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sabato 20 febbraio 2016

Quartetto Cetra - Le canzoni del Festival di Sanremo 1956 viste dal Quartetto Cetra (1956)












Questo post viene pubblicato in ritardo: infatti era pronto per la scorsa settimana, in pieno festival di Sanremo, ma poi a causa di sopraggiunti impegni non sono riuscito a inserirlo fino ad oggi.
Si tratta di un disco del Quartetto Cetra del 1956, pubblicato il 14 aprile, cioè circa un mese dopo l'edizione di quell'anno del festival, che si tenne dall'8 al 10 marzo (ah che bello quando Sanremo durava solo tre giorni).
I quattro scelgono otto delle sedici canzoni partecipanti e le reinterpretano secondo il loro stile umoristico e ironico, a volte con siparietti recitati, spesso riarrangiando le musiche ed adattando le parti vocali alle quattro voci.
Non è peraltro questo l'unico album dedicato dai Cetra a Sanremo, ma abbiamo scelto questo perchè di cinquant'anni fa esatti, ed ascoltarlo oggi ci fa rendere conto di quanti cambiamenti abbia vissuto la musica leggera da allora....e non certo in meglio.
Il disco si apre con la canzone vincitrice, interpretata da Franca Raimondi: Aprite le finestre" all'inizio viene eseguita dai quattro come se fosse cantata da uno di quei cantanti con l'organetto che percorrevano le strade delle città dell'800; una famiglia, infastidita dal girovago, chiude la finestra ed accende la radio, e così parte una versione swingata del brano. Alla fine della canzone la famiglia riapre le finestre e risentono nuovamente il cantante dell'organetto.
"Albero caduto" e "Lucia e Tobia" sono due canzoni gradevoli, la seconda nello stile tipico del suo autore Mario Panzeri.
Il lato A si conclude con l'atipica "Il bosco innamorato", che ai nostri tempi verrebbe definita "world music", grazie ai suoni orientali che accompagnano il racconto del bosco di Hong-Kong.
Non ha bisogno di presentazioni "Musetto", celeberrima canzone di Modugno che la parodia del Quartetto renderà ancora più celebre.
"Amami se vuoi" è la canzone che rivela Tonina Torrielli, una dei sei cantanti selezionati da un concorso nazionale che debuttano in questa edizione del festival (gli altri sono la già citata vincitrice Franca Raimondi, Gianni Marzocchi, Luciana Gonzales, Ugo Molinari e Clara Vincenzi).
Credo che "La colpa fu" sia una delle due canzoni italiane esistenti che nel testo citano Pieve di Cadore (ridente località nota per la casa natale di Tiziano Vecellio), l'altra è "Scalo a Grado" di Franco Battiato....non credo che ne esistano altre.
Coclude il disco la celeberrima "La vita è un paradiso di bugie", che nell'interpretazione di Luciana Gonzales si classificò al terzo posto.
In tutte e otto le canzoni l'orchestra è diretta dal maestro Francesco Ferrari

LATO A

1) Aprite le finestre (Pinchi-Virgilio Panzuti)
2) Albero caduto (Giuseppe Fiorelli-Mario Ruccione)
3) Lucia e Tobia (Mario Panzeri-Giovanni D'Anzi)
4) Il bosco innamorato (Gian Carlo Testoni-Gorni Kramer)

LATO B

1) Musetto (Domenico Modugno)
2) Amami se vuoi (Mario Panzeri-Vittorio Mascheroni)
3) La colpa fu (Gippi-Luciano Beretta-Eros Sciorilli)
4) La vita è un paradiso di bugie (Diego Calcagno-Nino Oliviero)

domenica 7 febbraio 2016

I Brutos - Gina, amore mio.../Una bionda un po' scema per quattro scemi che vanno a remi (1970)












Oggi presentiamo un disco dei Brutos del 1970: si tratta dell'ultimo registrato da Gerry Bruno che, nello stesso anno, decide di lasciare il gruppo per recitare in "Alleluja brava gente", notissima commedia musicale di Garinei e Giovannini (con le musiche di Domenico Modugno), e da lì dedicarsi alla carriera solista.
Completano la formazione in questo disco il bello Nat Pioppi, Dino Cassio e Gianni Zullo.
Sul lato A vi è "Gina, amore mio", cover di "Gin gan goolie", successo degli Scaffold scritto come al solito dalla coppia Roger McGough e Mike McGear, con un testo in italiano di Leo Chiosso ed una musica molto allegra in levare.
Sul retro sempre Chiosso scrive il testo di una simpatica marcetta del maestro Mansueto De Ponti (che si firma come di consueto con lo pseudonimo Pontiack) e di Nino Tristano, cantautore (il cui vero nome è Nino Pirito) su cui avremo l'occasione di ritornare; la cosa particolare è che in SIAE la canzone porta anche la firma di un terzo musicista, Ico Cerutti (chissà se Gerry ci potrà chiarire questo punto).
In entrambi i brani l'orchestra è diretta da Angel "Pocho" Gatti, mentre la copertina , come si capisce dallo stile, è opera di Bruno Prosdocimi, conosciuto per le vignette degli album dei calciatori delle edizioni Panini di Modena.

1)  Gina, amore mio... (Leo Chiosso-Roger McGouch-Michael McGear)
2)  Una bionda un po' scema per quattro scemi che vanno a remi (Leo Chiosso-Pontiack-Nino Tristano-Ico Cerutti)


domenica 31 gennaio 2016

Orietta Berti - Non ci sarò/Franchezza (1962)












Come forse molti di voi sanno, Orietta Berti ha pubblicato da pochi mesi (a novembre) una raccolta in cinque CD con molti inediti, intitolata "Dietro un grande amore-50 anni di musica": disco che consigliamo non solo per le vecchie canzoni ma anche per le interessanti interpretazioni di classici della canzone italiana come "Grande grande grande", "Se telefonando..." (in quest'ultimo periodo incisa un po' da tutti, partendo da Nek per finire con Battiato), "Se non avessi più te", "E la chiamano estate" e "Arrivederci", successo di Bindi con testo di Giorgio Calabrese, cioè lo scopritore della Berti.
Ma il titolo è fuorviante: infatti la carriera della cantante comincia qualche anno prima del 1965, e cioè alla fine del 1962, quando incide due 45 giri (del primo abbiamo parlato qualche anno fa in un altro post) con numero di catalogo sequenziale (KN 122 l'altro e KN 121 questo) per la Karim, la piccola etichetta genovese di cui Calabrese per qualche tempo è direttore artistico.
Lo scatto di copertina del resto è identico, e i due dischi sono usciti praticamente in contemporanea.
"Non ci sarò" è un lento scritto da Elio Isola (che qualche anno più tardi scriverà un evergreen come "La voce del silenzio") con un testo d'amore di Giorgio Calabrese.
Sul retro vi è invece una cover di una canzone brasiliana, un samba intitolato "Franqueza" portato al successo da Nora Ney, scritto da  Osvaldo Guilherme per la musica (sull'etichetta però il cognome diventa Guilhermo....) e da Denis Brean (pseudonimo del giornalista paulista Augusto Duarte Ribeiro) per il testo, che Calabrese adatta in italiano: d'altronde è sempre stato molto attento alla musica brasiliana, come le molte cover realizzate confermano.
Anche "Franchezza" è una canzone d'amore, ma con una base ritmica assente invece nel primo brano; vi è un piccolo assolo di chitarra elettrica a metà canzone, mentre l'orchestra d'archi accompagna tutta la melodia.
In entrambi i brani l'orchestra è diretta da Attilio Donadio; la voce della Berti, nonostante la giovane età, è riconoscibilissima.

1) Non ci sarò (Giorgio Calabrese-Elio Isola)
2) Franchezza (Giorgio Calabrese-Denis Brean-Osvaldo Guilherme)

venerdì 22 gennaio 2016

La Mascherina d'Oro 1971, Antonella Bellan e altri ricordi musicali torinesi di Enrico Casali

 


Il post di oggi nasce da un contributo che abbiamo ricevuto qualche tempo fa via mail, e che ci è stato inviato da Enrico Casali, musicista torinese con varie esperienze nel corso dei decenni (vi consigliamo il suo sito con molte notizie interessanti).
Copio e incollo il suo intervento.

Gent.mo Sig, Vito,
ho letto recentemente l'articolo su Antonella Bellan (cui dedico un caro saluto), e mi ha fatto sinceramente piacere, a distanza di quasi 45 anni, risvegliare qualche flash della vita canora torinese giacente negli archivi.
Nel 1971, ventitreenne quasi agli sgoccioli di una attività musicale professionistica, ero alla ricerca di una occupazione più stabile. A quel tempo ero costantemente in conflitto con il mio buon papà che spesso mi rammentava tre parole sacre : il lavoro fisso (prerogativa immortalata da I Gufi nel '66 con il brano “Io vado in banca”), la mutua e le marchette!
Ma lo spirito inquieto e per certi vezzi scavezzacollo mi portavano a trascurare quei “consigli” che avrei poi apprezzato appieno dopo qualche decennio.
Allora il trova-lavoro traspariva quasi tutto dalle pagine de “La Stampa”; le offerte erano tantissime, con immediato colloquio e repentino inserimento.
Doveva essere inizio primavera, e rammento che risposi ad una inserzione mirata alla ricerca di persone con esperienza musicale da inserire in una nascente manifestazione.
Si trattava della filiale di una famosa casa editrice ubicata in via Cibrario, la Sansoni; seppi così che si trattava di un progetto denominato “Mascherina d'oro '71”, aperto ad aspiranti artisti di giovane età, cantanti o recitanti poesie.
Da quel momento maturai la qualifica di “maestro selezionatore”, e mi venne assegnato un ufficio con tanto di pianoforte. Attraverso una oculata pubblicità con la collaborazione dei funzionari della filiale, ben presto fioccarono richieste di audizione, che avvenivano per lo più nelle ore pomeridiane.
Iniziarono le serate a concorso, ogni venerdì sera al Club 84, con esibizione di almeno trenta piccoli aspiranti. Il clima era festoso per tutti sino al momento delle votazioni della giuria, allorché la gioia dei prescelti per il turno successivo e la disperazione con lacrime degli esclusi avrebbero movimentato la scena.
Nell'arco di qualche mese selezionai tantissimi ragazzi e ragazze di tutte le età. E ricordo perfettamente i nomi di due artisti in erba che si presentarono per il “provino” esibendo una bravura stupefacente: Albino Montisci ed Antonella Bellan. Nel frattempo era iniziata la collaborazione con il Maestro Pier Benito Greco, con il quale avevo in precedenza lavorato nella sua orchestra, e che faceva parte della giuria insieme al Dottor Renato Scala.

Per quanto concerne l'esperienza con il Maestro Greco, che tra l'altro ho cercato di contattare senza esito, mi ricordo nitidamente del bassista Franco Badagliacco, mentre degli altri componenti ho un vago ricordo, come per il sassofonista di cui ricordo solo il nome, Aroldo.
Con me c'era anche mio fratello Giorgio. Fu una esperienza breve e rammento che la serata di debutto fu al Columbia. Con il maestro Greco collaborai ancora alla incisione di un brano che mi pare si chiamasse "Ariel", e in quell'occasione incontrai Giansereno Raimondo che era un chitarrista strepitoso...pochissimi ricordi, rammento solo che il mio intervento strumentale prevedeva l'utilizzo di una Lap Steel Guitar della Hofner, alla Santo & Johnny.
Dopo numerose serate arrivò l'estate e la casa editrice promosse un'attività temporanea ad Alassio
dove i funzionari ed il sottoscritto avrebbero dovuto raccogliere nuovi talenti.
Il mio rapporto di lavoro, complice un carattere a quel tempo difficile, si interruppe in modo burrascoso in una notte nella quale io e un funzionario tagliammo letteralmente la corda.
Quando ci risentimmo con il Maestro Greco, anche se fuori dalla manifestazione volli confidargli quei due nomi come ipotetici vincitori della finale che si sarebbe tenuta qualche mese dopo.
Dopo la serata finale ci parlammo telefonicamente e ricordo la comunicazione della vittoria di Antonella Bellan e i complimenti per la profezia azzeccata in pieno! Nel tempo seppi poi che Antonella aveva iniziato una carriera professionale, ciò che mi fece ovviamente piacere.
Anche Albino Montisci è divenuto un grande personaggio della scena musicale piemontese, ma non ho più avuto modo di incontrarlo.

Io ebbi anche l'onore di una citazione su “La Stampa”, con tanto di riconoscimento “nobiliare” nel
senso che venni citato addirittura come il Maestro “Enrico Maria Casalis”.
Questo é il link che racconta una delle “serate”.
http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,vie
wer/Itemid,3/page,5/articleid,1518_02_1971_0116A_0021_23282150/
Ma vorrei anche regalarle, Egregio Sig. Vito, un reperto storico: si tratta dell'elenco ufficiale dei
pertecipanti alla prima serata della Mascherina d'Oro di Venerdì 26 Marzo 1971! Bei tempi...

 Ho trovato anche una foto che ha puramente valore per il sottoscritto, qui ripreso in un elegantissimo smoking nella serata del 14 maggio del 71, ricorrenza del 23° compleanno. Nell'occasione un attestato con auguri da parte di un funzionario della casa editrice (Francesco Carrata, se non ricordo male) durante la serata al Club 84; sto ancora cercando una fotografia di gruppo di una serata al Club 84 dove fu ospite d'onore Franco Tozzi (spero di trovarla).
I musicisti con cui ebbi contatto, anche breve, senza collaborare musicalmente, ma importanti per la formazione musicale e soprattutto umana di quel tempo furono i maestri Nuccio Nicosia, poi Carletto Spinardi, Bevione (avendo come punto di frequentazione la "Maison de Musique", il negozio musicale in corso Orbassano del compianto Marcellino Signetti). 
Nuccio Nicosia fu il mio insegnante di chitarra per più di un anno. Allora quindicenne, abitava a Santa Rita ed ogni domenica mi recavo a casa sua in via Stampatori per la lezione. Grande maestro e valente musicista, lo rividi ancora nei primi anni '80 nel negozio di musica di via Guala, il Salotto Musicale di Giuliano Merizzi.
In altro periodo collaborai con il maestro Antonino Mameli, oggi ottantenne, che vive a San Maurizio Canavese anch'egli infruttuosamente cercato, in un progetto con Sergio Buscaglione.
Al Florida avemmo la collaborazione del bravissimo sassofonista Silvano Morra.
Altri nomi, Ermenegildo "Gildo" Nadalin, leggenda per i giovani chitarristi in erba, il cantante Paolo Zavattero.

Mi sovvengono altri flash: una sostituzione di tastierista con il gruppo torinese Thomas e i Targets, bravi e simpatici, a Castelfranco Emilia forse nel 1970; e poi mi ricordo che nel 1964 con il nostro gruppo The Blue Stars ci esibimmo al Fortino e nell'occasione accompagnammo "The Bulgars", un quartetto solo vocale che interpretava magistralmente il repertorio nascente dei Beatles (Please please me, Misery, ecc.)
Un altro personaggio accompagnato in qualche occasione fu un cantante conosciuto come David, l'emulo di Adamo; durante una sostituzione presso la sala De Benedetti di Piazza Carignano, nel 1968 con obbi la brava cantante Gabriella DI Blasio, che fu ospite d'onore proprio durante una serata della Mascherina d'Oro.

Sperando di averle fatto cosa gradita, La ringrazio come sempre per l'attenzione e la saluto cordialmente.

                                                                     Enrico CASALI


martedì 12 gennaio 2016

Bowie in Italia (Giganti, Computers, Profeti, Dawn Vinci)












Come è giusto che sia, da ieri i giornali si sono riempiti di coccodrilli su David Bowie, rievocando le molteplici sfaccettature della sua arte.
E' giusto perchè indubbiamente con la scomparsa di David Jones il mondo è più povero: perde un artista che ha contribuito a rendere la vita e l'esistenza di tutti noi (anche di chi non lo ha mai ascoltato) migliore, creando melodie, armonie, ritmi e liriche che resteranno nel tempo perchè, come qualcuno ha detto, la musica classica del xx secolo è il rock, con il jazz, e come noi ricordiamo dopo secoli Bach, Vivaldi e Mozart come testimoni della loro epoca così tra secoli chi vorrà conoscere musicalmente il '900 dovrà farlo attraverso nomi come i Beatles, gli Stones, Miles Davis, Duke Ellington, ed anche David Bowie.
Personalmente sono contento di aver vissuto la mia giovinezza accompagnato da questi artisti, di aver vissuto in quell'epoca sicuramente tempi molto più interessanti di quelli attuali (che tristezza che mi fanno gli adolescenti di oggi, non certo per colpa loro)
Anche il blog vuole ricordare il Duca Bianco e, visto che in genere privilegiamo la musica italiana, presentiamo proprio alcuni dischi italiani legati a Bowie (e due canzoni straniere legate all'Italia).
Cominciamo partendo da un 45 giri dei Giganti datato 9 novembre 1970 che sul lato A riprende la notissima "Space oddity": come tutti sanno la canzone era stata incisa l'anno precedente dallo stesso autore con un testo scritto da Mogol e intitolato "Ragazzo solo ragazza sola", che trasformava il brano in una canzone d'amore non particolarmente originale, e la stessa versione venne anche incisa da un duo, i Computers (per notizie su di loro vi rimando al blog del Vampiro), versioni che trovate entrambe nel post.
La cosa particolare è che Mogol firma anche il testo cantato dai Giganti che, pur non essendo fedele letteralmente, mantiene il significato generale dell'originale; tra l'altro vi è anche un intermezzo
parlato con un dialogo tra la torre di controllo e il capitano John (che riprende il maggior Tom di Bowie): come sia possibile la stessa firma su testi diversi è un mistero che solo la SIAE potrebbe sciogliere...
Musicalemente l'arrangiamento ricalca quello originale, tranne nel finale con un assolo di organo suonato da Vince Tempera.
Sul retro vi sono due brani, il primo è "Mia cara ti odio", cover di "Little darling" dei "The Diamonds" (che a loro volta avevano ripreso un vecchio brano dei The Gladiolas (scritto dal pianista del gruppo Maurice Williams, autore qualche anno dopo della celeberrima "Stay" incisa anche dall'Equipe 84), mentre la secconda, "Tutta tutta", è una canzone di Fred Bongusto (tratta dal film dello stesso anno "Venga a prendere il caffé da noi" di Alberto Lattuada, autore del testo ) che i Giganti reinterpretano in maniera originale, con un inizio al limite del grottesco.
Un'altra cover in italiano di Bowie è "L'amore mi aiuterà", testo di Daniele Pace per "Starman", che viene incisa da Mara Cubeddu (che ricordiamo nei Flora Fauna Cemento e poi nei Daniel Sentacruz Ensemble) con lo pseudonimo Dawn Vinci e dai Profeti (che tra l'altro nello stesso periodo incidevano anche una cover in italiano di Hot Love dei T-Rex di Marc Bolan, tanto per rimanere in territori glam): anche in questo caso il testo italiano nulla ha in comune con l'originale.
Pochi sanno che, oltre a "Ragazzo solo ragazza sola" Bowie incise anche un altro brano in italiano, e cioè una deliziosa cover swing di "Nel blu dipinto di blu", inserita con il titolo "Volare" nella colonna sonora del film "Absolute beginners", con una pronuncia decisamente migliore rispetto a quella del 1969.
La canzone conclusiva è cantata dal chitarrista di Bowie, Mick Ronson, ed è tratta dal suo primo album da solista, si intitola "Music is lethal" e non è altro che una versione in inglese di "Io vorrei...non vorrei...ma se vuoi" di Lucio Battisti: il testo che sostituisce quello di Mogol è proprio opera di David Bowie, che peraltro nel corso degli anni ha sempre mostratto apprezzamento verso il musicista di Poggio Bustone.
I due in effetti, pur nelle evidenti diversità, sono accomunati da una cosa, e cioè dai "Changes", come cantava Bowie: provate ad ascoltare di seguito gli album "Ziggy Stardust", "Heroes" e "Let's dance": a parte la voce, sembrano l'opera di tre artisti diversi, e la stessa operazione si può fare, ad esempio, con "Umanamente uomo: il sogno", "Anima latina" e "Don Giovanni" (o con "A saucerful of secrets", "The dark side of the moon" e "The wall" o con "The freewhelin", "Blonde on blonde" e "Desire"): questo è quello che distingue gli artisti dagli imprenditori della canzone, che ogni due o tre anni pubblicano sempre lo stesso disco con la stessa musica con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione.

1) I Giganti - Corri uomo corri (Mogol-David Bowie) (1970)
2) I Giganti - Mia cara ti odio (Ermanno Parazzini-Maurice Williams) (1970)
3) I Giganti - Tutta tutta (Alberto Lattuada-Fred Bongusto) (1970)
4) David Bowie - Ragazzo solo ragazza sola (Mogol-David Bowie) (1969)
5) I Computers - Ragazzo solo ragazza sola (Mogol-David Bowie) (1969)
6) I Profeti - L'amore mi aiuterà (Daniele Pace-David Bowie) (1972)
7) Dawn Vinci - L'amore mi aiuterà (Daniele Pace-David Bowie) (1972)
8) David Bowie - Volare (Nel blu dipinto di blu) (Domenico Modugno-Franco Migliacci-Domenico Modugno)
9) David Bowie - Space oddity (David Bowie) (1969)
10) David Bowie - Space oddity (demo) (David Bowie) (1969)
11) David Bowie - Starman (David Bowie) (1972)
12) Mick Ronson - Music is lethal (David Bowie-Lucio Battisti) (1974)








lunedì 4 gennaio 2016

Vasso Ovale - Raffaella/Tu non sei lei (1971)













Iniziamo il nuovo anno con un artista di cui abbiamo parlato già alcune volte nel blog, e cioè Vasso Ovale, cantante torinese che ho conosciuto qualche anno fa grazie a Federico Sardo e che ho anche intervistato per "BEATi voi!". Nel 1971 Vasso incide un 45 giri per una piccola casa discografica emiliana, la Cobra Record (qualche informazione sull'etichetta la trovate nell'intervista). Il brano sul lato A,"Raffaella", è una bella canzone ritmata ed orecchiabile, credo che se fosse stata pubblicata con un'etichetta più importante, con il relativo lancio pubblictario, avrebbe anche potuto ottenere un discreto successo; interessante l'arrangiamento.
La musica è del padre del cantante, il maestro Achille Ovale, mentre i testi sono di Francesco Specchia e del medico torinese Renato Scala.
"Tu non sei lei" ha un flauto in evidenza in tutto il brano, con la ritmica scandita dalla batteria; come per il lato A, anche in questo caso si tratta di una canzone d'amore, con il testo sempre di Specchia mentre la musica è firmata Cherchireos (e nell'intervista è spiegato chi si nascondeva dietro a questo pseudonimo).
Il disco non otterrà alcun successo: ormai gli interessi di Vasso Ovale vanno in altre direzioni, non più verso la musica, e quindi dopo altri due 45 giri (che abbiamo già presentato) deciderà di ritirarsi.


 1) Raffaella (Francesco Specchia-Renato Scala-Achille Ovale)
2) Tu non sei lei (Francesco Specchia-Cherchireos)

domenica 27 dicembre 2015

Giusy Balatresi - Giusy Balatresi (1970)












 Una cantante che sicuramente avrebbe meritato maggior fortuna, Giusy Balatresi: un solo album inciso, quello di cui parliamo oggi, più tre 45 giri, tutti realizzati in un paio d'anni.
Pur non essendo una cantautrice, il suo 33 giri è però un disco che è dedicato alla canzone d'autore, italiana e straniera: il primo paragone che mi viene, pur nelle inevitabili differenze stilistiche, è con un LP di Donatella Moretti, "Storia di storie" (che però, al contrario di questo della Balatresi, è stato ristampato in CD).
Pisana, Giusy si mette in luce nel 1967 al Cantapiper, manifestazione organizzata dall'RCA Italiana per individuare nuovi talenti, ed ottiene un contratto con questa casa discografica; l'album arriva nel 1970, ed è prodotto da Vincenzo Micocci, che sappiamo attento alla canzone d'autore.
La canzone di apertura (che però ritorna nel corso del disco, anche se ciò non è indicato né nel retro di copertina né sull'etichetta) è una sorta di annuncio programmatico dell'album, scritta da Giuseppe Lo Bianco per il testo e dai fratelli De Angelis (che si occupano anche degli arrangiamenti del disco) per la musica, si intitola "Canzoni" e sfuma nel brano successivo, "Magnifica età" di Ugolino (con la musica del suo collaboratore dell'epoca, Pino Cappelletti), che fu pubblicato anche su 45 giri (sul retro "Mi piace la tua faccia"); l'altra canzone di Ugolino, il valzer "Come per miracolo", si trova sul lato B.
"Sola in città" è la versione (con testo di Lo Bianco, come peraltro quasi tutte le cover di canzoni straniere) di "I guess the Lord must be in New York City" di Harry Nillson, canzone che ricorda molto nell'arrangiamento un suo successo precedente, "Everybody's talking" (che però era stata scritta da Fred Neil), nota per essere stata inserita nella colonna sonora di "Un uomo da marciapiede".
"Sole", canzone scritta da Mickey Newbury, era stata incisa da Gene Vincent, mentre nel 1973 la inciderà anche il suo autore (nell'album "Heaven help the child") e nel 1975 Ray Charles ne darà una sua versione.
Con "Gira la terra" inizia una trilogia di canzoni di Donovan, il cui cognome sul retro di copertina è storpiato in Leitche: la prima è una versione di "Sun", mentre "Lo sai" è "Oh gosh!", entrambi i brani tratti dall'album del 1967 "A gift from a flower to a garde", uno dei dischi più belli dello scozzese; infine "Lalena", con il testo di Daniele Pace, sfuma nella ripresa di "Canzoni", mentre gli altri due brani di Donovan sono "il granchio e il vagabondo", cioè "The thinker and the crab" (dal già citato disco del 1967) e "Colori", cioè "Colours", con il testo di Herbert Pagani già inciso da altri artisti (i Corvi, ad esempio). 
Il lato B si apre con una cover di "Leabvin' on a jet plane", uno dei primi successi di John Denver, seguito dalla celeberrima "Amore che vieni, amore che vai", una delle poche canzoni di Fabrizio De André di cui è autore unico, sia del testo che della musica.
Il Don Powell autore della musica della bella "La donna del lago" non è il batterista degli Slade, ma un omonimo, cantante dei Folkstudio Singers, celebre gruppo gospel che partecipò anche al Festival delle Rose nel 1967 e che si dedicò poi alla carriera da solista.
Bob Dylan è presente con "Lay lady lay", su cui Luigi Albertelli scrive un testo che si allontana dall'originale e intitolato "Sei come sei"; il brano sfuma nella terza ed ultima parte di "Canzoni", che conclude il bel disco della Balatresi.


LATO A

1) Canzoni (Giuseppe Lo Bianco-Guido e Maurizio De Angelis)
2) Magnifica età (Guido Lamberti-Giuseppe Cappelletti)
3) Sola in città (Giuseppe Lo Bianco-Harry Nillson)
4) Sole (Giuseppe Lo Bianco-Mickey Newbury)
5) Gira la terra (Giuseppe Lo Bianco-Donovan Leitch)
6) Lo sai (Giuseppe Lo Bianco-Donovan Leitch)
7) Lalena (Daniele Pace-Donovan Leitch)
8) Canzoni (ripresa) (Giuseppe Lo Bianco-Guido e Maurizio De Angelis)

LATO B

1) Tra poco volerò via (Giuseppe Lo Bianco-John Denver)
2) Amore che vieni, amore che vai (Fabrizio De André)
3) Il granchio e il vagabondo (Giuseppe Lo Bianco-Donovan Leitch)
4) La donna del lago (Giuseppe Lo Bianco-Don Powell)
5) Colori (Herbert Pagani-Donovan Leitch)
6) Come per miracolo (Guido Lamberti-Giuseppe Cappelletti)
7) Sei come sei (Luigi Albertelli-Bob Dylan)
8) Canzoni (finale) (Giuseppe Lo Bianco-Guido e Maurizio De Angelis)

giovedì 24 dicembre 2015

Roberto Balocco - Le canssôn dla piola 2 (1965)












Nonostante i tanti anni di attività, credo che in questo blog non abbiamo mai parlato di Roberto Balocco, ed è un peccato, perchè si tratta senza alcun dubbio di uno dei massimi esponenti della canzone in lingua piemontese, che si è dedicato per molti anni sia a recuperare il vecchio patrimonio popolare folk sia ad arricchire con nuove composizioni questo repertorio.
Negli anni '60, quando la sede della Fonit-Cetra era in via Bertola 34 a Torino, Balocco ha pubblicato una serie di 33 giri intitolati "Le canssôn dla piola", traducibile come "Le canzoni dell'osteria": quello che presentiamo oggi è il secondo, pubblicato nel 1965.
Sul retro di copertina vi è una presentazione del disco e dell'artista, curata da Guido Boursier, e delle note per ogni brano che, per chi non capisce il piemontese, consentono di seguire l'argomento della canzone.
Il disco contiene alcuni brani che sono diventati molto noti nel repertorio di Balocco, ad esempio "Tango dla soma d'aj" (per gli amici del blog del Centro Italiam, la "soma d'aj" è l'equivalente della bruschetta con l'aglio), con il testo di Piero Novelli, "Neto Paracchi" e "La rampa d' Cavôret", già presentata nel blog nell'interpretazione di Mario Piovano: quest'ultimo è in realtà un brano popolare, ma se provate a cercare nell'Archivio Siae potete trovare ben tre depositi....
La canzone che preferisco io è invece "Sôn ses meis", un triste brano d'amore.
Balocco è accompagnato al basso da Gino Luone (già incontrato nel blog in un post su Beppe d'Môncale') mentre collabora agli arrangiamenti il Maestro Giancarlo Chiaramello, anche alle tastiere, musicista in forze alla Fonit-Cetra.

 LATO A

1) Tango dla soma d'aj (Piero Novelli-Roberto Balocco)
2) Giacôlin (Roberto Balocco)
3) Capôral Trômbetta (tradizionale)
4) Sôn ses meis (Roberto Balocco)
5) 'l blagheur (Roberto Balocco)
6) 'l marziano (Piero Novelli-Roberto Balocco)

LATO B

1) La rampa d' Cavôret (Roberto Balocco)
2) La famija numerôsa (tradizionale)
3) 'l filobôs (Piero Novelli-Roberto Balocco)
4) Mi sai tut (Roberto Balocco)
5) Gioanin pe' d bosch (Roberto Balocco)
6) Neto Paracchi (Piero Novelli-Roberto Balocco) 

domenica 13 dicembre 2015

Gian Pieretti - Cianfrusaglie (1974)




Dopo l'album "Il vestito rosa del mio amico Piero" Dante Pieretti, che tutti conoscono come Gian, ritorna alla Vedette per un solo 45 giri, e passa poi alla Dig-It, etichetta per cui pubblica a novembre 1974 questo disco, "Cianfrusaglie", che vede la collaborazione di Ivan Graziani, anche lui in quel periodo con la Dig-It, che suona le chitarre, il banjo e il flauto (e di cui si ascolta qui e là anche la voce).
Dalle canzoni del disco emerge l'interesse di Gian Pieretti verso i cantautori della West Coast: la canzone d'apertura, "Dolce negli occhi", se cantata in inglese potrebbe venir fuori da un disco di Neil Young...ed infatti è seguita da una cover di "Harvest", con un testo che si differenzia totalmente dall'originale.
In "Io pazzo no" a un certo punto c'è un verso, "Io vendo la mia pazzia", che mi fa venire in mente "Venderò" di Bennato, di due anni successivi; il testo è comunque interessante, con molti spunti pacifisti.
In "Ragioni di vita", bella canzone acustica, è in evidenza la chitarra di Graziani, che si sente nel coro, mentre in "Viola" lo si ascolta anche al flauto e, nella coda strumentale, alla chitarra elettrica.
"Io di chi" mi ricorda un po' certe canzoni di Drupi del periodo, cose come "Sereno è": è forse la canzone in cui è più evidente il controcanto di Graziani nel ritornello.
"Periferia" è una ballata un po' più ritmata della media del disco, con un bel testo, mentre sono acustiche "Undici di sera", canzone d'amore e di solitudine, e "Francesca no", uno di quei ritratti femminili tipici di Graziani.
Conclude questo bel disco, che andrebbe riscoperto (e ristampato in CD) "Fammi vivere", con un inizio di pianoforte e armonica.
Ivan Graziani collabora con Pieretti alle musiche di "Viola" e scrive quelle di "Francesca no", mentre in altre due canzoni, "Io di chi?" e "Fammi vivere" collabora nella scrittura Claudio Damiani, chitarrista che collabora ancora oggi con il cantautore; infine "Ragioni di vita" e " Undici di sera" hanno le musiche di Bruno Longhi, che suona il basso e l'organo.
Oltre ai già citati Graziani e Longhi, completano il gruppo dei musicisti Sergio Poggi (componente dei Flora Fauna Cemento, come Longhi) alla batteria e al pianoforte, Maurizio Preti alle percussioni e lo stesso Pieretti all'armonica a bocca.
La produzione è curata da Pippo La Rosa, uno dei quattro titolari della Dig-It (gli altri sono il già citato Damiani, Vitaliano Caruso ed Eugenio Del Sarto)


LATO A

1) Dolce negli occhi (Gian Pieretti)
2) Canada (Gian Pieretti-Neil Young)
3) Io pazzo no (Gian Pieretti)
4) Ragioni di vita (Gian Pieretti-Bruno Longhi)
5) Il viola (Gian Pieretti-Ivan Graziani-Gian Pieretti)

LATO B

1) Io di chi? (Gian Pieretti-Claudio Damiani-Gian Pieretti)
2) Periferia (Gian Pieretti)
3) Undici di sera (Gian Pieretti-Bruno Longhi)
4) Francesca no (Gian Pieretti-Ivan Graziani)
5) Fammi vivere (Gian Pieretti-Claudio Damiani-Gian Pieretti)

martedì 8 dicembre 2015

AA.VV. - Gli Italiani cantano i Beatles (1995)












Come sapete, oggi è l'anniversario dell'assassinio di John Lennon: sono già passati 35 anni, e nel frattempo se n'è andato anche George Harrison....ho pensato quindi di dedicare il post di oggi ad una compilation pubblicata nel 1995 dalla Mercury e dedicata appunto ai Beatles, per meglio dire ad alcune cover in italiano dei quattro di Liverpool (ed infatti il disco si intitola "Gli Italiani cantano i Beatles").
L'idea della raccolta venne a Vincenzo Mollica, che la propose a Stefano Senardi, allora alla Polygram (la Mercury era infatti una delle etichette del gruppo, con la Philips, la Polydor ed altre), ed in breve venne fatta la selezione dei brani, privilegiando ovviamente gli artisti più famosi: mancano quindi i nomi più sconosciuti dei tanti gruppettini che negli anni '60 avevano inciso cover dei Beatles (mi riferisco a nomi come Danny Lorin, Cico Mauro e i Quattro dell'Iride, i Birilli e i Castellani); i Soliti Ignoti che propongono una versione di "With a little help from my friends" sono in realtà Ricky Gianco con alcuni musicisti milanesi (tra cui alla batteria Massimo Boldi).
Il disco si apre e si chiude con due cover di "Let it be": la prima è del 1970 di Patrick Samson, mentre la seconda risale al 1988 ed è dei Powerillusi (era il lato B del nostro primo 45 giri): devo dire che il testo di Minellono non regge il paragone con quello di Ricotta (ma non so quanto sono credibile con questa affermazione....).
Dicevamo che si tratta di cover in italiano, ma c'è un'eccezione, ed è "Nowhere man", che è riproposta dagli Shampoo in napoletano, "N'omme 'e niente": come tutto il loro disco, del resto, su cui prima o poi ritorneremo.

Artichoke fields forever

Particolare la versione di "Yesterday" di Claudio Villa: il testo è di due componenti dei Marcellos Ferial, che per primi avevano inciso la canzone con il titolo "Ieri": e credo che sia l'unica occasione in cui Villa convive sullo stesso supporto con Demetrio Stratos, voce solista dei Ribelli in "Oh darling".
Il paroliere più presente è Mogol, con ben quattro pezzi, mentre gli altri che lo seguono (Vito Pallavicini, Don Backy e Felice Piccarreda) firmano due canzoni.
Oltre a noi, l'unico torinese presente è Domenico Serengay, che traduce "Norwegian wood" per i Camaleonti, ancora con Ricky Maiocchi alla voce.
Il libretto interno presenta alcuni errori, ad esempio "Cambia tattica" di Gianco è datata 1974 invece di 1964, Felice Piccarreda è citato come "Piccaredda"....cose del genere che danno l'idea di un lavoro grafico un po' approssimativo.
Il disco è da anni fuori catalogo, ovviamente.....!

  1) Patrick Samson - Dille sì (Let it be) (Cristiano Minellono-J. Lennon-P. McCartney)
  2) Peppino Di Capri - Girl (Mario Cenci-John Lennon-Paul McCartney)
  3) Gianni Morandi - Una che dice di sì (Here, there and everywhere) (Bruno Lauzi-Lennon-McCartney)
  4) Ricky Gianco - Cambia tattica (From me to you) (Roberta Leonardi-Vito Pallavicini-Lennon-McCartney)
  5) Augusto Righetti - Michelle (Ricky Gianco-Vito Pallavicini-John Lennon-Paul McCartney)
  6) Fred Bongusto - Non ti cambierei (Golden slumbers) (Felice Piccarreda-Paolo Limiti-Lennon-McCartney)
  7) Patty Pravo - La tua voce (And I love her) (Don Backy-Mogol-John Lennon-Paul McCartney)
  8) I Bit Nik - Hello goodbye (Mogol-John Lennon-Paul McCartney)
  9) I Soliti Ignoti - Un piccolo aiuto dagli amici (With a little help from my friends) (Mogol-John Lennon-Paul McCartney)
10) Fausto Leali - Lei ti ama  (She loves you) (Giuseppe Cassia-P. Salinelli-John Lennon-Paul McCartney)
11) I Nuovi Angeli - Obladì obladà (Felice Piccarreda-Mogol-John Lennon-Paul McCartney)
12) I Camaleonti - Se ritornerai (Norwegian wood) (Domenico Serengay-Luigi Menegazzi-John Lennon-Paul McCartney)
13) I Ribelli - Oh darling (Luigi Albertelli-John Lennon-Paul McCartney)
14) Dino - Cerca di capire (I should have know better) (Don Backy-J. Lennon-P. McCartney)
15) Shampoo - N'omme 'e niente (Nowhere man) (Shampoo-J. Lennon-P. McCartney)
16) Rolando Giambelli - Cos'hai (I'll be back) (Rolando Giambelli-J. Lennon-P. McCartney)
17) Claudio Villa - Yesterday (Marcelllo Minerbi-Tullio Romano--J. Lennon-P. McCartney)
18) Powerillusi - Lato B (Let it be) (Vince Ricotta-John Lennon-Paul McCartney)

domenica 6 dicembre 2015

I 20 dischi più rock della musica italiana (secondo Federico Guglielmi)


Premesso che questo post è uno spot (ah ah ah) per una rivista, "Classic Rock", che consiglio a tutti e che è realizzata da molti amici miei e di questo blog (Francesco Coniglio e Maurizio Becker, ad esempio...), volevo cogliere l'occasione di una lista fatta da Federico Guglielmi, con i relativi commenti, dei venti dischi più rock della musica italiana, pubblicata nei numeri 35 e 37 (l'ultimo, quello di cui vedete la copertina qui sopra) della rivista.
Come peraltro lo stesso Guglielmi scrive, questo tipo di liste sono legate anche a criteri soggettivi, premettendo che più o meno tutti questi dischi hanno un valore indiscusso, e questa che segue è la sua lista, in rigoroso ordine alfabetico per artista (per gli approfondimenti vi rimando ai due articoli cartacei):

"20 album italiani veramente rock" (da Classic Rock n° 35 e 37)

  1) Afterhours - Hai paura del buio?
  2) Area - Crac!
  3) Boohoos - Moonshiner
  4) Calibro 35 - Ritornano quelli di...
  5) CCCP Fedeli alla linea - Affinità-divergenze...
  6) Cheap Wine - Crime story
  7) Carmen Consoli - Mediamente isterica
  8) Death SS - Heavy demons
  9) Fast Animals and slow kids - Hybris
10) Eugenio Finardi - Diesel
11) Garybaldi - Nuda
12) Gianluca Grignani - La fabbrica di plastica
13) Litfiba - 17 re
14) Not Moving - Sinnermen
15) I Ragazzi dai capelli verdi
16) Raw Power - Screams from the gutter
17) Stepplejack - Serena Maboose
18) Timoria - Viaggio senza vento
19) Uzeda - Different section wires
20) Verdena - Requiem

Per quel che può valere, a parte qualche disco, su molti non sono d'accordo, in particolare per alcune esclusioni riguardanti album (e artisti) secondo me fondamentali per lo sviluppo del rock nella penisola, che magari poi in seguito hanno deluso realizzando dischi di scarso valore ma che, in certi periodi, sono stati sicuramente dei riferimenti (penso ad esempio a Bennato). Mi è venuta quindi l'idea di preparare la mia lista dei venti dischi rock italiani fondamentali....in pochi casi ci sono state delle coincidenze, che non ho motivato, mentre negli altri ho anche provato, nela maniera più sintetica possibile (non avendo a disposizione pagine e pagine di carta), a motivare la scelta: ovviamente mi aspetto critiche e, perchè no, le liste di chi segue il blog (premettendo che ovviamente sappiamo tutti che si tratta di un gioco e che queste liste lasciano il tempo che trovano....!); sempre in rigoroso ordine alfabetico per artista, ecco a voi

 I 20 dischi più rock della musica italiana (secondo Vito Vita)

  1) Area - Arbeicht macht frei - A mio parere, pur essendo "Crac!" un gran disco, questo è superiore, innanzitutto per l'impatto innovativo.
  2) Avvoltoi - Il nostro è solo un mondo beat - Credo che Moreno Spirogi sia uno dei più importanti musicisti rock italiani, più di tanti altri (molto più celebrati da certi critici musicali). Un gruppo che ha rivitalizzato e riattualizzato le sonorità sixties.
  3) Franco Battiato - Pollution - Dei dischi Bla Bla di Battiato, ero incerto tra "Pollution" e "Sulle corde di Aries", credo che tutti però meritino; forse "Pollution" è quello in cui le sperimentazioni sonore sono più equilibrate e musicalmente riuscite.
  4) Lucio Battisti - Amore e non amore - Quattro strumentali vicini al prog orchestrale e quattro canzoni, di cui un rock'n'roll, "Se la mia pelle vuoi", ed una lunga cavalcata sonora, "Dio mio no", con coda strumentale; musicisti del calibro di Radius, Di Cioccio, Mussida, Baldan Bembo, Premoli, Mussida.
  5) Edoardo Bennato - Io che non sono l'imperatore - Il rock'n'roll di "Meno male che adesso non c'è Nerone", il rock-blues di "Signor censore", il blues di "Il professor Cono", le ballate "Feste di piazza" e "Ci sei riuscita", per non parlare dei testi (l'irriverente "Affacciati affacciati" e il divertissement "Io per te Margherita") e della copertina. In seguito Bennato inciderà dischi di maggior successo (tra il 1977 e il 1980), poi avrà delle cadute repentine, ma questo disco, insieme al precedente "I buoni e cattivi" e al successivo "La torre di Babele", segna una via italiana al rock completa. Tra l'altro credo che Bennato sia stato il primo musicista italiano etichettato come "punk": nella recensione del 45 giri "Salviamo il salvabile/Ma che bella città", pubblicata su "Ciao 2001" n° 5 del 3 febbraio 1974 Manuel Insolera scrive: "Ci troviamo forse di fronte al primo musicista italiano autenticamente e genuinamente punk?Parrebbe proprio di sì".
  6) CCCP Fedeli alla linea "Affinità-divergenze..."
  7) Adriano Celentano - Adriano Celentano con Giulio Libano e la sua orchestra - Il disco d'esordio del Molleggiato, dopo moltissimi 45 giri (alcuni contenuti nell'album): non sarà stato il primo (Ghigo, per esempio, inizio qualche tempo prima), ma sicuramente è stato il rocker italiano della prima ondata che ha avuto il successo maggiore, e con canzoni come "Il tuo bacio è come un rock", "Il ribelle", "Blue jeans rock" (attenzione! Non cover, ma brani originali italiani) ha contribuito a svecchiare e a modernizzare la scena musicale italiana.
  8) Carmen Consoli - Mediamente isterica
  9) Equipe 84 - Stereoequipe - Alcuni lo hanno definito il "Sergent Pepper" della musica italiana: ma qui a Torino siamo soliti dire "Esageroma nen...". Rimane un disco (con 7 originali e 5 cover) che traccia una strada al beat italiano, in cui si mischiano il Battisti di "29 settembre" e "Nel cuore, nell'anima" con il Guccini di "E' dall'amore che nasce l'uomo" e "Per un attimo di tempo", il jazz di Stan Kenton con i Traffic di Winwood, l'orchestra del Teatro La Scala con il sitar e le tabla.
10) Eugenio Finardi - Diesel
11) Franti - Non classificato - Un gruppo che ha raccolto meno legna di quella che abbia seminato (e se mi legge Stefano Giaccone capirà a cosa mi riferisco). Di loro consiglierei tutto: ma qui, in effetti, trovate di loro tutto (o quasi).
12) Ivan Graziani - Pigro - Un ponte tra il rock e la canzone d'autore, come altri (il già citato Bennato, e il citato più sotto Maolucci), ma con un attenzione alla provincia italiana che lo rendono unico, insieme alla capacità di raccontare in musica delle storie e dei personaggi (indimenticabili in questo disco il ladro di "Monna Lisa", il bandito di "Fango", l'intellettualoide di "Pigro", il disadattato di "Scappo di casa") ed all'originalità come chitarrista.
13) Litfiba - Desaparecido - Questo è secondo me l'unico disco vero dei Litfiba: a mio parere, in "17 re" emergono di più le individualità che non il gruppo. E poi canzoni come "Eroi nel vento", "Istambul" e "Tziganata".
14) Enzo Maolucci - L'industria dell'obbligo - Oggi dimenticato (anche qui a Torino lo ricordano in pochi), eppure uno dei più originali cantautori rock italiani, soprattutto in questo disco e nel successivo "Barbari e bar". Belle canzoni, con tematiche scomode (come in "Rita Fenu") e in un brano, "Omicidio e rapina", quasi un'anticipazione del punk, nel 1976
15) Napoli Centrale - Napoli Centrale - Il "nero a metà" James Senese è sicuramente più vicino al jazz che al rock, ma con la seconda versione degli Showmen prima (l'album di "Abbasso lo zio Tom") e con i Napoli Centrale poi ha creato una fusione (parola non scelta a caso) tra vari elementi, in un jazz rock melodico ("Campagna" resterà una delle più belle canzoni italiane).
16) Premiata Forneria Marconi - Storia di un minuto - Sicuramente altri dischi sono stati pubblicati prima ("Collage" delle Orme), qualcuno preferisce altri gruppi (il Banco del grandissimo Di Giacomo, ad esempio), tuttavia la PFM ha portato nel mondo, anche negli Stati Uniti, quello che alcuni avevano definito lo "spaghetti rock". In questo disco ci sono, tra le altre, "Impressioni di settembre" e quella "E' festa" in cui il rock si fonde con la tarantella (e che inglesi e americani conoscono come "Celebration").
17) Massimo Priviero - San Valentino - Alcuni credono che il rock italiano sia Vasco Rossi e Ligabue. Credo che Priviero sia, visto anche il resto della sua produzione successiva a questo primo album (con la collaborazione di Little Steven), più sincero e genuino, pur con meno riscontri dal punto di vista del successo di pubblico rispetto ai due "mostri sacri" citati prima.
18) Clem Sacco - In action - Ogni lista deve avere qualche elemento fuori dalle righe: in questa c'è questo CD antologico, pubblicato dalla On Sale Music, che racchiude alcuni 45 giri di quello che è stato, tra i primi rocker italiani (i già citati Ghigo e Celentano, ma anche Brunetta, Ricky Gianco, Little Tony e tanti altri) con i suoi testi stralunati il vero precursore del rock demenziale: ascoltatevi canzoni come "Mamma voglio l'uovo alla coque" o "Baciami la vena varicosa"....d'altronde il rock nasce come demenziale (leggetevi i testi tradotti di "Blue suede shoes", "Tutti frutti" o "Be bop a lula".....).
19) Skiantos - Kinotto - Forse la dimenticanza più grossa della lista di Guglielmi è questa: la totale assenza di un qualsiasi disco degli Skiantos, che con il loro rock demenziale sono stati i veri artefici del punk in Italia. Imprescindibili i primi album, "Kinotto" forse è però il più completto: e poi ricordiamoci che un kinotto ogni due ore fa passare il malumore
20) Le Stelle di Mario Schifano - Dedicato a.... - Concludiamo questa lista con un disco nato a Torino, registrato negli studi della DKF e pubblicato nel novembre 1967: uno dei dischi più importanti della musica italiana, non solo del rock, con una suite che occupa tutto il lato A. Nulla da invidiare alle sperimentazioni di altri artisti d'oltremanica e d'oltreoceano

martedì 1 dicembre 2015

Sergio Caputo - Sergio Caputo (1981)












L'RCA aveva lanciato nel 1980 il Q Disc, che come ricorderete aveva le dimensioni di un normale 33 giri ma soltanto quattro canzoni, due per lato, con una durata, più o meno, la metà di un normale LP; la Ricordi rispose con gli Ep30, una serie di vinili che avevano la caratteristica di essere incisi da un solo lato; il primo fu quello di Ettore Sciorilli, il figlio del maestro Eros, un altro fu quello dei Divieto di Sosta.....ma avremo modo di ritornarci in seguito
Stando alla copertina, Ep sta per "estremamente pallido", mentre 30 era, più o meno, la durata del disco.
Sergio Caputo era reduce da un contratto con la IT di Micocci, per cui aveva inciso un 45 giri in stile cantautore (maggiori notizie le potete trovare nel blog del Vampiro), dopodichè aveva deciso di trasferirsi a Milano, città in cui lavorava come grafico pubblicitario e in cui era riuscito ad ottenere un contratto con la Ricordi, per cui pubblicò solo questo disco prima di raggiungere il meritato successo passando alla CGD con "Un sabato italiano".
Parliamo delle quattro canzoni: "Ehi ehi tu" ricorda ancora lo stile del periodo romano, ed è sicuramente il momento più dimenticabile del minialbum, mentre il brano successivo, "Meglio così", è invece la canzone più riuscita del disco, ed è quella che forse ricorda di più il Caputo dei dischi CGD, almeno musicalmente.
"Il professore" è  basato su una chitarra acustica, mentre il testo descive un personaggio solitario che frequenta i bar, probabilmente conosciuto da Caputo nel corso delle sue scorribande romane notturne tra night ed Hemingway Caffè Latino; il sax è in evidenza (ma purtroppo non sappiamo chi lo suona, mancando i crediti dei musicisti in copertina).
"Mentre il sole se ne andava via" ha una ritmica quasi reggae, raccontando le vicende di una serie di personaggi, ma in questo senso in seguito Caputo farà di meglio.
Gli arrangiamenti sono di Roberto Puleo  (che presumibilmente suona le chitarre) e la produzione di Kiko Fusco (della Schola Cantorum) e Riccardo Rinetti, il Rino di cui Caputo (autore dei testi e delle musiche di tutti e quattro i brani) racconterà le gesta in "Io e Rino" e in altre canzoni.
Curata la grafica: in una busta trasparente vi è il disco, che dal lato non inciso ha una fotografia di Caputo con i capelli lunghi in un quadrifoglio, ed una copertina con da un lato i testi delle canzoni e dall'altro, il retro, una "autobiografia muriatica" dell'artista.

1) Ehi ehi tu
2) Meglio così
3) Il professore
4) Mentre il sole se ne andava via

mercoledì 25 novembre 2015

The Ander's Quartet - Nessuno al mondo/Bella bimba (1960)













Claudio Cavallaro, veronese, è conosciuto come compositore di evergreen come "Applausi" per i Camaleonti o "Lisa dagli occhi blu" per Mario Tessuto, oltre che di molti altri brani per la Vanoni, Marisa Sacchetto, i Profeti, la Caselli e tanti altri; pochi però sanno che il suo ingresso nel mondo della musica leggera avvenne come cantante di un complesso, The Ander's Quarte, che debuttò con il 45 giri di cui parliamo oggi, pubblicato nel novembre 1960.
"Nessuno al mondo", sul lato A, è la cover del celebre successo di pochi mesi prima di Peppino Di Capri, versione italiana del brano "No arms can ever hold you", scritto da Art Crafer e Jimmy Nebb e portata al successo da Pat Boone; non appaiono in copertina gli autori del testo in italiano, che sono Nino Rastelli e Mauro Gioia.
"Bella bimba" è invece un brano ritmato in levare, scritto da Luciano Beretta su musica di Arturo Casadei, che era stato inciso l'anno precedente dall'egiziano Bob Azzam.
Cavallaro è la voce solista in entrambi i brani; il disco mi risulta essere stato pubblicato solo con la copertina forata consueta dell'Excelsius, etichetta torinese del gruppo Fonit-Cetra.

1) Nessuno al mondo (Nino Rastelli-Mauro Gioia-Art Crafer-Jimmy Nebb)
2) Bella bimba (Luciano Beretta-Arturo Casadeu)

sabato 21 novembre 2015

Ivana Cosetta - I tuoi occhi verdi/Paura d'amarti (1960)












Ivana Cosetta è una cantante ed attrice milanese, attiva dalla fine degli anni '50, che ha inciso per varie etichette, tra cui la Jolly, la Combo e la Kansas, per cui ha pubblicato il suo unico 33 giri.
Quello che presentiamo oggi dovrebbe essere il suo primo 45 giri, pubblicato dalla Titanic, etichetta milanese attiva per qualche anno, riconoscibile per la sua grafica: in pratica tutti i suoi dischi avevano delle copertine con un disegno dentro ad una cornice appoggiata su un cavalletto da pittore, con uno sfondo di colore fisso, variabile da disco a disco, mentre sul retro vi era sulla destra la foto dell'artista e sulla sinistra i dischi pubblicati.
Fu con la Titanic che debuttò con "Gocciole di luna" Elide Suligoj, scomparsa di recente, e di cui riparleremo prossimamente.
Ma torniamo ad Ivana Cosetta, nata a Milano nel 1942, che debutta come cantante mentre sta studiando all'Accademia di Arte drammatica della sua città; sempre nello stesso periodo, a cavallo tra gli anni '50 e i primi anni '60, è possibile trovare Ivana in vari fotoromanzi pubblicati da "Grand Hotel": la foto che potete vedere qui a destra con il suo autografo è appunto un regalo ai lettori della rivista, e la cosa particolare è, in basso a destra, il riquadro con l'indirizzo della Cosetta, via Belfiore 12 (certo che in quegli anni il concetto di privacy era proprio diverso dal nostro....!).
Passando al disco, la canzone sul lato A porta lo stesso titolo del più grande successo di Franco Tozzi, "I tuoi occhi verdi", e musicalmente è un terzinato sulla scia di "Guarda che luna" di Buscaglione; "Paura d'amarti", sulla falsariga del lato A, ha però una melodia più antica.
Le musiche sono del Maestro Federico Bergamini, che nel blog abbiamo già conosciuto quando abbiamo parlato di Fiamma, e che si occupa degli arrangiamenti.
Brava la Cosetta, dotata di una bella voce, ma con un'impostazione, in queste due incisioni, un po' vecchio stile.

1) I tuoi occhi verdi (Aldo Locatelli-Federico Bergamini)
2) Paura d'amarti (Aldo Locatelli-Federico Bergamini)

sabato 14 novembre 2015

Je suis Paris



Come sapete, in questo blog si parla di musica: si è deciso di fare un'eccezione oggi, per i noti fatti di Parigi. La maggior parte delle vittime si trovava al Bataclan, il celebre locale dove, tra gli altri, suonarono Lou Reed, John Cale e Nico nel gennaio del 1972 (il concerto è reperibile in un famosissimo bootleg).
Nel califfato la musica è vietata, come del resto anche le altre arti, e gli strumenti musicali vengono mandati al rogo: questo la dice lunga sul livello di (in)civiltà e di barbarie di costoro, roba che fa apparire gli Unni e i Vandali di Genserico dei fari di cultura.
E Parigi, e la Francia, all'opposto ci hanno donato alcune tra le fondamenta della nostra civiltà: pensate a nomi come Victor Hugo, Pascal, Bizet, Renoir, Truffaut, Monet, Dumas...(potrei continuare per pagine e pagine) e, per quel che riguarda la musica leggera, alcuni nomi li trovate qui sopra.
Ecco, la musica, l'arte, la cultura sono le nostre armi migliori, che loro non hanno: loro hanno l'ignoranza e l'inumanità.
I politici decideranno (spero) come agire, in che modo e con quali mezzi fermarli; intanto noi facciamo sentire la nostra vicinanza ai Francesi: colpendo la Francia hanno colpito tutti noi Europei.

domenica 8 novembre 2015

Gli Uh! - Ho bisogno di te/Tu che ne sai (1976)













Dopo la pubblicazione dell'album con la Kansas, gli Uh! di fatto terminano l'attività, ed il solo Attilio Gili, il cantante e bassista, riutilizza il nome del complesso per un 45 giri pubblicato dalla Fonit-Cetra nel 1976.
Sono lontani i tempi di "Un lago blu", e le due canzoni presenti, "Ho bisogno di te" e "Tu che ne sai", sono due brani melodici scritti da Vic Nocera, con la collaborazione per le musiche di Achille Ovale, il papà di Vasso; leggermente meglio il terzinato "Tu che ne sai", ma in ogni caso entrambe le canzoni nel 1976 sono decisamente fuori tempo.
Il disco passa inosservato, e segna così la fine della carriera di Gili e del nome degli Uh, fino al ritorno del complesso negli anni '90.

1) Ho bisogno di te (Vic Nocera-Achille Ovale-Vic Nocera)
2) Tu che ne sai (Vic Nocera-Achille Ovale-Vic Nocera)