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martedì 30 giugno 2015

Marco Carena - Il meglio di...(1990)












Quello di oggi è un repost; infatti avevamo già presentato il primo album di Marco Carena il 21 giugno 2011, in questo post : perchè quindi ritornare a parlare di questo disco?
E' presto detto....come i torinesi forse sanno, la sera del 24 giugno Marco ha tenuto un concerto gratuito in piazza Vittorio, presentando le sue canzoni più famose tra cui anche "Io ti amo", che nel 1990 vinse il festival di Sanscemo e che è presente in questo 33 giri......ora, il testo di questa canzone (che in 25 anni Carena ha presentato in spettacoli in tutta Italia e che ha anche cantato varie volte in televisione, spesso al "Maurizio Costanzo Show") è stato accolto dal Comitato SeNonOraQuando con molte polemiche (qui potete leggervi l'articolo completo de "La Stampa), manco si trattasse di Sid Vicious......il sottotitolo dell'articolo è "Il concerto diventa “un caso” per i testi estremi delle canzoni presentate".
Testi estremi quelli di Marco Carena??? Ma questo Comitato ha mai ascoltato i testi di Lou Reed? E conoscono il significato delle parole ironia e sarcasmo????
Mah.....che tempi......gli ayatollah sono già tra noi......ma passiamo al disco, che è meglio.
Vi rimandiamo al vecchio post per la recensione completa; qui ricordiamo solo che “Io ti amo”, il "pomo della discordia" odierna, è presente nell'album in una versione diversa rispetto a quella presente pochi mesi prima nella compilation del festival, che era stata pubblicata dalla Polygram prima che Carena firmasse con la Virgin.
I testi e le musiche sono di Carena, mentre gli arrangiamenti sono curati da Roberto Colombo, anche produttore del disco, e Massimo Luca.
Dopo la partecipazione con "Serenata" al Festival di Sanremo 1991 l'album fu ristampato con l'aggiunta della canzone nuova ed il titolo cambiato in "Serenata (il meglio di....)"; anche di questa canzone abbiamo già parlato in un altro post

LATO A

1) Che bella estate
2) Io ti amo
3) Blues delle mutande lunghe
4) Accessori auto

LATO B

1) Deandrata
2) Histoire du vol-au-vent
3) Bongustata
4) Ma tanto lo so
5) Buonanotte

lunedì 29 giugno 2015

Stefano Rosso - ...e allora senti cosa fò (1978)












A mio parere ci sono artisti che, dopo la scomparsa, vengono ricordati anche più di quelli che sono i loro reali meriti, ed altri che, invece, vengono dimenticati in fretta: Stefano Rosso fa parte di questi ultimi anche se, a dire il vero, era già stato purtroppo dimenticato anche in vita, ingiustamente.
Il blog ha contribuito a ricordarlo già in varie occasioni, ed oggi lo facciamo presentando il suo secondo album, "....e allora senti cosa fò", pubblicato nel 1978, due anni dopo il successo di "Una storia disonesta", di cui ricalca lo stile e le tematiche ma in modo sempre originale ed ironico: ad esempio nel brano di apertura, "Colpo di stato", ancora attuale, anche se ora non c'è più soltanto il calcio a distogliere la gente dal pensare (si sono aggiunti internet, cellulari vari e altro ancora).
La title track è un valzer che ricorda musicalmente lo stile delle classiche canzoni romane, con il violino del grande Tino Fornai in evidenza, e un testo che, sempre in maniera ironica, racconta le vicende di un uomo lasciato dalla ragazza....ma alla fine il brano si conclude con i versi "per fortuna che c'è la sessoautonomia che è come i blue-jeans: nun passa mai de moda!".
Vi è anche qualche brano più riflessivo, come "Bologna '77", con accenni alla vicenda di Giorgiana Masi ed una citazione di "Lilly" di Venditti, o "E intanto il sole si nasconde".
In "C'era una volta (e ancora c'è)" partecipa ai cori Ivano Fossati, che all'epoca era anche lui un artista RCA e che inoltre condivideva con Stefano Rosso il produttore, cioè Antonio Coggio, storico collaboratore e coautore di tanti successi del primo (il migliore) Baglioni.
Da citare anche "Odio chi", canzone strutturata ad elenco, che durante una puntata della trasmissione "Odeon" venne proposta dall'autore con il testo e il titolo cambiato in "Odeon chi" (con un elenco di alcuni servizi giornalistici effettuati dal programma).
L'album si conclude con una versione del suo primo successo, "Letto 26", con il testo modificato: devo dire però che ho sempre trovato più riuscita la prima versione, che potete ascoltare nella bonus track, una versione estesa del brano.
Gli arrangiamenti sono curati da Ruggero Cini, grande musicista del giro RCA, tranne "Letto 26" arrangiata da Piero Pintucci (la registrazione è del resto la stessa del 45 giri originale), mentre la produzione è, come abbiamo detto, di Antonio Coggio; la copertina è di Cesare Monti, cioè il da poco scomparso Cesare Montalbetti.
Oltre al già ricordato Fornai, i musicisti sono alcuni tra i nomi più noti del giro romano dell'RCA: Massimo Buzzi, ex dei Faraoni, alla batteria, Piero Ricci al basso, Luciano Ciccaglioni (oltre a Stefano Rosso) alle chitarre, mentre Cini suona le tastiere e Coggio la fisarmonica; ai cori vi è il gruppo dei Pandemonium.
I testi e le musiche sono tutti di Stefano Rossi, il vero nome di Stefano Rosso.

LATO 1

1) Colpo di stato
2) Libertà...e scusate se è poco
3) ...e allora senti cosa fò
4) Reichiana
5) E intanto il sole si nasconde

LATO 2

1) Odio chi
2) L'osteria del tempo perso
3) C'era una volta (e ancora c'è)
4) Bologna '77
5) Domani è un altro giorno
6) Letto 26 (seconda parte)

Bonus track: 1) Letto 26 (integrale)

venerdì 26 giugno 2015

The Juniors - Black night/I'll be blind (1970)













Ritorniamo dopo qualche tempo a parlare del gruppo vercellese The Juniors, che dopo essere stati il complesso di accompagnamento di Gianni Pettenati, avevano iniziato nel 1967 la carriera da solisti.
Dopo alcuni 45 giri incisi per la DKF Folklore di Happy Ruggiero e per la Fonit Cetra, approdano alla CGO, piccola etichetta milanese, e nell'autunno del 1970 pubblicano questo 45 giri.
Non ha bisogno di presentazioni la canzone sul lato A: si tratta di una cover della celeberrima "Black night" dei Deep Purple, e devo dire che all'ascolta i vercellesi se la cavano egregiamente, dimostrando di essere musicisti di buon livello (ovviamente non a quello di Lord, Blackmore e compagni).
La cosa però divertente è il lancio pubblicitario del disco, affidato ad un articolo intervista pubblicato su "Ciao 2001" n.4 del 18 novembre 1970 (alle pagine 56 e 57) in cui si vuol far credere all'ingenuo lettore che il gruppo, avendo soggiornato qualche tempo in Gran Bretagna, sia arrivato con il 45 giri di "Black night" al secondo posto della classifica inglese dei dischi più venduti....!
Peraltro, come potete vedere, anche il front della copertina giocava con questo equivoco, da un lato inserendo l'hit parade inglese con "Black night" in classifica (.....tanto, chi mai sarebbe andato a controllare, secondo la CGO?), e dall'altro con la scritta trasversale "versione originale"....e come no!
Quella dei Deep Purple era stata pubblicata in giugno: chissà, forse pensavano che, come in passato spesso accadeva, non sarebbe mai stata stampata in Italia.
Con il lato B invece non siamo in presenza di una cover ma di un quasi plagio: infatti "I'll be blind" ha più di una similitudine con "Sixty years on" di Elton John (in Italia conosciuta per la cover dei Nomadi, "Ala bianca"), tranne che per il ritornello.
Il testo è firmato Complex che, come un'altro post , è lo pseudonimo di Rinaldo Prandoni, mentre la musica è di Ennio Poggi.

1) Black night (Blackmore-Gillan-Glover-Lord-Paice)
2) I'll be blind (Complex-E.Poggi)

domenica 21 giugno 2015

Roberto Vecchioni - Messina/Appunti da "Il re non si diverte" (1974) e La farfalla giapponese (canzone per tutti gli amori)/Messina (1974)




Oggi presentiamo una vera e propria rarità di Roberto Vecchioni: un disco che non è mai stato citato in nessuna delle ormai numerose discografie del cantautore milanese (ma di origini partenopee).
Si tratta di un 45 giti campione (che riporta la scritta "Vietata la vendita"), forse usato per le trasmissioni radiofoniche, datato 1974; le due canzoni sono tratte dal 33 giri che il cantautore aveva pubblicato alla fine del 1973, "Il re non si diverte", e che vinse il premio della critica.
In entrambi i casi però le canzoni sono in versione diversa, come vedremo...partiamo dal lato A: rispetto all'album, "Messina" inizia con una chitarra acustica e delle percussioni, ed entra poi il basso (è quindi assente il pianoforte): dalla formazione si deduce quindi che non si tratta di una registrazione effettuata durante le sessioni di "Il re non si diverte", poichè in esse il basso era totalmente assente; infatti il disco fu registrato con Massimo Luca alla chitarra, Toni Esposito alle percussioni e Mario D'Amora al pianoforte e alle altre tastiere, questi ultimi due portati dal nuovo produttore di Vecchioni, il napoletano Michelangelo Romano, dal gruppo di Alan Sorrenti.
Presumibilmente questa nuova registrazione fu effettata in contemporanea con quella de "La farfalla giapponese", poichè questa incisione venne poi usata come lato B del 45 giri del brano con cui Vecchioni partecipò a "Un disco per l'estate 1974" (e il cui numero di catalogo, DUC 245, è immediatamente seguente a questo).
Di "Messsina" ricordo che la prima volta che l'ascoltai ero un bambino, durante la famosa "Schif Parade" presentata da Luciano Salce e Bice Valori, i Malalingua....pensate farla oggi una rubrica del genere!
Sul testo, che descrive la sensazione di straniamento che si può provare quando ci si trova al di fuori del proprio contesto abituale, copio quello che lo stesso Vecchioni scrisse nelle note interne del disco: «Mettiamo in chiaro che non ho niente contro Messina: nella canzone omonima è rappresentato quel senso d'insicurezza, quel sentirsi fuori posto che molti proverebbero svegliandosi all'improvviso in un luogo estraneo, contrario alle proprie abitudini. Così come Messina avrei potuto dire Sidney o New York».
"Il re non si diverte" è invece un edit della versione dell'LP, privata dell'introduzione al pianoforte e del finale, che sfuma; in questo modo la canzone passa da quasi dieci minuti di durata a 6'40'', più accettabili per un 45 giri, ed ha il titolo modificato in "Appunti da Il re non si diverte".
Il titolo del brano è tratto da quello del dramma "Il re si diverte" di Victor Hugo.

1) Messina
2) Appunti da "Il re non si diverte"














E visto che abbiamo parlato di "La farfalla giapponese", presentiamo anche questo 45 giri.
Se i discografici conoscessero un po' le cose di cui si occupano, i due brani sarebbero stati inseriti come bonus nella ristampa dell'LP: invece, mentre la versione qui presente di "Messina" è rimasta inedita, il brano sul lato A è stato pubblicato in...."Saldi di fine stagione", l'album di due anni prima, con sonorità completamente diverse, ed inoltre al posto di una canzone del disco, "La tua assenza".....ma perchè??
"La farfalla giapponese" ha il testo tratto da una poesia dell'uruguaiano Mario Benedetti; a "Un disco per l'estate" fu eliminata al primo turno, non classificandosi quindi per la fase finale, quella con cui si aveva il passaggio televisivo.
Interessante dal punto di vista cantautorale questa edizione del concorso estivo: oltre a Vecchioni, parteciparono infatti Lucio Dalla ("Anna bell'Anna"), Jannacci ("Brutta gente"), Renato Zero ("Inventi"), la brava Anna Melato ("Vola"), di cui presto parleremo e Luciano Rossi, l'unico di questi che ottenne successo, anche se alcuni mesi dopo, con "Ammazzate oh".
Tornando a cantautore milanese, Vecchioni è autore di tutti i testi e le musiche delle canzoni di questo post.
Come bonus track le versioni tratte dall'album di "Messina" e "Il re non si diverte".

1) La farfalla giapponese (Canzone per tutti gli amori)
2) Messina

Bonus tracks: 1) Il re non si diverte (versione album)
                        2) Messina (versione album)

giovedì 18 giugno 2015

Antonio Asquino - Canto bianconero-Juve bis '77 (1977)










 

Del cantautore torinese Toni Asquino abbiamo già parlato in questo post , in cui presentavamo un disco del Duo Fasano con due canzoni scritte anche da lui; oggi invece parliamo di un suo 45 giri, particolarmente d'attualità in questi giorni di sconfitte berlinesi....un disco che, come potete dedurre dalla copertina, fu pubblicato in occasione della mitica conquista della Coppa Uefa nel 1977 da parte della Juventus (nella cartina infatti sono localizzate le città delle squadre eliminate dai bianconeri in quel torneo, fino ad arrivare alle due finali contro i baschi dell'Atletico Bilbao).
Bei tempi e bei ricordi per me, almeno tanto belli quanto è invece tuttora negativo il ricordo di tal Magath.
Ma non divaghiamo e torniamo alla musica ed alle due canzoni di questo disco che il cantauore incise con il nome completo (e cioè Antonio Asquino).
Che dire di "Canto bianconero"? Si tratta di un inno che forse aveva l'ambizione di  sostituire quello che allora era l'inno della Juventus, il celebre "Juve Juve", ma è sicuro che l'andamento della canzone è molto...come dire? "paesano" (ricorda certe marcette estive pubblicate negli anni precedenti dalla Kansas, per capirci, stile "Militare non partire").
Nel testo vi è anche una citazione che, se fatta oggi, attirerebbe addosso a Toni le ire di qualche integralista: nella seconda strofa infatti si recita "Che venga anche Maometto vestito da portiere...."....ma pensate poi se al giorno d'oggi sarebbero ancora possibili canzoni come "Caravan petrol" di Carosone o "Allah! Allah" dei mitici Daniel Sentacruz Ensemble....
Forse è meglio il lato B, "Juve bis '77", con un arrangiamento musicale in cui sono presenti anche dei fiati....ma certo che, da juventino, devo ammettere che la vendittiana "Roma Roma (Roma non si discute, si ama)" è decidamente a un altro livello.

1) Canto bianconero (Tony Asquino)
2) Juve bis '77 (Tony Asquino)

sabato 13 giugno 2015

Goran Kuzminac - Contrabbandieri di musica (1987)












Oggi parliamo per la prima volta nel blog del cantautore italo-jugoslavo Goran Kuzminac, presentando il suo terzo album, "Contrabbandieri di musica", il primo inciso dopo l'abbandono della UNA, etichetta legata alla RCA e curata da Vincenzo Micocci, per la piccola Top Records (etichetta milanese distribuita dalla CGD).
Kuzminac, eccellente chitarrista acustico, è stato uno di quei personaggi venuti fuori in un periodo in cui l'attenzione sui cantautori era un po' in fase calante, un po' come Mario Castelnuovo o Marco Ferradini (con cui non a caso collaborò per un Q Disc che avrebbe dovuto agevolare il loro lancio), per cui vengono ricordati per alcune canzoni ("Teorema", "Sette fili di canapa", "Ehi ci stai" e poche altre) ma non sono riusciti ad imporsi come i colleghi diventati famosi in anni precedenti.
Proprio uno di questi colleghi, Antonello Venditti, è presente nel disco come produttore artistico di due canzoni, "Cosa ci fai nella mia vita" (bella canzone d'amore) e "Dove sei quando non ci sei" (entrambe infatti sono edite dalle edizioni musicali Stukas, di proprietà del cantautore romano), oltre che come corista.
Questo "Contrabbandieri di musica" ha dei suoni molto anni '80, che non si sposano con quella che era l'identità chitarristica dei dischi precedenti di Kuzminac: per intenderci, manca in questo disco un brano come "Stella del nord" o "Stasera l'aria è fresca", che con la già citata "Ehi ci stai" rimangono ancora oggi le canzoni più note del cantautore italo-jugoslavo.
Qualche arpeggio di chitarra acustica si ascolta solo in "Il barone rosso", sicuramente il brano migliore del disco, con il testo scritto in collaborazione con Gaio Chiocchio (peccato che poco dopo l'inizio entri una batteria invadente a rovinare tutto).
Al disco collabora Alberto Radius come produttore artistico (a parte i due ricordati prodotti da Venditti) e come chitarrista, mentre tra gli altri musicisti ci sono Fabio Piagnatelli e Rino Zurzolo al basso, Amedeo Bianchi al sax, Marco Rinalduzzi alle chitarre e Stefano Previsti alle tastiere.
Manca tra i musicisti un batterista.....e si sente, visto l'uso continuo di brutte batterie elettroniche.

LATO A

1) Contrabbandieri di musica (Goran Kuzminac)
2) Vogue (Goran Kuzminac)
3) Dove sei quando non ci sei (Goran Kuzminac)
4) Perfida Jonne (Goran Kuzminac)
5) Perchè mi telefoni ancora? (Goran Kuzminac)

LATO B

1) Malaria (Goran Kuzminac)
2) Gli specchi (Goran Kuzminac)
3) Cosa ci fai nella mia vita (Goran Kuzminac)
4) Il barone rosso (Goran Kuzminac-Gaio Chiocchio-Goran Kuzminac)


lunedì 8 giugno 2015

Statuto - Ci pensa Fonzie/In fabbrica (2014)




Il blog è fermo ormai da quasi un anno: abbiamo ricevuto parecchie mail e richieste di chiarimenti.
Sono tanti i motivi di questa attesa, una stanchezza generale ma anche una certa delusione per alcuni progetti su cui ho lavorato e che non sono poi andati in porto (in particolare un libro a cui tenevo moltissimo).
Dopo un po' di tempo però ho deciso che volevo ricominciare, e finalmente oggi il blog riprende la sua attività.
E, visto il periodo, ho pensato che questo nuovo 45 giri degli Statuto fosse l'ideale: ho apprezzato molto, in un'epoca in cui la musica è sempre più digitale, impalpabile ed eterea non solo per i supporti, la scelta del complesso torinese di pubblicare due nuove canzoni in vinile, una sul lato A ed una sul lato B.
Il brano sulla prima facciata, scritto dal cantante Oscar con la collaborazione per la parte musicale del chitarrista (bravissimo) Bumba, cioè Alex Loggia, è molto attuale: dietro la descrizione di Fonzie non è difficile individuare il personaggio politico a cui ci si riferisce....tra l'altro il gruppo è riuscito a coinvolgere, durante una sua visita in Italia, Henry Winkler, l'attore che in "Happy Days" impersonava Arthur Fonzarelli, nella foto di copertina, con in mano due cd del gruppo.
Sul lato B c'è invece la cover di una canzone dei Gang, scritta (come molte del gruppo marchigiano) dai fratelli Severini: Massimo partecipa alla registrazione, effettuata dal vivo in un locale torinese, ed è presente sul retro della foto di copertina.

1) Ci pensa Fonzie (Oscar Giammarinaro-Alex Loggia-Oscar Giammarinaro)
2) In fabbrica (Marino Severini-Sandro Severini)

mercoledì 9 luglio 2014

Ernesto Bassignano - Moby Dick (1975)












Torniamo dopo un po' di tempo a parlare di Ernesto Bassignano, presentando il suo secondo album (del primo ne abbiamo trattato in questo post) inciso per la RCA Italiana.
Come si sa, Bassignano è uno dei quattro ragazzi con la chitarra citato da Venditti in "Notte prima degli esami", e dei quattro era sicuramente quello più schierato politicamente.
Il disco per quel che riguarda la scrittura è a pieno titolo inseribile in quella che era la canzone d'autore di quel periodo: Bassignano scrive tutti i brani, tranne "Da terra arida", che è l'unico non inedito in quanto pubblicato su 45 giri nel 1972 (ne abbiamo parlato qui) e scritto insieme a Leo Capello, un amico di Enrico Manca che lavorava per il P.S.I.
Partecipano alle registrazioni Gianni Leone (Leo Nero) del Balletto di Brono alle tastiere, Franco Coletta (ex componente di Chetro & Co, in seguito negli Alunni del Sole) al basso e alle chitarre, Giorgio Battistelli alla batteria, Vito Contarini alle chitarre, suonate anche da Ettore De Carolis, che cura gli arrangiamenti.
La realizzazione è di Rino Gaetano che, secondo quel che mi ha raccontato lo stesso Bassignano nell'intervista pubblicata nel numero 3 di "Musica leggera" (di marzo/aprile 2009), sbagliò la velocità del nastro durante la messa a punto del master, rallentandolo leggermente, e questo spiega il tono della voce del cantautore, più bassa e cupa rispetto al suo solito.
Il disco non è mai stato ristampato in CD:


LATO A

1) Moby Dick
2) L'unica canzone
3) A Victor
4) Sole sulla gente
5) L'uomo col fucile

LATO B

1) Sto pensando
2) Da terra arida
3) Chiudere gli occhi
4) Non è stato Dio
5) Ninna nanna sorella

mercoledì 25 giugno 2014

Fiorella Giacon - Napulitano cha cha cha/Rimpianto d'amore (1959)












Ritorniamo a parlare di Fiorella Giacon, la cantante dell'orchestra Rosaclot di cui abbiamo già presentato un 45 giri a settembre 2013 ed un EP a settembre 2011, con questo 45 giri del 1959 (la matrice porta la data del 22 luglio) pubblicato dalla torinese Excelsius.
"Napulitano cha cha cha" è una canzone "made in Turin", visto che la musica è di Giovanni Rosa Clot ed il testo di Armando Costanzo: una melodia carina che riecheggia più il mambo che il cha cha cha, mentre il testo racconta una storia d'amore tra due ragazzi napoletani, e fa specie il fatto che né gli autori né l'interprete abbiano a che fare con Napoli.
"Rimpianto d'amore" è invece la cover di "(All of a sudden) My heart sings", un terzinato inciso nella versione originale da molti interpreti tra cui Duke Ellington (nel film "Anchors aweigh"), Johnnie Johnston e Paul Anka ed in francese da Charles Trenet con il titolo "En écoutant mon cœur chanter", con un testo d'amore abbastanza di maniera scritto da Decio Ardo (pseudonimo di Matteo Treppiedi).
Molti ascoltando questo brano riconosceranno la melodia di una canzone incisa qualche anno dopo da Fausto Leali, "Per un momento ho perso te", che è in effetti una cover di "My heart sings" con un testo diverso scritto da Mogol, e che trovate come bonus track (grazie Vampiro) insieme alla versione del 1959 di Paul Anka.
Bella la voce della Giacon, che si mette in evidenza in entrambi i brani, con un acuto nel finale di "Rimpianto d'amore".

1) Napulitano cha cha cha (Armando Costanzo-Giovanni Rosa Clot)
2) Rimpianto d'amore (Decio Ardo-Henri Herpin)
Bonus track: 3) Paul Anka - (All of a sudden) My heart sings (1959)
                    4) Fausto Leali - Per un momento ho perso te (1967)

sabato 21 giugno 2014

Corrado Castellari - Gente così come noi/La signora Sofia (1976)






















Tra i molti personaggi del mondo musicale che ci hanno lasciato in questi ultimi mesi, Corrado Castellari è stato sicuramente uno di quelli che è stato meno ricordato, sicuramente perché il grossodella sua attività è stato dietro le quinte, come autore, spesso in collaborazione con il fratello Camillo, per cantanti come Iva Zanicchi, Mina, Ornella Vanoni (e in questo blog ne abbiamo accennato a proposito di "La balordaggine", interpretata da Bruno Lauzi, e di "Se il giro del mondo", per la cantante torinese Laura Carlini); tuttavia ha avuto anche una carriera come cantautore, ed oggi presentiamo un suo 45 giri pubblicato dalla Ricordi nel 1976 con due canzoni scritte entrambe insieme a Camillo (la cui scrittura risale all'anno prima, come riportato sul retro di copertina).
"Gente così come noi" è una ballata musicalmente interessante e ben arrangiata, con un testo d'amore forse un po' debole: peccato perché sicuramente con altre parole la canzone avrebbe avuto tutt'altro peso.
"La signora Sofia" è, da questo punto di vista più interessante, raccontando con un linguaggio ricercato che spesso fa uso di metafore la vicenda di una signora matura ma ancora piacente che attira le attenzioni di un giovane, una storia un po' alla Ivan Graziani (avete presente "Signora bionda dei ciliegi"?).
In questo brano, che inizia con un accompagnamento di chitarra arpeggiata, è presente l'orchestra d'archi diretta da Claudio Fabi.
Il disco è prodotto da Sandro Colombini, che non ha certo bisogno di presentazioni.

1) Gente così come noi (Camillo e Corrado Castellari)
2) La signora Sofia  (Camillo e Corrado Castellari)

domenica 8 giugno 2014

Beppe d'Môncale' - Le canssôn d'Beppe d'Môncale' (1966)













Di Beppe Morano avevamo parlato presentando un suo 45 giri del 1970; quest'oggi invece recensiamo il suo primo album del 1966 (la matrice è datata 28 maggio) pubblicato dalla Cricket, che era una sottoetichetta della Fonit-Cetra.
In realtà la recensione vera e propria del disco la potete trovare in questi due articoli pubblicati ad agosto da "La Stampa" e da "Stampa Sera", per cui non ci dilunghiamo sull'analisi dei singoli brani, di cui evidenziamo solo "'L _Beatles_ d' Porta Pila" per il tema particolare (d'altronde si era in piena era beat...) e "La piola dij rubinet" perché è stata ripresa in seguito da Mario Piovano, che è anche citato nella copertina dell'album.
Piovano è del resto l'autore di quasi tutti i brani del disco, ed anche quelli tradizionali (che sono "I forestè", "'L ciocaton" e appunto "La piola dij rubinet") sono comunque rielaborati da lui, mentre i testi sono del giornalista Piero Novelli con la collaborazione in due brani di Franco Roberto.
Novelli firma anche la presentazione del disco che potete leggere nel retro di copertina.
Beppe Morano è accompagnato alla fisarmonica da Piovano e alla chitarra da Gino Luone.


LATO A

1) 'L tango dj' ajassin (Piero Novelli-Mario Piovano)
2) La banda dij cioch (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
3) I forestè (tradizionale)
4) Che sumia (Franco Roberto-Piero Novelli-Mario Piovano)
5) Pizzo alla greca (Sandro Gatti Goria)
6) Pautasso Lice (Piero Novelli-Mario Piovano)

LATO B

1) 'L bateur
2) 'L ciocaton (tradizionale)
3) La portiera dij Molass (Piero Novelli-Mario Piovano)
4) 'L tombarel (Piero Novelli-Mario Piovano)
5) La piola dij rubinet (tradizionale)
6) 'L _Beatles_ d' Porta Pila (Piero Novelli-Mario Piovano)

venerdì 30 maggio 2014

Sugar and Candies - Voulez vous danser/My woman (1977)




Dopo un periodo di varie attività molto intense che hanno di conseguenza fermato il blog, riprendiamo da oggi (e speriamo con rinnovata continuità) con un post di quelli che vanno a ripescare nel passato dei nomi noti, all'inizio della loro carriera quando ancora non erano stati raggiunti dalla fama.
Nel 1977 la UP, una delle tante etichette in cui Walter Gurtler ha organizzato il gruppo Saar (tra le tante ricordiamo le prime, la Celson e la Music, e poi la Jolly, la Joker, la Stella, l'Harmony, la Lotus...), pubblica questo 45 giri del complesso Sugar and Candies, il cui nome significa "zucchero e canditi".
Credo che a questo punto molti di voi avranno capito chi è il cantante e chitarrista del gruppo: si tratta di
Adelmo "Zucchero" Fornaciari che, prima di raggiungere la fama nel decennio successivo, ha affrontato lunghi anni di gavetta in varie formazioni toscane ed emiliane, a partire da Le Nuove Luci, con cui aveva debuttato discograficamente nel 1971 (con il 45 giri "Canto di maggio/Juanita").
I canditi in questione sono Bruno Mosti, alla voce e alle tastiere, Fabrizio, batterista di Prato, Alfonso, di Carrara, alla seconda chitarra, Gary alla seconda batteria (Sugar and Candies suonano infatti con due batterie) ed un bassista di cui non sono riuscito a reperire il nome.
Grazie al produttore Romolo Ferri, con cui Fornaciari ha già lavorato in passato, ottengono un contratto con la Saar per cui pubblicheranno quattro 45 giri che passeranno inosservati: questo è il primo, e contiene sul lato A una canzone scritta dallo stesso Ferri (che sull'etichetta si firma Roferri ed in SIAE con il suo vero nome, e cioè Albino Mammoliti), un brano di discomusic abbastanza dozzinale come se ne producevano tanti in quel periodo in Italia, cantato da Zucchero e da Mosti a due voci.
Molto più interessante la ballata sul lato B del disco, "My woman", firmata Uones-Capogh-Roferri nell'etichetta, ma depositata in SIAE da Albino Mammoliti per la musica e da Ronald Hugo Jones (cioè Ronnie Jones) per il testo: per cui è evidente che Uones è un errore di stampa, mentre invece Capogh è lo pseudonimo usato spesso da Carlo Poggiani (che in SIAE risulta come non amministrato).
In seguito Zucchero reinciderà la canzone con un nuovo testo, scritto da Gino Paoli (come ha raccontato lo stesso Fornaciari nel suo libro "Il suono della domenica"), ed il titolo "Bambino io, bambino tu", trasformandola in un bel brano reggae (tra le cose migliori del suo album best-seller "Blues"), ed anche Paoli la riproporrà in un suo disco dal vivo.
La cosa strana è che in Siae Paoli risulta, con Albino Mammoliti, autore della musica, mentre il testo è firmato da Zucchero e da Ronnie Jones (autore del testo originale).


1) Voulez vous danser (Albino Mammoliti)
2) My woman (Ronnie Jones-Carlo Pogggiani-Albino Mammoliti)
Bonus track:
3) Zucchero Fornaciari - Bambino io, bambino tu (Zucchero Fornaciari-Ronnie Jones-Albino Mammoliti-Gino Paoli)
4) Gino Paoli - Bambino io, bambino tu (Zucchero Fornaciari-Ronnie Jones-Albino Mammoliti-Gino Paoli)

domenica 30 marzo 2014

Piero Montanaro - Fiore d'ingenuità/Mondo di carta (1977)












Ritorniamo a parlare del cantautore piemontese Piero Montanaro, del quale tempo fa avevamo presentato un 45 giri, con un'altra incisione pubblicata nel 1977 dalla
Come si può vedere dai nomi degli autori, continua comunque la collaborazione con Vittorio De Scalzi e Mauro Panattoni, che scrivono le musiche dei due brani; le due canzoni inoltre sono registrate allo "Studio G" di Genova.
I testi invece sono scritti da Montanaro con Lanfranco Busnelli, paroliere tra l'altro di alcuni brani di Simone Tomassini.
"Fiore d'ingenuità" ricorda certe melodie dei New Trolls di quel periodo (1976-1978), con un testo d'amore; anche "Mondo di carta" è una canzone d'amore, musicalmente più melodica, ed entrambi i brani si distaccano da quella che sarà la produzione successiva di Piero Montanaro.

1) Fiore d'ingenuità (Piero Montanaro-Lanfranco Busnelli-Mauro Panattoni-Vittorio De Scalzi)
2) Mondo di carta (Piero Montanaro-Lanfranco Busnelli-Mauro Panattoni-Vittorio De Scalzi)

martedì 18 marzo 2014

Sergio Endrigo - Canzoni venete (1976)




Oggi esaudiamo una delle richieste che sono pervenute al blog con questo bel disco di Sergio Endrigo, che inaspettatamente è stato richiesto da più utenti in più occasioni: inaspettatamente perché si tratta di un disco di canzoni folk dell'area veneta, e non è certo uno dei dischi più noti di Endrigo, pur essendo sicuramente uno dei più interessanti.
Non è mai stato stampato in CD, come peraltro altri LP del cantautore: qualche tempo fa la figlia Claudia, che con caparbietà e costanza porta avanti la memoria del suo papà, si era data da fare per fare pressioni sulla Warner (che, se non vado errato, detiene i diritti della Fonit-Cetra) per ristampare in digitale i dischi del padre, ed in effetti qualcosa era stato pubblicato, compresa una doppia raccolta dei 45 giri: non sono stati invece stampati i dischi registrati per la Vanilla, quelli per l'RCA e quelli per la Ricordi, tra cui appunto questo "Canzoni venete".
Tra l'altro con l'occasione di questo post possiamo festeggiare il compleanno (o per meglio dire l'anniversario del suo acquisto da parte del cantautore)  di Paco, il pappagallo brasiliano a cui Endrigo in collaborazione con Vinicius dedicò una celebre canzone, recentemente riproposta da Alessio Lega.
E al pappagallo si collega la canzone che apre il disco, "El merlo", non solo perché si tratta in entrambi i casi di volatili, ma perché l'arrangiamento del brano lo ricorda, ed è anch'essa una canzone per bambini.
Tutt'altra l'atmosfera di "El ben che te voj", delicata canzone d'amore acustica arrangiata (come tutti gli altri brani, che sono tradizionali) da Gianfranco Lombardi.
Mia Martini canta con il cantautore in "O dona lombarda" e in "Cecilia", che in realtà sono due brani che si ritrovano in molte tradizioni del Nord Italia, non solo in Veneto: ne esistono versioni in lombardo e in piemontese (la prima è stata incisa tra gli altri anche dai Cantovivo nel disco "Leva la gamba" e da Angelo Branduardi nell'album "Futuro antico III"); in "O dona lombarda" inoltre suona la chitarra Ettore Cenci.
"La dona grassa" è un altro tema presente in moltissime tradizioni, anche al sud: basta pensare che negli ultimi versi del brano veneto di parla della donna riccia che per ogni riccio ha un capriccio, e viene in mente il pugliese Domenico Modugno con "La donna riccia"; la canzone è poi stata modificata nel testo alla fine dell'800 dagli anarchici, diventando la celeberrima "Bandiera nera", e così versi come "La donna grassa non la voglio no, perché de notte la me sconquassa, la donna grassa non la voglio no" sono sostituiti da "Bandiera nera non la voglio no, perché l'è il simbolo della galera, bandiera nera non la voglio no".
"Fa la nana bel bambin" e "Nana bobò" sono due ninnenanne delicate, seguite da una canzone in cimbro, e che per questo motivo è l'unica di cui all'interno della copertina sia riportata la traduzione, "Da orch in Martal", che nel finale si trasforma in una marcetta.
Molto conosciute sono "O Dio del cielo" e "Me compare Giacometo", in cui il protagonista è in realtà il suo gallo, a cui la padrona tira il collo.
"Che bele tetine che ga la Marianna" è un valzer lento, mentre conclude il disco "No la sa cusir".
Un album con cui probabilmente Sergio Endrigo, che come sappiamo era istriano di Pola, si riappropria in un certo modo delle sue radici musicali popolari, essendo per motivi storici l'Istria da sempre legata a Venezia (ricordiamo che storicamente il territorio della Repubblica Marinara di Venezia, la Serenissima, ha avuto un'unità politica, economica e linguistica di poco più di 700 anni).

LATO A

1) El merlo
2) a) El ben che te voj
    b) O dona lombarda
3) El Mario de Pagia
4) a) La dona grassa
    b) Se te tol 'na dona grassa
5) a) Longa longa
    b) Vilota
6) Questa è la note che non dormo in leto

LATO B

1) Cecilia
2) a) Fa la nana bel bambin
    b) Nana bobò
3) Da orch in martal
4) a) O Dio del cielo
    b) Che bele tetine che ga la Marianna
5) Me compare Giacometo
6) No la sa cusir

venerdì 14 marzo 2014

Gipo Farassino - Turin bel cheur (1979)












Nel 1979 Gipo Farassino ritorna per la terza volta alla Fonit-Cetra, dopo la prima parentesi alla Polydor e la seconda alla Feeling Record, piccola etichetta distribuita dalla CGD: è l'ultimo periodo in cui la casa discografica ha ancora la sede torinese in via Bertola, che di lì a poco verrà chiusa ed accorpata a Milano.
Il disco, registrato in un'unica seduta il 4 settembre, si apre con la title track, un motivo allegro che rende omaggio alla città natale di Gipo
"La prima volta" è un valzer che racconta l'amore giovanile per una certa Monica, con cui il protagonista della canzone (paragonato dalla ragazza a John Travolta) vorrebbe vivere la sua prima volta, ma giunto al momento cruciale ha un'amara sorpresa, mentre "Barrierante's night" è un blues in cui la voce di Gipo ricorda alcune cose di Buscaglione.
"Per Valentina" è una fiaba dedicata ad una delle due figlie del cantautore (l'altra è Caterina), mentre "El temp dle fiur" conclude il lato A.
"Campa la ciav" che apre il lato B è una tarantella, con tanto di mandolino, che in alcuni passaggi strumentali fa venire in mente "Don Raffae'" di Fabrizio De André (posteriore però di più di dieci anni), mentre "Serenada a mama", "Mia solitudine" e "Stà libertà" sono canzoni nate all'interno di due spettacoli teatrali di Gipo, e sono tre canzoni molto poetiche (per quei pochi ahimè che riescono a capire i testi).
"Turin 78" inizia come una marcia per poi trasformarsi in ballata, con un testo particolare che paragonando la Torino del passato con quella della fine degli anni '70 cita anche l'assassinio di Carlo Casalegno da parte delle Brigate Rosse.
Sul retro di copertina vi è una presentazione del disco scritta dal regista Massimo Scaglione (il marito della celebre ballerina Loredana Furno).
L'album è arrangiato da Romano Farinatti, collaboratore abituale di Gipo ed autore delle musiche di due canzoni, "Barrierante's night" e "Turin 78"; tra i musicisti che partecipano all'incisione ricordiamo il noto chitarrista Luigi Catalano, oltre al contrabbassista Giorgio Marotti e a Claudio Farinatti, fratello di Romano, alla batteria e alle percussioni.

LATO A

1) Turin bel cheur (Gipo Farassino)
2) La prima volta (Gipo Farassino)
3) Barrierante's night (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
4) Per Valentina (Gipo Farassino)
5) El temp dle fiur (Gipo Farassino)

LATO B

1) Campa la ciav (Gipo Farassino)
2) Serenada a mama (Gipo Farassino)
3) Turin 78 (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
4) Stà libertà (Gipo Farassino)
5) Mia solitudin (Gipo Farassino)

domenica 9 marzo 2014

Bruno Lauzi - Alla grande... (1979)













Oggi presentiamo un altro album di Bruno Lauzi: siamo alla fine degli anni '70, e "Alla grande..." è il terzultimo LP inciso per la Numero Uno (seguiranno un Q disc e nel 1983 "Palla al centro", di cui prima o poi ci occuperemo).
Il disco contiene anche due brani pubblicati nel 1978 su 45 giri, "Ah l'amore" e "Sconosciuto amore mio": il primo aveva partecipato al Festivalbar in quell'anno, ed è forse la canzone più nota dell'album, insieme a "Canzone d'amore" e la divertente "L'uomo bamba", entrambe pubblicate anch'esse su 45 giri poco prima dell'uscita dell'album.
Non vi sono novità particolari nelle canzoni: lo stile è quello tipico di Lauzi, ma vi sono molti brani interessanti e piacevoli, tra cui (come è ormai abitudine nei dischi del cantautore genovese) una cover di Paolo Conte, "Bartali", in cui l'avvocato suona il pianoforte; ricordiamo che nello stesso anno era stata pubblicata sia la versione originale sia la celeberrima cover di Jannacci (nell'album "Fotoricordo").
La title track contiene una citazione polemica verso Eugenio Finardi: nel disco precedente, in "Io canterò politico", veniva citato Guccini (in modo, bisogna dire, molto più amichevole), ed è con questo brano che "Alla grande" si colloca in continuità.
Da citare inolte "Pensa per te", con musica di Simonluca, e "La balordaggine", scritta dai fratelli Camillo e Corrado Castellari (come sapete, quest'ultimo ci ha lasciato qualche mese fa).
Tra i coristi è da citare Marco Ferradini, che poco prima ha iniziato la carriera come solista.
Produce Alessandro Colombini, che si occupa anche degli arrangiamenti (tranne che per "Bartali", che arrangia con Conte, e "Pensa per te", in cui collabora con Simonluca).

LATO A

1) Canzone d'amore (Bruno Lauzi)
2) Bartali (Paolo Conte)
3) Sconosciuto amore mio (Bruno Lauzi)
4) L'uomo bamba (Bruno Lauzi)
5) Canzone disperata (Bruno Lauzi)
6) Alla grande (Bruno Lauzi)
 
LATO B


1) Ah...l'amore (Bruno Lauzi)
2) Marianna (Bruno Lauzi)
3) Pensa per te (Bruno Lauzi-Simonluca)
4) La macchina (Bruno Lauzi)
5) La balordaggine (Camillo e Corrado Castellari)
6) Passatempo (Bruno Lauzi)