra James Taylor e Jackson Browne, mentre "Coppia" descrive amaramente la routine abitudinaria della vita in due.
"San Martino" ha una bella musica acustica, non sorretta però da un testo adeguato (che si perde in metafore animali ma in maniera meno efficace rispetto a "Gatto"); conclude il lato e il disco "Quando Teresa verrà", che come abbiamo già ricordato Ferradini presento al Festival di Sanremo e che venne pubblicata come 45 giri (con sul retro "Coppia coppia", che come abbiamo visto qui sul 33 giri ha il titolo dimezzato), bella canzone d'amore,
Tra i musicisti troviamo molti nomi noti tra i session men milanesi, come Flaviano Cuffari alla batteria, Paolo Donnarumma al basso, Claudio Bazzari alle chitarre, Aldo Banfi alle tastiere, Lucio Fabbri al violino, Piero Milesi al violoncello, Hugo Heredia e Claudio Canevari ai fiati e Beppe Cantarelli alla chitarra elettrica in "Coppia", mentre Shel Shapiro suona il piano fender in "Quando Teresa verrà".
Il disco è comunque interessante per essere un disco di debutto, e ci mostra un aspetto musicale che Ferradini in seguito metterà in secondo piano, privilegiando atmosfere più elettriche e ritmate a partire dal disco successivo, il Q Disc "Schiavo senza catene" (che tutti ricordano per "Teorema).

LATO A

1) Gatto (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
2) Mariù (testo e musica di Marco Ferradini)
3) Mezzanotte (testo e musica di Marco Ferradini)
4) Marylou (testo di Marco Ferradini;  musica di Fabio Ritter e Marco Ferradini))
5) Karkadé (testo e musica di Marco Ferradini)

LATO B

1) Adriana (testo e musica di Marco Ferradini)
2) Coppia (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
3) San Martino (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)
4) Quando Teresa verrà (testo di Marco Ferradini e Simon Luca; musica di Marco Ferradini)

venerdì 29 aprile 2016

Enzo Maolucci - Immaginata (1982)



A quatto anni dal precedente "Barbari e bar", Enzo Maolucci (uno dei primi cantautori negli anni '70 a coniugare la canzone d'autore con il rock, insieme a Finardi e Ivan Graziani) pubblica il suo terzo album "Immaginata" per una piccola casa discografica torinese, la Studio Records di Romeo Ferrero, etichetta legata alle edizioni musicali Augusta e che aveva tra i suoi artisti gli Arti & Mestieri, i Cantambanchi e la Jambon Street Band: il disco ha una visibilità minore rispetto ai due precedenti, sicuramente per i minori mezzi della label rispetto a quelli della Vedette (per cui erano stati pubblicati gli altri due LP), ed è un peccato perchè si tratta di un disco con alcune belle canzoni come la stessa title track, "Una donna che sia" o "Amore sempre mio".
Inoltre "Immaginata" è un disco ben prodotto, con arrangiamenti vari e curati di Aldo Russo che suona anche la chitarra, con la partecipazione di alcuni dei migliori musicisti torinesi, come Louis Atzori (ex Circus 2000 e molti altri gruppi) alla batteria, Silvano Borgatta (Venegoni & Co, ma moltissime altre collaborazioni) alle tastiere, Gigi Venegoni alle chitarre, Roby Favaro (ex Living Life e Misterbianco Show, di cui abbiamo parlato in questo post) al basso, Maurizio Gianotti (Procession, Combo Jazz e Venegoni & Co) al sax, Johnny Capriuolo e Pierluigi Mucciolo (Nicosia & C ma entrambi con moltissime collaborazioni come session.man) ai fiati, Flavio Boltro (su cui non occorrono presentazioni) alla tromba.
Il disco è stato registrato ai "Dynamo Studio" (che ben conosco per motivi legati a "Il nostro primo 45 giri") con Venegoni e Marco Cimino come tecnici del suono.
Maolucci è autore di tutte le canzoni, con la collaborazione del poeta Vasco Are al testo di "Ad amarti ora".
Un disco da riscoprire.

LATO A

1) Immaginata
2) Aira
3) Dolce tenera signora
4) Barracuda

LATO B

1) Una donna che sia
2) Ad amarti ora
3) Come pioggia nel pineto
4) Amore sempre mio

domenica 24 aprile 2016

Rosemary & Garlic dal vivo a Torino




Segnalo per tutti gli amici del blog torinesi o che comunque hanno la possibilità i primi giorni di maggio di essere a Torino un concerto veramente interessante, soprattutto per gli amanti delle atmosfere acustiche, delicate ed intime: nella suggestiva cornice della Galleria Fogliato di via Mazzini 9 a Torino si esibirà il duo Rosemary & Garlic, composto dalla brava cantante Anne van den Hoogen e dal musicista Dolf Smolenaers.
L'Olanda è un paese lontano in genere dalle rotte della musica pop (credo che il gruppo più noto siano stati, ormai decenni fa, gli Shocking Blue di "Venus"), ma vi sono anche qui produzioni che non verranno mai trasmesse dalle varie radio ma che sono artisticamente rilevanti: di Rosemary & Garlic ho ascoltato sinora l'unico disco pubblicato, l'EP con cinque brani "The Kingfisher", e mi pare di individuare i loro riferimenti soprattutto in Donovan e Nick Drake, in misura minore anche in Leonard Cohen e nei primi album di Joni Mitchell.
Le canzoni sono accompagnate dalla chitarra acustica: in due brani, "California" e "Old now", c'è un accompagnamento leggero di percussioni, mentre nella title-track, che potete ascoltare qui, vi è il pianoforte (ed è questa la canzone che mi ricorda certe produzioni della cantante canadese).
Se vogliamo, certamente nulla di nuovo: ma piuttosto che fare cose nuove e brutte è meglio riferirsi ai grandi del passato, come dicevano gli Oasis quasi vent'anni fa (citando a loro volta Isaac Newton), "standing on the shoulder of giants".
Ricapitolando: il concerto si terrà martedì 3 maggio alle ore 21 alla Galleria Fogliato in via Mazzini 9, a Torino e presenteranno, oltre al loro minialbum, alcuni inediti del nuovo disco che verrà pubblicato in autunno; il duo sarà accompagnato da Laurens Neels al violoncello.
Rosemary & Garlic suoneranno il giorno prima, due maggio, a Genova, al Museo Lele Luzzati, Area del Porto Antico 6, alle 18.30.

martedì 19 aprile 2016

Vinile





L'editoriale di Coniglio su "Classic Rock"
Finalmente "Vinile"!! A partire da venerdì 22 aprile troverete in tutte le edicole italiane "Vinile. Storie di musica, collezioni, emozioni", la nuova rivista edita dalla Sprea S.p.A.  e dedicata alla musica del passato, non solo italiana, e che vuole porsi, pur con alcune differenze, in continuità con quella che è stata l'esperienza di "Musica leggera", il bimestrale fondato e diretto qualche anno fa da Francesco Coniglio, che qui ricopre il ruolo di direttore editoriale.
La redazione di "Vinile"
Proprio nell'ultimo numero di "Classic Rock", la rivista musicale più venduta in Italia, Coniglio aveva preannunciato nel suo editoriale l'uscita di "Vinile", anticipando già i nomi di alcuni componenti della redazione, che sono già noti ai lettori di "Musica leggera": Michele Neri (l'autore tra le altre cose del programma televisivo "Techetecheté"), Maurizio Becker (vincitore nel 2007 del premio SIAE per il miglior saggio sulla musica italiana con il suo fondamentale "C'era una volta la RCA"), Luciano Ceri (cantautore negli anni '70, attualmente responsabile del progetto della Discoteca di Stato sulla Discografia Nazionale della Canzone Italiana), Franco Brizi (autore di volumi fondamentali di ricerca sulla musica leggera quali "Le ragazze dei capelloni", "Volo magico. Storia illustrata del rock progressivo italiano", "The Beatles in Italy", anche molto curati graficamente), la brava Timisoara Pinto, il mio concittadino Franco Settimo, il cantautore Alessio Lega, Federico Guglielmi e il sottoscritto.
Avendo letto in anteprima il primo numero, molto interessante, vi consiglio il bell'articolo di Michele Neri sulle cause della fine del sodalizio tra Battisti e Mogol, l'analisi di Alessio Lega sulla produzione di Fabrizio De André, persona che odiava i santini e sicuramente non avrebbe approvato quello che hanno costruito su di lui, l'approfondimento sui dischi incisi da Pasolini o con la sua collaborazione, e, permettetemi di autocitarmi, la bella intervista che ho realizzato a Guido Guglielminetti.
Bimestrale, "Vinile" è in vendita al prezzo di 9,90 euro.
Attendo commenti, impressioni, critiche.

venerdì 15 aprile 2016

Natalino Otto - Têxo/Me son innamoôu de ti (1965)














Giorgio Calabrese ha scritto una quantità sterminata di belle canzoni, alcune famosissime: per ricordarlo qui nel blog abbiamo scelto di presentare un disco già trattato in un post circa tre anni fa, arricchendolo però con due bonus track: si tratta di un 45 giri di Natalino Otto in genovese, con i testi scritti proprio da Calabrese, presentando quindi un suo aspetto forse meno noto..
E sempre Calabrese è autore anche delle due canzoni aggiunte, e cioè "Ma a mi me o me piaxe" e "Baexinn-a" che, come si capisce dai titoli, sono anch'esse in genovese, lingua per me del tutto incomprensibile (per cui aspetto che qualcuno nato o vissuto all'ombra della Lanterna ci esponga il contenuto di queste due canzoni).
Gian Franco Reverberi è autore delle musiche mentre il fratello Gian Piero arrangia; peraltro la coppia Calabrese-Reverberi scrisse altre canzoni in genovese per Natalino Otto, come "Maddaenn-A" e "O pescou", e chissà che prima o poi non appaiono anche queste nel blog.

1) Têxo (Giorgio Calabrese-Gianfranco Reverberi)
2) Me son innamoôu de ti (Giorgio Calabrese-Natalino Otto)

Bonus tracks: 3) Ma a mi me o me piaxe(Giorgio Calabrese-Gianfranco Reverberi)
                          4) Baexinn-a"(Giorgio Calabrese-Gianfranco Reverberi)

venerdì 1 aprile 2016

Giorgio Calabrese

Il blog è vicino a Christian per la scomparsa di suo papà, il grandissimo autore di testi Giorgio Calabrese.

sabato 19 marzo 2016

Truzzi Broders - 'nzalla (1986)

   










"....Mi piacciono le radio, mi piace pure il rock'n'roll....''
Compie trent'anni quest'album che, a torto, non ho inserito nella lista dei venti dischi più rock della musica italiana, un errore a cui rimedio dedicandogli un intero post.
Ricordo (quasi) come fosse ieri quando ho visto per la prima volta dal vivo i Truzzi Broders, in un asilo dalle parti di via Pianezza credo nel 1985 (avevano solo pubblicato "Yankee go home"), e mi ricordo che mi colpirono per la carica musicale che mi faceva venire in mente un po' i Clash un po' gli Stones e per i testi che descrivevano, specialmente in alcuni brani, la realtà metropolitana torinese di quegli anni: mi riferisco, ad esempio, a "Kasamercato" (oggi non esistono più né Aiazzone né Granato...), a "Fuori zona" (in quegli anni veramente se eri di un quartiere, a caso San Donato, difficilmente osavi avventurarti da solo in posti come Le Vallette, Mirafiori o Barriera di Milano...) e a "Disoccupato rappo" (che credo sia stato il primo rap torinese, ma attendo smentite).
Tutto il disco comunque è caratterizzato dalle chitarre distorte e dai ritmi incalzanti: "Brigate rock", si intitola uno dei loro brani manifesto.
In seguito ho avuto modo di conoscere i Truzzi Broders e in particolare Armando Casaroli, il chitarrista (che ha poi in seguito è entrato nei Mirafiori Kids, con cui è capitato anche di suonare insieme); completano il gruppo Marcello Salvati alla batteria, Renzo Rolando la basso e Roberto Allazzetta alla voce e alle chitarre (in seguito la formazione avrà alcuni rimaneggiamenti).
Pubblica il disco, in vinile giallo, su etichetta Totò alle prese coi dischi, la Multimedia Attack di Bologna (la stessa che pubblicava, più o meno nello stesso periodo, i CCCP), fondata da Jumpy Velena (oggi Helena Velena), personaggio che abbiamo conosciuto due anni dopo quando rappresentammo la città di Torino alla Biennale delle Arti del Mediterraneo che a dicembre del 1988 si tenne a Bologna (e quando la Multimedia Attack ci inserì nella raccolta pubblicata l'anno dopo)..
Pazzesco, già trent'anni...noi ci siamo ancora, ed anche i Truzzi Broders, che continuano a suonare dal vivo, oggi come allora: rock'n'roll will never die.

LATO A

1) Disperato blus
2) Autoradio
3) Brigate rock
4) Fuori zona

LATO B

1) Disòccupato ràppo
2) Kasamercato
3) John Bull
4) Addavenì



martedì 8 marzo 2016

Tony Cucchiara e Nelly Fioramonti - Tony & Nelly (1966)












Uno degli artisti italiani ingiustamente dimenticati è senza dubbio Tony Cucchiara: cantautore originale e dotato, è poi approdato al teatro-canzone producendo alcuni spettacoli come "Caino e Abele" e "Storie di periferia" che hanno all'epoca avuto molto successo e che meriterebbero di essere riscoperti.
Ma oggi parliamo di un disco precedente a questa svolta, realizzato insieme alla moglie, la brava e sfortunata Nelly Fioramonti: l'album, datato 20 settembre 1966, si intitola semplicemente "Tony & Nelly".
Si tratta di una serie di canzoni tratte dal folklore nordamericano con alcuni brani di cantautori, tradotti in italiano da Cucchiara (tranne tre, come vedremo) ed una sola canzone originale scritta dal cantautore, "Quando l'amore muore", intenso brano acustico.
Sul retro della copertina trovate tutte le informazioni inerenti ai singoli brani; ricordiamo solo che
"Ma sto pagando" è "There but for fortune" di Phil Ochs, su cui Francesco Specchia scrive un testo poco attinente con il tema originale della canzone (sei anni dopo Maria Monti inciderà il brano con un'altra traduzione di Giordano Falzoni che cerca di rimanere più legato al senso originale).
Più riuscita la traduzione effettuata da Daniele Pace di "Where are all the flowers gone" di Pete Seeger, portata al successo (in versioni distanti) da Joan Baez e da Marlene Dietriche, che verrà ripresa l'anno successivo dal duo italo-francese Jonathan & Michelle nel loro album e da Patty Pravo nel 1976.
Devilli, che traduce la canzone "Lonesome polecat" dal film "Sette spose per sette fratelli", è lo pseudonimo di Alberto Curci.
Gli altri cantautori nordamericani tradotti sono Dave Van Ronk, Eric Andersen e il trio Peter Paul & Mary
Ovviamente anche di quest'album non esistono ristampe in CD.


LATO A

1) Sarà lunedì (Tony Cucchiara-tradizionale)
2) La donna del fiume rosso (Tony Cucchiara-tradizionale)
3) Quando l'amore muore (Tony Cucchiara)
4) La strada che porta a te (Tony Cucchiara-tradizionale)
5) Oh, Samuele non morire (Tony Cucchiara-Pino Paschetto-Tommy Scott-Bill Martin)
6) L'ultimo treno (Tony Cucchiara-Peter Yarrow-Paul Stookey) 

LATO B

1) La strada nel sole (Devilli-Johnny Mercer-Gene de Paul)
2) Ma sto pagando (Francesco Specchia-Phil Ochs)
3) La canna di bambù (Tony Cucchiara-Dave Van Ronk)
4) Le mie lacrime (Tony Cucchiara-Pino Paschetto-tradizionale)
5) Dove andranno i nostri fior (Daniele Pace- Pete Seeger)
6) Vieni (Tony Cucchiara-Eric Andersen)



sabato 27 febbraio 2016

Margot - Canzoni di una coppia (1963)












Il disco di oggi è sicuramente uno dei primi album pubblicati in Italia di una cantautrice, anzi direi che è proprio il primo (Giovanna Marini debutterà da solista solo due anni dopo): si tratta di "Canzoni di una coppia" di Margot, che in realtà era già attiva da qualche anno all'interno del gruppo torinese dei Cantacronache.
Ed è anche il primo concept album italiano, o comunque si gioca questo primato con "Diario di una sedicenne" di Donatella Moretti pubblicato nello stesso anno, in quanto tutte le canzoni sono legate da un filo conduttore, che è la storia di una coppia a partire dalla luna di miele della prima canzone attraverso le varie difficoltà e i momenti felici.
Figlia di Carlo Galante Garrone, senatore della Sinistra Indipendente, Margherita Galante Garrone nasce a Torino nel 1941, e proprio in città ha le sue prime esperienze musical, con l'incontro con musicisti come Sergio Liberovici, Michele Straniero, Fausto Amodei ed intellettuali come Italo Calvino, insieme ai quali darà vita alla già citata esperienza dei Cantacronache, che contribuiranno in maniera netta allo svecchiamento della canzone italiana, aprendo la strada ai cantautori della cosiddetta "scuola genovese".
Nelle canzoni dei Cantacronache infatti le tematiche si allargano non solo alla canzone politica (che era già patrimonio della canzone popolare, pensiamo ad esempio ai canti anarchici), ma anche alla vita quotidiana: non è certo questa la sede per fare un'analisi approfondita, ma se ad esempio si ascolta una canzone come "Qualcosa d'aspettare" di Fausto Amodei ci si rende subito conto che la descrizione dell'amore tra i due giovani protagonisti utilizza un linguaggio nuovo, quotidiano, che un cantautore come Paoli farà proprio facendolo diventare di massa.
Torniamo a Margot che, come abbiamo detto, aveva inciso 45 giri, EP e 33 giri con i Cantacronache: nel 1963 debutta come solista con questo LP, pubblicato dalla Ricordi (che all'epoca aveva come direttore artistico Lino Patruno) e di cui la cantautrice torinese è autrice di tutte le musiche e di tutti i testi tranne due, come vedremo.
Il disco si apre con "Ballata della luna di miele", che su  un ritmo di tre quarti inizia il racconto della storia della coppia; dopo una canzone più intimista, "L'armadio", c'è l'interessante "Canzone dei litigi", in cui Margot interpreta le parti di entrambi i personaggi durante un litigio, ed è il primo brano con il testo scritto da Franco Fortini.
"Ditemi voi" descrive una donna che guardandosi allo specchio triuccandosi e mettendosi il rossetto si scopre meno bella, cogliendo il tempo che passa, mentre il marito che fuma e legge il giornale di là non si accorge di nulla.
Il secondo lato si apre con "Pomeriggio di domenica" che descrive appunto un pomeriggio festivo, con l'inserimento anche della radio da cui si ascoltano le partite con il gol (e in questi punti il ritmo del brano diventa terzinato), mentre "Un giorno forse" è una canzone d'amore malinconica.
"Un giorno forse" è un tre quarti, con un testo in cui la coppia immagina il futuro, con i figli già cresciuti e i ricordi più dolci dietro le spalle.
La melodia di "Canzone della valigia" ha qualche reminiscenza jazz, e nel testo la valigia diventa una metafora del percorso della vita, e delle cose che si portano dietro nel viaggio o che al contrario vengono abbandonate...che Ligabue si sia "ispirato" a Margot  (ascoltate "Il peso della valigia")?
"Le nostre domande" conclude il disco, ed è la seconda canzone con il testo di Fortini; suona la chitarra in questa canzone Domenico Amerio, e conclude la storia con le domande che i due si fanno sul loro rapporto.
In copertina il disco viene presentato da Italo Calvino, che mette in evidenza le due anime della cantautrice, quella più "barricadera" e quella più intimista, mentre in un altro scritto la stessa Margot dedica l'album a George Brassens, suo ispiratore.
Gli arrangiamenti e la direzione dell'orchestra sono di Sergio Liberovici, all'epoca marito di Margot (prima o poi presenteremo sul blog un album del loro figlio, Andrea Liberovici).

LATO A

1) Ballata della luna di miele (Margherita Galante Garrone)
2) L'armadio forse (Margherita Galante Garrone)
3) Canzone dei litigi (Franco Fortini-Margherita Galante Garrone)
4) Ditemi voi (Margherita Galante Garrone)

LATO B

1) Pomeriggio di domenica (Margherita Galante Garrone)
2) Un giorno forse (Margherita Galante Garrone)
3) Canzone della valigia (Margherita Galante Garrone)
4) Le nostre domande (Franco Fortini-Margherita Galante Garrone)

sabato 20 febbraio 2016

Quartetto Cetra - Le canzoni del Festival di Sanremo 1956 viste dal Quartetto Cetra (1956)












Questo post viene pubblicato in ritardo: infatti era pronto per la scorsa settimana, in pieno festival di Sanremo, ma poi a causa di sopraggiunti impegni non sono riuscito a inserirlo fino ad oggi.
Si tratta di un disco del Quartetto Cetra del 1956, pubblicato il 14 aprile, cioè circa un mese dopo l'edizione di quell'anno del festival, che si tenne dall'8 al 10 marzo (ah che bello quando Sanremo durava solo tre giorni).
I quattro scelgono otto delle sedici canzoni partecipanti e le reinterpretano secondo il loro stile umoristico e ironico, a volte con siparietti recitati, spesso riarrangiando le musiche ed adattando le parti vocali alle quattro voci.
Non è peraltro questo l'unico album dedicato dai Cetra a Sanremo, ma abbiamo scelto questo perchè di cinquant'anni fa esatti, ed ascoltarlo oggi ci fa rendere conto di quanti cambiamenti abbia vissuto la musica leggera da allora....e non certo in meglio.
Il disco si apre con la canzone vincitrice, interpretata da Franca Raimondi: Aprite le finestre" all'inizio viene eseguita dai quattro come se fosse cantata da uno di quei cantanti con l'organetto che percorrevano le strade delle città dell'800; una famiglia, infastidita dal girovago, chiude la finestra ed accende la radio, e così parte una versione swingata del brano. Alla fine della canzone la famiglia riapre le finestre e risentono nuovamente il cantante dell'organetto.
"Albero caduto" e "Lucia e Tobia" sono due canzoni gradevoli, la seconda nello stile tipico del suo autore Mario Panzeri.
Il lato A si conclude con l'atipica "Il bosco innamorato", che ai nostri tempi verrebbe definita "world music", grazie ai suoni orientali che accompagnano il racconto del bosco di Hong-Kong.
Non ha bisogno di presentazioni "Musetto", celeberrima canzone di Modugno che la parodia del Quartetto renderà ancora più celebre.
"Amami se vuoi" è la canzone che rivela Tonina Torrielli, una dei sei cantanti selezionati da un concorso nazionale che debuttano in questa edizione del festival (gli altri sono la già citata vincitrice Franca Raimondi, Gianni Marzocchi, Luciana Gonzales, Ugo Molinari e Clara Vincenzi).
Credo che "La colpa fu" sia una delle due canzoni italiane esistenti che nel testo citano Pieve di Cadore (ridente località nota per la casa natale di Tiziano Vecellio), l'altra è "Scalo a Grado" di Franco Battiato....non credo che ne esistano altre.
Coclude il disco la celeberrima "La vita è un paradiso di bugie", che nell'interpretazione di Luciana Gonzales si classificò al terzo posto.
In tutte e otto le canzoni l'orchestra è diretta dal maestro Francesco Ferrari

LATO A

1) Aprite le finestre (Pinchi-Virgilio Panzuti)
2) Albero caduto (Giuseppe Fiorelli-Mario Ruccione)
3) Lucia e Tobia (Mario Panzeri-Giovanni D'Anzi)
4) Il bosco innamorato (Gian Carlo Testoni-Gorni Kramer)

LATO B

1) Musetto (Domenico Modugno)
2) Amami se vuoi (Mario Panzeri-Vittorio Mascheroni)
3) La colpa fu (Gippi-Luciano Beretta-Eros Sciorilli)
4) La vita è un paradiso di bugie (Diego Calcagno-Nino Oliviero)

domenica 7 febbraio 2016

I Brutos - Gina, amore mio.../Una bionda un po' scema per quattro scemi che vanno a remi (1970)












Oggi presentiamo un disco dei Brutos del 1970: si tratta dell'ultimo registrato da Gerry Bruno che, nello stesso anno, decide di lasciare il gruppo per recitare in "Alleluja brava gente", notissima commedia musicale di Garinei e Giovannini (con le musiche di Domenico Modugno), e da lì dedicarsi alla carriera solista.
Completano la formazione in questo disco il bello Nat Pioppi, Dino Cassio e Gianni Zullo.
Sul lato A vi è "Gina, amore mio", cover di "Gin gan goolie", successo degli Scaffold scritto come al solito dalla coppia Roger McGough e Mike McGear, con un testo in italiano di Leo Chiosso ed una musica molto allegra in levare.
Sul retro sempre Chiosso scrive il testo di una simpatica marcetta del maestro Mansueto De Ponti (che si firma come di consueto con lo pseudonimo Pontiack) e di Nino Tristano, cantautore (il cui vero nome è Nino Pirito) su cui avremo l'occasione di ritornare; la cosa particolare è che in SIAE la canzone porta anche la firma di un terzo musicista, Ico Cerutti (chissà se Gerry ci potrà chiarire questo punto).
In entrambi i brani l'orchestra è diretta da Angel "Pocho" Gatti, mentre la copertina , come si capisce dallo stile, è opera di Bruno Prosdocimi, conosciuto per le vignette degli album dei calciatori delle edizioni Panini di Modena.

1)  Gina, amore mio... (Leo Chiosso-Roger McGouch-Michael McGear)
2)  Una bionda un po' scema per quattro scemi che vanno a remi (Leo Chiosso-Pontiack-Nino Tristano-Ico Cerutti)