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domenica 28 ottobre 2012

Checco dei Giganti - Una donna da niente/Un bambino (1968)












Dopo lo scioglimento dei Giganti, con uno strascico di liti e polemiche, i quattro componenti si dedicano ai loro progetti solisti: Papes, come abbiamo visto in un precedente post, si dedica alla televisione, partecipando al teleromanzo musicale “La filibusta”, di cui incide la sigla, i due fratelli Mino e Sergio formano un duo mentre Checco Marsella passa alla Miura e forma un nuovo complesso, “Le cose dell’altro mondo” (di cui fa parte Daniele Guidazzi alla chitarra, il napoletano Tony Cicco, poco tempo dopo con la Formula Tre, alla batteria, Vittorio al basso, Alberto all'organo e Libero ai fiati) ed incide questo 45 giri per la Miura, l'etichetta di Lorenzo Sampietro.
“Una donna da niente” è un ¾ con una melodia che in certi punti ricorda un celebre classico del liscio, mentre il testo d'amore non è particolarmente originale.
Sul retro “Un bambino”, che è più originale sia musicalmente, con i fiati beatlesiani in evidenza nel finale, sia per il testo.
I testi di entrambi i brani sono di Riccardo Pradella, mentre le musiche sono di Giuseppe Moschini e Rosa Nisi, che altri non è se non la madre di Marsella, celebre pianista (mentre il padre Umberto era un altrettanto noto violinista); la copertina porta la firma di Mario Convertino.
Pochi mesi dopo Marsella partecipa, con scarso successo, al Festival di Sanremo con “Il sole è tramontato”.

1) Una donna da niente (Riccardo Pradella-Giuseppe Moschini-Rosa Nisi)
2) Un bambino (Riccardo Pradella-Giuseppe Moschini-Rosa Nisi)

giovedì 25 ottobre 2012

BEATi voi! n.12



E' uscito in questo mese il nuovo numero della rivista "BEATi voi!", completamente incentrata su interviste, reportages e discografie sui complessi italiani anni 50/60/70 (rock and roll, beat, progressive, psichedelia, pop...); scritta e diretta da Alessio Marino con la preziosa collaborazione di Graziano Vergnaghi, Massimiliano Bruno e del sottoscritto, ed edito dalla Beat Boutique '67, il Centro Studi sul Beat Italiano.
Il n° 12 ha una nuova grafica e un nuovo progetto editoriale e verrà distribuito a soli 13 EURO + s.s.
Alleghiamo il contenuto di questo nuovo volume, con i gruppi di riferimento delle singole interviste:

- INTERVISTA A LE ANIME / I SEIMILAUNO / I GONZALES / I RAGAZZI DEL CLAN 98... (CUNEO)
- INTERVISTA A LE PECORE NERE / I LITTLE BOYS (ROMA)
- INTERVISTA A I PRIVILEGE / I 4 DENNY'S / I RAMARRI... (ALESSANDRIA)
- INTERVISTA A GLI IM-PACT / JOHNNY SACCO GROUP (PARMA/REGGIO EMILIA/MODENA)
- INTERVISTA A LE MACCHIE ROSSE / VALERIO E I PHANTOM (LEGNANO)
- BEATSAPARESIDOS: GLI ORPHEON / I SOPRAVVISSUTI / MELISAM & THE SHOCKING / GIANNI RIVOLI E I SILVERSTARS / THE SPIRITUAL GROUP...
- L'APPROFONDIMENTO: LE RADICI DEI NEW TROLLS (PAY E I TERREMOTI, SKINTS, BATS, NAPOLEONE, PREISTORICI...)
- I FUMETTI BEAT: JOHNNY HONDA

Per ordini o maggiori informazioni potete visitare il sito della BEAT BOUTIQUE 67: http://xoomer.virgilio.it/bvfvma/

mercoledì 24 ottobre 2012

Don Miko - Susanna T./Occhi tristi (1971)












E dopo "Susanna B." nel post precedente su Alberto Tadini, oggi passiamo a "Susanna T.", canzone incisa dal cantante piemontese Pier Michele Bozzetti, noto come Don Miko (e, in anni successivi, con altri pseudonimi come "Miko" e "Miko Mission") ed incisa su 45 giri per la Cobra Record, etichetta per cui ha inciso anche Vasso Ovale.
Proprio Vasso mi ha dato qualche notizia su questa casa discografica in un'intervista realizzata per "Musica Leggera" ma purtroppo, per ora, ancora inedita:

Vito: Nel 1971 pubblichi Raffaella/Tu non sei come lei, per una casa discografica sconosciuta, la Cobra Record....
Vasso: Guarda, quella era un'etichetta di Parma che aveva messo su un sedicente conte Enrico Carrà....lui diceva di essere conte, ma ho i miei dubbi. Comunque si trattava di un'etichetta con una distribuzione molto scarsa.....

Ma ritorniamo a Don Miko...“Susanna T.” è scritta per quel che riguarda il testo da Valerio Negrini, il fondatore e primo batterista dei Pooh nonché storico paroliere del gruppo, ed in effetti la vicenda raccontata nei versi, con la storia di questa ragazza che si suicida per una delusione d’amore potrebbe far parte del repertorio di quel periodo del complesso; anche la musica, scritta dal fisarmonicista Tino Traverso, è melodica e ricorda lo stile di Facchinetti.
Traverso era già stato autore per Don Miko nel 1964, scrivendo "Non hai più niente per me" (con testo di Mario Coppola); nello stesso anno aveva anche partecipato come autore a "Un disco per l'estate", scrivendo "Non c'è stato niente", con testo di Giancarlo Testoni, per Carla Corti (che incideva per la Parlophon).
“Occhi tristi” è invece scritta da Rinaldo Prandoni, che si firma con lo pseudonimo “Complex”, ed è anch’essa una canzone melodica d’amore.
Il complesso che accompagna Don Miko è quello degli Amen, di cui ignoro la formazione, ma che dimostra nelle due canzoni di essere composto da musicisti preparati.

1) Susanna T. (Valerio Negrini-Tino Traverso)
2) Occhi tristi (Rinaldo Prandoni)


sabato 20 ottobre 2012

Alberto Tadini - Silenzio e stelle/Susanna B. (1972)












Tra il 1970 e il 1973 Elton John è stato senza dubbio uno dei più importanti autori di canzoni, scrivendo ed incidendo in un lasso di tempo tutto sommato breve (coadiuvato da Bernie Taupin) una serie impressionante di evergreen come "Your song" e "Border song" nel 1970,  "Tiny dancer" nel 1971, "Rocket man", "Honky cat" e "Crocodile rock" nel 1972, "Daniel", "Goodbye yellow brick road" e "Candle in the wind" nel 1973, solo per citare le più note....negli anni successivi, pur raggiungendo in alcuni casi ancora qualche vetta artistica ("Sorry seems to be the hardest word", "Song for Guy", "Someone saved my life tonight" ed altre), vivrà in un certo senso di rendita, e la cosa è anche comprensibile.
Le cover realizzate in lingua italiana di canzoni di Elton John sono poche, anche perchè il suo successo è coinciso con il periodo in cui le versioni della nostra lingua di canzoni inglesi e americane erano passate di moda, poichè gli originali venivano pubblicati nel nostro paese in contemporanea con l'estero o quasi: abbiamo quindi un paio di incisioni dei Nomadi ("Stagioni" e "Ala bianca"), altre due per Mia Martini, altre ancora per i Dik Dik e Maurizio Vandelli e poco altro.
Oggi presentiamo una cover di "Rocket man", che non ha bisogno di presentazioni, mentre qualche parola in più va spesa per l'interprete, Alberto Tadini, che con questo brano partecipò al Cantagiro nel 1972: aveva avuto un'esperienza precedente come cantante del gruppo messinese dei Gens, per un paio d'anni, e questo inciso per l'Amico (etichetta fondata da Elio Borroni e Don Backy, che però nel 1972 l'aveva già abbandonata da qualche anno) è il suo primo disco da solista.
Successivamente inciderà alcune sigle di cartoni animati, usando anche lo pseudonimo Michael Tadini: potete leggere qualche notizia su di lui in questo link.
Il testo in italiano, scritto da Paolo Limiti e Felice Piccarreda, è relativamente fedele all'originale, almeno nella tematica del viaggio nello spazio.
La canzone sul retro,“Susanna B.”, è scritta da Italo Cucci (non so se si tratti del celebre giornalista o di un suo omonimo) per il testo e da Salvatore Ruisi (che si firma con lo pseudonimo “Ansbach”) per la musica; inizia con un assolo di batteria in cui si inserisce poi il basso, e musicalmente è più rock rispetto al lato A, mentre il testo racconta una storia d'amore tra un ragazzo ed una ragazza molto più ricca di lui.

1) Silenzio e stelle (Paolo Limiti-Felice Piccarreda-Elton John)
2) Susanna B. (Italo Cucci-Salvatore Ruisi)

mercoledì 17 ottobre 2012

Tony Pagliano - L'immensità/Maria...ti prego (1967)












Pur essendo nato in Sicilia, Tony Pagliaro ha vissuto sin dagli anni ’50 a Torino, dove ha debuttato come cantante incidendo per la Fonit Cetra; passato nel decennio successivo alla DKF si è dedicato al folklore, incidendo nel 1966 un album che venne anche premiato come miglior disco folk dell’anno.
Non so perché nel 1967, incidendo il 45 giri che presentiamo ogi, adottò il cognome di Pagliano al posto del suo (e quando l’ho chiestoal titolare della DKF, Happy Ruggiero, non ha saputo rispondermi).
“L’immensità” è la nota canzone scritta da Don Backy e lanciata anche da Johnny Dorelli; la versione qui presente, nonostante i mezzi decisamente ridotti dell’etichetta, è ben realizzata.
Il retro è “Maria…ti prego”, una preghiera scritta da Ruggiero con Domenico Ravizza, mentre il testo è di Luciano Beretta: si tratta di una canzone melodica forse un po’ fuori tempo nel 1967.
Entrambe le canzoni sono realizzate con l’orchestra del Maestro Happy Ruggiero.

1) L'immensità (Mogol-Don Backy-Detto Mariano)
2) Maria...ti prego (Luciano Beretta-Domenico Ravizza-Happy Ruggiero)

sabato 13 ottobre 2012

Bobby Solo - Canzoni e storie del west (1966)












Questo EP di Bobby Solo è molto particolare: innanzitutto perché è stato pubblicato non dalla sua casa discografica dell’epoca, la Dischi Ricordi, ma dall’Istituto Nazionale del Disco; poi perché è una sorta di anticipazione del 33 giri “Le canzoni del west”, che il cantante incise qualche mese dopo, nell’autunno del 1966.
Pur essendo un EP, contiene 10 brani di cui vengono eseguiti solo dei frammenti (dura poco meno di un quarto d’ora): si tratta di canzoni tradizionali del Far West, quasi tutte anonime con poche eccezioni come “Oh Susanna” o “Ol’ man river”; le varie canzoni sono collegate tra loro da nitriti di cavali, ululati di coyote, ed altri rumori che dovrebbero richiamare l’ambiente.
Nel retro di copertina Bobby Solo spiega il perché di questo disco, motivandolo con la sua passione per il West e la sua musica.
All’incisione partecipa Lino Patruno, che suona l’organo e il banjo.
Nel già ricordato album “Le canzoni del west” Bobby Solo reinciderà, tradotte in italiano, “Oh Susanna”, “Oh my darling Clementine” e “Red river valley”.

LATO A

1) Home of the range
2) Sweet Betsy from pike
3) Oh Susanna (Stephen Forster)
4) The Chilsom trail
5) Sacramento (Laine-Feltz)
6) Oh my darling Clementine

LATO B

1) Jesse James
2) Ol’ man river (Kern-Hammerstein)
3) John Brown’s body
4) The red river valley

mercoledì 10 ottobre 2012

Vanna Brosio - Frutta fuori stagione/La solita storia (1982)













Dopo qualche tempo ritorniamo a parlare della bella e sfortunata cantante torinese Vanna Brosio, purtroppo prematuramente scomparsa due anni fa, e lo facciamo presentando una sua incisione del 1982, con due canzoni a metà tra la disco music italiana e il funky.
“Frutta fuori stagione”, scritta da Giovanni Belfiore su musica di Mario Balducci, descrive l’amore di una donna matura verso un ragazzo molto più giovane: un testo forse più attuale oggi, in tempi di cosiddetti “toy boy”, e che potrebbe benissimo essere scritto da Malgioglio, con versi tipo “amo la libertà e ogni cosa proibita….”.
La canzone sul retro è “La solita storia”, canzone d’amore scritta per il testo dal bassista Bob Masala per la musica e da Max Di Carlo e Claudio De Angelis, che cura anche l’arrangiamento delle due canzoni, che non sono certo memorabili.
Abbiamo già parlato in un altro post dedicato alla Brosio della sua voce, che possiamo accomunare a quelle di Romina Power o Viola Valentino: diciamo che non era certo questa il punto di forza di Vanna Brosio.

1) Frutta fuori stagione (Giovanni Belfiore-Mario Balducci)
2) La solita storia (Bob Masala-Max Di Carlo-Claudio De Angelis)

lunedì 8 ottobre 2012

Ferruccio - Treno vai/Di questo nostro amore (1966)












Oggi ritorniamo a parlare di un cantautore, il genovese Ferruccio Vitacchio, di cui avevamo presentato l’anno scorso il suo primo 45 giri , “Il funerale/Ero un bambino”: questo dovrebbe essere il suo secondo, ma non so se ne abbia inciso anche altri, prima di morire suicida….sicuramente alla Siae risultano depositate a suo nome 30 canzoni, ma ignoro se siano state tutte effettivamente incise.
Una di queste, “Il sole delle sei”, fu incisa ma non da lui, da Giusy Balatresi, una cantante che avrebbe meritato maggior fortuna.
Passando alle canzoni, “Treno vai” è una ballata che affronta il tema del viaggio, con una ritmica che imita il rumore di un treno in corsa.
La canzone sul retro, “Di questo nostro amore” è una ballata d’amore, musicalmente un po’ alla De André, con un assolo di flauto verso la metà.
Come per il precedente 45 giri, anche in questo Willy Brezza cura gli arrangiamenti e scrive le musiche; l’etichetta è la stesssa del disco precedente, la Starlet.


1) Treno vai (Ferruccio Vitacchio-Willy Brezza)
2) Di questo nostro amore (Ferruccio Vitacchio-Willy Brezza)


sabato 6 ottobre 2012

The George's - Remember Silvia/Credo in un amor












Misteriosi i The George’s, riportati in etichetta con il nome corretto e in copertina con la e mancante, di cui abbiamo presentato quello che credevo essere l'unico disco da loro inciso (nel 1968) circa un anno fa…ed invece è saltato fuori un altro 45 giri inciso per la Scat, che era una sottoetichetta della DKF Folklore.
“Remember Silvia”, cantata da tal F. Savino, è una canzone d’amore che, per lo stile e l’arrangiamento, potrebbe tranquillamente essere dei primi anni ’60; se vi ricordate, nell’altro post sul gruppo una delle due canzoni, “Perché piangi bambina?” era cantata da G. Savino, ed a questo punto è molto probabile che o la Scat o la Excelsius abbiano fatto un errore.
“Credo in un amor” è un brano recitato dall’attore Eligio Irato, su una musica melodica a base di archi.
Dietro lo pseudonimo “Bilze”, che firma entrambi i brani, si nasconde Paolo Maschio, compositore che nel 1956 aveva partecipato al Festival di Sanremo con “Sogni d’or”, con testo di un altro torinese, Armando Costanzo, presentata da Franca Raimondi e Clara Vincenzi.

1) Remember Silvia (Bilze)
2) Credo in un amor (Bilze)

mercoledì 3 ottobre 2012

Andrea - L'uomo del fiume/Musica nell'aria (1969)












Di Andrea, alias Anna Morelli, abbiamo parlato tempo fa presentando il suo primo 45 giri “Per capire il mondo/Oggi mi hanno detto”: e in quell’occasione, se vi ricordate, ci aveva contattato la nipote di Anna, Tiziana, informandoci che la zia, dopo l’incisione di tre 45 giri, si era dedicata alla pittura, e che era purtroppo scomparsa nel 2001.
Un articolo su Andrea, da Ciao 2001 n° 2, del 3 febbraio 1969
Oggi parliamo di un altro suo disco, con due canzoni entrambe interessanti (seppur diverse stilisticamente da quelle del primo disco).
“L’uomo del fiume” ha un andamento un po' da colonna sonora, scritta da Gino Mescoli per quel che riguarda la musica (che preferisce però usare uno pseudonimo esotico, ‘’Nothinghali’’) insieme al paroliere Primo Delcomune, direttore artistico della Saint Martin.
“Musica nell’aria” è invece una canzone di Luigi Compagnone per il testo e di Mario Migliardi per la musica, che però non risulta depositata nell’archivio della Siae.
L’arrangiamento di Enrico Intra dà ai due brani un tocco di ricercatezza e in “Musica nell’aria”, con i fiati in evidenza, si avvicina al jazz orchestrale; più acustica invece “L’uomo del fiume”.

1) L’uomo del fiume (Primo Delcomune-Gino Mescoli-Primo Delcomune)
2) Musica nell’aria (Luigi Compagnone-Mario Migliardi)

sabato 29 settembre 2012

Luisella Guidetti - …e poi domani ancora (1969)










 
L'intervista a Corgnati su "La Stampa"
Abbiamo accennato a Luisella Guidetti quando abbiamo parlato pochi giorni fa dell’album “Torino cronaca” di Mario Piovano: oggi presentiamo il primo dei suoi tre album, “…e poi domani ancora”, che è stato anche il primo 33 giri pubblicato dalla Numero Uno ad ottobre del 1969 (come racconta Corgnati in un’intervista a “La Stampa” del luglio 1969).
La scheda sul disco della Guidetti in "Musica Leggera"
Nel numero 7 di “Musica leggera”, di dicembre 2009, vi è uno speciale dedicato all’etichetta di Mogol e Battisti, con varie interviste (di Michele Neri ad Alessandro Colombini, di Franco Zanetti a Mara Maionchi, di Maurizio Becker ad Antonella Camera, di Luciano Ceri a Patrizio Ihle oltre a due realizzate da me ad Umberto Tozzi e a Franco Daldello) ed una serie di schede scritte da Michele Neri, Christian Calabrese e da me sui dischi più importanti della casa discografica: tra gli altri io ho preparato quella sul disco della Guidetti.
Nata nel 1949, la cantante inizia l'attività nel 1965, a sedici anni: proprio in quell'anno infatti, a dicembre, il suo nome compare per la prima volta su "La Stampa" come 
La Stampa 16 dicembre 1965 pag.4
cantante, in un'esibizione alla sala danze Gaudio (insieme con altri due cantanti sconosciuti, tali Elio Grassidonio ed Ezio Gugliermetti), e negli anni successivi si succedono le sue apparizioni in vari locali cittadini e in festival.
A partire da marzo 1969 inizia la sua collaborazione con Mario Piovano, e pochi mesi dopo a luglio la Guidetti viene scoperta da Maurizio Corgnati, regista e all’epoca ancora marito di Milva, che diventa il suo produttore; a settembre “La Stampa” registra la sua partecipazione alla Festa dell’Uva di Caluso, insieme ad un'altra ragazza scoperta da Corgnati, Graziella Ciaiolo (di cui abbiamo presentato due anni fa un suo album).
Luisella Guidetti e Graziella Ciaiolo su "La Stampa"
Prima della fine dell’anno viene pubblicato il suo 33 giri “…e poi domani ancora”, prodotto da Maurizio Corgnati e da Alessandro Colombini, così recita la copertina: in realtà, come ha raccontato Colombini a Michele Neri, il disco venne portato all’etichetta già registrato, e Colombini inserì solo il nome.
Uno stralcio dell'intervista di Michele Neri a Colombini
In poco tempo, nei trafiletti su “La Stampa”, Luisella viene etichettata come “La cantante della mala torinese”: infatti le tematiche dei testi delle canzoni sono per lo più legate alla descrizione di vicende della malavita cittadina.
Apre il disco “Le balenghe”, che è la storia di una prostituta: per i non piemontesi spieghiamo che il garga (abbreviazione di gargagnano) citato nella canzone altri non è che quello che a Roma si chiama magnaccia, a Milano rocheté e a Napoli ricottaro; e la canzone successiva, “La legge d' la mala”, parla appunto di un garga accusato di omicidio ma scagionato dalla sua protetta.
“Si l'è vera” è un’altra storia di un omicidio in ambienti malavitosi.
Come abbiamo ricordato nel post su “Torino cronaca” di Piovano, “Requiem per 'na fija d'vita”, che è ispirato ad un fatto di cronaca nera che è ricordato a Torino ancora oggi, l’omicidio, rimasto impunito, della prostituta francese Martine Beauregard, uccisa il 18 giugno 1969; rispetto alla versione di Piovano, quella della Guidetti ha un’introduzione recitata che racconta del ritrovamento del cadavere di una prostituta, ed un ulteriore intermezzo parlato verso metà canzone.
“T'ses n'vigliacc” è la storia di una donna condannata per un delitto di gelosia…un chiarimento per i non torinesi: la via Catania di cui si parla nel finale della canzone è la strada che porta al Cimitero Monumentale.
“Balada dij pendù” è un adattamento in piemontese di Luigi Olivero della “Ballata degli impiccati” di François Villon, e non a caso precede “L'rondo' dla forca” (la rotonda della forca), che è la piazza all’incrocio tra corso Regina Margherita, via Cigna, corso principe Eugenio e corso Valdocco in cui venivano impiccati i malviventi, in cui ora vi è il monumento a san Giuseppe Cafasso, a sua volta seguita da “La cà dij maledet”, che chiude questa trilogia sugli impiccati e lascia spazio ad un ultima canzone, “L'valser del pensionà”.
In “L'rondo' dla forca” vi è un errore nei crediti: non è infatti citato il coautore del testo Riccardo Bellato, sostituito da Novelli (che invece non appare nel deposito Siae).
La Guidetti dimostra di avere una voce molto bella, ma soprattutto di avere delle grandi doti di interprete, che avrebbero meritato sicuramente maggior fortuna: sul mondo della mala raccontato nelle canzoni, invece, ormai è totalmente scomparso e sostituito da altre bande ed altri linguaggi.

LATO A

1) Le balenghe (Luciano Marocco- Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La legge d' la mala (Piero Novelli-Mario Piovano)
3) Si l'è vera (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) Requiem per ‘na fija d'vita (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) T'ses n'vigliacc (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) Balada dij pendù (Da Francois Villon) (Luigi Olivero-Mario Piovano)
2) L'rondo' dla forca (Franco Roberto-Riccardo Bellato-Mario Piovano)
3) La cà dij maledet (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) L'valser del pensionà (Piero Novelli-Mario Piovano)

venerdì 28 settembre 2012

Gerardo Carmine Gargiulo - Maria la bella/Per quattro soldi (1973)












Abbiamo già parlato di Gerardo Carmine Gargiulo, presentando il suo album (con la celeberrima “Una gita sul Po”, qui potete trovare il link al post), ed oggi ritorniamo sul cantautore avellinese spostandoci però quasi all’inizio della sua carriera (cominciata nel 1970 con le canzoni “Io vendo tutto e compro il sole” e “È soltanto illusione”), con questo 45 giri dell’aprile 1973, pubblicato con il solo cognome.
“Maria la bella” vede la collaborazione di Bruno Lauzi come coautore del testo, ed è una ballata d’amore che inizia con la chitarra acustica a cui si aggiunge presto l’orchestra d’archi; la melodia a mio parere ha in alcuni punti alcune reminiscenze battistiane (in particolare di “Anna”).
“Per quattro soldi” invece fa venire in mente certe cose dei Delirium con Fossati, a metà tra “Canto di Osanna” e “Jesahel”, forse anche per il flauto in evidenza; è comunque un brano piacevole, come del resto “Maria la bella”.
Ninni Carucci arrangia e dirige l’orchestra in entrambi i brani.

1) Maria la bella (Gerardo Carmine Gargiulo-Bruno Lauzi-Gerardo Carmine Gargiulo)
2) Per quattro soldi (Gerardo Carmine Gargiulo)


martedì 25 settembre 2012

Mario Piovano - Torino cronaca (1972)












Ritorniamo a parlare di canzone d’autore, in questo caso dialettale, con un album del 1972 di Mario Piovano (la data della matrice è il 16 maggio): in realtà Piovano, noto fisarmonicista e compositore (sua è la celeberrima “Cimitero di rose”), non è un vero e proprio cantautore, visto che compone solo le musiche, mentre i testi sono scritti dal giornalista Piero Novelli.
La coppia aveva avuto due anni prima un precedente importante: i due infatti avevano scritto quasi tutte le canzoni dell’album di Luisella Guidetti “E poi domani ancora”, album che, come si sa, fu il primo pubblicato dalla Numero Uno di Mariano Rapetti, Mogol, Alessandro Colombini, Franco Daldello e Lucio Battisti; il disco, prodotto da Maurizio Corgnati, racchiudeva alcune canzoni in piemontese con tematiche legate al mondo della malavita torinese.
Anche “Torino cronaca” trae spunto da questi temi, come si può notare anche solo leggendo la presentazione del disco che Piero Novelli fa sul retro della copertina.
Tra le canzoni possiamo ricordare “Sôn andait a Casablanca”, una delle prime canzoni a raccontare la storia di un transessuale, “'l gat gris”, la spagnoleggiante “Marijuana” e il brano conclusivo, “Requiem per 'na fija d'vita”, che è ispirato ad un fatto di cronaca nera che è ricordato a Torino ancora oggi, l’omicidio, rimasto impunito, della prostituta francese Martine Beauregard, uccisa il 18 giugno 1969; questa inoltre l'unica canzone già conosciuta, in quanto pubblicata nel citato disco della Guidetti.
I musicisti che accompagnano Piovano, che suona il pianoforte e la celeste, sono i solisti di Gino Luone, contrabbassista, composti dal batterista Renato Avidano, da Franco Corsi alla Tromba, Riccardo Ducci alla fisarmonica e al mandolino, mentre alla chitarra c’è, direttamente dagli Asternovas di Fred Buscaglione, Oreste Corrado.
Luone e Ducci avevano in passato accompagnato Roberto Balocco nei vari dischi “Le canssôn dla piola”, pubblicati a partire dal 1965, a cui del resto aveva collaborato lo stesso Novelli come autore di alcuni testi.

LATO A

1) La donna pavone
2) Sôn andait a Casablanca
3) La mia fisa (Paris l'è sì...)
4) Mi, chiel e 'l merlô
5) E l'Po s'na frega
6) 'l gat gris

LATO B

1) La canssôn dij lofi
2) Ah le fômne d' Turin
3) Marijuana
4) L'ultim amis
5) La côlpa l'è del tubô
6) Requiem per 'na fija d'vita

domenica 23 settembre 2012

AA.VV. - EP Phonogram (1971)












Negli anni d’oro dell’industria discografica italiana venivano spesso pubblicati dei dischi promozionali che, a volte, contenevano delle rarità: ad esempio versioni alternative di canzoni o addirittura inediti veri e propri: ne ho alcuni dell’RCA con brani di Tenco e Baglioni, ad esempio (e prima o poi ci ritorneremo).
Quello di cui parliamo oggi è del 1971 e racchiude cinque artisti del gruppo Phonogram; i brani non sono in versione intera, ed inoltre per ognuno di essi vi è un annuncio durante la canzone.
“Non ti bastavo più”, scritta da Shapiro e Pallavicini, è uno dei successi di Patty Pravo dopo l’abbandono dell’RCA ed il passaggio alla Philips, ed è un brano molto conosciuto.
“How can you mend a broken heart” è una delle canzoni più note dei Bee Gees, nonché la traccia di apertura di uno dei loro album migliori, “Trafalgar”; la canzone è firmata da Barry e Robin.
“Non fa primavera” è una piacevole ballata acustica, lo stile è quello di molte canzoni scritte da Gian Pieretti e potrebbe benissimo far parte del repertorio di cantanti come Laura Luca; la musica è di Roberto Soffici, agli inizi di carriera, mentre di Valentina, la cantante, non so nulla….
Notissimi invece sono gli Slade, su cui non mi soffermo.
Molto conosciuta è anche la versione originale della canzone che conclude il disco, “Joan of Arc” di Leonard Cohen: questa traduzione è di Carlo Alberto Contini, paroliere che ha lavorato spesso con i Nomadi, ed anche il cantante che incide questo brano, Kamsin Giordano Urzino, era modenese, nato il 9 marzo 1950 e morto il 21 ottobre del 2009: alcuni di voi lo ricorderanno sicuramente in una delle formazioni dei Tritons
Nel 1972 “Joan of Arc” fu tradotta ed incisa da Fabrizio De André; una terza versione è quella di Francesco De Gregori, reperibile in un bootleg dal vivo del 1970 realizzato con Giorgio Lo Cascio.

LATO A

1) Patty Pravo – Non ti bastavo più (Vito Pallavicini-Shel Shapiro)
2) Bee Gees – How can you mend a broken heart (Barry & Robin Gibb)
3) Valentina – Non fa primavera (Dante Pieretti-Roberto Soffici)

LATO B

1) Slade - Get down and get with it (Noddy Holder-Jim Lea-Dave Hill-Don Powell-Penniman
2) Kamsin – La ballata di Giovanna d’Arco (Carlo Alberto Contini-Leonard Cohen)

venerdì 21 settembre 2012

Duilio Del Prete - L'isola/Pan (1969)












Sempre in tema di cantautori quasi sconosciuti, oggi parliamo di un cantautore piemontese, il cuneese Duilio Del Prete, che in realtà non è per nulla sconosciuto: solo che è stato famoso principalmente come attore (tutti lo ricordano in "Amici miei", ma anche in molti altri film degli anni '70 e '80), pur avendo avuto un'attività iniziale come cantautore.
I primi 45 giri Del Prete li incide per la DNG, l'etichetta dei Cantacronache, nel 1963; nel 1968 incide l'album "Dove correte" per la Off, un'etichetta fondata da Tony Casetta (il noto patron della Belldisc e, in seguito, della Produttori Associati) e da lui affidata a Roberto Dané, con l'obiettivo di pubblicare dischi di autori poco commerciali, con tematiche per l'epoca non scontate: oltre a Del Prete la Off pubblicò l'album di Beppe Chierici "Beppe canta Brassens".
Il 45 giri che presentiamo fu pubblicato nell'ottobre del 1969, come è riportato nella copertina; mentre la canzone sul lato B, la bucolica "Pan", è tratta dall'album dell'anno precedente, "L'isola" è invece una canzone inedita.
Abbiamo già parlato di questo brano quando abbiamo presentato il 33 giri di Carlo Credi, "Chi è Carlo Credi" , in cui era presente una cover di questo brano (ed anche una di "Dove correte"): si tratta di un racconto umoristico sulla colonizzazione da parte di un missionario di un’isola selvaggia, per portare la cosiddetta “civiltà”, che si conclude però con un colpo di scena.
Torneremo ad occuparci di Duilio Del Prete (che non ha nessuna parentela con Miki) quando presenteremo i suoi 33 giri.

1) L'isola (Duilio Del Prete)
2) Pan (Duilio Del Prete)
Bonus tracks: 3) Carlo Credi - L'isola (Duilio Del Prete)
                       4) Carlo Credi - Dove correte (Duilio Del Prete)



mercoledì 19 settembre 2012

Andro Cecovini - Canzone d'autore (1978)













Continuando a prendere spunto dal Club Tenco, che quest'anno è saltato, parliamo di un altro cantautore, uno di quelli che non hanno raggiunto il successo per vari motivi, come vedremo (e in questo periodo parleremo anche di altri nomi sconosciuti)....i pregi e i difetti che ha questo disco del triestino Andro Cecovini, figlio di Manlio Cecovini (sindaco di Trieste dal 1978 al 1983), sono quelli simili di molti dischi di cantautori minori dei tardi anni ’70: una poca originalità espressiva con un rifarsi a modelli già affermati (in questo caso, soprattutto a Francesco De Gregori, che collabora anche al disco), ed una sottovalutazione dell’aspetto musicale (basato per lo più su chitarre arpeggiate, peraltro suonate molto bene, e poco altro), mentre un pregio è senza dubbio l’abilità di Cecovini nello scrivere i testi.
Gli inizi artistici del cantautore triestino, ma trasferitosi a Roma nella seconda metà degli anni ’60, furono in realtà non nel mondo musicale ma nel teatro: nella stagione 1968-1969 aveva recitato con Edmonda Aldini in “Un quarto di vita”, spettacolo di Giorgio Gaslini con i Nuovi Angeli e i Funamboli di cui abbiamo già parlato in un altro post, e nel 1970 era entrato nel cast di “Orfeo 9 “ di Tito Schipa jr”.
Ritornando al disco, tra le canzoni più interessanti vi sono “Il tavolino", "Clementina” e “Sogni diurni”; Cecovini è autore di tutti i testi e le musiche, e suona le chitarre, mentre De Gregori suona le percussioni e, in "Clementina", il pianoforte, e due musicisti collaboratori del periodo del cantautore romano, Mario Scotti e Alberto Visentin dei Cyan suonano rispettivamente il basso e le tastiere.
Un disco che si fa ascoltare come specchio di "un periodo in cui tutto era cantautore, non si poteva neanche camminare che inciampavi su uno che aveva scritto una canzone" (cit.)

LATO A

1) Il tavolino
2) Carillon
3) Notte stellata
4) Serenate

LATO B

1) Per le tue dolci labbra
2) Clementina
3) I tuoi colori
4) Sogni diurni
5) Porta alle spall