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venerdì 18 febbraio 2011

Paolo Mengoli – Ahi! Che male che mi fai-Io senza te (1970)













Nel 1970 il festival viene vinto dalla celeberrima “Chi non lavora non fa l’amore”, che non è certamente la canzone migliore (come spesso succede....) : a mio parere sono sicuramente meglio la seconda e la terza, e cioè “La prima cosa bella” e “L’arca di Noè”.
Ma non parleremo delle canzoni famosissime (da “Eternità” a “La spada nel cuore”, da “Tipitipitì” a “Pa’ diglielo a ma’”), bensì, come al solito, di una scelta tra quelle dimenticate o quasi…..ed ho pensato ad “Ahi! Che male che mi fai”, la canzone che è presentata da Mengoli in abbinamento con “I Ragazzi della via Gluck”, e viene eliminata.
Mengoli è noto soprattutto per una canzone, “Perché l’hai fatto” (scritta da Mino Reitano) e per essere stato uno dei componenti della Nazionale Italiana Cantanti (…mi pare nel ruolo di portiere); in realtà ha inciso molte altre canzoni, e per due o tre anni ha frequentato le manifestazioni musicali dell’epoca come il “Cantagiro” o “Un disco per l’estate”.
Tornando ad “Ahi! Che male che mi fai”, la musica è scritta da Toto Cutugno (questo è il suo primo festival come autore), su testo di Cristiano Minellono, ed è sicuramente valorizzata dall’arrangiamento curato da Nando De Luca.
Mengoli, a mio parere, ricorda in certi momenti Gianni Morandi, suo conterraneo.
Il brano sul retro, “Io senza te”, ha una linea melodica più originale, scritta da Alfredo Ferrari, autore che ha lavorato spesso per il gruppo Ariston; l’arrangiamento di Massimo Salerno (fratello di Alberto, autore del testo, e figlio di Nicola Salerno, noto con lo pseudonimo Nisa e autore di molti testi per Carosone) è basato sul contrasto tra la strofa, con le percussioni, la batteria e l’organo in evidenza, ed il ritornello più tradizionale, con l’orchestra d’archi.

1) Ahi! Che male mi fai (Cristiano Minellono-Toto Cutugno)
2) Io senza te (Alberto Salerno-Alberto Ferrari)

giovedì 17 febbraio 2011

Rita Pavone – Zucchero-Nostalgia (1969)












Molti sono stati i cantanti torinesi che, a partire dal 1951 con il Duo Fasano, hanno partecipato alle varie edizioni del Festival di Sanremo: per limitarci alle ultime edizioni, abbiamo avuto i Subsonica con “Tutti i miei sbagli” (2000), gli Statuto con “Abbiamo vinto il festival di Sanremo” (1992), gli Eiffel ’65 con “Quelli che non hanno età” (2003), i Dottor Livingstone con “Al centro del mondo” (1999)….insomma, c’era l’imbarazzo della scelta, ma alla fine è caduta su Rita Pavone, cioè sulla più celebre cantante nata sotto la Mole ed a cui il blog non aveva ancora dedicato un post, finora (anche se su di lei ne sono pronti alcuni su varie rarità).
La canzone presentata a Sanremo nel 1969 da Pel di carota è “Zucchero”, scritta da Mogol e Luigi Clausetti (che si firma usando lo pseudonimo Ascri) per il testo e da Roberto Guscelli con il maestro Piero Soffici ed il figlio Roberto Soffici per la musica….viene, in genere, considerata un pezzo minore nella discografia della Pavone ma, riascoltandola, non mi sembra per niente male….!
Merito anche dell’arrangiamento, curato da John Fiddy, bassista ed arrangiatore con nomi quali David Essex e Petula Clark, di cui potete vedere un'immagine qui mentre invece qui potete leggere alcune notizie biografiche su di lui.
Dimenticabile invece il lato B, “Nostalgia”, scritta da Luigi Claudio per il testo e da Vittorio Bezzi e Carlo Scartocci (che si firma con lo pseudonimo Arden, che usava anche per le sue incisioni) per la musica.

1) Zucchero (Mogol–Luigi Clausetti-Roberto Guscelli-Piero Soffici-Roberto Soffici)
2) Nostalgia (Luigi Claudio-Vittorio Bezzi-Carlo Scartocci)

mercoledì 16 febbraio 2011

Angelica – Portami via-...e suonavano così (1972)












Come tutti sapete, è iniziato il Festival di Sanremo….e quindi, come avevo anticipato ieri, mi pareva giusto ricordarlo nel blog con un post, cercando però non uno dei “soliti” cantanti, ma tra i personaggi minori (spesso solo per fama e non per meriti artistici).
Ed ho pensato ad Angelica, una ragazza che come tante altre (Dominga, Niki, Barbara Lory, Lillian, per citarne alcune) ha tentato di emergere nel periodo a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70, partecipando anche a molte manifestazioni musicali dell’epoca, senza però riuscire a fare il grande salto sul carrozzone della celebrità.
Angelica partecipa al Festival del 1972, vinto da Nicola Di Bari, che vede la partecipazione tra gli altri dei Delirium di Ivano Fossati con la celeberrima “Jesahel”, di Marcella con “Montagne verdi”, di Lucio Dalla con “Piazza Grande”, di Anna Identici con “Era bello il mio ragazzo” e di Gianni Morandi con quella che, a mio parere, è forse la sua canzone più brutta: “Vado a lavorare”.
Angelica non riesce ad andare in finale ed è eliminata, in buona compagnia: ci sono artisti come Pino Donaggio, Bobby Solo, i Nuovi Angeli, Michele, Fausto Leali ed una certa Carla Bissi (futura vincitrice).
Ma passiamo alla canzone: “Portami via” ha un andamento da sirtaki che mi ricorda certe canzoni di Iva Zanicchi del periodo (da “Fiume amaro” a “La riva bianca, la riva nera”), e devo dire che anche la voce di Angelica ha delle similitudini con quella dell’Aquila di Ligonchio: ovviamente si parva licet (la Zanicchi è ad un livello superiore).
Sul retro viene invece riciclata “…e suonavano così”, già pubblicata su 45 giri nel 1970, canzone gradevole ed orecchiabile.
Tutto sommato Angelica (al secolo Donatella Farinelli, nata a Castelleone, in provincia di Cremona, il 14 giugno 1947) avrebbe meritato maggior fortuna:

1) Portami via (Luciana Medini-Mario Mellier)
2) …e suonavano così (Luciana Medini-Mario Mellier)

martedì 15 febbraio 2011

Patrizia – Stallone (parte 1 & 2) (1980)












Stasera inizierà il Festival di Sanremo, e quindi da domani anche il blog ne terrà conto....ma per adesso possiamo ancora continuare con i soliti post e, seguendo la logica dell'alternanza, oggi tocca ad una proposta musicale torinese: una produzione da discoteca, con una canzone divisa in due parti scritta da tre musicisti torinesi che in quel 1980 erano il batterista (Valerio Liboni, ex componente dei Ragazzi del Sole e de La Strana Società), il bassista (Daniele Torchio) e il chitarrista (Roger Riccobono) dei Nuovi Angeli, coadiuvati da Gualtiero Gatto (discografico, titolare della Gattocicova).
Si tratta di un brano oggettivamente mediocre, cantato da una sconosciuta Patrizia, che immagino essere la ragazza raffigurata in copertina in una posa che non lascia adito a dubbi su a che cosa si riferisca il titolo della canzone e che, visti gli autori e l’etichetta, immagino essere anch'essa torinese (….ma non l’ho mai conosciuta, se no la ricorderei sicuramente).
Il testo recita frasi come “Stallone, fammi un po’ vedere….datti un po’ da fare…cresce….il ritmo”: potrebbe quasi essere un testo di una canzone tratta da “Mutando”, “Arrapaho” o altri dischi degli Squallor.
Pubblicato dalla Drums, etichetta attiva dai primi anni ’70 sui cui ritorneremo.

1) Stallone parte 1 (Valerio Liboni – Daniele Torchio – Roger Riccobono – Gualtiero Gatto)
2) Stallone parte 2 (Valerio Liboni – Daniele Torchio – Roger Riccobono – Gualtiero Gatto)

domenica 13 febbraio 2011

Margherita - Comme/Tu sei pallido (1964)












Nel post relativo a "Scrivi, ti prego" di Silvano Silvi abbiamo scritto che quel brano era il primo ska italiano, ma non il primo ska in italiano: infatti il brano di Silvi, del 1965, è il primo ska scritto da autori italiani, ma era stato preceduto da altre canzoni, tutte cover di canzoni straniere.
Sempre nel 1965 Les Surf, il complesso malgascio che in quel periodo andava per la maggiore in tutta Europa, avevano inciso “Un grosso scandalo”, cover di “Shame and Scandal in the Family”, successo di Lance Percival, scritto da Sir Lancelot (che lo incise per primo nel 1943 con un testo leggermente diverso) e da Lord Melody (che cambiò il testo di Lancelot), ma inciso anche da Peter Tosh con l’accompagnamento degli Skatalites e da innumerevoli altri artisti, con il testo in italiano scritto da Luciano Beretta (molto fedele all'originale, con una storia divertente).
Giià l'anno precedente però vi era stata una canzone in italiano nel celebre ritmo giamaicano: si tratta di "Tu sei pallido", inciso da Margherita (Margherita Cappellazzi, nata a Parma nel 1948) come retro di "Comme", la canzone con cui aveva gareggiato al Festival di Napoli 1964 in abbinamento con Giordano Colombo; anche nel retro di copertina, come potete vedere, viene scritto che la canzone è uno ska (negli Stati Uniti) o un  blue-beat.
"Tu sei pallido" non è però un brano originale come "Scrivi, ti prego", ma una cover, di "My boy lollipop", il successo di Millie Small di qualche mese precedente, che era a sua volta la cover di una canzone del 1956, scritta da Morris Levy e Johnny Roberts, discografici della Roulette Records, ed incisa da una ragazzina di quindici anni, Barbie Gaye, con successo relativo (in questa versione la canzone era intitolata "My boy lollypop", con una y al posto della i).
Qualche anno dopo, quando Chris Blackwell (fondatore della Island) cercava un brano da far incidere a Millie Small per il suo debutto, "My boy lollipop" era già quasi dimenticato: il merito del successo mondiale ottenuto dalla canzone nella versione di Millie è sicuramente dell'arrangiamento curato dal chitarrista giamaicano Ernest Ranglin, che suona nel disco (ed all'armonica c'è Jimmy Powell dei "Five Dimension").
Nel corso degli anni innumerevoli sono le cover del brano, da quella dei Bad Manners ai Selecter...cosa dire di questa versione in italiano? Ricalca l'arrangiamento originale, ovviamente, ma è un peccato che non si conoscano i nomi dei musicisti (componenti dell'orchestra diretta da Piero Soffici) che, nel 1964, hanno suonato in questo brano, in particolare l’armonicista dell’assolo centrale e la sezione fiati.
Il disco è uscito probabilmente con due copertine diverse: infatti in un trafiletto della rivista "Giovani" riportato qui a destra pare avere una grafica diversa rispetto a quella in nostro possesso, ed inoltre le due canzoni risultano avere i lati invertiti.
Ah dimenticavo di dire una parola sul lato A: l'autore del testo è il mio amico Alberto Testa (anche se nell'etichetta il suo nome non è riportato), che vorrei ricordare qui, a più di un anno dalla sua scomparsa; la musica è un valzer lento cantato dalla brava cantante parmigiana in napoletano….sicuramente è più a suo agio nel lato B.
Come bonus track abbiamo inserito anche la versione originale di Barbie Gaye e quella di Millie Small di "My boy lollipop", ed inoltre le due versioni di "Un grosso scandalo" con l'originale di Sir Lancelot.....tanto per ripassare un po' la storia dello ska.

1) Comme (Alberto Testa-Enzo Bonagura-Flavio Carraresi)
2) Tu sei pallido (Leo Chiosso-Morris Levy-Johnny Roberts)
Bonus track: 3) Barbie Gaye - My boy lollypop (Morris Levy-Johnny Roberts)
           4) Millie Small - My boy lollipop (Morris Levy-Johnny Roberts)
           5) Les Surf - Un grosso scandalo (Luciano Beretta-Sir Lancelot-Melody Lord)
           6) Dalida - Un grosso scandalo (Luciano Beretta-Sir Lancelot-Melody Lord)
           7) Sir Lancelot - Shame and scandal in the family (Sir Lancelot-Melody Lord)

sabato 12 febbraio 2011

Fred Buscaglione - 16 successi di Fred Buscaglione (1959)












Per questo post devo innanzitutto ringraziare un amico del blog, Albino (che è il gestore del bel sito C'era una volta...l'avanspettacolo ): Albino infatti si è occupato della scansione in digitale di ques'album di Fred Buscaglione del 1959, che possiede nell'edizione originale (con la data sul vinile 18 dicembre 1959).
Oltre che dall'etichetta interna, uno degli elementi per poter distinguere la ristampa dalla prima versione del disco è il retro di copertina: infatti quest'ultima riporta come sede della Cetra a Torino via Amedeo Avogadro 30 (come era nel 1959), mentre la ristampa, oltre che essere diversa graficamente, ha l'indirizzo nuovo di via Bertola 34, dove la casa resterà fino alla chiusura nel 1976 ed al trasferimento a Milano (città che è solita "rubare" molte cose inventate sotto la Mole, a partire dalla moda....).
"16 successi di Fred Buscaglione" è il primo LP di Buscaglione stampato in formato 30 cm invece di 25, ed è il sesto della sua carriera; si tratta di una raccolta di canzoni già note, pubblicate in precedenza in vari formati: 78, 45 e 16 giri ed EP.
La più vecchia è "Che bambola", che risale a novembre del 1955 (sul retro del 78 giri vi era "Giacomino"), mentre la più recente è "Il dritto di Chicago", pubblicata qualche mese prima.
La maggior parte di queste canzoni sono notissime e sono scritte dallo stesso Buscaglione per le musiche e dal suo paroliere storico, il chierese Leo Chiosso, per i testi: fanno eccezione "Le Rififi", canzone del pianista francese Philippe Gérard (pseudonimo di Philippe Bloch), con il testo di Jacques Larue (il cui nome non è riportato nel disco di Buscaglione), "Si sono rotti i Platters", con musica di Gualtiero Malgoni (qui in copertina salta invece la firma di Chiosso), autore anche di "Guarda che luna", sia della musica che del testo (Elgos è un suo pseudonimo), "Al chiar di luna porto fortuna", musica di Carlo Alberto Rossi e parole di Alberto Testa, ed infine "Mi sei rimasta negli occhi", il cui testo è di Mario Pogliotti dei "Cantacronache".
Non mi dilungo su "Nando 'd Piazza Cavour", sicuramente la figura più rilevante espressa dalla musica leggera torinese del secondo dopoguerra, almeno fino a Rita Pavone: esistono molti volumi biografici su di lui e sulla sua opera, ultimamente ne è stato pubblicato uno curato da Giancarlo Susanna intitolato "Nientepopodimeno che... Fred Buscaglione!", ben fatto ed interessante, come è anche molto utile per chi voglia approfondire la sua vicenda biografica "Fred Buscaglione, una vita in musica", di Maurizio Ternavasio, libri che si trovano entrambi ancora in commercio.Ricordiamo infine il complesso di Buscaglione, gli Asternovas, la cui formazione variò nel corso degli anni e che vide, tra gli elementi principali, Franco Pisano alla chitarra, il fratello Berto Pisano al contrabbasso (poi sostituito da Nino Gay e da Umberto Buscaglioe), Gianni Saiu, Oreste Corrado e Lino Garavelli alla chitarra, Pietro Silvestri, Carletto Bistrussu, Carlo Guagnini e Ulderico Rovero alla batteria, Nino Cianfanelli al sax, Sergio Valenti al clarinetto e al sax contralto, Giorgio Giacosa al sax, al clarinetto e al flauto, Giulio Libano, Dino Arrigotti e Paolo Zavallone al pianoforte.

LATO A

1) Eri piccola così (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
2) Che bambola! (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
3) Il dritto di Chicago (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
4) Love in Portofino (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
5) Le rififi (Philippe Gérard)
6) Si sono rotti i Platters (Leo Chiosso-Gualtiero Malgoni)
7) Ciao Joe (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
8) Sofisticata (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)

LATO B

1) Guarda che luna (Elgos-Gualtiero Malgoni)
2) Whisky facile (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
3) Al chiar di luna porto fortuna (Alberto Testa-Carlo Alberto Rossi)
4) Che notte (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
5) Porfirio Villarosa (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
6) Mi sei rimasta negli occhi (Mario Pogliotti-Fred Buscaglione)
7) Criminalmente bella (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)
8) Teresa non sparare (Leo Chiosso-Fred Buscaglione)

venerdì 11 febbraio 2011

Bruno Filippini - Canzone d'amore-Hip, hip, hip, hurrah! (1968)












Mi ricordo che, alla fine degli anni ’70, andai a vedere in concerto Angelo Branduardi….e ad un certo punto cantò una canzone, accompagnandosi con la sola chitarra, i cui versi iniziali dicevano “Ai giochi addio, per sempre di’, non sono più cose per te…”.
Pensai che la canzone facesse parte di qualche LP del cantautore di Cuggiono che non avevo…provai a cercarla in giro, ma non era presente in nessun album di Branduardi, e mi convinsi che, probabilmente, fosse un lato B di qualche 45 giri pubblicato ad inizio carriera.
Solo dopo qualche anno scoprii che, in realtà, si trattava di una canzone tratta dalla colonna sonora del film “Romeo e Giulietta” di Franco Zeffirelli, cantata da Bruno Filippini (che conoscevo per “Sabato sera”), e che era stata scritta dal grande Nino Rota…e scoprii anche che Branduardi, amando questa canzone, la eseguiva spesso dal vivo.
In effetti, le atmosfere acustiche, con il flauto in evidenza, si adattano molto allo stile da menestrello medioevale del cantautore; qualche anno dopo ne incise una sua versione anche Luciano Pavarotti.
Tornando al post, Filippini, che fino a quel momento aveva inciso per lo più canzoni spensierate, se la cava egregiamente.
Una nota sull’autore del testo: l’etichetta riporta il cognome Caruso, tuttavia alla Siae le parole risultano essere depositate a nome di Giancarlo Guardabassi…..l’ennesima discrepanza tra vero autore e firme sull'etichetta.
La canzone sul retro, “Hip, hip, hip hurrah!”, è una cover di “1, 2, 3, red light” dei 1910 Fruitgum Co., che la incisero anche in italiano (così come i Quelli); la canzone dava il titolo al secondo album del gruppo americano.
L’orchestra nelle due canzoni è quella di Piero Pintucci.

1) Canzone d’amore (Caruso – Nino Rota)
2) hip, hip, hip, hurrah! (Gianni Sajust - Sal Trimachi - Bobbi Trimachi)

giovedì 10 febbraio 2011

Gli Uh! – Oh no, non credo-Se ci fossi tu (1967)












Originari di Biella, gli Uh! (da non confondere con gli Who….) iniziano l’attività discografica a Torino: sotto la guida infatti del loro produttore, il torinese Vic Nocera (noto anche come paroliere, nonchè agente esclusivo per il Piemonte degli artisti del Clan Celentano) ottengono un contratto discografico con la torinese Moon Records Cedi del maestro Dell'Utri, la stessa casa discografica che, con la denominazione “Italia Canta”, aveva pubblicato le prime incisioni dei Cantacronache e di Fausto Amodei, Margot e Silverio Pisu.
A partire dal 1966 l’etichetta si era avvicinata al beat, stampando i dischi di gruppi come i Phantom o i Volti ’70 o della cantante Silvana Dei.
Come hanno raccontato gli stessi Uh! a Giorgio Pezzana (nel bel libro biografico a loro dedicato), le due canzoni del loro primo 45 giri gliele aveva fatte conoscere Teo Teocoli, allora cantante dei Quelli, che era andato a trovarli nella loro sala prove a Biella portando alcuni 45 giri che aveva comprato in America, tra cui vi erano “Hold on I’m coming” di Sam & Dave e “I’ve been loving you too long” di Otis Redding: la prima diventò in italiano “Oh no, non credo”, la seconda “Se ci fossi tu”, ed il disco venne pubblicato nella primavera del 1967 (sul vinile vi è stampata la data del 22 maggio).
La copertina raffigura il complesso al Valentino, e sullo sfondo è possibile intravedere un ponte sul Po.
Due cose da notare: nelle etichette del disco non sono riportati gli autori del testo in italiano, ma solo quelli della versione originale; inoltre Nat Romano, che ha curato gli arrangiamenti delle due canzoni, è lo pseudonimo del maestro Romano Farinatti.

1) Oh no, non credo (Hold on I’m coming) (Isaac Hayes – David Porter)
2) Se ci fossi tu (I’ve been loving you too long) (Otis Redding – Jerry Butler)

mercoledì 9 febbraio 2011

Miranda Martino – Se il mondo cambiasse/Ciao amore goodbye (1970)

 





 
Nella seconda metà degli anni ’60 il successo di Miranda Martino è decisamente in fase calante: la brava cantante passa infatti da un’etichetta all’altra (Zeus, Victory, Roman Record Company, Hello), incidendo 45 giri che restano lontani dalle classifiche di vendita.
Questo del 1970 che presentiamo oggi ha la particolarità che la canzone sul lato A, “Se il mondo cambiasse”, è scritta, per quel che riguarda il testo, da Stefano Rosso, che in quel periodo fa parte di un duo con il fratello (“L’Arca di Noè” in alcuni dischi e “Remo & Romolo” in altri), mentre la musica è di Roberto Gigli.
Nell'etichetta il vero cognome del cantautore, e cioè Rossi, scompare (il solito "mistero" delle firme delle canzoni in quegli anni.....).
"Se il mondo cambiasse" è un tentativo, da parte della Martino, di modernizzare il proprio repertorio, ed in effetti la canzone è ben arrangiata da Alberto Baldan e ben suonata, e la voce della cantante mi ricorda, in certi punti della strofa, Nada (…ma forse è solo una mia impressione?).
“Ciao amore goodbye” è invece una canzone un po’ anonima, cover di “Il faut regarder les etoiles” di Michel Delpech, del 1967 ( qui la copertina del disco francese).
Particolarmente curata la copertina, che è apribile: la casa discografica di Fischietti, Proietti e Pulvirenti curava in particolare l’aspetto grafico, e molti 45 giri hanno una copertina di questo tipo.


1) Se il mondo cambiasse (Stefano Rosso – Roberto Gigli)
2) Ciao amore goodbye (Roberto Gigli – Michel Delpech – Roland Vincent)

martedì 8 febbraio 2011

Vinilmania Milano, 12-13 Febbraio

Ci scrive Frank Dee

Ciao.
Volevo avvisarti che sabato e domenica prossimi ci sarà Vinilmania, al consueto Parco Esposizioni di Novegro (vicino Linate).
Domenica 13 ci sarà la presentazione del volume  "I Complessi Italiani 1944-1963", ad opera dello stesso autore, Maurizio Maiotti.
Per l'occasione ci saranno (confermati) Gerry Bruno, Guidone, Riz Samaritano, Potito Dipace e altri.
A presto!
                                                          Frank 

 

lunedì 7 febbraio 2011

Cantovivo – Leva la gamba (1979)

 










Ho conosciuto Alberto Cesa nel 1990 o 1991, in occasione di alcuni concerti che abbiamo effettuato con altri artisti tra cui i Cantovivo, il gruppo fondato da Cesa, Donata Pinti e Franco Lucà nel 1974.
Non riesco a ricordarmelo senza ghironda: anche nei momenti in cui non si suonava, il suo strumento era sempre lì presente….una grande persona, oltre che un grande artista.
Purtroppo ci ha lasciati poco più di un anno fa, il 6 gennaio 2010, e sono sicuro che, come al solito, Torino lo dimenticherà in fretta, purtroppo.
Per ricordarlo nel blog, oggi parliamo di quello che forse è il disco più celebre dei Cantovivo, “Leva la gamba”, del 1979, l’album che vinse il Grand Prix International du Disque di Montreux e che consentì al gruppo di effettuare tournée in tutta Europa.
Nel 1979 Peter Gabriel non aveva ancora scoperto la world music, Paul Simon non aveva ancora inciso "Graceland" e, per rimanere in Italia, Fabrizio De André e Mauro Pagani non avevano ancora progettato “Creuza de ma”: ma c’era già qualcuno che stava percorrendo quella strada, riscoprendo le antiche melodie delle valli piemontesi e dell’Occitania e le musiche studiate nell’800 da Costantino Nigra.
Tutti i brani sono tradizionali, rielaborati dai Cantovivo; alla rielaborazione dei brani, per quel che riguarda la parte musicale, collabora Toni Asquino, cantautore torinese attivo dai primi anni ’70.
L’unica eccezione è ‘’Il disertore’’, traduzione della canzone francese ‘’Le deserteur” di Jean Loup Baly (da non confondere con l’omonimo brano di Boris Vian); la canzone più famosa dell’album è però “Barbagal”, riproposta in seguito dai Cantovivo in altre incisioni successive.
Il disco, pubblicato dalla Ponzo Records, etichetta torinese (di cui riparleremo in altri post) distribuita dalla CGD, è anche molto curato dal punto di vista grafico, con la copertina apribile e, all’interno, tutti i testi in piemontese con la traduzione.

LATO A

1) Giga
2) Diga janeta
3) La mau marideia
4) Danza dell’estate
5) Donna lombarda

LATO B

1) Bourreé
2) Barbagal
3) Il disertore
4) Danze di Bagolino
5) Questua delle uova
6) Leva la gamba

domenica 6 febbraio 2011

Ruggero Oppi – Ai Romani piaceva la biga/Ninetta (1961)

 










Intervistato da “Musica leggera”, nel numero 12 del 2010, Francesco Guccini ad un certo punto ha ricordato un batterista-cantante bolognese, ed una sua canzone, “Ai Romani paceva la biga”…..cerchiamo di sapere qualcosa in più su questo brano.
Nel 1952 viene depositata alla Siae una canzone, scritta per quel che riguarda la musica da Max Springher, violinista jazz con uno stile simile a quello di Stéphane Grappelli, attivo in Italia a partire dagli anni ’30, mentre il testo è scritto da Mario Panzeri e Gian Carlo Testoni: il brano si intitola “Ai Romani piaceva la biga”.
I due parolieri due anni prima hanno scritto il testo di “Grazie dei fior”, canzone vincitrice del primo festival di Sanremo: canzone sicuramente agli antipodi di “Ai romani piaceva la biga” che, come si intuisce facilmente, è tutta basata sul doppio senso (….anzi direi quasi un senso unico!).
La canzone entra nel repertorio del complesso di Ruggero Oppi, batterista jazz titolare di un complesso in cui, negli anni ’40, ha suonato come clarinettista Henghel Gualdi, partecipando anche ad alcune incisioni con Gualdi e con Luttazzi per la CGD (ad esempio per Teddy Reno).
Dopo aver creato un complesso a suo nome, che nel corso degli anni cambierà nome più volte (da “Humor Ritmico” a “Ruggero Oppi e il suo Quintetto”) si esibisce nei night di tutta Italia, inizialmente con un repertorio jazz, e nel 1954 pubblica un corso per batteristi pubblicizzato anche su “Musica e dischi”.
Nella seconda metà degli anni ’50 si specializza in canzoni con doppi sensi, come “Miss Arrizza” e come questa del post odierno, che incide una prima volta nel 1958 per la Music, con il titolo accorciato in “La biga” (chi fosse interessato a questa versione la può trovare nel bel blog Generazioni e "Pick-Up" , blog che consiglio a tutti).
Per un certo periodo il cantante del complesso è Sergio Endrigo: è lo stesso cantante istriano a raccontarlo , ma non sappiamo se abbia anche inciso qualche disco con Oppi oppure no.

Dopo esser passato alla Combo, il batterista reincide la canzone, questa volta con il titolo completo, e questa è la versione di questo 45 giri, che la Combo pubblica sulla sottoetichetta Humor.
Molti sono gli artisti che hanno inciso in seguito questo brano: citiamo solo Riz Samaritano, che la registrò nel 1967 come lato B di “Il vampiro”.
Nello stesso filone è “Ninetta”: nel sito della Siae la canzone risulta scritta da Testoni con Ruggero Oppi, ma nell’etichetta è riportato come coautore Lidianni (che è, in realtà, uno pseudonimo usato dallo stesso Testoni)

1) Ai romani piaceva la biga (Mario Panzeri – Gian Carlo Testoni – Max Springher)
2) Ninetta (Lidianni – Ruggero Oppi)

sabato 5 febbraio 2011

Antonella Bottazzi – In me ci sono due me/La prima volta (1975)













Questo 45 giri mi è stato regalato tre anni fa da Alfredo Rossi, che ho intervistato recandomi a Milano qualche mese prima che morisse, dopo essere stato invitato telefonicamente da lui….una bella giornata trascorsa a casa sua, ammirando fotografie (una autografata con dedica da Nat King Cole), dischi d’oro appesi qui e là, cimeli vari…...
In quell’occasione mi regalo moltissimi dischi, tra cui alcune rarità, ed anche tre copie di questo della cantautrice piemontese Antonella Bottazzi (nata a Rocchetta Ligure, che nonostante il nome si trova in provincia di Alessandria).
Non conoscevo questo 45 giri, non sapevo nemmeno che la Bottazzi avesse inciso per la Ariston (dopo la Spark), e non l’ho nemmeno mai visto con la copertina (le copie che mi sono state date hanno tutte questa generica della Ariston).
La Bottazzi mi è sempre piaciuta: purtroppo però non sono in molti a pensarla come me, visto e considerato che, nonostante i dischi incisi, non ha avuto certo il successo che meritava…ed è anche stata sfortunata, visto che è mancata nel 1997 a soli 53 anni per un tumore.
Mi piace, nel piccolo di questo blog, contribuire a farla conoscere (in futuro parleremo di altri suoi dischi) iniziando con queste due canzoni: una, “In me ci sono due me”, più ritmata (con un testo che affronta una tematica molto “vecchioniana”, cioè quella del doppio che è in ognuno di noi) e l’altra, “La prima volta”, più intimistica, in cui si parla delle delusioni d’amore.
Gli arrangiamenti e la produzione sono curati da Pino Massara.

1) In me ci sono due me (Antonella Bottazzi)
2) La prima volta (Antonella Bottazzi)

giovedì 3 febbraio 2011

Giacomo Simonelli e i Dinamici – Lontano da te/Una di quelle (1967)

 










Giacomo Simonelli è uno di quei personaggi che hanno attraversato il mondo musicale italiano per decenni, senza mai però riuscire ad agguantare il successo su scala nazionale.
Napoletano, con i suoi vari gruppi (dai Dinamici ai Tatakò) negli anni sessanta ha effettuato serate per lo più in Meridione, ed ha inciso 45 giri con piccole etichette (e la qualità delle incisioni, decisamente povera, ne risente).
Nel decennio successivo è diventato autore per artisti della Yep come i Santo California (“Monica”, terza a Sanremo nel 1977) e i Paco Andorra, e di altri come Mino Reitano, Franco Tortora ed Ivana Monti.
Una curiosità: Simonelli è stato anche autore nel 1981 di “Sarà così”, canzone incisa dall’allora attaccante dell’Avellino, il brasiliano Juary.
Dell'attività di Giacomo Simonelli negli anni sessanta si è occupato, nel suo sito, l'esperto Carlo Casale, in questa pagina ed in questa ; dissento solo sulla datazione di questo disco, che dal 1968 secondo me è da anticipare al 1967 poiché nel 1968 Simonelli incide a Roma, per l'Italbeat e la Dinfo, due 45 giri insieme ai Tatakò.
Passando a questo post, mentre il brano sul lato A risente delle tipiche sonorità beat (con, verso la metà della canzone, dapprima un assolo di organo e poi uno di chitarra), il retro, “Una di quelle”, scritta interamente da Simonelli, ha aspirazioni più da cantautore, smorzate però sul nascere dalla registrazione decisamente pessima: evidentemente la Cirea Records, piccola casa discografica di San Giuseppe Vesuviano, non aveva grandi mezzi a disposizione.
Sull'etichetta l'ennesimo "mistero" sugli autori di una canzone: infatti ai due a cui risulta depositata alla Siae la canzone, Aldo Di Bernardo e Giuseppe De Honestis, si affianca anche un certo C. Rea: che sia il titolare dell'etichetta?

1) Lontano da te (C. Rea - Aldo Di Bernardo – Giuseppe De Honestis)
2) Una di quelle (Giacomo Simonelli)

mercoledì 2 febbraio 2011

Franco Tozzi – Fiume di metallo/Sassi senza tempo (1973)












Questo è l’ultimo 45 giri inciso da Franco Tozzi negli anni ’70, prima del suo ritiro dalle scene, fino al ritorno a partire dagli anni ’90…..nel mezzo, a partire dal 1976, c’è stata l’affermazione del fratello di Franco, Umberto (la cui voce ricorda in certi particolari quella del fratello maggiore).
La famiglia Tozzi è di origine pugliese: Franco nasce a Rodi Garganico nel 1944, ma cresce a Torino dove, nel 1952, nasce Umberto (i due hanno una sorella), ed è a Torino che muove i primi passi nel mondo della musica leggera, seguito dal maestro Pier Benito Greco, decidendo di licenziarsi dalla Lancia di Chivasso e di mettere su un suo complesso, i Pard's (in cui al basso suona Mario Scotti, che diventerà negli anni '70 un noto session man presso l'RCA).
Passiamo alle canzoni di questo disco...“Fiume di metallo” è una canzone ecologista: il testo è scritto dai fratelli Domenico e Giorgio Seren Gay con Franco Abozzi, mentre la musica è del cantautore pinerolese Mario Scrivano (di cui abbiamo già parlato in questo blog, e di cui parleremo in futuro), di Giuseppe Damele e di Franco Zauli (autore, tra le altre, della musica di “Il pescatore”, celebre brano di Fabrizio De André, insieme a Gian Piero Reverberi).
Gli autori di “Sassi senza tempo” (brano lento non particolarmente memorabile) sono gli stessi: la cosa particolare è che sull’etichetta gli autori sono diversi rispetto al deposito Siae, infatti in “Fiume di metallo” non vi sono scritti i fratelli Seren Gay, mentre invece in “Sassi senza tempo” non è riportato Abozzi….chissà perché!
Nel gruppo “Off Sound”, che accompagnava Franco Tozzi, hanno suonato per qualche tempo anche il fratello Umberto e Guido Guglielminetti, anche se non penso che siano presenti in questo 45 giri, visto che nel 1973 i due erano già approdati alla Numero Uno.
Di Franco Tozzi, comunque, avremo modo di occuparci in futuro.

1) Fiume di metallo (Domenico e Giorgio Seren Gay, Franco Abozzi, Mario Scrivano, Giuseppe Damele e Franco Zauli)
2) Sassi senza tempo (Domenico e Giorgio Seren Gay, Franco Abozzi, Mario Scrivano, Giuseppe Damele e Franco Zauli)

martedì 1 febbraio 2011

Ferruccio – Il funerale/Ero un bambino (1966)

 










Questo è uno di quei cantanti sconosciuti, anzi di più….di cui ho cercato per anni notizie su riviste musicali degli anni ’60, senza trovarne alcuna….poi un mio amico genovese, ovviamente esperto di musica, Federico, mi ha raccontato che si trattava di un cantautore della sua città, di scarso successo, che dovrebbe aver inciso non più di un paio di 45 giri, per poi morire tragicamente (pare suicida).
Ferruccio Vitacchio, questo il suo nome completo, può ricordare alcuni cantautori dei primi anni ’60 (Paoli, Ciampi, certe cose di De André..), anche per gli arrangiamenti dei brani, di Willy Brezza, oltre che per i testi abbastanza tristi.
Nelle due canzoni partecipano ai cori i “Cantori moderni” di Alessandro Alessandroni.
Nel disco non è segnata alcuna data, né ho trovato informazioni in merito sui numeri che ho di "Musica e dischi" e di altre riviste......se qualcuno ne sa qualcosa in più, mi faccia sapere!

NOTA: grazie alla segnalazione di Guido (che potete leggere nei commenti) è stato possibile datare il 45 giri al 1966....speriamo di reperire altre informazioni!

1) Il funerale (Ferruccio Vitacchio)
2) Ero un bambino (Ferruccio Vitacchio)