Euterpe era la musa della musica, secondo la mitologia greca. Questo blog tratta di musica: classica, leggera, pop (come recitava Vanna Brosio presentando "Adesso musica"). Sono quindi presenti nel blog recensioni di dischi e di libri su argomenti musicali, accompagnate da immagini, con un occhio di riguardo (anche se non esclusivo) per la musica prodotta sotto la Mole.
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lunedì 26 agosto 2013
Ornella Vanoni - Un gioco senza età (1972)
"Un gioco senza età", il disco di Ornella Vanoni pubblicato a marzo del 1972 che presentiamo oggi, è uno dei suoi più interessanti per tanti motivi: innanzitutto perché contiene un evergreen come "Domani è un altro giorno", uno dei testi più belli di Giorgio Calabrese (vi rimando a quello che in merito ha scritto qui il Vampiro, condividendo ogni parola) per la cover di "The wonders you perform", successo della cantante country Tammy Wynette (sconosciuta in Italia), ma anche per le altre cover presenti e per i brani originali di cui parleremo.
La title track è una canzone dei Genesis tratta da "Tresspass": il gruppo di Peter Gabriel aveva riscosso, almeno agli inizi, più successo in Italia che in patria, e "White mountain" era (insieme a "The knife") il brano migliore dell'album; il testo italiano è opera di Claudio Rocchi, che nel disco firma anche "Io volevo diventare" insieme a Gerardo Carmine Gargiulo, canzone che aveva già inciso Giovanna, che incideva anche lei per la Ariston come la Vanoni.
Il torinese Luciano Giacotto firma ivece "Natale ciao", una delle tante cover dei Bee Gees incise in quel periodo: l'originale è "First of May", ed era stata già incisa con un altro testo ed un altro titolo (ma sempre firmato Giacotto), "Un giorno come un altro", da Giano Ton, Patty Pravo e Mal nel 1969 e l'anno successivo da Lillian e Renato dei Profeti (....e spero di non essermi dimenticato nessuno!).
Sempre Renato aveva inciso anche "Il ponte", cover della celeberrima "Bridge over troubled water" di Simon & Garfunkel, che dava il titolo ad uno degli album migliori nella storia della musica; oltre all'ex leader dei Profeti, in questo caso la Vanoni era stata anticipata anche dai Flora Fauna Cemento.
"Un uomo molte cose non le sa" era invece già stata incisa da Nicola Di Bari e da Adriano Pappalardo; scritta da Elio Isola, musicista colto che spesso citava, diciamo così, brani di musica classica all'interno delle sue canzoni.
Ritorniamo alle cover con "Immagina che", a mio parere l'unico episodio debole del disco: sarà perché l'originale è ormai più un monumento che una canzone, ma il testo dei pur bravi Limiti e Piccarreda non regge se paragonato all'originale: peraltro di "Imagine" ho ascoltato altre versioni in italiano, di Fortis e di Paoli, e nemmeno i loro risultati mi sembrano migliori.
"Acqua di settembre" è la cover di "Four days in September", canzone del gruppo irlandese Andwella scritta da uno dei componenti del gruppo, Dave Lewis, mentre "Tempi duri" è la versione in italiano, nuovamente di Calabrese (che spesso ha tradotto autori brasiliani), di "Disparada" di Gerardo Vandrè (insieme a Theo De Barros), lanciata nel 1966 da Jair Rodrigues.
Chiude questo disco una bella canzone scritta da Andrea Lo Vecchio con Roberto Vecchioni, che la incide nello stesso anno nel suo secondo LP "Saldi di fine stagione", e che tuttora la interpreta dal vivo: "La leggenda di Olaf", che non era un brano nuovo perché era già stato inciso da Michele nel suo bell'album "Vivendo cantando" del 1971.
LATO A
1) Un gioco senza età (Claudio Rocchi-Tony Banks-Peter Gabriel-Anthony Philips-Mike Rutherford)
2) Natale ciao (Luciano Giacotto-Barry Gibb-Robin Gibb-Maurice Gibb)
3) Domani è un altro giorno (Giorgio Calabrese-Jerry Chesnut)
4) Il ponte (Alessandro Colombini-Paul Simon)
5) Io volevo diventare (Gerardo Carmine Gargiulo-Claudio Rocchi-Gerardo Carmine Gargiulo)
LATO B
1) Un uomo molte cose non le sa (Alberto Salerno-Elio Isola)
2) Immagina che (Paolo Limiti-Felice Piccarreda-John Lennon)
3) Acqua di settembre (Mario Coppola-David Lewis)
4) Tempi duri (Giorgio Calabrese-Geraldo Vandré-Théo De Barros)
5) La leggenda di Olaf (Roberto Vecchioni-Andrea Lo Vecchio)
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martedì 20 agosto 2013
I Vocalmen - La paloma blanca/Da te era bello restar (1969)


In questo 2013 funesto per la musica sono scomparsi personaggi notissimi come Little Tony, Jannacci, Califano, Emilio Pericoli ed altri meno conosciuti: uno di questi è Benito Farruggio, il batterista dei Vocalmen, che è scomparso agli inizi di agosto (come potete leggere nell'articolo de "La Stampa" qui a destra) e che ricordiamo con un post dedicato al gruppo torinese e ad un loro 45 giri del 1969, pubblicato dalla Kansas.Sui Vocalmen esiste una pagina abbastanza complesta su Wikipedia, e ad essa quindi vi rimando per approfondire un po' la storia e la carriera del gruppo torinese dei fratelli Farruggio
La canzone sul lato A si intitola "La paloma blanca" ed è un brano del 1946 scritta da Bixio Cherubini per il testo e da Vincenzo Falcomatà per la musica; quest'ultimo era un noto compositore di musica per le riviste, e la canzone proviene infatti da quel repertorio, come del resto si può capire ascoltando il testo, pieno di battute e doppi sensi.
La canzone, musicalmente ispirata ai ritmi latinoamericani di moda nel secondo dopoguerra, venne incisa tra gli altri dal torinese Gigi Beccaria e da Natalino Otto, e nel 1984 fu ripresa da Renzo Arbore e Monica Vitti nel programma televisivo "Cari amici vicini e lontani".
Sul lato B troviamo "Da te era bello restar", cover di "Bei dir war es immer so schön" (dall'omonimo film di Hans Wolff del 1954), canzone che era stata incisa in italiano da innumerevoli artisti, tra cui Luciano Tajoli, Natalino Otto, Wilma De Angelis, Germana Caroli, Giorgio Gaber e Anita Traversi; gli autori del testo italiano sono Giovanni Sordi e Luigi Martelli (mentre il testo originale è di Hans Fritz Beckmann), la musica invece è del pianista e compositore tedesco Theo Mac Keben.
Ritorneremo certamente in futuro sui Vocalmen.
1) La paloma blanca (Bixio Cherubini-Vincenzo Falcomatà)
2) Da te era bello restar (Luigi Martelli-Giovanni Sordi-Theo Mac Keben)
mercoledì 14 agosto 2013
Enzo Jannacci - El me indiriss/Quelli che... (1975)


In Italia anche quei pochi discografici illuminati, sottolineo pochi, quando provano a ripubblicare vecchi album che hanno fatto la storia della canzone italiana non riescono a fare un'operazione che sia completa sotto tutti i punti di vista: prendiamo a mo' di esempio le ristampe, pubblicate anche in cofanetto, dei quattro album che Jannacci ha inciso per l'Ultima Spiaggia e curate dall'Ala Bianca di Toni Verona....bene, c'erano molte tracce che potevano essere inserite come bonus track, ad esempio la versione di "Vincenzia e la fabbrica" pubblicata nel 1974 su 45 giri.
Ebbene, nulla: a parte il lavoro di rimasterizzazione curato da Paolo Jannacci, effettivamente ben curato, i quattro dischi non hanno nessun inedito...allora cominciamo a rimediare noi, iniziando dalle versioni del 45 giri di due brani dal primo di questi album, "Quelli che...." del 1975.
La particolarità è che entrambe le canzoni sono diverse rispetto a quelle pubblicate sul 33 giri: "El me indiriss" è in italiano invece che in milanese, e "Quelli che..." ha un testo per la maggior parte diverso, con altre battute divertenti ("Quelli che ci sanno fare con le donne ma anche con gli uomini....Quelli che non hanno mai visto il primo uomo sulla luna....Quelli che si guardano allo specchio e non ci sembra vero").
Ma la celeberrima "Quelli che..." ha avuto anche una terza versione, quella inserita nella colonna sonora del film di Lina Wertmuller "Pasqualino Settebellezze", e la trovate come bonus track in questo post (insieme alle due versioni del 33 giri dei due brani); la versione dell'album è la più lunga, circa 8 minuti.
Ritornando a "El me indirizz" bisogna ammettere però che la versione in italiano perde in intensità ed in espressività, segno che a volte il dialetto (anche se in realtà per l'importanza che ha avuto dal punto di vista letterario e artistico il milanese è una lingua) è la forma migliore per esprimere certe realtà come, nel caso specifico della canzone, l'infanzia povera nelle periferie urbane nel secondo dopoguerra...sarebbe interessante farsi raccontare da Antonio Balducci come è nato il testo.
Buon ferragosto a tutti gli amici del blog che non sono in vacanza e che ci seguono anche nel pieno dell'estate.
1) El me indiriss (Antonio Balducci-Enzo Jannacci)
2) Quelli che... (Enzo Jannacci)
Bonus track: 3) El me indiriss (versione 33 giri) (Antonio Balducci-Enzo Jannacci)
4) Quelli che... (versione 33 giri) (Enzo Jannacci)
5) Quelli che.... (Versione dal film "Pasqualino Settebellezze") (Enzo Jannacci)
venerdì 9 agosto 2013
The Rogers - Tam tam/Vorrei davvero (1969)

Dopo quello del gruppo di Tempera, Bandini e Tavolazzi, il secondo post beatlesiano è questo di oggi, in cui presentiamo una delle innumerevoli cover dei Beatles con un testo in italiano, "Come together" che con le parole scritte da Franco Migliacci e Sergio Bardotti diventa "Tam tam" per i piemontesi Rogers.
Il gruppo ne fa una versione ben suonata e non dissimile dall'originale: ad essere un po' sottotono è invece il testo, che probabilmente Bardotti e Migliacci hanno scritto con la mano sinistra.
A proposito dei Rogers, abbiamo ricevuto qualche tempo fa alcune notizie da un'amica del blog, Valentina Viola, sul sassofonista Nunzio Arcidiacono, che riporto qui:
Il compianto Nunzio Arcidiacono, voce e sax del complesso, talento puro anche con le chitarre, era di padre siciliano, anche lui musicista di valore; è nato e vissuto sempre a Savona fino al matrimonio e s'è sposato a Roma, dove è morto nel 1999...
Ha sempre coltivato la passione musicale e ve n'è traccia certa nelle note in collegamento:
a Borrello (CH) aveva una casa e tanti amici e vi si ritirava nei periodi di riposo.
Io da bimba piccina giocavo con i suoi strumenti e lui mi insegnava la musica! bei ricordi...
mi sentivo in dovere per ricordare una persona splendida che non c'è più! (è morto di leucemia nel 1999)
So che ha suonato, occasionalmente, in altri contesti di ottimo livello, ma non saprei essere più precisa, non ricordo bene...
Grazie ancora per l'attenzione
Valentina
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| I Rogers con Arcidiacono al sax (foto fornita da Valentina Viola) |
Possiamo solo aggiungere che uno dei motivi per cui esiste questo blog è proprio quello di ricordare personaggi che hanno fatto la musica italiana e che sono stati dimenticati (e a volte, come per Arcidiacono, non ci sono più), e di raccogliere informazioni su di essi per ricordarli meglio, con contributi come quello di Valentina.
E come aveva anticipato un altro amico del blog, Annunziato Cangemi, in un commento a questo post , i Rogers e "Vorrei davvero" incrociano nuovamente le loro strade, sul lato B di "Tam Tam", e vi rimando al post originale per i commenti su questo brano.
1) Tam tam (Franco Migliacci-Sergio Bardotti-John Lennon-Paul McCartney)
2) Vorrei davvero (Maria Evangelista Tumminelli-Bill Crompton-Morgan Jones)
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sabato 3 agosto 2013
The Pleasure Machine - The long and winding road/A song (1970)


Due post beatlesiani: il primo oggi, il secondo fra qualche giorno.....e cominciamo con The Pleasure Machine, il gruppo composto da Vince Tempera alla voce e alle tastiere, Ares Tavolazzi al basso ed Ellade Bandini alla batteria, con la collaborazione alle chitarre di Gigi Rizzi (non il playboy scomparso di recente, ma il noto musicista dei Califfi di Clem Sacco).
Nel 1970 (la matrice riporta la data del 18 giugno) incidono una cover di "The long and winding road", pubblicata pochi mesi prima in quello che sarà l'ultimo album dei quattro di Liverpool: molte furono le canzoni dei Beatles incise da solisti o da gruppi italiani nel periodo, alcuni famosi come i Camaleonti ("Norvegian wood") o i Nuovi Angeli ("Obladì obladà"), altri sconosciuti come i Castellani ("Penny Lane") o i Birilli ("I want to hold your hand"), ma erano quasi tutte con testi (a volte improbabili....) in italiano, mentre pochissime sono quelle cantate in lingua originale, e questa dei Pleasure Machine è una di queste.
La cosa paradossale è che in effetti "The long and winding road" fu incisa in italiano, ma da.....un inglese! Abbiamo già parlato qui nel blog di Day Costello , il padre di Elvis, e della sua "La lunga strada che" (inserita come bonus track in questo post).
Il retro, "A song", è un brano strumentale eseguito dai tre, con il pianoforte di Tempera, che ne è l'autore, come strumento solista.
1) The long and winding road (John Lennon-Paul McCartney)
2) A song (Vince Tempera)
Bonus track: 3) Day Costello - La lunga strada che (Felice Piccarreda-John Lennon-Paul McCartney)
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lunedì 29 luglio 2013
Rica Pereno - EP (1957)


La cantante torinese Rica Pereno fu scoperta dal maestro Carlo Prato, ed iniziò la carriera nel "Quartetto Stars", gruppo vocale formato dallo stesso Prato e composto da Mariuccia Barbesini, Mariolina Gai e Santina Della Ferrera oltre che dalla Pereno; con il quartetto debuttò nelle trasmissioni della Rai di Torino cantando con le orchestre di Angelini, Fragna, Barzizza e Ferrari e partecipò al Festival di Sanremo nel 1953 con quattro canzoni, "Campanaro" (che si classificò al secondo posto), "Il passerotto", "Sussurrando buonanotte" e "Papà Pacifico".
Scioltosi il gruppo, iniziò la carriera solista nel 1954, incidendo alcuni 78 giri per la Cetra, ed entrò poi nell'orchestra di Nini Rosso come cantante, effettuando anche un tour in India
Il disco di Rica Pereno che presentiamo è un EP datato 18 giugno 1957; le canzoni però erano già state pubblicate su 78 giri nel 1954.
La cantante è raffigurata in copertina, ed è accompagnata dall'orchestra di Cinico Angelini in "Ninì Pampan" (è superfluo ovviamente dire a chi sia dedicata questa canzone), dal complesso di Canzio Allegriti in "Ballata selvaggia", dall'orchestra di Francesco Ferrari in "O mein papà" e infine da quella di Armando Fragna in "A francesa"
Sull'etichetta è riportato che nell'orchestra di Ferrari suonano Nini Rosso alla tromba e Piero Filanci al violino; quest'ultimo aveva suonato per alcuni anni nell'orchestra di Pippo Barzizza.
Rica Pereno concluderà la sua carriera con il matrimonio con l'inglese John Halbert, trasferendosi in Inghilterra dove morirà nel 2004; con questo disco il blog la ripropone, anche perché tra le cantanti dell'epoca è una di quelle, a torto, meno ricordate.
LATO A
1) Ninì Pampan (Stefano Canzio-Pasquale Frustaci)
2) Ballata selvaggia (Calibi- Dimitri Tiomkin)
LATO B
1) O mein papà (Decio Ardo-Paul Burkhard)
2) 'a francesa (Mario Pasquale Costa)
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venerdì 26 luglio 2013
Johnny Dorelli - 30 anni di canzoni d'amore (1966)
Il post di oggi è dedicato ad un album del 1966 di Johnny Dorelli, in cui reinterpreta alcune tra le più note canzoni d'amore a partire dagli anni '30 fino ad arrivare agli anni '60, da cui il titolo "30 anni di canzoni d'amore".
Il disco si apre con la notissima "Parlami d'amore Mariù", che non ha certo bisogno di presentazioni, lanciata da Vittorio De Sica nel 1932 (e che quindi è la canzone più vecchia tra quelle di quest'album).
"Nostalgico slow" è un celebre brano scritto da Mario Bonavita (che si firmava Marf) per il testo e da Vittorio Mascheroni per la musica.
"Melodie al chiar di luna" è scritta da Eldo Di Lazzaro, che però per il testo usa uno pseudonimo, Dale.
Un piccolo mistero su "Il giovanotto matto": se controllate, in qualsiasi pubblicazione che questo brano ha avuto (dall'originale di Ernesto Bonino in avanti) vedrete che ha sempre avuto la firma del solo Lelio Luttazzi;: in Siae però alla sua firma si affianca, come compositore, quella di Stanislao Gastaldon: c'è un famoso compositore torinese (figlio di padre veneto, come testimonia il suo cognome), celebre per la romanza "Musica proibita", che ha questo nome, ma morì nel 1939, e peraltro è a lui che si riferisce il deposito SIAE visto e considerato che è l'unico iscritto con questo nome....rimane il fatto che Luttazzi ha sempre raccontato di aver composto la canzone quando ancora si trovava a Trieste.
Resta quindi il mistero sulla firma di Gastaldon, che risolviamo subito: avete presente il ritornello del brano di Luttazzi, ai versi "Vorrei baciare i tuoi capelli neri, le labbra tue, gli occhioni tuoi sinceri" che la nonna Carolina racconta che ai suoi tempi dicevano gli innamorati? Bene, quei versi (....e quella melodia) sono tratti proprio da "Musica proibita", e quindi Luttazzi per questa citazione ritenne di aggiungere alla sua firma quella di Gastaldon.
Vittorio Mascheroni firma il testo di "Quando piange il ciel" con lo pseudonimo Gargantino, mentre la musica di "Che musetto!" è del maestro Enzo Ceragioli, che è anche l'arrangiatore dell'album.
"T'ho voluto bene" è in realtà "Non dimenticar che ti ho voluto tanto bene", con il titolo accorciato forse per evitare confusione con la precedente "Non dimenticar le mie parole".
I tre brani conclusivi sono anche i più recenti e non hanno bisogno di presentazioni, essendo le celeberrime "Arrivederci Roma" e "Roma non far la stupida stasera", di Garinei e Giovannini, e una canzone dal repertorio di Tenco, "Angela".
Un disco sicuramente da riscoprire, e con cui inauguriamo la ricostruzione della discografia su LP di Johnny Dorelli, che riprenderemo tra qualche mese con un altro album degli anni '60.
LATO A
1) Parlami d'amore Mariù (Ennio Neri-Cesare Andrea Bixio)
2) Nostalgico slow (Marf-Vittorio Mascheroni)
3) Non dimenticar...(le mie parole) (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
4) Un giorno ti dirò (Umberto Bertini-Gorni Kramer)
5) Bambina innamorata (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
6) Silenzioso slow (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
7) Melodie al chiaro di luna (Eldo Di Lazzaro)
8) Il giovanotto matto (Lelio Luttazzi)
LATO B
1) Quando piange il ciel (Vittorio Mascheroni-Carlo Alberto Rossi)
2) Che musetto! (Giancarlo Testoni-Enzo Ceragioli)
3) Scalinatella (Enzo Bonagura-Giuseppe Cioffi)
4) Amore baciami (Giancarlo Testoni-Carlo Alberto Rossi)
5) T'ho voluto bene (Michele Galdieri-Gino Redi)
6) Arrivederci Roma (Pietro Garinei-Sandro Giovannini-Renato Rascel)
7) Angela (Luigi Tenco)
8) Roma non far la stupida stasera (Pietro Garinei-Sandro Giovannini-Armando Trovajoli)
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martedì 23 luglio 2013
Raffaella De Vita - Brecht-Eisler (1979)

Torino è una città strana, a volte ingrata soprattutto verso gli artisti: una cantante e attrice come Raffaella De Vita, nata a Napoli ma che ha trascorso tutta la sua vita artistica a Torino, la città in cui è scomparsa nel 2006, sembra quasi dimenticata.
C'è sì un'associazione a suo nome, e sicuramente il suo numeroso pubblico la ricorda, ma quello che manca è l'aspetto istituzionale: perché, ad esempio, non dedicarle una via o un corso, magari in centro nelle vicinanze di uno dei teatri in cui ha lavorato?
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| La tomba di Raffaella De Vita |
In attesa di avere risposta (figurati......) presentiamo nel blog un album di Raffaella (artista che ho conosciuto negli anni '90 in occasione di uno spettacolo tenuto al Conservatorio Giuseppe Verdi insieme all'immensa Gabriella Ferri).
Si tratta di un disco del 1979 dedicato ad alcune canzoni scritte da Bertolt Brecht e musicate da Hanns Eisler (tranne una, "Moritat", musicata da Kurt Weill); i testi sono come si sa di argomento politico e sociale ed alcuni, come "Mio fratello aviatore", sono notissimi e non hanno certo bisogno di presentazioni.
Non è riportato alcun dato in merito agli autori dei testi in italiano.
Espressiva come sempre la voce della De Vita, e Raf Cristiano (che per gli amici del blog non ha bisogno di presentazioni) accompagna Raffaella al pianoforte e si occupa degli adattamenti musicali, che risentono della sua impostazione classica (è stato per trent'anni docente di pianoforte al Conservatorio di Torino).
Un disco da riscoprire ed ovviamente introvabile in CD.
LATO A
1) Ballata del soldato
2) Canzone del rattoppo e del vestito
3) Rapporto sulla morte di un compagno
4) Lode dell'imparare
5) Canzone del vivificante effetto del danaro
6) Canzone di Nanni
LATO B
1) Ballata della grande ruota
2) Ballata del gioco del bottone
3) Mio fratello aviatore
4) Canto di una madre tedesca
5) Moritat
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venerdì 19 luglio 2013
Bruno Pallini – Guarda (1972)
Nato a Monza nel 1941, Bruno Pallini è noto soprattutto come autore per altri artisti: pianista con studi classici, tra le sue canzoni più note vi sono "Malgrado ciò ti voglio bene" per Donatella Moretti (con testo di Dino Sarti), "Ma chissà", incisa dalla Vanoni nel 1978, "Senza Salomé" per Gerry Bruno (di cui abbiamo già parlato nel blog), "Un amore di seconda manO" e "A chi vendo la luna" per Gino Paoli che la portò a "Un disco per l'estate" (tutte con testi di Luciano Raggi), e "Non è un capriccio d'agosto" per Fred Bongusto (scritta con Rino Gionchetta e Sarti).
Morì per un male incurabile l'11 ottobre del 2009 a Minorca, dove si era trasferito nel 1996 per gestire un pianobar.
Pochi sanno però che Bruno Pallini è stato anche un cantautore, e che nel 1972 ha inciso un intero album per la Produttori Associati, album di cui parliamo oggi e che con un eufemismo potremmo dire che è poco conosciuto.
Il brano iniziale, “Fiori di plastica”, mette in evidenza quello che è lo stile dominante del disco: canzoni che musicalmente si rifanno ai francesi come Aznavour o Becaud (citato del resto in un'altra canzone, “Quando canti tu Gilbert Becaud”) e che ricordano anche i genovesi, soprattutto Paoli e Lauzi.
I testi sono d'amore, raccontato in tutte le sue sfaccettature; in due di essi, “La fortuna” e “Se tuo marito”, troviamo la firma di Giorgio Calabrese, mentre negli altri collaborano tra gli altri Vito Pallavicini, Luciano Beretta, Luciano Giacotto e Leo Chiosso.
Le musiche sono tutte di Pallini, con la collaborazione in tue canzoni di Bruno Stecca, che si firma con lo pseudonimo “Beryno”. Gli arrangiamenti e la direzione d'orchestra sono di Sergio Parisini, mentre la produzione è di Giancarlo Arosio in collaborazione con Roberto Dané.
LATO A
1) Fiori di plastica (Bruno Pallini-Alberico Gentile-Bruno Pallini)
2) ...e te ne vai (Bruno Pallini-Angelo Rovati-Bruno Pallini)
3) La fortuna (Giorgio Calabrese-Bruno Pallini)
4) Guarda (Edoardo Cena-Bruno Pallini)
5) Sento le voci (Edoardo Cena-Bruno Pallini)
6) L'ultima cena (Luciano Beretta-Bruno Pallini)
LATO B
1) Stava piovendo e non me n'ero accorto (Vito Pallavicini-Bruno Pallini)
2) Sua moglie come sta (Bruno Pallini-Alberico Gentile-Bruno Pallini)
3) Dopo (Luciano Giacotto-Bruno Pallini)
4) Se tuo marito (Giorgio Calabrese-Bruno Stecca-Bruno Pallini)
5) Quando canti tu Gilbert Becaud (Alberico Gentile-Giancarlo Arosio-Bruno Pallini)
6) Il tuo caffè (Leo Chiosso-Bruno Stecca-Bruno Pallini)
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domenica 14 luglio 2013
Alfredo Cohen - Valery/Roma (1979)

Il disco torinese di oggi è il 45 giri di Alfredo Cohen, che segue di due anni il suo unico album, "Come barchette dentro un tram".
Alfredo Cohen è lo pseudonimo di Alfredo D'Aloisio (Cohen è il cognome della madre), cantautore gay, direi con Ivan Cattaneo (che debutta nello stesso periodo) il primo che si caratterizza per la sua identità sessuale; inizia la sua attività artistica nel 1974 a Torino, proponendo uno spettacolo di cabaret intitiolato "Dove vai stasera amico?", in cui interpreta alcuni personaggi gay.
Continua poi per alcuni anni con spettacoli di teatro-canzone sempre su queste tematiche, fino ad arrivare all'incisione del già ricordato primo e unico album per la IT di Vincenzo Micocci, disco in cui collabora Franco Battiato, che ritroviamo (con Giusto Pio) anche nel 45 giri che proponiamo oggi.
"Valery" è una canzone che senza dubbio vi ricorderà qualcosa: infatti è la prima versione di "Alexander Platz", lanciata tre anni dopo da Milva, con un testo quasi del tutto diverso.
"Roma" invece, mai più riproposta, ricorda comunque lo stile del periodo di Battiato (che, in quell'anno, incideva l'album "L'era del cinghiale bianco").
Come bonus track, "Alexander Platz" sia cantata da Milva (anche in francese) che dal coautore.
1) Valery (Alfredo Cohen-Franco Battiato-Giusto Pio)
2) Roma (Alfredo Cohen-Franco Battiato-Giusto Pio)
Bonus track: 3) Milva - Alexander Platz (1982) (Alfredo Cohen-Franco Battiato-Giusto Pio)
4) Franco Battiato - Alexander Platz (1989) (Alfredo Cohen-Franco Battiato-Giusto Pio)
5) Milva - Alexander Platz (in francese; 1982) (Massimo Gallerani-Franco Battiato-Giusto Pio)
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mercoledì 10 luglio 2013
I Cugini di Campagna - Di di yammy/La ragazza italiana (1971)

Il secondo 45 giri dei Cugini di Campagna pre-Anima mia e pre-falsetto, dopo il celeberrimo "Il balllo di Peppe", è quello che presentiamo oggi, pubblicato a maggio del 1971.
La formazione, come potete vedere in copertina, non vede ancora la presenza di Giorgio Brandi alle tastiere ma quella di Gianni Fiori, il primo tastierista del gruppo; inoltre Flavio Paulin non si è ancora tinto i capelli di biondo.
Passando alle canzoni, "Di di Yammy" è una canzoncina in stile chewing-gum, ricorda certe cose dei Nuovi Angeli e il testo è poco più di un pretesto; curioso l'assolo di kazoo verso la metà del brano.
Il deposito SIAE riporta come autori del testo Gianni Meccia e Audrey Stainton (sull'etichetta è presente con lo pseudonimo Nohra), mentre la musica è di Giampaolo Donà e Fabio Germani (ma quest'ultimo, figlio del grande organista Fernando, è assente sull'etichetta).
"La ragazza italiana" ha per lo meno un testo più curioso: un elenco di varie ragazze con le loro caratteristiche ("La ragazza giapponese ti ama per un mese...la ragazza finlandese è piena di pretese....la ragazza americana non fila mai la lana...."), per arrivare alla conclusione che la migliore è, ovviamente, la ragazza italiana "che è quella che ti ama".
Che dire? L'autore, Giancarlo Guardabassi, sull'etichetta non si è firmato con il suo nome ma ha usato lo pseudonimo Anassandro, e il motivo mi pare evidente...forse peggio di loro hanno fatto i Pooh, con quell'obbrobrio intitolato "Le donne italiane".
La musica è ancora di Fabio Germani (che questa volta appare anche nella label) e di Bruno Zambrini, che era il titolare con Gianni Meccia della casa discografica Pull.
Entrambe le canzoni sono arrangiate dal riccioluto Ivano Michetti.
1) Di di yammy (Audrey Stainton-Gianni Meccia-Fabio Germani-Giampaolo Donà)
2) La ragazza italiana (Giancarlo Guardabassi-Fabio Germani-Bruno Zambrini)
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domenica 7 luglio 2013
AA. VV. - Sôta i pônt del Po (1964)

E' da un po' di tempo che non presentiamo dischi in lingua piemontese, per cui oggi rimediamo con un album pubblicato nel 1964 ma che racchiude canzoni pubblicate su EP e su vari 45 giri negli anni precedenti.
I cantanti sono quelli che, tra la fine degli anni '50 e i primi anni '60, riportarono in auge la canzone piemontese, prima di Balocco e Farassino, e cioè principalmente Carlo Pierangeli, Marta Tomelli e Franca Frati (quest'ultima avrà poi una discreta carriera come cantante di operetta), oltre al Duo Fasano.
L'orchestra è diretta per lo più dal Maestro Lorenzo Gardino, di cui abbiamo già parlato nel blog, e che è anche autore di due canzoni, “Sôta i pônt del Po”, che è un testo di Paolo Bernard (pseudonimo di Paolo Belfiore) e "Piemônt", con testo di Oger; in due canzoni, quella del Duo Fasano e "Turin, t'ën cônosse pi nen" di Carlo Pierangeli vi è inoltre Cinico Angelini
Vi sono nel disco anche alcuni brani tradizionali, come la celeberrima "La Monferrina", "Vinassa", "La villanella", ed una delle più note canzoni nate sotto la Mole, e cioè "Piemontesina", un valzer di Giovanni Raimondo con il testo di Enrico Frati (padre della cantante Franca), in cui vi è tutto ciò che caratterizzava una certa vita universitaria torinese descritta ad esempio in "Addio giovinezza!": il giovane studente universitario innamorato della sartina con cui passa le sere al Valentino, e che poi, diventato dottore, cura la povera gente ma non riesce a guarire il suo cuor...un classico.
“Me ciabôtin” è un testo del poeta Arnaldo Soddanino, uno dei più noti esponenti della poesia dialettale piemontese del '900, messo in musica da Rissone; un altro grande poeta piemontese è Nino Costa, autore del testo di “ La biondina d'la Val San Martin”.
Un disco che spero sia gradito non solo agli amici più anziani del blog ma anche ai più giovani (....e non necessariamente solo ai Torinesi!).
LATO A
1) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - Viva Torino (tradizionale)
2) Franca Frati e Sante Andreoli – Piemontesina (Enrico Frati-Giovanni Raimondo)
3) Franca Frati e Carlo Pierangeli - Bela murfela (Prunotto-Secondo Gallizio)
4) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - La pulajera (la va al merca') (tradizionale)
5) Franca Frati - Turin, (t'ses la mia vita) (Enrico Maria Chiappo-Eugenio Testa)
6) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - La Monferrina (Maria Catlina) (tradizionale)
7) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - Vinassa (tradizionale)
8) Duo Fasano - Bôndì mia Turin (Bixio Cherubini-Carlo Concina)
LATO B
1) Coro Alpino Val Sangone - Maria Giôana (tradizionale)
2) Franca Frati e Carlo Pierangeli - Sôta i pônt del Po (Paul Bernard-Lorenzo Gardino)
3) Franca Frati e Carlo Pierangeli - Per 'na stra del Bôrg Vanchija (Claudio Provera)
4) Franca Frati e Carlo Pierangeli - La biondina d'la Val San Martin (Nino Costa-Croce)
5) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli - Me ciabôtin (Arnaldo Soddanino-Rissone)
6) Marta Tomelli e Carlo Pierangeli – Piemônt (Oger-Lorenzo Gardino)
7) Franca Frati e Carlo Pierangeli - La villanella (tradizionale)
8) Carlo Pierangeli - Turin, t'ën cônosse pi nen (Armando Costanzo-Stefano Baima Besquet)
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mercoledì 3 luglio 2013
Claudio Rocchi - Grazie/Cerchi (1971)


Concludiamo la trilogia di post dedicati a Claudio Rocchi con il 45 giri pubblicato ad aprile del 1971, tra il primo album "Viaggio" e il secondo, quel "Volo magico n° 1" che è sicuramente il suo migliore (nonchè una delle cose migliori della discografia italiana di quel periodo, arricchito da due bonus tracks su cui ritorneremo più avanti.
Le due canzoni sono entrambe scritte da Claudio Rocchi, mentre gli arrangiamenti e la direzione d'orchestra sono curati da Franco Orlandini, ex componente dei bergamaschi Mat 65, che in quel periodo lavorò per la Ariston come arrangiatore.
Sicuramente interessanti tutte e due, a mio parere "Grazie", sia per il testo che per la musica, è tra le migliori scritte da Rocchi.
Per completare il post abbiamo inserito due bonus track: la prima, "La morte, la porta", risale alle sessioni di "Volo magico" e non venne inserita né nell'album né in "La norma del cielo" (in cui alcuni brani risalivano al disco precedente); Rocchi la recuperò solo nel 1996, nella raccolta di inediti "I think you heard me right".
Completamente inedita è invece il quarto brano, che proviene da una lacca di test con quattro brani risalenti al 1970, dalle sessioni di "Viaggio" con Mauro Pagani al flauto: mentre le altre tre canzoni sono state pubblicate, questa che è intitolata "Fame di pane (la colomba bianca)" (ma probabilmente si tratta di un titolo provvisorio) no, e non mi risulta che sia stata recuperata in seguito: è un peccato, perché la canzone è comunque bella, nel suo stile di quegli anni.
1) Grazie
2) Cerchi
Bonus track: 3) La morte, la porta (1971)
4) Fame di pane (la colomba bianca) (1970, inedito)
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lunedì 1 luglio 2013
Loredana Faby - Non amo che te/Resta qui (1965)


Loredana Faby (pseudonimo di Loredana Favaretto) è una di quelle cantanti degli anni '60 di cui si hanno pochissime notizie, e che hanno avuto una carriera molto breve: torinese, incide per la Cromaphon, piccola etichetta che aveva sede a Torino in via Benevento 34.
Quello che presentiamo nel post di oggi sicuramente non è il suo primo 45 giri: infatti abbiamo trovato su "Stampa Sera" la notizia di un altro disco pubblicato a ottobre del 1964 per la stessa etichetta.
Ad aprile come potete vedere vengono pubblicizzate alcune sue esibizioni dal vivo con il complesso V.R.5, di cui non sappiamo nulla (ma che immaginiamo essere torinese): da notare come il suo nome sia più in evidenza rispetto a quello di Lauzi, che nello stesso giorno si esibiva in un altro locale e che era evidentemente più noto (tra l'altro aveva appena partecipato a Sanremo).
Nello stesso mese la Faby partecipa al "Festival Cento Torri", noto anche come "Festival di Chieri", che era noto a livello regionale e che aveva proprio la Cromaphon tra i promotori-organizzatori.
Qualche mese dopo infine troviamo la Faby al "Festival di Ancona" (su cui potete trovare qualche informazione in più in questo sito ), abbastanza noto a livello nazionale, in cui nella prima edizione si era messo in luce Adriano Celentano; a seguito di questa partecipazione ha anche un'apparizione televisiva....e questa è l'ultima notizia su di lei che abbiamo reperito.Passando ora alle canzoni, "Non amo che te" è una canzone orecchiabile e ben arrangiata, che però ricorda un po' lo stile che andava di moda due anni prima: ormai nel 1965 stava prendendo piede il beat con le nuove sonorità provenienti da oltremanica e da oltreoceano, ed in questo senso la canzone era sicuramente un po' fuori tempo, pur essendo comunque gradevole.
Mentre in SIAE il testo è firmato da Carmelo Alessi e la musica da Guido Bassetti e Alfonso Corsini, sull'etichetta non appare il nome di quest'ultimo e vi è due volte quello di Alessi.
Quest'ultimo è un compositore e paroliere calabrese, di Taurianova, titolare della casa discografica Colossal e delle edizioni musicali Bruzia; più noto Alfonso Corsini, fiorentino nato nel 1928, che ha usato spesso nella sua carriera lo pseudonimo "Agicor" e che, titolare di un negozio di dischi a Firenze e collaboratore di Carlo Alberto Rossi (come distributore in Toscana della casa discografica CAR Juke-Box), ha iniziato la carriera di compositore nel 1956.
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| Rodolfo Cirio nel 2006 |
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| Loredana Faby nel 2006 |
Lo stile della Faby in queste due canzoni, entrambe con l'orchestra di Rodolfo Cirio, può far venire in mente la sua più illustre concittadina Rita Pavone.
1) Non amo che te (Carmelo Alessi-Guido Bassetti-Alfonso Corsini)
2) Resta qui (Gennaro Vassallo-Aldo Tonini)
sabato 29 giugno 2013
Claudio Rocchi - Indiscutibilmente/La televisione accesa (1970) e il primo Claudio Rocchi

Il secondo post dell'omaggio a Claudio Rocchi è costituito dal suo 45 giri di debutto da solista, pubblicato all'inizio del 1970 (la data sulla matrice è quella del 26 marzo), e da altri brani risalenti al primo periodo della sua attività discografica, sia con gli Stormy Six che da solista.
Cominciamo dalle due canzoni del singolo, "Indiscutibilmente" e "La televisione accesa", firmate entrambe da Alberto Salerno con Rocchi per i testi e da Massimo Salerno, che si occupa anche degli arrangiamenti, per le musiche: il primo brano è abbastanza lontano dallo stile consueto del cantautore, ed inizia con una melodia fischiata accompagnata addirittura da uno scacciapensieri; il ritmo può ricordare "Una storia d'amore" di Celentano.
"La televisione accesa", acustica, è invece più simile ai brani del Rocchi del primo periodo, sia musicalmente, sia per il testo che è d'amore ma descrittivo di piccole cose e situazioni.
Seguono quattro canzoni tratte dal primo album degli Stormy Six, "Le idee di oggi per la musica di domani": sono i quattro brani cantati da Rocchi e firmati sul disco da lui e da Fabbri (che si erano comunque accordati per firmare insieme le canzoni scritte in realtà da soli, un po' come Lennon e McCartney); in SIAE alle loro si affianca anche la firma di Nisa, Nicola Salerno, noto paroliere che però qui firma le musiche.
Di queste sicuramente "Ramo" e "Sotto i portici di marmo" sono quelle più facilmente ricollegabili allo stile di Rocchi: la prima è accompagnata da un sitar suonato da Aruna, un musicista indiano, e dalla tabla suonata dal batterista degli Stormy Six Toto Zanuso, mentre la seconda si ricollega ad una canzone di Roy Harper (come nel suo sito racconta lo stesso cantautore); Rocchi si accompagna con la chitarra acustica e con gli archi suonati da Maria Derseta (violino), Anna Jacobi (viola) e Aldo Amadi (violoncello).
Gli altri brani sono invece delle registrazioni risalenti al primo album, "Viaggio", con Mauro Pagani al flauto, Eugenio Pezza al pianoforte, Gianfranco Lombardi al basso e sempre Zanuso alla batteria e alle percussioni, che non furono inclusi in quel disco; successivamente Rocchi li ha pubblicati negli anni '90 nei due album "Sulla soglia" e " I think you heard me right" insieme ad altro materiale.
Alcune di queste canzoni sono interessanti e tra le migliori della sua produzione: in particolare "Il mio esistere", "L'aquilone" e "Coscienza".
Come sappiamo, poco più di un anno dopo queste registrazioni, nel 1972 Mauro Pagani dedicherà a Rocchi il testo di "Per un amico".
1) Indiscutibilmente (Alberto Salerno-Claudio Rocchi-Massimo Salerno)
2) La televisione accesa (Alberto Salerno-Claudio Rocchi-Massimo Salerno)
Bonus tracks:
3) La storia più bella del mondo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
4) Ramo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
5) I tuoi occhi sono tristi (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
6) Sotto i portici di marmo (Claudio Rocchi-Franco Fabbri-Nicola Salerno) (1969)
7) L'aquilone (Claudio Rocchi) (1970)
8) Il mio esistere (Claudio Rocchi) (1970)
9) Coscienza (Claudio Rocchi) (1970)
10) I think you heard me right (Claudio Rocchi) (1970)
11) Jane's lullaby (Claudio Rocchi) (1970)
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venerdì 28 giugno 2013
BEATi voi! n.14
L'amico del blog Alessio Marino, ci informa che da qualche giorno è uscito il n° 14 della rivista "BEATi voi!", completamente incentrata su
interviste, reportages e discografie sui complessi italiani anni
50/60/70 (rock and roll, beat, progressive, psichedelia, pop...);
scritta e diretta dallo stesso Alessio Marino con alcuni collaboratori ed edita dalla Beat Boutique 67 al prezzo di 13 euro.
In questo numero, tra le altre cose, potete trovare interviste a Le Sensazioni, Richard Last Group, i Nuovi Laser, Vasso Ovale ed altri articoli interessanti su Massimo Boldi batterista, sulla scena hard rock italiana, sulla scena psichedelica e molto altro.
Per ordini o maggiori informazioni potete visitare il sito della BEAT BOUTIQUE 67:http://xoomer.virgilio.it/bvfvma/index_file/Page351.htm
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