Euterpe era la musa della musica, secondo la mitologia greca. Questo blog tratta di musica: classica, leggera, pop (come recitava Vanna Brosio presentando "Adesso musica"). Sono quindi presenti nel blog recensioni di dischi e di libri su argomenti musicali, accompagnate da immagini, con un occhio di riguardo (anche se non esclusivo) per la musica prodotta sotto la Mole.
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lunedì 26 ottobre 2015
AA.VV. - Piccola storia della canzone italiana (1974)
Questa volta presentiamo non il solito 45 giri, ma addirittura un doppio album, e per giunta credo abbastanza raro: si tratta infatti non di un disco comunemente in vendita, ma di un LP fuori commercio che venne distribuito solo ai dipendenti della Rai, e legato alla trasmissione radiofonica di Silvio Gigli "Piccola storia della canzone italiana", andata in onda nell'arco di tre anni, dal 1972 al 1974: proprio a quest'anno risale l'album, che inspiegabilmente in molte fonti è invece datato 1973, forse perchè la data non è stampata né in copertina né sull'etichetta.
Ma la datazione è possibile ascoltando il disco, in particolare la presentazione di Corrado, che spiega il progetto radiofonico del programma e quello del disco, e che lo data al 1974.
Si comincia con "Come le viole", eseguita da Peppino Gagliardi ed annunciata, come tutti i brani del resto, dall'anonima voce femminile che cita l'anno, il titolo, gli autori e l'esecutore; l'orchestra in questo caso è diretta da Sauro Sili e la melodia, in alcuni punti, ricorda quella di "Reginella" (che del resto è di poco precedente). Curiosamente, un successo di due anni prima di Gagliardi, da lui scritto con Gaetano Amendola, aveva lo stesso titolo.
La Martino canta "Come le rose" del notissimo E.A. Mario (che nello stesso periodo aveva scritto "La canzone del Piave") e si dimostra interprete di classe (anche in questo caso dirige Sili), mentre i Vianella in "Tic ti tic ta", ancora di Lama ma questa volta con versi di Francesco Feola e la direzione del Maestro Ceragioli danno un'interpretazione molto più popolaresca.
In alcuni casi, come per "Addio signora" con Fausto Cigliano o "Canta Pierrot" con Claudio Villa, gli abbinamenti sono azzeccati e le canzoni sono, in effetti, nelle corde degli interpreti; in altri casi, ad esempio Nada con "Fiocca la neve", sono più forzati, ma è anche vero che nel 1974 Nada si trovava in un momento della sua carriera di ricerca di un'identità, con alcuni grandi successi dietro le spalle, un album realizzato interpretando Ciampi che era passato inosservato e una svolta già intrapresa ma non ancora capita dal pubblico.
Mi ricordo "Lucciole vagabonde" nell'interpretazione di Gigliola Cinquetti, credo dell'anno precedente, e devo dire che la cantante veronese risulta decisamente più credibile della pur brava Orietta Berti nell'interpretare versi come "Schiave schiave d’un mondo brutal / noi siamo i fiori del mal" (con questa citazione di Baudelaire che, curiosamente, riprenderà De André in "Delitto di paese", con l'incipit "non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male" e che non c'entra con i versi originali di Brassens, "C'est pas seulement à Paris Que le crime fleurit"); dirige Giulio Libano.
Il secondo lato inizia nuovamente con E.A. Mario, autore della celeberrima "Balocchi e profumi", con i versi sempiterni "Mamma, mormora la bambina / mentre pieni di pianto ha gli occhi / per la tua piccolina non compri mai balocchi. / Mamma, tu compri soltanto profumi per te", interpretati da Milva (che l'aveva già incisa nel 1964 nell'album "Le canzoni del Tabarin" con l'orchestra di Gino Negri, mentre qui invece dirige Ceragioli).
Nel 1972 Peppino Gagliardi aveva già inciso "Signorinella", che qui presenta con un nuovo arrangiamento del maestro Ceragioli.
Enrico Simonetti arrangia "Nostalgico slow" in modo soft, con i fiati in evidenza, adattando la canzone alla voce sussurrata di Nora Orlandi, mentre al contrario Reitano da sfogo alla sua vocalità nel ritornello di "Non ti scordar di me", sotto la direzione di Ceragioli.
"Tornerai" viene eseguita da Nicola Di Bari senza l'introduzione lenta della versione originale del Trio Lescano con il Quartetto Funaro, non so per quale motivo, mentre il lato due si conclude con due canzoni celeberrime scritte da Alfredo Bracchi e Giovanni D'Anzi, "non sei più la mia bambina" cantata da Remigi e "Silenzioso slow" presentata da Fred Bongusto.
Anche il lato A del secondo disco continua con una canzone della stessa coppia, "Tu musica divina" cantata da Mina, mentre il brano successivo, sempre di D'Anzi, ha i testi di Michele Galdieri, "Ma l'amore no" di Iva Zanicchi.
"In cerca di te", che molti conoscono con quello che è il primo verso, e cioè "Solo me ne vò per la città" (ma il titolo originale è invece "Perduto amore"), credo che sia una delle prime canzoni di successo dopo la fine della guerra: lanciata da Nella Colombo, viene qui ripresa egregiamente dalla Cinquetti, aiutata anche dal bell'arrangiamento del Maestro Giulio Libano, particolarmente efficace, mentre ritroviamo i Vianella con "Eulalia Torricelli", un allegro valzer che oggi risulta decisamente datato.
Peppino DI Capri canta "Addormentarmi così", uno dei più grandi successi della torinese Lidia Martorana (che ha tra l'altro pubblicato proprio qualche settimana fa un'autobiografia che consiglio a tutti gli appassionati di musica italiana, "Una voce una vita. Lidia e la storia della canzone italiana"), mentre Bobby Solo che, in quel periodo, si trovava in una situazione di stanca in cui si occupava sicuramente più dei suoi studi di registrazione "Chantalain" che di cantare, interpreta "La signora di trent'anni fa".
"Le tue mani" è un celebre motivo scritto da Pino Spotti, con il testo di Montano (pseudonimo di Michelino Rizza) e presentato dalla brava Gilda Giuliani, mentre conclude il lato "Papaveri e papere" cantata dai Cugini di Campagna.
Si prosegue con "viale d'autunno", ancora di D'Anzi (che in questa occasione si occupa anche dei testi), interpretata da Rosanna Fratello, mentre Arigliano presenta la canzone con cui Claudio Villa vince per la prima volta il Festival di Sanremo, "Buongiorno tristezza"; decisamente più allegra "Piccolissima serenata" nell'interpretazione dei Ricchi e Poveri, mentre con "Senza fine", cantata da Bruno Lauzi, entriamo negli anni '60, con le canzoni più recenti.
La bravissima Jula de Palma presenta da par suo "Innamorati a Milano", il brano più noto di Memo Remigi, mentre l'emiliana Marta Lami interpreta la morandiana "Un mondo d'amore.
La sorella di Nora Orlandi, Paola, canta "Acqua azzurra, acqua chiara", mentre conclude il lato e il disco "La lontananza" di Modugno, che Fausto Cigliano interpreta accompagnandosi alla chitarra insieme al fido Mario Gangi.
Impressionante l'ascolto di questi due dischi uno dopo l'altro: una serie di canzoni famosissime, con melodie ricercate (tranne poche eccezioni) segno di una stagione musicale felice che si è ormai tristemente conclusa.
DISCO 1
LATO A
1) Corrado - Presentazione
2) Peppino Gagliardi - Come le viole (Alfredo Genise-Gaetano Lama)
3) Miranda Martino - Le rose rosse (E.A. Mario)
4) I Vianella - Tic ti tic ta (Francesco Feola-Gaetano Lama)
5) Fausto Cigliano - Addio signora (Ennio Neri-Gino Simi)
6) Claudio Villa - Canta Pierrot (Bixio Cherubini-Cesare Andrea Bixio)
7) Nada - Fiocca la neve (Ennio Neri-Giuseppe Bonavolontà)
8) Orietta Berti - Lucciole vagabonde (Bixio Cherubini-Cesare Andrea Bixio)
LATO B
1) Milva - Balocchi e profumi (E.A. Mario)
2) Peppino Gagliardi - Signorinella (Libero Bovio-Nicola Valente)
3) Nora Orlandi - Nostalgico slow (Vittorio Mascherni)
4) Mino Reitano - Non ti scordar di me (Ernesto De Curtis)
5) Nicola Di Bari - Tornerai (Dino Olivieri)
6) Memo Remigi - Non sei più la mia bambina (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
7) Fred Bongusto - Silenzioso slow (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
DISCO 2
LATO A
1) Mina - Tu musica divina (Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi)
2) Iva Zanicchi - Ma l'amore no (Michele Galdieri-Giovanni D'Anzi)
3) Gigliola Cinquetti - In cerca di te (Giancarlo Testoni-Eros Sciorilli)
4) I Vianella - Eulalia Torricelli (Nisa-Dino Olivieri-Gino Redi)
5) Peppino Di Capri - Addormentarmi così (Biri-Vittorio Mascheroni)
6) Bobby Solo - La signora di trent'anni fa (Guido Leoni-Oreste Natoli)
7) Gilda Giuliani - Le tue mani (Montano-Pino Spotti)
8) I Cugini di Campagna - Papaveri e papere (Mario Panzeri-Nino Rastelli-Vittorio Mascheroni)
LATO B
1) Rosanna Fratello - Viale d'autunno (Giovanni D'Anzi)
2) Nicola Arigliano - Buongiorno tristezza (Giuseppe Fiorelli-Mario Ruccione)
3) I Ricchi e Poveri - Piccolissima serenata (Antonio Amurri-Gianni Ferrio)
4) Bruno Lauzi - Senza fine (Gino Paoli)
5) Jula de Palma - Innamorati a Milano (Alberto Testa-Memo Remigi)
6) Marta Lami - Un mondo d'amore (Franco Migliacci-Bruno Zambrini-Sante Romitelli)
7) Paola Orlandi - Acqua azzurra, acqua chiara (Mogol-Lucio Battisti)
8) Fausto Cigliano - La lontananza (Domenico Modugno-Enrica Bonaccorti-Domenico Modugno)
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lunedì 19 ottobre 2015
Il Ritorno dei Powerillusi (e selfie con i Beatles)
Ciao a tutti,
rubo un po' di spazio al blog per un po' di pubblicità.
Esce il 21 Ottobre 2015 "Il Ritorno dei Powerillusi", il nuovo album della band torinese che nel 1988 ha debuttato con "Il Nostro Primo 45 Giri" (presentata su RaiTre a "Jeans") e con "Lato B", (cover in italiano di "Let It Be" dei Beatles e pubblicata anche in una raccolta in Inghilterra).
Nel 1991 hanno vinto il “Festival di Sanscemo” con “Il Bambino Povero” (pubblicata nella compilation PolyGram).
Il nuovo disco contiene 10 brani originali e sarà disponibile su CD, download digitale e streaming.
La copertina è un "selfie" con i Beatles mentre attraversano la strada in Abbey Road, complice la "macchina del tempo" di "Ritorno al Futuro" (trasformata in maggiolino) che proprio il 21 Ottobre è di passaggio (come da film).
Il tutto è "provato" nel divertente video che promozionale dell'album che potete vedere qui:
Il vostro gradimento e l'eventuale diffusione sono fondamentali per un gruppo che da 28 anni è in attività, avviandosi a diventare uno dei più longevi complessi italiani.
Non ci sono più i Pooh, ma per fortuna ci sono ancora i Powerillusi!
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sabato 17 ottobre 2015
Claretta - Fuoco di paglia/Dimmelo piano (1967)

Quando nel 2013 abbiamo presentato il post su Ella Cellaro, avevamo raccontato che domenica 11 settembre 1966 a Sanremo si era svolta la serata finale dela prima edizione del Canteuropa, una manifestazione canora ideata da Ezio Radaelli sulla falsariga del Cantagiro; oltre alle esibizioni dei vari big (Bobby Solo, la Cinquetti, Modugno, la Pavone, i Rokes, Mario Zelinotti ed altri) nella stessa sera si erano svolte le fasi finali di un concorso per voci nuove (uno dei tanti che in quel periodo si tenevano in Italia) organizzato dalla Ciak-Set di Sanremo con nove cantanti scelti dalla commissione presieduta dal celeberrimo Maestro Pippo Barzizza: la giuria composta da alcuni giornalisti scelse i vincitori.
Tra i partecipanti vi sono anche due ragazzine tredicenni: Claretta, di Diano Marina, scoperta da Giorgio Santiano, ed Ella Cellaro di Torino: in realtà anche Clara Bracco (questo il vero nome di Claretta) era nata a Torino, ma si era trasferita da piccola con la famiglia nella località dell'Imperiese, dove Santiano, come abbiamo raccontato in un post a lui dedicato, si esibiva nella Taverna Fieramosca, di proprietà della zia di Alberto Fortis, Dina.
E nella copertina di questo disco, il primo inciso da Claretta per la Kansas di Domenico Serengay, potete osservare com'era il lungomare di Diano Marina nel 1967, con sullo sfondo San Bartolomeo del Cervo, l'odierna San Bartolomeo al Mare, e sulla destra Cervo Ligure; inoltre in basso a sinistra c'è un adesivo pubblicitario della Taverna Fieramosca, definita "Night club".Passiamo ora alle canzoni: "Fuoco di paglia" è una canzone ritmata, con un sax che segue la melodia del cantato ed un testo d'amore, mentre "Dimmelo piano" è invece più lento, con un inizio con la chitarra arpeggiata sugli accordi dell'organo; complessivamente meno interessante rispetto al lato A.
La voce della giovanissima Claretta è ben impostata, anche se si sente che è ancora giovane e un po' immatura: ma con altri mezzi discografici, chissà, avrebbe potuto essere una Nada (di cui, del resto, è coetanea) con qualche anno di anticipo.
Per concludere, a fianco pubblichiamo un trafiletto su Claretta tratto dalla rivista "Giovani" (n° 19 dell'11 maggio 1967, pagina 61) ed una piccola intervista che abbiamo realizzato all'autore dei testi delle due canzoni, il poliedrico Claudio Nobbio e che alleghiamo in basso.
1) Fuoco di paglia (Claudio Nobbio-Giorgio Santiano)
2) Dimmelo piano (Claudio Nobbio-Giorgio Santiano)
INTERVISTA A CLAUDIO NOBBIO
Come è iniziata la sua attività come paroliere?
Tutto nasce a Diano Marina, poco dopo il 1960: io ero direttore all'hotel Palace e Giorgio Santiano era sia caporchestra che socio al dancing Fieramosca, il locale principale della cittadina, dove Alberto Fortis da ragazzino ha iniziato a cantare e a suonare la batteria, essendo nipote della socia di Santiano, Dina Fortis.
Sicuramente Alberto ha materiale su Santiano ed anche foto...iniziai quindi a collaborare con Giorgio scrivendo i testi sulle sue musiche.
Santiano aveva avuto proprio nel 1960 un buon successo con "Auf Wiedersehen a Diano Marina"...
Certo, direi un grosso successo, visto che era entrato anche in classifica."Auf Wiedersehen a Diano Marina" era vendutissimo, in particolare ai tedeschi, che invadevano la riviera ligure in quegli anni: la cantava Paolo Comorio, personaggio interessante, che aveva lavorato con Santiano sulle navi con la sua orchestra.
Giorgio poi decise di produrre i suoi dischi con la Artis, una sua etichetta, perchè ci guadagnava molto di più che con la Fonit-Cetra: Giorgio aveva a Pinerolo un fratelllo che era titolare di un negozio di musica e di strumenti musicali, e questo ne divenne la sede.
E come continuò la sua attività?
Premetto che fu sempre un'attività, pur piacevole e comunque con cui avevo anche qualche incasso, che non divenne mai il mio lavoro: infatti continuavo a lavorare nel settore alberghiero nella Riviera di Ponente, inoltre collaboravo con il "Casinò" di Sanremo, all'Ufficio Stampa, e scrivevo su "l'Eco della Riviera" (sono giornalista pubblicista).
Tramite Santiano conobbi Domenico Serengay. che era torinese (e per questo amico dei piemontesi, a cui faceva incidere parecchi dischi) ma la sua Kansas era a Milano in Galleria del Corso: in breve, scrivemmo canzoni per altri artisti dell'etichetta.
Avevo conosciuto sempre a Diano Mario Scrivano di Pinerolo, con cui anche lavorai parecchio; ora ci siamo persi di vista, saranno almeno quindici anni che non lo vedo più. Scrivano aveva una piccola band e scriveva delle bellissime musiche: ci si trovava o a Diano o a Pinerolo, dove avevamo un grande amico pittore, Mario Borgna, che poi è diventato molto famoso.
In pratica questo gruppo, Santiano, Scrivano ed altri come Sergio Nanni, che era il caporchestra del Casinò di Sanremo (in cui suonava anche Nicolò Corsale, che era un bravo compositore), Piero Lanteri che aveva una sua orchestrina giovane, suonava d'estate al Fieramosca e d'inverno ci si trasferiva tutti al Sestriere, dove Giorgio ed io avevamo aperto un dancing, il Paips, ispirato al Piper e che abbiamo gestito insieme per un po' di anni, e si suonava lì.
Lanteri tra l'altro è poi diventato un grosso dirigente della Costa Crociere, e credo che abbia molto materiale del periodo.
Ritornando alle canzoni, quali ricorda in particolare tra quelle scritte?
Ce ne sono molte, ma voglio ricordare una che avevamo scritto Scrivano ed io per Armando Stula e Maria Sole: si intitolava "Le rondini bianche" ed era stata scritta in onore di Martin Luther King quando fu ammazzato nel 1968, e per la quale si ebbi anche una lettera dal papa Paolo VI.
Armando Stula ci fece un disco (inserendo la sua firma come autore) e si fece una grande pubblicità sui rotocalchi dell'epoca.
Poi ci sono quelle scritte con Scrivano ed incise nei suoi dischi, poi quelle scritte con Giorgio per Claretta, che era una ragazzina di Diano, amica di famiglia di Fortis.
Come mai ha poi interrotto questa attività?
Io non ho mai smesso di scrivere: ora pubblico libri, ne ho scritto uno raccontando la storia di John Martin, il trombettiere del generale Custer, che era un italiano, Giovanni Martini, insieme a David Riondino che ha ottenuto un certo successo, altri ne ho scritti con Staino, il disegnatore di Bobo, libri di storia locale ligure, uno su Dolceacqua...poi ho scritto poesie, mi sono dedicato alla pittura, insomma ho fatto un po' di tutto ma ricordo con nostalgia quel periodo e quelle persone, purtroppo molti come Borgna o Santiano non ci sono più.
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sabato 10 ottobre 2015
Tina Polito - Piangi, cerca e ridi/I cinque orsacchiotti (1966)

I Pooh si sciolgono: ormai lo sapete tutti, vista la risonanza che ovviamente la notizia ha avuto sui media; e si sciolgono a modo loro, trasformando l'addio alle scene in un evento con due concerti sicuri (a Milano e Roma) e probabilmente altri a seguire, con il ritorno in formazione di Riccardo e Stefano e con la pubblicazione di un'antologia, l'ennesima.
Il blog vuole commemorare i Pooh con una canzone che risale ai primi tempi della loro carriera: si tratta de "I cinque orsacchiotti", favola che trae spunto dal nome stesso del gruppo che, come si sa, deriva da Winny Pooh, e che i cinque incisero nel 1966, poco dopo l'ingresso di Facchinetti, ma che rimase inedita per molti anni (fu pubblicata solo nel 1987 in un'antologia intitolata "Come eravamo...vent'anni fa").
Il brano però era stato ceduto dagli autori, che erano Negrini e Facchinetti, ad una giovane cantante che era loro compagna di scuderia alla Vedette, la laziale Tina Polito, che la inserì sul retro del suo primo 45 giri: nell'etichetta in questo caso è accreditata ad Armando Sciascia, il fondatore e padrone della Vedette, che usa gli pseudonimi abituali Tical e Pantros (Sciascia ha comunque mantenuto la firma in Siae, accanto a Negrini e Facchinetti); rispetto alla versione dei Pooh, questa prima incisione ha delle leggere differenze nel testo.
Tina Polito si era messa in luce pochi mesi prima, partecipando alla trasmissione televisiva "Scala reale" (la "Canzonissima" del 1966), in cui aveva riscosso un certo successo presentando una sua versione di "Cerasella".
Il brano sul lato A del disco, "Piangi cerca e ridi", è una bella canzone ritmata, scritta da Francesco Anselmo e William Assandri per la musica e da Raffaele Piccolo per il testo; Assandri, il cui vero nome era Licinio, era un fisarmonicista emiliano (nato nel 1934 e scomparso nel 2002), collaboratore di Sciascia, mentre Piccolo era un paroliere e produttore della Vedette (autore anche del brano più celebre di Roby Crispiano, "Uomini uomini").
In entrambi i brani suona il complesso del torinese Francesco Anselmo, arrangiatore abituale della Vedette.
1) Piangi, cerca e ridi (Raffaele Piccolo-Francesco Anselmo-William Assandri)
2) I 5 orsacchiotti (H. Tical-Pantros)
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sabato 3 ottobre 2015
Quartetto Hohner - L'onore del cowboy/Lella rag time (1960)


Nel lontano 2011, presentando in questo post il catalogo dell'etichetta torinese Emanuela Records fornitoci da Gerry Bruno dei Brutos, amico di lunga data del blog, avevamo accennato ad un gruppo strumentale, il Quartetto Hohner, caratterizzato, come si capisce dal nome, dal fatto di essere costituito da quattro armonicisti, per la precisione Sergio Castelli ed Alberto Magnaghi all'armonica cromatica, Paolo Vernetti all'armonica ritmica e Beppe Conti all'armonica bassa.
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| Un articolo da Stampa Sera sul Quartetto Hohner |
Il quartetto si era formato all'interno dell'Hot Club torinese, e si era distinto nel 1959 vincendo il Campionato Mondiale di Armonica a Bocca, tenuto in quell'anno ad Innsbruck, ed ottenendo così alcune apparizioni televisive alla televisione austriaca.
L'Emanuela non era ancora nata come casa discografica, ma esisteva già come edizioni musicali, pubblicando infatti gli spartiti dei brani, scritti peraltro da due autori, il musicista Giovanni Marabotto ed il paroliere Giampiero Barone, che abbiamo già incontrato nel blog come autori di canzoni per i Brutos ed Henrj Ferraris.
"L'onore del cow-boy" è un brano in cui tre armoniche creano la base musicale mentre la quarta suona la melodia solista, fino all'inizio del cantato di Bonfiglioli, ricreando un'atmosfera musicale western a cui ben si adatta il testo: ricorda forse un po' "La ballata del west" del Quartetto Cetra.
Il retro, "Lella rag time", è uno strumentale.
Cercando su internet ho trovato anche alcuni video dei quattro che, tuttora, suonano per divertimento l'armonica a bocca.
1) L'onore del cow-boy (Giampiero Barone-Giovanni Marabotto)
2) Lella rag-time (Giovanni Marabotto)
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giovedì 24 settembre 2015
Giuliana Milan - Candeline di cera/Ballata per un amore perduto (1967)

Di Giuliana Milan la maggior parte di chi si interessa di musica sa soltanto che ha inciso un 45 giri per la Karim con una canzone scritta da Fabrizio De André: ne ha parlato anche il mio amico Vampiro Verdier in un post che potete leggere nel suo blog qui
In realtà la Milan ha inciso anche, come vedremo, una canzone scritta da un altro cantautore; poi si è dedicata alla carriera di soprano, e negli ultimi anni si esibisce accompagnata dal pianista Agostino Dodero.
Ma cominciamo dall'inizio...la cantante genovese viene scoperta nel 1961 da Bruno Rosettani, che aveva aperto pochi anni prima una casa discografica, la Sabrina, ed incise un 45 giri, "Sì t'amo ancora/Micetta cha cha cha", a cui fece seguito l'anno successivo "Fiori d'arancio/Tanti auguri", per la Fonola.
Non succede nulla, e passa quindi ad un'etichetta genovese, la Karim, per cui pubblica nel 1965 il disco di cui sopra e, a gennaio 1966, un altro 45 giri, che contiene "Candeline di cera" e "Ballata per un amore perduto", quest'ultimo con testo di Piero Ciampi: non presentiamo quel disco, ma un altro che contiene gli stessi brani, nella stessa versione ma pubblicato dalla Sibilla, piccola etichetta romana nata nel 1967.
Non ho notizie certe al riguardo ma, poichè il direttore artistico della Sibilla era Elvio Monti, che dirige l'orchestra nei due brani, presumo che in qualche modo avesse la proprietà dei nastri e, approfittando del fallimento della Karim, abbia ripubblicato le due canzoni: tra l'altro anche il numero di catalogo dell'etichetta è strano, perchè il prefisso della Sibilla era in genere TN.
"Candeline di cera" è una canzone scritta dallo stesso Monti, con il testo di Francesco Di Lella, ed è una malinconica canzone d'amore che musicalmente ricorda alcune cose del primo De André (....e chissà come mai!).
"Ballata per un amore perduto" era già stata incisa nel 1964 da Georgia Moll, ed è la cover di "Ballade à Sylvie", scritta e cantata da Leny Escudero, attore e cantante francese (ma nato in Spagna) che l'aveva pubblicata nel 1962 nel suo primo 45 giri; musicalmente più interessante (anche l'arrangiamento è più curato), il testo si discosta dall'originale di Escudero ed ha alcune tematiche che si ritroveranno in seguito in altri brani del cantautore livornese.
L'impostazione della Milan in entrambi i brani è molto tradizionale, ed anche all'epoca doveva suonare un po' datata.
Purtroppo di questo disco non possiedo la copertina (se mai è esistita....).
1) Candeline di cera (Francesco Di Lella-Elvio Monti)
2) Ballata per un amore perduto (Piero Ciampi-Leny Escudero)
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sabato 19 settembre 2015
Marco Carena - Carena 2 il ritorno (1991)

Ritorniamo a parlare di Marco Carena presentando il suo secondo album, pubblicato nel 1991 ad un anno di distanza dal precedente e a pochi mesi dalla partecipazione con "Serenata" al Festival di Sanremo.
Il disco si apre con una delle sue canzoni più famose, "Questione di sfiga", che come spiega il titolo elenca una serie di situazioni in cui si presenta nella vita quotidiana la sfiga; ricordo che venne presentata spesso in versione acustica solo con la chitarra al "Maurizio Costanzo Show".
"La ballata di Gennaro" è la triste storia di un licantropo, e musicalmente fa venire in mente certi brani di De André, mentre in "Amarsi" emerge anche un sottofondo serio e malinconico, malinconia che è presente anche in "Carnivalada", in cui sono presi in giro tutti gli stereotipi del Carnevale, con richiami all'umorismo nero di "Questione di sfiga" (e che musicalmente non poteva che essere un samba).
Chissà se le donne di "Se non ora quando" che hanno attaccato Carena dopo il concerto del 24 giugno (e di cui abbiamo parlato in questo post) hanno mai ascoltato "Vorrei": credo di no, altrimenti avrebbero protestato sicuramente, visto il sarcasmo del testo (che non vi anticipo).
"Arbre magique" si può collegare ad "Accessori auto" del disco precedente, descrivendo con un accento francese esasperato questo importantissimo oggetto "nemico de le tanf".
Si prosegue con "Il blues del pelo superfluo", il cui titolo dice tutto sia sulla musica sia sull'argomento del testo, in cui Carena si immedesima in uno di questi peli.
La penultima canzone è "Buon Natale", pubblicata anche su 45 giri, che prende in giro gli stereotipi del Natale, dai regali riciclati all'essere buoni in apparenza.
Conclude il disco " ....... gli inglesi", frammento di qualche anno precedente realizzato con Le Vecchie Pellacce, il gruppo di cui Carena faceva parte prima di intraprendere la carriera solista.
I testi e le musiche di tutte le canzoni sono di Marco Carena.
Tra i musicisti che suonano nel disco sono da ricordare Massimo Luca e Paolo Costa alle chitarre, mentre Roberto Colombo suona le tastiere e si occupa, come nell'album precedente, degli arrangiamenti.
Lato A
1) Questione di sfiga
2) La ballata di Gennaro
3) Amarsi
4) Carnivalada
Lato B
1) Io vorrei (parte 1: cantico dell'emarginato; parte 2: cantico degli esasperati)
2) Arbre magique
3) Il blues del pelo superfluo
4) Buon Natale
5) ....... gli inglesi
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sabato 12 settembre 2015
Dik Dik - Storie e confessioni (1973)
Un altro album mai ripubblicato in CD (almeno in Italia, perchè mi risulta che ne esista una stampa giapponese) è questo "Storie e confessioni" dei Dik Dik, dell'agosto 1973, successivo quindi alla loro partecipazione a "Un disco per l'estate" con "Storia di periferia", inserita nell'album.
Lo stile del disco ricalca quello del brano presentato alla manifestazione, che è poi lo stesso dei loro successi dei primi anni '70, da "Viaggio di un poeta" ad "Help me": ormai staccatisi dal suono beat di "Sognando la California", con ancora qualche reminiscenza dei Procol Harum e gli influssi della nuova generazione di cantautori angloamericani come Elton John e Neil Young, di cui infatti nel disco sono presenti alcune cover.
E proprio del canadese, che l'anno prima aveva ottenuto un successo mondiale con "Harvest", è il brano che apre il lato A, "Che farei", che è "Tel me why" da "After the gold rush" (a mio parere il suo 33 giri migliore), del 1970, con un testo in italiano del cantante del gruppo Giancarlo Sbriziolo (che si firma con lo pseudonimo Sbrigo).
Sempre dallo stesso album è tratta "Birds", che diventa "Noi soli", mentre tra le due canzoni di Neil Young c'è "Tra i fiori rossi di un giardino", con la musica scritta dal chitarrista del complesso Erminio Salvaderi, detto Pepe, con l'ex Ribelle Natale Massara (che è anche il produttore e l'arrangiatore di tutto il 33 giri), gli stessi autori di "Ma perchè", il quarto brano, che pochi mesi dopo verrà pubblicato su 45 giri come retro dell'inedito su album "Il confine".
La prima cover di Elton John è "E ho bisogno di te": si tratta di "I need you to turn to", contenuta nell'album del 1970 Elton John, un capolavoro (conteneva tra le altre gli evergreen "Your song", "Sixty years on" ("Ala bianca" dei Nomadi e "Border song"....facciamo un gioco: prendete l'album di Angelo Branduardi "Cercando l'oro", ed ascoltate "La volpe", sul lato B, a partire più o meno dal primo minuto...ora ascoltatevi "I need you to turn to" al quarantesimo secondo....
Torniamo ai Dik Dik: furono i primi in Italia ad incidere una cover di Elton John, nel novembre 1969 nell'album "Il primo giorno di primavera", e cioè "Era lei" ("It's me that you need", con testo di Maurizio Vandelli, che la pubblicò nello stesso mese su 45 giri).
Il lato A si chiude con la già citata "Storia di periferia", canzone scritta dallo stesso autore di "Viaggio di un poeta", Riccardo Zara, questa volta con il testo scritto da Claudio Daiano e Sbriziolo (che però non appare sul disco, pur risultando regolarmente presente in SIAE).
Il lato B si apre invece con un'altra cover, questa volta dei Procol Harum: "Confessione" è infatti "Pilgrim's progress", da uno dei dischi migliori del gruppo britannico ("A salty dog") e l'autore del testo in italiano è Maurizio Vandelli, in quello che credo essere uno dei suoi ultimi contributi per la Ricordi prima del passaggio alla Ariston.
Si torna ad Elton John con "Ma tu chi sei", con il testo in italiano di Maurizio Piccoli su "Bad side of the moon", pubblicata solo su 45 giri come retro di "Border song", mentre è invece una canzone dei Dik Dik "Libero", una "murder ballad" con la musica di Pepe e del tastierista Mario Totaro che racconta la triste storia di un vagabondo accusato innocente dell'omicidio di una donna, e che si suicida in carcere..
L'ultima cover del disco è tratta da "Footprint", il secondo album di Gary Wright, pubblicato nel 1971 e che vede la partecipazione di George Harrison: "Love to survive" diventa nella versione di Vandelli "Non si può", mentre conclude il disco "È nel mio cuore ancora" di Mogol e di Maurizio Fabrizio, ancora ad inizio carriera.
L'LP ha una copertina apribile in cinque strati, uno per ogni componente del complesso raffigurato: oltre ai già citati Lallo alla voce e al basso, Pepe alla voce e alla chitarra, Todaro alle tastiere, completano la formazione Pietruccio Montalbetti alla voce e alla chitarra e Sergio Panno alla batteria.
LATO A
1) Che farei (Sbrigo-Neil Young)
2) Tra i fiori rossi di un giardino (Sbrigo-Erminio Salvaderi-Natale Massara)
3) Noi soli (Sbrigo-Neil Young)
4) Ma perchè (Sbrigo-Erminio Salvaderi-Natale Massara)
5) E ho bisogno di te (Sbrigo-Elton John)
6) Storia di periferia (Sbrigo-Claudio Daiano-Riccardo Zara)
LATO B
1) Confessione (Maurizio Vandelli-Matthew Fisher)
2) Ma tu chi sei (Maurizio Piccoli-Elton John)
3) Libero (Sbrigo-Erminio Salvaderi-Mario Totaro)
4) Non si può (Maurizio Vandelli-Gary Wright)
5) È nel mio cuore ancora (Mogol-Maurizio Fabrizio)
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domenica 6 settembre 2015
Gipo Farassino - Ij mè amor dij vint'ani (1976)

La Feeling Record Italiana è stata un'etichetta discografica torinese fondata da Renato Pent nel 1976, attiva per circa una decina di anni e che ha avuto tra i suoi artisti Egisto Macchi (che pubblicò con la Feeling alcune colonne sonore tra cui quella di "Padre padrone"), Raffaella De Vita, i redivivi Delfini, Valerio Liboni e Gipo Farassino: se a Milano hanno avuto Enzo Jannacci, noi abbiamo avuto Gipo, la differenza forse è che qui da noi non è stato così valorizzato come il medico cantautore sotto la Madonnina, ma le cose in comune (dall'uso del dialetto all'attenzione agli ultimi, fino a certi riferimenti alla musica d'oltralpe o al cabaret) sono moltissime.
L'album che presentiamo oggi, "Ij mè amor dij vint'ani", è il primo che la Feeling pubblicò: registrato negli studi dell'etichetta nel settembre 1976, come è riportato in copertina, ha gli arrangiamenti curati da Romano Farinatti, collaboratore abituale di Gipo.
Il disco si apre con "Gipo a Paris", che è la cover del celebre successo di Yves Montand (scritto da Francis Lemarque, anche se sull'etichetta appare erroneamente il nome di Lafarge), naturalmente con un testo in piemontese scritto da Giacomo Mario Gili (che si firma con il suo consueto pseudonimo, Larici) che ben si adatta alla melodia sottolineata dalla fisarmonica.
"Tango se-mai" descrive una serata in un night su una nave da crociera: mi rendo conto che per i non piemontesi la lingua può essere un ostacolo, ma credo che sapendo che "ciospa" significa racchia e "crin" maiale, il resto della canzone sia abbastanza comprensibile.
Notissima è "Ij Wahha Put-hanga", divertente canzone scritta da Walter Valdi che Farassino ha tradotto direi fedelmente in piemontese, mentre "Ël dehòrs del marghé" mette in luce l'aspetto più malinconico di Farassino; la poesia "Tèra 'd Piemônt" chiude il lato A.
La seconda facciata si apre con "La principessa Sukay-Peté", uno di quei ritratti spiritosi spesso presenti nel suo repertorio, seguita da una canzone particolare, " Ël paisan", il cui testo è la traduzione in piemontese de "Il pensionato" di Francesco Guccini, pubblicato pochi mesi prima in "Via Paolo Fabbri 43", adattata su un'altra musica, altrettanto malinconica di quella originale (il cantautore di Pavana non è però citato).
Più allegra "Ël baloss", che significa sciocco (c'è un proverbio in piemontese che recita "Grand e gros ,ciula e baloss") e che è anch'essa una traduzione da Walter Valdi.
"Mè bel amor" è una ballata, tra le canzoni migliori di Farassino, in cui la voce mi ricorda un po' quella di Fabrizio De André (che, come si sa, era amico di Gipo), mentre la title track conclude il disco ed è, anche in questo caso, una poesia.
Un bel disco che andrebbe ricuperato e ristampato in CD.
E mi piace concludere questo post, io che arrivo dal "tach", proprio con alcuni versi presi dal testo della poesia conclusiva:
Ah gineuria ampestà
ch'im sopate ij ciochin
an disend che Turin
l'é na pòvra sità,
sensa sol, sensa mar,
con ël cel sempre scur!
...
Ma përchè i dise nen
che sto cel a l'é 'n cel
che a fa tut lòn ch'a peul
e chi 'j pias nen giuro mach:
noi i-j doma 'l përmess
d'andé piess-lo 'nt ël frach!
E sto sol a l'é 'n sol
ch'a picrà nen tant fòrt
com a pica 'nt ël tach
ma për chi a veul rusché
e sgairene 'd sudor
sto sol-sì a peul basté!
LATO A
1) Gipo a Paris (Gipo Farassino-Larici- Francis Lemarque)
2) Tango se-mai (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
3) Ij Wahha Put-hanga (Gipo Farassino-Walter Valdi)
4) Ël dehòrs del marghé (Gipo Farassino)
5) Tèra 'd Piemônt (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
LATO B
1) La principessa Sukay-Peté (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
2) Ël paisan (Gipo Farassino-Francesco Guccini-Romano Farinatti)
3) Ël balòss (Gipo Farassino-Walter Valdi)
4) Mè bel amor (Gipo Farassino)
5) Ij mè amor dij vint'ani (Gipo Farassino-Romano Farinatti)
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sabato 5 settembre 2015
Julie Byrne
Abbiamo ricevuto da Giovanni, un amico del blog, la segnalazione allegata, che ci permettiamo di consigliare a tutti quelli che ci seguono e che si trovano a Torino il 19 settembre.
Per chi non la conosce, possiamo aggiungere che Julie Byrne si rifà un po', a nostro parere, ai cantautori acustici e intimisti come Donovan o Nick Drake, con una ricerca melodica originale ed atmosfere soffuse e malinconiche: brava, e sicuramente in controtendenza con le direzioni attuali della musica.
Ringraziandola per le sempre preziose proposte di Euterpe, le comunico che mia sorella ed io abbiamo organizzato un mini tour italiano per la cantautrice folk americana Julie Byrne.
http://juliemariebyrne.com/tour
Presenterà il suo disco d'esordio "Rooms with walls and windows" 7° nella classifica dei migliori album del 2014 stilata dalla rivista Mojo.
Le invio in allegato la locandina del concerto che si terrà a Torino al Circolo dei Lettori sabato 19 settembre alle ore 21.00.
Ingresso 10 euro, è consigliata prenotazione a:
info@officinanaturalis.com oppure al 333 6395831
Se gentilmente potesse diffondere la notizia girando la locandina, dato che lei è una calamita per moltissimi appassionati di musica, musicisti, giornalisti, ci farebbe davvero un grandissimo piacere.
Per chi non la conosce, possiamo aggiungere che Julie Byrne si rifà un po', a nostro parere, ai cantautori acustici e intimisti come Donovan o Nick Drake, con una ricerca melodica originale ed atmosfere soffuse e malinconiche: brava, e sicuramente in controtendenza con le direzioni attuali della musica.
Ringraziandola per le sempre preziose proposte di Euterpe, le comunico che mia sorella ed io abbiamo organizzato un mini tour italiano per la cantautrice folk americana Julie Byrne.
http://juliemariebyrne.com/tour
Presenterà il suo disco d'esordio "Rooms with walls and windows" 7° nella classifica dei migliori album del 2014 stilata dalla rivista Mojo.
Le invio in allegato la locandina del concerto che si terrà a Torino al Circolo dei Lettori sabato 19 settembre alle ore 21.00.
Ingresso 10 euro, è consigliata prenotazione a:
info@officinanaturalis.com oppure al 333 6395831
Se gentilmente potesse diffondere la notizia girando la locandina, dato che lei è una calamita per moltissimi appassionati di musica, musicisti, giornalisti, ci farebbe davvero un grandissimo piacere.
venerdì 28 agosto 2015
Rosalino Cellamare - Dal nostro livello (1973)

Sicuramente uno dei dischi più rari di Ron, ancora Rosalino in copertina (mentre sull'etichetta appare anche il cognome) è il suo secondo 33 giri, "Dal nostro livello", inciso come il primo "Il bosco degli amanti" (ancora più raro) nel 1973 e pubblicato ad ottobre, il primo per l'RCA Italiana dopo il debutto alla IT.
Come molti sanno, la particolarità di questo disco è che i testi di Gianfranco Baldazzi sono basati su alcuni componimenti di bambini di scuola elementare e media di Cinisello Balsamo, come spiegato nel retro di copertina.
Le tematiche del disco, dall'immigrazione al razzismo, sono quindi filtrate dalla sensibilità dei bambini, e Baldazzi è particolarmente bravo ad adattarle in forma metrica per le canzoni senza stravolgerne il significato; Rosalino, dal suo canto, scrive delle musiche molto mature (che tra l'altro arrangia), certamente tra le sue migliori in certi casi, tant'è che del suo primo periodo, a parte "Il gigante e la bambina", ancora oggi ripropone dal vivo quella che è sicuramente la migliore di questo disco, "Era la terra mia", che si ispira a certe atmosfere del Neil Young di quegli anni.
Molti brani hanno un'atmosfera west-coast, ad esempio "La grande città industriale" o "Quelli delle medie", ma d'altronde anche in seguito Ron dimostrerà di apprezzare questo stile (tutti sappiamo chi ha scritto e chi ha lanciato la versione originale di "Una città per cantare").
"I bimbi neri non san di liquerizia" è invece la canzone su cui si puntava per la promozione del disco, e Rosalino la presentò un sabato pomeriggio a "Chissà chi lo sa", la celebre trasmissione condotta da Febo Conti che molti di voi ricorderanno.
"Il mio papà ed io" è invece una ballata basata sul pianoforte, che nella melodia ricorda alcune cose successive di Ron, mentre "Il carrarmato disarmato" affronta il tema della guerra.
La scuola è un argomento presente in quattro dei cinque brani del lato B, sebbene in modo diverso, "Quelli delle medie" (sulle proteste studentesche), "Alla fine della scuola" (la cui linea melodica iniziale ricorda un po' quella de "I giardini di marzo"), "Da grande farò il maestro" (sulle disuguaglianze sociali, in cui pare emergere tra le righe quello che era il pensiero di don Lorenzo Milani, il celebre priore di Barbiana) e "La scuola che vorrei".
Alla realizzazione musicale del disco contribuiscono Italo Cellamare, fratello di Rosalino, all'organo, al flauto e al coro, Daniele Bergatin al basso, Tita Bonfico alla batteria, Patrizio Diana alla chitarra a 12 corde e lo stesso Rosalino al pianoforte e al coro.
Tanto per cambiare, anche questo disco (come il primo e il terzo, "Esperienze") non è mai stato stampato su CD....ancora un grazie ai discografici italiani (se ancora esistono....).
LATO A
1) I bimbi neri non san di liquerizia
2) Era la terra mia
3) Il mio papà ed io
4)) Disegno libero
5) Il carrarmato disarmato
LATO B
1) La grande città industriale
2) Quelli delle medie
3) Alla fine della scuola
4) Da grande farò il maestro
5) La scuola che vorrei
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domenica 23 agosto 2015
Rita Pavone - Otra vez Rita (1964)

Come forse sapete, oggi Rita Pavone compie settant'anni: tra chi segue il blog c'è un parente molto stretto della cantante, speriamo che non sia in vacanza, e che possa far arrivare alla zia i nostri auguri.
Pel di Carota è una delle cantanti italiane più famose nel mondo, e sicuramente è, con Umberto Tozzi, uno dei due torinesi che hanno portato il nome della nostra città ai vertici delle hit parade di tutti i continenti, quindi abbiamo pensato di presentare uno dei suoi numerosi dischi pubblicati all'estero, un album del 1964 intitolato "Otra vez Rita" (credo che in spagnolo significhi "Un'altra volta Rita").
Questo LP è la versione argentina del secondo 33 giri pubblicato dalla Pavone, "Non è facile avere 18 anni", da cui però differisce, a parte per la copertina, per la sostituzione di "Bianco Natale", terza traccia del lato B, con "Datemi un martello", canzone che viene inserita all'apertura dello stesso lato (con qualche cambiamento quindi nella scaletta).
"Datemi un martello", versione di "If I had a hammer" di Pete Seeger (ma il testo di Migliacci non ha nulla da spartire con quello originale), era d'altronde stato pubblicato su 45 giri poco tempo dopo l'uscita italiana dell'album.
La maggior parte di queste canzoni sono molto note: "Non è facile avere 18 anni", "Son finite le vacanze", "Cuore" (cover di "Heart", successo di Wayne Newton), "Ti vorrei parlare" (scritta da Roberto Ferrante) e "Che m'importa del mondo" sono state pubblicate su 45 giri, mentre "Se fossi un uomo" è la versione italiana di un brano, "Wenn Ich Ein Junge War", che la Pavone aveva inciso in Germania nel 1963 su un 45 giri, arrivato al secondo posto della classifica tedesca dei dischi più venduti; la canzone in originale è firmata da Rudolf Günter Loose per il testo e da Heinz Bucholz, che è uno pseudonimo del direttore d'orchestra Werner Muller, per la musica.
Vi sono poi alcuni inediti di cui uno scritto da Gianni Meccia, "Non c'è un po' di pentimento" (che però in SIAE risulta depositata anche, per la musica, da Enrico Polito).
Pelleschi, che firma la musica di "Son finite le vacanze", è lo pseudonimo di Mario Cantini.
Tra le cover è presente anche una, con testo in italiano, di "On the sunny side of the street" (celebre canzone incisa anche da Louis Armstrong); Gagis, il traduttore, è lo pseudonimo di Giuseppe Gallazzi, titolare delle edizioni musicali Francis Day; "Somigli ad un'oca" è invece "Your baby's gone surfin" di Duane Eddy.
Luis Enriquez Bacalov, autore di tre canzoni, si occupa degli arrangiamenti e dirige l'orchestra, tranne in "Se fossi un uomo", in cui è diretta da Werner Muller (poichè la base è la stessa dell'originale tedesco).
Al disco partecipano i 4+4 di Nora Orlandi.
LATO A
1) Non è facile avere 18 anni (Andreea Bernabini)
2) Somigli ad un'oca (Franco Migliacci-Duane Eddy-Lee Hazlewood)
3) Ti vorrei parlare (Carlo Rossi-Roberto Ferrante)
4) Se fossi un uomo (Carlo Rossi-Heinz Bucholz-Rudolf Günter Loose-Werner Müller)
5) Quando sogno (Gagis-Dorothy Fields-Jimmy McHugh)
6) Cuore (Carlo Rossi-Cynthia Weil-Barry Mann)
LATO B
1) Datemi un martello (Sergio Bardotti-Lee Hays-Pete Seeger)
2) Son finite le vacanze (Carlo Rossi-Pelleschi)
3) Che m'importa del mondo (Franco Migliacci-Luis Enriquez Bacalov)
4) Non c'è un po' di pentimento (Gianni Meccia)
5) Sotto il francobollo (Carlo Rossi-Luis Enriquez Bacalov)
6) Auguri a te (Carlo Rossi-Luis Enriquez Bacalov)
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giovedì 20 agosto 2015
Alessio Marino e Massimiliano Bruno - Terzo Grado-Indagine sul Pop Progressivo italiano
Con qualche mese di ritardo, recensiamo un libro scritto da due amici del blog, Alessio Marino (ideatore e direttore della Beat Boutique '67 , il Centro Studi sul Beat Italiano dotato tra l'altro di un archivio sterminato ed unico nel suo genere sicuramente in Italia, e credo anche al mondo, e dell'Associazione Giovani Pop), e Massimiliano Bruno. Entrambi sono noti tra gli appassionati di musica beat e prog italiana per la loro competenza e precisione, che viene messa in luce anche negli articoli che curano per "Storie di Giovani Pop" (e, fino a qualche tempo fa, per "BEATi voi"): e ovviamente anche in questo libro, pubblicato dalla Tsunami Edizioni di Milano, casa editrice che ha pubblicato molti volumi interessanti sul rock, tutto ciò viene messo in evidenza: infatti non ci si limita a parlare dei soliti noti (PFM, Banco, Orme, Osanna, New Trolls, ecc...) ma soprattutto si esplorano e si trattano i nomi meno conosciuti (ma non per questo meno validi) e in alcuni casi veri e propri Carneadi su cui si fa luce per la prima volta (ad esempio per i Vulcani, gli Eremiti, i Vocals e molti altri).
Molto interessante la seconda parte del volume, che raccoglie una serie di interviste ad alcuni protagonisti di quella stagione musicale (e che segue la prima parte introduttiva con un resoconto generale sul contesto storico e sociale dell'Italia tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70): la scelta è di privilegiare i nomi meno noti anche nel trattare di gruppi famosi, per cui delle Orme si intervista Nino Smeraldi (fondatore e membro nei prmi anni di attività) e dei Trip il torinese Pino Sinnone; tra gli altri nomi citiamo Paolo Siani (ricordato anche nell'intervista di Golzi come batterista nei due primi 45 giri dei Matia Bazar), Alberto Valli degli Spaventapasseri, Michele Arena dei Maxophone...ma sono tutte interviste interessanti.
Segue una guida all'ascolto del rock progressivo italiano, e conclude il libro una discografia di questo genere che privilegia le rarità e gli inediti e che quindi è imprescindibile per ogni appassionato e collezionista di prog italiano.
Il volume è pubblicato in due edizioni, che differiscono per la copertina (come potete vedere) e, soprattutto, per un omaggio presente nell'edizione speciale: la ristampa di uno dei due mitici 45 giri incisi da Lydia e gli Hellua Xenium, un altro di quei gruppi "misteriosi" su cui Alessio e Massimiliano fanno luce nel loro studio.
In conclusione: un libro di questo genere, oltretutto anche abbordabile come prezzo, cosa non trascurabile di questi tempi, non può mancare in una biblioteca di chi segue la musica italiana di quegli anni, ma anche di chi vuole approfondire un genere che conosce solo superficialmente: se proprio dobbiamo fare una critica, sarebbe stato forse utile predisporre un'ulteriore edizione, con un prezzo ovviamente maggiorato, e le fotografie a colori, ma ci rendiamo conto che queste sono scelte editoriali in cui gli autori non hanno voce in capitolo...ma si tratta, in confronto alla mole di notizie e informazioni presenti, di un'inezia, per cui il consiglio che diamo a tutti gli amici del blog, ed anche a chi è capitato qui per caso, è di comprare "Terzo grado" e leggerlo, non rimarrete delusi!
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sabato 15 agosto 2015
Giancarlo Golzi (10 febbraio 1952-12 agosto 2015)

Come forse saprete, Giancarlo Golzi, batterista dei Matia Bazar, ci ha lasciato improvvisamente tre giorni fa. Avevo avuto modo di conoscerlo alla fine del 2010, in occasione di un'intervista realizzata per "Musica leggera" e pubblicata sul numero 14 di marzo 2011.Doveva essere una chiacchierata con qualche accenno alla storia passata dei Matia Bazar per poi parlare di quello che era all'epoca il nuovo album in fase di uscita, "Conseguenza logica", con il ritorno di Silvia Mezzanotte come voce solista.

Alla fine invece, grazie alla disponibilità
ed alla simpatia di
Giancarlo, venne fuori un articolo di ben tredici pagine che partiva
dagli inizi di Golzi con i Museo Rosenbach, raccontando anche molte
cose interessanti ed aneddotiinediti, per poi analizzare la nascita dei
Matia Bazar, il suo ingresso nel gruppo dopo i primi due 45 giri
(quello inciso a nome "Matia" del 1974 e la celeberrima "Stasera che
sera", entrambi con Paolo Siani alla batteria), la stagione dei successi, l'abbandono di Piero Cassano con la coincidente svolta dei primi anni '80 e tutte le tappe successive dalla storia e del percorso
artistico della band, tra abbandoni, cambi di etichetta e nuovi
successi.
Come potrete rendervi conto leggendola, si tratta di
un'intervista molto piena, ricca di informazioni, anche sulla nascita delle canzoni (ad esempio il racconto su come è stato scritto il testo della notissima "Vacanze romane"), resa possibile
dall'estrema disponibilità (oltre che memoria...) di Giancarlo: e non è
una cosa così scontata, ho fatto interviste ad artisti che con la cosa
dell'occhio guardavano l'orologio sperando di finire presto, e ad altri che, con la scusa di non ricordare molto il passato, facevano di tutto per portare il discorso sull'ultimo disco uscito.
Ricordo che Francesco Coniglio fu molto soddisfatto dell'intervista, e il direttore Maurizio Becker dovette lavorare di taglio e cucito per pubblicarla senza tagli, cosa molto difficile visto la lunghezza.
Il tutto fu arricchito, come d'abitudine per "Musica Leggera", con immagini interessanti e particolari. Ho pensato che, dopo quattro anni, pubblicare nel sito l'intervista potesse essere un buon modo per ricordare Giancarlo Golzi, anche perchè di fatto in essa viene ricostruita quella che è stata tutta la sua vita artistica, con anche dettagli sulla sua vita personale, quando racconta ad esempio dei genitori e dell'autoscuola del padre.
Mi sono accorto anche di due errori che ho fatto, abbastanza imperdonabili: il primo si trova a pagina 34, quando Giancarlo parla di Giusta Spotti, ed io la definisco come la figlia di Pino, quando in realtà era la moglie del Maestro, vedova già da alcuni anni. Il secondo invece è a pagina 39, quando gli chiedo del passaggio dalla Ariston alla EMI (invece che alla CGD, come peraltro lui correttamente risponde). Mi scuso con i lettori, con un certo ritardo, per queste due inesattezze.
Avremo modo sicuramente in futuro di ricordare nuovamente Giancarlo, presentando nel blog qualche rarità dei Matia Bazar, con dischi pubblicati all'estero; spero intanto che sia ben accolto questo ricordo.
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lunedì 10 agosto 2015
Rita Arnoldi - Quel ragazzo del bar/Ciò che mi importa (sapere) ( 1964)


Di Rita Arnoldi avevamo già parlato nel blog nel 2011, in questo post in cui ipotizzavamo per la cantante una probabile origine milanese; e invece grazie al contributo di Enrico Casali e di Happy Ruggiero abbiamo appurato che era una cantante torinese, figlia di un impresario cittadino all'epoca noto, e che aveva anche inciso un altro 45 giri per la Scat, etichetta satellite della DKF.
![]() |
| Stampa Sera, 31 ottobre 1958, n° 259, pag. 2 |
Ma abbiamo anche ritrovato un ulteriore 45 giri, che allo stato attuale delle ricerche è il primo dei tre (essendo la matrice datata 10 aprile 1964), ma che non siamo affatto sicuri che sia il primo inciso dalla cantante, visto e considerato che cercando e ricercando vengono sempre fuori cose nuove...la casa discografica è la milanese Combo, fondata da Gorni Kramer con Trevisan, fondatore della Fonit e da essa fuoriuscito al momento della fusione con la Cetra.
![]() |
| La Stampa, 13 febbraio 1966, n° 37, pag. 4. |
Si tratta di un tipico brano anni '60 , ben arrangiato con i fiati in sottofondo e un testo d'amore, mentre "Ciò che importa (sapere)" è più melodico rispetto a "Quel ragazzo del bar" e il testo, anch'esso d'amore, è però decisamente meno moderno, più sullo stile che andava di moda negli anni '50, un po' alla Nilla Pizzi (per capirci).
La musica è sempre di Calzia, in collaborazione con il maestro canavesano Modesto Vironda, personaggio all'epoca noto nella zona, mentre il testo è di Angelo Lazzaretti, autore di canzoni per Nilla Pizzi ("Sei troppo timido"), Marino Marini (L'amuleto magico"), Fred Bullo ("Il tango della malavita") e Alvaro Amici ("Carrozzella romana").
In entrambi i brani è presente l'orchestra di Gen Kelzy, che non è l'inesistente Gennaro Kelzy (come hanno scritto in questo sito), ma è uno pseudonimo di Eugenio Calzia.
Bella la voce della Arnoldi, un'altra cantante che con qualche chance in più avrebbe forse potuto raggiungere risultati maggiori.
Chissà che fine ha fatto e se, un giorno o l'altro, riusciremo a rintracciarla.
1) Quel ragazzo del bar (Nisa-Eugenio Calzia)
2) Ciò che importa (sapere) (Angelo Lazzaretti-Modesto Vironda- Eugenio Calzia) t
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Wilma De Angelis
lunedì 3 agosto 2015
Barbara Lory - La stagione dell'amore/Farò come te (1967)

E' da un po' di tempo che non ci occupiamo nel blog di Barbara Lory, la cantante lombarda che tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70 incise alcuni 45 giri e un 33 per la Saint Martin Record, senza però riuscire a raggiungere il grande successo: riprendiamo oggi con un disco del 1967.
La canzone sul lato A ha lo stesso titolo di un classico di Franco Battiato, "La stagione dell'amore": si tratta di una canzone ben scritta e ben arrangiata (d'altronde Jan Langosz, il compositore e arrangiatore del brano, era un musicista molto preparato), con un inizio con la batteria e il vibrafono ed il sax che entra nella seconda strofa e che fa un assolo decisamente interessante: peccato non sapere chi sia il musicista, sicuramente uno dei tanti jazzisti milanesi che suonavano nei dischi di musica leggera in quegli anni (forse Eraldo Volontè?).
"Farò come te", il retro, è un brano più tradizionale, con un'orchestra d'archi e una melodia più convenzionale, scritta da due musicisti, Arrigo Amadesi (che abbiamo già incontrato) e Renato Martini, mentre il testo è di Alberto Testa (e non è certamente tra i suoi più ispirati).
Bella la voce della Lory (che in certi punti mi ricorda vagamente la Zanicchi), cantante che avrebbe meritato maggiore fortuna.
1) La stagione dell'amore (Enzo Mazza-Jan Langosz)
2) Farò come te (Alberto Testa-Arrigo Amadesi-Renato Martini)
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